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mercoledì 8 marzo 2017
Historica 53: Morte allo zar
Quest'anno ricorre il centenario della Rivoluzione d'Ottobre e immagino già il fiorire di pubblicazioni che ricorderanno l'evento più importante del Novecento. Historica, la pregevole collana a fumetti, edita da Mondadori, che racconta i grandi eventi storici e i suoi protagonisti attraverso dei lussuosi volumi cartonati a colori, ci offre nel numero 53 un antefatto importante all'Ottobre: l'assassinio del Governatore generale di Mosca Sergej Aleksandrovič Romanov, zio dello Zar Nicola II. In regia ritroviamo l'affiatata coppia costituita da Fabien Nury e Thierry Robin, rispettivamente sceneggiatore e disegnatore dell'apprezzatissimo La morte di Stalin.
Il presente volume è un dittico di storie, una speculare dell'altra, dove il protagonista della prima è sullo sfondo della seconda e viceversa.
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lunedì 20 febbraio 2017
"Lo scettro di Ottokar" o della volta in cui Tintin fermò Hitler
Ho approfittato dell'interessante iniziativa con la quale La Gazzetta dello Sport sta proponendo settimanalmente in edicola le avventure di Tintin, per affrontare la lettura del personaggio a fumetti che avevo incrociato solo nella mia infanzia, attraverso la sua riduzione in cartoni animati trasmessa dalla RAI negli anni 70 all'interno di Supergulp! Fumetti in TV. Ciascuno dei ventiquattro eleganti volumi cartonati, di cui si compone la nuova collana cronologica delle vicende di Tintin, è curato in collaborazione con Rizzoli Lizard ed è preceduto da un ricchissimo apparato redazionale, finora inedito in Italia. Ne fanno parte diverse rubriche che illustrano il periodo storico nel quale Hergé scrisse la storia, le fonti dell'opera, l'analisi dei dettagli, i segreti della creazione, i personaggi, protagonisti e comparse, e le prime pagine del Petit Vingtième, ovvero il supplemento per ragazzi del quotidiano belga Le Vingtième Siècle, su cui vennero pubblicate a puntate le prime otto avventure di Tintin.
martedì 14 febbraio 2017
Le riviste di fumetto d'autore anni 80: fu vera gloria?
A Luca Lorenzon l'ardua risposta. Ci vediamo giovedì 16 febbraio, sempre presso la Sala Consiliare del Comune di Mariano del Friuli con il terzo ed ultimo appuntamento del ciclo di incontri che la Biblioteca Comunale ha dedicato al fumetto. Dopo il western e il manga, sarà di scena un modello editoriale che conobbe una breve ma intensa stagione nel panorama fumettistico italiano: le riviste d'autore.
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domenica 6 novembre 2016
C'era una volta in Francia
Con un anno di ritardo dalla sua uscita in Italia, ho letto la storia di Joseph Joanovici, una vita straordinaria scritta a fumetti da Fabien Nury e disegnata da Sylvian Vallée. RW Edizioni, nella collana Linea chiara, ha proposto in tre volumi, premiati con il Gran Guinigi all'edizione 2015 del Lucca Comics & Games, i 6 albi usciti Oltralpe fra il 2007 e il 2012. C'era una volta in Francia racconta la storia di un ebreo moldavo, scappato da bambino ai pogrom zaristi e diventato il Re di Parigi, grazie a tanto pelo sullo stomaco, ad un innato senso per gli affari e ad una straordinaria capacità di adattamento. I tempi della Francia occupata dai nazisti non erano certo i più consoni a far emergere un ebreo. Eppure, Joanovici da ferrivecchi di quartiere divenne il commerciante in metallo più ricco d'Europa, restando sempre un analfabeta. Il giudizio storico sull'uomo non è mai stato unanime e Fabien Nury ce lo sbatte sempre in faccia. Eroe della Resistenza o collaborazionista della Gestapo.
