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martedì 17 novembre 2015

I 70 anni di Eric Clapton celebrati alla Royal Albert Hall


Il 30 marzo di quest'anno Eric Clapton ha compiuto 70 anni e ha voluto celebrare questo traguardo con 7 concerti tenuti nel mese di maggio nel tempio della musica britannica: la Royal Albert Hall. Aveva giurato a se stesso ed ai suoi fan che questi sarebbero stati i suoi ultimi live: troppa fatica, aveva dichiarato, per un vecchietto dover sopportare i disagi e gli stress di un tour. Non a caso Planes, Trains and Eric è il titolo eloquente del docu-concerto che Manolenta pubblicò l'anno scorso alla fine del suo ultimo faticoso tour mondiale. Ma in realtà il Nostro si è già smentito perché è notizia di qualche giorno fa la serie di 5 concerti che Clapton terrà a Tokio il prossimo aprile.
Ma torniamo al maggio di quest'anno e ai 7 concerti alla Royal Albert Hall. Il motivo per parlarne è semplice: da pochi giorni è in commercio Slowhand at 70 - Live at The Royal Albert Hall, il dvd che immortala la serata del 21 maggio. Tanto vale però acquistare la versione deluxe, contenente in più un bonus dvd, con estratti dai precedenti concerti di Clapton alla RAH, 2 cd con l'audio del live del 21 maggio e un libro di 60 pagine con splendide foto scattate durante gli shows.
Sfogliando il sontuoso book si ha la chiara percezione che questo prodotto vuole essere una celebrazione di uno dei più grandi musicisti rock/blues di tutti i tempi. Il teatro scelto per la festa non poteva non essere la Royal Albert Hall, diventata ormai la casa di Clapton. Con quelle di maggio, ammontano a 205 le apparizioni di Slowhand su questo palco a partire dal 7 dicembre 1964, quando si esibì per la prima volta con gli Yardbirds. Sono invece 178 i concerti da solista tenuti da Clapton alla RAH a partire dal 6 gennaio 1987. Numeri ineguagliabili che hanno creato, lungo più di cinque decenni, un legame indissolubile fra il timido chitarrista inglese e la platea della sala da concerti londinese più famosa al mondo. Fu qui, infatti, che Clapton suonò il 26 novembre del 1968 il Farewell Concert, con cui il leggendario gruppo dei Cream, di cui faceva parte insieme a Jack Bruce e a Ginger Baker, si sciolse. E fu sempre in questo teatro di South Kensington che Slowhand suonò per 24 serate nel più lungo residenziale mai tenuto alla RAH, con 4 differenti formazioni musicali alle spalle. E fu ancora su questo palco che i Cream si riunirono per 4 serate nel maggio del 2005.



Un live indimenticabile, quindi, Slowhand at 70 per un vecchietto che spero di poter vedere dal vivo ancora una volta (a questo punto, dopo la news di Tokyo, è lecito sperarci). Del resto, alla fine della sua 205esima esibizione alla Royal Albert Hall, Slowhand si è congedato dal pubblico con queste parole:
"See you down the road somewhere" 
See you, Eric! 

domenica 17 maggio 2015

There Must Be a Better World Somewhere




Il suo album che preferisco è Deuces Wild, un cd di duetti del 1997. In ogni canzone B.B. King è affiancato da un artista d'eccezione: Van Morrison, Dr. John, Eric Clapton, Tracy Chapman, The Rolling Stones, solo per citarne alcuni. Lo ascolto quando sono triste, perché ogni pezzo mi comunica gioia, la gioia che B.B. King sapeva trasmettere con la sua musica. Si tratta di un dono raro, che solo pochi possiedono. Quando sono giù, la musica di B.B. King mi suggerisce che c'è un mondo migliore da qualche parte. E allora io mi alzo e vado a cercarlo. Grazie B.B.

mercoledì 28 dicembre 2011

Layla - la versione definitiva

"In my humble opinion, it's the finest version"



