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domenica 16 dicembre 2018

Cinzia, o della lotta quotidiana per essere sé stessi


Rat-Man, per me, è sempre stata una lettura molto piacevole e divertente. Me lo prestava con cadenza settimanale un ex-collega e io restavo rigorosamente folgorato dai colpi bassi che Leo Ortolani inseriva nel bel mezzo della narrazione. Definirle freddure sarebbe riduttivo, perché, molto spesso, erano dei veri colpi di genio: spiazzanti, esilaranti e ficcanti. Ma c'era un altro elemento del mondo di Rat-Man che mi aveva folgorato fin dalla sua prima apparizione: Cinzia. Ben più di un personaggio di contorno, la bionda transessuale era passata nel tempo dal ruolo di mera comparsa a quello di imprescindibile co-protagonista. Ortolani ha deciso quindi di dedicarle un libro e una storia tutta per lei, perché se lo meritava, lo esigeva, aveva tutti i requisiti per poter assurgere a protagonista di un romanzo grafico. La Bao Publishing ha dato alle stampe questo volume, elegante quanto lo è Cinzia, svettante in copertina sul tacco dodici e fasciata da una sexy mise leopardata.
Leggibile anche da chi non abbia mai letto Rat-Man, Cinzia è un fumetto che non si dimentica. Leo Ortolani ha creato una storia che ci restituisce Cinzia in tutta la sua umana quotidianità. La vediamo affrontare il pregiudizio dei perbenisti nella difficile ricerca di un posto di lavoro. Patiamo insieme a lei quando si innamora perdutamente di un uomo apparentemente impossibile. Rivediamo noi stessi nello spasmodico sforzo di piacere a tutti i costi, di compiacere gli altri per ricevere una carezza, un riconoscimento, uno sguardo privo di giudizio. Ci affliggiamo e ci riconosciamo quando mente a se stessa, alla sua natura pur di essere amata. Ma la bellezza di questo fumetto è che mai si cade nel dramma; Ortolani ha il dono di alternare sempre momenti pesanti con i suoi classici colpi di genio comico, che hanno la capacità di risollevarti, anzi, di non farti mai cadere nella tristezza. Il talento che ha l'autore è sapere mantenere questo equilibrio fino all'ultima pagina, girata la quale, ti fermi un po' a pensare. E capisci che hai appena letto un fumetto che dell'ironia fa la sua arma vincente; vincente verso tutti i gretti moralismi che avvelenano la nostra vita, che operano costantemente per non farci essere quello che siamo.
Cinzia è tutti noi, una fragile persona coraggiosa, che lotta ogni giorno contro le sue paure per non affogare nella melma del pregiudizio. Che si accetta e, alla fine, si mostra per quello che veramente è: né uomo, né donna, ma solo e solamente Cinzia, nella sua inimitabile unicità. In questo periodo di dilagante ostilità e rifiuto dell'altro, di mancanza di rispetto verso chi non si uniforma alla norma e alla tradizione, Cinzia diventa un fumetto importante e necessario, come afferma Licia Troisi nella prefazione. Ed è così importante perché usa gli strumenti della sincerità, dell'amore e dell'ironia che, a ben vedere, sono le sole capaci di spazzare via la nube tossica del pregiudizio.

sabato 30 gennaio 2016

"Lo scultore" di Scott McCloud: un capolavoro sulle domande fondamentali della vita


A quasi un anno dalla sua uscita in Italia per la Bao Publishing ho letto Lo scultore, fumetto scritto e disegnato da Scott McCloud. L'americano che ci ha spiegato cosa sia il fumetto attraverso un saggio a fumetti ha creato una storia che racchiude in sé una forza dirompente, che ho avvertito in ben pochi altri fumetti letti recentemente. Lo scultore ti colpisce per la sua sincerità, per il saper mettere a nudo i sentimenti e le idee del protagonista, David Smith, in un modo realistico e immediato. E per il tema, ovviamente, che ti fa riflettere a lungo, dopo che hai girato l'ultima pagina del volume.



David Smith è un giovane scultore in piena crisi artistica e di vita. Spiantato, senza un soldo e con un solo amico, non sa dove sbattere la testa. Ma in suo aiuto accorre un vecchio zio che, durante una lunga ed animata conversazione in una tavola calda, lo porta a riflettere sulla sua condizione. Alla fine del dialogo David si convince a stringere un patto faustiano con il suo parente, che altri non è se non la Morte. Il giovane riceverà il dono di plasmare qualunque materia con le proprie mani per duecento giorni, trascorsi i quali morirà. Ciò che David non può prevedere è che nell'arco di questo periodo conoscerà una ragazza di cui si innamorerà e questo, ovviamente, cambierà tutto. L'Arte è, per David, sopra ogni cosa, la vita trova senso solo nell'espressione della sua anima attraverso la scultura. Ma non solo l'espressione, anche la conseguente comprensione da parte degli altri. L'accoglienza del pubblico, il giudizio altrui è un forte bisogno che, nonostante il dono, non riesce comunque a soddisfare. E da qui si rafforza una frustrazione logorante, accentuata dal tempo che fugge inesorabile. Anche se non capisci nulla di Arte, ti senti preso da questo vortice e vivi insieme a David il suo dramma, il suo soffocante bisogno di vincere l'Oblio.



Lo spiraglio di luce arriva inaspettatamente con l'ingresso di una ragazza, Meg, nella vita di David. Meg è una donna complicata, con la quale è difficile convivere. Anche lei è animata da una forte tensione interiore, dalla necessità di trovare un'affermazione nella propria vita. Il rapporto fra i due è molto contrastato e dolce allo stesso tempo. David però riesce ad arrivare fino al fondo di questo percorso tortuoso e accidentato che è la loro storia d'amore. E ci riesce condividendo il suo segreto. Meg è il mezzo e il fine attraverso cui l'arte e la vita di David trovano il loro senso.



