domenica 16 gennaio 2011

Lista di proscrizione


Non siamo in un tribunale della Santa Inquisizione durante il Medio Evo, ma nella provincia veneziana del 2011. E i protagonisti non sono tetri inquisitori ma amministratori locali di centro-destra. Il loro obiettivo non è l'eliminazione fisica dell'eretico, bensì la messa al bando delle idee dell'eretico, dove l'eretico è uno scrittore che non la pensa come loro su un fatto ben preciso. E dove la messa al bando consiste nel ritiro dei suoi libri dagli scaffali delle biblioteche civiche.
Di primo acchito verrebbe voglia di riderci sopra, tanto è stupida l'idea. Ma pensandoci bene poi, pensi che la faccenda potrebbe diventare pericolosa, se non arginata opportunamente.... In fondo si tratta di censura, di abuso del proprio potere per imporre un pensiero unico. In altre parole si chiama liberticidio.
Trovate tutto qui e soprattutto qui.

Il disperato vuoto della vita borghese


...Eppure non lo volevo neanch'io il bambino, pensò sul ritmo della palata. Non è questa la cosa più pazzesca? Non volevo un bambino più di quanto non lo volesse lei. E non era forse vero, allora, che da quel momento in poi tutto nella sua vita era stato una seuqela di cose che lui non aveva davvero voluto? Accettare un lavoro irrimediabilmente cretino per dimostrare che era un individuo responsabile, esattamente come qualsiasi altro padre di famiglia, trasferirsi in un bell'appartamento tropo caro per dimostrare la sua fede da uomo maturo nei fondamenti dell'ordine e dell'igiene, avere un altro figlio per dimostrare che il primo non era stato un errore, comprare una casa in campagna perché era l'iniziativa più logica da prendere a questo punto e lui doveva dimostrarsi in grado di prenderla. Dimostrare, dimostrare; e per nessun'altra ragione all'infuori di questa: era sposato con una donna che, chissà come, riusciva a farlo stare sempre sulla difensiva, che lo amava quand'era gentile, che viveva seguendo di volta in volta quello che le andava di fare, a cui in qualunque momento poteva - e qui stava il guaio - a cui in qualunque momento poteva tranquillamente andare di piantarlo. Così stavano le cose: niente di più semplice e ridicolo....


"...Perché, vedi, si dà il caso che io invece creda che questo sia poco realistico: penso che sia poco realistico per un uomo dalla mente sveglia a lavorare come un cane, per anni, in un ufficio che non sopporta, e tornare alla sera in una casa che non sopporta, da una moglie che è incapace come lui di sopportare le stesse cose, vivendo tra un branco di omiciattoli pieni di paura... Buon Dio, Frank, non sarò certo io a doverti dire che cosa c'è che non va in questo ambiente. In pratica sto ripetendo alla lettera le tue parole. Ti ricordi cosa hai detto solo due sere fa, quando c'erano i Campbell, che i sobborghi hanno come unico scopo quello di tener lontana la realtà? L'hai detto tu, che tutti quanti si sforzano di allevare i figli in un bagno di sentimentalismo.... Perché tutto quello che dicevi era basato su quella che è la nostra premessa fondamentale, che noi siamo qualcosa di diverso e di superiore, e io avevo una gran voglia di dire: "Ma non lo siamo! Ma guardaci! Siamo tali e quali la gente di cui stai parlando! Siamo la gente di cui stai parlando!" Provavo, non so, come del disprezzo per te, perché non riuscivi a vedere la tremenda falsità dell'insieme..."





