Visualizzazione post con etichetta Dylan Dog. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Dylan Dog. Mostra tutti i post

domenica 29 luglio 2018

Cortez e il potere del logo


Un fumetto è costruito da tante persone, più di quante un lettore distratto possa immaginare. Fra queste c'è anche il grafico, l'art director, quello che crea il titolo e la sua grafica. O il logo stesso, il marchio con cui quel fumetto ti resta indelebilmente dentro. Quando penso a Mister No, la prima immagine che si affaccia al mio cervello è la sua silhouette e il suo volto disegnati da Ferri. Poi, subito dopo, il logo che campeggia su tutte le copertine degli albi. E così per Martin Mystére o Nathan Never o Dylan Dog o Ken Parker. Scrivo questo per sottolineare l'importanza che ha l'apporto grafico anche solo di un titolo o di un marchio. E scrivo questo soprattutto perché l'autore dei marchi che ho citato qualche riga più in alto se n'è andato.



Luigi Corteggi, in arte Cortez, pittore prestato al fumetto, è scomparso il 26 luglio all'età di 85 anni. Con lui se ne va un mondo di arte che è entrato dentro la psiche di ogni lettore bonelliano e non solo. 23 anni di servizio presso la casa editrice milanese per cui disegnò anche molte copertine de Il Piccolo Ranger e un soggetto e le tavole di un albo di fantascienza uscito nella Collana Rodeo nel 1981. Prima di approdare alla corte di Bonelli, Cortez creò i loghi delle testate di Kriminal, Satanik, Maschera Nera, Gesebel, Eureka ed Alan Ford per l'Editoriale Corno e anche diverse copertine. Insomma, quasi tutti i più importanti fumetti seriali italiani ricevettero l'impronta grafica di questo maestro. Al quale va tutta la mia più grande riconoscenza e un commosso pensiero.


domenica 27 agosto 2017

Napoleone e le radici del terrorismo


La vendetta è un demone che tormenta, obnubila la mente, priva di empatia e fa commettere degli atti terribili. Anche se una redenzione esiste. È questo il tema di un vecchio albo di Napoleone che sto rileggendo, Il Demone di Sabbia, molto attuale, visti i tragici eventi terroristici che stanno costellando la vita di noi occidentali e, soprattutto, di asiatici e africani. Sì, perché la narrazione tossica che si sta sviluppando sempre di più presso la civiltà occidentale è quella di essere sotto attacco, di essere in guerra contro un mondo che vuole minare le basi e i valori su cui fondiamo le nostre democrazie. L'assioma di partenza è che una scheggia impazzita figlia di una cultura diversa dalla nostra (ma della quale è emanazione diretta e, per alcuni, si identifica con essa) vuole distruggerci. Ci si dimentica che il terrorismo causa molte più vittime in Asia e in Africa ma, si sa, un attentato che causa cento morti a Baghdad fa meno notizia di uno che ne causa dieci a Barcellona. Eppur si tratta sempre di persone. Così come sono persone, e non diavoli, coloro che, covando l'odio figlio della vendetta, seminano la morte. Può non piacerci, ma è così. E c'è anche un motivo per cui queste persone si comportano in questo modo. Un motivo che non si può giustificare, ma che si può comprendere.

domenica 5 ottobre 2014

Adam Wild, la freschezza dell'avventura


Giri l'ultima pagina e hai la sensazione di avere appena letto una di quelle storie d'avventura d'altri tempi: quando gli eroi si battevano con ardimento in lontani luoghi esotici e affrontavano a viso aperto nemici spietati. Eroi un po' guasconi, che senza guai non ci sapevano stare. Eroi a cui ribolliva il sangue di fronte ad un'ingiustizia e che non si perdevano in calcoli o riflessioni: passavano subito all'azione. Moschettieri, pirati, esploratori. Ecco: esploratori è la parola giusta! Adam Wild è un esploratore scozzese che vive alla fine dell'Ottocento a Zanzibar, dove la schiavitù è ufficialmente abolita ma il suo commercio è comunque praticato grazie alla connivenza delle autorità corrotte. E allora un eroe d'altri tempi che cosa fa per ottenere giustizia? Va dritto a casa del potente trafficante e lo ammazza con le proprie mani.


Vitalità e freschezza sono le caratteristiche de Gli schiavi di Zanzibarl'albo d'esordio della nuova collana mensile con cui la Sergio Bonelli Editore ritorna alla grande avventura. E chi se non Gianfranco Manfredi poteva confezionare un albo in cui Avventura e Storia si intrecciano così armoniosamente. Dopo il Far West cavalcato da Magico Vento, dopo Roma e l'Abissinia della prima guerra coloniale italiana combattuta da Volto Nascosto e dopo la Cina della Guerra dei Boxer vissuta da Shanghai Devil, il teatro della nuova avventura è l'Africa subequatoriale. Ancora il colonialismo è uno dei temi principali, qui rappresentato in una delle sue più aberranti manifestazioni: lo schiavismo. Ed ecco quindi Adam Wild, un eroe dal fisico prestante e dal sorriso beffardo, che si ribella allo status quo.
Ottima prima per la nuova serie Bonelli: storia con tanto ritmo, personaggi ben caratterizzati (oltre al protagonista, promettono bene il conte Molfetta e la principessa bantù Amina, liberata dal nostro eroe) e un'ambientazione affascinante. Merito certamente anche dei disegni chiari e precisi di Alessandro Nespolino, l'ideatore grafico del personaggio che rappresenta una Zanzibar affascinante ed evocativa.
Adam Wild si presenta come la migliore novità autunnale di casa Bonelli, al di là della tanto sbandierata rivoluzione dylandoghiana e della seconda stagione di una serie di cui sarò volentieri orfano... 