La risposta di McCloud all'eterna domanda "Cosa lasciamo dopo la nostra morte? Quale è la nostra eredità" ad alcuni è parsa banale e scontata. La ritengo invece l'unica possibile, in quanto vera e concreta, in quanto la sola che connoti la nostra specie, ovvero ciò che ci distingue, senza peraltro renderci superiori, agli altri esseri viventi. Non dico di più perché voglio lasciare intatta ai futuri lettori la gioia e la commozione che nascono dalle ultime tavole.
Aggiungo ancora che le quasi cinquecento pagine della storia sono disegnate con uno stile grafico molto coinvolgente: al bianco e nero di base si aggiungono tante tonalità di blu con le quali McCloud ombreggia, riempie, conferisce tono, spessore e sentimento al disegno. Le anatomie dei personaggi sono semplici ma espressive, mentre la città, gli edifici, le strade e le sculture ardite di David sono l'altro protagonista della storia.



domenica 25 gennaio 2015

"Il pugile" di Reinhard Kleist: un fumetto per la Giornata della Memoria


Venerdì 30 gennaio alle 18, presso la libreria Lovat di Trieste, il fumettista Reinhard Kleist presenterà il suo ultimo libro intitolato Il pugile. Si tratta di una delle tappe del tour che toccherà anche Roma, Genova e Milano, attraverso il quale l'autore berlinese farà conoscere al pubblico italiano la storia vera di Hertzko Haft, un ebreo polacco diventato pugile ad Auschwitz. Il volume, pubblicato dai tipi della Bao Publishing, si basa sul libro scritto dal figlio Alan Scott Haft che, appena nel 2003, scoprì la straordinaria e terribile vicenda vissuta dal padre.


Deportato nel campo della morte, Hertzko fu obbligato a salire sul ring per intrattenere gli ufficiali delle SS e, grazie alla box, riuscì a salvare la propria vita. Kleist ci racconta una terribile storia di sopravvivenza: il pugile sa che ad ogni combattimento che lo vede vincitore corrisponderà la morte per il perdente, detenuto come lui. Una crudele lotta per la vita. Ma è anche una storia di speranza e d'amore. E' infatti la speranza di rivedere Leah Pablanski, la ragazza della sua città natale di cui si è innamorato prima della deportazione, che dà la forza ad Hertzko di fare tutto il possibile per rimanere vivo.


"Dopo quello che ho passato cosa vuoi che possa farmi un uomo coi guantoni?"
La determinazione di Hertzko, e il suo sapere fare a pugni, lo tengono in vita fino all'arrivo dell'Armata Rossa, quando riesce a scappare dai suoi aguzzini durante una marcia della morte, travestendosi da guardia tedesca. Emigrato negli Stati Uniti, diventerà pugile professionista fino ad incontrare sul ring il leggendario Rocky Marciano, futuro campione del mondo dei massimi. La sconfitta con il pugile italo-americano spingerà Hertzko a ritirarsi dalla box e ad aprire una bottega di fruttivendolo.
Dopo il libro su Johnny Cash del 2006, che lo fece conoscere a livello internazionale, e quello su Fidel Castro del 2010, con Il pugile l'artista tedesco si conferma essere uno dei migliori autori a livello internazionale di biografie a fumetti. Kleist riesce infatti ad emozionare il lettore condensando in una storia coerente ed omogenea gli aspetti e i momenti più importanti delle vite dei protagonisti dei suoi libri. Ma oltre alle sue indubbie capacità di storyteller, punto essenziale dello stile di Kleist è il tratto espressionista che, con i suoi chiari scuri, fa rivivere sulla pagina sia le lacerazioni interiori di Man in Black, che la passione politica del Leader Maximo ed ora l'orrore dei campi di sterminio.

martedì 14 ottobre 2014

"Il richiamo di Alma" torna a Trieste con il fumetto di Vanna Vinci


Non poteva mancare ovviamente Trieste fra i luoghi che Vanna Vinci toccherà lungo il tour di presentazione de Il richiamo di Alma, il suo ultimo libro a fumetti, edito da Bao Publishing. La città giuliana è, infatti, lo sfondo in cui si muove Alma, la protagonista del romanzo di Stelio Mattioni, dal quale l'artista cagliaritana ha tratto il racconto a fumetti.
Così si è espressa Vanna a proposito del romanzo dell'autore triestino, pubblicato da Adelphi nel 1980:
"Il libro è bellissimo. Molto forte è la componente triestina. La figura della protagonista secondo me è l’immagine sia della città in se stessa che delle donne triestine, della loro sensualità in alcuni momenti accogliente, in altri sfuggente."
Dopo la pubblicazione a puntate sulle pagine del quotidiano locale Il Piccolo, avvenuta la scorsa estate, ora Il richiamo di Alma è finalmente un libro: il secondo che Vanna Vinci dedica a Trieste, sua "città mentale", dopo Aida al confine. In entrambi i casi la protagonista femminile, oggi Alma, allora Aida, compie un viaggio dentro di sé attraverso il viaggio esteriore lungo le vie e i luoghi di Trieste, rappresentati con estrema fedeltà dall'autrice.
A volte, chi viene da fuori città, posa il proprio sguardo su di essa e ne coglie lo spirito molto meglio di coloro che vi risiedono stabilmente. Certo, bisogna possedere una sensibilità particolare e concedersi il tempo per immergersi tanto nei dettagli quanto nel respiro d'insieme. Pare che Vanna Vinci ci riesca benissimo con questa città di confine, mentale ancor prima che fisico.

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