..A sostenere la conversazione erano per lo più i due uomini; April si limitava ad ascoltare, attaccata al braccio di Frank, e più di una volta questi si avvide, sogguardandola dall'alto in basso, che i suoi occhi brillavano di quella che pareva ammirazione per le cose che lui andava dicendo.
L'aspetto pratico del progetto europeo non sembrava destare l'interesse di John Givings, il quale però continuava a tempestarli di domande sui motivi della loro partenza; e una volta, quando Frank accennò al "disperato vuoto di ogni cosa in questo paese", John si arrestò in mezzo all'erba come folgorato.
"Oh", esclamò, "l'hai detto. Il disperato vuoto. Cielo, c'è un sacco di gente che la parte del vuoto l'ha capita; laggiù dove lavoravo, sulla costa occidentale, non parlavamo d'altro. Ce ne stavamo seduti a chiacchierare del vuoto per tutta la notte. Ma nessuno ha mai detto disperato, era lì che ci mancava il coraggio. Perché forse ci vuole una certa dose di coraggio per rendersi conto del vuoto, ma ne occorre un bel po' di più per scorgere la disperazione. E secondo me, una volta che si scorge la disperazione, non resta altro da fare che tagliare la corda. Se si può, beninteso." ..





.."Naturalmente", fece Frank, sorridendo alle proprie scarpe. "Ma diciamo che in nessun posto è consigliabile che la gente faccia dei figli, se non può permetterseli. Si dà il caso che l'unica maniera di permetterci questo figlio, per noi, consista nel restare qui. E' una questione di denaro, vede".
"Benissimo", John annuì, apparentemente soddisfatto, passando lo sguardo dall'uno all'altro dei Wheeler. "Benissimo, è una buonissima ragione"....  
Leonardo Di Caprio interpreta Frank Wheeler
"Il denaro è sempre una buonissima ragione", disse ancora John. Prese a camminare su e giù sul tappeto con le mani in tasca. "Ma non è quasi mai la ragione vera. Qual'è la ragione vera? Sua moglie l'ha convinto a rinunciare, o che altro?" E bersagliò con tutta la forza el suo abbagliante sorriso April, che aveva attraversato la stanza per andare a schiacciare il mozzicone della sigaretta in un posacenere. April gli lanciò una rapida occhiata, poi tornò ad abbassare gli occhi.
"Eh?", insisitette lui. "La donnina ha deciso che non è ancora pronta a smetterla di giocare alla casetta? No, no,  non è così. Ne sono certo. Ha un'aria troppo forte, lei. Forte e femmina e perfettamente all'altezza. Benissimo, dunque; allora dev'essere stato lei". E si girò verso Frank. "Cos'è successo?"....
Kate Winslet interpreta April Wheeler
"Cos'è successo? Ha avuto paura, o cosa? Ha deciso che dopotutto è molto più comodo star qui nel Vuoto Disperato, oppure.. Ehi, ho fatto centro! Guardate un po' che faccia fa! Che c'è, Wheeler? Fuochino?"....
"Accidenti!" John scoppiò nella sua clamorosa risata. "Accidenti! Vuol sapere una cosa? Non sarei affatto sorpreo se l'avesse messa incinta apposta, per trascorrere tutto il resto della sua vita a nascondersi dietro quell'abito premaman".
"Senta un po'", esplose Frank Wheeler... "Credo proprio che abbia parlato abbastanza. Insomma chi diavolo crede di essere, lei?....voglio soltanto che le sue maledette opinioni le tenga in quel maledetto manicomio, che è lì che devono restare".
Durante il penoso silenzio che seguì.. se ne stettero tutti raggruppati al centro dlla stanza:... April, il volto coperto dal rossore, lo sguardo fisso a terra; Frank ancora tremante e ansimante, con un misto di sfida e umiliazione negli occhi. John, il cui sorriso era ora sereno, era l'unico che pareva a suo agio.
"Grand'uomo si è presa, April", disse, strizzandole l'occhio mentre si aggiustava in testa il berretto da contadino.
Michael Shannon interpreta John Givings
"Bravo capofamiglia, solido cittadino. Mi dispiace per lei. O forse siete degni l'uno dell'altra. Anzi, stando all'aria che lei ha adesso, comincio a dispiacermi anche per lui. Voglio dire, a ben pensarci deve avergli dato ben poche soddisfazioni, se fare dei figli è l'unica maniera che ha per dimostarre che possiede un paio di coglioni".
....Ma John non aveva ancora fnito. "Ah, di una cosa, comunque, sono contento", disse, arrestandosi accanto all'uscio, voltandosi e ricominciando a ridere.... tese un lungo indice macchiato di nicotina e lo puntò in direzione del lieve rigonfiamento del ventre di April. "Sapete di che cosa sono contento? Sono contento di non essere quel marmocchio".