Oggettivamente Joanovici finanziò la Resistenza francese e fece liberare molti prigionieri dalle carceri corrompendo le SS con i soldi guadagnati trafficando con le stesse autorità tedesche d'occupazione. D'altra parte si rese responsabile di assassinii di persone innocenti, quando queste interferivano con i suoi affari o correvano il rischio di mettere in pericolo la propria vita o quella dei suoi cari. Ed è proprio l'eliminazione di uno scomodo giovane partigiano a fare da filo conduttore nella storia, perché rappresenta il caso su cui un integerrimo giudice istruttore del Dopoguerra si intestardisce, fino a rovinare la propria vita e quella dei suoi cari. C'era una volta in Francia è quindi anche la storia di una ricerca di giustizia che si trasforma in vendetta. Ma è anche una grande e tormentata storia d'amore tra Joseph e la moglie Eva, scappata da bambina anche lei insieme al futuro marito dalle persecuzioni zariste. Tutte le azioni di Joseph sono dettate dallo scopo di preservare l'incolumità di Eva e delle due figlie, ricorrendo a qualsiasi mezzo, lecito e non, fino a farsi odiare dalle stesse donne. L'epilogo è tragico, nessuno esce vincitore da questa storia.
La narrazione è molto serrata, con continui flashback e flashforward che richiedono una costante attenzione da parte del lettore. Tantissimi personaggi, anche storicamente esistiti, ci passano davanti e ciascuno ha la sua caratterizzazione grafica ben precisa. Silvyan Vallée è riuscita ad attribuire una specificità chiara e distinta ad ogni personaggio e il suo stile leggermente caricaturale accentua l'espressività e la comunicazione delle emozioni da parte dei protagonisti. La tavola è costruita in modo molto dinamico, coerentemente con l'elevato ritmo della narrazione. Nello stesso tempo però, la Vallée ci regala momenti di stasi e di pausa laddove l'azione lascia lo spazio al dialogo e alla riflessione più intima.
Il lettore gira la copertina del terzo volume con l'amara consapevolezza che la verità non è univoca, che la Storia mette di fronte a scelte pesanti e complicate, che l'animo umano è capace di coraggiosi slanci e di orribili cadute, che il giudizio di un uomo è spesso arduo da formulare, che la realtà è sempre più sfumata dei modelli che si fanno a posteriori.
domenica 9 ottobre 2016
Historica 48: La morte di Stalin
Erano mesi che non leggevo con tanto interesse un volume di Historica, la collana mensile della Mondadori Comics che pubblica avventure, per lo più disegnate e sceneggiate da autori d'Oltralpe, dedicate ad eventi e personaggi storici. La morte di Stalin è il titolo dell'albo di ottobre che racchiude due libri inediti in Italia dello scrittore Fabien Nury e del disegnatore Thierry Robin.
L'agonia, la morte e i successivi funerali del dittatore russo, avvenuti il 9 marzo del 1953, sono solo il sottofondo di una storia paurosamente avvincente. I veri protagonisti sono i membri del Comitato centrale del partito comunista sovietico, fra i quali spicca il famigerato Berija, e le loro lotte per la conquista del potere. In realtà, a dirla tutta, il vero e unico protagonista è il Terrore, che pervade quasi tutti i personaggi che animano questa vicenda. Un peso mi ha accompagnato durante la lettura di questo volume: non ti racconta nulla di nuovo, sai benissimo quello che ha fatto Stalin, come abbia distrutto un'utopia che aveva la speranza di portare la giustizia nella società degli uomini e che invece si è trasformata in uno spaventoso incubo. Ma quando vedi i fatti che conosci rappresentati così efficacemente, non puoi che sentire dentro di te una profonda tristezza. Merito anche dei disegni di Robin, che trasfigurano i volti dei personaggi attribuendo loro dei tratti sinistramente grotteschi e del ritmo serrato che Nury ha dato alla narrazione. Anche l'organizzazione delle vignette nella tavola è varia e conferisce moto dinamismo alla storia. La lettura scorre così veloce verso la conclusione, in cui vediamo Chruscev prevalere su Berija, grazie ad un sottile gioco politico fatto di continui accordi e ricatti dove tutti tradiscono tutti.
Nel riporre il volume in libreria non posso non pensare a quanto dolore e sofferenza abbia portato questo individuo nel mondo. E a come abbia tradito un ideale che aveva rappresentato per milioni di persone una reale e concreta affermazione di libertà e giustizia.
