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domenica 13 novembre 2016
Martin Mystère, Nuove Avventure a Colori: la reincarnazione
Alfredo Castelli ne sa una più del diavolo. Non era certo facile il compito di dare uno scossone alle non proprio magnifiche sorti e progressive del personaggio di Martin Mystère. Dopo trentaquattro anni di vita editoriale, la serie regolare sta da tempo attraversando pianure monotone e piatte: pochi sono i picchi che ridestano l'interesse e l'entusiasmo. Ci voleva una scrollata. Ma quale? L'uovo di Colombo è stato progettare una miniserie mensile parallela a quella regolare con un protagonista vecchio ma del tutto rinnovato: Martin Mystère.
È questa, infatti, la trovata geniale di Castelli: presentare ai lettori le avventure di Martin Mystère così come lo avrebbe (e lo in effetti lo ha) pensato oggi il suo autore. Ovvero figlio del Castelli di oggi, diverso da quello di più di tre decenni fa, e, soprattutto, figlio di tempi, quelli attuali, così distanti da allora. Ecco quindi che il protagonista de Martin Mystère, Le Nuove Avventure a Colori è un giovane Martin che vive le sue vicende in Italia, ma senza Java. Ritroviamo comunque alcuni vecchi personaggi, anch'essi ringiovaniti, come Diana Lombard (in un contesto e in vesti del tutto diversi) e il nemico Sergej Orloff.
In più di trent'anni è cambiato anche il modo di scrivere i fumetti, il cinema si è evoluto, le serie televisive stanno spopolando e il loro linguaggio sta contaminando gli altri generi. Allora anche questa nuova miniserie è caratterizzata da un ritmo molto serrato. Martin è sempre onnisciente ma non è più il logorroico che conosciamo; inoltre è molto più votato all'azione. Nelle novantasei tavole del primo albo appena uscito nelle edicole, intitolato Ritorno all'impossibile, a Martin (e a quella che sembra essere la sua nuova spalla, l'amico Max) capitano un sacco di eventi sorprendenti e rocamboleschi, degni di James Bond, ma sempre all'insegna del mystero. Questa è, oltre al protagonista, la salda e ovvia costante che lega la miniserie alla serie regolare. Molte invece sono le differenze. Una, molto importante e saggia, è stata la decisione di affidare la scrittura delle avventure ad un gruppo di giovani sceneggiatori (Andrea Artusi, Diego Cajelli, Enrico Lotti, Ivo Lombardo, Andrea Voglino), denominati I Mysteriani, coordinati da Giovanni Gualdoni e comunque supervisionati da Castelli. La garanzia di svecchiamento è quindi certa. E lo è anche rispetto ai disegni, realizzati da artisti (si comincia con Fabio Piacentini e un tratto che ricorda la linea chiara della bande dessinée) che mai, o solo di rado, hanno prestato le loro matite al Detective dell'Impossibile. Non vedremo quindi il Martin né di Giancarlo Alessandrini, né di Franco Devescovi, né degli altri storici disegnatori che siamo abituati ad ammirare sulla serie regolare. L'unica continuità con il passato è rappresentata da Lucio Filippucci che realizzerà tutte e dodici le copertine. Ultimo, ma non meno importante, elemento caratterizzante questa reincarnazione è il colore (che sa tanto anch'esso di bande dessinée).
E il risultato finale com'è? Indubbiamente buono. Stai leggendo una storia di Martin Mystère, ma nello stesso tempo, stai leggendo qualcosa di nuovo e diverso. È lui ma non è lui. L'avventura scorre veloce e i dialoghi son frizzanti e mai ridondanti. Ma il mystero comunque c'è ed è il centro della storia. Solo che è proposto in modo diverso: più fresco, più leggero, più giovane. Come era nelle intenzioni di partenza.
mercoledì 14 settembre 2016
Mysteri colorati
Oggi, dopo le 18, accendo la radio sintonizzata su Radio 2 e ascolto una voce che, con toni melodrammatici, declama più o meno le seguenti parole:
Preparatevi ad affrontare civiltà scomparse, edifici impossibili, oggetti enigmatici, presenze inquietanti
Ho avuto il dubbio che si trattasse di uno dei geniali trailer di film impossibili realizzati da 610.
Invece no. Stavo ascoltando una pubblicità reale di un'iniziativa fumettistica molto interessante: la ristampa a colori delle avventure di Martin Mystère, il personaggio ideato da quel fumettista vulcanico che risponde al nome di Alfredo Castelli.
Consiglio a chi ancora non conosce questo fumetto, di catapultarsi domani, giovedì 15 settembre, in edicola per acquistare la prima delle venti uscite settimanali di cui si compone questa iniziativa editoriale a cura del gruppo La Repubblica - L'Espresso.
Il motivo è semplice. Più di 30 anni fa, nell'aprile del 1982, la Sergio Bonelli Editore propone questo nuova serie d’avventura che ha come oggetto temi misteriosi, scientificamente e storicamente ben documentati, affrontati dal protagonista nel presente. Realizza così un’attualizzazione dell’avventura che rivoluziona le sorti della casa editrice milanese, aprendo la strada a tutte le serie successive. E questa collezione storica a colori presenta in ordine cronologico due/tre storie originali per volume. In pratica buona parte delle migliori avventure del Detective dell'Impossibile, con tanto di ricco apparato redazionale.
Su Martin Mystère ho trascorso molte ore divertenti e interessanti, imparando quasi sempre qualcosa, perché Castelli riesce a presentare in modo intelligente, e tale da stimolare la curiosità del lettore, argomenti anche complessi. E si capisce, fra le righe, che anche lui, in fase di scrittura e, prima, di documentazione si è divertito a scoprire e poi a trasmettere al lettore fatti, persone o vicende nuove e stimolanti.
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domenica 24 gennaio 2016
Ken Parker Classic N. 29 - "Il magnifico pistolero"
È in'edicola il ventinovesimo numero della collana Ken Parker Classic, la ristampa delle avventure di Lungo Fucile edita da Mondadori. In questo episodio il personaggio creato da Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo incontra una leggenda del West: Wild Bill Hickok, il celebre pistolero. Tuttavia il modo nel quale i due si conoscono è del tutto particolare: Wild Bill viaggia in incognito verso Helena e incrocia sulla sua strada Ken e anche un giovane pistolero il cui unico scopo della vita è uccidere Hickok. Ma il magnifico pistolero è quasi cieco e stanco. In un lungo flash back racconta a Lungo Fucile la strada che lo ha condotto a diventare il pistolero più veloce del West. Un fardello di morte e di competizione pesante da sopportare, al quale però Ken non concede la minima compassione. Ottima la sceneggiatura di Alfredo Castelli che porta verso un tragico epilogo, nel quale Ken, come al solito, cerca di fare qualcosa per evitare morti inutili. Invano. Giovanni Cianti è molto bravo a disegnare le scene ricche di persone e denota con grande maestria i paesaggi, soprattutto la prima parte della storia ambientata in mezzo a boschi, colline e prati. Insufficienti invece i volti dei personaggi, che non convincono quasi mai anche a causa di quella tendenza al grottesco che il disegnatore non riesce proprio ad evitare.
