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giovedì 26 gennaio 2017
Manuele Fior copertinista di Mercurio Loi
Questa volta la Sergio Bonelli Editore sta facendo le cose in grande. È notizia di oggi che il copertinista della nuova serie Mercurio Loi, in partenza a maggio, sarà Manuele Fior. Un fuoriclasse per la casa editrice milanese, uno dei più importanti artisti del fumetto italiano capace di imporsi a livello internazionale quando vinse mel 2011 il premio come miglior fumetto al Festival di Angouleme con la sua opera Cinquemila chilometri al secondo. Alessandro Bilotta, creatore del personaggio, sta ancora saltando dalla gioia per un simile regalo: poter vantare Fior come il copertinista della propria serie è un fatto unico. Credo che la Bonelli questa volta non voglia correre rischi. Sta avviando una serie a tempo indeterminato, fatto ormai raro in via Buonarroti, e non vorrà certo ripetere le brutte esperienze delle due precedenti serie, Saguaro di Bruno Enna e Adam Wild di Gianfranco Manfredi, chiuse dopo la pubblicazione rispettivamente di 35 e 26 albi, a causa delle scarse vendite. Devo dire che il marketing a sostegno di quelle due collane fu davvero carente e che, per Saguaro, uno dei motivi di disaffezione del pubblico fu proprio la bassa qualità dei disegni. Una bella copertina non è certo garanzia di una buona storia e di buoni disegni, ma è evidente che rappresenta la vetrina dell'albo, il modo con il quale il fumetto si presenta al pubblico. E avere un disegno di Manuele Fior che ti fa l'occhiolino dagli scaffali dell'edicola significa partire già con un bel vantaggio.
La Bonelli sta dimostrando coraggio perché sfida il mercato con una serie ambientata in un preciso periodo storico del passato, la Roma papalina dei primi dell'Ottocento, ricca di intrighi e cospirazioni, avente come protagonista un erudito e freddo Sherlock Holmes all'italiana. Mercurio Loi ha già esordito nel ventottesmo albo della serie Le Storie, con una suggestiva storia disegnata da Matteo Mosca, raccogliendo molti consensi di critica e di pubblico. Tali consensi hanno convinto i responabili di via Buonarroti a mettere in cantiere la serie. Meritano tutti i miei applausi, perché non ci si può affidare soltanto alle aride stagioni di Orfani.
sabato 3 dicembre 2016
L'addio alle armi di Adam Wild: quattro domande a Gianfranco Manfredi
Un anno fa Gianfranco Manfredi annunciò la chiusura di Adam Wild, la serie da lui ideata e scritta, ambientata nell'Ottocento nell'Africa subequatoriale. Protagonista un guascone e ribelle esploratore scozzese che lotta contro la schiavitù. Il mercato non ha premiato questo nuovo eroe, gli interessanti personaggi di contorno e l'universo che l'autore ha creato. Un vero peccato, perché l'Avventura a fumetti perde un suo nuovo protagonista dopo appena ventisei numeri con l'albo intitolato Addio alle armi.
Ho contattato Manfredi per porgli quattro domande a riguardo.
Alessandro Olivo (AO): Quale eredità lasciano i 26 albi di Adam Wild in Sergio Bonelli Editore e cosa resta dentro di te di questa esperienza professionale?
Gianfranco Manfredi (GM): Molto studio, sempre utilissimo. Molta esperienza, sempre importante. Molti disegnatori nuovi che non conoscevo. Molta sperimentazione fondamentale per le cose che ho scritto durante e dopo e per quelle che scriverò.
AO: C'è ancora spazio in Bonelli per nuove esperienze editoriali in cui l'Avventura di stampo classico è protagonista? E, se sì, in quali forme: serie, miniserie, albi one-shot?
GM: Sicuramente. Dubito in direzione di serie lunghe. Penso in direzioni ancora impreviste dai lettori, ma è bene così, perché le anticipazioni rovinano le sorprese e perché spesso si anticipano cose che poi non si realizzano, ergo è meglio parlarne quando saranno in uscita. Di sicuro, nessuno sta fermo.
AO: Che legame c'è fra il moderno razzismo e lo schiavismo contro cui si è battuto Adam Wild?
GM: Evidente, direi. Razzismo e schiavismo stanno insieme. Perché si teorizza l’inferiorità di altri esseri umani? Per avere un alibi di comodo al loro sfruttamento.
AO: Pensi che avremo modo di rivedere ancora Adam Wild in qualche albo speciale one-shot o hai deciso di voltare completamente pagina?
