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domenica 26 giugno 2016

Il Texone di Enrique Breccia e Tito Faraci

Capitan Jack è uno dei migliori Texoni di sempre. Merito dei disegni di Enrique Breccia, ma anche della storia scritta da Tito Faraci. Un Tex così non si era mai visto. Molti puristi conservatori del Tex di Galep (straordinario, ovviamente) hanno storto il naso di fronte al volto aquilino del ranger, alle sue guance scavate e ai suoi zigomi pronunciati. Ma ci si può perdere in simili dettagli, perdendo di vista l'insieme? Mentre leggevo l'albo sono rimasto affascinato dalla precisione e dal realismo dei disegni di Breccia. L'artista argentino riesce a dare estrema veridicità alla storia, pur ritraendo spesso i volti dei personaggi al limite del grottesco. Questo vale anche per Kit Carson, che non ho mai visto con un volto così mefistofelico. Ma non solo per lui: altre figure di contorno, vedi alcuni soldati, deformano il loro volto con espressioni alienate. E i nativi americani, di cui Capitan Jack è il capo, sono rappresentati con tratti somatici molto caratterizzanti ed appropriati, come raramente ho visto nelle storie di Aquila della Notte. Infine il dinamismo impresso alle azioni, che siano un semplice dialogo fra due personaggi, o un'intricata sparatoria fra una miriade di figure, è davvero esaltante, in quanto riesce a fondere precisione nel dettaglio con vitalità dei movimenti. Spesso poi Breccia ricorre ad una costruzione della tavola nella quale due terzi di essa è suddivisa in quattro vignette verticali, che danno molto brio alla lettura, sottolineando i momenti più intensi durante gli agguati e le sparatorie nelle Lava Beds, teatro geografico affascinante dell'avventura raccontata nel volume.


Affatto secondaria nella piena riuscita del trentunesimo Texone è il soggetto e la sceneggiatura di Tito Faraci, scrittore che a volte ho criticato per non riuscire a dare profondità alle avventure del ranger. In quest'occasione, invece, l'autore lombardo congegna una storia molto interessante e coinvolgente. Tutt'altro che facile era il suo compito: far partecipare Tex e Carson ad un fatto storico realmente avvenuto, ovvero la guerra che vide contrapposti la tribù californiana dei Modoc e l'esercito americano. Perno della storia è la figura in chiaroscuro di Kintpuash, chiamato dai bianchi Capitan Jack, che viene rappresentato con tutti i contrasti psicologici che hanno segnato la sua parabola umana. Fiero e coraggioso da una parte, debole e manipolato dall'altra, Capitan Jack incrocia il proprio cammino con quello di Tex, il quale riconosce gli aspetti positivi e negativi dell'uomo che ha di fronte. Si sottolinea così ancora una volta una delle caratteristiche straordinarie di Aquila della Notte, ovvero la capacità di capire al volo una persona, di saper distinguere al suo interno le luci e le ombre e di agire di conseguenza.

Capitan Jack è quindi un volume da ricordare negli annali delle storie di Tex, come uno dei più riusciti, perché disegni, soggetto e sceneggiatura si sono fusi armoniosamente regalando al lettore un'avventura che ci propone uno sguardo originale di un classico Tex.

lunedì 30 dicembre 2013

Short Tex o compressed Tex?

Disegno di Laura Zuccheri
Il Color Tex 4 uscito nelle edicole italiane il 20 novembre si caratterizza per una novità assolutamente unica. Per la prima volta nella storia del Ranger, infatti, la Bonelli pubblica un albo contenente quattro racconti brevi. Non era mai successo prima d'ora, se non con alcune storie edite fuori serie su altre riviste. L'esperimento è interessante e anche azzardato perché non è scontato che un'avventura di Tex, che si dispiega abitualmente su almeno 2 albi di 114 pagine, funzioni anche in sole 32 tavole. Sì, perché la short story è un genere ben codificato con le sue regole che sono, più o meno, queste:
  1. Lunghezza: non è una questione di numero di pagine massime o minime, ma è qualcosa di convenzionale
  2. Tempo: è l'elemento fondamentale che differenzia una short story da un romanzo. Il tempo è delimitato, senza digressioni. Il tutto si risolve in una scena, in uno spaccato. Nel romanzo invece il tempo è diluito, ci sono salti temporali nel passato, ci sono due o più storie che si corrono in parallelo per poi intersecarsi.
  3. Spazio: è stretto e il tutto si risolve in all'interno di un'unica ambientazione. Nel racconto lungo ci sono più ambientazioni, anche se limitate. Nel romanzo, al contrario, lo spazio è esteso.
  4. Dettaglio: il racconto breve parte dal dettaglio, il narratore è la macchina da presa che zooma su un dettaglio di una scena. Dettaglio che non è fine a se stesso, ma che evoca un mondo. Si va quindi dal particolare al generale, ma quest'ultimo è solo evocato e non esplicitato. Nel romanzo, invece, i dettagli sono un contorno, non il cuore della storia.
  5. Personaggi: sono poco delineati, si dice poco di loro, gli si fa compiere delle azioni o dei gesti. Non si sa cosa sia successo prima o cosa succederà dopo. Li si coglie nel mentre di una scena. Nel romanzo hanno un passato e le loro caratteristiche vengono continuamente approfondite. La loro complessità viene molto esplorata.
  6. Tensione: c'è quasi sempre una grande tensione narrativa. Tutto si risolve e si concentra nel breve, non ci sono pause e il ritmo è sempre alto.
  7. Non detto: è più frequente rispetto al romanzo dove tutto è più esplicito.
A me pare che queste norme non siano state molto rispettate in tutti e quattro i racconti di cui si compone l'ultimo Color Tex. Ma vediamoli più nel dettaglio.

