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martedì 7 giugno 2016

Il Comandante Mark: eroe d'altri tempi e fuori dal tempo

Il terzo Avventura Magazine della Sergio Bonelli Editore è dedicato completamente alla figura del Comandante Mark. Ricorre infatti nel 2016 il cinquantesimo anniversario dell'esordio in edicola del personaggio creato dalla EsseGesse, ovvero dal sodalizio artistico costituito da Giovanni Sinchetto, Dario Guzzon e Pietro Sartoris. Il volume monografico è arricchito da interessanti redazionali (spicca quello di Luca Boschi) che inquadrano lo scenario storico della Guerra d'Indipendenza Americana, che fa da sfondo alle gesta di Mark e dei suoi ribelli, i Lupi dell'Ontario, e tracciano una breve ma chiara biografia dei tre autori. Fulcro dell'albo è la riproposizione a colori di due storie: Il Comandante Mark e La storia di Mark, rispettivamente numero 1 e 100 della Nuova Collana Araldo, stampata dalla Casa Editrice Araldo, appartenente alla famiglia Bonelli.
"Il favoloso Mark, il comandante dei Lupi dell'Ontario? Oh... Quanto mi piacerebbe conoscerlo di persona! Dicono che sia alto, coraggioso e bello come un semidio!"
In queste parole, pronunciate da una donna in adorazione nella terza pagina del primo numero, sta tutto Mark. Un eroe senza macchia e senza paura, osannato come un semidio, che lotta per la libertà di un popolo oppresso. C'è quanto basta per offrire ai ragazzi dell'epoca del sano e costruttivo intrattenimento all'insegna dell'Avventura più classica. Ma niente di più. Il Comandante Mark non ha sfaccettature: è monolitico nella sua purezza. Irreale. Psicologicamente piatto. Privo di sfumature. Bene e male sono nettamente separati: i ribelli americani sono buoni e coraggiosi e i soldati inglesi sono cattivi e inetti. Se non fosse per i suoi compagni Mister Bluff e Gufo Triste (e il cane Flok) mancherebbe anche il sorriso che nasce dalle gag che li vede protagonisti. Che distanza da Tex e Zagor, eroi sì dalla parte del Bene, ma con una notevole profondità psicologica (pur nelle rispettive differenze). Per non parlare di Storia del West (storia di uomini normali) e dei successivi Mister No e Ken Parker: un abisso incolmabile.
Erano quasi quarant'anni che non leggevo il Comandante Mark e ho fatto a fatica a terminarne la lettura. Alla fine guardavo solo le figure, tornando così indietro a quando leggevo i fumetti senza saper leggere. Ma forse è proprio questa la dimensione in cui collocare Mark: quella propria di un lettore bambino, a cui basta un eroe senza macchia e senza paura, che dimostri il suo coraggio contro dei nemici malvagi. Un eroe d'altri tempi, appunto. Un eroe fuori dal tempo.

domenica 3 aprile 2016

Gallieno Ferri, l'Avventura non è finita


Sui suoi disegni e su quelli di Galep ho imparato a leggere. Le sue copertine di Zagor e Mister No avevano la capacità di catapultarti dentro la Foresta di Darkwood o la Giungla Amazzonica. Per 55 anni Gallieno Ferri ha firmato tutte le copertine degli albi dello Spirito con la Scure pubblicati dalla Sergio Bonelli Editore. Ha creato graficamente Zagor e Mister No, dando forma ai personaggi e alle storie partorite dalla fantasia prima di Guido Nolitta e poi di una serie lunghissima di sceneggiatori. Fra questi Moreno Burattini, l'attuale curatore di Zagor che così descrive Ferri durante un'intervista di qualche anno fa:

"Ferri è l’incarnazione di Zagor. Non conosco nessun disegnatore in grado di fare quel che fa il suo eroe, Ferri sì. Scia, va sott’acqua, fa canoa, esce in windsurf. Poi si siede al tavolo da lavoro e per primo si diverte con ciò che illustra, perché sente la bellezza, la forza, il mistero della natura. Una volta mi ha portato a fare rafting con lui e mi ha detto: «voglio che tu veda com’è davvero un fiume che scorre fra gli alberi, che potenza ha, il silenzio che c’è in certi punti e il rombo che c’è in certi altri, solo così potrai trasmettere queste sensazioni nelle storie che scrivi». Il suo talento è quello di rendere magico e affascinante quel che racconta con matita e pennello. Suscita il sense of wonder in ogni lettore."

Ieri, 2 aprile 2016, Gallieno Ferri se n'è andato all'età di 87 anni. Tutto il mondo del fumetto popolare italiano è in lutto. Io lo ricorderò sempre con affetto, immaginandolo da qualche parte, con la matita in mano, tra la Foresta di Darkwood e la Giungla Amazzonica. L'Avventura non finisce con la sua morte.

mercoledì 26 novembre 2014

Martin Mystère, ombra di se stesso


Sconclusionata. Questo è l'aggettivo che più si adatta all'ultima storia di Martin Mystère, in edicola ormai da più di un mese. L'ombra di Za-Te-Nay è il titolo di questo albo molto deludente, privo di un filo logico e con così tante divagazioni da suscitare un'irritazione crescente pagina dopo pagina. Peccato, perché gli autori del soggetto e della sceneggiatura, Alfredo Castelli e Mirko Perniola, sono capaci di fare molto meglio. Peccato perché l'idea di fondo di affrontare le gesta di Za-Te-Nay, un trapper dell'Ottocento americano che, nella finzione dell'universo mysteriano, altri non è se non una versione storicizzata di Zagor, è molto interessante. Peccato perché La scure incantatala prima storia che Castelli dedicò dodici anni fa all'Uomo con la Scure dei boschi di Darkweed, fu molto più divertente e originale. Peccato, infine, perché le matite del migliore disegnatore mysteriano, Franco Devescovi, sono andate sprecate nel tentativo (impossibile!) di rendere godibile una storia che sarebbe stato meglio lasciare dentro ad un cassetto. Per quanto Perniola cerchi di addolcire la pillola, l'elaborazione della sceneggiatura è stata un vero travaglio e il blocco di idee sul finale (disegnato poi da Giovanni Romanini subentrato ad un eufemisticamente esausto Devescovi) è stato il colpo di grazia.