sabato 4 ottobre 2014

Il nuovo corso della Bonelli


Ci ho messo un po' di tempo, ma oggi ho finito di guardare su Youtube i 108 minuti della conferenza stampa che la Sergio Bonelli Editore ha tenuto la mattina di venerdì 26 settembre al Blue Note di Milano. Si tratta di un evento storico per la pluridecennale storia della gloriosa casa editrice milanese, perché è la sua prima conferenza stampa in assoluto. Mai prima d'ora, infatti, quelli di via Buonarroti 38 avevano convocato giornalisti e addetti ai lavori per comunicare nuovi prodotti e nuove strategie. Segno quindi di una svolta nelle logiche di comunicazione della casa editrice.
La data scelta non è poi casuale: tre anni fa moriva Sergio Bonelli e il primo pensiero di Michele Masiero (caporedattore) e di Mauro Marcheselli (direttore editoriale) è rivolto giustamente a lui e alla nuovissima sezione del sito dedicata alla sua figura di autore ed editore oltre che all'uomo Sergio Bonelli.
Quali i temi di questa conferenza stampa? Sostanzialmente due: la presentazione di nuove testate o il rinnovo di testate già esistenti e, soprattutto, l'annuncio della volontà della casa editrice di portare i propri personaggi nelle produzioni multimediali.
Adam Wild, la seconda stagione di Orfani intitolata Ringo, e Dylan Dog sono state quindi le collane presentate dai rispettivi autori. Protagonista di questa prima parte: Roberto Recchioni che ha visto il suo già notevole ego diventare smisurato dopo che un'inaspettata comparsa sul palco di Tiziano Sclavi ha sancito ufficialmente il passaggio di testimone nella direzione artistica di Dylan Dog (la mano di Sclavi appoggiata sulla spalla di un Recchioni a capo chino sapeva tanto di investitura medievale da parte del vecchio re che si ritira nei confronti del novello regnante).



L'apertura delle presentazioni tocca in realtà a Gianfranco Manfredi che illustra le caratteristiche del suo nuovo personaggio Adam Wild (in edicola dal 4 ottobre), soffermandosi molto sul ricco parco disegnatori. Avventura classica nel solco della migliore tradizione bonelliana: questo dobbiamo aspettarci dalla serie che, ne sono certo, non deluderà le aspettative dei lettori che conoscono l'autore marchigiano e i suoi precedenti successi bonelliani (Magico Vento, Volto Nascosto, Shanghai Devil e diverse storie di Tex).
Ad un autore che ha dato e sta dando tanto alla Sergio Bonelli Editore e, quindi, al fumetto italiano mi sarei aspettato che fosse concesso molto più spazio. Invece stop. Pochi minuti e viene liquidata la pratica Manfredi/Adam Wild. E allora via con lo show di Recchioni, già ringalluzzito dalla pacca sulla spalla di Scalvi. E avanti con Dylan Dog e il suo nuovo corso. E poi ancora con la seconda stagione di Ringo. Lo sceneggiatore romano è prolisso e ti investe con un fiume di parole. Dice tante cose interessanti ma la sensazione è che si prenda più spazio di quello che gli spetterebbe.



Le cose non migliorano poi quando vengono introdotti Vincenzo Sarno (responsabile del Business Property Development della Bonelli) e Alessandro Ravani (amministratore delegato di RaiCom). Si illustra la nuova strategia della casa editrice che vuole puntare a produrre serie televisive, film, videogiochi, merchandising. Multimediale, quindi, a partire dal core business fumetto. E la prima prova concreta quale sarà? Inutile dirlo: Orfani. Lo si poteva già intuire leggendo la serie cartacea che il naturale sviluppo sarebbe stato il motion comic. Non mi sarei aspettato una collaborazione con la Rai. E invece eccola: 10 puntate da 30 minuti in onda su Rai4 a partire da dicembre. Cos'è il motion comic? Avete presente SuperGulp! Fumetti in TV di quasi quarant'anni fa? Ecco, più o meno quello, ma in una versione molto più effettata (madonna che brutto termine che mi usa Sarno) e in 3D. Più stilosa e fashion, insomma, ma sempre quella roba là. Ma tant'è..
E quindi ancora Recchioni a disquisire di nuovi media, di nuovi linguaggi di narrazione da portare nel fumetto: quelli delle serie televisive e dei videogiochi, tanto per essere chiari. E poi ti domandi perché un albo di Orfani lo leggi mediamente in metà tempo di un altro albo Bonelli? Sì ma Recchioni ti dice che anche il primo albo di Dylan Dog usava un linguaggio talmente innovativo che lo leggevi velocissimamente. Come se la stessa velocità (tutta da dimostare) di lettura fra il Dylan Dog numero 1 e un albo a caso di Orfani bastasse per metterli sullo stesso piano della qualità.... E non basta il motion comic: anche uno sceneggiato radiofonico adatterà Orfani e verrà trasmesso prossimamente.
Mi domando: ma fra tutta la sterminata library (Sarno la chiama così) di personaggi e storie che costituiscono il patrimonio fumettistico e quindi culturale degli oltre sette decenni di storia della Bonelli, proprio con Orfani si doveva fare il grande salto nel multimediale?