Revolutionary Road è un romanzo scritto da Richard Yates nel 1961 ed edito in Italia da Minimum fax. Sam Mendes ne trasse un film nel 2008, con protagonisti Leonardo DiCaprio e Kate Winslet

Richard Yates

mercoledì 12 gennaio 2011

D'Alema, dì una cosa di sinistra, dì una cosa anche non di sinistra, di civiltà

Da TM News:

Roma, 11 gen.  - "Non sto nè con Marchionne, nè con la Fiom, non è questo il compito di un partito". Lo dice Massimo D'Alema a Otto e mezzo replicando al sindaco di Firenze, Matteo Renzi che si è schierato apertamente con l'ad della Fiat. In vista del referendum il presidente del Copasir spiega che "si tratta di una scelta difficile: accettare un accordo che impone sacrifici gravi e discutibili oppure perdere il lavoro, perciò gli operai meritano rispetto e non si bisogna fare loro lezioni su cose fare e dire, soprattutto da parte di chi, come noi, vive condizioni molto più comode". La vicenda Fiat secondo D'Alema "è uno degli aspetti della crisi del paese. Io non sono d'accordo con la Fiom perché un sindacato negozia anche arretramenti concessioni, esuberi, a volte necessari per salvare un'azienda ma non mi convince neanche l'esltazione del caso Fiat come esempio di modernità, caso mai è emblema di arretratezza. In Germani ci sono salari più alti e automobili più competitive. La vicenda Fiat dimostra che l'assenza di una politica che investa sull'innovazione scarica su operai e aziende i costi della competitività internazionale". A chi gli fa notare che Renzi dice di stare con Marchionne, D'Alema risponde: "Io non sto né con la Fiom né con Marchionne, il compito di un partito non è questo ma questa vicenda sollecita la politica a riprendere in mano il problema della competitività perchè se la situazione è arrivata a questo punto è anche perché in questi anni non è stata fatta nessuna politica per sostenere lo sviluppo". 

E quale sarebbe il compito di un partito se non esprimersi rispetto ad una questione che concerne i diritti dei lavoratori e le loro condizioni di lavoro? Nulla è cambiato dai tempi di....



Qui invece c'è qualcosa di sinistra ma, soprattutto, di civiltà....

martedì 11 gennaio 2011

KP 2: "Mine Town"

Titolo: "Mine Town"
Data: Luglio 1977

Soggetto/Sceneggiatura:
Giancarlo Berardi
Disegni/Copertina:
Ivo Milazzo






La seconda di copertina è dedicata ad una rubrica "Tracce nel vento" che proporrà in ogni numero dei pensieri degli Indiani d'America. Si comincia coi Navajos.




 In questo secondo albo della collana troviamo Ken ancora nelle vesti di scout dell'esercito presso Fort Smith nel Montana. E' l'autunno del 1869 e i viveri cominciano a scarseggiare. Ken viene mandato dal comandante del forte a Mine Town, una cittadina mineraria in cui dovrebbe trovarsi la mandria destinata a sfamare la guarnigione per l'inverno. Ken porta con se il vecchio scout Dash e quattro soldati.

Disegno di Ivo Milazzo: l'ingresso dei 6 di Fort Smith a Mine Town

 Si tratta di un classico albo western di ambientazione cittadina anche se c'è un prologo lungo il percorso sui monti innevati con tanto di assalto di indiani. L'azione principale si svolge comunque, come detto, in città, con tanto di sparatoria di benvenuto, rissa (alla Tex Willer) nel saloon, caccia all'uomo dentro e sopra gli edifici della città, dalla quale gli abitanti sembrano scomparsi, tale è la loro vigliaccheria. Solo un cittadino un po' particolare, padre Kovak, si toglie gli abiti sacri e si mette dalla parte di Ken aiutandolo nella battaglia solitaria contro la schiera di sgherri del boss locale e padrone della città oltre che della miniera. L'uomo di fede pagherà con la vita la sua scelta coraggiosa.