In un vecchio post scrivevo a proposito della collana di Martin Mystère:
"I misteri sono una cosa seria. Vanno affrontati contestualizzandoli correttamente sia dal punto di vista scientifico che da quello storico. Beh, poi c'è la fantasia di Castelli che ci mette lo zampino, confezionandoci attorno delle avventure avvincenti e divertenti. Martin Mystere è questo, una geniale intuizione che resiste in modo spumeggiante dopo 30 anni."
Considerando che il Detective dell'Impossibile è stato il mio primo grande amore fumettistico di quand'ero ragazzino, di gran lunga più di Tex, Zagor o Mister No, proprio per i motivi sopra ricordati, allora si può capire quanta amarezza ci sia dietro le mie parole di commento all'ultimo albo in edicola. 
In rete si è recentemente diffusa la notizia di una possibile chiusura della serie. Non è la prima volta che capita, e le motivazioni sarebbero il calo costante di lettori. Anche se il dato sulle vendite è reale, Castelli ha smentito la fine della testata, anzi ha annunciato sorprendenti operazioni di rilancio della stessa. Me lo auguro.

lunedì 7 aprile 2014

Dark Zagor


Lo aveva appreso direttamente da loro in quest'occasione, l'anno scorso durante un incontro organizzato a Trieste nell'ambito della mostra L'Audace Bobelli - L'Avventura del fumetto italiano. Moreno Burattini ed Emanuele Barison promettevano scintille in un numero speciale di Zagor a cui i due autori stavano lavorando. A più di un anno di distanza possiamo dire che le promesse sono state mantenute. Lo scrittore toscano ha confezionato per il disegnatore pordenonese una storia a lui congeniale: un'avventura dalle tinte horror, intitolata Risvegli (in edicola dal 26 marzo come ventiseiesimo albo speciale), che permette a Barison di sfoderare tutto il talento di cui è capace.
Barison voleva una storia che facesse rizzare i capelli in testa a Cico dalla paura. Burattini ha fatto di più: di fronte a cadaveri che improvvisamente riprendono vita, il pancione messicano ha perso letteralmente i sensi, tale è stato lo spavento procurato da questi inauditi risvegli. Burattini ambienta una storia classica di morti che riprendono misteriosamente vita in un piccolo paese il cui nome già evoca atmosfere grigie e piovose: Cloudy Hill. E la pioggia scaricata copiosamente da nubi pesanti accompagna lo spettacolare ingresso in scena di uno Zagor strepitoso. Atletico, muscolare, scultoreo e, nello stesso tempo, agile e dinamico come non mai. La prima vignetta in cui compare, vede Zagor che si staglia nella notte come una presenza ultraterrena, sopra una roccia bagnata dalla pioggia battente. Lo Spirito con la Scure sembra un angelo vendicatore che si cala senza pietà sui due fuorilegge cui sta dando la caccia. Le scene di lotta notturna sotto la pioggia sono vorticose ma chiarissime, i rapidi movimenti dei protagonisti resi fluidamente. L'energia che sprizza Zagor è incontenibile. Il tocco in più è l'atmosfera dark che Barison regala alle scene. E non solo perché siamo durante la notte. Tutto l'albo è contraddistinto da una prevalenza di neri che è essenziale a rendere il pathos della storia.


A partire dalle pagine iniziali che portano il lettore dentro un cimitero durante un temporale notturno per assistere all'orrido risveglio di un defunto: prima una mano esce dalla terra davanti ad una croce e poi tutto il corpo emerge rivelando un volto torvo segnato da due occhi assassini. Nessuna parola viene proferita, gli unici rumori sono il forte scrosciare della pioggia e il basso rimbombo del tuono che segue il crepitio del fulmine. Poche tavole e Barison ci ha già fatto capire l'atmosfera della storia. E così sarà lungo tutta la vicenda che si snoda attraverso diversi risvegli, atroci assassinii e la razionalità e l'intuito di Zagor, per non parlare della sua forza e coraggio, che permettono di risolvere il mistero. Le scene di combattimento con i risvegliati, quella nelle acque del fiume o nel capanno sul lago preceduta dallo scontro con un enorme e aggressivo cinghiale, regalano uno Zagor in piena forma, agile e scattante e spesso ritratto in posizioni che esaltano la sua prestanza fisica. Il gioco di chiari e scuri rende ancora più dinamiche e realistiche le scene. La tensione rimane sempre alta fino al colpo di scena finale, merito dell'ottima sceneggiatura di Moreno Burattini.


Con la realizzazione di Risvegli, Barison ha coronato un sogno che nutriva fin da bambino, quando si innamorò dello Spirito con la Scure ed elesse Zagor a suo eroe preferito, cominciando a pensare di voler diventare un disegnatore di fumetti. Ha solo un grande rammarico, ovvero che Sergio Bonelli non abbia potuto leggere questa storia. La collana ideata da Guido Nolitta e oggi curata con tutti i crismi da Moreno Burattini (attento sacerdote della nolittianità) ha fatto un grande affare arruolando nel proprio staff di disegnatori già di alto livello uno del calibro internazionale di Emanuele Barison. Sappiamo già che l'artista pordenonese è al lavoro su una nuova storia dell'amato Spirito con la Scure. Ha promesso che ne vedremo delle belle e sono certo che, anche questa volta, manterrà la parola.


sabato 14 settembre 2013

Lo Spirito e il Diavolo


Il lungo viaggio in Sud America di Zagor sta riservando continue e piacevoli sorprese. Una delle più interessanti è stata quella ambientata da Mauro Boselli nel Sertão, la regione semidesertica del nord est brasiliano, teatro dell'incontro fra il nostro eroe e i leggendari Cangaceiros, i ribelli fuorilegge che si opposero nel XIX secolo allo strapotere dei latifondisti locali. L'autore milanese affronta con realismo un tema storico molto complesso, già protagonista di una delle più belle avventure di Mister No, scritta da Guido Nolitta.
La tentazione di scivolare nella retorica del romantico fuorilegge alla Robin Hood che ruba ai ricchi per dare ai poveri potrebbe essere molto forte, ma Mauro Boselli se ne tiene ben lontano. Ne è prova l'atteggiamento molto pragmatico tenuto dallo Spirito con la Scure nei confronti del Diavolo Nero, nome di battaglia di Lucas da Feira, il capo di una banda di Cangaceiros che infesta la regione attraversata da Zagor, Cico e gli amici Lobo e Kismeth. L'incontro fra i due avviene nel numero 574 intitolato La riscossa dei Cangaceiros, uscito nelle edicole a maggio 2013 e mostra la reazione di Zagor di fronte ad una nuova situazione, ovvero quella di una banda di uomini, anche molto violenti, perseguita dalla legge.



