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mercoledì 6 aprile 2016

Ancora Bruce

Sono un uomo pieno di contraddizioni. Avevo detto basta ma l'opportunità mi è piovuta dal cielo e il mio hungry heart non ha saputo e potuto dire di no. Non l'ho cercato: è lui che ha trovato me. Quindi sì, ancora Bruce, al Circo Massimo, sabato 16 luglio, a Roma con The River Tour.
Evviva le nevrosi!



domenica 28 febbraio 2016

Ken e Bruce? Anche basta





Ho smesso di acquistare Ken Parker Classic, la ristampa delle avventure di Ken Parker. Non ho acquistato nessun biglietto dei tre concerti che Bruce Springsteen terrà quest'estate in Italia. Perché? Perché mi voglio bene. Perché non voglio più indulgere in abitudini maniacali, in piccole nevrosi che mi allontanano dalla realtà. Ken è tuttora il fumetto che preferisco ma ho già tutto e in duplice copia. Quindi basta. Soldi e tempo per altri fumetti o libri. E Bruce è grande, unico e inimitabile ma l'ho già visto quattro fantastiche volte e il biglietto dei concerti costa uno sproposito. Quindi basta. Soldi e tempo per altra musica. Semplice, chiaro e sano. Potevo anche pensarci prima ma nessuno è perfetto. Figuriamoci io. 

martedì 25 agosto 2015

"Born to run", today, 40 years ago




Oggi si deve suonare solo un disco. Il motivo è spiegato qui.

Di seguito una simpatica infografica animata di Callum Tosh sulla genesi dell'album.


sabato 6 settembre 2014

Outlaw Pete: il libro illustrato di Bruce Springsteen


I fans più sfegatati di Bruce Springsteen dividono l'umanità in due grandi categorie: i fortunati che hanno partecipato ad un concerto del Boss, e coloro che non lo hanno fatto. Ho scritto "partecipato" e non "assistito" perché ogni concerto del rocker del New Jersey è un evento in cui la persona che ha comprato il biglietto si sente parte attiva dello show, e non una semplice spettatrice. Nasce infatti una sorta di magico flusso di energia che viene scambiato nei due sensi, dal palco verso il pubblico e viceversa (ne avevo già scritto qui).
Tornando alle due categorie: il 23 luglio del 2009 fu per me la data nella quale passai dall'una all'altra. L'occasione fu il concerto tenuto da Bruce Springsteen e dalla E Street Band (compreso il compianto Big Man) allo Stadio Friuli di Udine. Un'emozione enorme e una gioia incontenibile hanno trasformato una calda sera d'estate in una festa indimenticabile. Il mezzo? La musica, 26 pezzi cantati e ballati dalla band e dal pubblico.
Il quarto fu Outlaw Pete, punta di diamante dell'album Working on a Dream. Si tratta di un brano che invita prima al raccoglimento: Bruce ti sta raccontando una storia, tu lo ascolti quasi in silenzio. E poi la musica cresce, spicca il volo fino a travolgerti. La storia è quella di Pete, bambino fuorilegge, che Springsteen ha tratto da un racconto che la madre gli leggeva negli anni Cinquanta quando era ancora un ragazzino: Bravo Cowboy Bill di Kathryn e Byron Jackson.
“Outlaw Pete is essentially the story of a man trying to outlive and outrun his sins”
Questo è il senso che il Boss dà alla storia, trasformata ora in un libro speciale. Springsteen, infatti, ha chiamato il fumettista ed illustratore Frank Caruso a curarne la parte grafica. Così, il 4 novembre prossimo sarà possibile acquistare nel mercato americano,  grazie all'editore Simon & Schuster, il risultato di questo lavoro a quattro mani.
Alcuni critici hanno inserito a buon diritto i testi di Springsteen nell'alveo della grande storia del romanzo americano: le sue canzoni sono infatti delle short stories che ti catturano per la nitidezza con cui il Boss pennella i personaggi, i loro sentimenti e le loro azioni. Outlaw Pete ha riacquistato grazie a Springsteen una nuova vita, una vita più matura dopo quella vissuta negli anni Cinquanta.

