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giovedì 20 luglio 2017

La scomparsa di Salvatore Oliva


Il 18 luglio è morto Salvatore Oliva, appassionato critico e divulgatore di fumetti. Massimo esperto dell'opera di Hugo Pratt e collaboratore di Fumo di China, Salva ha instancabilmente contribuito a far emergere giovani fumettisti: il mondo dei comics del pordenonese e del Triveneto in generale gli deve molto. Personalmente lo ricordo per la bellissima mostra "Eroi oltre i confini" che realizzò nel 2011 a Pordenone insieme all'amico Andrea Alberghini per celebrare l'opera di Giulio De Vita. 

venerdì 18 novembre 2016

Tex alla francese: intervista a Giulio De Vita

"Credo che [la collana Romanzi a fumetti di Tex] sia una delle operazioni più significative per l’evoluzione del linguaggio del fumetto italiano degli ultimi anni, un segnale importante all'editoria e probabilmente una risposta a un’esigenza del mercato."

Il resto della mia intervista a Giulio De Vita sul suo Sfida nel Montana (di cui Gianfranco Manfredi è autore dei testi) è disponibile a questo link su Fucine Mute.

mercoledì 12 ottobre 2016

La sfida vinta da Giulio De Vita



Tex è sempre più alla francese. Dopo Mario Alberti, Giulio De Vita, un altro disegnatore Italiano (di più, del mio Friuli Venezia Giulia), che si è fatto onore Oltralpe, realizza un fumetto di Tex che difficilmente un lettore può dimenticare. Il veterano Gianfranco Manfredi confeziona una storia che si attaglia perfettamente al talento dell'artista pordenonese. Maestosi scenari innevati, montagne, boschi e fiumi rimangono impressi nella mente dopo aver girato l'ultima pagina di "Sfida nel Montana". Ma anche le fattezze, le espressioni e il volto del Tex ventenne sono coerenti con quelle dell'uomo maturo che ben conosciamo sulla serie regolare. La collana Bonelli dei Romanzi a fumetti di Tex, cartonata, in grande formato alla francese e a colori sta raccontando, tassello dopo tassello, la nascita del mito di Aquila della Notte. Dopo la battuta di arresto dell'albo precedente realizzato dalla coppia Boselli/Stano, il nuovo volume del duo Manfredi/De Vita ritorna agli altissimi standard dei due primi sfornati rispettivamente da Eleuteri Serpieri e da Boselli/Alberti. Merito anche dei colori di Matteo Vattani che sostanziano i disegni superbi di De Vita.


La storia di Manfredi è un classico del western ambientato nel grande nord: la compagnia di pellicce senza scrupoli che massacra un villaggio di pellerossa, un amico onesto in difficoltà che subisce la prepotenza dei commercianti senza reagire, la sua donna che mal sopporta la presunta viltà, l'intervento risolutore di Tex, giustiziere infallibile e implacabile, il ritorno dell'armonia fra l'amico e la donna. C'è già molto del personaggio di Tex in questa breve storia, che dimostra come, anche con solo quarantasei tavole, una solida sceneggiatura e dei raffinati disegni egregiamente colorati, possano lasciare il segno nella lunga vita editoriale di Tex Willer.
Da sottolineare la dedica finale di Giulio De Vita al compianto scrittore Ade Capone, grazie al quale l'allora giovane artista friulano esordì nel mondo del fumetto con la collana Lazarus Ledd.

sabato 17 settembre 2016

Oklahoma! o della prudenza di Sergio Bonelli


I canoni da rispettare quando si scrive Tex sono un affare molto serio. Ne sanno qualcosa illustri sceneggiatori di fumetti quali Guido Nolitta (ovvero Sergio Bonelli) e Giancarlo Berardi. Il compianto editore e autore milanese scrisse il primo Tex "sbagliato", Caccia all'uomo, una storia pubblicata nel 1976 dove il Ranger è umano perché cade in errore. Una vicenda emozionante e commovente, diventata un classico. Ma sbagliata, perché Tex non può permettersi certi abbagli, come giudicare colpevole un uomo innocente.
Berardi scrisse invece Oklahoma!, storia disegnata da Guglielmo Letteri, in cui Sergio Bonelli intervenne come censore. Nella veste di curatore di Tex, la giudicò troppo distante dai canoni texiani e quindi la dirottò fuori dalla serie regolare. Inconsapevolmente diede così vita nel 1991 al primo numero di quella collana che ancora oggi esce in edicola con il nome di Maxi Tex. Anche Oklahoma! ormai è diventata un classico al punto che la Sergio Bonelli Editore la ripropone in fumetteria e libreria in un'edizione molto curata: un volume cartonato a colori.
Ma quali furono i motivi per cui Bonelli non la volle pubblicare all'interno della serie mensile, come da progetto iniziale? Vediamo cosa ne pensa lo stesso Berardi e l'attuale curatore di Tex, Mauro Boselli, quando ne parlammo nell'ambito di due interviste distintepubblicate su Fucine Mute.