Ci sono due tavole, a proposito, disegnate da Paolo Bisi, nelle quali, secondo me, il giustiziere di Darkwood impara qualcosa di nuovo. Impara che in certi luoghi c'è una distanza profonda e costante fra la legge e la giustizia. Impara che, nonostante a Darkwood e dintorni non manchino ladri, assassini, razzisti e ogni altro genere di pericolosi criminali contro cui egli si scaglia coraggiosamente, la legge è (almeno formalmente) dalla sua parte. Non sempre viene applicata bene e i soprusi nei confronti dei deboli, specialmente se hanno la pelle rossa, sono all'ordine del giorno. Tuttavia le situazioni che Zagor si trova a fronteggiare nel Nord America sono ben diverse da quelle che il Diavolo Nero vive nel Sertão. Quasi commuove l'ingenuità del Cangaceiro quando chiede a che cosa serva lo Spirito con la Scure, se la legge a casa sua è giusta e i soldati la difendono. Zagor scopre che in Brasile la legge difende gli interessi dei ricchi ed opprime il popolo: da spirito libero e solitario quale lui è, afferma che al posto del Diavolo Nero continuerebbe ad agire da solo contro questa legge ma, sotto questo aspetto, la risposta di Lucas de Feira è ben più realista. Di fronte ad un esercito organizzato l'unica possibilità di resistere è quella di costituire un vero e proprio contro-esercito: dei resistenti organizzati militarmente.



Guerra o guerriglia sono i termini da usare per definire il violento scontro storico che avvenne in questa regione, e nel quale Zagor si trova invischiato. Dalla perplessità iniziale l'eroe di Darkwood passa ad un intervento convinto a fianco del Diavolo Nero contro i soldati dello spietato coronel Moreira, il fazendero che vuole imporre il proprio potere nella regione. Tuttavia Zagor si distingue anche in questa occasione per la sua capacità di saper giudicare gli uomini al di là della divisa che indossano. Riesce infatti a far alleare solo per una notte il Diavolo Nero con l'onesto capitano Pereira, il militare che osteggia i metodi brutali di Moreira ma che considera comunque fuorilegge i Cangaceiros. Una volta eliminato il crudele coronel e i suoi sadici paramilitari, Pereira e de Feira ritornano ad essere nemici sì, ma leali. Le abilità di mediazione che spesso Zagor usa a Darkwood per far convivere uomini bianchi e uomini rossi limando gli attriti ed evidenziando le affinità, sono state utili in quest'occasione per avvicinare e far conoscere due uomini che stanno dalla parte opposta di una barricata terribilmente delicata.

domenica 7 aprile 2013

Il ritorno di Magico Vento


Una locomotiva e i suoi vagoni dilaniati. Fiamme e fumo che li avvolgono. Corpi umani straziati. E un vecchio indiano a cavallo che si muove in questa devastazione. Cavallo Zoppo, l'uomo della medicina dei Lakota, è il primo personaggio che incontriamo nella saga di Magico Vento. Non è né Ned Ellis (il nome da bianco del protagonista della serie), tanto meno il fido compagno Poe, a essere presentato per primo. Bensì un vecchio sciamano in cerca del suo successore, di un uomo che, al di là del colore della pelle, sia in grado di imparare tutto quello che il vecchio Sioux può insegnargli. Una visione di Wakan Tanka ha condotto Cavallo Zoppo presso il luogo del disastro ferroviario e lì, fra i ferri divelti e i crateri provocati dall'esplosione, un uomo ferito, coperto di sangue, si alza a fatica, barcolla e ricade privo di coscienza davanti allo sbalordito sciamano. Ecco gli ultimi passi incerti di Ned , prima di diventare Magico Vento.
Sono di forte impatto le prime tavole di Fort Ghost, la storia scritta da Gianfranco Manfredi e disegnata da Jose Ortiz, con cui la serie di Magico Vento ha inizio. E penso che non sia un caso che il primo personaggio che l'autore ci presenta sia uno sciamano. È questa, infatti, una delle caratteristiche principali dell'affascinante avventura che Manfredi ha creato: un'originale miscela di westernfantastico horror, radicata nella religione e nella mitologia degli indiani d'America, popolata da mostri e creature sovrannaturali. Questo Lato Oscuro del West, e non solo i classici pistoleri, è al centro del racconto: un'innovazione per il mondo dei fumetti. Ma il punto di vista di Manfredi sul mondo delle leggende, delle tradizioni e della cultura dei nativi americani è molto rispettoso: il protagonista è sì uno sciamano, ma pur sempre bianco. Da parte dell'autore sarebbe stato presuntuoso mettersi nei panni di un protagonista nativo a tutti gli effetti: Magico Vento non dimentica di essere stato Ned Ellis, i pantaloni da soldato che indossa glielo ricordano continuamente e lui, d'altronde, non vuole nascondere le sue origini a nessuno.
Ma l'unicità di Magico Vento nel panorama fumettistico è data anche da altri fattori. Da una parte l'attenzione di Manfredi alla Storia è massima: l'Avventura si intreccia sapientemente con la Storia del West. Da incorniciare sono gli albi che costituiscono il ciclo delle Black Hills, nel quale si racconta uno dei luoghi ed eventi mitici del West: la battaglia di Little Big Horn. Il pregio è averla inserita in un contesto più ampio: storico, politico, economico e militare. Il lettore arriva al momento della battaglia con un quadro ben preciso  di tutte le forze in campo e di tutta la dinamica che le ha condotte fino a lì. E poi c'è il racconto dei protagonisti, noti e non, di primo piano e di contorno, tutti tratteggiati con umanità e dignità.


D'altra parte il western di Magico Vento è contrappuntato anche dalle avventure vissute nelle città della costa dell'Est: storie ricche di sotterfugi, di spie, di intrighi politici in cui meglio spicca l'azione di Poe, il giornalista che condivide le sorti dell'inseparabile amico. Poe è un uomo che cerca di tenere i piedi per terra quando si imbarca con Ned in avventure più grandi di lui: è l'alter ego razionale di Magico Vento che è più vicino, invece, alla natura misteriosa dell'essere umano.
Per tutto quello che ho scritto, ma anche per molto altro, Magico Vento è una serie che un lettore di fumetti non può lasciarsi sfuggire. Un'occasione per leggerla (o rileggerla) cade propizia in questi giorni. La Panini Comics propone mensilmente la ristampa integrale a colori di tutta la serie. Magico Vento Deluxe è il nome della collana che ha esordito il 21 marzo con il primo albo, Fort Ghost, ritornato nelle edicole dopo quasi sedici anni, tanto è il tempo che separa questa edizione dall'originale della Sergio Bonelli Editore, pubblicata a partire dal mese di luglio del 1997.