martedì 24 giugno 2014

Rockin' in the Free World: i Pearl Jam a Trieste

Indimenticabile la serata di domenica allo Stadio Nereo Rocco di Trieste, infiammato dai Pearl Jam. Rock, chitarre, energia, emozioni: sono stati questi gli ingredienti di un concerto che ha rapito il pubblico per tre ore. Che cosa mi ha colpito di più? La voce unica di Eddie Vedder, la sua commozione  nel ricordare il migliore amico recentemente scomparso, gli assoli di chitarra di Mike McCready, il muro di suono che ti travolge, il non risparmiarsi della band, l’accoppiata micidiale “Do the Evolution” e “Rearviewmirror”, lo stadio traboccante, i sorrisi e gli occhi pieni di gioia dei ragazzi che ballavano e cantavano vicino a me e con me, la cover di Neil Young "Rockin' in the Free World" suggerita nel finale da un grande striscione srotolato dal pubblico davanti al palco. Ha detto bene Bruce Springsteen:

«Sono uno dei pochi gruppi con la resistenza fisica e le doti critiche e di autoanalisi necessarie a superare il momento di maggior successo e continuare a servire un pubblico che è in cerca di una musica essenziale. E di se stesso»

Nel salutare il pubblico, l’invito di Eddie è stato quello di vivere ogni giorno con la massima pienezza: “guardate il cielo, guardate voi stessi”. Semplice, vero.



Parentesi fumettistica: Todd McFarlane, autore ed editore di Spawn, mise lo zampino nella realizzazione di questo fantastico video di "Do the Evolution". Portò il progetto a Joe Pearson presso la Epoch Ink Animation e co-diresse il video con il direttore dell'animazione Kevin Altieri (Batman, la serie animata). Fu scritto e concettualizzato da Joe Pearson e Kevin Altieri che insieme supervisionarono le pre-produzione e i team di animazione. La preproduzione dell'animazione fu realizzata presso la Epoch Animation Ink a Santa Monica in California, con un team di 10 disegnatori e sceneggiatori. L'animazione venne poi realizzata a Seoul presso gli studi della Sun Min Immagine Pictures e Jireh Animation e coinvolse il lavoro di oltre 100 animatori e coloristi.

giovedì 15 agosto 2013

La festa continua


I rumors degli ultimi giorni erano fondati: il Wrecking Ball Tour non terminerà nel 2013 con le date settembrine del Sud America. No! Dopo 129 concerti nei quali sono state eseguite ben 223 canzoni diverse (!!!!), Bruce Springsteen e la E Street Band continueranno anche nel 2014 il viaggio iniziato ad Atlanta il 18 marzo del 2012, quando uno dei tour più entusiasmanti della storia del Boss ha avuto inizio.
Sono state infatti annunciate ufficialmente sette nuove date in Australia e in Nuova Zelanda per il prossimo febbraio e marzo. Inutile dire che la speranza che il tour prosegua negli Stati Uniti in primavera e, soprattutto, in Europa durante l'estate è molto alta.
In ogni caso, la festa continua (per ora solo agli antipodi) anche nel 2014.

domenica 21 luglio 2013

Springsteen & I - Il film, al cinema solo il 22 luglio


Springsteen & I è un film documentario incentrato sulla grande rockstar americana, raccontata dai suoi fan e da performance inedite. Si tratta di un evento unico, proiettato nei cinema in contemporanea mondiale il 22 luglio 2013.
Il film, creato per i fan e dai fan, prodotto da Ridley Scott, ha impegnato moltissimo il team diretto dal regista Baillie Walsh, che per oltre sei mesi ha raccolto, catalogato e selezionato i video inviati da ogni parte del mondo: una prova che, nonostante le differenze generazionali e linguistiche, l’esperienza springsteeniana rimane intima e personalissima e tale da coinvolgere milioni di persone di tutte le età. In questo senso quello del Boss è un fenomeno culturale che non ha equivalenti.
Esattamente 40 anni dopo il debutto di Greetings from Asbury Park, N.J., il disco che irruppe nella scena rock e la cambiò per sempre, il documentario testimonia quella magia che si crea ad ogni suo concerto e che ti fa credere che il Boss e la "heart-stopping, pants-dropping, hard-rocking, booty-shaking, love-making, Viagra-taking" E Street Band stiano suonando e cantando con tutta l'energia possibile solo per te, per vederti felice attraverso la loro musica. Quando sei lì, provi la stessa sensazione che il giornalista e scrittore britannico Richard Williams ha espresso in un suo recente articolo apparso sul magazine musicale Uncut:

"Springsteen è l'unica rockstar che continua a dare l'impressione di voler conoscere tutti i suoi spettatori, uno a uno"




Qui potete trovare i cinema italiani che proietteranno il film

domenica 2 giugno 2013

La mia settimana springsteeniana

Vai a vedere Bruce Springsteen? Due volte? Ma non l'hai già visto l'anno scorso?
Questa è la domanda che mi son sentito ripetere più volte nelle ultime settimane da conoscenti, colleghi e varie persone con cui ho intrapreso il discorso Bruce Springsteen. Gli amici, no. Chi mi è amico sa che la domanda non ha senso, tanto in termini oggettivi, quanto in quelli soggettivi. E lo sa o perché ha partecipato anche lui ad uno show del cantautore americano, o perché gli ho fatto una testa tanta. E uso il termine partecipare non a caso. Tornando all'insinuazione implicita nella domanda iniziale che, visto un concerto, allora li hai visti tutti, la replica più banale è che i concerti del Boss e della E Street Band sono tutti diversi gli uni dagli altri, perché le canzoni suonate e cantate non sono mai le stesse, anche all'interno dello stesso tour. Ma questa è solo una spiegazione superficiale, la prima che appare scorrendo la sequenza dei brani degli show.



Il vero motivo per cui la domanda non ha senso è che un concerto di Bruce Springsteen e della E Street Band è un'esperienza unica e irripetibile che ha il dono di rinnovarsi ad ogni esibizione. Ma cosa succede di così speciale e diverso rispetto ad altri cantanti o gruppi musicali? Difficile spiegarlo a parole: l'unico vero modo è esserci e viverlo. Tuttavia posso dire che quando domenica scorsa a Monaco, dopo aver imprecato tutto il giorno per il freddo invernale, la pioggia, il vento e la bardatura da guerriero che mi proteggeva dai detti elementi, il Boss è apparso in scena e ha condotto uno show di tre ore con cui ha letteralmente scaldato tutti gli oltre 40.000 dell'Olympiastadion, beh, lì capisci ancora una volta che il miracolo si ripropone. Alludo allo scambio di energia che avviene tra lui (e la band) e il pubblico. Un flusso bidirezionale: noi ci nutriamo di quello che lui ci regala e lui si alimenta a sua volta del nostro entusiasmo. E' una reazione a catena che ha bisogno di entrambi gli attori. E che è sollecitata dalle note del rock. La musica è l'elemento che scatena la reazione. Ma non solo questa in quanto tale: è determinante la modalità attraverso cui la musica viene eseguita dalla band e fruita dal pubblico.




Come ha scritto Andrea Silenzi su XL, Bruce Springsteen:

fa quello che tutti dovrebbero fare: il musicista. Alla faccia dei concerti sceneggiati, dei mega palchi con astronavi e falli giganti, delle scenografie eccessive e forzate che servono anche a nascondere la pigrizia di spettacoli che servono solo a promuovere, a far parlare, a mettere in moto la macchina mediatica. Springsteen si sforza ancora di portare sulla scena l’epica del rock’n'roll, che in fondo altro non è se non un esagitato esorcismo contro il buio, contro la morte.
Un musicista che trasmette la gioia di suonare, la voglia di divertirsi, di instaurare una relazione empatica con il suo pubblico, senza la quale lo show non prenderebbe il volo né, tanto meno, avrebbe senso. Per questo accoglie le richieste dei suoi fan di eseguire questa o quella canzone, per questo li fa cantare o ballare insieme a lui. Per accendere e mantenere viva la relazione. E il pubblico risponde sempre, non molla mai. Partecipa con tutta l'anima e il cuore a questo "esagitato esorcismo contro la morte", che altro non è se non l'essenza del rock and roll.