Giancarlo Berardi: Sergio apprezzò molto il mio Oklahoma! – anche se ne censurò qualche pagina – però temeva il giudizio dei lettori texiani, piuttosto conservatori e restii alle innovazioni. Scrisse una premessa all’edizione, in cui usò bellissime parole nei miei confronti, definendomi “principe del fumetto” (il re era suo padre). Per me, si era trattato di una sfida. Ero cresciuto con Tex e rispettavo molto il suo autore. Affrontai il lavoro con grande umiltà, leggendo almeno duecento episodi di Aquila della Notte. Ne diedi una versione il più possibile aderente all’originale, ma, evidentemente, un po’ di “berardite” filtrò tra le righe. L’albo venne ristampato più volte.

Mauro Boselli: Sergio si sentiva abbastanza libero quando si trattava di scrivere le sue storie, perché lui era un autore e quindi si concedeva giustamente delle libertà. Anche io stesso, infatti, nonostante sia il curatore da un anno di Tex e quindi sappia benissimo come lo si dovrebbe scrivere, ogni tanto quando scrivo mi lascio la briglia sciolta per tirar fuori gli effetti buoni. Questo deve fare l’autore, non può reprimersi e tarparsi continuamente, sennò si rischia l’implosione, come è successo in altri casi in passato. Quando invece si trattava di essere curatore (a quell’epoca era Sergio il primo curatore di Tex insieme a Decio Canzio), era molto severo e infatti vide in Oklahoma! di Berardi qualcosa di anomalo, di troppo moderno che io personalmente ora non noto più.
Oklahoma! di Berardi è stata una delle storie che ho giudicato tipiche di un nuovo modo di interpretare Tex pur alla luce del Tex classico, e che mi hanno permesso di scrivere storie come Il passato di Carson e Gli invincibili, mi hanno permesso cioè di liberarmi un po’. Berardi, infatti, ha scritto Oklahoma! rispettando perfettamente il personaggio, rispettando la tradizione e il dialogo, che anzi è molto brillante, ma usando però certi suoi meccanismi, certi suoi cosiddetti siparietti, che siparietti poi non sono, cioè delle sottotrame, degli approfondimenti psicologici, dei passaggi narrativi moderni che rendono questa storia un capolavoro pur trattandosi in fondo di una vicenda semplice e classica, ma epica. All’epoca la prudenza di Sergio l’aveva messa fuori dalla serie regolare, ma qualche anno dopo probabilmente non l’avrebbe fatto, altrimenti non avrebbe accettato la nascita di certe mie storie! Questo, però, permise di creare la collana dei Maxi. Allo stesso modo la storia Tex il grande!, di Buzzelli, che all’epoca lui giudicava anomala, gli permise di creare la collana dei Texoni. Quindi alla fine questi dubbi si son rivelati scelte editoriali vincenti. Però la sua prudenza come editore era superiore al suo coraggio come autore.


Io credo che tanto Caccia all'uomo quanto Oklahoma! siano delle storie in cui gli sceneggiatori hanno rispettato il personaggio introducendo però degli elementi di modernità, hanno osservato la tradizione apportando delle feconde innovazioni. Il tutto ha fatto sì che poi il character di Tex si sia evoluto pur rimanendo fondamentalmente se stesso. In fondo è grazie anche a queste intelligenti sperimentazioni se oggi possiamo godere delle storie alla francese presentate nella collana Romanzi a fumetti di Tex, dove disegnatori del calibro di Paolo Eleuetri Serpieri, Mario Alberti e del prossimo e attesissimo Giulio De Vita hanno prestato il loro talento al grande Aquila della Notte.

domenica 14 dicembre 2014

Quattro nuove short stories per Tex Willer


Dopo la prima prova di un anno fa, ritornano le storie brevi a colori di Tex Willer nell'albo numero 6 della collana Color Tex, intitolato Stelle di latta e altre storie. Si tratta di un albo che vede diversi autori al loro esordio sulle pagine del Ranger, tanto fra i disegnatori quanto fra gli sceneggiatori. Fra i primi balza subito all'occhio la bella copertina del pordenonese Giulio De Vita, che vorremmo vedere più spesso pubblicato in Italia e non solo Oltralpe, dove il suo talento è stato ampiamente riconosciuto da tempo.
Come ho già scritto in un precedente post, a me piacciono le short stories che sono caratterizzate da uno spazio di azione ben preciso, da una durata di tempo limitata, da personaggi appena abbozzati, da una forte tensione e da un non detto che lascia spazio all'intuito del lettore. E le quattro storie del nuovo Color Tex non mi hanno convinto del tutto.