Ciliegina sulla torta: le domande in chiusura da parte dei giornalisti/blogger presenti in sala sono tutte per Recchioni e alcune per Sarno o Masiero/Marcheselli: tutte incentrate su Dylan Dog, Orfani e nuova strategia editoriale. Certo, la grossa novità uscita dalla conferenza stampa è l'ingresso in pompa magna della Bonelli nelle produzioni multimediali. Ma proprio perché il tema è così importante non solo per la casa editrice ma per tutto il fumetto italiano, va lasciato affrontare da Recchioni e basta? A me, invece, sarebbe piaciuto vedere attivi sul palco insieme a Manfredi (e non passivi in platea) gli autori storici della Bonelli, come Castelli, Sclavi, Boselli, Serra e Medda. Per non parlare di Berardi e Burattini (mi pare assenti anche dalla platea). O di Enoch, Vietti e Ruju. Questa gente qua (e tanti altri ancora) sono la Bonelli. E loro sono i più titolati a parlare di un argomento del genere.

domenica 23 febbraio 2014

Kalvin i Hobs


Che si tratta di una lingua slava, lo avete capito. Quale? Ma è chiaro! E' serbo-croato! Come avete fatto a confonderlo con lo sloveno o il ceco!?!? Eddai! Cos'è il serbo-croato? Andate a rileggervi questo mio vecchio post! Se poi volete capire cosa si stanno dicendo Calvin e Hobbes, anzi, scusate, Kalvin i Hobs, non dovete far altro che iscrivervi alla prossima edizione del laboratorio linguistico e culturale di serbo-croato e Balcani, intitolato "Viaggia con parole tue", tenuto dalla preparatissima Federica Moro e organizzato da Bottega Errante. E sì, siete in ritardo per quello attuale che si sta ormai concludendo.
Tra i molti temi interessanti che abbiamo affrontato, in una delle ultime lezioni abbiamo parlato di fumetto e analizzato queste due spassosissime tavole di Bill Watterson. Beccatevi anche la seconda.


Al di là di Kalvin i Hobs e di altri fumetti, Federica è un'appassionata lettrice delle storie dell'Indagatore dell'Incubo. Non poteva quindi mancare una vignetta raffigurante il nostro amato Dylan Dog mentre si esprime in serbo-croato.


Per capire questa non serve aver frequentato il corso....

domenica 24 novembre 2013

Dampyrizzato!

Disegno di Enea Riboldi
Non sono mai stato un appassionato di horror: non ho quasi mai visto un film, né letto un libro appartenenti al genere... E i fumetti? Beh, del mio tormentato rapporto con Dylan Dog ho già scritto qui. E di Dampyr non ho mai letto neppure una storia fino a qualche mese fa. Poi qualcosa è cambiato. Da un paio di mesi leggo le avventure dell'Investigatore dell'Incubo e da una decina seguo regolarmente le storie di Harlan Draka. Lo stimolo per acquistare gli albi del dampyr mi è venuto da un paio di amici che me lo hanno caldamente consigliato come uno dei migliori prodotti di casa Bonelli. Convinto anche dal fatto che il co-creatore del personaggio, il curatore della serie e l'autore principale è Mauro Boselli, mi son deciso ad impegnare parte delle mie finanze anche in questa collana.
Disegni di Paolo Bacilieri
 Così mi son reso conto che Dampyr non è un qualsiasi fumetto di genere ma un viaggio pieno di interessanti sorprese horror nelle tradizioni, nella storia e nella cultura di varie parti del mondo. Per dirla con le parole che Boselli ha usato nella recente intervista che mi ha rilasciato:
"...ho inserito in Dampyr tutto quell’archivio mentale horror, storico e folkloristico che non potevo, se non marginalmente, mettere nelle storie di Tex e di Zagor. Oltretutto, come mio personaggio, Dampyr mi permette una totale libertà, e quindi posso spaziare ovunque attraverso le mie preferenze, che sono vaste, nella letteratura e nel cinema, nell’immaginario, nella storia e appunto nella cultura popolare....Quindi Dampyr mi concede di avere maggior libertà narrativa e tematica."
La varietà di argomenti affrontati con scrupoloso approfondimento documentaristico e la capacità di costruirci attorno una storia interessante hanno fatto di Dampyr una delle letture mensili che vivo con maggior attenzione e divertimento.
E tutto questo nonostante le ultime storie soffrano di continui riferimenti alla continuity che solo un lettore di lungo corso può cogliere e che lo stesso Boselli ha sottolineato nell'intervista:
"Al punto in cui siamo, la serie ha una contnuity talmente stretta e complicata che io mi ci diverto a perdermi, però temo che i lettori non si raccapezzino più."
Disegni di Paolo Bacilieri
L'ultimo dubbio sulla serie è stato definitivamente spazzato via dall'avventura proposta nello Speciale numero 9, uscito il 22 ottobre e intitolato Gli studenti della scuola nera. Il motivo? Il connubio ideale tra la storia affascinante intrisa delle tradizioni nere della lontana Islanda, scritta da Mauro Boselli, e i disegni surreali e incantatori di Paolo Bacilieri. L'artista veronese è riuscito a rendere perfettamente la dimensione fantastica e leggendaria della vicenda grazie alle sue ammalianti tavole che trasportano il lettore indietro nel tempo fino al Seicento. E' in questo periodo, infatti, che Egil-Unamano e la strega Gudrun, alter ego rispettivamente di Harlan e della contemporanea Gudrun amica del dampyr, vivono le avventure nella fredda isola avvolta dalla neve e dai ghiacci, accompagnati dal mago Loftur l'Incantatore. L'espediente narrativo di far svolgere i fatti del passato nei sogni comuni di Harlan e Gudrun accrescono il carattere di leggenda e mito della prima parte della storia. Se Bacilieri è abile qui a trasmettere graficamente il freddo che i protagonisti, reali e onirici, sentono sulla loro pelle, è altrettanto bravo nella seconda parte dell'albo a calare il lettore nella torrida Svarta Skola, nelle cui aule, sprofondate fra gli abissi infernali, mostruosi professori insegnano la magia nera. Passato e presente, realtà e leggenda si mescolano continuamente accompagnando il lettore all'incredibile conclusione della storia.
Disegni di Paolo Bacilieri
E adesso non mi resta altro che recuperare la complessa continuity di Dampyr iniziando la lettura delle sue avventure a partire dal primo albo (Boselli è stato così gentile da farmi recapitare a casa i primi 66 numeri).

