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giovedì 14 settembre 2017
Corto Maltese a pordenonelegge
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Ruben Pellejero
domenica 1 novembre 2015
La sedizione e la legge (III) - PPP
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| Disegno di Davide Toffolo tratto da Pasolini, Edizioni Coconino Press - Fandango |
"Il rifiuto è sempre stato un gesto essenziale. I santi, gli eremiti, ma anche gli intellettuali. I pochi che hanno fatto la storia sono quelli che hanno detto di no, mica i cortigiani e gli assistenti dei cardinali. Il rifiuto per funzionare deve essere grande, non piccolo, totale, non su questo o quel punto, "assurdo" non di buon senso. Eichmann, caro mio, aveva una quantità di buon senso. Che cosa gli è mancato? Gli è mancato di dire no su, in cima, al principio, quando quel che faceva era solo ordinaria amministrazione, burocrazia. Magari avrà anche detto agli amici, a me quell’Himmler non mi piace mica tanto. Avrà mormorato, come si mormora nelle case editrici, nei giornali, nel sottogoverno e alla televisione. Oppure si sarà anche ribellato perché questo o quel treno si fermava, una volta al giorno per i bisogni e il pane e acqua dei deportati quando sarebbero state più funzionali o più economiche due fermate. Ma non ha mai inceppato la macchina."
Brano tratto da: Siamo tutti in pericolo. Intervista di Furio Colombo a Pier Paolo Pasolini, del 1 novembre 1975
"Nel ’44-’45 e nel ’68, sia pure parzialmente, il popolo italiano ha saputo cosa vuol dire – magari solo a livello pragmatico – cosa siano autogestione e decentramento, e ha vissuto, con violenza, una pretesa, sia pure indefinita, di democrazia reale. La Resistenza e il Movimento Studentesco sono le due uniche esperienze democratiche-rivoluzionarie del popolo italiano. Intorno c’è silenzio e deserto: il qualunquismo, la degenerazione statalistica, le orrende tradizioni sabaude, borboniche, papaline."
Brano tratto dalla Lettera al Presidente del Consiglio contenuta nella rubrica Il Caos tenuta da Pier Paolo Pasolini sulla rivista Tempo, anno XXX, numero 39, del 21 settembre 1968.
Segue da qui.
domenica 2 dicembre 2012
Giuseppe Palumbo a Monfalcone
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| Disegno di Giuseppe Palumbo, Copyright Astorina |
Presso la
Biblioteca Comunale di Monfalcone, lunedì 3 dicembre 2012, alle 17.30, si
presenta la mostra “MOREisnotLESS. Segni e segnali contemporanei”, alla
presenza dell’Assessore alla Cultura Paola Benes e dei curatori. Alle 18.00 al
via l’ultimo degli incontri della fortunata rassegna “La cultura del fumetto”
con Giuseppe Palumbo, disegnatore della testata Diabolik.
Giuseppe Palumbo, disegnatore di Diabolik, è l’ultimo ospite del ciclo “La cultura del fumetto” proposto dall’Assessorato alla Cultura in Biblioteca Comunale: l’incontro con il disegnatore (ore 18) – che non mancherà di omaggiare il pubblico con disegni e dédicaces – è preceduto alle 17.30 dalla presentazione della mostra “MOREisnotLESS. Segni e segnali contemporanei”, in Galleria d’Arte Contemporanea dal prossimo 15 dicembre. Alla presentazione interviene l’assessore alla Cultura, prof. Paola Benes, che qui commenta il successo della scelta di coinvolgere il fumetto fra le proposte culturali del monfalconese.
Giuseppe Palumbo, disegnatore di Diabolik, è l’ultimo ospite del ciclo “La cultura del fumetto” proposto dall’Assessorato alla Cultura in Biblioteca Comunale: l’incontro con il disegnatore (ore 18) – che non mancherà di omaggiare il pubblico con disegni e dédicaces – è preceduto alle 17.30 dalla presentazione della mostra “MOREisnotLESS. Segni e segnali contemporanei”, in Galleria d’Arte Contemporanea dal prossimo 15 dicembre. Alla presentazione interviene l’assessore alla Cultura, prof. Paola Benes, che qui commenta il successo della scelta di coinvolgere il fumetto fra le proposte culturali del monfalconese.
