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mercoledì 8 marzo 2017

Historica 53: Morte allo zar


Quest'anno ricorre il centenario della Rivoluzione d'Ottobre e immagino già il fiorire di pubblicazioni che ricorderanno l'evento più importante del Novecento. Historica, la pregevole collana a fumetti, edita da Mondadori, che racconta i grandi eventi storici e i suoi protagonisti attraverso dei lussuosi volumi cartonati a colori, ci offre nel numero 53 un antefatto importante all'Ottobre: l'assassinio del Governatore generale di Mosca Sergej Aleksandrovič Romanov, zio dello Zar Nicola II. In regia ritroviamo l'affiatata coppia costituita da Fabien Nury e Thierry Robin, rispettivamente sceneggiatore e disegnatore dell'apprezzatissimo La morte di Stalin.
Il presente volume è un dittico di storie, una speculare dell'altra, dove il protagonista della prima è sullo sfondo della seconda e viceversa.

sabato 10 gennaio 2015

Charlie Hebdo e il Rojava: la resistenza alle tenebre


Il numero 1084 del settimanale Internazionale, in edicola in questi giorni, propone nella rubrica Graphic journalism un servizio grafico realizzato da Isik, illustratrice francese che vive a Istanbul. Nelle sue Cartoline da Kobane, città del Rojava, il Kurdistan siriano, Isik ci ricorda che degli uomini e delle donne stanno realizzando un'utopia: costruire uno stato governato dal basso, nel quale donna e uomo hanno gli stessi diritti, l'ambiente è rispettato e il modello economico è anticapitalista. La loro rivoluzione sta fieramente resistendo da mesi all'offensiva dell'Isis.
Charb, il direttore del settimanale satirico Charlie Hebdo, assassinato insieme ad altre undici persone nell'attentato terroristico avvenuto mercoledì 7 gennaio a Parigi contro la sede del suo giornale, aveva scritto le seguenti parole a proposito della lotta condotta dai curdi contro i fondamentalisti islamici:
"Io non sono curdo, non conosco una parola di curdo, non sono in grado di citare nessun autore curdo. La cultura curda mi è del tutto estranea (...) Ma oggi, io sono un curdo, penso in curdo, parlo in curdo, canto in curdo e piango in curdo. I curdi assediati in Siria non sono curdi, loro rappresentano l'umanità stessa che resiste alle tenebre. Loro difendono le loro vite, le loro famiglie e la loro patria. Che lo vogliate o meno, rappresentano l'anima della resistenza contro l'Isis. Ci stanno proteggendo, non solo dall'Isis ma anche dalla barbarie (...) Oggi, sono i curdi ad esistere contro la morte e il cinismo."

domenica 27 novembre 2011

Democrazia militare

Democrazia militare: ossimoro che descrive bene la tragica situazione che sta vivendo l'Egitto in questi giorni, prevista dal fumettista Golo in queste vignette di un mese fa. D'altronde quando mai i termini militari e democrazia si sono sposati senza spargere sangue innocente? Forse solo in questo caso e comunque per merito di una minoranza di persone che non ragionavano secondo i gradi cuciti sulla divisa, ma secondo la loro coscienza di uomini.

Golo è un fumettista nato in Francia nel 1948: vive a Il Cairo dal 1993. I disegni sono tratti dalla rubrica Graphic journalism di Internazionale 921 del 28 ottobre 2011.

lunedì 28 febbraio 2011

Ancora sulla rivoluzione

Disegno di Chappatte
Patrick Chappatte è un figlio del mondo: nato a Karachi nel 1967 da madre libanese e padre svizzero, è cresciuto a Singapore e in Svizzera. Fa il cartoonist e l'illustratore: ha lavorato per il New York Times e Newsweek. Ora disegna per il quotidiano svizzero di lingua francese Le Temps e quello di lingua tedesca Neue Zürcher Zeitung e infine per l'International Herald Tribune. Un biglietto da visita del tutto rispettabile.
Ho conosciuto il suo lavoro grazie al settimanale Internazionale: spesso, nell'ultima pagina (quella riservata alle vignette tratte dai giornali di tutto il mondo) viene proposto uno dei suoi graffianti "editoriali disegnati".
Nel numero 886 di questa settimana, il giornale diretto da Giovanni De Mauro esalta ancor di più il talento del cartoonist svizzero-libanese, allegando, a mo' di inserto composto da 3 grandi pagine, un suo reportage a fumetti.
Il tema della rubrica Graphic Journalism è, ancora una volta, la rivoluzione tunisina: dopo l'efficace reportage della settimana scorsa ad opera di Othman Selmi (di qui ho parlato qui), Chappatte realizza la sua corrispondenza andando di persona nelle città del centro-sud della Tunisia, dove la rivoluzione è iniziata. Lo stile è simile a quello di Joe Sacco: Chappatte fa parlare direttamente i protagonisti, esponenti dell'opposizione e semplici cittadini, che non vedono l'ora di raccontare i loro problemi al mondo dopo 23 anni di silenzio imposto dalle autorità.

Disegno di Chappatte


La voglia di libertà, di democrazia, di una società giusta e non corrotta emerge chiaramente dalle parole dei giovani, che sono per lo più disoccupati e che hanno cercato spesso fortuna imbarcandosi in una bagnarola alla volta dell'Italia.