domenica 7 aprile 2013

Il ritorno di Magico Vento


Una locomotiva e i suoi vagoni dilaniati. Fiamme e fumo che li avvolgono. Corpi umani straziati. E un vecchio indiano a cavallo che si muove in questa devastazione. Cavallo Zoppo, l'uomo della medicina dei Lakota, è il primo personaggio che incontriamo nella saga di Magico Vento. Non è né Ned Ellis (il nome da bianco del protagonista della serie), tanto meno il fido compagno Poe, a essere presentato per primo. Bensì un vecchio sciamano in cerca del suo successore, di un uomo che, al di là del colore della pelle, sia in grado di imparare tutto quello che il vecchio Sioux può insegnargli. Una visione di Wakan Tanka ha condotto Cavallo Zoppo presso il luogo del disastro ferroviario e lì, fra i ferri divelti e i crateri provocati dall'esplosione, un uomo ferito, coperto di sangue, si alza a fatica, barcolla e ricade privo di coscienza davanti allo sbalordito sciamano. Ecco gli ultimi passi incerti di Ned , prima di diventare Magico Vento.
Sono di forte impatto le prime tavole di Fort Ghost, la storia scritta da Gianfranco Manfredi e disegnata da Jose Ortiz, con cui la serie di Magico Vento ha inizio. E penso che non sia un caso che il primo personaggio che l'autore ci presenta sia uno sciamano. È questa, infatti, una delle caratteristiche principali dell'affascinante avventura che Manfredi ha creato: un'originale miscela di westernfantastico horror, radicata nella religione e nella mitologia degli indiani d'America, popolata da mostri e creature sovrannaturali. Questo Lato Oscuro del West, e non solo i classici pistoleri, è al centro del racconto: un'innovazione per il mondo dei fumetti. Ma il punto di vista di Manfredi sul mondo delle leggende, delle tradizioni e della cultura dei nativi americani è molto rispettoso: il protagonista è sì uno sciamano, ma pur sempre bianco. Da parte dell'autore sarebbe stato presuntuoso mettersi nei panni di un protagonista nativo a tutti gli effetti: Magico Vento non dimentica di essere stato Ned Ellis, i pantaloni da soldato che indossa glielo ricordano continuamente e lui, d'altronde, non vuole nascondere le sue origini a nessuno.
Ma l'unicità di Magico Vento nel panorama fumettistico è data anche da altri fattori. Da una parte l'attenzione di Manfredi alla Storia è massima: l'Avventura si intreccia sapientemente con la Storia del West. Da incorniciare sono gli albi che costituiscono il ciclo delle Black Hills, nel quale si racconta uno dei luoghi ed eventi mitici del West: la battaglia di Little Big Horn. Il pregio è averla inserita in un contesto più ampio: storico, politico, economico e militare. Il lettore arriva al momento della battaglia con un quadro ben preciso  di tutte le forze in campo e di tutta la dinamica che le ha condotte fino a lì. E poi c'è il racconto dei protagonisti, noti e non, di primo piano e di contorno, tutti tratteggiati con umanità e dignità.


D'altra parte il western di Magico Vento è contrappuntato anche dalle avventure vissute nelle città della costa dell'Est: storie ricche di sotterfugi, di spie, di intrighi politici in cui meglio spicca l'azione di Poe, il giornalista che condivide le sorti dell'inseparabile amico. Poe è un uomo che cerca di tenere i piedi per terra quando si imbarca con Ned in avventure più grandi di lui: è l'alter ego razionale di Magico Vento che è più vicino, invece, alla natura misteriosa dell'essere umano.
Per tutto quello che ho scritto, ma anche per molto altro, Magico Vento è una serie che un lettore di fumetti non può lasciarsi sfuggire. Un'occasione per leggerla (o rileggerla) cade propizia in questi giorni. La Panini Comics propone mensilmente la ristampa integrale a colori di tutta la serie. Magico Vento Deluxe è il nome della collana che ha esordito il 21 marzo con il primo albo, Fort Ghost, ritornato nelle edicole dopo quasi sedici anni, tanto è il tempo che separa questa edizione dall'originale della Sergio Bonelli Editore, pubblicata a partire dal mese di luglio del 1997.


La nuova edizione Panini conserva il formato originale Bonelli e anche il tipo di carta è lo stesso. Il colore però è un po' troppo cupo e la tavola, considerando anche i disegni di Ortiz con il suo nero già ben marcato, risulta molto scura. Penso e spero che si prenderanno dei provvedimenti a partire dal secondo numero. Nonostante questo difetto, il risultato è comunque migliore delle ristampe delle avventure di Zagor e Dylan Dog, proposte settimanalmente in edicola dal gruppo editoriale L'Espresso-La Repubblica. In questo caso il formato è sì più grande, ma i colori usati uniti alla carta patinata creano un effetto che, personalmente, trovo artificiale.
Il ritorno di Magico vento era auspicato da parte di molto lettori, che chiedevano a Gianfranco Manfredi di far tornare il suo personaggio con nuove storie. Penso invece che Magico Vento abbia dato il meglio di sé nei suoi 130 albi (più lo speciale) e che sia stato saggio chiudere la serie quando il livello delle storie era ancora alto, senza rischiare di trascinarsi in una stanca riproposizione di avventure già lette. D'altronde Manfredi si è dedicato con successo alla creazione di nuovi personaggi e nuove (mini)serie, e Volto Nascosto e Shanghai Devil sono lì a testimoniarlo.
Pertanto lasciamo lavorare Manfredi sul nuovo Adam Wild, ché il modo migliore per (ri)vivere le avventure di Magico Vento è ora quello di leggere le sue avventure a colori.

domenica 24 febbraio 2013

Gli Audaci incontri con gli autori Bonelli: gli eroi non muoiono mai?