La nuova edizione Panini conserva il formato originale Bonelli e anche il tipo di carta è lo stesso. Il colore però è un po' troppo cupo e la tavola, considerando anche i disegni di Ortiz con il suo nero già ben marcato, risulta molto scura. Penso e spero che si prenderanno dei provvedimenti a partire dal secondo numero. Nonostante questo difetto, il risultato è comunque migliore delle ristampe delle avventure di Zagor e Dylan Dog, proposte settimanalmente in edicola dal gruppo editoriale L'Espresso-La Repubblica. In questo caso il formato è sì più grande, ma i colori usati uniti alla carta patinata creano un effetto che, personalmente, trovo artificiale.
Il ritorno di Magico vento era auspicato da parte di molto lettori, che chiedevano a Gianfranco Manfredi di far tornare il suo personaggio con nuove storie. Penso invece che Magico Vento abbia dato il meglio di sé nei suoi 130 albi (più lo speciale) e che sia stato saggio chiudere la serie quando il livello delle storie era ancora alto, senza rischiare di trascinarsi in una stanca riproposizione di avventure già lette. D'altronde Manfredi si è dedicato con successo alla creazione di nuovi personaggi e nuove (mini)serie, e Volto Nascosto e Shanghai Devil sono lì a testimoniarlo.
Pertanto lasciamo lavorare Manfredi sul nuovo Adam Wild, ché il modo migliore per (ri)vivere le avventure di Magico Vento è ora quello di leggere le sue avventure a colori.

domenica 10 febbraio 2013

Gli Audaci incontri con gli autori Bonelli: Zagor e l'infinita avventura

Disegno di Emanuele Barison
Venerdì 8 febbraio si è svolto a Trieste il terzo appuntamento della serie di incontri con gli autori bonelliani, nell'ambito della mostra L'Audace Bonelli - L'Avventura del fumetto italiano, ospitata presso il Salone degli Incanti della città giuliana e curata da Napoli Comicon e da La Cappella Underground. Protagonisti dell'allegra serata l'incontenibile Moreno Burattini, curatore e sceneggiatore di Zagor, e il poliedrico disegnatore e regista Emanuele Barison, new entry nello staff di artisti dello Spirito con la Scure. Il moderatore Dario Fontana, come al solito preparatissimo, e tutto il pubblico sono stati travolti dal fiume di parole e di immagini con cui Moreno Burattini ha reso la serata indimenticabile per ogni zagoriano e per ogni appassionato dei fumetti Bonelli.

Moreno Burattini mostra una foto di Sergio Bonelli in canoa sul Rio delle Amazzoni 
Lo sceneggiatore toscano ha ricordato innanzitutto il percorso che lo ha portato fino alla redazione di via Buonarroti, permettendogli di realizzare così il sogno che nutriva fin da ragazzino, ovvero quello di scrivere le storie dello Spirito con la Scure, prendendo il posto del suo mito, l'amato Guido Nolitta. Ricordare subito Sergio Bonelli con una serie di immagini commentate dallo stesso Burattini è stato il modo migliore per iniziare l'incontro, sottolineando tanto le sue doti tecniche di scrittore ed editore, quanto e soprattutto quelle umane che, ad esempio, lo portavano a cercare sempre il contatto con il lettore anche durante le occasioni pubbliche ufficiali alla presenza di autorità e altri addetti ai lavori.
Il pordenonese Barison ha parlato della sua passione precoce per Zagor e del suo carattere che lo ha portato a cercare una professione che gli desse libertà di cambiare e affrontare sempre nuove sfide. La tendenza al cambiamento è dimostrata dai vari passaggi che la sua carriera di fumettista ha conosciuto: Disney, Diabolik, il successo nel mercato francese, un primo approccio con Sergio Bonelli per un Texone mai realizzato, e finalmente l'incontro con Zagor e Moreno Burattini.

Barison mentre mi disegna Zagor
Burattini mentre mi disegna un simpatico Cico


















La griglia bonelliana in quanto elemento di chiarezza narrativa e segno distintivo dei fumetti Bonelli, la foresta di Darkwood, l'attualissima figura di Zagor come mediatore fra le culture, la nolittianità, un'anteprima delle tavole di Barison (che saranno pubblicate in un futuro speciale e che si possono ammirare sul blog di Francois Corteggiani qui e qui), l'unicità dell'eroe Zagor, la storia della nascita del formato Bonelli, l'inossidabile Gallieno Ferri e molto altro sono stati gli ingredienti di un incontro perfettamente riuscito, conclusosi con l'immancabile appendice dei disegni e delle dediche dei due ospiti per il loro pubblico.

Un rapido schizzo di Zagor di Barison

La simpatica caricatura di Cico di Burattini

domenica 3 febbraio 2013

Low bridge, everybody down - Zagor sull'Erie Canal

"In sella a un mulo a tirare un barcone / colmo di pietre oppur di carbone. Un ponte basso adesso si appresta / chinate tutti e in fretta la testa"
Questo è il verso cantato da Benny Pitt, l'irlandese suonatore di banjo che allieta la navigazione sull'Erie Canal di Zagor, Cico e alcuni protagonisti de I sabotatori, la storia che Ade Capone ha scritto per il diciannovesimo Maxi Zagor uscito nelle edicole a fine gennaio. Cico non prende alla lettera il suggerimento cantato, tanto meno interpreta correttamente il movimento dell'irlandese, finendo per dare una sonora zuccata contro la volta del ponte sotto il quale l'imbarcazione si sta infilando. Inevitabilmente, in quanto fan del Boss, non ho potuto fare a meno di pensare alla canzone Erie Canal, inserita da Bruce Springsteen nel suo disco del 2006 We shall overcome: The Seeger Sessions, l'album con cui il songwriter del New Jersey ha omaggiato una delle leggende della musica folk statunitense, Pete Seeger, eseguendo brani scritti dal vecchio autore folk o canzoni tradizionali da lui rese famose, come appunto Erie Canal. Non può trattarsi, in ogni caso, dello stesso brano eseguito nel fumetto da Benny, in quanto la storia di Zagor è ambientata all'inizio dell'Ottocento, durante i lavori di costruzione del lungo canale che collega tuttora il fiume Hudson con il lago Erie. La canzone interpretata da Seeger e poi da Springsteen fu composta nel 1905 da Thomas S. Allen ma anche qui troviamo un mulo, di nome Sal, che trascina una chiatta, e l'invito rivolto ai naviganti ad abbassare la testa all'approssimarsi di un ponte basso sul canale ("low bridge, everybody down"). Il tono del brano è piuttosto malinconico in quanto i primi del Novecento corrisposero al periodo nel quale i muli furono mandati in pensione a vantaggio delle chiatte spinte dal motore a vapore prima e dal diesel poi.