Tavola di Giampiero Casertano
Il primo, intitolato L'uomo sbagliato, è firmato da Tito Faraci per i testi, Giampiero Casertano per i disegni e Oscar Celestini per la colorazione. Tex deve scoprire chi, fra i cinque passeggeri molto eterogenei di una diligenza, sia il sicario che si prepara ad uccidere un senatore durante un comizio nella città in cui la diligenza è diretta. A parte la breve parentesi a bordo del mezzo di trasporto, l'azione si svolge in un tempo limitato e in diverse ambientazioni della cittadina: l'hotel, il saloon, l'ufficio dello sceriffo e l'epilogo sul tetto di un edificio che domina la main street. C'è un flashback superfluo che spiega come Tex ha saputo del sicario: non serve, aggiunge informazioni che potevano anche essere ignorate dal lettore e, soprattutto, fa scendere la tensione. Dei cinque possibili killer, gli unici su cui cadono i sospetti sono il pianista e, soprattutto, il prete. Visto che il musicista svela quasi subito nel saloon lo scopo del suo viaggio, la tensione crolla. E il romantico colpo di scena finale aggiunge ben poco ad una storia scialba.

Tavola di Sandro Scascitelli
Il secondo racconto, Un covo di belve, è molto più intrigante. Pasquale Ruju confeziona una buona storia e i disegni di Sandro Scascitelli uniti alla colorazione di Overdrive Studio le conferiscono un'atmosfera molto realistica e cupa. Anche in questo caso, però, si cade nell'errore di voler spiegare ogni cosa, ricorrendo a continui flashback che raccontano perché Tex sia sulle tracce del rapinatore Murray e di come lo siano anche i superstiti della sua banda. Fatti che in una storia lunga costituirebbero il corretto prologo, ma che qui appesantiscono la lettura che invece non vede l'ora di filare via dritta verso il sorprendete finale.

Tavola di Stefano Biglia
Gianfranco Manfredi scrive la migliore delle quattro storie presentate: tesa quasi sempre dall'inizio alla fine e con personaggi tratteggiati con poche ma significative pennellate. Stefano Biglia disegna un Tex perfetto, da arruolare subito fra i disegnatori ufficiali del Ranger! La colorazione fredda di Oscar Celestini si addice a questa storia ambientata in un innevato paese del Nebraska, dove Tex incontra una sua vecchia conoscenza, il cacciatore di taglie Scott Wannabe, giunto nello sperduto villaggio per rintracciare l'ultimo componente della banda Dillon. L'epilogo finale è un classico ma freschissimo esempio di come si dovrebbe scrivere Tex, facendo risaltare alcune delle sue qualità, come l'acutezza d'ingegno e il senso umano di giustizia che è superiore a quello che dice la fredda legge. Difetti? Un flashback che racconta l'episodio in cui Tex e Scott si conobbero: inutile perché non aggiunge nulla. E la spiegazione finale di Tex al superstite della banda: non serve perché sappiamo che il nostro Ranger ha un intuito superiore e lo aveva appena dimostrato nei fatti, le parole sono superflue.