GM: Mentre ancora usciva Adam, già preparavo e scrivevo altre cose, perché io non ne faccio mai una soltanto. Ho un bisogno fisico e mentale insopprimibile di varietà espressiva. E siccome lavoro tutti i giorni, scrivo molto, poi le cose escono in tempi diversi, anche se le faccio in parallelo. Quelle che escono dopo non è detto siano state scritte dopo, magari richiedevano tempi di realizzazione più lunghi. Certi progetti richiedono anni e bisogna lavorarci con largo anticipo. Al di là della volontà personale, poi, conta moltissimo quella dei lettori. Uno può anche decidere di ammazzare Sherlock Holmes perché si è stufato, ma se i lettori lo vogliono, resuscita per forza. Viceversa uno può scrivere una trilogia di romanzi, ma se il primo va male, gli altri due non li pubblicherà nessuno. Nella mia vita professionale ho sempre applicato la prima legge degli agenti segreti in missione: lasciarsi sempre aperta una via di fuga. Per dirla invece con il titolo di un romanzo di fantascienza di Robert Sheckley: Opzioni. Lavorare a senso unico è sbagliato. Più opzioni hai davanti e più mantieni sveglio il cervello. In un lavoro creativo è fondamentale. Anche in una singola storia: se ti limiti a eseguire uno schema prefissato senza calcolare opzioni narrative diverse in corsa, ti annoi e annoi il lettore perché non gli dai una storia da leggere di quelle che non si sa come vanno a finire, ma uno schemino prevedibile e scontato. E di questi schemini, sinceramente, non ce n’è bisogno. Ce ne sono fin troppi in circolazione, nei fumetti, nella narrativa letteraria, nel cinema, in televisione e nella musica. Un cuoco deve variare il Menu, altrimenti o è un cuoco di fast food (cioè un non cuoco) oppure è il cuoco del convento che rifila sempre la stessa minestra, magari nutriente, ma alla lunga insopportabile, e la rifila pure sempre agli stessi commensali, finché non gliela tirano addosso.
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giovedì 26 novembre 2015
La chiusura di Adam Wild
Gianfranco Manfredi, uno dei più bravi autori della scuderia Bonelli, ha annunciato che Adam Wild, la serie a fumetti che ha ideato e di cui ha scritto tutti gli episodi, chiuderà i battenti con il numero 26 (nel mese corrente è uscito il quattordicesimo albo). Il motivo della fine della collana è rappresentato dalle vendite insufficienti. La notizia, comparsa sul profilo facebook dello stesso autore, ha colto molti di sorpresa, me compreso. Adam Wild è una serie d'avventura di stampo classico, ambientata nell'Africa subequatoriale a fine Ottocento. Il protagonista è un simpatico e sfrontato ribelle, uno che odia lo schiavismo e lo combatte con tutte le proprie forze. Al suo esordio nelle edicole, trovai vitalità e freschezza nell'albo che divorai in pochi minuti. Nelle storie successive si sono alternati diversi disegnatori, molti dei quali davvero bravi e all'esordio per la Bonelli. Ma, alta qualità nelle storie e alta qualità nei disegni non sono bastati. Niente da fare. A meno di inversioni di tendenza nelle vendite, la serie chiuderà. E siamo a due: dopo Saguaro del bravo Bruno Enna, un'altra collana Bonelli che seguivo con interesse è destinata alla fine prematura. Perché? Cosa hanno di sbagliato questi personaggi? Troppo classici? Fuori tempo? Ormai vanno di moda gli effetti speciali a colori con cui nascondere la pochezza della storia (e non mi riferisco a Tex che invece brilla ancor di più a colori)? Sono più di tendenza i motion comics? Non lo so. Dopo che il nuovo corso Bonelli (annunciato attraverso una conferenza stampa che ha regalato la scena a chi l'umiltà non sa dove stia di casa) ha cominciato a dispiegarsi nel corso dell'ultimo anno, mi son sorte alcune perplessità. Rinforzate dall'estinzione di alcuni validi dinosauri. Mi viene il dubbio che dopo la morte di Sergio Bonelli qualcosa sia cambiato. Sembra che si punti di più sullo sbarco nel multimediale che sul sostegno alle serie di carta. O almeno questa è l'impressione che ne ho tratto rispetto a Saguaro e ad Adam Wild, per i quali la promozione è stata davvero inconsistente. Forse dipende anche dall'intraprendenza personale degli autori, dal fatto di sbattersi a girare l'Italia per manifestazioni e librerie e fumetterie (come sta facendo il buon Chiaverotti con Morgan Lost), ma non può dipendere solo da questo: e infatti la Bonelli ha studiato molto bene il lancio di Morgan Lost.
Probabilmente mi son fatto prendere dal pessimismo e invece la strategia editoriale della Bonelli è corretta e risulterà vincente. Ma cosa significa vincente? Vendere di più? La qualità si basa sui dati di vendita? Non credo proprio, perché, se fosse così, allora Ken Parker sarebbe uno dei peggiori fumetti mai pubblicati. E invece, nonostante le disavventure editoriali di Chemako, Sergio Bonelli lo rivolle sotto le sue ali, e ricominciò a pubblicarlo con il Magazine. Perché lo fece? Sapeva di rischiare molto, ma era sicuro del valore del personaggio e così gli diede un'altra chance. Lo stesso discorso vale per la collana Un uomo un'avventura. Economicamente non fu una buona operazione editoriale, ma oggi viene ricordata come una delle migliori intuizioni di Sergio Bonelli, e il suo valore è indiscusso. Al proposito, lo stesso Bonelli ebbe a dire:
"Una serie di volumi cartonati che è andata piuttosto male, pur potendo contare su nomi importanti come quelli di Pratt, Battaglia, Toppi, Crepax e Micheluzzi. Probabilmente era troppo in anticipo sui tempi! Comunque, anche se il bilancio economico era decisamente fallimentare, io decisi di mantenerla in vita per alcuni anni: ecco, questo è uno dei lussi che come Editore mi concedo ogni tanto, e che riservo ai fumetti che mi piacciono in modo particolare..."Chi mai avrebbe questo coraggio oggi? Ho detto coraggio, non boria o arroganza. Sono due cose diverse. Il primo ce l'ha chi ha una valutazione oggettiva e serena dei propri mezzi, i secondi sono propri invece di chi getta fumo negli occhi per nascondere la propria pochezza. Ma tanto, prima o poi, il fumo svanisce....