Non so se Ade Capone si sia intenzionalmente ispirato a questa canzone del 1905 ma, se lo ha fatto come immagino, è un'altro dettaglio che contribuisce a rendere molto piacevole questa storia zagoriana. Come già ci aveva abituato in precedenti numeri di Maxi Zagor, l'autore piacentino mescola abilmente la Storia e la Fantasia, dimostrando un gran lavoro di documentazione. Mentre nella serie regolare, ormai da più di un anno, Zagor e Cico sono impegnati in una trasferta latino-americana con ambientazioni più attinenti alla sfera fantastica (se non fantascientifica e magica) dell'universo zagoriano, sui Maxi e sul Gigante la nolittianità si declina nella sua forma western (o per meglio dire eastern) con storie ambientate a Darkwood o dintorni e con i classici elementi quali le tribù di nativi, i fuorilegge, e magari, come in questo caso, riferimenti a fatti storici ben precisi. Questi ultimi, infatti, abbondano nella storia in questione e ne sono le fondamenta.

Disegno di Gaetano e Gaspare Cassaro
Oltre all'ambientazione all'interno del grande cantiere del canale, mostrato nella sua imponenza e attraverso i suoi protagonisti (tecnici, operai liberi e forzati come i galeotti, guardie, politici, avventurieri e uomini d'affari), decisiva, ai fini della narrazione, risulta essere la rievocazione delle avvincenti esplorazioni svolte nei primi anni del Seicento da Henry Hudson, la cui morte misteriosa diventa il perno attorno a cui gira la storia di Ade Capone. La vicenda del celebre navigatore si lega alle sorti delle tribù di nativi che abitano la zona interessata agli scavi del canale. Zagor dovrà usare tutta la sua autorevolezza di mediatore fra i valori e gli interessi del popolo rosso e di quello bianco (altro tipico elemento della nolittianità) per risolvere in modo per nulla scontato la drammatica situazione creata da fuorilegge e affaristi senza scrupoli.
Da ricordare lo scambio di battute fra il vecchio pellerossa, custode del sacro villaggio scavato nella roccia che dice:
"I visi pallidi stanno occupando le nostre terre parlando di pacifica convivenza, ma non esitano a trattarci come selvaggi da depredare e sterminare!"
e Zagor, suo prigioniero, che risponde:

"Se mi conosci, sai che lotto da sempre proprio per impedire tutto ciò!"
Nonostante il successo dello Spirito con la Scure nella presente storia (come in tante altre), non può che destare amarezza sapere che il vecchio saggio ha predetto il futuro.

venerdì 5 ottobre 2012

Ricordando Sergio Bonelli: una top 11 delle sue pubblicazioni

Lunedì scorso, primo ottobre, nella sala conferenze della Biblioteca Comunale di Monfalcone, si è inaugurato il ciclo di incontri dedicato al fumetto, di cui avevo anticipato qui e qui. Lo scopo dell'iniziativa è quello di promuovere il fumetto come cultura, attraverso una serie di approfondimenti dei suoi vari aspetti e manifestazioni, in modo da avvicinare nuove persone a questa forma d'arte e di intrattenimento. Il motivo per cui la Biblioteca della Città dei Cantieri, nella persona del coordinatore delle sue attività Stefano Olivo, si premuri di organizzare una simile rassegna è anche quello di pubblicizzare i volumi ospitati nella sua ricca sezione dedicata ai comics.
E infatti, il titolo del primo incontro era: "Una biblioteca a fumetti. Le riviste, i volumi, gli autori". Roberto Franco, uno degli organizzatori dell'iniziativa, ha virtualmente condotto per mano il pubblico attraverso gli scaffali della biblioteca, mostrando immagini raffiguranti i testi a fumetti lì presenti. Io stesso son rimasto stupito della grande varietà di comics a disposizione dei frequentatori, ripromettendomi di approfondirne presto la consultazione. Roberto ha inoltre corredato la presentazione di ogni volume scelto con una disanima breve ma accurata, lasciando a Luca Lorenzon e a me il piacere di approfondire rispettivamente due temi: il fumetto argentino e il fumetto Bonelli. Di quest'ultimo parlerò con maggiore dettaglio nell'incontro del 12 novembre, ma lunedì ho già avuto modo di anticipare qualcosa.
In particolare la richiesta di Roberto era stata di condensare in 10 immagini + 1 la storia della casa editrice milanese: operazione difficilissima vista la mole di successi pubblicati dalla Sergio Bonelli Editore lungo la sua storia, ma stimolante.
Così ho prodotto questa carrellata di immagini (quasi tutte) di copertina sforzandomi di essere il più possibile oggettivo (mancano infatti alcuni personaggi che ho amato molto), consapevole che ogni decisione (anche etimologicamente parlando) comporta un taglio. Ecco quindi una top 11 possibile, non per forza la mia personale.


Sangue Navajo - Tex Gigante nn. 51-52-53, G.L. Bonelli / Galep, 01/1965 - 03/1965
E' la prima grande storia di Tex, quella in cui si apprezza il personaggio, così come lo ha impostato il suo creatore Gian Luigi Bonelli: intransigente nel difendere chi subisce un torto, intollerante nei confronti di chi abusa del proprio potere (militare o politicante che sia), risoluto nello scatenare una guerriglia indiana se questa serve a ripristinare la verità e la giustizia. Una forza della natura cui niente e nessuno può resistere.












Zagor contro il vampiro - Zagor nn. 85-86-87, G. Nolitta / G. Ferri, 07/1972 - 09/1972
Ho scelto questa storia perché la ritengo rappresentativa della contaminazione di generi che caratterizza la saga dello Spirito Con La Scure. La magia, i mondi fantastici che Guido Nolitta ha riversato nell'epopea dell'eroe di Darkwood, sono ben evidenziati in questo scontro (all'ultimo sangue!!!) fra Zagor e il barone Bela Rakosi, un vampiro venuto dalla lontana Europa a soccombere nel Nuovo Mondo durante un'alba, per lui, molto tragica.











Verso l'ignoto - Collana Rodeo - Storia del West n.1, G. D'Antonio / R. Calegari & G. D'Antonio & R. Polese, 06/1967
Straordinario l'affresco storico con cui Gino D'Antonio racconta le avventure della famiglia MacDonald attraverso l'affascinante epopea della Storia del West. Senza retorica, l'autore ci fa vivere tutti le tappe fondamentali di questa incredibile, entusiasmante e tragica storia, di cui, a far le spese, furono i Nativi Americani, già così ben raffigurati nella prima copertina della serie. Nel primo albo Brett, il capostipite della famiglia, sbarca dalla nave proveniente dall'Europa sulla costa atlantica e si imbarca con la spedizione scientifico-geografica di Lewis e Clark, che aveva l'obiettivo di esplorare le ignote terre dell'Ovest fino allo sbocco sull'Oceano Pacifico. Un viaggio affascinante e ricco di insidie. Storia del West, riedita a partire dal 1984, è l'opera della cui pubblicazione Sergio Bonelli andava più fiero.