Eric Clapton non dice final in realtà, ma finest e concordo sulla scelta di questo aggettivo: ma secondo me è così finest da essere anche final....
Mi riferisco alla versione della canzone Layla, introdotta dalle parole sopraccitate, che Slowhand ha eseguito l'aprile scorso insieme a Wynton Marsalis presso il Lincoln Center di New York, accompagnati dalla Jazz at Lincoln Center Orchestra (ne avevo parlato già qui).
Il risultato di questo incontro è stato un pezzo unico, mai ascoltato prima: un orchestrazione con tromba, trombone a tiro, clarinetto e percussioni in cui la chitarra elettrica del bluesman inglese si inserisce perfettamente. L'intro è già spiazzante: un caleidoscopio di suoni provenienti da tutti gli strumenti che lascia poi spazio al tema musicale eseguito ad un ritmo più lento del solito, quasi trascinato, che ti comunica tutta la sofferenza del brano. Le pene d'amore vissute per Layla emergono dalla voce struggente di Clapton, dall'arrangiamento bluesato, dal sorprendente assolo di chitarra seguito dalla tromba, dal trombone e dal clarinetto in un finale strepitoso.
Non bisogna mai porre limiti alle capacità del bluesman inglese, ma credo che sarà difficile ascoltare una versione di Layla più emozionante.
"See if you can spot this one"


E sì che già vent'anni fa Clapton aveva stupito tutti con un diverso arrangiamento di Layla. Toccare uno dei suoi cavalli di battaglia, trasformandolo nella versione unplugged, sarebbe potuto diventare un fiasco completo, invece fu un successo. Slowhand si diverte a stuzzicare il pubblico dello show acustico di MTV, invitandolo a riconoscere il pezzo che si accinge ad eseguire. Un orecchio appassionato della musica di Clapton non impiega nemmeno un secondo a capire di quale pezzo si tratta, ma rimane incredulo della misurata e intima strumentazione che trasforma Layla in un'altra canzone, facendola però restare allo stesso tempo sempre la stessa.
Personalmente son molto legato a Layla unplugged. E' stato un disco, o meglio una musicassetta, che ho fatto suonare fino alla consunzione dal momento in cui me la son regalata come premio per aver superato nell'ottobre del 1992 l'esame di Fisica 2 che, per noi studenti del secondo anno di ingegneria elettronica, rappresentava un vero scoglio e giro di boa insieme, in quanto bloccava tutti gli esami successivi e poiché era "gestita" da un terribile professore che aveva mandato a militare un sacco di ragazzi. Fiero del mio 23 ottenuto al primo tentativo, mi catapultai nel negozio di dischi più vicino, alla scoperta di Unplugged e di quel Clapton che avevo appena conosciuto l'estate precedente grazie ad una romantica Wonderful tonight eseguita da un musicista di un piano bar.
Questo pezzo pop mi aveva spalancato le porte del repertorio blues e rock del musicista inglese. Fra i tanti brani spiccava uno: si distingueva per la ruggente intro con assolo di chitarra (che solo in seguito scoprii essere eseguito nella registrazione originale dal compianto Duane Allman), per il travolgente svolgimento rock e per un secondo movimento, chiamato la pano coda (scritto da Jim Gordon). Si trattava appunto di Layla. Il titolo chiamava in causa una principessa dell'India e un amore ostacolato: il riferimento era personale e legava Clapton ad una coppia: il suo amico George Harrison e la moglie Pattie Boyd.
Il fascino della versione originale del 1970 è comunque sempre intatto ed imperituro, come si può apprezzare in questa interpretazione del 2009.

giovedì 8 dicembre 2011

Addio a Hubert Sumlin, king of blues


Questa è la copertina di un disco storico. Siamo a Londra nel 1970. Il bluesman americano Howlin' Wolf e la sua band incontrano dei musicisti inglesi più giovani. Nascono delle sessions leggendarie che vedranno la pubblicazione nell'anno successivo. In "The London Howlin' Wolf sessions" c'è da una parte il blues di Chicago di Howlin' Wolf e del suo chitarrista Hubert Sumlin, dall'altra una serie di star britanniche che devono molto alla musica dei "vecchi" americani: i loro nomi sono Eric Clapton, Steve Winwood, Bill Wyman, Charlie Watts. Il disco realizza dal vivo un incontro fra due mondi che in realtà si era già avverato musicalmente in precedenza, e continuerà ancora a farlo negli anni successivi. Il rock britannico di fine anni Sessanta e inizio anni Settanta deve molto alle influenze blues di Howlin' Wolf e della chitarra elettrica di Hubert Sumlin. Quel genere unico di rock-blues suonato in Inghilterra prima da John Mayall e dai suoi Bluesbreakers (con Eric Clapton come chitarrista solista), e poi dai Cream di ancora Eric Clapton, Jack Bruce e Ginger Baker è figlio delle chitarre elettriche di bluesman americani come Sumlin. Il rock inglese successivo, a partire dai Led Zeppelin, viene da qui. Sumlin in particolare influenzò il modo di suonare di numerosi altri chtarristi oltre a Clapton: Keith Richards, Jimmy Page, Jimi Hendrix, Stevie Ray Vaughan, Jeff Beck, Frank Zappa, Carlos Santana, solo per citare i più famosi.