domenica 17 gennaio 2016
Ken Parker Classic N. 28 - "Il caso di Oliver Price"
È in'edicola il ventottesimo numero della collana Ken Parker Classic, la ristampa delle avventure di Lungo Fucile edita da Mondadori. In questo episodio il personaggio creato da Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo è testimone dello scontro fra un padre e un figlio, il primo colonnello a Fort Benton in Montana, il secondo fresca recluta assegnata allo stesso presidio ad insaputa del comandante. Il padre vorrebbe il figlio lontano, in una città dell'est a terminare gli studi di legge. Ma Oliver Price vuole dimostrare di poter disporre della propria vita al di là delle intenzioni paterne. Il processo di separazione di Ken dall'esercito muove un nuovo passo. Lo capiamo da tanti piccoli segni: sguardi, silenzi, parole. Ma Berardi esprime le sue convinzioni anche attraverso i dialoghi recitati dai veri protagonisti dell'episodio, i due Price:
"Ed eccoti qua... arruolato come soldato semplice insieme a un mucchio di vaccari che non sanno nè leggere nè scrivere e sono solo poco meno bestie delle bestie che macellano... Tu, mio figlio, in mezzo a un gruppo di disperati il cui massimo divertimento è gettare i petardi a una recluta o portrsi a letto una lavandaia.."
"Vedo che hai molta stima dei tuoi uomini papà!"
"Sono ottimi soldati! E lo sono proprio perché non hanno una cultura, una preparazione personale. E quando suona la carica vanno all'attacco senza pensare se ciò che fanno è giusto o non è giusto..."Per uccidere non serve pensare, anzi è deleterio.
Buona sceneggiatura di Alfredo Castelli per questa storia che finisce molto amaramente, mentre i disegni sono del bravo Giancarlo Alessandrini.
martedì 3 novembre 2015
Alfredo Castelli - 50 anni di storie e mysteri di un grande narratore
L'edizione di Lucca Comics & Games che si è appena conclusa ha celebrato uno dei più prolifici autori di fumetti italiani: Alfredo Castelli. La giuria della manifestazione gli ha assegnato il premio Gran Guinigi riconoscendolo come Maestro del Fumetto, tanto per la sua cinquantennale opera creativa, trasversale ad ogni genere di fumetto, quanto per la sua attività di valorizzazione e diffusione di questo linguaggio.
Da lettore di tante sue storie, che mi divertono e mi riempiono di stimoli da più di trent'anni a questa parte, non posso che essere felice per questo giusto riconoscimento. E ricondivido con molto piacere Il fumettista vulcanico, l'intervista pubblicata tre anni fa su Fucine Mute, nella quale Castelli ripercorse con me molte tappe della sua carriera di fumettista, da Scheletrino al Corriere dei Ragazzi, da Horror a Eureka, da Un fascio di bombe a Martin Mystére.
L'occasione dell'intervista fu l'assegnazione di un altro riconoscimento, il premio speciale Urania, che l'omonima rivista e il Trieste Science Plus Fiction gli tributarono e che Castelli ritirò personalmente nella città giuliana. Nell'edizione 2015 del festival di fantascienza, che calamiterà l'attenzione di appassionati e non dal 3 all'8 novembre, l'autore milanese sarà nuovamente ospite e protagonista di uno degli incontri di futurologia: appuntamento venerdì 6 novembre alle ore 11:15 nella sala conferenze del prestigioso Palazzo Gopcevich. Dario Fontana, il massimo esperto triestino di fumetti (nonché anima dell'indimenticata fumetteria NonSoloLibri) sarà il moderatore dell'incontro che titolo più chiaro non poteva avere: Alfredo Castelli - 50 anni di storie e mysteri di un grande narratore.
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lunedì 24 agosto 2015
Martin Mystère rinasce nella selva oscura
Da quanto tempo non leggevo una storia avvincente, intelligente e stimolante di Martin Mystère? Sinceramente non lo ricordo più. Ma dal 12 agosto il Detective dell'Impossibile è tornato quello di un tempo! E dobbiamo ringraziare Vincenzo Beretta e Giancarlo Alessandrini che insieme hanno realizzato L'albero filosofico, avventura numero 340 della collana Martin Mystère. Una storia ricca, densa, profonda, frutto di un grande lavoro di documentazione da parte dello sceneggiatore milanese. Beretta elabora un'avventura molto particolare, nella quale ritroviamo il Martin serio, distante da quella macchietta quasi comica in cui troppo spesso viene relegato. E d'altronde c'è ben poco da ridere a Clark's Corner, la cittadina del New Hampshire dove Martin indaga su un vecchio caso efferato di omicidio. L'assassina, rea confessa, è Clarisse, una studentessa di psicologia affetta da schizofrenia, che ha ucciso nottetempo il proprio ragazzo mentre campeggiava insieme a lui in una foresta. Il tema è molto delicato e viene affrontato con le dovute cautele ed attenzioni. Il giallo si tinge di nero e Beretta dispiega una trama che tiene il lettore sempre col fiato sospeso.
L'inconscio, il linguaggio simbolico degli archetipi attraverso cui si esprime, la parte ombra della nostra psiche, il contrasto fra ciò che siamo veramente nel nostro profondo e ciò che l'educazione e le convenzioni sociali ci spingono ad essere, o meglio, ad apparire: sono questi alcuni dei temi che emergono dalla lettura de L'albero filosofico. Ma non c'è solo Carl Gustav Jung ad apparire come forte spunto per la storia. Beretta inserisce con molta coerenza logica e narrativa una parte rilevante e molto dettagliata relativa all'alchimia, intesa come cammino spirituale dell'uomo per la ricerca del vero Sé. E poi c'è la figura dell'albero, anzi della foresta con tutti i suoi simbolismi a costituire il leitmotiv di tutto il racconto. Diversi personaggi, con le loro storie, punteggiano la trama, innestando così vari racconti all'interno di quello principale. Beretta è bravo anche nel tratteggiare la diversa personalità di questi comprimari, e Alessandrini lo supporta dal punto di vista grafico sottolineandone le differenze.
Se l'albo funziona a meraviglia, buona parte del merito va attribuita anche ai disegni che esprimono al meglio l'intensità emotiva della storia. Fanno venire i brividi le tavole raffiguranti le scene ambientate durante la notte nella foresta, o l'incontro tra Martin e Clarisse nella gelida stanza del manicomio criminale dove è detenuta. Alessandrini è poi abilissimo a rappresentare gli stati d'animo di Martin, attraverso la mimica facciale e la gestualità: una ricchezza di espressioni che non vedevo da tempo.
L'albero filosofico è un albo da leggere e da rileggere, ricco di spunti e di stimoli. Segna il ritorno in grande stile di Martin Mystère, uno dei personaggi più affascinanti che il fumetto italiano abbia mai partorito. La creatura di Alfredo Castelli ha trovato una nuova linfa grazie alla storia scritta da Vincenzo Beretta e disegnata da Giancarlo Alessandrini. Mi auguro che sia solo la prima avventura di una lunga serie.