Gli eroi non muoiono mai? A questa domanda retorica hanno cercato di rispondere gli ospiti del quinto incontro con gli autori bonelliani, tenuto venerdì  22 febbraio come di consueto presso il Salone degli Incanti di Trieste, dove è ospitata fino a domenica 3 marzo la mostra L'Audace Bonelli - L'Avventura del fumetto italiano, curata da Napoli Comicon insieme a La Cappella Underground.
Moderati da Dario Fontana, Tito Faraci e Lorenzo Pastrovicchio (in sostituzione dell'indisponibile Franco Devescovi, peccato...), non hanno risparmiato parole per parlare di eroi e di fumetto. I due autori hanno rinverdito il loro passato comune  presso la Disney, quando il disegnatore triestino ha reso graficamente le sceneggiature (molto ricche e dettagliate, a detta sua) dello scrittore milanese. Faraci ha confessato di non avere nessun problema ad affrontare eroi diversi fra loro: così come un pianista può facilmente passare dall'esecuzione di un brano jazz a uno di musica classica, altrettanto Faraci ha creato storie muovendosi con disinvoltura fra Topolino, Tex, Dylan Dog, l'Uomo Ragno, Brad Barron (di cui è anche il "padre"), Diabolik, Lupo Alberto, solo per citare alcuni eroi.
Lorenzo non è (ancora ???) un autore bonelliano (a differenza del fratello minore Alessandro che disegna per Saguaro): ha quindi discusso delle peculiarità del disegno umoristico, delle sue difficoltà, dei suoi autori di riferimento, del suo stile che si ispira molto al mitico Floyd Gottfredson. Ha rivelato di aver completato le matite della nuova avventura di Darkenblot, il seguito della saga, scritta da Casty, che ha visto l'anno scorso un inedito Topolino confrontarsi con molto successo con un rinnovato Macchia Nera. All'inizio dell'estate potremo leggere sulle pagine di Topolino questa nuova storia.


Molti altri sono stati i temi affrontati nel corso della simpatica serata: fra gli altri, Faraci, su mia domanda, ha rivelato che le sue storie che vedono quasi sempre agire Tex in solitaria sono ormai un fatto superato. Presto infatti vedremo delle avventure firmate dall'autore milanese dove il Ranger sarà affiancato dai celebri pards: non vedo l'ora! Faraci ha poi soddisfatto un'altra mia curiosità chiarendo che il suo Tex è debitore dei molti autori che lo hanno preceduto e che tuttora ne scrivono le avventure (vedi Mauro Boselli), ma che il suo modello di riferimento è (e non poteva essere altrimenti) il Tex di Gian Luigi Bonelli.
Il tempo è trascorso in fretta grazie anche alla simpatia dei due ospiti molto chiacchieroni e così diverse domande di Fontana sono rimaste sui suoi appunti. La serata non poteva poi concludersi se non con l'immancabile sessione di disegni cui Pastrovicchio non si è sottratto.

giovedì 21 febbraio 2013

Io e Dylan Dog: riproviamoci

Esattamente un anno fa, in questo post, scrivevo della collezione storica a colori di Zagor, il cui debutto nelle edicole coincideva con un tempo da lupi. Oggi, come allora, il primo numero della collezione storica a colori di Dylan Dog esce in concomitanza con neve e bora scura. Condizioni atmosferiche assai diverse da quelle che caratterizzarono la giornata di quasi 27 anni fa quando, quindici anni compiuti da poco, acquistai con molta curiosità e un po' di perplessità il primo albo di quel fenomeno editoriale destinato a sconvolgere le sorti del fumetto popolare italiano: Dylan Dog, per l'appunto. Quel giorno di ottobre del 1986 era piuttosto grigio, ma non freddo: ricordo che, dopo essere uscito dall'edicola con L'alba dei morti viventi andai a tirare due calci al pallone nel campetto dietro la casa del mio amico Paolo (non è che si stava sempre nella sua camera ad ascoltare Guccini o il Boss...). Non so se il cielo malinconico e un po' triste di quel giorno abbia influito nel mio mancato rapporto con Dylan Dog. So solo che non sbocciò mai l'amore fra me e il personaggio di Tiziano Sclavi.


Lessi la prima storia ma non mi affascinò al punto da proseguire nell'acquisto degli albi successivi. Probabilmente intervennero nella decisione anche altri fattori, quello economico in primis, ma sicuramente se quel giorno la lettura della prima avventura dell'Indagatore dell'Incubo mi avesse colpito, avrei rinunciato a qualche altra testata bonelliana in suo favore. E invece no! Un altro motivo potrebbe essere che il genere horror non ha mai esercitato su di me un'attrazione particolare, al punto che, per esempio, la successiva presentazione di Magico Vento come un fumetto western-horror mi fece storcere il naso e quasi rinunciare al suo acquisto (poi si capì che l'etichetta non era delle più precise e anzi addirittura fuorviante: le atmosfere gothic di Gianfranco Manfredi erano tutt'altra cosa e, nel suo caso, sarebbe più proprio parlare di Terrore anziché di Orrore, come spiega lui stesso in questa intervista). Probabilmente sono uno dei pochi lettori bonelliani a non avere intrapreso la lettura di Dylan Dog. Ci sono ragioni psicanalitiche a me ancora sconosciute che spiegano questo fatto? Non lo so! Visto che Dylan Dog è una rappresentazione a fumetti delle paure e dei fantasmi dell'animo umano, il mio rifiuto corrisponde forse alla fuga di fronte alle mie paure o ai miei fantasmi? Chi lo sa! Probabilmente mi sto facendo tante domande inutili. So solo che oggi non sono il quindicenne di allora e il desiderio di acquistare questa ristampa a colori è stato genuino. Spero di divertirmi!