Hubert Sumlin è morto il 4 dicembre all'età di 80 anni e con lui se ne va una vera e propria leggenda del blues: oltre che con Howlin' Wolf, suonò anche con James Cotton e Muddy Waters. Forse non ci rendiamo conto abbastanza di quanto la musica che ascoltiamo oggi dipenda da quello che hanno composto e suonato musicisti come Hubert Sumlin, e dallo stile in cui l'hanno fatto. I grandi mass media non ne parlano. Personalmente devo la conoscenza musicale di Sumlin ad un mio ex-collega, Andrea, vero cultore di blues. Fu lui che alcuni anni fa, sapendo della mia passione per Clapton, mi registrò una copia di "The London Howlin' Wolf sessions", facendomi così scoprire la maestria del chitarrista americano. Fortunata coincidenza volle che proprio in quell'anno, il 2004, Sumlin pubblicò l'album "About them shoes", il suo ultimo registrato in studio, in cui esegue dei classici di Willie Dixon e Muddy Waters, accompagnato, guarda caso, da Eric Clapton e Keith Richards. Ovviamente il disco fu mio in men che non si dica e girò sul piatto del mio stereo a lungo. Oggi purtroppo lo vado a ripescare dalla mia libreria in occasione di un triste evento. Leggo sul libretto allegato al cd una frase  di Michael Barthel che conclude la presentazione dell'album, e che riassume in poche semplici parole quello che è stato Sumlin:
"And Hubert Sumln is there, always smiling through it all, an playing his guitar, sweet and beautiful. Here's what he's got to say."

lunedì 25 luglio 2011

Marsalis And Clapton Play The Blues


Gli appassionati di Eric Clapton (come il sottoscritto) fremono perché l'estate passi in fretta, in modo che arrivi il 13 di settembre, il giorno in cui verranno pubblicati il cd e il dvd de WYNTON MARSALIS & ERIC CLAPTON PLAY THE BLUES - LIVE FROM JAZZ AT LINCOLN CENTER.
Si tratta della registrazione dello show che i due musicisti hanno tenuto lo scorso aprile al Rose Theater del Jazz at Lincoln Center di New York. Padrone di casa delle due serate andate in sold-out, è stato il trombettista Wynton Marsalis con la sua Jazz at Lincoln Center Orchestra: otto membri che hanno rivisitato insieme al chitarrista britannico il blues e il jazz dell'anteguerra. Unica eccezione al tema portante delle serate è stata Layla, la celebre canzone di Clapton composta all'epoca dei Derek and the Dominos. Secondo questa recensione, a Clapton, dubbioso sulla resa del suo pezzo con un arrangiamento così partcolare, è stato imposto di eseguire Layla insieme all'orchestra. La magnifica interpretazione che ne è venuta fuori ha fatto ricredere il bluesman inglese.
Che dire!?! Ci sarà da restare a bocca aperta.....