Tavola di Nicola Genzianella
Dell'ultimo racconto, scritto da Mauro Boselli, rimane alla fine della lettura un po' di perplessità. L' ambientazione è affascinante (La valle sacra del titolo) fra rocce, canyon e grotte disegnate alla perfezione da Nicola Genzianella e colorate altrettanto bene dall'Overdrive Studio. Il tema è interessante: da una parte la ricerca da parte di vili criminali di un tesoro nascosto nella valle e custodito da un vecchio sciamano il cui antico passato da predone incrociò il fucile di Tex, dall'altra la vendetta del Grande Spirito che si abbatte sugli impuri di cuore. Ci sta pure il breve flashback con cui Tex rievoca il suo incontro con il predone, visto che aggiunge una informazione essenziale al racconto. Ma qualcosa non torna. Sarà perché il Ranger si fa beccare in un agguato nel canyon come l'ultimo dei polli, rimettendoci quasi la pelle? Sarà perché il volto che il pur bravo Genzianella ha dato a Tex non è affatto convincente? Sarà perché comunque nella resa dei conti finale Tex è troppo dipendente dall'aiuto ricevuto da non svelo chi? Sarà perché, quindi, il protagonista di questa storia potrebbe essere un cowboy qualsiasi e non il Ranger che noi tutti conosciamo?
L'esperimento short Tex ha funzionato poco, secondo me: è da rivedere in molti punti, soprattutto nella regola bonelliana di spiegare sempre tutto che, in questi casi, non andrebbe applicata, pena la trasformazione di una short story in una compressed long story con l'inevitabile calo di tensione narrativa.


Punto a favore dell'albo (ma indipendente dalla formula interna di short o long story) è la splendida copertina di Laura Zuccheri che regala a Tex un'espressione e una postura che sono più eloquenti di mille vignette.

domenica 30 giugno 2013

Il diverso respiro delle storie di Tex

Tex - vignetta di Corrado Mastantuono
Recentemente, per varie ragioni, ho lasciato un po' indietro la lettura degli albi mensili Bonelli. Non è un male in sé perché puoi recuperare infilando una serie di numeri contigui che ti consentono di apprezzare meglio le storie. E quello che mi è successo leggendo di seguito le ultime due avventure del Ranger di carta più famoso al mondo. La prima storia di Tex è stata scritta da Tito Faraci e disegnata da Corrado Mastantuono, la seconda vede il ritorno dopo molto tempo di Claudio Nizzi ai testi e di Lucio Filippucci alle matite. Due storie di due albi ciascuna che più diverse l'una dall'altra non potrebbero essere. Che cosa le differenzia? Il respiro e lo spessore dei personaggi.
La prima (L'inseguimento - 629 e Lotta senza respiro - 630) è un godibilissimo intreccio in cui Tex e Tiger Jack inseguono il rapinatore di banche Vince Stanton per arrivare al capo della banda Mitch Fraser. In realtà i soggetti in gioco sono molti di più e gli inseguitori si alternano e si scambiano continuamente. I colpi di scena non mancano e la lettura fila veloce fino all'ironica conclusione. Molto si deve ai magistrali disegni di Mastantuono: i volti espressivi e tirati dei fuorilegge, le scene d'azione rese con un dinamismo e un realismo eccellenti (l'unico difetto: il volto di Tex, a volte troppo duro, quasi cattivo). Giri la quarta di copertina del secondo albo con la coscienza di esserti divertito. Ma cosa ti resta? Ben poco. Quali personaggi ti rimangono dentro? Nessuno. Non c'è spessore, né nei fuorilegge, né negli apache (la cui presenza è troppo fugace), né nel gruppo di cowboys inseguitori. Ti rendo conto che la storia è stata solo uno sfoggio di virtuosismo western. Piccolo cabotaggio, insomma.


Mitch Fraser - vignetta di Corrado Mastantuono
Di tutt'altra pasta l'avventura successiva (L'oro dei monti San Juan - 631 e I volontari di Hermann - 632): un classico, già letto molte volte ma che non stanca mai se viene svolto con attenzione e disinvoltura. D'altronde da un maestro come Claudio Nizzi, il decano degli sceneggiatori di Tex, è lecito aspettarsi una storia di alto livello, di ampio respiro appunto. Niente di nuovo, come detto: la tribù di Utes del capo Hierba Buena vede sconvolta la propria vita dai piani criminosi della solita accolita di affaristi e politicanti (il ring) che, in nome del profitto, vuole sbarazzarsi degli scomodi indiani di turno, alla faccia degli accordi presi a Washington. L'oro della riserva Utes fa gola al banchiere Blackwood, al governatore Mortimer, all'avvocato Nesbitt e al pennivendolo Nolan. Il piano è semplice: addossare agli innocenti Utes la responsabilità di attacchi compiuti ai danni di minatori, sollevare una campagna di stampa ad hoc, spedire un corpo paramilitare di volontari per cacciare gli indiani dalla loro riserva mettendo militari e governo centrale di fronte al fatto compiuto. Ovviamente Tex e Carson si metteranno di traverso riuscendo a ribaltare le sorti della spedizione del colonnello in pensione Hermann e dei suoi volontari grazie alle tattiche di guerriglia di cui il Ranger è ormai maestro.