PS: non fatevi illusioni, voi appassionati di Dylan Dog che pensate che il numero uno originale sia ancora in mio possesso. Le mie scarse doti commerciali me l'hanno fatto scambiare con pochi numeri di altri fumetti (di valore economico molto inferiore) che mi interessavano di più.....

venerdì 5 ottobre 2012

Ricordando Sergio Bonelli: una top 11 delle sue pubblicazioni

Lunedì scorso, primo ottobre, nella sala conferenze della Biblioteca Comunale di Monfalcone, si è inaugurato il ciclo di incontri dedicato al fumetto, di cui avevo anticipato qui e qui. Lo scopo dell'iniziativa è quello di promuovere il fumetto come cultura, attraverso una serie di approfondimenti dei suoi vari aspetti e manifestazioni, in modo da avvicinare nuove persone a questa forma d'arte e di intrattenimento. Il motivo per cui la Biblioteca della Città dei Cantieri, nella persona del coordinatore delle sue attività Stefano Olivo, si premuri di organizzare una simile rassegna è anche quello di pubblicizzare i volumi ospitati nella sua ricca sezione dedicata ai comics.
E infatti, il titolo del primo incontro era: "Una biblioteca a fumetti. Le riviste, i volumi, gli autori". Roberto Franco, uno degli organizzatori dell'iniziativa, ha virtualmente condotto per mano il pubblico attraverso gli scaffali della biblioteca, mostrando immagini raffiguranti i testi a fumetti lì presenti. Io stesso son rimasto stupito della grande varietà di comics a disposizione dei frequentatori, ripromettendomi di approfondirne presto la consultazione. Roberto ha inoltre corredato la presentazione di ogni volume scelto con una disanima breve ma accurata, lasciando a Luca Lorenzon e a me il piacere di approfondire rispettivamente due temi: il fumetto argentino e il fumetto Bonelli. Di quest'ultimo parlerò con maggiore dettaglio nell'incontro del 12 novembre, ma lunedì ho già avuto modo di anticipare qualcosa.
In particolare la richiesta di Roberto era stata di condensare in 10 immagini + 1 la storia della casa editrice milanese: operazione difficilissima vista la mole di successi pubblicati dalla Sergio Bonelli Editore lungo la sua storia, ma stimolante.
Così ho prodotto questa carrellata di immagini (quasi tutte) di copertina sforzandomi di essere il più possibile oggettivo (mancano infatti alcuni personaggi che ho amato molto), consapevole che ogni decisione (anche etimologicamente parlando) comporta un taglio. Ecco quindi una top 11 possibile, non per forza la mia personale.


Sangue Navajo - Tex Gigante nn. 51-52-53, G.L. Bonelli / Galep, 01/1965 - 03/1965
E' la prima grande storia di Tex, quella in cui si apprezza il personaggio, così come lo ha impostato il suo creatore Gian Luigi Bonelli: intransigente nel difendere chi subisce un torto, intollerante nei confronti di chi abusa del proprio potere (militare o politicante che sia), risoluto nello scatenare una guerriglia indiana se questa serve a ripristinare la verità e la giustizia. Una forza della natura cui niente e nessuno può resistere.












Zagor contro il vampiro - Zagor nn. 85-86-87, G. Nolitta / G. Ferri, 07/1972 - 09/1972
Ho scelto questa storia perché la ritengo rappresentativa della contaminazione di generi che caratterizza la saga dello Spirito Con La Scure. La magia, i mondi fantastici che Guido Nolitta ha riversato nell'epopea dell'eroe di Darkwood, sono ben evidenziati in questo scontro (all'ultimo sangue!!!) fra Zagor e il barone Bela Rakosi, un vampiro venuto dalla lontana Europa a soccombere nel Nuovo Mondo durante un'alba, per lui, molto tragica.











Verso l'ignoto - Collana Rodeo - Storia del West n.1, G. D'Antonio / R. Calegari & G. D'Antonio & R. Polese, 06/1967
Straordinario l'affresco storico con cui Gino D'Antonio racconta le avventure della famiglia MacDonald attraverso l'affascinante epopea della Storia del West. Senza retorica, l'autore ci fa vivere tutti le tappe fondamentali di questa incredibile, entusiasmante e tragica storia, di cui, a far le spese, furono i Nativi Americani, già così ben raffigurati nella prima copertina della serie. Nel primo albo Brett, il capostipite della famiglia, sbarca dalla nave proveniente dall'Europa sulla costa atlantica e si imbarca con la spedizione scientifico-geografica di Lewis e Clark, che aveva l'obiettivo di esplorare le ignote terre dell'Ovest fino allo sbocco sull'Oceano Pacifico. Un viaggio affascinante e ricco di insidie. Storia del West, riedita a partire dal 1984, è l'opera della cui pubblicazione Sergio Bonelli andava più fiero.


Sciopero - Ken Parker n.58, G. Berardi / I. Milazzo, 04/1984
Ken Parker è stata una serie rivoluzionaria nello stile e nei contenuti. Temi come l'omosessualità, il femminismo, i diritti dei lavoratori vengono trattati con estrema naturalezza su uno scenario western realistico, ma anche poetico. La grande sensibilità di Berardi, resa dagli eleganti disegni di Milazzo, fanno della saga di Ken l'avventura di un uomo che cambia, sceglie, sbaglia pagandone le conseguenze. In questa storia Ken è una "spia", infiltrata per conto di un'agenzia investigativa all'interno di una fabbrica tessile di Boston. Deve individuare un sindacalista ma, constatando le condizioni di lavoro degli operai, capisce di aver sbagliato e si schiera dalla loro parte. La storia del vivere in un western unico, inimitabile su cui la parola fine non è ancora calata. Almeno questo è ciò che tutti i suoi vecchi lettori si augurano, visto che l'ultima storia pubblicata lo vede marcire in una squallida prigione della Florida.


