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domenica 12 luglio 2015

Mohawk River - Avventura sulle orme di Fenimore Cooper e Pratt


Basta il colpo d'occhio della splendida copertina di Aldo Di Gennaro e pensi subito a Wheeling di Hugo Pratt e a L'ultimo dei Mohicani di James Fenimore Cooper. Poi inizi la lettura di Mohawk River e ti trovi immerso completamente nell'Avventura. Le Storie, la collana mensile della Sergio Bonelli Editore che ogni mese ci propone una storia con ambientazione e protagonisti diversi, quest'anno ha davvero fatto centro con lo speciale a colori, scritto da Mauro Boselli e disegnato da Angelo Stano. Personalmente sono sempre stato affascinato dalle vicende storiche avvenute nel Nord America del Settecento, quando ancora il West non esisteva e Inghilterra e Francia si disputavano quegli sconfinati e inesplorati territori, sfruttando a loro vantaggio le alleanze con le tribù di nativi. Manituana, il romanzo del collettivo Wu Ming, è un'altro rimando cui corre la mia fantasia anche se gli avvenimenti raccontati in Mohawk River sono ben precedenti e risalgono al periodo compreso fra il 1755 e il 1760, quando le grandi potenze europee si scontrarono nella Guerra dei Sette Anni, coinvolgendo in questo confronto anche le proprie colonie d'oltreoceano.



Vendetta, amore e guerra sono i classici ingredienti di questa storia coinvolgente che Boselli ha intessuto sapientemente, caratterizzando con grande accuratezza diversi personaggi, sui quali spicca come un gigante Riley Black, l'immortale (?) cacciatore e guerriero bianco, stimato dai nativi che lo chiamano col nome di Corvo Nero. Dietro la trama si percepisce il grande lavoro di documentazione di Boselli che restituisce con precisione fatti realmente accaduti, contribuendo ad illuminare un periodo sempre troppo poco presente, per i miei gusti, nelle opere di fiction. Il curatore di Tex Willer non esita a mostrare i fatti per quelli che sono, nella loro estrema violenza e crudezza: sgorga abbondante il sangue dalle teste prima spaccate dai tomahawk e poi private del loro scalpo. Ma questa era la realtà con cui si son confrontati i protagonisti di questa storia avventurosa ma anche brutale.
Due sono gli elementi che mi son rimasti impressi. Il primo non è nuovo per un lettore di fumetti ambientati nel Nord America di due o tre secoli fa. Ancora una volta la trama si snoda attorno ai calcoli politici dei conquistatori europei (ottimamente rappresentati dalla spia francese Guichet-Bendd Nera) che non esistano a sfruttare a proprio vantaggio l'appoggio delle tribù native, per poi sacrificarle e tradirle quando la loro funzione cessa di essere utile. Questa volta non sono Cheyenne o Lakota o Apache al centro della vicenda ma nomi meno sentiti perché appartenenti a popolazioni travolte prima delle altre dalla marcia di conquista dei bianchi: Abenaki, Mohawk e Delaware. Al di là dei nomi, però, la storia è sempre tragicamente la stessa.


L'altro elemento per cui sono rimasto colpito sono stai i disegni e soprattutto i colori. Angelo Stano si è davvero superato regalandoci scene (esaltanti quelle ambientate nei boschi) e personaggi (i nativi in primis) ricchi di dettagli. La colorazione è davvero magistrale e l'unico rimpianto è di non aver potuto apprezzare le tavole dell'artista pugliese in un formato più grande. Sono molto lontane le tristi colorazioni che la Bonelli ci riservava negli anni passati: l'esperienza di Orfani è servita almeno a qualcosa.
Ma quest'estate vede Mauro Boselli come il vero mattatore della collana Le Storie. Oltre a Mohawk River, infatti, l'autore milanese firma la sceneggiatura de L'abisso, l'albo della serie regolare in uscita ad agosto, dove i disegni di Luca Rossi daranno vita ad una pittoresca ciurma di pirati e alla loro straordinaria caccia al tesoro.

domenica 22 febbraio 2015

Il cuore di tenebra di Adam Wild

Il colonialismo occidentale ha avuto lungo i secoli diverse facce, quasi sempre impresentabili, ma è difficile trovarne una così ipocrita come quella offerta da Leopoldo II, sovrano del Belgio, a cavallo fra diciannovesimo e ventesimo secolo. Il teatro delle sue scellerate imprese fu quella vasta regione africana che oggi chiamiamo Repubblica Democratica del Congo e che allora, con spudorata falsità, venne battezzata Stato libero del Congo. Di libero, quello Stato, non ebbe nulla: le risorse naturali furono depredate e si praticò il commercio degli schiavi. Il sangue dei nativi fu versato a fiumi: mai, lungo la loro storia, le tribù della regione conobbero un periodo così violento.
E' in questo spietato scenario storico che Gianfranco Manfredi ci immerge attraverso il quinto albo della sua fortunata serie a fumetti intitolata con il nome del suo protagonista, lo strafottente e temerario esploratore scozzese Adam Wild. Vitalità e freschezza avevano caratterizzato la prima uscita di questa collana Bonelli, salutata da tutti come il grande ritorno dell'Avventura d'altri tempi fra le serie a fumetti della casa editrice milanese. E' così è stato, anche se Manfredi riesce sempre a connotare con il suo stile narrativo molto personale le storie che racconta, rendendole moderne anche quando si riferiscono a fatti storici lontani nel tempo e, almeno apparentemente, così diversi dal nostro modo di vivere attuale.