Disegno di Ivo Milazzo: padre Kovak fa la sua scelta a fianco di Ken

 C'è lo spazio anche per siparietti simpatici, quale quello della sbarbatura di Ken che acquisirà così il suo aspetto definitivo, alquanto più giovanile.
 

Disegno di Ivo Milazzo: Ken dal barbiere

Assistiamo anche alla prima storia d'amore fra Ken e una ragazza: Tina, un'entreneuse del saloon, il cui schiaffeggio da parte del direttore ha causato la reazione di Lungo Fucile e la rissa successiva. E' un amore dall'epilogo tragico, reso con molta intensità e drammaticità da Milazzo nella resa dei conti finale disegnata su quattro tavole. Si può apprezzare l'intensità di questa scena resa con un linguaggio di taglio cinematografico, caratteristica che sarà sempre più evidente negli albi successivi con, fra l'altro, la scomparsa progressiva delle didascalie.

Disegno di Ivo Milazzo: Ken esce dal fienile in cui era asserragliato e affronta gli assassini
Disegno di Ivo Milazzo: Tina colpita a morte e il duello finale

Come detto gli indiani compaiono anche in questo albo così "cittadino". Da sottolineare che l'assalto citato in precedenza ha avuto una conseguenza decisiva poi nella conclusione. Ken e i compagni salvano 2 uomini a cavallo inseguiti appunto dai Dakotas ma scoprono subito che con loro c'è un ragazzo indiano destinato alla vendita come schiavo in Messico e trovano nelle bisacce dei cavalli diversi scalpi di capigliature indiane, anch'esse riservate alla vendita. La tensione tra il gruppo di Ken e i due assassini è palpabile: Ken li lascia andare con disprezzo (li ritroverà poi a Mine Town fra gli sgherri che cercheranno di fargi la pelle) tenendo con sé ovviamente il ragazzino.

Disegno di Ivo Milazzo: il disprezzo di Ken e dei suoi pards

Tale gesto frutterà a Ken l'intervento provvidenziale da "arrivano i nostri" a rovescio dei guerrieri della tribù di Ohieva, cui appartiene il ragazzo, durante la resa finale dei conti. Gli indiani si offriranno anche come mandriani per scortare le mucche fino a Fort Smith, sperando così che questo atto contribuisca alla stipula di una pace con le giacche blu.
Rileggendo l'albo ho trovato quindi molta carne al fuoco, forse persino troppa. Resta comunque una lettura piacevole, una narrazione serrata nella "battaglia" cittadina fra Ken e pards (di cui sopravvive solo Dash) contro gli uomini del boss, un Ken molto agile e atletico (lo vediamo gettarsi a volo d'angelo sui cavalli di un conestoga fuori controllo, saltare sui tetti delle case, darle e prenderle nella rissa, sparare con velocità il fucile  sgusciando dalla poltrona del barbiere, e lanciare con precisione il coltello).

Disegno di Ivo Milazzo: Ken in agguato
Disegno di Ivo Milazzo: Ken appare dalla poltrona del barbiere e spara

Dopo l'intensa emozione del primo albo, che scaturisce dalla narrazione lineare e suggestiva, ci troviamo di fronte ad un numero due molto concitato, dove non mancano comunque momenti emotivamente forti, come le ultime parole di Ken e Tina,

Disegno di Ivo Milazzo: gli ultimi momenti di Tina

o altri nei quali Ken eprime con chiarezza i suoi principi.

Disegno di Ivo Milazzo: Ken risponde a padre Kovak dopo la prima sparatoria "di benvenuto" in città

domenica 9 gennaio 2011

Coincidenze filippine


Il caso ha voluto che due letture, apparentemente distanti fra loro, si incrociassero durante queste vacanze. Mi riferisco a L'uomo delle Filippine, l'intenso racconto a fumetti di Giancarlo Berardi, disegnato magistralmente da Ivo Milazzo, uscito nell'aprile del 1980 per la collana Un uomo un avventura della Sergio Bonelli Editore (allora edizioni CEPIM) e del libretto Contro l'imperialismo di Mark Twain nell'edizione italiana della Mattioli 1885.