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Vincenzo Beretta
mercoledì 26 novembre 2014
Martin Mystère, ombra di se stesso
Sconclusionata. Questo è l'aggettivo che più si adatta all'ultima storia di Martin Mystère, in edicola ormai da più di un mese. L'ombra di Za-Te-Nay è il titolo di questo albo molto deludente, privo di un filo logico e con così tante divagazioni da suscitare un'irritazione crescente pagina dopo pagina. Peccato, perché gli autori del soggetto e della sceneggiatura, Alfredo Castelli e Mirko Perniola, sono capaci di fare molto meglio. Peccato perché l'idea di fondo di affrontare le gesta di Za-Te-Nay, un trapper dell'Ottocento americano che, nella finzione dell'universo mysteriano, altri non è se non una versione storicizzata di Zagor, è molto interessante. Peccato perché La scure incantata, la prima storia che Castelli dedicò dodici anni fa all'Uomo con la Scure dei boschi di Darkweed, fu molto più divertente e originale. Peccato, infine, perché le matite del migliore disegnatore mysteriano, Franco Devescovi, sono andate sprecate nel tentativo (impossibile!) di rendere godibile una storia che sarebbe stato meglio lasciare dentro ad un cassetto. Per quanto Perniola cerchi di addolcire la pillola, l'elaborazione della sceneggiatura è stata un vero travaglio e il blocco di idee sul finale (disegnato poi da Giovanni Romanini subentrato ad un eufemisticamente esausto Devescovi) è stato il colpo di grazia.
In un vecchio post scrivevo a proposito della collana di Martin Mystère:
"I misteri sono una cosa seria. Vanno affrontati contestualizzandoli correttamente sia dal punto di vista scientifico che da quello storico. Beh, poi c'è la fantasia di Castelli che ci mette lo zampino, confezionandoci attorno delle avventure avvincenti e divertenti. Martin Mystere è questo, una geniale intuizione che resiste in modo spumeggiante dopo 30 anni."Considerando che il Detective dell'Impossibile è stato il mio primo grande amore fumettistico di quand'ero ragazzino, di gran lunga più di Tex, Zagor o Mister No, proprio per i motivi sopra ricordati, allora si può capire quanta amarezza ci sia dietro le mie parole di commento all'ultimo albo in edicola.
In rete si è recentemente diffusa la notizia di una possibile chiusura della serie. Non è la prima volta che capita, e le motivazioni sarebbero il calo costante di lettori. Anche se il dato sulle vendite è reale, Castelli ha smentito la fine della testata, anzi ha annunciato sorprendenti operazioni di rilancio della stessa. Me lo auguro.
mercoledì 20 agosto 2014
Ken Parker e la sporca guerra
Ne La leggenda del generale, secondo episodo contenuto nel sedicesimo volume della collana Ken Parker pubblicata da Mondadori Comics, giunge alla maturazione una decisione che ha assilato Ken per lungo tempo: l'abbandono dell'esercito. Il nostro biondo amico è, infatti, uno scout, un esploratore che lavora per l'esercito degli Stat Uniti. Non è quindi un soldato, ha più libertà e spazio per la sua azione, ma deve comunque sottostare agli ordini che gli vengono impartiti dall'alto. Lo immaginiamo bene: non è la condizione ideale per Ken, che sappiamo essere uno spirito libero, uno che pensa con la propria testa, che ascolta gli altri e che cerca di mettersi nei loro panni prima di giudicare. Ma sappiamo anche che Ken non è un eroe, è un uomo e, come tale, ha mille dubbi. Ha certo le sue idee e i suoi ideali, ma sperimentarli nella realtà non è sempre facile: si rischia spesso di commettere degli errori. Poi, però, l'importante è che si impari da essi, e questo sappiamo che Ken lo fa. E ci piace per questo.
Lungo Fucile esprime per la prima volta in modo esplicito i dubbi riguardo al proprio lavoro nell'episodio Lily e il cacciatore (storia meravigliosa disegnata da Ivo Milazzo su cui tornerò in un altro post). Ken ammette di fronte ad un soldato di non saper far altro che la guida e che per guadagnarsi da vivere gli è toccato di ritornare sotto le armi. All'obiezione avanzata dal commilitone che non si tratta comunque di una brutta vita, Ken ribatte:
"Sì, basta abituarsi a non pensare. L'esercito è solo uno strumento nelle mani dei politici, senza volontà propria. E il più delle volte diventa uno strumento di sopraffazione e di morte."Le parole che Giancarlo Berardi fa pronunciare a Ken sono molto chiare e nette: ma non sufficienti a spingere il suo personaggio a tradurle in un'azione coerente. Ken rimane ancora nell'esercito. D'altronde, lo ha detto lui stesso: non sa far altro e di qualcosa bisogna pur vivere.
Nell'episodio successivo, Pellerossa (sceneggiato da Maurizio Mantero e disegnata da Carlo Ambrosini e Ivo Milazzo), Ken incontra una sua vecchia conoscenza, il capo cheyenne Mandan, tragico protagonista del primo episodio della collana, Lungo Fucile. Allora il capo indiano aveva rifiutato il fucile che lo scout intendeva donargli come arma di difesa per il proprio figlio dalle future insidie dell'uomo bianco. Il motivo di questo rifiuto era dettato dalla constatazione che le armi non avevano giovato al popolo rosso, causando solo morte e distruzione. Il figlio di Mandan avrebbe quindi dovuto trovare un altro modo per combattere. Alcuni anni dopo, Ken si imbatte nel capo indiano durante un drammatico assedio, nel quale lo scout sta difendendo uno sparuto convoglio composto da donne, bambini e soldati feriti, dall'assalto di un folto gruppo di guerrieri pellerossa. Il loro capo è Mandan e, quando i due per caso si riconoscono, un epilogo più doloroso viene scongiurato. Il Nostro non risparmia comunque all'altro le parole non mantenute di allora, ma il dialogo che ne nasce rappresenta una dura lezione per Ken. E' Mandan ad iniziare:
"Ricordi le parole di quel giorno?"
"Le ricordo. Dicevi che non avresti più impugnato le armi."
"Non si può restare a guardare quando il proprio popolo muore."
"A volte l'unico modo che un uomo ha di camminare diritto è quello di cambiare strada!.."
"Tieni, Lungo Fucile. Cambia strada anche tu. Non si può camminare diritto insieme alle giacche blu!"Porgendo a Ken il suo fucile, Mandan gli ricorda che non si può separare la propria coscienza dai propri atti o da quelli compiuti dall'organizzazione cui volontariamente si appartiene. Nell'ultima vignetta Ken guarda Mandan allontanarsi sul proprio cavallo: è ammutolito, non sa cosa rispondere.
Berardi non usa solo il personaggio protagonista della serie per farci capire quello che pensa, ma anche, spesso, i comprimari, o meglio, i protagonisti delle storie di cui Ken è testimone. Nell'episodio Il caso di Oliver Price (sceneggiato da Alfredo Castelli e disegnata da Giancarlo Alessandrini) è l'acceso dialogo fra il colonnello Price e suo figlio Oliver, nuova recluta arrivata al forte all'insaputa del padre che lo comanda, ad aggiungere elementi al quadro entro cui l'immagine dell'esercito viene ritratta.