Sciopero - Ken Parker n.58, G. Berardi / I. Milazzo, 04/1984
Ken Parker è stata una serie rivoluzionaria nello stile e nei contenuti. Temi come l'omosessualità, il femminismo, i diritti dei lavoratori vengono trattati con estrema naturalezza su uno scenario western realistico, ma anche poetico. La grande sensibilità di Berardi, resa dagli eleganti disegni di Milazzo, fanno della saga di Ken l'avventura di un uomo che cambia, sceglie, sbaglia pagandone le conseguenze. In questa storia Ken è una "spia", infiltrata per conto di un'agenzia investigativa all'interno di una fabbrica tessile di Boston. Deve individuare un sindacalista ma, constatando le condizioni di lavoro degli operai, capisce di aver sbagliato e si schiera dalla loro parte. La storia del vivere in un western unico, inimitabile su cui la parola fine non è ancora calata. Almeno questo è ciò che tutti i suoi vecchi lettori si augurano, visto che l'ultima storia pubblicata lo vede marcire in una squallida prigione della Florida.


L'ultimo Cangaceiro - Mister No nn.3-4-5, G. Nolitta / F. Bignotti (copertina G. Ferri), 08/1975 - 10/1975
E' Mister No, ancor prima di Ken Parker, il primo anti-eroe di casa Bonelli. Il personaggio più amato da Guido Nolitta, figlio dei suoi viaggi in Sud America e in Africa è uno scanzonato americano che si rifugia a Manuas, nel cuore dell'Amazzonia negli anni 50, in quella che allora era una frontiera fra la civiltà dell'uomo bianco e quella dei nativi. Nauseato dagli orrori della guerra e dall'ipocrisia su sui si fonda la società occidentale, Jerry Drake non è un giustiziere come Tex o Zagor, ma non si tira indietro di fronte ad un sopruso, intervenendo in favore di chi lo ha subito. E' ciò che accade in questa affascinante storia ambientata nel Nord-Est brasiliano, dove vengono rievocati i leggendari Cangaceiros, i fuorilegge che contrastavano l'arroganza e la violenza dei latifondisti. C'è subito tutto Mister No in questa storia: lo schierarsi con il più debole, i dubbi, la lealtà verso un amico.


L'uomo del Nilo - Un uomo un'avventura n.1, D. Canzio / S. Toppi, 11/1976
Per Sergio Bonelli non c'era differenza fra il lettore di fumetto d'autore e il lettore di fumetto seriale: il gusto e la potenzialità di fruizione dei due modelli di lettore sono gli stessi e, quindi, coincidono. Ecco perché portò in edicola una collana di albi cartonati grandi alla francese, con carta patinata. Roba che adesso trovi in libreria sotto il nome orribile di graphic novel. Lui invece la propose in edicola, affidando le matite a grandi nomi del disegno dell'epoca. Qui presento il numero 1 della serie, firmato da Sergio Toppi, recentemente scomparso: un'avventura lungo il Nilo durante la guerra fra inglesi e i seguaci del Mahdi per la presa di Khartoum. Il grande formato valorizza lo stile di Toppi che rompe la vignetta tradizionale, regalandoci delle tavole in cui l'attenzione del lettore è attratta da mille particolari del ricco sfondo, vero co-protagonista della narrazione, senza fargli però mai perdere il senso complessivo.


Gli Uomini in Nero - Martin Mystere n.1, A. Castelli / G. Alessandrini, 04/1982
I misteri sono una cosa seria. Vanno affrontati contestualizzandoli correttamente sia dal punto di vista scientifico che da quello storico. Beh, poi c'è la fantasia di Castelli che ci mette lo zampino, confezionandoci attorno delle avventure avvincenti e divertenti. Martin Mystere è questo, una geniale intuizione che resiste in modo spumeggiante dopo 30 anni da questo storico numero 1, dove troviamo già alcuni elementi chiave della serie: il mistero di Atlantide e la setta degli Uomini in Nero, un'organizzazione oscurantista che si oppone alla diffusione di verità nascoste e di scoperte scientifiche o storiche che minerebbero le attuali basi su cui si fonda la nostra società, compromettendone quindi l'ordine. Il Detective dell'Impossibile è un'inesauribile fonte di conoscenza e di divertimento.




L'alba dei morti viventi - Dylan Dog n.1, T. Sclavi / A. Stano (copertina C. Villa), 10/1986
Ecco il fenomeno: di costume ancor prima che editoriale! tanto che Sergio Bonelli deve riorganizzare la sua redazione per affrontare il successo inatteso dell'Indagatore dell'Incubo. Una serie che per molto tempo surclassa le vendite dell'imbattile (fino ad allora Tex Willer). Cose da far tremare i polsi! Come le storie horror di Dylan che riescono a fare breccia nel lettore, avvicinando alla casa editrice molti giovani e un nuovo pubblico femminile. Tiziano Sclavi entra in sintonia con le paure del lettore, facendole vivere sulla pagina. I disegni di Stano di questo primo numero sono debitori dell'influenza di Schiele, soprattutto nella rappresentazione degli zombi nudi e scarnificati, protagonisti della storia. Personaggi come l'assistente Groucho, dall'ironia demenziale e il mefistofelico dottor Xabaras entreranno nell'immaginario dei lettori proprio nell'interpretazione grafica di Stano.


Agente Speciale Alfa -Nathan Never n.1, A. Serra / C. Castellini, 06/1991
La fantascienza trova finalmente una casa stabile dentro la Sergio Bonelli Editore. Aveva fatto capolino in tante storie di altre serie: in Zagor, in Tex, in Martin Mystere, ma mai fino al giugno del 1991 era riuscita ad ottenere l'onore di una collana tutta per se. Ci pensa la cosiddetta banda dei sardi, composta dagli autori Serra, Medda e Vigna, a convincere l'editore. Nasce così Nathan Never, serie che subisce l'influenza della fantascienza adulta, quella di Arthur C. Clarke, di Isaac Asimov e di William Gibson. E subito dal primo numero entrano in scena le tre leggi della robotica di Asimov, l'irriducibile nemico Aristotele Skotos, gli androidi. Temi e personaggi che ritroveremo lungo la saga, assieme a molti altri e a tanti episodi in cui anche la sfera psicologica e la vita dell'uomo Nathan verranno analizzate, proponendolo come un personaggio non solo d'azione, ma a tutto tondo.


Gli occhi dell'abisso -Julia n.1, G. Berardi / L. Vannini (copertina Marco Soldi), 10/1998
Dopo Ken Parker, Berardi realizza una serie in cui ancora l'umanità dei personaggi è la vera protagonista. La criminologa che insegna all'università, che collabora con la polizia è solo apparentemente una donna di successo. Le sue fragilità, i suoi problemi, ma anche il suo coraggio e la sua sensibilità, in altre parole, la sua vita, accompagnano il lettore ormai da 14 anni. Insieme a Julia cerchiamo di capire, senza pregiudizi, chi è la persona che commette atti criminosi, cerchiamo di conoscere quel male che si annida anche dentro di noi. Subito nel primo numero Julia affronta un serial killer, un classico del genere giallo-noir. Fra le vittime anche una studentessa del suo corso: Julia si convince ad indagare, riaffrontando un suo vecchio incubo che pensava di aver sepolto nel suo passato.