Lo scrittore americano, considerato uno dei padri della narrativa di quel paese, è noto soprattutto per i suoi romanzi ambientati sul Mississippi, Le avventure di Tom Sawyer e Le avventure di Huckleberry Finn, quest'ulitmo, spesso giudicato erroneamente come il primo, ovvero un libro per ragazzi. Invece, la critica nei confronti della società americana e del suo razzismo è evidente nella storia: basti pensare alla sua conclusione che vede Huck rifiutare l'integrazione nella "civiltà" e preferire la fuga verso l'Ovest ancora incontaminato. Il romanzo è del 1885 e solo 5 anni dopo la rincorsa all'Ovest viene considerata ufficialmente chiusa dal'Ufficio del Censimento, visto che la costa del Pacifico era stata raggiunta dall'invisibile linea della Frontiera e tutti i territori erano stati colonizzati. Il prezzo era stato il genocidio dei nativi, ma il "Progresso" non poteva essere ostacolato da simili quisquilie: ora si apriva una stagione nuova con l'incremento dello sfruttamento delle risorse, con la creazione di metropoli, con l'arrivo di nuovi immigrati. Il denaro e la sua capacità di corrompere le coscienze sono al centro di un altro racconto di Twain che lessi tempo fa: L'uomo che corruppe Hadleyburg in cui una tranquilla ed onesta cittadina della provincia perbenista americana viene tentata da uno straniero che fa leva sulla bramosia nascosta degli abitanti per rovinare la reputazione stessa della città.

Mark Twain è quindi un testimone attento e critico delle trasformazioni economiche, sociali e politiche del suo paese, fino ad arrivare ai primi del Novecento che vedono gli Stati Uniti affacciarsi sullo scacchiere mondiale come grande potenza. Siamo nel periodo in cui i grandi Stati europei si spartiscono l'influenza sulla Cina (vedi la rivolta dei Boxer soffocata nel sangue) e quella sui territori africani ancora liberi (vedi guerra anglo-boera in Sudafrica e dominio belga del Congo). Proprio questi sono i temi affrontati da Twain nel libretto che ho appena letto: si tratta di sette testi molto aggressivi e disincantati, che prendono di mira con sarcasmo i falsi valori della civiltà cristiana occidentale, non risparmiando critiche feroci alla politica imeprialista occidentale e, in particolare, degli Stati Uniti. Da qui viene il titolo del libro e anche dal fatto che Twain fece parte dell'American Anti-Imperialist League, ovvero di un'organizzazione nata nel 1898 a Boston sull'onda della "piccola guerra" che aveva "liberato" Cuba, Portorico, Guam, le Filippine, le Hawaii e le Samoa dal prepotente giogo spagnolo. I componenti della Lega erano politici, filosofi, scrittori, industriali, artisti, giornalisti che si richiamavano ai principi della Dichiarazione d'Indipedenza del 1776, secondo la quale ogni uomo ha diritto di vivere libero e di ricercare la felicità. Questo, secondo loro, non valeva per le popolazioni dei paesi "liberati" dagli Stati Uniti, visto che, una volta cacciati i dominatori spagnoli, gli americani si erano impossessati, più o meno direttamente e con forme diverse, del controllo di quei luoghi, delle loro popolazioni e delle loro risorse.
Particolarmente cruenta fu la reazione che gli USA riservarono ai filippini che si ribellarono alla svendita per 20 milioni di dollari del loro paese operata dalla Spagna in favore degli stessi americani. La guerra che ne nacque si rivelò molto violenta: si protrasse fino al 1913 causando quasi un milione di vittime fra i filippini e vedendo l'uso da parte delle truppe americane di tecniche di tortura come il waterboarding e dei campi di concentramento. Nel primo testo presentato nel libro, Alla persona che vive nelle tenebre, del febbraio 1901, Twain si scaglia duramente, fra l'altro, contro l'ipocrisia dei politici del suo paese, sottolinenado le atrocità commesse in nome della civiltà.
Penso che le parole dello scrittore americano siano l'ideale accompagnamento degli acquarelli di Milazzo e della storia raccontata da Berardi, che vede il vecchio protagonista Stappleton, un membro della Commissione di inchiesta per i crimini di guerra, recarsi in incognito in un campo militare nel mezzo della giungla controllata dai ribelli. Lì potrà toccare con mano le atrocità commesse dai soldati e diventarne testimone. Il racconto di Berardi si conclude con un processo relativo ad un'altra strage di guerra di un'epoca diversa ma idealmente collegata alla prima: quella del villaggio di Mylai in Vietnam del 16 marzo del 1968. In realtà ogni crimine di guerra è collegato a tutti gli altri: ciò che li unisce tutti è che sono connaturati alla guerra stessa, qualsiasi essa sia, e qualsiasi sia la causa che l'ha scatenata.