Ancora Silenzi:

Può cambiare anche tre quarti dei pezzi in scaletta senza modificare il senso della sua esibizione. ... Se lui decide di risuonare un intero disco (è successo in Svezia nelle prime date del tour europeo) non lo annuncia prima: lo fa e basta. Non punta sulla nostalgia. Se la stragrande maggioranza dei suoi colleghi avessero lo stesso coraggio, se si rimettessero in gioco ogni sera suonando davvero anziché limitarsi al compitino-jukebox , forse oggi il rock (vecchio e nuovo) avrebbe ancora una scintilla creativa, anziché navigare in quel mare di autocelebrazione che lo sta portando in rovina. Lui non vuole entrare al museo, perché sa che questa musica deve bruciare. E lui e la sua band continuano a cacciare i pompieri.

Ai concerti di domenica 26 e di venerdì 31 maggio, Bruce Springsteen ha deciso di risuonare per intero un disco: Born in the USA a Monaco e Born to run a Padova. Lo ha annunciato al momento e lo ha fatto. Provocando la comprensibile gioia di noi fans.


Questi sono Bruce Springsteen e la E Street Band: musicisti rock nel senso più vero e popolare del termine.



venerdì 24 maggio 2013

Waiting for the Boss (VII) - Nebraska

L'importanza di Nebraska è senza dubbio più letteraria che musicale: segna infatti quella maturazione nella scrittura dei testi che aveva avuto timida origine in The river, abbandonando temi e situazioni tra l'epico e il romantico, per andarsi a scontrare con i drammi privi di lieto fine che troppo spesso la vita riserva. In termini strettamente musicali, è già stato osservato che in realtà i brani del disco non siano veri e propri pezzi folk, ma canzoni rock ridotte all'osso. Se si vuole, e Springsteen lo voleva fortemente, che l'ascoltatore si concentri sulla tragedia di Starkweather o partecipi al tormento di Joe Roberts non si possono arricchire queste storie con riffs da hit parade e grandi assoli di sax o chitarra: il loro dramma va percepito con attenzione e, nel caso, con angoscia. Nebraska rimane in ogni caso il più grande atto di sincerità e di rispetto del pubblico che un artista popolare abbia mai avuto il coraggio di fare.
Luca Raimondo, Soundcheck: Nebraska, in "Follow That Dream", giugno 1991 

giovedì 23 maggio 2013

Waiting for the Boss (VI) - The river

The river, come musica e come parole, fu il risultato sia di una reazione alle idee esplorate in Darkness on the edge of town sia di un loro approfondimento. La musica country era per me sempre più importante. Una notte, nella mia camera d'albergo a New York, cominciai a cantare My bucket's got a hole in it di Hank Williams. Quella notte rientrai in macchina nel New Jersey e rimasi alzato nella mia camera a scrivere The river. Usai una voce narrativa folk - quella di un tale in un bar che racconta la propria storia a un estraneo seduto nello sgabello accanto. Quella canzone cristallizzò i miei interessi e inaugurò lo stile di scrittura che avrei sviluppato con maggiore profondità e dettagli in Nebraska e The ghost of Tom Joad.
Bruce Springsteen 