domenica 22 febbraio 2015
Il cuore di tenebra di Adam Wild
Il colonialismo occidentale ha avuto lungo i secoli diverse facce, quasi sempre impresentabili, ma è difficile trovarne una così ipocrita come quella offerta da Leopoldo II, sovrano del Belgio, a cavallo fra diciannovesimo e ventesimo secolo. Il teatro delle sue scellerate imprese fu quella vasta regione africana che oggi chiamiamo Repubblica Democratica del Congo e che allora, con spudorata falsità, venne battezzata Stato libero del Congo. Di libero, quello Stato, non ebbe nulla: le risorse naturali furono depredate e si praticò il commercio degli schiavi. Il sangue dei nativi fu versato a fiumi: mai, lungo la loro storia, le tribù della regione conobbero un periodo così violento.
E' in questo spietato scenario storico che Gianfranco Manfredi ci immerge attraverso il quinto albo della sua fortunata serie a fumetti intitolata con il nome del suo protagonista, lo strafottente e temerario esploratore scozzese Adam Wild. Vitalità e freschezza avevano caratterizzato la prima uscita di questa collana Bonelli, salutata da tutti come il grande ritorno dell'Avventura d'altri tempi fra le serie a fumetti della casa editrice milanese. E' così è stato, anche se Manfredi riesce sempre a connotare con il suo stile narrativo molto personale le storie che racconta, rendendole moderne anche quando si riferiscono a fatti storici lontani nel tempo e, almeno apparentemente, così diversi dal nostro modo di vivere attuale.
La terza luna, titolo dell'ultimo albo, è un viaggio dentro l'inferno. Un inferno popolato da cannibali, torture, soprusi, terrore. Ma in questo scenario da cuore di tenebra si erge la luce di un personaggio che combatte la sua lotta personale contro lo schiavismo. E lo fa a viso aperto, con un sorriso beffardo e guascone sulle labbra. Non si crede un salvatore illuminato che ha una nobile missione da compiere. No, lui si butta nella mischia seguendo quello che il cuore gli dice. E questo accade anche nella storia presente, quando vediamo Adam, stanco e con la barba lunga dopo una estenuante marcia attraverso la foresta, raggiungere una stazione commerciale gestita dagli Anderson, due americani, padre e figlio. Qui apprende della guerra portata nella regione dalla tribù cannibale degli Zappo Zap, capitanata dal crudele capo Malumba. Scopre che i belgi sono in affari con gli Zappo Zap, che forniscono schiavi (della tribù dei Kuba che vivono in pace commerciando avorio con gli Anderson) in cambio di fucili. Adam non ci pensa su un istante e si butta a capofitto nell'impresa apparentemente disperata di sgominare il traffico di esseri umani. Se la decisione è presa d'impulso, non vuol dire che l'azione sia portata avanti con incoscienza, tutt'altro: Adam si rivela un fine stratega, sfruttando a vantaggio proprio e dei Kuba la fragile alleanza fra i belgi del cinico capitano Dufour e i guerrieri di Malumba.
Indiscutibilmente, gran parte del fascino esercitato da questa avventura, viene dai disegni di Antonio Lucchi, new entry in casa Bonelli. Se nel primo numero della serie, i disegni chiari di Alessandro Nespolino avevano ritratto con precisione la città di Zanzibar, ne La terza luna Lucchi ci presenta con grande vividezza una foresta a tinte forti. Lo stile espressionistico del disegnatore sassarese è perfetto nell'evidenziare la crudeltà nei volti di Malumba e dei suoi: lo sguardo spietato e i denti aguzzi degli Zappo Zap conferiscono loro un'espressione demoniaca esaltata dallo stile di Lucchi. Di grande effetto le scene di sacrificio umano ambientate all'interno del campo dei cannibali, così come quelle della battaglia finale. La luna rischiara di un sinistro bagliore la notte in cui avviene lo scontro fra le tre forze in campo: i Kuba con gli Anderson e Adam, gli Zappo Zap di Malumba e i soldati belgi di Dufour. Il tratto (digitale perché realizzato al computer) di Lucchi è abile nel conferire alle scene di scontro un forte dinamismo, senza mai cadere nella confusione. Di notevole impatto anche i primi piani dei protagonisti, i cui volti sono ritratti in numerose espressioni senza mai perdere la caratterizzazione del personaggio, o le inquadrature molto cinematografiche.
La Storia va rispettata e, se Malumba e gli Zappo Zap vengono sconfitti e i Kuba liberati, i belgi perdono soltanto questa battaglia, ritirandosi dietro a un Dufour che, umiliato da Adam, si augura, vendicativo, un futuro incontro. L'albo termina qualche tempo dopo e in un altro luogo. Dopo una lunga e trepidante attesa, il conte Molfetta può riabbracciare calorosamente Adam, ritornato da un'esperienza che lo ha duramente provato. Manfredi sembra suggerire che l'abbraccio di un amico, ritratto splendidamente da Lucchi alla luce del sole al tramonto, è uno dei pochi gesti di umanità che fa ritornare la fiducia nel genere umano.