"Ed eccoti qua... arruolato come soldato semplice insieme a un mucchio di vaccari che non sanno nè leggere nè scrivere e sono solo poco meno bestie delle bestie che macellano... Tu, mio figlio, in mezzo a un gruppo di disperati il cui massimo divertimento è gettare i petardi a una recluta o portrsi a letto una lavandaia.."
"Vedo che hai molta stima dei tuoi uomini papà!"
"Sono ottimi soldati! E lo sono proprio perché non hanno una cultura, una preparazione personale. E quando suona la carica vanno all'attacco senza pensare se ciò che fanno è giusto o non è giusto..."Il concetto espresso precedentemente è quindi rinforzato: per uccidere non serve pensare, anzi è deleterio.
Ma è appunto ne La leggenda del generale (sceneggiata da Berardi insieme a Maurizio Mantero e disegnata da Carlo Ambrosini e Ivo Milazzo) che Ken trova la forza di abbandonare l'esercito. Prende la decisione di fronte allo scempio di cadaveri che copre l'erba di uno dei teatri di guerra diventati più celebri: il Little Big Horn. Tutto l'episodio è incentrato sulla corsa contro il tempo sostenuta da Ken per raggiungere il Settimo Cavalleggeri comandato dal generale Custer, al quale è stato assegnato come scout. Per sua fortuna, una serie di eventi intralcia il cammino del Nostro, facendolo arrivare in ritardo sul luogo della battaglia. Una parte del viaggio è condotta su di un battello che naviga lungo il Missouri, dove Ken fa la conoscenza di Monahseeta, un'indiana che nel passato era stata prigioniera ed amante di Custer e che ora, insieme al figlio avuto dal generale, cerca di raggiungere. Lungo il viaggio fluviale Ken trova il modo di esporre ad un soldato ciò che pensa sull'esercito:
"Beh, è un po' che penso di mollare tutto. Da quando sto con l'esercito, ho visto commettere le peggiori atrocità, in nome di interessi che non sono certo i miei...Il processo decisionale sta giungendo alla sua conclusione. Ken ha capito che sta mentendo a se stesso e che non può più nascondersi.
Finora mi ha trattenuto la considerazione che non so fare altro che la guida. Ma più passa il tempo, e più mi sembra solo una scusa..."
Passano infatti solo pochi giorni e ciò che Ken vede al Little Big Horn lo spinge all'azione. Ken si rivolge a Monahseeta, riferendosi agli altri soldati giunti con loro sul luogo della battaglia:
"...Guardali, sono tutti assetati di vendetta, e posso anche capirli!...Però io sono stufo di stare nel mezzo! Stufo di dovermi dividere tra il dovere e la coscienza!
Dopo questo, il tuo popolo non ha più scampo. Ma non asisterò alla sua agonia...Io ho chiuso con questa sporca guerra!"
"Hai deciso di lasciare le giacche blu?"
"Sì. E questa volta per sempre."La decisione infine è presa e non si torna più indietro.
mercoledì 17 luglio 2013
Manodopera a costo zero
Lo spettacolare ingresso della jeep, con a bordo Martin Mystère, Diana e la vecchia conoscenza Olga, sembra infrangere il sogno perverso dello spregiudicato Ludwig Meidner, protagonista negativo de Gli abitatori del sottosuolo, albo numero 327 delle avventure del Detective dell'Impossibile. Il compianto Paolo Morales ha realizzato una delle sue storie migliori, aiutato nei disegni dalla brillante coppia costituita da Roberto Cardinale e da Alfredo Orlandi. Nella consueta rubrica che trova spazio nelle ultime pagine, Alfredo Castelli definisce la presente storia come tipica della produzione di Morales, in quanto
"l'elemento mysterioso (in questo caso le creature del sottosuolo) si fonde con la scoperta di un grave crimine compiuto da qualche organizzazione multinazionale, crimine di cui non ci rendiamo conto o fingiamo di non renderci conto perché ci permette di vivere in modo più confortevole"Il crimine in questione è ben descritto dallo stesso Meidner: sfruttare degli schiavi per generare profitto. Ammetto che la lettura di queste vignette mi ha colpito molto, soprattutto la parte riguardante il sogno inconfessabile di ogni imprenditore. La fantasia di Morales va solo poco al di là della realtà: l'unico elemento fantastico di tutta la storia è infatti la tipologia degli schiavi, ovvero un gruppo di umanoidi molto resistenti e feroci, sviluppatisi nelle caverne austriache nella più totale oscurità. Dei mostri, si direbbe, di cui però Mystère conosce le origini e di cui scopre e difende l'umanità. Se eliminiamo questo elemento, quello che rimane è tutto vero.
Gli schiavi che scavano la terra congolese alla ricerca di uranio esistono realmente e sono uomini, donne e bambini in carne e ossa. E sono solo un esempio di tutti quelli che, nel passato e nel presente, anche a poca distanza dalle nostre comode case, vengono sfruttati in condizioni inumane per generare profitto. La prima cosa che ho pensato leggendo le parole di Meidner è stata che il sogno inconfessabile del capitalismo è proprio questo: generare profitto con manodopera a costo zero. In fondo è questo l'asintoto cui tende la nostra società, nonostante tutti i limiti legali e sociali che noi cerchiamo di opporre con maggiore o minore successo. Cerchiamo di difenderci nel modo migliore possibile ma è una battaglia persa in partenza. Se alcuni stanno bene, ciò è possibile solo grazie a molti che stanno male. Forse l'ho espresso in termini troppo semplicistici ma è la verità.
Morales lo racconta molto meglio e senza appesantire la storia di moralismi o di retorica. La trama fila infatti liscia e intrigante fino alla fine, grazie anche ai numerosi personaggi di contorno ottimamente delineati. A partire da Prego, la creatura del sottosuolo che accompagna Martin in questo viaggio dell'orrore e che ci fa riflettere (cosa di cui se ne sente sempre più bisogno) sul concetto del diverso, al simpatico e coraggioso ispettore italo-austriaco Albani, fino al citato Meidner. Da sottolineare anche il ruolo da co-protagonista di Diana Lombard, le cui qualità (mai abbastanza messe in evidenza lungo la serie) si rivelano fondamentali per la soluzione della vicenda, e quello di Travis, ritratto in un periodo di piccola crisi esistenziale e rincuorato da Martin rispetto alla solidità della loro amicizia.
Tantissimi elementi e spunti di interesse, quindi, in questa storia, resa graficamente da un buon tratto: mi piace molto il volto di Martin, di Diana e anche di Prego anche se, nel complesso, i disegni di Cardinale e Orlandi soffrono un po' di staticità.
