domenica 16 novembre 2014
Sciopero - Ken Parker
E venne il giorno di Sciopero. Da venerdì 14 novembre è in edicola, libreria e fumetteria il ventinovesimo volume della collana Ken Parker edita da Mondadori, contenente 2 storie pubblicate per la prima volta più di trent'anni fa dalla Cepim di Sergio Bonelli: Il sicario (agosto-settembre 1983) e Sciopero (aprile 1984).
All'epoca non seguivo Ken Parker: ne vedevo la pubblicità in quarta di copertina degli albi di Mister No, Tex e Zagor che leggevo. Ma non ne comprai mai una copia. Dovetti aspettare altri quattordici anni prima di averne in mano una. Ed era Sciopero. E da quel numero, il 58 della serie Cepim, nacque la mia passione per le storie del biondo trapper del Montana. Una storia che non parlava di cow boy o indiani, di praterie o deserti. Ma di lavoro e di lavoratori. Di una fabbrica di Boston. Di proletari e di capitalisti. Di Capitale e di comunismo. Di sfruttamento, di sindacato, di sciopero. E di una spia e della sua presa di coscienza. Di un uomo che scopre un mondo per lui nuovo: un microcosmo, la fabbrica, di persone senza diritti che cominciano ad alzare la testa dalle macchine a vapore per rivendicarli.
Ancora una volta Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo fanno di Ken il testimone di una vicenda umana e sociale che lui affronta con gli strumenti che ha a disposizione. La curiosità di conoscere, l'empatia nei confronti delle persone di cui condivide l'esperienza, la capacità di scegliere. Ken impara a sue spese, dai propri errori, ma poi pensa, capisce e decide. E agisce quindi con coerenza secondo la propria coscienza.
Leggendo queste pagine mi trovai di fronte ad un personaggio diverso da Tex, Zagor e Mister No. Non un eroe, ma un uomo. Come me. E come l'amico che me lo regalò dopo aver vissuto insieme dieci mesi di una esperienza forte. Io obiettore di coscienza, lui operatore presso la struttura psichiatrica in cui prestai servizio. Dieci mesi in cui mi spogliai di tutte le mie sovrastrutture per tirar fuori quello che veramente ero. Un uomo con la curiosità di conoscere, con l'empatia verso le persone di cui condividevo l'esperienza, con i pregi e i difetti, posti, per una volta in modo completo, al servizio di qualcun altro che stava peggio. Io e lui diventammo amici subito, fin dalla primo giorno in cui condivisi il suo turno. E seguirono giorni di lavoro e notti di discussioni davanti ad una o più bottiglie di vino. Politica, utopie, scelte di campo anche drastiche. La sua vita ne era piena.
Mi regalò Sciopero quando ci separammo, a suggello di tutti i nostri discorsi. Ogni volta che leggo una storia di Ken disegnata da Milazzo, penso a lui, all'amico che me lo fece scoprire ed amare.
mercoledì 1 maggio 2013
sabato 10 settembre 2011
Gli indignados de noantri
Il riferimento è agli indignados, ovvero al movimento spontaneo di popolo che ha portato in piazza il 3 settembre scorso ben 400.000 israeliani in tutto il paese (300.000 nella sola Tel Aviv) per chiedere al governo Netanyahu maggiore giustizia sociale e per protestare contro il caro vita. Era la sesta volta, nel corso di questa estate, che la gente scendeva in piazza. Da tener presente che dietro agli indignados non c'è nessun sindacato e che la popolazione dello Stato di Israele ammonta complessivamente a poco più di 7.500.000 persone.
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| Indignados a Tel Aviv |
E gli indignados de noantri? Il governo e il parlamento italiani stanno varando una manovra iniqua i cui costi ricadranno soprattutto sui lavoratori dipendenti e i pensionati, e l'unica manifestazione di protesta è stata lo sciopero generale indetto dalla Cgil il 6 settembre scorso. Quante persone si sono mosse? Alcune centinaia di migliaia, forse, su un totale di quasi 60 milioni di italiani. E questo sarebbe il risultato del moto di indignazione che serpeggia nel Belpaese? Uno sciopero dalla modesta riuscita, i cui partecipanti sono dati soprattutto dagli iscritti al sindacato della Cgil? Il risultato è stata una manifestazione che ormai ha assunto la forma di una vecchia routine consolidata: il governo di Berlusconi annuncia e realizza politiche che attaccano le fascie sociali più deboli, i giornali di centro-sinistra lo criticano, il PD balbetta, l'IDV fa la voce inutilmente grossa, Cisl e Uil non fanno nulla e la Cgil indice uno sciopero generale che non ha nessun effetto. Le cause? La nostra scarsa capacità di indignarsi spontaneamente, senza che ce lo indichi qualcuno, e la conseguente difficoltà nel tradurla in azione. In questa materia, dovremmo imparare dal popolo israeliano.