Disegno di Ivo Milazzo: la mitragliatrice non risparmia i civili

"...Certo, han l'aria d'esser cose equivoche, ma non lo sono. Sì, ci sono state falsità, ma sono state dette per una buona causa. Siamo stati sleali, ma è stato solo perché il vero bene potesse venire fuori da un male apparente. Certo, abbiamo schiacciato un popolo ingannato e fiducioso, ci siamo scagliati contro i deboli e gli indifesi che avevano fiducia in noi; abbiamo spazzato via una repubblica giusta, intelligente e bene organizzata; 

Disegno di Ivo Milazzo: le regole della guerra
 
abbiamo pugnalato alle spalle un alleato e prso a schiaffi un ospite; abbiamo comprato un'Ombra da un nemico che non aveva nulla da vendere; abbiamo derubato della terra e della libertà un amico che si fidava di noi; abbiamo esortato i nostri ragazzi puliti e onesti a imbracciare un moschetto screditatao e a fare un lavoro da bandti sotto una bandiera che i banditi si erano abituati a temere, e non a seguire; abbiamo insozzato l'onore d'America e sporcato il suo viso davanti al mondo; ma ogni singola cosa è stata per il bene comune. 

Disegno di Ivo Milazzo: Stappleton cita Mark Twain

Lo sappiamo. Il Capo di ogni Stato e Sovranità nel Mondo Cristiano e il novanta per cento di ogni corpo legislatvo del Mondo Cristiano, inclusi il nostro Congresso e le nostre cinquanta Legislature Statali, sono membri non solo della chiesa, ma anche del Trust Benedizioni-della-Civiltà. Quest'accumulo che abbraccia tutto il mondo di morali ammastrate, di elevati principi, e di giustizia, non può compiere un atto sbagliato, un atto ingiusto, un atto ingeneroso, un atto sporco. Sa di che cosa si tratta. Non tenere: va tutto bene..."

Disegno di Ivo Milazzo: il waterboarding

"..Quanto poi alla bandiera per la Provincia Filippina, la cosa è presto risolta. potremmo adottarne una speciale - i nostri Stati lo fanno: magari semplicemente la nostra bandiera, ma con le strisce bianche dipinte di nero e le stelle sostituite da teschi e tibie incrociate..."

Disegno di Ivo Milazzo: scene di battaglia nella giungla


"..Grazie a questi emenamenti così suggeriti, il Progresso e la Civiltà conosceranno un vero boom, e vedrete che inganneranno anche la Persona Che Vive nelle Tenebre: così potremo riprendere i nostri Affari alla vecchia bancarella."

Disegno di Ivo Milazzo: processo per la strage di Mylai nel Vietnam


La fine? Non direi...


Abu Ghraib, Iraq, 2003




martedì 4 gennaio 2011

KP 1: Lungo fucile

(Ho deciso di rileggere da capo la saga di Ken Parker e di annotare qualche stimolo, qualche immagine di volta in volta. Sarà una lunga e appassionante cavalcata.... Si comincia ovviamente col numero 1....)

Titolo: Lungo fucile
Data: Giugno 1977

Soggetto/Sceneggiatura:
Giancarlo Berardi
Disegni/Copertina:
Ivo Milazzo




Una prima novità grafica della serie è data dall'immagine di copertina che dalla prima continua anche in quarta: una novità in casa Bonelli. Milazzo può così sfoggiare il suo talento incantando il lettore con i suoi acquarelli.