E' in questo spietato scenario storico che Gianfranco Manfredi ci immerge attraverso il quinto albo della sua fortunata serie a fumetti intitolata con il nome del suo protagonista, lo strafottente e temerario esploratore scozzese Adam Wild. Vitalità e freschezza avevano caratterizzato la prima uscita di questa collana Bonelli, salutata da tutti come il grande ritorno dell'Avventura d'altri tempi fra le serie a fumetti della casa editrice milanese. E' così è stato, anche se Manfredi riesce sempre a connotare con il suo stile narrativo molto personale le storie che racconta, rendendole moderne anche quando si riferiscono a fatti storici lontani nel tempo e, almeno apparentemente, così diversi dal nostro modo di vivere attuale.
La terza luna, titolo dell'ultimo albo, è un viaggio dentro l'inferno. Un inferno popolato da cannibali, torture, soprusi, terrore. Ma in questo scenario da cuore di tenebra si erge la luce di un personaggio che combatte la sua lotta personale contro lo schiavismo. E lo fa a viso aperto, con un sorriso beffardo e guascone sulle labbra. Non si crede un salvatore illuminato che ha una nobile missione da compiere. No, lui si butta nella mischia seguendo quello che il cuore gli dice. E questo accade anche nella storia presente, quando vediamo Adam, stanco e con la barba lunga dopo una estenuante marcia attraverso la foresta, raggiungere una stazione commerciale gestita dagli Anderson, due americani, padre e figlio. Qui apprende della guerra portata nella regione dalla tribù cannibale degli Zappo Zap, capitanata dal crudele capo Malumba. Scopre che i belgi sono in affari con gli Zappo Zap, che forniscono schiavi (della tribù dei Kuba che vivono in pace commerciando avorio con gli Anderson) in cambio di fucili. Adam non ci pensa su un istante e si butta a capofitto nell'impresa apparentemente disperata di sgominare il traffico di esseri umani. Se la decisione è presa d'impulso, non vuol dire che l'azione sia portata avanti con incoscienza, tutt'altro: Adam si rivela un fine stratega, sfruttando a vantaggio proprio e dei Kuba la fragile alleanza fra i belgi del cinico capitano Dufour e i guerrieri di Malumba.
Indiscutibilmente, gran parte del fascino esercitato da questa avventura, viene dai disegni di Antonio Lucchi, new entry in casa Bonelli. Se nel primo numero della serie, i disegni chiari di Alessandro Nespolino avevano ritratto con precisione la città di Zanzibar, ne La terza luna Lucchi ci presenta con grande vividezza una foresta a tinte forti. Lo stile espressionistico del disegnatore sassarese è perfetto nell'evidenziare la crudeltà nei volti di Malumba e dei suoi: lo sguardo spietato e i denti aguzzi degli Zappo Zap conferiscono loro un'espressione demoniaca esaltata dallo stile di Lucchi. Di grande effetto le scene di sacrificio umano ambientate all'interno del campo dei cannibali, così come quelle della battaglia finale. La luna rischiara di un sinistro bagliore la notte in cui avviene lo scontro fra le tre forze in campo: i Kuba con gli Anderson e Adam, gli Zappo Zap di Malumba e i soldati belgi di Dufour. Il tratto (digitale perché realizzato al computer) di Lucchi è abile nel conferire alle scene di scontro un forte dinamismo, senza mai cadere nella confusione. Di notevole impatto anche i primi piani dei protagonisti, i cui volti sono ritratti in numerose espressioni senza mai perdere la caratterizzazione del personaggio, o le inquadrature molto cinematografiche.
La Storia va rispettata e, se Malumba e gli Zappo Zap vengono sconfitti e i Kuba liberati, i belgi perdono soltanto questa battaglia, ritirandosi dietro a un Dufour che, umiliato da Adam, si augura, vendicativo, un futuro incontro. L'albo termina qualche tempo dopo e in un altro luogo. Dopo una lunga e trepidante attesa, il conte Molfetta può riabbracciare calorosamente Adam, ritornato da un'esperienza che lo ha duramente provato. Manfredi sembra suggerire che l'abbraccio di un amico, ritratto splendidamente da Lucchi alla luce del sole al tramonto, è uno dei pochi gesti di umanità che fa ritornare la fiducia nel genere umano.