Gli Utes nella neve - vignetta di Lucio Filippucci
Anche se i disegni di Filippucci (che preferisco su Martin Mystère) non rendono sempre bene il volto di Tex e se l'epilogo della storia è un po' troppo frettoloso, quando chiudi l'albo sei conscio di aver letto una storia che più texiana non poteva essere. E non solo per la trama e la sceneggiatura con alcune vere chicche (come lo scontro fra gli Utes, capitanati da Tex, e i volontari, diretti da un iroso Hermann, sugli scenari imbiancati dei monti San Juan, ottimamente resi, questi sì, da Filippucci), ma soprattutto per i personaggi che ti rimangono dentro a lungo grazie alle efficaci caratterizzazioni psicologiche. Su tutti spiccano Hermann, Hierba Buena e Mortimer. La penultima tavola, che vede i quattro componenti del ring sfilare ammanettati lungo le vie di Denver alla volta della prigione dello sceriffo, sono da antologia. Non si può fare a meno di ricordare le parole di Gian Luigi Bonelli:
"So cosa vogliono i miei lettori: il trionfo del bene. La carogna presa a cazzotti. La gente odia il militare arrogante, il pezzo grosso, il banchiere. Odia il potere. E anche io odio il potere o, come si dice oggi, il palazzo."
Il ring finisce in prigione - tavola di Lucio Filuppucci

Questo è Tex. Non solo, ovviamente, ma non è certamente quello di Faraci che spende due albi interi per eliminare una banda di fuorilegge priva del minimo spessore.

domenica 24 febbraio 2013

Gli Audaci incontri con gli autori Bonelli: gli eroi non muoiono mai?


Gli eroi non muoiono mai? A questa domanda retorica hanno cercato di rispondere gli ospiti del quinto incontro con gli autori bonelliani, tenuto venerdì  22 febbraio come di consueto presso il Salone degli Incanti di Trieste, dove è ospitata fino a domenica 3 marzo la mostra L'Audace Bonelli - L'Avventura del fumetto italiano, curata da Napoli Comicon insieme a La Cappella Underground.
Moderati da Dario Fontana, Tito Faraci e Lorenzo Pastrovicchio (in sostituzione dell'indisponibile Franco Devescovi, peccato...), non hanno risparmiato parole per parlare di eroi e di fumetto. I due autori hanno rinverdito il loro passato comune  presso la Disney, quando il disegnatore triestino ha reso graficamente le sceneggiature (molto ricche e dettagliate, a detta sua) dello scrittore milanese. Faraci ha confessato di non avere nessun problema ad affrontare eroi diversi fra loro: così come un pianista può facilmente passare dall'esecuzione di un brano jazz a uno di musica classica, altrettanto Faraci ha creato storie muovendosi con disinvoltura fra Topolino, Tex, Dylan Dog, l'Uomo Ragno, Brad Barron (di cui è anche il "padre"), Diabolik, Lupo Alberto, solo per citare alcuni eroi.
Lorenzo non è (ancora ???) un autore bonelliano (a differenza del fratello minore Alessandro che disegna per Saguaro): ha quindi discusso delle peculiarità del disegno umoristico, delle sue difficoltà, dei suoi autori di riferimento, del suo stile che si ispira molto al mitico Floyd Gottfredson. Ha rivelato di aver completato le matite della nuova avventura di Darkenblot, il seguito della saga, scritta da Casty, che ha visto l'anno scorso un inedito Topolino confrontarsi con molto successo con un rinnovato Macchia Nera. All'inizio dell'estate potremo leggere sulle pagine di Topolino questa nuova storia.


Molti altri sono stati i temi affrontati nel corso della simpatica serata: fra gli altri, Faraci, su mia domanda, ha rivelato che le sue storie che vedono quasi sempre agire Tex in solitaria sono ormai un fatto superato. Presto infatti vedremo delle avventure firmate dall'autore milanese dove il Ranger sarà affiancato dai celebri pards: non vedo l'ora! Faraci ha poi soddisfatto un'altra mia curiosità chiarendo che il suo Tex è debitore dei molti autori che lo hanno preceduto e che tuttora ne scrivono le avventure (vedi Mauro Boselli), ma che il suo modello di riferimento è (e non poteva essere altrimenti) il Tex di Gian Luigi Bonelli.
Il tempo è trascorso in fretta grazie anche alla simpatia dei due ospiti molto chiacchieroni e così diverse domande di Fontana sono rimaste sui suoi appunti. La serata non poteva poi concludersi se non con l'immancabile sessione di disegni cui Pastrovicchio non si è sottratto.