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venerdì 29 gennaio 2016
Hermann e quei pivelli di Angouleme
Alla fine ad Angouleme hanno messo tutti a tacere con una decisione sulla quale nessuno può trovare nulla da ridire. Il Gran Prix del Festival International de la bande dessinée d'Angouleme è stato assegnato al fumettista belga Hermann. D'un tratto le polemiche che hanno caratterizzato il festival di fumetti più importante d'Europa e, forse, del mondo sono state spazzate via. Come si può criticare una simile scelta? Come si può dire che sia immeritato il premio se chi lo ha ricevuto è l'autore di capolavori come Le Torri di Bois-Maury, Comanche, Jeremiah o Sarajevo tango? Onore a Hermann Huppen che, finalmente, all'età di 77 anni riceve un titolo strameritato e che, sicuramente, avrebbe dovuto ricevere qualche decennio fa. E qui ti nasce il sospetto che abbiano scelto lui solo per far dimenticare le burrascose giornate del festival, durante le quali le polemiche sul presunto sessismo degli organizzatori hanno soppiantato il dibattito sui fumetti. In realtà questa scelta ha sottolineato una ulteriore macchia, che resterà indelebile nella storia del festival. Ovvero l'incredibile distrazione che, nel corso degli anni, ha portato i vari organizzatori che si sono susseguiti ad ignorare l'autore belga fino al 2016. Pivelli...
Di una cosa sono certo: Hermann, con la sua classe cristallina e la sua esperienza di vita, vola alto su tutto e dimostra di valere di più del premio che ha appena ritirato. Un po' come Henry Fonda che vinse il suo primo premio Oscar (alla carriera) all'età di 76 anni.
lunedì 6 gennaio 2014
Il blu è un colore caldo
Avere il coraggio di vivere i propri sentimenti contro tutto e contro tutti, sfidando i pregiudizi per realizzare sé stessi. Questo è il tema dell'intenso racconto a fumetti Il blu è un colore caldo, di Julie Maroh, pubblicato in Italia lo scorso ottobre da Rizzoli Lizard. Non è un tema originale, ma la giovane autrice francese lo affronta in modo sincero e realistico, narrandoci la storia di Clementine, un'adolescente francese alle prese con i classici problemi che quest'età porta con sé. Crescere, diventare donna, entrare nel mondo degli adulti, conoscere l'amore e i suoi primi struggimenti.
Il liceo è l'ambientazione di questo primo stadio di sviluppo di Clem, raccontato in flash-back una quindicina d'anni dopo, da Emma, la ragazza più grande dai capelli blu che ha sconvolto la vita di Clem. Emma legge il diario della giovane protagonista, facendoci capire subito che Clem non c'è più e che la lettura del diario è una sorta di testamento che la ragazza ha lasciato ad Emma, l'amore della sua vita. Siamo subito avvolti, quindi, da una profonda tristezza, accentuata dai colori sbiaditi e cupi con cui è disegnata la narrazione presente e dalle tonalità di grigio che la Maroh ha usato invece per rappresentare il passato. L'unica calda nota di colore è il blu. Blu è la copertina del diario ricevuto in regalo da Clem per i suoi 15 anni. Blu è la maglietta indossata dal ragazzo di quinta con cui Clem inizialmente esce, senza però provare un vero e sincero trasporto. Blu, soprattutto, sono i capelli e gli occhi di Emma, incrociata per caso in un'affollata piazza, teatro di uno scambio di sguardi che cambierà le vite delle protagoniste.
"Ho chiesto a mia madre di lasciare sulla mia scrivania, per te, ciò che ho di più prezioso: i miei diari. Voglio che sia tu a conservarli: contengono tutti i miei ricordi di adolescente colorati di blu. blu inchiostro blu cielo blu Klein blu ciano blu oltremare. Il blu è diventato un colore caldo. Ti amo, Emma, sei l'amore della mia vita."Si dipana così la storia di un sentimento nuovo e dapprima negato da Clem: "Le cose non devono funzionare in questo modo: alle ragazze piacciono i ragazzi", si ripete. Ma l'inconscio le rende la vita difficile parlandole, notte dopo notte, attraverso sogni molto espliciti, dai quali Clem si sveglia sempre con maggiore affanno. Prezioso, a questo punto, si rivela l'aiuto di Valentin, l'amico gay, che le fa capire che un sentimento sincero non deve essere represso perché non può fare del male a nessuno. La introduce nell'ambiente gay della città ed è così che, in un bar, Clem rivede Emma. Da allora l'adolescente non potrà fare a meno di seguire ciò che prova, di manifestare quello che è, trovando però la rabbiosa ostilità degli amici e dei genitori.