lunedì 19 gennaio 2015
Il mercato batte Saguaro
Non ci voleva un mago per prevederlo. Quando ho visto morire Cobra Ray, il nemico numero uno di Saguaro nell'albo di gennaio intitolato Colpo di coda, sul momento non ci ho creduto o, meglio, non ci volevo credere. Ho riletto due volte per essere sicuro che non mi fosse sfuggito qualcosa: in fondo tante volte Cobra Ray era stato dato per morto, ma era sempre ricomparso più pericoloso di prima. Ma questa volta no. Ridotto in sedia a rotelle, si è dato fuoco di fronte a Saguaro. Ed è morto. Se Bruno Enna, creatore e principale sceneggiatore del personaggio, fa morire già al numero 32 della serie il nemico principale del protagonista, allora il lettore non può che considerarlo come un terribile indizio. Unito all'altro grave indizio riguardante i bassi numeri di vendita di cui Saguaro soffre da molto tempo, mi son detto che ormai la fine della serie è certa. Puntuale è giunta pochi giorni fa la notizia ufficiale della Sergio Bonelli Editore, che ha confermato le voci che circolavano da mesi: in soli tre ultimi e definitivi albi Saguaro verrà a capo di tutto. Tutte le interessanti trame che hanno segnato con forza la continuity della serie (dall'infido Clive Waters, creatore dell'unità speciale dell'FBI in cui lavora Thorn Kitcheyan, passando per il ribelle navajo Nastas Begay, ex amico fraterno di Saguaro, fino al vecchio uomo della medicina Howi e i segreti riguardo ai genitori di Thorn) troveranno una conclusione in soli tre albi.
E' un vero peccato. La Bonelli chiude una delle sue serie migliori. Più volte ho avuto modo di elogiare Enna per la sua scrittura dinamica, veloce, agile ma capace di approfondire con cura temi di carattere sociale e psicologie dei personaggi. Perdiamo un ottimo poliziesco ambientato nel Sud Ovest americano negli anni Settanta del secolo scorso, con in primo piano le problematiche legate alla vita e ai diritti dei nativi. Thorn è un navajo, ma è anche un reduce del Vietnam, e da proprio questo passato emerge il suo arci-nemico Cobra Ray. Ma c'è anche un altro passato, familiare e tribale, che incombe su Saguaro e di cui, albo dopo albo, Enna ha saputo dosare gli elementi, in modo da creare la dovuta suspense.
Non mi spiegherò mai perché prima Orfani e ora Ringo (miniserie scritte da Roberto Recchioni) funzionano mentre Saguaro no. Intendo dal punto di vista commerciale, non della qualità di soggetti e sceneggiature. Qualcuno ha detto che Saguaro è nato già vecchio: un eroe Bonelli classico, troppo classico, legato ad uno sfondo, il western, che ha perso molto del suo appeal, almeno presso il pubblico più giovane. Non sono d'accordo. Saguaro è parso essere al suo esordio il classico duro, tutto d'un pezzo, alla Tex Willer. Ma poi, con lo scorrere delle storie, la sua psicologia e il suo mondo si sono dispiegati, lasciando intravedere molte sfumature, e molti dubbi. Tex, al di là dei metodi drastici che li accomunano, è molto lontano da Thorn.
E poi, Adam Wild, la nuova miniserie di Gianfranco Manfredi, non si è proposta proprio all'insegna della Avventura classica, che più classica non si può? Certo, l'ambientazione e i personaggi son del tutto diversi, ma l'alveo di genere in cui si inserisce è molto più vicino a Saguaro piuttosto che ad Orfani. E mi pare che le vendite del nuovo eroe di Manfredi stiano andando bene.
L'unico difetto, non di poco conto, che riconosco alla serie di Enna è la qualità dei disegni, mediamente bassa, con rare eccezioni. Potrebbe essere che molti lettori l'abbiano abbandonata proprio per questo motivo. Se fosse vero, le responsabilità ricadrebbe sulla Bonelli stessa, che non ha saputo garantire ad Enna un parco disegnatori all'altezza (cosa che invece non sta succedendo per Adam Wild e Lukas di Michele Medda, caratterizzati da ottimi disegni, oltre che da valide storie).
domenica 5 ottobre 2014
Adam Wild, la freschezza dell'avventura
Giri l'ultima pagina e hai la sensazione di avere appena letto una di quelle storie d'avventura d'altri tempi: quando gli eroi si battevano con ardimento in lontani luoghi esotici e affrontavano a viso aperto nemici spietati. Eroi un po' guasconi, che senza guai non ci sapevano stare. Eroi a cui ribolliva il sangue di fronte ad un'ingiustizia e che non si perdevano in calcoli o riflessioni: passavano subito all'azione. Moschettieri, pirati, esploratori. Ecco: esploratori è la parola giusta! Adam Wild è un esploratore scozzese che vive alla fine dell'Ottocento a Zanzibar, dove la schiavitù è ufficialmente abolita ma il suo commercio è comunque praticato grazie alla connivenza delle autorità corrotte. E allora un eroe d'altri tempi che cosa fa per ottenere giustizia? Va dritto a casa del potente trafficante e lo ammazza con le proprie mani.
Vitalità e freschezza sono le caratteristiche de Gli schiavi di Zanzibar, l'albo d'esordio della nuova collana mensile con cui la Sergio Bonelli Editore ritorna alla grande avventura. E chi se non Gianfranco Manfredi poteva confezionare un albo in cui Avventura e Storia si intrecciano così armoniosamente. Dopo il Far West cavalcato da Magico Vento, dopo Roma e l'Abissinia della prima guerra coloniale italiana combattuta da Volto Nascosto e dopo la Cina della Guerra dei Boxer vissuta da Shanghai Devil, il teatro della nuova avventura è l'Africa subequatoriale. Ancora il colonialismo è uno dei temi principali, qui rappresentato in una delle sue più aberranti manifestazioni: lo schiavismo. Ed ecco quindi Adam Wild, un eroe dal fisico prestante e dal sorriso beffardo, che si ribella allo status quo.