domenica 13 gennaio 2013

I migliori albi Bonelli del 2012 - Tex

Jane Greer e Robert Mitchum ne Le catene della colpa
Nei film noir, spesso, il peso del passato gioca un ruolo determinante nelle sorti del protagonista. Ciò che si è vissuto e si è voluto lasciare dietro di sé, ritorna inesorabile a chiedere conto. Non serve a nulla aver trovato rifugio in qualche piccola cittadina di provincia e aver cambiato vita: non si può fingere che le azioni compiute non siano mai accadute. Il passato ritorna. È quello che succede a Jeff Bailey, il proprietario di una pompa di benzina, che conduce una vita tranquilla con la propria fidanzata in un piccolo centro della California. Un disilluso Robert Mitchum interpreta uno dei più laconici e predestinati eroi del genere noir in un film di culto: Le catene della colpa (Out of the Past), diretto nel 1947 da Jacques Tourneur. Gli anni e le miglia che lo separano dalla sua vita precedente di detective a New York, non evitano che il gangster da cui è scappato, Whit Sterling, interpretato da Kirk Douglas, lo cerchi e lo ritrovi obbligandolo a fare i conti col suo passato.
Guillermo Blanco - Disegno di Jose Ortiz
È evidente il richiamo al film del regista francese nella storia che Pasquale Ruju ha firmato per la collana mensile di Tex, pubblicata nei due ultimi mesi del 2012. Lo si desume tanto dal titolo dell'albo di novembre, Le catene della colpa, quanto dalla figura del protagonista, Padre Clemente, frate della missione di Santa Esperanza in Messico, in cui Carson e Tex fanno sosta durante un loro lungo viaggio a cavallo.
Tex riconosce Guillermo Blanco nell'uomo di chiesa, uno spietato assassino che Tex era convinto di aver ucciso a duello diversi anni prima. Il criminale invece sopravvisse e si pentì della propria vita piena di morte e violenza, decidendo di dedicarsi al prossimo e all'istruzione dei bambini poveri. Tex sceglie di credergli e di dargli fiducia. Non altrettanto fa Gallardo, un assassino a capo di una banda di razziatori, che ha nei confronti di Guillermo un vecchio credito, figlio del bottino di una rapina compiuta assieme. Gallardo obbliga Guillermo a partecipare ad un ultimo colpo, ricattandolo con la minaccia di uccidere i bambini della scuola della missione. Tanto nel film, quanto nel fumetto, quando il passato torna a bussare alla porta del protagonista costringendolo a ripercorrere le antiche strade, il senso di morte cala sulla storia senza più abbandonarla fino all'ineluttabile conclusione.
Una storia di Tex da manuale, dalla trama solida e senza sbavature. Sono i due pards coloro che si sbarazzano della banda di Gallardo alla loro maniera, implacabili e inesorabili. Guillermo riesce comunque a distinguersi nella sparatoria finale, salvando le donne prese in ostaggio dai bandidos. Non avrà salva la pelle, ma potrà presentarsi con dignità al cospetto di Dio. La grandezza di questa storia sta nel proporre un Tex classico, invincibile e spietato verso il male, ma capace di discernere il sincero pentimento anche di un criminale. Un personaggio così, se mal sceneggiato, rischia di diventare una macchietta irrealistica o di uccidere tutti gli altri con la propria personalità. Non è così in questa storia, dove la figura di Guillermo fa appassionare il lettore al suo destino, senza mai perdere di vista né sminuire il peso di Tex nello sviluppo della trama, anzi esaltandolo. Un equilibrio difficile da raggiungere, ma centrato pienamente da Pasquale Ruju in questa che, secondo me, risulta essere la storia migliore di Tex del 2012. Non potrebbe essere la migliore se non ci fossero dei buoni disegni a sostanziarla. Jose Ortiz assolve il compito, come sempre, con perizia: il suo tratto sporco è perfetto per disegnare le facce scure di questi tagliagole di oltre confine, facendoci respirare tutta la polvere degli aridi territori messicani.