Disegno di Chappatte

Curiosando sul sito di Chappatte ho scoperto poi che questo reportage è solo l'ultimo di  una lunga serie: Nairobi, Ossezia, Gaza, Giappone, Libano, Iran sono solo alcuni dei teatri del mondo visitati dal nostro cartoonist.

Disegno di Chappatte

L'intero reportage sulla Tunisia lo potete trovare, in lingua francese, sul sito del quotidiano Le Temps in questa pagina, oppure, naturalmente in italiano, acquistando Internazionale di questa settimana.
Una breve considerazione finale: come mai bisogna andare a cercare i giornali stranieri per trovare un reportage giornalistico a fumetti, mentre i nostrani La Repubblica, Il Corriere della Sera o La Stampa, solo per citare i più diffusi, non sanno nenche cosa sia il termine Graphic Journalism o, se lo sanno, lo ignorano bellamente? Forse non immaginano neppure la potenzialità informativa e di approfondimento (lasciando da parte il valore artistico) che può avere un reportage realizzato attraverso i fumetti. Probabilmente non lo considerano degno di essere pubblicato accanto agli articoli scritti.

sabato 19 febbraio 2011

Due tavole per una rivoluzione

Due tavole a fumetti possono descrivere efficacemente una rivoluzione? Sì, se a farlo è Othman Selmi, giovane illustratore e fumettista tunisino, i cui disegni sono pubblicati questa settimana dalla rivista Internazionale, nella sempre interessante rubrica Graphic journalism. La rivoluzione raccontata attraverso il linguaggio delle nuvole parlanti è quella che ha trasformato il paese dell'autore nell'ultimo mese, aldilà di ogni previsione degli occidentali, contagiando poi il vicino Egitto e, in queste ore, la Libia e il Bahrein.
Personalmente, ho capito molto di più di ciò che è accaduto nel paese nordafricano dal reportage di Othman Selmi, che non da molti quotidiani e telegiornali di casa nostra.
Ecco le due tavole del fumettista, dominate da caldi colori che virano dal rosso della bandiera tunisina.

Disegni di Othman Selmi, da Internazionale 885 del 18 febbraio 2011
Disegni di Othman Selmi, da Internazionale 885 del 18 febbraio 2011

La copertina dell'attuale numero di Internazionale è dedicata alle due rivoluzioni che hanno cambato la storia di Tunisia ed Egitto. All'interno ci sono, oltre all'articolo grafico di Othman Selmi, interessanti scritti di Olivier Roy, Ahmed Rashid, Amira Hass e Slavoj Žižek.


Di questi fatti, ispirati da un anelito laico alla libertà e alla giustizia, il filosofo sloveno scrive su The Guardian, nell'articolo riportato sulla rivista:

"... Quando un regime autoritario si avvicina alla crisi finale, la sua dissoluzione, di regola, segue due fasi. Prima del vero e proprio crollo, si verifica una misteriosa rottura: tutt'a un tratto la gente si rende conto che il gioco è finito, semplicemente non ha più paura. Non solo il regime perde ogni legittimità, ma il suo stesso esercizio del potere è percepito come un'impotente reazione di panico. In una scena tipica dei cartoni animati, un personaggio raggiunge un precipizio ma contnua a camminare, come se avesse ancora la terra sotto i piedi. Comincia a cadere slo quando abbassa gli occhi e vede l'abisso. Quando perde la sua autorità. è come se il regime fosse sopra il precipizio: per farlo cadere, bisogna solo ricordargli di guardare in basso ...."

mercoledì 8 dicembre 2010

Working class hero

Ci sono degli eventi che si stagliano nella mente di un bambino in maniera indelebile e che ricordi perfettamente anche da adulto. Brevi flash, singole immagini, chiare nella tua testa come se fossero avvenute ieri. Per me lo sono la notizia data al telegiornale dell'omicidio di Aldo Moro, quella dell'agguato in piazza San Pietro a papa Wojtyła. Avevo pochi anni ma mi ricordo bene la disposizione in cucina dei miei genitori, gli oggetti posti sul tavolo, le facce dei giornalisti in tv e quelle dei miei genitori. Un'altra notizia che non si è mai separata dalla mia mente è l'assassinio di John Lennon: avevo 9 anni, ricordo il tg della sera che annuncia la sua morte. Una sera fredda d'inverno, di un giorno passato a casa. Io che chiedo a mio padre chi fosse quell'uomo ammazzato e il motivo di quell'assurdo atto. Mio padre che mi risponde, un po' affranto, che era uno dei più grandi cantanti, che prima era stato il leader dei Beatles, la più importante band della storia della musica, ma che è stato molto di più, uno che cercava di far pensare la gente compiendo magari atti un po' stravaganti. Mi disse poi che il tipo che l'aveva ammazzato, lo aveva fatto solo per mettersi in mostra, per far parlare di sé. Rimasi colpito da quelle parole. Me le son sempre portate dietro. Crescendo ho scoperto la sua musica, le sue idee, e ho capito quanto fosse stato rivoluzionario questo figlio della classe operaia.

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