Il finale, già preannunciato nel prologo, è straziante ma del tutto realistico. L'autrice è riuscita a raccontare una storia vera e schietta, senza cadute nel melenso o, peggio, nel patetico. Ci ha parlato della nascita e della tragica fine di una storia d'amore che ha dovuto lottare contro una discriminazione devastante. E' andata al di là del tema omosessuale, pur importante e centrale nel racconto. Il libro non va letto, infatti, come una pura denuncia dei pregiudizi che gay e lesbiche subiscono nelle nostre società occidentali. La Maroh avrebbe potuto raccontarci una storia dove Clem è una francese doc ed Emma un'immigrata o dove la prima è di alta estrazione borghese mentre la seconda di basso rango sociale. Non sarebbe cambiato molto perché, comunque, protagonista sarebbe stato un amore che si accende, si spezza e si ravviva in un mondo soffocato dai pregiudizi. Come scrive Clem rivolgendosi ad Emma:
"Ma tu mi hai già salvata amore mio. Mi hai salvata da un mondo costruito su pregiudizi e su una morale assurda. Mi hai aiutata a realizzarmi pienamente."
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| La vita di Adèle |
lunedì 17 dicembre 2012
Historica 1 - Airborne 44
La Mondadori ha varato una lodevole iniziativa editoriale a fumetti. Si tratta di Historica, una collana mensile che vuole rievocare eventi storici e i loro protagonisti attraverso le opere di maestri internazionali del fumetto. La veste editoriale è veramente notevole: i volumi sono cartonati, di grande formato, carta di pregio e buoni colori. Il prezzo davvero competitivo: 13 euro meno un centesimo. Al momento le uscite sono state due: dell'ultima, Bois-Maury di Herrman e Yves H. scrive in abbondanza Luca Lorenzon sul suo blog. Io invece voglio soffermarmi sul primo volume, Airborne 44 di Jarbinet.
Attraverso un ottimo uso della tecnica pittorica degli acquerelli il belga Jarbinet descrive con molto realismo le scene di guerra, inducendo nel lettore una profonda sensazione di disgusto e di orrore nei confronti della stessa. Se l'obiettivo dell'autore era quello di far percepire l'insensatezza e la crudeltà della guerra, beh, ci è riuscito. Tanto i bianchi boschi delle Ardenne, quanto le grigie spiagge e i verdi prati della Normandia, sono macchiati del rosso del sangue degli uomini che, militari o civili, americani o tedeschi, sono dipinti come pedine sacrificali usate da interessi che stanno sopra di loro. La Storia di disegna sopra le loro teste, ma gli effetti si producono sui loro corpi e sulle loro vite.
La follia della guerra non riesce però a soffocare il bisogno d'amore degli uomini. In entrambi i racconti, che sono intrecciati, è descritta una storia d'amore: più scontata e forse meno riuscita la prima, più convincente e appassionante la seconda. Ho trovato infine un po' forzata la vignetta conclusiva dove i protagonisti, invecchiati di quasi vent'anni, arrivano via mare a New York, discutendo amaramente di come l'uomo perseveri a fare la guerra, mentre sullo sfondo, delle Twin Towers sembra distinguersi solo il profilo.
Un personaggio ha attratto la mia attenzione, più degli altri. Si tratta di Egon, il militare tedesco che ha disertato e che, nelle prime scene, si torva faccia a faccia, fucile puntato contro fucile puntato, con Luther, il sergente americano protagonista del primo racconto. Egon è originario delle Ardenne ed è stato arruolato a forza nell'esercito germanico. Il riferimento di Jarbinet è storico: le Ardenne e la Mosella furono annesse da Hitler nel Terzo Reich, in quanto considerate territori tedeschi. Di conseguenza gli uomini furono costretti alla leva e all'arruolamento nella Wehrmacht e nelle Waffen-SS.
Ciò mi ha fatto inevitabilmente pensare alle identiche sorti subite dai ragazzi dell'estremo Nord-Est italiano nel 1943. Tutte le terre di confine sono soggette a continue ed arbitrarie attribuzioni a questo o a quello stato. Dopo l'Armistizio dell'8 settembre 1943, le provincie di Udine, Gorizia, Trieste, Pola e quella di Lubiana (invasa da Mussolini negli anni precedenti) entrarono a far parte del Reich come Zona d'operazioni del Litorale Adriatico. I ragazzi, considerati abbastanza grandi da poter fare il soldato, furono obbligati alla coscrizione; gli uomini, come i miei nonni, erano già andati in guerra negli anni precedenti e, dopo l'Armistizio, si erano dispersi, erano stati fatti prigionieri dai tedeschi o erano entrati a far parte della Resistenza.