Guillermo Blanco e Gallardo - Disegno di Jose Ortiz
Le catene della colpa è soltanto la punta di diamante dell'annata di Tex, decisamente buona almeno nella serie regolare. Pasquale Ruju si era già ben distinto negli albi di luglio e agosto, raccontando le vicende del giovane mezzosangue Makua, disegnate ottimamente da Alfonso Font. Prima di lui Mauro Boselli aveva concluso in gennaio, con Corsa verso l'abisso, la convincente storia, iniziata a fine 2011, che vedeva la competizione senza esclusione di colpi fra due compagnie ferroviarie. Al solito, Boselli rappresenta molti personaggi, tutti ben tratteggiati, tra cui spicca un'affascinante e spietata dark lady. Da sottolineare i disegni dinamici ed espressivi di Leomacs, che non vedo l'ora di rivedere all'opera.
Ma Boselli fa ancora meglio firmando un'avvincente storia corale (alla quale, fino all'ultimo, sono stato tentato di assegnare la palma d'oro di migliore dell'anno) che per tre mesi, da aprile a giugno, ha tenuto il mio naso incollato alle pagine fino al travolgente finale, anche grazie ai magnifici disegni di Ernesto R. Garcia Seijas (questi sì, i migliori del 2012). Ne avevo già parlato qui, evidenziando la differenza fra il Tex di Boselli e quello di Tito Faraci, l'autore cui sono da ascrivere le due avventure meno riuscite del nostro ranger. Se nell'avventura citata nel post linkato i personaggi di contorno non sono molto credibili e Tex risulta quasi supereroistico nelle sue capacità, la storia che si dipana fra settembre e ottobre raggiunge la sufficienza per aver presentato dei comprimari realistici e un ranger (Braccato!) per il quale nelle concitate pagine iniziali nutriamo una forte apprensione (insomma, ci fa battere il cuore e preoccupare per la sua sorte, forse un po' troppo a dir la verità...). Poi la trama perde un po' di ritmo e diventa prevedibile ma è sostenuta dai buoni disegni di Pasquale Del Vecchio.
Tex ed Espectro - Disegno di Ernesto R. garcia Seijas
Se la serie regolare ha offerto, quasi sempre, pagine e pagine di alta qualità, non altrettanto si può dire per gli albi fuori serie. Tito Faraci delude anche qui: l'Almanacco del West e il Maxi Tex contengono due storie che si possono tranquillamente dimenticare (noiosissima la vicenda che vede Tex confrontarsi con lo sceriffo Starker). La cavalcata del morto, il Texone di quest'anno, non è sicuramente uno dei migliori albi della validissima collana: peccato perché i disegni di Fabio Civitelli sono perfetti per esaltare le atmosfere magiche e un po' horrorifiche che caratterizzano il ritorno del Morisco. La storia scritta da Boselli ha poco ritmo nella prima parte, mentre migliora molto nella seconda. Il soggetto è accattivante ma forse poteva essere sceneggiato con maggiore fluidità: manca un equilibrio complessivo. Infine il Color Tex scritto ancora da Ruju e disegnato da Ugolino Cossu non mi ha catturato più di tanto. Devo dire la verità: sono ancora molto perplesso dai colori, ma forse è un mio limite.
La migliore copertina? Sono due, di Claudio Villa.