La terza luna, titolo dell'ultimo albo, è un viaggio dentro l'inferno. Un inferno popolato da cannibali, torture, soprusi, terrore. Ma in questo scenario da cuore di tenebra si erge la luce di un personaggio che combatte la sua lotta personale contro lo schiavismo. E lo fa a viso aperto, con un sorriso beffardo e guascone sulle labbra. Non si crede un salvatore illuminato che ha una nobile missione da compiere. No, lui si butta nella mischia seguendo quello che il cuore gli dice. E questo accade anche nella storia presente, quando vediamo Adam, stanco e con la barba lunga dopo una estenuante marcia attraverso la foresta, raggiungere una stazione commerciale gestita dagli Anderson, due americani, padre e figlio. Qui apprende della guerra portata nella regione dalla tribù cannibale degli Zappo Zap, capitanata dal crudele capo Malumba. Scopre che i belgi sono in affari con gli Zappo Zap, che forniscono schiavi (della tribù dei Kuba che vivono in pace commerciando avorio con gli Anderson) in cambio di fucili. Adam non ci pensa su un istante e si butta a capofitto nell'impresa apparentemente disperata di sgominare il traffico di esseri umani. Se la decisione è presa d'impulso, non vuol dire che l'azione sia portata avanti con incoscienza, tutt'altro: Adam si rivela un fine stratega, sfruttando a vantaggio proprio e dei Kuba la fragile alleanza fra i belgi del cinico capitano Dufour e i guerrieri di Malumba.


Indiscutibilmente, gran parte del fascino esercitato da questa avventura, viene dai disegni di Antonio Lucchi, new entry in casa Bonelli. Se nel primo numero della serie, i disegni chiari di Alessandro Nespolino avevano ritratto con precisione la città di Zanzibar, ne La terza luna Lucchi ci presenta con grande vividezza una foresta a tinte forti. Lo stile espressionistico del disegnatore sassarese è perfetto nell'evidenziare la crudeltà nei volti di Malumba e dei suoi: lo sguardo spietato e i denti aguzzi degli Zappo Zap conferiscono loro un'espressione demoniaca esaltata dallo stile di Lucchi. Di grande effetto le scene di sacrificio umano ambientate all'interno del campo dei cannibali, così come quelle della battaglia finale. La luna rischiara di un sinistro bagliore la notte in cui avviene lo scontro fra le tre forze in campo: i Kuba con gli Anderson e Adam, gli Zappo Zap di Malumba e i soldati belgi di Dufour. Il tratto (digitale perché realizzato al computer) di Lucchi è abile nel conferire alle scene di scontro un forte dinamismo, senza mai cadere nella confusione. Di notevole impatto anche i primi piani dei protagonisti, i cui volti sono ritratti in numerose espressioni senza mai perdere la caratterizzazione del personaggio, o le inquadrature molto cinematografiche.


La Storia va rispettata e, se Malumba e gli Zappo Zap vengono sconfitti e i Kuba liberati, i belgi perdono soltanto questa battaglia, ritirandosi dietro a un Dufour che, umiliato da Adam, si augura, vendicativo, un futuro incontro. L'albo termina qualche tempo dopo e in un altro luogo. Dopo una lunga e trepidante attesa, il conte Molfetta può riabbracciare calorosamente Adam, ritornato da un'esperienza che lo ha duramente provato. Manfredi sembra suggerire che l'abbraccio di un amico, ritratto splendidamente da Lucchi alla luce del sole al tramonto, è uno dei pochi gesti di umanità che fa ritornare la fiducia nel genere umano.

domenica 5 ottobre 2014

Adam Wild, la freschezza dell'avventura


Giri l'ultima pagina e hai la sensazione di avere appena letto una di quelle storie d'avventura d'altri tempi: quando gli eroi si battevano con ardimento in lontani luoghi esotici e affrontavano a viso aperto nemici spietati. Eroi un po' guasconi, che senza guai non ci sapevano stare. Eroi a cui ribolliva il sangue di fronte ad un'ingiustizia e che non si perdevano in calcoli o riflessioni: passavano subito all'azione. Moschettieri, pirati, esploratori. Ecco: esploratori è la parola giusta! Adam Wild è un esploratore scozzese che vive alla fine dell'Ottocento a Zanzibar, dove la schiavitù è ufficialmente abolita ma il suo commercio è comunque praticato grazie alla connivenza delle autorità corrotte. E allora un eroe d'altri tempi che cosa fa per ottenere giustizia? Va dritto a casa del potente trafficante e lo ammazza con le proprie mani.