Ricordo un conoscente di mio padre, più anziano di lui, che conservava ancora una foto che lo ritraeva, ragazzo non ancora diciottenne, con la divisa tedesca. Solo pochi mesi di addestramento, senza mai arrivare, per sua fortuna, al combattimento, grazie alla sopraggiunta fine della guerra. Da ragazzo, ho sempre guardato quella foto con una angosciosa incredulità, uno sbigottimento totale: mi son sempre domandato come mi sarei comportato io nei suoi panni, quali paure mi avrebbero gelato il sangue, quale incoscienza mi avrebbe spinto a ribellarmi, quali scelte avrei compiuto o avrei subito. Al di là di qualche cedimento alla retorica o al sentimentalismo, il lavoro di Jarbinet ha il grande merito di far riflettere su tutto questo.
sabato 10 marzo 2012
Gir e Moebius
Sono i due pseudonimi di Jean Giraud, i due volti di uno stesso artista: Gir esplora i territori del fumetto western classico e hollywoodiano rispettando i codici del fumetto tradizionale, Moebius si aggira in universi onirici e fantascientifici, trasgredendo le convenzioni del racconto. Da poche ore siamo orfani di questo grande autore francese di fumetti, amato in tutto il mondo. Ogni appassionato ricorderà di lui un'opera o un personaggio particolare. Chi ha avuto la fortuna di conoscerlo potrà ricordare anche le sue qualità di uomo e artista. Giancarlo Alessandrini, il creatore grafico di Martin Mystere, ha avuto questa fortuna e oggi ha scritto su facebook che
"per me non se ne è andato anche perchè è sempre stato qui vicino a me sul mio tavolo da disegno come punto di riferimento e ci rimarrà sempre"
Io, che di Jean Giraud, ammiro soprattutto il volto di Gir, posso dire che rimarrà per sempre in primo piano sulla mia libreria insieme alla collezione del tenente Blueberry. Insieme ai vari Bonelli, il tenente indisciplinato e ribelle dell'esercito americano è uno dei personaggi western che più amo. Gir lo battezzò nel 1962 insieme all'autore dei testi Jean-Michel Charlier e lo portò avanti, anche dopo la morte di quest'ultimo, fino al 2007. Penso che sia il character che abbia accompagnato la vita artistica di Giraud per più tempo, e lo si può apprezzare anche dall'evoluzione del tratto: da un po' naif e incerto del primo numero Fort Navajo alla perfetta linea chiara degli ultimi episodi. Di Blueberry ho sempre apprezzato l'aspetto un po' crepuscolare, al limite della tristezza, che si annidava nell'animo di questo tenente che sprigionava anche una forte energia, quasi animalesca.
So long Gir!
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domenica 20 marzo 2011
Gli Eroi oltre i confini di Giulio De Vita tornano a casa
In questo video intervista a De Vita e ai due curatori, sono esposte, da parte di questi ultimi, proprio le idee guida alla base dell'allestimento: ascolto interessante che sfocia inevitabilmente su considerazoni generali riguardo al medium fumetto.
Degli eroi di De Vita, creati per il mercato d'oltre confine appunto, quello francese, mi porto a casa il realismo di alcune tavole, in cui l'autore dimostra tutta la sua tecnica nell'inquadrare scene panoramiche ricchissime di dettagli, come questa qui di seguito tratta dalla serie James Healer.
O la grande espressività che riesce a donare ai volti e il pathos narrativo che sa infondere nella successione delle vignette di cui si compone la pagina, ammirabili ad esempio nella tavola qui di seguito, tratta dalla sere Kriss De Valnor.
Da sottolineare anche i dettagli che, nel loro insieme impreziosiscono la mostra, come l'idea di realizzare la cornice delle tavole esposte con il cartone, un materiale povero e grezzo, ma che si sposa perfettamente con il contesto scenografico delle sale della bella e nuova galleria pordenonese.
Anche la copertina del catalogo è stata realizzata coerentemente in cartone.