La prima, Stelle di latta, è proposta dalla coppia di autori di LukasMichele Medda ai testi e Michele Benevento alle matite, qui con l'aiuto di Oscar Celestini alla colorazione. Mi è parsa una storia molto ricca di avvenimenti e di personaggi con un interessante passato, più adatta a dispiegarsi su un racconto lungo piuttosto che su uno breve. Mi sarebbe piaciuto conoscere di più sul passato comune di Carson e dei suoi due vecchi amici ritrovati. Invece tutto è spiegato un po' sbrigativamente: serviva qui un maggiore approfondimento della storia personale e comune dei tre. Inoltre i fatti della trama si svolgono con un'eccessiva fretta. Un bel soggetto che meritava di essere sviluppato su duecento tavole della serie regolare è stato compresso in trentadue. Peccato. Ottima l'esordio texiano di Benevento che caratterizza i due pards alla perfezione, molto classici nella loro naturalezza, così come gli altri personaggi e le varie scene d'azione. Nonostante la buona colorazione, mi è venuta la curiosità di immaginare come sarebbe stato il mood della storia se fosse stata disegnata in bianco e nero, considerando che i neri di Benevento conferiscono alle storie di Lukas un tono cupamente suggestivo.



Maggiore unità di tempo e di luogo ha il secondo racconto, Incontro a Tularosa, firmato da Moreno Burattini per i testi e da Giuseppe Camuncoli per i disegni. Un discreto esordio nel mondo di Tex per il curatore e sceneggiatore di Zagor, altro eroe storico della Bonelli. La tensione è subito molto alta. L'azione è concentrata a Tularosa, un misero pueblo del New Mexico, prima all'interno di una modesta cantina (dal nome sinistro El gato negro) poi nella polverosa main street. Qui, al tramonto, i protagonisti trovano il loro appuntamento con la vendetta e con la morte sfidandosi a duello: temi classici del Far West. Se non fosse per il flash back troppo lungo che provoca un calo della tensione dopo poche tavole e per l'inutile scambio di battute nel finale che spiega come è avvenuta la sostituzione fra Tex e uno dei personaggi, il racconto avrebbe mantenuto un ritmo più sostenuto, e sarebbe risultato più godibile. Camuncoli, qui alla sua prima prova con Aquila della Notte, è un bravo disegnatore noto all'estero grazie ai suoi lavori per la Marvel e la DC, ma la sua tendenza in questa storia a rappresentare le teste dei personaggi piuttosto tozze, soprattutto in Tex, non mi piace. Inoltre ho trovato i colori di Beniamino Del Vecchio troppo sparati.



Il curatore di Tex, Mauro Boselli, ci regala una short story in cui dominano temi come il pregiudizio e l'intolleranza verso il diverso. Nel buio è il titolo del racconto disegnato da un ottimo Luca Rossi e nel buio di un bosco si svolge la maggior parte dell'azione. L'atroce assassinio di due coniugi e la scomparsa della loro figlioletta spinge i prevenuti cittadini di Alder's Gulch, un piccolo centro del Colorado, ad accusare il “mostro” del villaggio. Una classica caccia all'uomo con tanto di torce nella notte e urla inneggianti alla forca. Ma Tex, Carson e Tiger riescono ad evitare il linciaggio, ristabilendo la verità dei fatti e facendo giustizia. Bello l'incipit iniziale con il passaggio brusco dalla scena felice in cui i ragazzini giocano a quella drammatica e violenta dell'assassinio. Da lì in avanti la tensione narrativa rimane sempre alta fino al colpo di scena finale. Da sottolineare anche il dettaglio della bambolina di legno trovata nel bosco dalla bambina che tornerà poi anche alla fine. Se proprio volessi trovare una pecca a questa storia direi che il finale ha una caduta nelle vignette conclusive. L'ultima tavola, infatti, prima ti colpisce allo stomaco con la trovata azzeccata del padre che inaspettatamente uccide il figlio assassino, per evitare un'ulteriore delitto. Poi però ti delude quando scopri che il “mostro”, che hai dato per morto tre tavole prima in seguito ad una fucilata ricevuta alla tempia, è vivo e parla con la bambina. Il che permette a Tex di fare una ramanzina, che suona un po' moralista, agli onesti cittadini di Alder's Gulch. Determinanti per la felice creazione dell'atmosfera cupa della storia sono i disegni del dampyriano Rossi all'esordio su Tex (molto riuscite le espressioni con cui ritrae nei volti dei cittadini l'odio, la rabbia, la paura) e i colori di Romina Denti.