Vitalità e freschezza sono le caratteristiche de Gli schiavi di Zanzibarl'albo d'esordio della nuova collana mensile con cui la Sergio Bonelli Editore ritorna alla grande avventura. E chi se non Gianfranco Manfredi poteva confezionare un albo in cui Avventura e Storia si intrecciano così armoniosamente. Dopo il Far West cavalcato da Magico Vento, dopo Roma e l'Abissinia della prima guerra coloniale italiana combattuta da Volto Nascosto e dopo la Cina della Guerra dei Boxer vissuta da Shanghai Devil, il teatro della nuova avventura è l'Africa subequatoriale. Ancora il colonialismo è uno dei temi principali, qui rappresentato in una delle sue più aberranti manifestazioni: lo schiavismo. Ed ecco quindi Adam Wild, un eroe dal fisico prestante e dal sorriso beffardo, che si ribella allo status quo.
Ottima prima per la nuova serie Bonelli: storia con tanto ritmo, personaggi ben caratterizzati (oltre al protagonista, promettono bene il conte Molfetta e la principessa bantù Amina, liberata dal nostro eroe) e un'ambientazione affascinante. Merito certamente anche dei disegni chiari e precisi di Alessandro Nespolino, l'ideatore grafico del personaggio che rappresenta una Zanzibar affascinante ed evocativa.
Adam Wild si presenta come la migliore novità autunnale di casa Bonelli, al di là della tanto sbandierata rivoluzione dylandoghiana e della seconda stagione di una serie di cui sarò volentieri orfano... 


sabato 30 agosto 2014

Aspettando Adam Wild


Appuntamento in edicola il prossimo ottobre con il primo numero di Adam Wild, la nuova serie a fumetti scritta da Gianfranco Manfredi ed edita da Sergio Bonelli Editore. La casa editrice svela sul proprio sito alcuni dettagli dell'albo di esordio intitolato Gli schiavi di Zanzibar e disegnato da Alessandro Nespolino. La copertina molto espressiva di Darko Perovic lascia intendere molto del carattere di questo nuovo personaggio: sfrontato, ribelle e in cerca di avventura. L'Avventura sarà la protagonista di questa nuova serie, nell'alveo della classica tradizione bonelliana, per non dire salgariana: d'altronde la Bonelli non ha forse raccolto l'eredità lasciata da Emilio Salgari, portando l'Avventura dal campo della letteratura a quello dei fumetti?
Ci sono infatti diverse similitudini fra Adam Wild, le cui vicende sono ambientate nell'Africa nera di fine Ottocento, e gli eroi anticolonialisti come Sandokan o Yanez creati da Salgari. Fin dall'anteprima del primo episodio capiamo che Adam si batte contro la schiavitù e il razzismo e questo, a sua volta, ci ricorda gli altri personaggi creati da Gianfranco Manfredi nelle precedenti serie o miniserie bonelliane: Magico Vento, Volto Nascosto e Shangai Devil. Anche qui il colonialismo era un elemento fondamentale del contesto storico entro cui si muovevano i protagonisti: certamente più familiare il mondo nordamericano del Far West in cui agisce lo sciamano bianco dei Siuox (che frequenta comunque anche l'east coast cittadina), poco nota l'Africa coloniale italiana di fine Ottocento in cui cui Ugo Pastore conosce Volto Nascosto, per non parlare della semisconosciuta Cina del tempo dei Boxer, teatro delle avventure di Shangai Devil/Ugo Pastore.
E ora la fantasia di Gianfranco Manfredi ci porta nell'Africa nera di fine Ottocento, a vivere le imprese di un eroe molto diverso dal tormentato Ugo Pastore. Adam è infatti un uomo d'azione, anticonformista e, diremmo oggi, politicamente scorretto. La sua espressione scanzonata e attaccabrighe ricorda Errol Flynn, fonte di ispirazione tanto per le sembianze del personaggio, quanto per il suo carattere e la sua indole.
La serie sarà organizzata in stagioni annuali e vedrà l'esordio in casa Bonelli di nuovi disegnatori, fra i quali parecchi di nazionalità serba (al riguardo segnalo questa interessante intervista).
Personalmente sono molto contento dell'annunciato inizio di Adam Wild: da una parte perché ho sempre apprezzato molto i precedenti lavori a fumetti di Manfredi, dall'altra perché mi sentivo orfano (!!!), nel pur ricco ventaglio di collane proposte attualmente dalla Bonelli, di una serie d'avventura classica, di ambientazione storica e con un protagonista fisso. 

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