Ottima prima per la nuova serie Bonelli: storia con tanto ritmo, personaggi ben caratterizzati (oltre al protagonista, promettono bene il conte Molfetta e la principessa bantù Amina, liberata dal nostro eroe) e un'ambientazione affascinante. Merito certamente anche dei disegni chiari e precisi di Alessandro Nespolino, l'ideatore grafico del personaggio che rappresenta una Zanzibar affascinante ed evocativa.
Adam Wild si presenta come la migliore novità autunnale di casa Bonelli, al di là della tanto sbandierata rivoluzione dylandoghiana e della seconda stagione di una serie di cui sarò volentieri orfano...
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sabato 4 ottobre 2014
Il nuovo corso della Bonelli
Ci ho messo un po' di tempo, ma oggi ho finito di guardare su Youtube i 108 minuti della conferenza stampa che la Sergio Bonelli Editore ha tenuto la mattina di venerdì 26 settembre al Blue Note di Milano. Si tratta di un evento storico per la pluridecennale storia della gloriosa casa editrice milanese, perché è la sua prima conferenza stampa in assoluto. Mai prima d'ora, infatti, quelli di via Buonarroti 38 avevano convocato giornalisti e addetti ai lavori per comunicare nuovi prodotti e nuove strategie. Segno quindi di una svolta nelle logiche di comunicazione della casa editrice.
La data scelta non è poi casuale: tre anni fa moriva Sergio Bonelli e il primo pensiero di Michele Masiero (caporedattore) e di Mauro Marcheselli (direttore editoriale) è rivolto giustamente a lui e alla nuovissima sezione del sito dedicata alla sua figura di autore ed editore oltre che all'uomo Sergio Bonelli.
Quali i temi di questa conferenza stampa? Sostanzialmente due: la presentazione di nuove testate o il rinnovo di testate già esistenti e, soprattutto, l'annuncio della volontà della casa editrice di portare i propri personaggi nelle produzioni multimediali.
Adam Wild, la seconda stagione di Orfani intitolata Ringo, e Dylan Dog sono state quindi le collane presentate dai rispettivi autori. Protagonista di questa prima parte: Roberto Recchioni che ha visto il suo già notevole ego diventare smisurato dopo che un'inaspettata comparsa sul palco di Tiziano Sclavi ha sancito ufficialmente il passaggio di testimone nella direzione artistica di Dylan Dog (la mano di Sclavi appoggiata sulla spalla di un Recchioni a capo chino sapeva tanto di investitura medievale da parte del vecchio re che si ritira nei confronti del novello regnante).
L'apertura delle presentazioni tocca in realtà a Gianfranco Manfredi che illustra le caratteristiche del suo nuovo personaggio Adam Wild (in edicola dal 4 ottobre), soffermandosi molto sul ricco parco disegnatori. Avventura classica nel solco della migliore tradizione bonelliana: questo dobbiamo aspettarci dalla serie che, ne sono certo, non deluderà le aspettative dei lettori che conoscono l'autore marchigiano e i suoi precedenti successi bonelliani (Magico Vento, Volto Nascosto, Shanghai Devil e diverse storie di Tex).
Ad un autore che ha dato e sta dando tanto alla Sergio Bonelli Editore e, quindi, al fumetto italiano mi sarei aspettato che fosse concesso molto più spazio. Invece stop. Pochi minuti e viene liquidata la pratica Manfredi/Adam Wild. E allora via con lo show di Recchioni, già ringalluzzito dalla pacca sulla spalla di Scalvi. E avanti con Dylan Dog e il suo nuovo corso. E poi ancora con la seconda stagione di Ringo. Lo sceneggiatore romano è prolisso e ti investe con un fiume di parole. Dice tante cose interessanti ma la sensazione è che si prenda più spazio di quello che gli spetterebbe.
Le cose non migliorano poi quando vengono introdotti Vincenzo Sarno (responsabile del Business Property Development della Bonelli) e Alessandro Ravani (amministratore delegato di RaiCom). Si illustra la nuova strategia della casa editrice che vuole puntare a produrre serie televisive, film, videogiochi, merchandising. Multimediale, quindi, a partire dal core business fumetto. E la prima prova concreta quale sarà? Inutile dirlo: Orfani. Lo si poteva già intuire leggendo la serie cartacea che il naturale sviluppo sarebbe stato il motion comic. Non mi sarei aspettato una collaborazione con la Rai. E invece eccola: 10 puntate da 30 minuti in onda su Rai4 a partire da dicembre. Cos'è il motion comic? Avete presente SuperGulp! Fumetti in TV di quasi quarant'anni fa? Ecco, più o meno quello, ma in una versione molto più effettata (madonna che brutto termine che mi usa Sarno) e in 3D. Più stilosa e fashion, insomma, ma sempre quella roba là. Ma tant'è..