martedì 2 ottobre 2012

Ricordando Sergio Bonelli: il Tex di Guido Nolitta

Ad un anno di distanza dalla morte di Sergio Bonelli mi è venuto spontaneo leggere delle sue vecchie storie a fumetti e approfondire la sua figura attraverso la lettura di alcuni testi. La pubblicazione recentissima, da parte della Rizzoli Lizard, del primo volume degli Archivi Bonelli, dedicato a Guido Nolitta, mi ha sollecitato a riprendere in mano "El Muerto", l'affascinante storia di una vendetta di cui Tex è l'oggetto. Sto parlando di un albo storico, il 190 dell'agosto 1976, seguito da "La collina degli stivali", nel quale ha luogo il drammatico epilogo della vicenda (i disegni sono di Galep).
La storia è importante nell'evoluzione della figura del personaggio Tex Willer, in quanto rappresenta un eroe diverso da quello di Gian Luigi Bonelli, cui fino ad allora i lettori erano abituati. In verità, la prima sceneggiatura del Ranger firmata da Guido Nolitta fu "Caccia all'uomo", disegnata magistralmente da Fernando Fusco e pubblicata nel gennaio dello stesso anno. Qui troviamo un Tex completamente diverso da quello del padre. Infatti il Tex di Gian Luigi capisce se chi gli sta davanti è buono o cattivo dal solo sguardo: ha un sesto senso infallibile che gli permette di discernere il Bene dal Male. Il Ranger di Guido Nolitta invece dimostra un lato più umano, tanto che in "Caccia all'uomo" prende un abbaglio considerando Andy Wilson, il ragazzo ricercato dall'amico sceriffo Tom Kenyon, un fuorilegge. Lo insegue, lo cattura attraverso mille difficoltà ma, strada facendo, si riempie di dubbi, arrivando a convincersi che sul giovane penda una falsa accusa. Questo ripensamento tardivo, tuttavia, non è sufficiente a salvare la vita ad Andy che, giunto con un Tex malconcio ad Agua Fria, viene arrestato dal crudele sceriffo, frettolosamente processato e impiccato dallo spietato giudice Maddox. Una volta ripresosi, Tex elimina i due violenti rappresentanti di una legge del tutto personale ma ormai la frittata è fatta.
Il sesto senso di Tex ha fallito e le conseguenze, sono state pesanti. Inoltre, cosa mai successa prima, il dubbio, questa forma del pensiero così sconosciuta, ha attraversato la mente di Tex. So che all'epoca ci furono diverse discussioni fra i lettori se tale impostazione di Tex fosse corretta, accettabile o comunque coerente con le linee guida del personaggio. Secondo me, la figura dell'eroe ne giovò. Resta il fatto che la maggiore umanità di Tex introdotta da Guido Nolitta è un fattore di cui oggi gli attuali sceneggiatori (Boselli, Faraci, Manfredi e Ruju) devono tener conto, cercando di mediarlo con la figura invincibile e quasi onnisciente del Tex del padre Gian Luigi.
La coppia di albi in cui si narra di Paco Ordonez, alias El Muerto, si caratterizzano poi per una tensione via via crescente: il fuorilegge e la sua banda massacrano di botte Tiger Jack e feriscono Kit Willer al solo scopo di incattivire Tex, che viene sfidato ad un duello mortale con El Muerto sulla collina degli stivali. L'adrenalina raggiunge il massimo nella scena finale naturalmente, anche se un deciso pugno nello stomaco sono le tavole precedenti nelle quali uno spietato Tiger Jack manda all'altro mondo il disarmato Faccia Tagliata, il navajo rinnegato appartenente alla banda di Paco Ordonez, augurandogli meritatamente di "precipitare nell'inferno dei bianchi".
Ma che cosa differenzia, in questa storia, il Tex nolittiano da quello del padre? Il motivo dell'odio di El Muerto nei confronti del Ranger. Il fuorilegge, infatti, ha questo soprannome perché il suo viso è stato orrendamente sfigurato in un incendio, involontariamente provocato dal Ranger, quando questi si era presentato nel covo della banda dei fratelli Ordonez per arrestarli. I due fratelli di Paco assaggiarono fatalmente il fuoco caldo della colt di Tex che rischiò di morire fra le fiamme, sviluppatesi, nel frattempo, fino a distruggere completamente il covo dei tre banditi. Le urla di Paco furono sentite da Tex ma questi non riuscì a fare nulla, salvato in extremis dall'intervento di altri uomini. Ancora, anche se in modo meno marcato che in "Caccia all'uomo", un atto di Tex (l'incendio provocato) ha delle conseguenze nel futuro non volute ma drammatiche (il ferimento di Tiger Jack e di Kit e il difficile duello finale nel quale, a parte la ovvia morte di Ordonez, Tex si rimedia una ferita alla spalla).
Tex resta sempre un eroe invincibile, ma qualcosa di più umano si è insinuato dentro di lui in quel lontano 1976 e da allora non l'ha più abbandonato. E questo grazie a Sergio Bonelli/Guido Noliita.

domenica 6 maggio 2012

Un Tex di maniera e un Tex genuino

Disegno di E.R.Garcia Seijas
Che cosa differenzia un Tex di maniera da uno genuino? L'eccesso di stereotipi texiani, il calcare la mano su di essi per essere sicuri di creare una classica storia di Tex. Ma in realtà, questa si poggia su un equilibrio di ingredienti ben precisi, che non sono solo il coraggio e la durezza del ranger o i suoi celebri modi di dire. E' quasi didattico leggere le ultime due avventure di Tex pubblicate sulla serie mensile. La prima è scritta da Tito Faraci e disegnata dai gemelli Gianluca & Raul Cestaro. La seconda (non ancora conclusa) è figlia della creatività di Mauro Boselli e delle matite di Ernesto R. Garcia Seijas.