 

domenica 13 febbraio 2011

La promessa di Gregg

Gregg Allman

Era il 1959, un pomeriggio nella segregazionista Nashville, Tennesse. Un cantante nero sta incendiando il pubblico del suo concerto: si chiama B.B. King, un'esplosione sonora che cambierà per sempre la vita di due ragazzini bianchi della Florida. Sono lì, a bocca aperta: Duane, 13 anni e il fratello Gregg, di un anno più giovane. Sono travolti dall'impeto della band, catturati dal sound, investiti dalla folla che balla, si agita e canta. Il fratello più grande allora si rivolge al piccolo e gli dice: "We gotta get into some of this". E lo fecero.
Fondarono 10 anni più tardi la Allman Brothers Band, la più grande band di southern rock, ovvero di quella miscela esplosiva di rock, blues, country e jazz che costituì una novità nel panorama musicale americano dell'epoca. Duane alla chitarra e Gregg all'organo, tastiere e voce si unirono ad altri musicisti creando qualcosa di unico, immortalato da molte registrazioni live, tra le quali quello che viene considerato il più grande disco doppio live della storia del rock, At Fillmore East, registrato il 12 e il 13 marzo del 1971 in quel ex teatro yiddish che divenne poi "The Church of Rock and Roll". Nelle due serate i fratelli Allman eseguono pezzi blues e rock classici, e altri di loro composizione, abbandonandosi in lunghe ed indimenticabili jam session.

La copertina del disco live At Fillmore East

L'anno precedente Duane si era unito ad Eric Clapton e al suo gruppo dell'epoca, The Derek and the Dominos, partecipando alla registrazione del disco Layla and Other Assorted Love Song. E' di Duane lo strepitoso assolo di chitarra con cui si apre la famosa canzone di Clapton, Layla. Ed è stato questo, per me, lo stimolo a scoprire gli Allman Brothers. Da fan di Slowhand, rimasi sorpeso dall'apprendere che il travolgente assolo non era opera del bluesman inglese, ma di questo ragazzo del sud degli Stati Uniti. Fu così che, su consiglio di Paolo Carù, titolare dell'omonimo negozio di musica e libri di Gallarate, nonché uno dei fondatori di uno dei migliori periodici italiani di informazione rock, Buscadero, acquistai il suddetto live At Fillmore e mi innamorai della musica degli Allman.


Il successo mondiale fu funestato da un tragico evento che segnò per sempre la storia della band e quella personale di Gregg. Nell'ottobre del 1971, durante una pausa dalle registazioni di un nuovo disco, Duane muore in un incidente stradale, mentre sta guidando la sua Harley. Il disco viene ultimato in un clima di disperazione tremenda: Eat the Peach, questo il titolo, viene pubblicato nel febbraio del 1972, diventando un successo planetario. Le disgrazie per il gruppo purtroppo non finiscono: nel novembre dello stesso anno, il bassista Berry Oakley muore in un incidente motociclistico.
Gregg quindi ne ha viste tante nella sua vita: dal padre assassinato, alla morte violenta del fratello e di Oakley. La band viene sciolta e ricostituita più volte. Oggi il gruppo esiste ancora ed è sorretto da due splendidi chitarristi: Warren Haynes e Dereck Trucks, alle cui performance ho avuto la fortuna di assistere durante un concerto di Clapton, cui Trucks prestava la sua chitarra e la sua mano.
Fra le tante avversità che Gregg ha conosciuto c'è stato anche il tumore al fegato, diagnosticato tre anni fa, e il successivo trapianto dell'organo. Dopo due anni di vita da zombie, come l'ha definita lui stesso, Gregg è ritornato sulla scena registrando un nuovo album che, nello stesso tempo, mantiene anche la promessa che i due fratelli si fecero da ragazzini in quel famoso cncerto di B.B. King a Nashville. Infatti Low Country Blues è un omaggio intenso alla musica che gli ha segnato la vita: il blues che conobbe dal vivo in modo così travolgente in quel concerto, e che era solito ascoltare insieme a Duane alla radio da una stazione proprio di Nashville che trasmetteva solo blues.


In Low Country Blues troviamo un Gregg Allman che rende il suo tributo alla musica che lo ha fatto crescere, eseguendo alla grande dei classici di B.B. King, Muddy Waters, Junior Wells, Skip James, Otish Rush e altri. La sua voce decisa è accompagnata da musicisti di primo rango, come Dr. John al piano e Doyle Bramhall II alla chitarra solista (il "tamarro" di talento anch'egli visto insieme a Derek Trucks nello stesso concerto di Clapton a cui ho accennato sopra).
Cinquant'anni dopo Gregg ha realizzato il disco che avrebbe voluto fare insieme al fratello Duane.

Gregg Allman

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