martedì 21 maggio 2013

Waiting for the Boss (V) - Darkness on the edge of town

I protagonisti dei film di John Ford e Sergio Leone sono ancora delle figure di statura e dimensioni eroiche, anche se si tratta di eroi tragici e divisi, come il protagonista di The Searchers (Sentieri selvaggi), o di eroi "manieristi", ovvero che hanno conservato solo la maniera, le forme, non il sistema di valori ideologici e morali, degli eroi western classici, come i protagonisti dei film di Sergio Leone. Ora, il passaggio progressivo e graduale da una visione mitica a una visione storica, realistica e critica della realtà americana, attuato nel genere western, caratterizza in maniera particolare anche l'insieme dell'opera springsteeniana e l'album Darkness on the edge of town costituisce senza dubbio una tappa fondamentale di questo processo. In esso, Springsteen prende coscienza del fatto che i miti dell'American Dream, della Strada e del Viaggio verso la Terra Promessa, celebrati in Born to run (ma anche in molti film di John Ford) non corrispondono alla realtà americana, che invece sembra negarli continuamente. Se, pertanto, l'immagine centrale di Born to run è quella di un'energia vitale inesauribile, che si esprime in una corsa che pare non conoscere ostacoli, l'immagine centrale di Darkness on the edge of town è quella della lotta quotidiana contro una realtà dominata da forze che sembrano opporsi costantemente alla volontà degli individui di realizzare i propri sogni e i propri ideali. Ma in questa lotta i personaggi delle canzoni di quest'album assumono quelle stesse dimensioni eroiche del protagonista del film di John Ford e di quelli di Sergio Leone. A ciò si deve lo stile particolarmente solenne di molte di queste canzoni e la visione contemporaneamente realistica ed eroica della realtà americana da cui Darkness on the edge of town appare caratterizzato, visione che nasce da una presa di coscienza della non corrispondenza tra mito e realtà.
Antonella D'Amore, Mia città di rovine,  Manifestolibri, 2002 

domenica 19 maggio 2013

Waiting for the Boss (IV) - Born to run

Un disco che parla della ricerca di due ragazzi, non sempre insieme e non sempre innamorati, ma comunque vicini. Che non sanno bene cosa cerchino, ma si dannano l'anima per trovarlo. Nelle fughe romantiche verso la Terra Promessa (Thunder Road, Born to run), nella staticità ora disperata ora visionaria delle giungle urbane (Jungleland, Tenth Avenue freeze-out, Night, Meeting across the river), nella disillusione dell promesse spezzate nelle strade secondarie (Backstreets) o che sai che presto si spezzeranno (She's the one). Attraverso gli occhi di Terry, Magic Rat, Mary, Bad Scooter, Wendy, Eddie, Cherry, è già possibile vedere cosa accadrà dopo. Come in quei film dove, nel momento stesso in cui ridi, ti innamori e ti commuovi, senti un brivido lungo la spina dorsale. Come una premonizione. Born to run è l'album che ti fa credere con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutta la mente nel rock 'n' roll.
Massimo Cotto, Born to run,  in "Velvet Gallery", giugno 1990

giovedì 16 maggio 2013

Waiting for the Boss (III) - The Wild, the Innocent & the E Street Shuffle

"The Wild è l'album soul di Bruce Springsteen, una novella West Side Story popolata di neri e chicani. Se in Greetings Springsteen era il provinciale giunto in visita nella metropoli e al colmo di una spaesata meraviglia, qui si divide fra i luoghi d'origine e la città che lo ha adottato e che in Born to Run prenderà il centro della ribalta."
Eddy Cilìa, Nebraska, in "Velvet Gallery", giugno 1990 

martedì 14 maggio 2013

Waiting for the Boss (II) - Greetings from Asbury Park, NJ

"Nel mio primo album ho fatto venir fuori un numero incredibile di cose tutta in una volta. Un milione di cose n ogni canzone. Le avevo scritte in mezz'ora, quindici minuti. Non so da dove venissero. Scrivevo come in preda ad una febbre. Non avevo soldi, nessun posto dove andare, niente da fare. Era inverno, faceva freddo e scrivevo. Mi sentivo in colpa se non lo facevo. Non creai più nulla in quello stile. Una volta che uscì il disco, mi sentii definire il nuovo Dylan e così evitai di ripetermi."
Bruce Springsteen

"Utilizzando un linguaggio enfatico e visionario, una sterminata teoria di versi chilometrici e un logoro dizionario di sinonimi. Springsteen è riuscito a fare suoi tutti i miti della cultura giovanile del suo tempo, il rock 'n' roll e il cinema: ed ecco che i ragazzi del boarwalk di Asbury Park, gli spacciatori e le puttane di Manhattan, vengono innalzati al rango di giovani ribelli, ecco che il desolante panorama della periferia urbana del New Jersey diventa un nuovo fronte del porto, un luogo non più squallido ma estenuantemente romantico."
Leonardo Colombati, Come un killer sotto il sole, Sironi Editore, 2007

domenica 12 maggio 2013

Waiting for the Boss (I)