E quindi ancora Recchioni a disquisire di nuovi media, di nuovi linguaggi di narrazione da portare nel fumetto: quelli delle serie televisive e dei videogiochi, tanto per essere chiari. E poi ti domandi perché un albo di Orfani lo leggi mediamente in metà tempo di un altro albo Bonelli? Sì ma Recchioni ti dice che anche il primo albo di Dylan Dog usava un linguaggio talmente innovativo che lo leggevi velocissimamente. Come se la stessa velocità (tutta da dimostare) di lettura fra il Dylan Dog numero 1 e un albo a caso di Orfani bastasse per metterli sullo stesso piano della qualità.... E non basta il motion comic: anche uno sceneggiato radiofonico adatterà Orfani e verrà trasmesso prossimamente.
Mi domando: ma fra tutta la sterminata library (Sarno la chiama così) di personaggi e storie che costituiscono il patrimonio fumettistico e quindi culturale degli oltre sette decenni di storia della Bonelli, proprio con Orfani si doveva fare il grande salto nel multimediale?
Ciliegina sulla torta: le domande in chiusura da parte dei giornalisti/blogger presenti in sala sono tutte per Recchioni e alcune per Sarno o Masiero/Marcheselli: tutte incentrate su Dylan Dog, Orfani e nuova strategia editoriale. Certo, la grossa novità uscita dalla conferenza stampa è l'ingresso in pompa magna della Bonelli nelle produzioni multimediali. Ma proprio perché il tema è così importante non solo per la casa editrice ma per tutto il fumetto italiano, va lasciato affrontare da Recchioni e basta? A me, invece, sarebbe piaciuto vedere attivi sul palco insieme a Manfredi (e non passivi in platea) gli autori storici della Bonelli, come Castelli, Sclavi, Boselli, Serra e Medda. Per non parlare di Berardi e Burattini (mi pare assenti anche dalla platea). O di Enoch, Vietti e Ruju. Questa gente qua (e tanti altri ancora) sono la Bonelli. E loro sono i più titolati a parlare di un argomento del genere.
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sabato 30 agosto 2014
Aspettando Adam Wild
Appuntamento in edicola il prossimo 4 ottobre con il primo numero di Adam Wild, la nuova serie a fumetti scritta da Gianfranco Manfredi ed edita da Sergio Bonelli Editore. La casa editrice svela sul proprio sito alcuni dettagli dell'albo di esordio intitolato Gli schiavi di Zanzibar e disegnato da Alessandro Nespolino. La copertina molto espressiva di Darko Perovic lascia intendere molto del carattere di questo nuovo personaggio: sfrontato, ribelle e in cerca di avventura. L'Avventura sarà la protagonista di questa nuova serie, nell'alveo della classica tradizione bonelliana, per non dire salgariana: d'altronde la Bonelli non ha forse raccolto l'eredità lasciata da Emilio Salgari, portando l'Avventura dal campo della letteratura a quello dei fumetti?
Ci sono infatti diverse similitudini fra Adam Wild, le cui vicende sono ambientate nell'Africa nera di fine Ottocento, e gli eroi anticolonialisti come Sandokan o Yanez creati da Salgari. Fin dall'anteprima del primo episodio capiamo che Adam si batte contro la schiavitù e il razzismo e questo, a sua volta, ci ricorda gli altri personaggi creati da Gianfranco Manfredi nelle precedenti serie o miniserie bonelliane: Magico Vento, Volto Nascosto e Shangai Devil. Anche qui il colonialismo era un elemento fondamentale del contesto storico entro cui si muovevano i protagonisti: certamente più familiare il mondo nordamericano del Far West in cui agisce lo sciamano bianco dei Siuox (che frequenta comunque anche l'east coast cittadina), poco nota l'Africa coloniale italiana di fine Ottocento in cui cui Ugo Pastore conosce Volto Nascosto, per non parlare della semisconosciuta Cina del tempo dei Boxer, teatro delle avventure di Shangai Devil/Ugo Pastore.
E ora la fantasia di Gianfranco Manfredi ci porta nell'Africa nera di fine Ottocento, a vivere le imprese di un eroe molto diverso dal tormentato Ugo Pastore. Adam è infatti un uomo d'azione, anticonformista e, diremmo oggi, politicamente scorretto. La sua espressione scanzonata e attaccabrighe ricorda Errol Flynn, fonte di ispirazione tanto per le sembianze del personaggio, quanto per il suo carattere e la sua indole.
La serie sarà organizzata in stagioni annuali e vedrà l'esordio in casa Bonelli di nuovi disegnatori, fra i quali parecchi di nazionalità serba (al riguardo segnalo questa interessante intervista).
Personalmente sono molto contento dell'annunciato inizio di Adam Wild: da una parte perché ho sempre apprezzato molto i precedenti lavori a fumetti di Manfredi, dall'altra perché mi sentivo orfano (!!!), nel pur ricco ventaglio di collane proposte attualmente dalla Bonelli, di una serie d'avventura classica, di ambientazione storica e con un protagonista fisso.