Ma la short story più convincente è, non l'avrei mai detto, Randy il fortunato, scritta da Roberto Recchioni e disegnata da Andrea Accardi. La coppia di autori (all'esordio sulle pagine di Aquila della Notte) è già nota ai lettori della serie bonelliana Le Storie per un paio di albi sul mondo dei samurai che, incomprensibilmente per il sottoscritto, avrà l'onore di una miniserie ad hoc. Non riponevo la minima fiducia nella capacità di Recchioni di imbastire una storia di Tex: non credevo che il suo stile narrativo, che punta spesso all'eccesso, ad alzare i toni, ad abusare dell'azione, potesse adattarsi a raccontare un episodio di Tex Willer. In sostanza, non avrei mai pensato che un autore che ogni tanto fa un po' lo sbruffone potesse scrivere un racconto avente come protagonista un personaggio, come Tex, a cui gli sbruffoni vanno di traverso. E invece mi sbagliavo. Recchioni ha saputo rappresentare in modo originale una delle caratteristiche salienti di Tex: la sua capacità di non mollare mai la preda e di seguirla fino in capo al mondo. Il fuorilegge Randy, la preda in questione, è così ossessionato dal Ranger al punto da sognarlo la notte. Tex è un incubo, è un angelo vendicatore a cui Randy sa, in fondo, di non potersi sottrarre. Il racconto scorre con il giusto ritmo, a partire dall'incubo iniziale, attraverso il breve flash back (che, rappresentato in forma di racconto, non abbassa affatto la tensione), fino alla rapina e alla sanguinaria e ineluttabile resa dei conti. Tex appare direttamente in poche vignette ma la sua presenza è costante, in tutte le tavole, attraverso l'ossessione di Randy. Accardi dà il meglio di sé nelle espressioni con cui ritrae il volto dei personaggi, da quella impenetrabile di Tex, a quella ora terrorizzata, ora da spaccone e infine, in punto di morte, liberatoria di Randy. I colori, ancora di Oscar Celestini, non appesantiscono i disegni, anzi li valorizzano.

domenica 20 marzo 2011

Gli Eroi oltre i confini di Giulio De Vita tornano a casa


Ieri mi son gustato la mostra a fumetti Eroi oltre i confini, che si chiude purtroppo oggi alla Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Pordenone, dedicata all'autore locale Giulio De Vita. L'amico Andrea Alberghini, che insieme a Salvatore Oliva, è il curatore della mostra, mi ha fatto da Cicerone con un'esauriente "visita guidata", svelandomi le idee di fondo che hanno seguito nell'allestimento, oltre che illustrandomi le splendide tavole esposte.
In questo video intervista a De Vita e ai due curatori, sono esposte, da parte di questi ultimi, proprio le idee guida alla base dell'allestimento: ascolto interessante che sfocia inevitabilmente su considerazoni generali riguardo al medium fumetto.



Degli eroi di De Vita, creati per il mercato d'oltre confine appunto, quello francese, mi porto a casa il realismo di alcune tavole, in cui l'autore dimostra tutta la sua tecnica nell'inquadrare scene panoramiche ricchissime di dettagli, come questa qui di seguito tratta dalla serie James Healer.


O la grande espressività che riesce a donare ai volti e il pathos narrativo che sa infondere nella successione delle vignette di cui si compone la pagina, ammirabili ad esempio nella tavola qui di seguito, tratta dalla sere Kriss De Valnor.


Da sottolineare anche i dettagli che, nel loro insieme impreziosiscono la mostra, come l'idea di realizzare la cornice delle tavole esposte con il cartone, un materiale povero e grezzo, ma che si sposa perfettamente con il contesto scenografico delle sale della bella e nuova galleria pordenonese.



Anche la copertina del catalogo è stata realizzata coerentemente in cartone.


Ciliegina sulla torta di un bel sabato a fumetti, è stata la conferenza tenuta nell'auditorium della galleria, in cui si è presentato il progetto Tales of Avalon: "un amorevole tributo a Jack Kirby sviluppato a più mani da un esercito di giovani disegnatori", fra cui lo stesso De Vita. Insieme al padrone di casa hanno discusso del progetto, che vede coinvolti autori internazionali, altri due fumettisti del gruppo, i friulani Alessandro Micelli e Simone Paoloni. La mia ignoranza sul re dei comics Kirby, è stata un po' colmata dalle parole del fumettologo Andrea Plazzi, anch'egli presente, un vero fiume in piena, dotato di competenze e chiarezza espositiva ineguagliabili: starei ore ad ascoltarlo...

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