Castelli chiude la rubrica finale avanzando l'ipotesi su quale potrebbe essere il messaggio che Morales voleva comunicare con questa storia:
"Astenersi dall'acquistare certi beni di consumo ottenuti con questi metodi crudeli può indurre chi li produce a modificare il proprio comportamento, se non altro per interesse"
Io, invece, ci ho letto un pessimismo molto profondo. Le provocatorie parole pronunciate da Meidner prima di morire su chi sia il buono in questa storia rimbalzano nella mente di Martin anche nelle vignette finali, quando, insonne nel cuore della notte, riflette sconfortato sull'esito della vicenda:
"..e così, ancora una volta, è l'interesse economico che detta l'ultima parola"
mercoledì 10 luglio 2013
Morte di un matematico californiano
Il paradosso di Fermi e il mistero della formula dei numeri primi. La probabilità dell'esistenza di una civiltà extraterrestre e l'ipotesi di Riemann. Enrico Fermi che scarabocchia la sua ipotesi su un tovagliolo in mensa a Los Alamos e i radiotelescopi del SETI che ascoltano l'universo. La possibilità di decrittare facilmente l'RSA e il milione di dollari messo in palio dal Clay Mathematics Institute. Sono tutti ingredienti della storia che vede coinvolto Martin Mystère nell'albo numero 326: Il paradosso di Fermi.
Luigi Mignacco è più castelliano di Alfredo Castelli. Crea un'appassionante avventura a partire da basi scientifiche e storiche solidissime e ottimamente documentate: il marchio di fabbrica del Detective dell'Impossibile, ciò che lo ha reso unico nel panorama fumettistico italiano e che ne ha decretato il successo. E in questo caso la scienze in questione sono la fisica e la matematica, ovvero discipline che, mal presentate, possono spaventare o, peggio, annoiare, tanto chi non le conosce, quanto chi le ha studiate a lungo. Appartenendo alla seconda categoria, non posso sapere se la storia sia stata apprezzata anche da un lettore che fa parte della prima.
Posso solo dire che la vicenda che si sviluppa dalla scomparsa di Lem Staniski, il matematico e fisico (suppongo) californiano, che ha intercettato un messaggio radio extraterrestre di natura artificiale contenente la soluzione della formula dei numeri primi, non banalizza assolutamente i temi scientifici. Riesce invece a renderli attraenti, a suscitare l'interesse, a porre interrogativi importanti. Senza mai dimenticare che il fine è quello di divertire il lettore. Direi di più. Si intuisce che si è divertito anche Luigi Mignacco, facendo propria la filosofia castelliana, espressa dall'autore milanese in un'intervista:
"..diciamo che a me piace molto imparare delle cose nuove e poi ritrasmetterle agli altri tramite il mio lavoro. Martin Mystère mi permette quindi di trovare l’occasione, o meglio la scusa, di imparare qualcosa di cui magari non mi occuperei mai, e poi di trasmetterla. È questo è il vero piacere del mio lavoro."Una storia, quindi, da non perdere, nonostante qualche eccesso negli inseguimenti e nelle sparatorie (serviva proprio inserire la mafia russa oltre agli Uomini in nero?) e i disegni di Paolo Ongaro (non proprio il mio disegnatore mysteriano preferito).
venerdì 28 dicembre 2012
Intervista ad Alfredo Castelli
"Se vogliamo proprio trovarci una filosofia, chiamiamola così “castelliana”, cioè mia, allora diciamo che a me piace molto imparare delle cose nuove e poi ritrasmetterle agli altri tramite il mio lavoro. Martin Mystère mi permette quindi di trovare l'occasione, o meglio la scusa, di imparare qualcosa di cui magari non mi occuperei mai, e poi di trasmetterla. È questo è il vero piacere del mio lavoro."Questo pensiero, molto rappresentativo di Alfredo Castelli, è un brevissimo estratto della lunga, interessante e divertente intervista che l'autore milanese mi ha concesso nei primi giorni di dicembre, poco prima del suo arrivo a Trieste, dove era stato invitato per ritirare il premio Urania, ospite del Trieste Science+Fiction Festival. La potete trovare qui integralmente su Fucine Mute.
martedì 10 aprile 2012
Tanti auguri Doc Robinson...ehm, volevo dire Martin Mystère
![]() |
| Doc Robinson - Martin Mystère |
In realtà, la prima location in cui si muove il nostro è al largo delle Isole Azzorre, così come ci ricorda l'albo 320, un albo speciale perché contiene le 64 pagine di quella che sarebbe dovuta essere la vera prima storia di Doc Robinson, "Gli uomini in nero", disegnata da Giancarlo Alessandrini. Castelli ce la propone per la prima volta, in coda ad un'avventura molto spassosa che ricrea l'universo mysteriano negli Anni 30 : una vicenda ricca di ironia e di riferimenti letterari/cinematografici/fumettistici/storici relativi a quel decennio che solo la sterminata cultura del BVZA poteva sfornare.

In fondo proprio questa è una delle chiavi del successo di Martin Mystère: proporre delle avventure avvincenti su una base storico-scientifica reale e mai banale. E' questo ciò che mi ha affascinato del personaggio quando ricevetti in dono da mio cugino l'albo numero 29 "Il terzo occhio", nell'agosto del 1984. Allora tredicenne lettore dei classici Tex, Zagor e Mister No, fui colpito dalla modernità di questa serie. Ricordo che trascorsi il periodo del liceo ad analizzare numero dopo numero, insieme al mio amico Luca, tutti i risvolti storico-scientifici che Martin Mystère ci proponeva: ore e ore a discutere di Templari, civiltà scomparse e mysteri italiani.
Ma non solo per questo aspetto Martin Mystère segnò una svolta fondamentale nella storia della Sergio Bonelli Editore. Le vicende del Detective dell'Impossibile sono ambientate ai giorni nostri, vive il nostro presente anche se, spesso, le sue avventure sono rivolte al passato storico. Questa tendenza di attualizzazione dell'avventura, condivisa dal successivo Dylan Dog, aprì le porte poi a tutte le nuove serie bonelliane dei decenni successivi.
Non posso far altro che augurare con tutto il cuore altri (come minimo) 30 anni di longevità editoriale a Martin Mystère, ringraziando Alfredo Castelli e soci (sceneggiatori e disegnatori) per tutte le ore di intelligente svago che mi hanno regalato.
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| Alfredo Castelli |
domenica 29 gennaio 2012
I migliori albi Bonelli del 2011...secondo me! (II)
(segue da qui)
L'altra novità è stata la doppia pubblicazione annuale del Texone. In estate ci siamo goduti il capolavoro di Gianfranco Manfredi ai testi e dell'argentino Carlos Gomez alle matite "Verso l'Oregon": una sceneggiatura che intreccia sapientemente due storie avvincenti senza mai squilibrare una ai danni dell'altra; dei disegni molto espressivi che ci hanno regalato un Tex e un Carson come mai li avevamo visti (ne ho già parlato qui e qui).
A novembre è stata poi la volta di "Le iene di Lamont", firmato da Claudio Nizzi ai testi e da un altro maestro argentino Ernesto Garcia Seijas alle matite: una storia abbastanza atipica per Tex, ambientata in una cittadina del Montana, in cui il ranger deve districarsi in una fitta trama di menzogne. Alla fine anche questo Texone mi è piaciuto, anche se non può competere né per la sceneggiatura né per i disegni con quello estivo.