In seconda di copertina c'è un'interessante introduzione alla serie (non è firmata, forse è di Sergio Bonelli) in cui si parla dell'immagine del West che si vuole proporre con la nuova collana. La riporto qui di seguito, perché rappresenta una chiarissima dichiarazione di intenti.


Direi che la presa di distanza dalla morale di un certo West conservatore e reazionario è più che esplicita....

I disegni dell'albo sono del 1974 e Lungo fucile avrebbe dovuto essere un numero unico ed autoconclusivo all'interno della collana Rodeo, ma Bonelli ne fu folgorato e decise così di dedicare un'intera collana al nuovo personaggio. Non posso non proporre la tavola d'apertura che mostra un Ken barbuto e il giovane, entusiasta ma sfortunato fratello Bill.


La storia ha inizio in una data precisa: il 29 dicembre del 1868. Lo scorrere del tempo è una caratteristica della serie che la differenzia dalle altre bonelliane, in cui il protagonista in genere non invecchia mai.

Fin da subito Berardi presenta alcuni importanti valori di Ken: lo vediamo in questa vignetta.


Ken non usa un moderno Winchester a retrocarica ma un vecchio Kentucky, ad avancarica e dotato di un colpo solo. D'altronde per l'uso che ne fa è più che sufficiente e anzi migliore di un automatico.

I due fratelli sono vittima di un agguato per rapina, nel quale il giovane Bill perde la vita. Gli autori sono tre bianchi, anche se usano dei cavalli non ferrati, Ken capisce dalle impronte degli zoccoli che i ferri sono stati tolti da poco per simulare un agguato da parte di indiani. La rabbia di Ken è tremenda e visibile in questo intenso primo piano.


La somiglianza con Jeremiah Johnson di "Corvo rosso non avrai il mio scalpo", film di Sydney Pollack interpretato da Robert Redford, è evidentissima.
Ken decide di vendicarsi e le tracce dei tre lo portano a Fort Smith, dentro la riserva indiana dei Cheyenne, poco prima che abbia luogo la rivolta degli stessi indiani che, stufi di essere ingannati dalle false promesse dei bianchi che li stanno affamando, decidono di assalire il forte e di morire in battaglia.

Ecco una splendida e cruda vignetta raffigurante uno degli assalitori Cheyenne.




I tre si sono arruolati come scout e così pure fa Ken, con il dichiarato obiettivo di smascherarli. L'assalto al forte fallisce parzialmente, così i guerrirei Cheyenne fuggono portandosi dietro donne, vecchi e bambini. I soldati guidati dagli scout li inseguono. Di nuovo Berardi ci fa conoscere, in più di una vignetta, idee alla base della morale di Ken che ritroveremo poi lungo la serie. Eccone due.


La crudeltà nell'uomo non conosce differenze di colore della pelle.


Per guadagnare tempo, essendosi trovati in una situazione difficile accerchiati dagli indiani, Ken ha ucciso uno sciamano con un colpo del suo Kentucky a grande distanza, riscuotendo le congratulazioni dei soldati: lui però non ne è felice...


Avvengono poi degli scontri, rappresentati da suggestive tavole di Milazzo.



Si rivela anche la viltà di un sergente che ordina di attaccare un gruppo pressoché indifeso di donne, vecchi e bambini.



Ken riesce a scovare gli assassini di suo fratello. In queste immagini Milazzo rappresenta con grande effetto la sua rabbia.




Memorabile la tavola finale: Ken ha ucciso gli assassini di Bill che, per recuperare la refurtiva, avevano torturato la moglie del capo Cheyenne Mandan. Quest'ultimo ha salvato la vita a Ken che stava per essere a sua volta ucciso con la motivazione di tradimento dal vile sergente.
Le parole di Mandan rivelano tutta la tristezza e lo scoramento di un popolo mille volte ingannato e mille volte colpito a morte dalle false promesse dell'uomo bianco. Nello stesso tempo c'è anche la presa di coscienza che la violenza delle armi non porta da nessuna parte, anche se non si intravede un'alternativa.