Monfalcone, novembre 2012. “È un vero piacere constatare come un’arte così raffinata e complessa come quella del disegno d’autore riesca a convogliare un pubblico così attento e fidelizzato. Seguire gli incontri è servito innanzitutto a svelare molti aspetti dell’arte sequenziale: ne abbiamo scoperto una storia molto antica e ricca, e lo abbiamo riconosciuto come un modo di leggere la realtà cosciente e profondo, oltre che altamente estetico. Crediamo, dunque, che sia giusto proseguire su questa strada, iniziata con passione e volontà dal personale della Biblioteca sostenuto da ARTeFUMETTO. La mostra MOREisnotLESS che presenteremo lunedì è un’ulteriore prova di come il fumetto non sia uno strumento superficiale e di come esso si coniughi in armonia anche con altre modalità artistiche. Musica jazz, video, scenografie, sessioni d’ascolto saranno infatti al centro della mostra, accanto alle vignette di due autrici apprezzatissime come Vanna Vinci e Silvia Ziche. Un’esposizione del tutto nuova nel suo genere e rivolta al pubblico più eterogeneo, dunque, quella che andiamo a presentare”.
Le parole dell’Assessore alla Cultura del Comune di Monfalcone, prof. Paola Benes, anticipano le attività del pomeriggio del prossimo lunedì 3 dicembre, presso la Sala Conferenze della Biblioteca Comunale di Monfalcone.
Alle 17.30 la stessa prof. Benes accoglierà la presentazione alla stampa e al pubblico della mostra “MOREisnotLESS”, accanto ai curatori: l’architetto Roberto Franco per ARTeFUMETTO e Massimiliano Marangoni per il Centro Culturale Tranquillo Marangoni.
La mostra, organizzata dal Comune di Monfalcone, con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, propone le strisce a fumetti de La bambina filosofica di Vanna Vinci e la sua visione nichilista del mondo e le vignette di Silvia Ziche con Lucrezia, dallo sguardo disincantato sulle contraddizioni dell’universo umano. Accanto alle disegnatrici altre opere che implicano il rapporto tra musica e fumetto con i lavori di Flavio Massarutto, il video Visioni di Davide Toffolo e con le grandi tele pittoriche e i materiali preparatori del fumetto Ornithology disegnati da Massimiliano Gosparini e commentati da una percorso sonoro parallelo. Nel corso della presentazione si parlerà anche dei tanti eventi collaterali che arricchiranno l’esposizione (musica, performance, incontri…).
Per il programma completo vedi qui.
Alle 18 al via l’attesissimo
incontro (ultimo del ciclo “La cultura del fumetto”) con uno dei disegnatori
assoluti del panorama nazionale e internazionale: Giuseppe Palumbo,
disegnatore di Diabolik e – tra le altre mansioni – anche responsabile della
comunicazione di Palazzo Strozzi di Firenze. Palumbo parlerà della Cultura underground del fumetto:
un’esperienza di comunicazione attraverso il fumetto. Una testimonianza fondamentale
per chi opera nel settore e ha una concezione a tutto tondo dell’arte
sequenziale. Palumbo è nato a Matera nel 1964 e pubblica i suoi fumetti
dal 1986. Per le riviste Frigidaire e Cyborg crea il suo personaggio più noto, Ramarro. Nel 1992 entra nello staff di Martin
Mystère della Sergio Bonelli Editore e nel 2000 in quello di Diabolik della
Astorina; per queste due serie disegna numerose storie speciali, tra cui il
remake de Il re del terrore, primo numero
della collana Diabolik. Dal 2000 coordina l’attività dello studio Inventario, Invenzioni per l’editoria di Bologna,
dove ha convogliato il suo lavoro di illustratore per l’editoria scolastica (Paravia,
Zanichelli), copertinista (Mondadori, Einaudi, Feltrinelli), illustratore
redazionale (Pulp, Ventiquattro, L’Unità). Pluripremiato nei festival di settore, ha pubblicato in Giappone, Grecia,
Spagna e Francia. Lavora da alcuni anni alla comunicazione delle attività della
Fondazione Palazzo Strozzi di Firenze, collaborando con il suo direttore James
Bradburne.