L'ultimo Cangaceiro - Mister No nn.3-4-5, G. Nolitta / F. Bignotti (copertina G. Ferri), 08/1975 - 10/1975
E' Mister No, ancor prima di Ken Parker, il primo anti-eroe di casa Bonelli. Il personaggio più amato da Guido Nolitta, figlio dei suoi viaggi in Sud America e in Africa è uno scanzonato americano che si rifugia a Manuas, nel cuore dell'Amazzonia negli anni 50, in quella che allora era una frontiera fra la civiltà dell'uomo bianco e quella dei nativi. Nauseato dagli orrori della guerra e dall'ipocrisia su sui si fonda la società occidentale, Jerry Drake non è un giustiziere come Tex o Zagor, ma non si tira indietro di fronte ad un sopruso, intervenendo in favore di chi lo ha subito. E' ciò che accade in questa affascinante storia ambientata nel Nord-Est brasiliano, dove vengono rievocati i leggendari Cangaceiros, i fuorilegge che contrastavano l'arroganza e la violenza dei latifondisti. C'è subito tutto Mister No in questa storia: lo schierarsi con il più debole, i dubbi, la lealtà verso un amico.


L'uomo del Nilo - Un uomo un'avventura n.1, D. Canzio / S. Toppi, 11/1976
Per Sergio Bonelli non c'era differenza fra il lettore di fumetto d'autore e il lettore di fumetto seriale: il gusto e la potenzialità di fruizione dei due modelli di lettore sono gli stessi e, quindi, coincidono. Ecco perché portò in edicola una collana di albi cartonati grandi alla francese, con carta patinata. Roba che adesso trovi in libreria sotto il nome orribile di graphic novel. Lui invece la propose in edicola, affidando le matite a grandi nomi del disegno dell'epoca. Qui presento il numero 1 della serie, firmato da Sergio Toppi, recentemente scomparso: un'avventura lungo il Nilo durante la guerra fra inglesi e i seguaci del Mahdi per la presa di Khartoum. Il grande formato valorizza lo stile di Toppi che rompe la vignetta tradizionale, regalandoci delle tavole in cui l'attenzione del lettore è attratta da mille particolari del ricco sfondo, vero co-protagonista della narrazione, senza fargli però mai perdere il senso complessivo.


Gli Uomini in Nero - Martin Mystere n.1, A. Castelli / G. Alessandrini, 04/1982
I misteri sono una cosa seria. Vanno affrontati contestualizzandoli correttamente sia dal punto di vista scientifico che da quello storico. Beh, poi c'è la fantasia di Castelli che ci mette lo zampino, confezionandoci attorno delle avventure avvincenti e divertenti. Martin Mystere è questo, una geniale intuizione che resiste in modo spumeggiante dopo 30 anni da questo storico numero 1, dove troviamo già alcuni elementi chiave della serie: il mistero di Atlantide e la setta degli Uomini in Nero, un'organizzazione oscurantista che si oppone alla diffusione di verità nascoste e di scoperte scientifiche o storiche che minerebbero le attuali basi su cui si fonda la nostra società, compromettendone quindi l'ordine. Il Detective dell'Impossibile è un'inesauribile fonte di conoscenza e di divertimento.




L'alba dei morti viventi - Dylan Dog n.1, T. Sclavi / A. Stano (copertina C. Villa), 10/1986
Ecco il fenomeno: di costume ancor prima che editoriale! tanto che Sergio Bonelli deve riorganizzare la sua redazione per affrontare il successo inatteso dell'Indagatore dell'Incubo. Una serie che per molto tempo surclassa le vendite dell'imbattile (fino ad allora Tex Willer). Cose da far tremare i polsi! Come le storie horror di Dylan che riescono a fare breccia nel lettore, avvicinando alla casa editrice molti giovani e un nuovo pubblico femminile. Tiziano Sclavi entra in sintonia con le paure del lettore, facendole vivere sulla pagina. I disegni di Stano di questo primo numero sono debitori dell'influenza di Schiele, soprattutto nella rappresentazione degli zombi nudi e scarnificati, protagonisti della storia. Personaggi come l'assistente Groucho, dall'ironia demenziale e il mefistofelico dottor Xabaras entreranno nell'immaginario dei lettori proprio nell'interpretazione grafica di Stano.


Agente Speciale Alfa -Nathan Never n.1, A. Serra / C. Castellini, 06/1991
La fantascienza trova finalmente una casa stabile dentro la Sergio Bonelli Editore. Aveva fatto capolino in tante storie di altre serie: in Zagor, in Tex, in Martin Mystere, ma mai fino al giugno del 1991 era riuscita ad ottenere l'onore di una collana tutta per se. Ci pensa la cosiddetta banda dei sardi, composta dagli autori Serra, Medda e Vigna, a convincere l'editore. Nasce così Nathan Never, serie che subisce l'influenza della fantascienza adulta, quella di Arthur C. Clarke, di Isaac Asimov e di William Gibson. E subito dal primo numero entrano in scena le tre leggi della robotica di Asimov, l'irriducibile nemico Aristotele Skotos, gli androidi. Temi e personaggi che ritroveremo lungo la saga, assieme a molti altri e a tanti episodi in cui anche la sfera psicologica e la vita dell'uomo Nathan verranno analizzate, proponendolo come un personaggio non solo d'azione, ma a tutto tondo.