"Springsteen non è un qualsiasi bravo cantautore rock. È una specie di bandiera, un monumento indomabile, un inno a tutto quello che il rock può essere. Per capirlo bisogna avere visto almeno una volta un suo concerto. Ha inciso dischi straordinari, ma di sicuro il vero Springsteen è nelle esibizioni dal vivo. Si usava dire che i Rolling Stones siano stati per antonomasia la più grande rock 'n' roll band di tutti i tempi. Vero, forse, ma solo nel fervore degli anni Sessanta e in qualche scampolo dei Settanta. Dopo, la più grande, classica rock 'n' roll band della storia è stata Bruce Springsteen & The E Street Band. Chi lo ama ha la certezza di andare a celebrare insieme a lui l'unico, meraviglioso e liberatorio rito profano che la nostra cultura ci abbia lasciato."

Gino Castaldo, Provaci ancora Bruce, in "La Repubblica", 1 aprile 1999

domenica 3 febbraio 2013

Low bridge, everybody down - Zagor sull'Erie Canal

"In sella a un mulo a tirare un barcone / colmo di pietre oppur di carbone. Un ponte basso adesso si appresta / chinate tutti e in fretta la testa"
Questo è il verso cantato da Benny Pitt, l'irlandese suonatore di banjo che allieta la navigazione sull'Erie Canal di Zagor, Cico e alcuni protagonisti de I sabotatori, la storia che Ade Capone ha scritto per il diciannovesimo Maxi Zagor uscito nelle edicole a fine gennaio. Cico non prende alla lettera il suggerimento cantato, tanto meno interpreta correttamente il movimento dell'irlandese, finendo per dare una sonora zuccata contro la volta del ponte sotto il quale l'imbarcazione si sta infilando. Inevitabilmente, in quanto fan del Boss, non ho potuto fare a meno di pensare alla canzone Erie Canal, inserita da Bruce Springsteen nel suo disco del 2006 We shall overcome: The Seeger Sessions, l'album con cui il songwriter del New Jersey ha omaggiato una delle leggende della musica folk statunitense, Pete Seeger, eseguendo brani scritti dal vecchio autore folk o canzoni tradizionali da lui rese famose, come appunto Erie Canal. Non può trattarsi, in ogni caso, dello stesso brano eseguito nel fumetto da Benny, in quanto la storia di Zagor è ambientata all'inizio dell'Ottocento, durante i lavori di costruzione del lungo canale che collega tuttora il fiume Hudson con il lago Erie. La canzone interpretata da Seeger e poi da Springsteen fu composta nel 1905 da Thomas S. Allen ma anche qui troviamo un mulo, di nome Sal, che trascina una chiatta, e l'invito rivolto ai naviganti ad abbassare la testa all'approssimarsi di un ponte basso sul canale ("low bridge, everybody down"). Il tono del brano è piuttosto malinconico in quanto i primi del Novecento corrisposero al periodo nel quale i muli furono mandati in pensione a vantaggio delle chiatte spinte dal motore a vapore prima e dal diesel poi.



Non so se Ade Capone si sia intenzionalmente ispirato a questa canzone del 1905 ma, se lo ha fatto come immagino, è un'altro dettaglio che contribuisce a rendere molto piacevole questa storia zagoriana. Come già ci aveva abituato in precedenti numeri di Maxi Zagor, l'autore piacentino mescola abilmente la Storia e la Fantasia, dimostrando un gran lavoro di documentazione. Mentre nella serie regolare, ormai da più di un anno, Zagor e Cico sono impegnati in una trasferta latino-americana con ambientazioni più attinenti alla sfera fantastica (se non fantascientifica e magica) dell'universo zagoriano, sui Maxi e sul Gigante la nolittianità si declina nella sua forma western (o per meglio dire eastern) con storie ambientate a Darkwood o dintorni e con i classici elementi quali le tribù di nativi, i fuorilegge, e magari, come in questo caso, riferimenti a fatti storici ben precisi. Questi ultimi, infatti, abbondano nella storia in questione e ne sono le fondamenta.