La valle del terrore -Tex Albo Speciale n.9, C. Nizzi / R. Raviola (Magnus), 06/1996
Il "Texone" per eccellenza, il più sudato, il più atteso, il capolavoro. Sergio Bonelli attende per 7 lunghi anni che il lavoro maniacale di Magnus si compia. Il disegnatore bolognese si rinchiude nella sua casa di Castel del Rio sull'Appennino dedicando anima e corpo all'Eroe. Realizza ogni vignetta come se fosse un quadro unico e irripetibile: e i risultati lo premiano. Le scene dell'agguato nella foresta, dove ogni singola foglia è disegnata con precisione, e quelle dell'assedio al castello sotto la pioggia, rivelano l'ossessiva meticolosità con cui Magnus ha studiato ogni inquadratura. Il suo servizio reso all'Eroe non ha paragoni nella storia del fumetto Bonelli. Provoca dolore sapere che la morte ha colto Magnus pochi mesi prima della pubblicazione del suo gioiello.




Ricordare Sergio Bonelli parlando di lui, del suo lavoro, della sua casa editrice di fronte ad un gruppo di persone interessate è stato probabilmente il modo migliore, per me, di rendergli omaggio e di ringraziarlo per tutti i sogni che mi ha regalato.

martedì 22 maggio 2012

Quando a Zagor cadde in testa un Tvrdokrilac


La foresta di Darkwood è turbata da un inconsueto e forte ronzio. Zagor e Ciko si domandano preoccupati chi o che cosa lo generi, anche perché si sta facendo sempre più vicino. Poi, all'improvviso, uno strano Tvrdokrilac guidato da un trionfante Ikarovo Pero si staglia nel cielo. La sorpresa dei due compagni di mille avventure si tramuta presto in terrore quando vedono il velivolo meccanico del barone precipitare sulla loro capanna, facendo esclamare allo Spirito con la Scure: "Tako mi Darkvuda!".
Ho bevuto troppa grappa e questo mi fa scrivere nomi a caso? No! Sto solo citando i personaggi e il contesto dell'avventura di Zagor che noi conosciamo come "Un'impresa disperata", ma che nella Jugoslavia di un tempo era nota con il titolo di Tvrdokrilac, coleottero appunto. Perché è proprio un "coleottero meccanico" quello che il barone Icaro la Plume fa sfracellare sulla capanna di Zagor e Cico provocando la classica espressione "Per tutti i tamburi di Darkwood!".
























Mi sono divertito a fare questo confronto linguistico grazie ad un regalo di Dalibor, un mio collega croato che condivide con me la passione dei fumetti. Dalibor vive ora a Trieste, ma è nato in uno Stato che ora non esiste più: la Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, la cui dissoluzione tanto dolore e devastazione ha causato negli anni Novanta.
Tornando a temi più divertenti come i fumetti, Dalibor mi ha raccontato come da ragazzo lui comprasse costantemente molti fumetti italiani che venivano pubblicati già dagli anni Settanta in Jugoslavia. Me ne ha regalati alcuni, sapendo della mia passione per i Bonelli e dintorni. Non poteva mancare, oltre a Zagor, il Ranger più famoso del mondo dei comics, Tex in Zakon Kolta (Senza tregua) o Mister No nel numero 100 sve u koloru intitolato Dzungla (Giungla!) (da notare che i testi vengono attribuiti a G. Nolita, con una t, mentre in realtà sono di Sclavi, ma pazienza...), o il Komandant Mark della Esse Gesse in Zed (Sete!) o  Blek della Dardo in Cudoviste nad Bostonom (Un mostro a Boston) o Bela i Bronko in Divlja zemlja (Terra selvaggia). Ma sono solo alcuni titoli di fumetti italiani che trovavano largo successo nelle terre balcaniche.

Interessante sottolineare anche che non solo lo Stato in cui vennero pubblicati ora non esiste più, ma anche la lingua. Non ho ancora detto infatti che i termini che ho citato appartengono al serbocroato, un'idioma che cercava di unificare a livello linguistico due comunità che la storia aveva tenuto divise per molti secoli. In realtà i serbi e i croati, quando giunsero nei Balcani attorno al VII secolo, parlavano dei dialetti molto simili fra loro, appartenenti allo stesso ceppo. Poi la storia portò i croati più verso la sfera di influenza occidentale e i serbi verso Costantinopoli, tanto che anche gli alfabeti si differenziarono: latino per i primi, cirillico per i secondi. Ma diversi intellettuali serbi e croati già nell'Ottocento propugnavano un'unita linguistica che si realizzò nel Novecento prima con il Regno di Jugoslavia fra le due guerre e soprattutto con al Repubblica fondata dal Maresciallo Tito nel Dopoguerra. Il serbocroato divenne lingua ufficiale dello Stato.
























Ricordo che ai tempi del Liceo a Gorizia, molti ragazzi che frequentavano istituti commerciali, studiavano come lingua straniera il serbocroato, visto che i rapporti economici fra le mie terre e la vicina repubblica richiedevano professionisti che conoscessero la nuova-antica lingua. Sappiamo tutti quanto tragicamente avvenne lo sfascio del vicino Stato socialista. Dopo la divisione croati e serbi ripristinarono ufficialmente le loro rispettive lingue all'interno dei nuovi stati sorti dopo il 1991, accentuandone le differenze, invece di sottolineare le affinità e la comune origine. Il nazionalismo estremo si manifesta anche attraverso questi strumenti, che non sono armi vere e proprie, ma lo possono diventare.
Allora mi fa ancora più piacere ricordare questi albi che Dalibor mi ha regalato, come un esempio di unione fra due popoli, realizzata attraverso un tipo di cultura molto efficace, visto che i fumetti erano diffusissimi presso i ragazzi serbi e croati. Mi piace pensare che un bambino cresciuto a Zagor, Tex e Mister No non si sia macchiato degli orrori che la guerra ha poi fatto emergere dal profondo dell'animo umano. Sono un illuso?