Ciliegina sulla torta di un bel sabato a fumetti, è stata la conferenza tenuta nell'auditorium della galleria, in cui si è presentato il progetto “Tales of Avalon”: "un amorevole tributo a Jack Kirby sviluppato a più mani da un esercito di giovani disegnatori", fra cui lo stesso De Vita. Insieme al padrone di casa hanno discusso del progetto, che vede coinvolti autori internazionali, altri due fumettisti del gruppo, i friulani Alessandro Micelli e Simone Paoloni. La mia ignoranza sul re dei comics Kirby, è stata un po' colmata dalle parole del fumettologo Andrea Plazzi, anch'egli presente, un vero fiume in piena, dotato di competenze e chiarezza espositiva ineguagliabili: starei ore ad ascoltarlo...
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mercoledì 2 febbraio 2011
Quanto dista Angouleme dall'Italia?
Sono Cinquemila chilometri al secondo quelli che separano un sogno dalla realtà, Angouleme dall'Italia, il profeta dalla sua patria che lo misconosce. Sono trascorse poche ore dall'assegnazione a Manuele Fior del premio per il miglior fumetto al Festival International de la Bande Dessinée di Angouleme, in Francia, la manifestazione di fumetti più importante al mondo. E gli autori nostrani di nuvole parlanti e i loro appassionati fanno festa, ma sono soli. Nessuna traccia sui giornali o su altri mezzi di comunicazione. Il mondo della cultura italiano e l'Italia in genere non sanno cosa è successo, ignorano. Come dice Matteo Stefanelli qui, il festival di Angouleme è la terza manifestazione culturale in Francia, dopo il Festival del Cinema di Cannes e il Festival del Teatro di Avignone. Mutatis mutandis è come se un film italiano vincesse a Cannes, eppure il clamore suscitato in patria dalla vittoria di Manuele Fior è quasi inesisistente. Scontiamo sempre il pregiudizio tutto italico che considera il fumetto come un'arte di serie B. Eppure il racconto di Manuele Fior riesce a toccarti per la sua semplicità, perché parla di sentimenti come l'amicizia e l'amore in un modo vero e diretto: ti coinvolge perché sembra parli di te. Ho letto il libro solo qualche settimana fa, ma credo che se lo avessi fatto prima, la mia personale classifica del 2010 sarebbe stata diversa...
Un altro motivo per cui gioire è che, sempre al festival di Angouleme, un altro italiano è stato premiato nella sezione Patrimoine, il compianto maestro Attilio Micheluzzi, di cui in Francia è stato riedito Bab el Mandeb, volume che devo ancora leggere e che acquistai qualche tempo fa su consiglio del saggio signor Fontana di NonSoloLibri di Trieste.
La distanza fra Angouleme e l'Italia è tanta, ma albi del genere non possono far altro che accorciarla....
Un altro motivo per cui gioire è che, sempre al festival di Angouleme, un altro italiano è stato premiato nella sezione Patrimoine, il compianto maestro Attilio Micheluzzi, di cui in Francia è stato riedito Bab el Mandeb, volume che devo ancora leggere e che acquistai qualche tempo fa su consiglio del saggio signor Fontana di NonSoloLibri di Trieste.
La distanza fra Angouleme e l'Italia è tanta, ma albi del genere non possono far altro che accorciarla....
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domenica 28 marzo 2010
La Francia e la considerazione del fumetto
Questo video è la presentazione di un numero speciale di una rivista letteraria francese che si chiama Books. E' interamente dedicato al fumetto, alle nuove espressioni di questa forma d'arte. Sono presentati i recenti lavori di diversi autori come Joe Sacco, Munoz, David B. e i nostri Gipi ed Igort. Non è un fatto di cui sorprendersi: la considerazione che il fumetto ha in Francia e la dignità che gli viene riconosciuta sono ormai scontate. Così non è invece in Italia, dove molti ancora lo trattano, anche inconsciamente, alla stregua di arte di serie B.
Per convincersene basta leggere questo articolo della Stampa riguardante la celebrazione dei 60 anni di Peanuts, avvenuta all'università di Bologna alla presenza della vedova di Schulz. All'incontro ha partecipato anche Umberto Eco il cui intervento, ricorda il giornalista, è servito a riscattare "una volta di più il fumetto dal rango di arte di serie B". E questo perché il semiologo definisce i personaggi di Schulz come dei classici intramontabili a differenza de Il giovane Holden di Salinger che viene considerato un po' datato. Secondo me è proprio il giornalista che inconsciamente pensa che i fumetti siano letture di seconda categoria, e attribuisce al discorso di Eco un merito totalmente estraneo alle sue intenzioni, ovvero quello di una rivincita delle nuvole parlanti sulla parola scritta.
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