Nella serie regolare ci sono state più ombre che luci: disegni sotto tono e avventure poco interessanti. Fanno eccezione gli albi di luglio/agosto e di novembre/dicembre. Nel primo caso troviamo ancora Gianfranco Manfredi a orchestrare una vicenda ben congegnata che vede due prede molto diverse fra loro cui Tex e Carson stanno dando la caccia. Al solito l'autore marchigiano delinea molto bene il lato umano e psicologico dei protagonisti negativi. Come ho già scritto qui, "Sei divise nella polvere" e "Il pasto degli avvoltoi" ci presentano Tex al massimo della sua classicità, anche grazie ai dinamici disegni di Giovanni Ticci.
Mauro Boselli confeziona finalmente per la fine dell'anno un'avventura avvincente, dopo aver firmato durante i mesi precedenti diverse sceneggiature. La storia, che inizia a metà albo di novembre, si sviluppa in quello di dicembre, "I sabotatori", per concludersi nel primo del 2012, vede Tex e Carson invischiati in una contesa tra due compagnie ferroviarie, confrontandosi con diversi personaggi negativi, ciascuno ben tratteggiato nella sua psicologia. Il plus della storia sono gli spettacolari disegni di Leomacs: dinamici ed espressivi, i migliori dell'anno dopo quelli di Carlos Gomez.
Un'enorme occasione sprecata si è rivelata essere "Caccia infernale", ovvero una tripletta di albi che hanno deluso le aspettative dei lettori che si immaginavano uno di quei kolossal da ricordare a lungo. Gli ingredienti c'erano tutti: per primi i personaggi con il ritorno dello scout Laredo e dell'ex tenente Parkman di Fort Apache, protagonisti di una delle più appassionanti avventure degli ultimi 15 anni, "Sulla pista di Fort Apache", datata dicembre 1998 - febbraio 1999. Tanto allora la vicenda, dai forti sapori classici fordiani, era stata coinvolgente anche grazie alle atmosfere e ambientazioni disegnate magistralmente da Jose Ortiz, quanto oggi l'intreccio appare noioso e prevedibile, affaticato dagli statici disegni del greco Yannis Ginostatis. Mauro Boselli in entrambi i casi mette in campo una ribellione di indiani come perno della vicenda, ma sia questa che le storie e i personaggi di contorno appaiono tanto vitali negli albi di 13 anni fa quanto inconsistenti in quelli del 2011.
"Verso l'Oregon" è quindi la miglior avventura di Tex del 2011, tanto per i testi e la sceneggiatura, quanto per i disegni.
Nel 2012 si festeggia un importante anniversario in casa Bonelli: il trentennale di Martin Mystere, terza testata più longeva dopo Tex e Zagor. Ma vediamo come si è concluso l'anno appena trascorso per il Detective dell'Impossibile. E' stato un buon 2011, non eccelso ma con diverse storie valide. Su tutte brilla "Longitudine zero", pubblicato in ottobre. Alfredo Castelli costruisce una storia che attrae l'attenzione del lettore dalla prima all'ultima pagina, nonostante, o meglio grazie, ad uno degli ormai celeberrimi "spiegoni" con cui Martin racconta, o ascolta, una vicenda mysteriosa. In questo caso è l'indisponente dottor Ziegler a catturare l'interesse del Detective dell'Impossibile, coinvolgendolo in un'avventura in cui si mescolano spedizioni scientifiche in Antartide, segreti nazisti, fisica relativistica esposta con grande padronanza e semplicità, paranormale e horror. All'estremo godimento dell'intreccio danno un importante contributo i disegni espressionisti del friulano Giulio Camagni, all'esordio mysteriano. I suoi azzeccati chiaroscuri, il tratto sempre originale e la capacità di rendere con grande realismo una vasta gamma di espressioni facciali e posture mi fanno sperare di rivederlo presto all'opera su una prossima avventura.
Mi ha divertito molto lo speciale estivo "I dolori del giovane Martin", una simpatica storia scritta da Carlo Recagno e disegnata da Rodolfo Torti, nella quale vediamo i due giovani amici, studenti di Harward, Martin Mystere e Chris Tower, alle prese con un pericoloso mystero. La parti più accattivanti riguardano le scene in cui si mostra un Martin un po' imbranato e secchione e un Chris donnaiolo, e il finale inquietante con gli Uomini in Nero e il loro rapporto con il padre di Martin.
Interessante si è rivelato anche l'omaggio all'unità d'Italia contenuto nell'albo "La donna che cambiò la storia d'Italia", quattordicesimo numero della collana annuale "Storie da Altrove". Un'avventura scritta da Castelli e Recagno e disegnata da Sergio Giardo, con perfetti riferimenti e incastri storici risorgimentali in cui vediamo muoversi i protagonisti del tempo, da Giuseppe Verdi a Giuseppe Garibaldi, da Napoleone III al Conte di Cavour.
Ho apprezzato infine anche la storia dell'Almanacco del Mistero 2012 (uscito in dicembre 2011) intitolata "L'ombra di Fantomas", nella quale Castelli, coadiuvato dalle ottime matite di Dante Spada, realizza un succoso intreccio attorno alla figura di Fantomas e a quella dei suoi autori Pierre Souvestre e Marcel Allain. Nel 2011 si è celebrato il centenario della nascita letteraria del genio del crimine e Alfredo Castelli, affascinato dal personaggio e dalla sua vicenda editoriale, ha pubblicato anche un volume di 240 pagine a lui interamente dedicato: Fantomas - Un secolo di terrore.
Come ha sottolineato Franco Devescovi in quest'intervista, con Martin Mystere (e Alfredo Castelli) non smetti mai di imparare divertendoti (o di divertirti imparando). Sottoscrivo.
Continua qui
Ovviamente secondo me! E poi nemmeno di ogni serie, visto che non le leggo tutte....Non compro, ad esempio, né Dylan Dog, né Brandon né Dampyr, e non è poco. In ogni caso mi va di parlare di quelli che sono stati gli albi Bonelli del 2011 che mi hanno divertito, coinvolto o fatto riflettere di più.L'annata di Tex da un lato è stata particolare per le novità editoriali, dall'altro è stata altalenante per la qualità delle storie e dei disegni. Ha esordito una nuova collana a colori annuale, Color Tex, con l'albo "E venne il giorno", scritto da Mauro Boselli e disegnato da Bruno Brindisi. Se la storia quasi gialla e i disegni mi hanno colpito molto favorevolmente, i colori mi hanno lasciato invece alquanto perplesso: troppo freddi al limite del "falso".
L'altra novità è stata la doppia pubblicazione annuale del Texone. In estate ci siamo goduti il capolavoro di Gianfranco Manfredi ai testi e dell'argentino Carlos Gomez alle matite "Verso l'Oregon": una sceneggiatura che intreccia sapientemente due storie avvincenti senza mai squilibrare una ai danni dell'altra; dei disegni molto espressivi che ci hanno regalato un Tex e un Carson come mai li avevamo visti (ne ho già parlato qui e qui).A novembre è stata poi la volta di "Le iene di Lamont", firmato da Claudio Nizzi ai testi e da un altro maestro argentino Ernesto Garcia Seijas alle matite: una storia abbastanza atipica per Tex, ambientata in una cittadina del Montana, in cui il ranger deve districarsi in una fitta trama di menzogne. Alla fine anche questo Texone mi è piaciuto, anche se non può competere né per la sceneggiatura né per i disegni con quello estivo.