Tutte le iniziative sono a ingresso libero.
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sabato 26 marzo 2011
"Trst je naš"
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| Disegno di Davide Toffolo, tratto da "L'inverno d'Italia" |
Tragici ricordi, infatti, sono legati a quei 40 giorni nei quali le forze titine occuparono l'attuale provincia di Trieste e di Gorizia. Molte persone legate al regime fascista, ma anche semplici cittadini considerati arbitrariamente avversari dei propositi annessionistici jugoslavi furono eliminate, facendole sparire nelle foibe del Carso. Non importava essere di destra o di sinistra, perché furono assassinati anche diversi comunisti italiani che si opponevano all'idea di Trieste e Gorizia jugoslave.
Ritornando alla partita di ieri sera, c'è un altro aneddoto da riportare: durante l'esecuzione dell'inno italiano si sono levati dagli spalti dello stadio dei sonori fischi. La stessa cosa successe a parti invertite a Trieste nel 2002 prima dell'inizio della partita persa dall'Italia: quella volta furono parte degli spettatori italiani a fischiare l'inno sloveno. Sono solo due partite di calcio, ma a fischiare l'inno, in entrambi i casi, sono state persone comuni e non ultras pericolosi. Ripeto, è solo una partita di calcio e non sono così sensibile da scandalizzarmi se un inno viene fischiato, anzi. Ma cerco di capire le motivazioni che stanno alla base. C'è ancora del risentimento fra diverse persone che appartengono alle due nazionalità e una partita di calcio è soltanto un'occasione che permette di manifestarlo. E' un risentimento sordo al dialogo, che si autoalimenta e che non porta a niente di positivo.
Quello di marca italiana l'ho spiegato sopra e le sue origini sono abbastanza note ormai anche nel resto d'Italia, visto che il fenomeno delle foibe è ormai noto a tutta l'opinione pubblica del nostro paese. Non altrettanto conosciute invece sono le cause storiche che alimentano il risentimento sloveno. Una torcia nel buio la accende Davide Toffolo, l'autore di fumetti pordenonese, voce e anima del gruppo musicale Tre Allegri Ragazzi Morti, con il suo racconto a fumetti "L'inverno d'Italia" edito da Coconino Press. La vicenda rievocata in questo volume è tragica e chiama in causa la coscienza di tutti noi italiani, che spesso ci consideriamo brava gente. Una parte di noi non lo fu per niente negli anni tra il 1941 e il 1943 e, a pagarne le conseguenze, furono migliaia di uomini e donne slovene e croate che videro la propria terra invasa dalle truppe italiane. Fu un'occupazione brutale, vennero praticate operazioni militari e politiche tali da configurare una pulizia etnica. Migliaia di civili, uomini, donne, vecchi e bambini furono deportati in campi di concentramento allestiti in loco ma anche in territorio italiano. In uno di questi, a Gonars in provincia di Udine, è ambientata la storia raccontata da Toffolo, che vede protagonisti Drago e Giudita, due bambini sloveni, sui quali si abbatte l'odio e l'insensatezza degli adulti. Non ci furono dei forni crematori in questi campi, ma i prigionieri morivano ugualmente, per inedia o per le malattie.
La politica di snazionalizzazione dei fascisti si attuava anche nella vita di tutti i giorni: la lingua slovena (o croata) era proibita e tutti dovevano esprimersi in italiano, anche se non se ne conosceva nemmeno una parola. C'è un altro fumetto che ritrae questo aspetto così odioso e brutale della politica italiana di allora: mi riferisco a "Mont Uant", volume scritto e disegnato dall'autore triestino Walter Chendi ed edito da Lizard nel 2005. In "Mont Saù", secondo dei tre racconti contenuti nel libro, il protagonista è un ragazzino travolto, insieme agli abitanti del suo paese e di quelli vicini, dalla violenza di uno stato straniero occupante. In una scena fra le più toccanti, si vede il ragazzino seduto sui banchi di scuola insieme ai compagni, che viene aspramente sgridato da un maestro fuori di sè attraverso una lingua per lui ignota.
Nel confine orientale il fascismo italiano ha prodotto i suoi guasti peggiori e ancora oggi ne paghiamo le conseguenze.
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