Gli occhi dell'abisso -Julia n.1, G. Berardi / L. Vannini (copertina Marco Soldi), 10/1998
Dopo Ken Parker, Berardi realizza una serie in cui ancora l'umanità dei personaggi è la vera protagonista. La criminologa che insegna all'università, che collabora con la polizia è solo apparentemente una donna di successo. Le sue fragilità, i suoi problemi, ma anche il suo coraggio e la sua sensibilità, in altre parole, la sua vita, accompagnano il lettore ormai da 14 anni. Insieme a Julia cerchiamo di capire, senza pregiudizi, chi è la persona che commette atti criminosi, cerchiamo di conoscere quel male che si annida anche dentro di noi. Subito nel primo numero Julia affronta un serial killer, un classico del genere giallo-noir. Fra le vittime anche una studentessa del suo corso: Julia si convince ad indagare, riaffrontando un suo vecchio incubo che pensava di aver sepolto nel suo passato.




La valle del terrore -Tex Albo Speciale n.9, C. Nizzi / R. Raviola (Magnus), 06/1996
Il "Texone" per eccellenza, il più sudato, il più atteso, il capolavoro. Sergio Bonelli attende per 7 lunghi anni che il lavoro maniacale di Magnus si compia. Il disegnatore bolognese si rinchiude nella sua casa di Castel del Rio sull'Appennino dedicando anima e corpo all'Eroe. Realizza ogni vignetta come se fosse un quadro unico e irripetibile: e i risultati lo premiano. Le scene dell'agguato nella foresta, dove ogni singola foglia è disegnata con precisione, e quelle dell'assedio al castello sotto la pioggia, rivelano l'ossessiva meticolosità con cui Magnus ha studiato ogni inquadratura. Il suo servizio reso all'Eroe non ha paragoni nella storia del fumetto Bonelli. Provoca dolore sapere che la morte ha colto Magnus pochi mesi prima della pubblicazione del suo gioiello.




Ricordare Sergio Bonelli parlando di lui, del suo lavoro, della sua casa editrice di fronte ad un gruppo di persone interessate è stato probabilmente il modo migliore, per me, di rendergli omaggio e di ringraziarlo per tutti i sogni che mi ha regalato.

lunedì 20 giugno 2011

Intervista esclusiva a Gianfranco Manfredi

Qui potete trovare l'intervista che Gianfranco Manfredi mi ha rilasciato per Fucine Mute, la testata giornalistica online di approfondimento culturale su FUmetto, CINEma, MUsica e TEatro.
Il padre di Magico Vento ripercorre tutta la sua carriera di autore di fumetti, a partire dagli esordi con le riviste controculturali degli anni 70, fino al prossimo Shanghai Devil, passando per Gordon Link, Magico Vento e Volto Nascosto (senza dimenticare Nick Raider, Dylan Dog e Tex).
Non solo fumetto, ma anche cinema, televisione, teatro, musica e narrativa sono territori artistici di cui il nostro ha ampia esperienza e sui quali non manca di esprimere opinioni sempre interessanti e, a tratti, anche pungenti.
Il tutto condito da spontaneità e tanta voglia di raccontare: questa, a Manfredi, di certo non manca......
"..Un vero narratore racconta gli altri, i vivi, i morti e quelli che devono ancora nascere. E' il suo vero compito, la sua missione sociale. Altrimenti è meglio fare il falegname, si producono cose più utili..."

lunedì 11 aprile 2011

Amici (per mezzo) di Ken Parker

L'avevo già scritto qui. Ken Parker fa nascere amicizie, o comunque rapporti molto stretti. Perché? Perché i lettori di Ken Parker condividono i valori del personaggio. Quanti di noi hanno considerato Lungo Fucile quasi fosse una persona in carne e ossa, un compagno di viaggio, un nostro amico? E quanti hanno sofferto per averlo visto in catene nel carcere della Florida? Risposta: ogni vero lettore di Ken. C'è quasi una sorta di fratellanza che ci unisce. E penso sia stata questa la spinta che ha indotto l'amico (solo virtuale per il momento) Luigi, a prepararmi una serie di immagini da usare come sfondo per il titolo del mio blog. Per lui, che fa il graphic designer e l'illustratore di professione, è stato sicuramente semplice, ma io ho apprezzato molto il suo gesto (anche perché son negato in quanto a grafica, perfino per queste cose così elementari). Quindi lo ringrazio. Userò ciclicamente tutte e 5 le immagini che mi ha confezionato cominciando con questo bellissimo acquerello di Ivo Milazzo, che ci mostra un Ken in una situazione piuttosto difficile, ma bello combattivo, con il suo Kentucky in primo piano. Son sicuro che piacerà anche agli altri amici di Ken: Marco, Chemako delle stelle e Emiliano (che è mio amico in carne ossa anche senza l'intervento di Lungo Fucile...).

PS: a proposito di Ken, qui, su Lo Spazio Bianco, trovate un'interessante intervista ad Alessandro Bilotta, l'autore di Valter Buio, la miniserie a fumetti della Star Comics appena conclusasi, avente come protagonista uno psicanalista di fantasmi. Alla domanda se il modello ispiratore fosse stato Dylan Dog, come si sarebbe potuto intuire dato il tema e il fatto che Bilotta ne è anche sceneggiatore, la risposta a sorpresa è stata:
".... il mio rife­ri­mento prin­ci­pale per scri­vere Val­ter Buio è stato Ken Par­ker..."

E non basta: anche alla domanda successiva, Bilotta risponde affermando che lui, come Berardi, partecipa sentitamente  delle vicende del proprio personaggio, smentendo un po' l'intervistatore che invece sottolineava un distacco di Berardi verso Ken compiuto attraverso il filtro dell'ironia (fatto che francamente non condivido: in Ken c'è molta ironia certo, ma non vedo mica così forte il "compiaciuto disincanto" di Berardi verso Lungo Fucile, al punto da prevalere sull'attaccamento.... anzi!).

Ma guarda un po' dove vai a pescare lo zampino del nostro Ken... in uno psicanalista di fantasmi...anche lui nostro amico a questo punto...

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...