Nella serie regolare ci sono state più ombre che luci: disegni sotto tono e avventure poco interessanti. Fanno eccezione gli albi di luglio/agosto e di novembre/dicembre. Nel primo caso troviamo ancora Gianfranco Manfredi a orchestrare una vicenda ben congegnata che vede due prede molto diverse fra loro cui Tex e Carson stanno dando la caccia. Al solito l'autore marchigiano delinea molto bene il lato umano e psicologico dei protagonisti negativi. Come ho già scritto qui, "Sei divise nella polvere" e "Il pasto degli avvoltoi" ci presentano Tex al massimo della sua classicità, anche grazie ai dinamici disegni di Giovanni Ticci.
Mauro Boselli confeziona finalmente per la fine dell'anno un'avventura avvincente, dopo aver firmato durante i mesi precedenti diverse sceneggiature. La storia, che inizia a metà albo di novembre, si sviluppa in quello di dicembre, "I sabotatori", per concludersi nel primo del 2012, vede Tex e Carson invischiati in una contesa tra due compagnie ferroviarie, confrontandosi con diversi personaggi negativi, ciascuno ben tratteggiato nella sua psicologia. Il plus della storia sono gli spettacolari disegni di Leomacs: dinamici ed espressivi, i migliori dell'anno dopo quelli di Carlos Gomez.
Un'enorme occasione sprecata si è rivelata essere "Caccia infernale", ovvero una tripletta di albi che hanno deluso le aspettative dei lettori che si immaginavano uno di quei kolossal da ricordare a lungo. Gli ingredienti c'erano tutti: per primi i personaggi con il ritorno dello scout Laredo e dell'ex tenente Parkman di Fort Apache, protagonisti di una delle più appassionanti avventure degli ultimi 15 anni, "Sulla pista di Fort Apache", datata dicembre 1998 - febbraio 1999. Tanto allora la vicenda, dai forti sapori classici fordiani, era stata coinvolgente anche grazie alle atmosfere e ambientazioni disegnate magistralmente da Jose Ortiz, quanto oggi l'intreccio appare noioso e prevedibile, affaticato dagli statici disegni del greco Yannis Ginostatis. Mauro Boselli in entrambi i casi mette in campo una ribellione di indiani come perno della vicenda, ma sia questa che le storie e i personaggi di contorno appaiono tanto vitali negli albi di 13 anni fa quanto inconsistenti in quelli del 2011.
"Verso l'Oregon" è quindi la miglior avventura di Tex del 2011, tanto per i testi e la sceneggiatura, quanto per i disegni.
Nel 2012 si festeggia un importante anniversario in casa Bonelli: il trentennale di Martin Mystere, terza testata più longeva dopo Tex e Zagor. Ma vediamo come si è concluso l'anno appena trascorso per il Detective dell'Impossibile. E' stato un buon 2011, non eccelso ma con diverse storie valide. Su tutte brilla "Longitudine zero", pubblicato in ottobre. Alfredo Castelli costruisce una storia che attrae l'attenzione del lettore dalla prima all'ultima pagina, nonostante, o meglio grazie, ad uno degli ormai celeberrimi "spiegoni" con cui Martin racconta, o ascolta, una vicenda mysteriosa. In questo caso è l'indisponente dottor Ziegler a catturare l'interesse del Detective dell'Impossibile, coinvolgendolo in un'avventura in cui si mescolano spedizioni scientifiche in Antartide, segreti nazisti, fisica relativistica esposta con grande padronanza e semplicità, paranormale e horror. All'estremo godimento dell'intreccio danno un importante contributo i disegni espressionisti del friulano Giulio Camagni, all'esordio mysteriano. I suoi azzeccati chiaroscuri, il tratto sempre originale e la capacità di rendere con grande realismo una vasta gamma di espressioni facciali e posture mi fanno sperare di rivederlo presto all'opera su una prossima avventura.
Mi ha divertito molto lo speciale estivo "I dolori del giovane Martin", una simpatica storia scritta da Carlo Recagno e disegnata da Rodolfo Torti, nella quale vediamo i due giovani amici, studenti di Harward, Martin Mystere e Chris Tower, alle prese con un pericoloso mystero. La parti più accattivanti riguardano le scene in cui si mostra un Martin un po' imbranato e secchione e un Chris donnaiolo, e il finale inquietante con gli Uomini in Nero e il loro rapporto con il padre di Martin.
Interessante si è rivelato anche l'omaggio all'unità d'Italia contenuto nell'albo "La donna che cambiò la storia d'Italia", quattordicesimo numero della collana annuale "Storie da Altrove". Un'avventura scritta da Castelli e Recagno e disegnata da Sergio Giardo, con perfetti riferimenti e incastri storici risorgimentali in cui vediamo muoversi i protagonisti del tempo, da Giuseppe Verdi a Giuseppe Garibaldi, da Napoleone III al Conte di Cavour.
Ho apprezzato infine anche la storia dell'Almanacco del Mistero 2012 (uscito in dicembre 2011) intitolata "L'ombra di Fantomas", nella quale Castelli, coadiuvato dalle ottime matite di Dante Spada, realizza un succoso intreccio attorno alla figura di Fantomas e a quella dei suoi autori Pierre Souvestre e Marcel Allain. Nel 2011 si è celebrato il centenario della nascita letteraria del genio del crimine e Alfredo Castelli, affascinato dal personaggio e dalla sua vicenda editoriale, ha pubblicato anche un volume di 240 pagine a lui interamente dedicato: Fantomas - Un secolo di terrore.
Come ha sottolineato Franco Devescovi in quest'intervista, con Martin Mystere (e Alfredo Castelli) non smetti mai di imparare divertendoti (o di divertirti imparando). Sottoscrivo.
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domenica 25 settembre 2011
Il lato B di Mister No
Questo post sarebbe dovuto essere un omaggio alla figura di Guido Nolitta, ovvero al creatore di Zagor e Mister No. Questo perché uno dei regali che mi son fatto per il mio quarantesimo compleanno riguarda proprio Sergio Bonelli, ovvero colui che realmente si cela dietro lo pseudonimo di Guido Nolitta. Complice la chiusura di NonSoloLibri, la fumetteria di Trieste che ho frequentato con affetto per anni, ho avuto l'occasione di acquistare ad un prezzo molto conveniente un sacco di arretrati di Mister No, Zagor e Tex che mi mancavano. Si tratta di albi per lo più molto vecchi dei quali, appunto, il soggettista e sceneggiatore spesso è Guido Nolitta. Così ho cominciato a sceglierne alcuni per proporne le copertine in un post. Cominciando da albi di Mister No che vanno dal 1975 al 1982 mi son accorto però che, accanto alle splendide copertine di Gallieno Ferri, anche il retro, il lato B appunto o, per meglio dire, la quarta di copertina mostrava immagini e informazioni interessanti.