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domenica 7 aprile 2013
Il ritorno di Magico Vento
Una locomotiva e i suoi vagoni dilaniati. Fiamme e fumo che li
avvolgono. Corpi umani straziati. E un vecchio indiano a cavallo che si muove
in questa devastazione. Cavallo
Zoppo, l'uomo della medicina dei Lakota, è il primo personaggio che
incontriamo nella saga di Magico
Vento. Non è né Ned Ellis (il nome da bianco del protagonista
della serie), tanto meno il fido compagno Poe,
a essere presentato per primo. Bensì un vecchio sciamano in cerca del suo
successore, di un uomo che, al di là del colore della pelle, sia in grado di
imparare tutto quello che il vecchio Sioux può insegnargli. Una visione di
Wakan Tanka ha condotto Cavallo Zoppo presso il luogo del disastro ferroviario e
lì, fra i ferri divelti e i crateri provocati dall'esplosione, un uomo ferito,
coperto di sangue, si alza a fatica, barcolla e ricade privo di coscienza
davanti allo sbalordito sciamano. Ecco gli ultimi passi incerti di Ned , prima
di diventare Magico Vento.
Sono di forte
impatto le prime tavole di Fort
Ghost, la storia scritta da Gianfranco
Manfredi e disegnata da Jose Ortiz, con cui la serie di
Magico Vento ha inizio. E penso che non sia un caso che il primo personaggio
che l'autore ci presenta sia uno sciamano. È
questa, infatti, una delle
caratteristiche principali dell'affascinante avventura che Manfredi ha creato:
un'originale miscela di western, fantastico e horror, radicata
nella religione e nella mitologia degli indiani d'America, popolata da mostri e
creature sovrannaturali. Questo Lato Oscuro del West, e non solo i classici
pistoleri, è al centro del racconto: un'innovazione per il mondo dei fumetti.
Ma il punto di vista di Manfredi sul mondo delle leggende, delle tradizioni e
della cultura dei nativi americani è molto rispettoso: il protagonista è sì uno
sciamano, ma pur sempre bianco. Da parte dell'autore sarebbe stato presuntuoso mettersi nei panni di un protagonista nativo a tutti
gli effetti: Magico Vento non dimentica di essere stato Ned Ellis, i pantaloni
da soldato che indossa glielo ricordano continuamente e lui, d'altronde, non
vuole nascondere le sue origini a nessuno.
Ma l'unicità di
Magico Vento nel panorama fumettistico è data anche da altri fattori. Da una
parte l'attenzione di Manfredi alla Storia è massima: l'Avventura si intreccia
sapientemente con la Storia del West. Da incorniciare sono gli albi che
costituiscono il ciclo delle Black Hills, nel quale si racconta uno dei luoghi
ed eventi mitici del West: la battaglia
di Little Big Horn. Il pregio è averla inserita in un contesto più ampio:
storico, politico, economico e militare. Il lettore arriva al momento della
battaglia con un quadro ben preciso di tutte le forze in campo e di tutta
la dinamica che le ha condotte fino a lì. E poi c'è il racconto dei
protagonisti, noti e non, di primo piano e di contorno, tutti tratteggiati con
umanità e dignità.
D'altra parte il
western di Magico Vento è contrappuntato anche dalle avventure vissute nelle
città della costa dell'Est: storie ricche di sotterfugi, di spie, di intrighi
politici in cui meglio spicca l'azione di Poe, il giornalista che condivide
le sorti dell'inseparabile amico. Poe è un uomo che cerca di tenere i piedi per
terra quando si imbarca con Ned in avventure più grandi di lui: è l'alter ego
razionale di Magico Vento che è più vicino, invece, alla natura misteriosa
dell'essere umano.
Per tutto quello
che ho scritto, ma anche per molto altro, Magico Vento è una serie che un
lettore di fumetti non può lasciarsi sfuggire. Un'occasione per leggerla (o
rileggerla) cade propizia in questi giorni. La Panini Comics propone mensilmente la ristampa integrale a colori di tutta la serie. Magico Vento
Deluxe è il nome della collana
che ha esordito il 21 marzo con il primo albo, Fort Ghost, ritornato nelle edicole dopo quasi sedici anni, tanto è il tempo che separa questa edizione dall'originale della Sergio Bonelli Editore, pubblicata a partire dal mese di luglio del 1997.
La nuova edizione Panini conserva il formato originale Bonelli e anche il tipo di carta è lo stesso. Il colore però è un po' troppo cupo e la tavola, considerando anche i disegni di Ortiz con il suo nero già ben marcato, risulta molto scura. Penso e spero che si prenderanno dei provvedimenti a partire dal secondo numero. Nonostante questo difetto, il risultato è comunque migliore delle ristampe delle avventure di Zagor e Dylan Dog, proposte settimanalmente in edicola dal gruppo editoriale L'Espresso-La Repubblica. In questo caso il formato è sì più grande, ma i colori usati uniti alla carta patinata creano un effetto che, personalmente, trovo artificiale.
Il ritorno di Magico vento era auspicato da parte di molto lettori, che chiedevano a Gianfranco Manfredi di far tornare il suo personaggio con nuove storie. Penso invece che Magico Vento abbia dato il meglio di sé nei suoi 130 albi (più lo speciale) e che sia stato saggio chiudere la serie quando il livello delle storie era ancora alto, senza rischiare di trascinarsi in una stanca riproposizione di avventure già lette. D'altronde Manfredi si è dedicato con successo alla creazione di nuovi personaggi e nuove (mini)serie, e Volto Nascosto e Shanghai Devil sono lì a testimoniarlo.
Pertanto lasciamo lavorare Manfredi sul nuovo Adam Wild, ché il modo migliore per (ri)vivere le avventure di Magico Vento è ora quello di leggere le sue avventure a colori.
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