Mister No: "Per cento fulmini!"
Esse Esse. "Al diavolo!"

lunedì 13 febbraio 2012

Tempo da lupi, tempo di ristampe

Sabato pomeriggio alle 5 il termometro esterno segnava -6 gradi, la bora soffiava a circa 120-130 km orari. Dicono che per ogni 10 km/h di vento la temperatura percepita si abbassi di un grado.... non voglio nemmeno fare i conti... In ogni caso dovevo uscire di casa. La mia edicola di fiducia era chiusa: prima era andata in ferie per 15 giorni alla fine di gennaio (strano periodo per gente che, almeno mi pare, non ami sciare... e li capisco..). Poi ha allungato ulteriormente il periodo di vacanza e infine è apparso un cartello che annunciava la chiusura per cambio gestione. Accidenti! Peccato! Mi era simpatica la famiglia che gestiva l'attività. E poi era molto comoda: a pochi passi da casa, mi metteva da parte i fumetti, soprattutto la Collezione storica a colori dei Texoni, non facile da reperire se non ti metti d'accordo con un edicolante. Così, per procurarmi gli ultimi numeri, ho dovuto girare un po' di edicole.
Sabato mi son infagottato per bene e son andato all'edicola del centro per 2 motivi. Il primo è stato chiedere all'edicolante di riservarmi giovedì prossimo l'ultimo Texone a colori e il primo numero della ristampa a colori di Zagor, sempre edita da La Repubblica-L'Espresso. Sono molto ansioso di gustarmi le avventure originali a colori e in grande formato. Apprezzo sin d'ora che gli albi presenteranno le copertine originali disegnate da Gallieno Ferri: sono ancora attualissime e di sicura presa sul pubblico. La festa zagoriana del 2011 continua così anche l'anno successivo. per il momento gli albi programmati sono 30, ma spero che l'iniziativa riscuota successo in modo che se ne continui la pubblicazione.
A suo tempo, io avevo tifato per una ristampa di Ken, ma sono ugualmente contento che un personaggio della scuderia Bonelli sia riproposto in edicola. I fan di Lungo Fucile sono abituati ad aspettare....

E poi ho acquistato il primo volume della ristampa de Il piccolo Ranger, riedito dalle Edizioni If. I pochi centimetri quadrati del mio viso esposti all'aria erano diventati insensibili ma ne era valsa la pena. Il giovane eroe ideato da Andrea Lavezzolo era stato oggetto di alcune mie letture giovanili: pochi albi perché nel febbraio 1985 Bonelli chiuse la serie, proprio quando mi stava cominciando a piacere. Non ho mai cercato gli arretrati nelle fumetterie (questione di economia e di scelte connesse), così la ristampa cade a fagiolo. Un primo commento riguarda la nuova copertina di Massimo Rotundo: non funziona, colori troppo sparati, volto del giovane Kit Teller quasi irriconoscibile, tratto troppo moderno. Nulla a che vedere con l'originale, riportato per fortuna in quarta di copertina. Ma è solo un dettaglio. Vediamo se e cosa mi stimolerà la lettura.


martedì 17 gennaio 2012

I migliori albi Bonelli del 2011...secondo me! (I)

Ovviamente secondo me! E poi nemmeno di ogni serie, visto che non le leggo tutte....Non compro, ad esempio, né Dylan Dog, né Brandon né Dampyr, e non è poco. In ogni caso mi va di parlare di quelli che sono stati gli albi Bonelli del 2011 che mi hanno divertito, coinvolto o fatto riflettere di più.

Comincio da Julia, un po' perché esce per prima nel mese, un po' perché è uno dei miei fumetti preferiti (forse la serie Bonelli attualmente preferita). Devo dire che i primi 8 numeri scritti da Giancarlo Berardi sono stati tutti di livello pregevolissimo, con 2 eccellenze. La prima è l'albo intitolato "Le lancette del destino", sceneggiato insieme a Lorenzo Calza e disegnato da Claudio Piccoli, straordinario numero 149, uscito in febbraio, sul tema del disagio presente nella nostra vita quotidiana e su come possa essere facile varcare quel labile confine che porta a compiere azioni criminali (ne ho già parlato qui). Il secondo fiore all'occhiello dell'anno è "Oltre il confine", sceneggiato insieme a Maurizio Mantero e disegnato da Antonio Marinetti, numero 155 pubblicato in agosto (qui un mio commento) sul quanto mai attuale tema dell'immigrazione illegale e del suo sfruttamento, mostrato nel suo crudo realismo e con la consueta attenzione nei confronti della psicologia dei personaggi di cui Berardi è maestro.
Ma molto interessanti anche gli albi "Dasvidania, miss Kendall", in cui la mafia russa è la spietata protagonista, "Dietro le quinte", ambientato nel mondo del cinema, e "L'occasione", storia di come un uomo normale possa cadere facile preda di un'inaspettata ma illegale e pericolosa fortuna, subendone poi tutte le gravi conseguenze. Da settembre invece la serie ha subito una lieve flessione di qualità, pur restando la media annuale comunque  molto elevata.

Il 2011 è stato l'anno di Zagor: ha festeggiato i suoi primi 50 anni e la sua casa editrice lo ha fatto in grande stile. Dapprima pubblicando l'albo a colori di giugno "Lo scrigno di Manito" a firma Burattini/Ferri e poi finalmente lo Zagorone "Il castello nel cielo" di Burattini/Torricelli. Moreno Burattini ci ha donato un gustoso 2011, ricco di storie appassionanti, prologo alla trasferta in Sud America che lo Spirito con la Scure inizierà a febbraio 2012. Già con la coppia di albi "A volte ritornano" e "La progenie del male", rispettivamente usciti ad aprile e maggio, il curatore della serie ci aveva regalato una vicenda, disegnata da Massimo Pesce, in cui un presente spaventoso e un passato dimenticato da Zagor si intrecciavano in una caverna che celava un orrido segreto.
Ma è la storia fiume che si dipana da luglio fino a novembre a costituire il gioiello dell'annata zagoriana. Mauro Boselli orchestra una vasta serie di personaggi già noti in una trama ricca di colpi di scena e azione, miscelando con equilibrio magia e Atlantide, la base di Altrove e i negromanti di Kush, tuareg e morti che camminano.
Una storia fantastica, un lungo inseguimento che vede come epilogo un duello mozzafiato sull'oceano, in cui rivediamo il nemico, professor Richter, reso in tutta la sua diabolica essenza dai disegni di Michele Rubini, il coraggioso cacciatore di mostri Andrew Cain alla ricerca della sposa rapita, la principessa Marada, ma soprattutto assistiamo al tradimento inaspettato dell'archeologo Dexter Green. L'ormai ex-amico di Zagor fugge verso Panama, creando così la causa che conduce lo Spirito con la Scure dapprima a New Orleans, dove sta  vivendo una pericolosa avventura con il popolo dei Bayun nelle intricate paludi della Louisiana.
Sono quindi "Il dio della polvere" e "Duello sull'oceano"a firma Boselli/Rubini, i migliori albi di Zagor del 2011 (sempre secondo me!).

Continua qui

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