Partendo dal lancio, nell'aprile del 1982, del "nuovo grande fumetto della Daim Press" ideato da Alfredo Castelli che, alcuni anni dopo, divenne il mio primo grande amore fumettistico: Martin Mystere.

L'attuale arzillo ottantenne che risponde al nome di Gallieno Ferri, tuttora copertinista (nonché autore dell'albo a colori dei 50 anni) di Zagor, già 35 anni fa sapeva creare delle copertine davvero evocative. Come altro definire le quattro qui di seguito che, sorpresa!!, hanno come lato B la presentazione del fumetto che rivoluzionò nel 1977 il mondo delle nuvole parlanti in italiano: "dalle freddi nevi del Montana giunge fino a noi con le sue avventure...Ken Parker", la creatura di Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo.
Fortuna postuma conobbe invece la coraggiosa iniziativa editoriale con la quale Sergio Bonelli portò in edicola una collana di volumi a colori in carta patinata, cartonati e dal formato francese: Un uomo un'avventura. Grandi autori e disegnatori (Pratt, Bonvi, D'Antonio, Micheluzzi, Crepax, Berardi e Milazzo, e molti altri) si alternarono, numero dopo numero, per soddisfare un desiderio, antieconomico ma di alto valore artistico, di Bonelli stesso. Le vendite di allora non furono alte, ma oggi la collana è ricercatissima. A Sergio Bonelli va dato il merito di aver tentato una diffusione capillare attraverso le edicole di un prodotto editoriale che oggi (tempo di snobistiche graphic novel) non si riterrebbe degno di essere distribuito con quella modalità.






Nell'ultimo lato B che propongo vediamo tre eroi di carta della Bonelli sommersi dalle lettere che arrivarono in casa editrice, in risposta al referendum conoscitivo ed esplorativo che la Bonelli lanciò nel 1981 per sondare i gusti dei propri lettori. Le domande comparvero in quarta di copertina degli albi di Tex, Zagor e Mister No ed erano le stesse per tutti e 3 i personaggi. Chi rispose ai quesiti, ricevette in regalo un portachiavi del personaggio cui si riferiva il questionario. Le domande di Tex erano le seguenti:
1) Cita i titoli di almeno tre albi di Tex che ti sono particolarmente piaciuti negli ultimi cinque anni
2) Cita i titoli di almeno tre albi di Tex che ti hanno deluso negli ultimi cinque anni
3) Fra i personaggi che appaiono nelle storie di Tex, amici o nemici che siano, quali vorresti vedere spesso?
4) Oltre che di Tex noi siamo gli editori di Zagor, Mister no, Piccolo Ranger, Comandante Mark e Ken Parker. Con l'esclusione di Tex, quali di questi eroi preferisci. Quale non ti interessa? E perchè?
5) Nel caso volessimo iniziare una nuova serie di avventure a fumetti, tu preferiresti il western la fantascienza o il genere poliziesco? O altro?
6) Se in uno dei prossimi albi, oltre al consueto numero di pagine, trovassi delle pagine in più dedicate alla pubblicità saresti ugualmente soddisfatto?
Anche da queste risposte la casa editrice milanese trasse delle conclusioni che portarono alla nascita delle nuove serie degli anni 80: Martin Mystere e Dylan Dog su tutte.
Partendo dal lancio, nell'aprile del 1982, del "nuovo grande fumetto della Daim Press" ideato da Alfredo Castelli che, alcuni anni dopo, divenne il mio primo grande amore fumettistico: Martin Mystere.

L'attuale arzillo ottantenne che risponde al nome di Gallieno Ferri, tuttora copertinista (nonché autore dell'albo a colori dei 50 anni) di Zagor, già 35 anni fa sapeva creare delle copertine davvero evocative. Come altro definire le quattro qui di seguito che, sorpresa!!, hanno come lato B la presentazione del fumetto che rivoluzionò nel 1977 il mondo delle nuvole parlanti in italiano: "dalle freddi nevi del Montana giunge fino a noi con le sue avventure...Ken Parker", la creatura di Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo.
Come ha raccontato lo stesso Sergio Bonelli nelle rubriche dei primi numeri di Tex Speciale a colori in corso di pubblicazione dal quotidiano La Repubblica, non tutte le serie proposte in quegli anni conobbero la stessa fortuna di Chemako o del BVZM. Fu questo infatti il triste destino di Judas, il western cinico e amaro dei fratelli Ennio e Vladimiro Missaglia che chiuse dopo 16 numeri.
Fortuna postuma conobbe invece la coraggiosa iniziativa editoriale con la quale Sergio Bonelli portò in edicola una collana di volumi a colori in carta patinata, cartonati e dal formato francese: Un uomo un'avventura. Grandi autori e disegnatori (Pratt, Bonvi, D'Antonio, Micheluzzi, Crepax, Berardi e Milazzo, e molti altri) si alternarono, numero dopo numero, per soddisfare un desiderio, antieconomico ma di alto valore artistico, di Bonelli stesso. Le vendite di allora non furono alte, ma oggi la collana è ricercatissima. A Sergio Bonelli va dato il merito di aver tentato una diffusione capillare attraverso le edicole di un prodotto editoriale che oggi (tempo di snobistiche graphic novel) non si riterrebbe degno di essere distribuito con quella modalità.






Nell'ultimo lato B che propongo vediamo tre eroi di carta della Bonelli sommersi dalle lettere che arrivarono in casa editrice, in risposta al referendum conoscitivo ed esplorativo che la Bonelli lanciò nel 1981 per sondare i gusti dei propri lettori. Le domande comparvero in quarta di copertina degli albi di Tex, Zagor e Mister No ed erano le stesse per tutti e 3 i personaggi. Chi rispose ai quesiti, ricevette in regalo un portachiavi del personaggio cui si riferiva il questionario. Le domande di Tex erano le seguenti:
1) Cita i titoli di almeno tre albi di Tex che ti sono particolarmente piaciuti negli ultimi cinque anni
2) Cita i titoli di almeno tre albi di Tex che ti hanno deluso negli ultimi cinque anni
3) Fra i personaggi che appaiono nelle storie di Tex, amici o nemici che siano, quali vorresti vedere spesso?
4) Oltre che di Tex noi siamo gli editori di Zagor, Mister no, Piccolo Ranger, Comandante Mark e Ken Parker. Con l'esclusione di Tex, quali di questi eroi preferisci. Quale non ti interessa? E perchè?
5) Nel caso volessimo iniziare una nuova serie di avventure a fumetti, tu preferiresti il western la fantascienza o il genere poliziesco? O altro?
6) Se in uno dei prossimi albi, oltre al consueto numero di pagine, trovassi delle pagine in più dedicate alla pubblicità saresti ugualmente soddisfatto?
Anche da queste risposte la casa editrice milanese trasse delle conclusioni che portarono alla nascita delle nuove serie degli anni 80: Martin Mystere e Dylan Dog su tutte.
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