La vignetta in alto è di Jeff Danziger, un cartoonist americano
venerdì 6 maggio 2011
Sciopero generale
Naturalmente anche noi della Fiom in piazza: la freccia sull'asfalto indica la direzione giusta da seguire (punto di vista del soggetto fotografato.. :-))
martedì 7 settembre 2010
Cosa direbbe Ken Parker?

Sono allibito dalla copertina con cui il settimanale Panorama si presenta in edicola questa settimana. Uno sciopero, diritto sancito dall'articolo 40 della Costituzione, e di recente posto sotto attacco (vedi caso dell'accordo Fiat a Pomigliano), viene definito sabotaggio. Il giornale berlusconiano se ne infischia della sentenza della magistratura (che novità!!) che ha decretato il reintegro (negato poi nella pratica dalla Fiat) sul luogo di lavoro dei tre operai della Fiat di Melfi, licenziati con la supposta motivazione, appunto, di sabotaggio.
E' veramente triste constatare come un giornale abbia un'idea preconcetta della verità e a questa subordini tutto. Anche la dignità di tre persone sbattute in copertina e definite bugiarde. Non è un linciaggio mediatico questo? E l'onestà intellettuale dove abita?
Consiglio al direttore di Panorama la lettura dell'albo Sciopero di Ken Parker: forse imparerà qualcosa, soprattutto a confrontarsi con la propria coscienza....
domenica 28 febbraio 2010
Welcome

Scrivo queste parole sollecitato da due stimoli diversi ma che vanno nello stesso verso. Il primo è il film Welcome, appunto, di Philippe Lioret con Vincent Lindon e Firat Ayverdi. E' la storia di un insegnante di nuoto di Calais e di un ragazzo curdo, immigrato "irregolare" secondo le autorità, che vuole a tutti i costi raggiungere la sua ragazza a Londra. E per farlo, è disposto ad attraversare la Manica a nuoto. L'indifferenza iniziale del francese cede il passo all'umanità che lo spinge ad aiutare il giovane, violando così una legge voluta da Sarkozy che vieta ai cittadini di aiutare i migranti. E' chiaro la critica verso le leggi di quell'Europa tanto democratica e liberale con i propri cittadini, e altrettanto crudele e violenta verso gli uomini e le donne che spingono ai suoi confini. Nello stesso tempo la storia personale del maestro di nuoto lo vede ritrovare se stesso solo nel confronto con l'altro, gli fa trovare la propria dignità di essere umano solo cercando di vedere riconosciuta la dignità dell'altro.
Anche da noi in Italia ci sono delle leggi barbare tali per cui la clandestinità è un reato, ovvero la sola condizione di essere entrato nel nostro paese senza i permessi o documenti necessari rende la persona colpevole agli occhi della giustizia italiana. Non ci sono motivazioni etiche, sociali o politiche che giustifichino simili provvedimenti; ma soltanto ragioni economiche. Infatti in questo modo il migrante è sempre più ricattabile e, pur di sopravvivere, è disposto a lavorare in ogni condizione di sfruttamento.
E' anche contro queste oscenità che oggi, 1 marzo, si svolge lo sciopero degli stranieri. Si fermeranno molti migranti che vivono e lavorano qui da noi per ottenere più visibilità sui loro diritti, spesso negati, sul loro contributo quotidiano alla nostra società, sulle loro intelligenze che la arrichiscono.
Purtroppo non ci saranno tutti quegli immigrati, regolari e no, che rischierebbero tanto a farsi vedere. E' anche per loro che il maggior numero di italiani dovrebbe scendere in piazza partecipando alle varie manifestazioni che si terranno in tutte le grandi città. E' un peccato che i sindacati confederali non se la siano sentita di indire una giornata di mobilitazione generale: non so quante Rosarno dovranno ancora accadere perché la nostra coscienza venga toccata, perché Welcome non sia solo una parola vuota stampata sui nostri zerbini.