Disegno di Gaetano e Gaspare Cassaro
Oltre all'ambientazione all'interno del grande cantiere del canale, mostrato nella sua imponenza e attraverso i suoi protagonisti (tecnici, operai liberi e forzati come i galeotti, guardie, politici, avventurieri e uomini d'affari), decisiva, ai fini della narrazione, risulta essere la rievocazione delle avvincenti esplorazioni svolte nei primi anni del Seicento da Henry Hudson, la cui morte misteriosa diventa il perno attorno a cui gira la storia di Ade Capone. La vicenda del celebre navigatore si lega alle sorti delle tribù di nativi che abitano la zona interessata agli scavi del canale. Zagor dovrà usare tutta la sua autorevolezza di mediatore fra i valori e gli interessi del popolo rosso e di quello bianco (altro tipico elemento della nolittianità) per risolvere in modo per nulla scontato la drammatica situazione creata da fuorilegge e affaristi senza scrupoli.
Da ricordare lo scambio di battute fra il vecchio pellerossa, custode del sacro villaggio scavato nella roccia che dice:
"I visi pallidi stanno occupando le nostre terre parlando di pacifica convivenza, ma non esitano a trattarci come selvaggi da depredare e sterminare!"
e Zagor, suo prigioniero, che risponde:

"Se mi conosci, sai che lotto da sempre proprio per impedire tutto ciò!"
Nonostante il successo dello Spirito con la Scure nella presente storia (come in tante altre), non può che destare amarezza sapere che il vecchio saggio ha predetto il futuro.

venerdì 11 gennaio 2013

Clarence Day



Big Man oggi compirebbe 71 anni. Lo stato del New Jersey ha dichiarato l’11 gennaio Clarence Day, per ricordare per sempre questo uomo, Big in tutti i sensi. Grazie a Larry, una fan del Boss veramente speciale, ho scoperto questo illustratore danese e la sua tribute page su fb dedicata a Springsteen.
Per gli stolti che non sanno chi sia Big Man, ve lo presenta direttamente il Boss....

sabato 8 dicembre 2012

Il pic-nic allo stadio ascoltando il vecchio del New Jersey


Una mia amica, durante uno scambio di e-mail in cui ci si consigliava dei libri, ad un certo punto se ne esce con la frase seguente:
"e intanto mi son opzionata un pic-nic allo stadio euganeo ascoltando il vecchio del New Jersey.."
E mi è uscito un gran sorriso.. perché a quel pic-nic parteciperò anch'io, insieme a tanti altri su quel prato e quegli spalti che vedranno il ritorno del Boss in Italia nel 2013. Quando si ha già vissuto uno, o più, di questi pic-nic, la voglia di rifarlo è smisurata. Al punto che il prato euganeo non mi basta. No! Ho deciso di saggiare prima anche il prato bavarese. E non si sa mai che non ci scappi pure quello ambrosiano.... vedremo...
Tanto, le zanzare non saranno certo come quelle dei prati del New Jersey....
"Now my home’s here in these meadowlands where mosquitoes grow big as airplanes"