Il primo albo propone quindi temi importanti con efficacia e chiarezza: protagonista è subito lo scontro fra le due civiltà che viene presentato con grande amarezza. Nello scenario generale emergono le virtù e le viltà dei singoli, il rispetto reciproco fra uomini leali al di là del colore della pelle. Vediamo un Ken colpito violentemente negli affetti capace di scatenare una rabbia distruttiva. Nello stesso tempo emerge la sua grande umanità e il rispetto per chi combatte per difendere la propria vita e la propria dignità.

venerdì 31 dicembre 2010

Il mio 2010

Oggi è inevitabilmente tempo di bilanci. Mi guardo indietro e vedo in ordine sparso un po' di cose...

La prima, in realtà, non devo neanche sforzarmi troppo di cercarla perché sta proprio davanti agli occhi. E' questo blog, il cui primo post risale a gennaio di quest'anno grazie allo spunto inconsapevole di due miei cari amici appassionati di fumetti, Andrea ed Emiliano, i cui blog mi avevano incuriosito, divertito e stimolato. Quindi mi son detto: "Perché no?". E ho scoperto un nuovo mondo, prima del tutto sconosciuto, quello dei blogger appunto, grazie al quale ho imparato tante cose, ho conosciuto nuove persone ed approfondito tanti temi a me cari.


C'è stato poi in aprile un cambiamento importante per le mie abitudini e non solo. Io e mia moglie siamo diventati vegetariani. Il motivo? Non lo sappiamo con precisione ma, probabilmente, due fattori hanno giocato un ruolo importante. Il primo sono le due micie che vivono con noi dall'anno scorso, Cassie e Juno.

Cassie

Juno guardata alle spalle da Tex

Il secondo è stata la lettura di un libro, dopo il quale non sono stato più lo stesso di prima.


Un altro importante cambiamento delle mie abitudini è stato il trasloco in un appartamento più grande, con una libreria atta a contenere molti (ma non tutti, sigh) dei miei fumetti, e in un posto ancor più di confine.....sul Carso, fuori dalla città, a maggior contatto con la natura



e con un passato non così lontano...




E' stato anche un anno ricco di letture di molti fumetti. E di saluti a collane che ho amato molto: soprattutto ringrazio Gianfranco Manfredi per l'irripetibile Magico Vento


e Michele Medda per l'originale Caravan


Sergio Bonelli ci ha regalato comunque una promettente miniserie dai toni neri: Cassidy di Pasquale Ruju.



Nella mia personalissima classifica dei migliori fumetti del 2010, metto al primo posto La porta di Sion di Walter Chendi



Non ho dubbi: la delicatezza e la profondità con cui l'autore triestino affronta un tema importante come la persecuzione degli ebrei, le leggi razziali, l'antisemitismo attraverso gli occhi di un adolescente che scopre l'amore nello stesso periodo, sono unici in quanto privi di retorica. L'opera è stata fra l'altro insignita a Lucca 2010 del premio Gran Guinigi 2010 per la migliore storia lunga.

La piazza d'onore spetta a Logicomix, opera unica nel suo genere che si presta a molteplici livelli di lettura. A me è piaciuta soprattutto perché parla di passioni.



Assegno infine il terzo posto a Quaderni ucraini di Igort, un fumetto sulle rimozioni della storia, su una tragedia dimenticata: un documentario grafico di grande impatto.


Il 2010 è stato anche un anno di musica: di concerti vissuti con entusiasmo




di altri persi per il rotto della cuffia


e di altri visti comodamente sul divano


Al cinema non ci son stato molto, mi è rimasto comunque impresso Porco Rosso di Hayao Miyazaki. Lo ricorderò perché è uno straordinario inno alla libertà e per una splendida frase pronunciata da Porco:

Meglio maiale che fascista

                                         
Il calcio mi ha riservato solo note tristi. Un signore ha lasciato la mia amata Viola


mentre un altro se n'è andato per sempre


In altri campi le cose non vanno meglio: come ha detto Slavoj Zizek, il potere dello stato è esercitato direttamente da uno spregevole borghese che lo sfrutta apertamente e senza scrupoli per proteggere i suoi interessi



e i diritti del lavoro si stanno progressivamente erodendo


Nonostane tutto guardo con fiducia al 2011 e, nel frattempo, saluto il 2010 alla Ken Parker: So long


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