martedì 10 luglio 2012

La stanza di Paolo



Fra la via Emilia e il West”. Era questo l'album live di Francesco Guccini che il mio amico Paolo mi faceva sempre ascoltare. L'audio era pessimo: quello di una vecchia audiocasseta fatta suonare centinaia di volte, spesso sulle stesse canzoni. Molti pomeriggi piovosi degli anni delle medie e del liceo li passavo così, a casa di Paolo ad ascoltare questo nuovo, per me, cantautore emiliano che parlava di eskimi, strade lunghe e diritte, di vecchie signore dai fianchi un po' molli e piccole città e bastardi posti. Eravamo così presi che anche in spiaggia durante l'estate, con gli amici, lo facevamo suonare ad alto volume: certo non era l'esca più adatta per far accorrere le ragazze, ma in realtà fungeva da buon filtro antropologico.
A Paolo devo anche la conoscenza di un altro mio mito musicale. Le audiocassette che venivano suonate sul suo scalcinato apparecchio erano due. Oltre al cantautore di Pavana, un rocker d'oltreoceano ci faceva perdere la nozione del tempo: un certo Bruce Springsteen. La fonte era ancora un live, entrato ormai nella storia: il leggendario concerto di San Siro del 1985. Fu quindi nella camera di Paolo che cominciai a viaggiare sulla polverosa Highway 9, ad immaginarmi il mondo attorno ad Asbury Park o il fiume dentro cui lui e Mary si tuffavano. Fu sempre in quella stanza che criticammo, più tardi, il distacco del Boss dalla sua E-Street Band per la parentesi, troppo melensa per noi, di "Human Touch".


Allora forse non avremmo pensato di ritrovarci, da adulti, ad ascoltare, questa volta in concerti vissuti in prima persona, le stesse canzoni che da ragazzi cantavamo in quella camera. Da un lato pensi che il tempo non sia mai passato, dall'altro ti rendi conto di come le fantasie, i sentimenti e gli ideali che stavano nascendo allora si sono costruiti anche grazie a quelle note e a quei testi che ti hanno accompagnato per una vita. Musica che, a seconda delle occasioni, è suonata “solo” come sottofondo a qualche serata con gli amici, ti ha fatto da colonna sonora in un lungo viaggio in macchina, ti ha dato spunti di riflessione e di emozione quando l'hai ascoltata assorto sul tuo letto.
E poi arrivano i concerti che, alla fine, non sono altro che un'occasione per ribadire a squarciagola davanti a te stesso che tanto di quello in cui hai creduto è vero, è vivo lì davanti a te, insieme a te, dentro di te.

giovedì 14 giugno 2012

La forza della relazione


Una relazione è uno scambio. Fra due o più persone, due o più gruppi. Cosa ci si scambia? Energia. Poca, tanta, insufficiente, rigenerante: dipende dagli attori in gioco e dalle condizioni al contorno.
Lunedì scorso allo stadio Rocco di Trieste ha avuto luogo una straordinaria relazione. Da una parte c'era il Boss con la E-Street Band, dall'altra 30.000 persone. Il risultato è stato meraviglioso: Springsteen che si carica a seconda di come il pubblico reagisce ai suoi stimoli e viceversa. Reazione positiva, risonanza perfetta. Tre ore e venti minuti di spettacolo in cui i protagonisti sono stati tutti: noi del pubblico e i musicisti sullo stage. Le luci si accendono sul prato e i tecnici si preparano per smontare il palco, ma il Boss continua ancora per un'ora e mezza: i tecnici tornano a sedere. Io e i miei amici ci guardiamo stupiti domandandoci da dove il Boss tiri fuori le forze per continuare, senza risparmiarsi, con la gioia dipinta sul volto, saltando, ballando e correndo. La risposta mi è venuta dopo, a casa. L'energia gliela davamo noi. E a noi per ballare e cantare per tutto quel tempo chi ce l'ha data? Lui. Cos'è che mi ha fatto rimanere in uno stato di eccitazione dalla mattina fino a notte, mangiando pochissimo per la stretta allo stomaco? L'attesa della relazione e la relazione stessa. La relazione è fatta anche di contatto fisico: il Boss lo cerca continuamente andando a toccare e farsi toccare dai fans, parlandoci, portandoli sul palco, ballando con loro e facendoli cantare, raccogliendo le loro richieste di eseguire questo o quel pezzo.



E le canzoni? Non ne dimenticherò nemmeno una, ma fra tutte mi risuonano dentro Thunder Road, The River, Rosalita, Spirit in the Night, No Surrender, Because the Night e Jack of All Trades.
Le immagini? Tantissime, ma fra tutte, il volto felice del Boss che si rispecchia in quello dei 30.000 del Rocco.
Mandi Bruce! Torna presto!



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