Disegno di Gianluca & Raul Cestaro  
Leggendo la storia di Faraci, che vede un Tex in solitaria, mi ero abbastanza appassionato. Merito della trama ben costruita, dei vari personaggi di contorno e dei dinamici disegni. Un ranger con un nemico molto duro, Jack Torrent, sottolineato nei suoi tratti quasi mesfistofelici e dagli occhi di ghiaccio. Al quale Tex ribatte con un volto altrettanto tirato e aggressivo. Alla fine della lettura ero rimasto però insoddisfatto: mancava qualcosa, ma non capivo bene cosa.
Son passato poi agli albi della coppia Boselli-Seijas e ho capito. Tex e i suoi pards sono disegnati con tratto pieno e in una notevole varietà di espressioni: sono vivi, e non sono dei robot. Lo stesso vale per gli altri personaggi, buoni e cattivi. Il disegno ti accarezza senza aggredirti come quello della storia precedente.
Jack Torrent: disegno di Gianluca & Raul Cestaro
I chiaro-scuro delle scene notturne e i combattimenti sono esemplari. La storia poi è, fino al secondo albo, molto ben orchestrata e, caratteristica dell'autore milanese, corale. Tex si distingue per le sue solite qualità ma non "uccide" gli altri personaggi. E' chiaro che quando agisce in solitaria non ci sono i pards che equilibrano un po' le sue azioni, ma nella trama di Faraci le capacità del ranger sono troppo calcate, al punto da essere trasmesse in modo quasi taumaturgico ai suoi compagni di viaggio, che diventano coraggiosi oltre un livello accettabile di realismo. La credibilità dei caratteri dei personaggi comprimari è un po' vacillante, quindi. Così non è nell'avventura boselliana, in cui i rurales, gli indiani e i cattivi sono tutti realisticamente definiti. Prendete il tenente Castillo dei rurales o il trafficante di schiavi Riago: non c'è una stonatura nei loro personaggi e i disegni li rendono al meglio, soprattutto nel caso del furfante, le cui espressioni del volto, durante l'interrogatorio-racconto alla fine del secondo albo, sono rese ottimamente.
Disegno di E.R.Garcia Seijas
Riago: disegno di E.R.Garcia Seijas

E poi Seijas disegna degli straordinari Tiger Jack e Kit Carson....


Disegno di E.R.Garcia Seijas
Disegno di E.R.Garcia Seijas

domenica 13 marzo 2011

Piombo rovente e manici di scopa

Copertina di Alias del 12 marzo 2011
Alias, il supplemento culturale del sabato del quotidiano Il Manifesto, propone nel nuovo numero una chicca, già annunciata da tempo: un inserto di dodici pagine dedicato completamente ai fumetti. La storia che copre le prime dieci, scritta e disegnata da due esodienti, rispettivamente Vincenzo Sirianni e Pakal, introduce, con il linguaggio delle nuvole parlanti, ciò che Andrea Voglino scrive sull'undicesima pagina: ovvero il manifesto della rivista a fumetti "Gang Bang", che uscirà a fine anno, a firma de Il Manifesto ed Edizioni BD.
Un'anticipazione quasi integrale della dichiarazione di intenti pubblicata su Alias era stata postata dallo stesso Voglino sul suo blog. Ora si aggiungono i nomi del cast di cartoonist che prenderanno parte a questo progetto: fra gli altri, troviamo Andrea Mutti, Stefano Casini, Luca Enoch, Michele Petrucci, Roberto Recchioni, Diego Cajelli, e Tito Faraci. Peccato che dobbiamo aspettare così tanto prima di scoprire questa nuova rivista che si preannuncia "di grande formato, con uno spazio vitale di oltre 100 pagine e la speranza di andare oltre etichette recenti e già stantie per fare quello che il fumetto ha sempre fatto meravigliosamente e con semplicità: raccontare avventure (nere, gialle, storiche, grottesche, fantascientifiche, di guerra…), facili da leggere ma non da dimenticare. Proprio come il quotidiano comunista fa da 40 anni."
Per il momento ci gustiamo questo succoso antipasto, ovvero "Piombo rovente e manici di scopa", la storia ottimamente disegnata che, in poche pagine, lancia tanti messaggi. Si presenta inizialmente come una parodia spaghetti western del ranger a fumetti più famoso d'Italia, accompagnato dal suo fedele pard.

Disegni di Vincenzo Sirianni
Disegni di Vincenzo Sirianni

Rex e Kidd Parsons mettono a tacere da par loro gli avanzi da galera con cui hanno a che fare ma, colpo di scena, vediamo che in realtà i personaggi non sono reali (sempre se ha un senso dire questo) ma sono interpretati da attori, interrotti improvvisamente durante la loro recitazione da un collerico regista (che ricorda qualcuno....) su un set che ricorda Cinecittà (o dovremmo dire Fumettocittà....).

Disegni di Vincenzo Sirianni

Secondo colpo di scena: dopo che il cast e il bizzoso regista lasciano deserto il set del fumetto per andare a consolarsi con una buona cena, arrivano tre giovani, nascosti dentro il bidone delle pulizie spinto da un anziano custode. Questi mostra loro i teatri di scena, i camerini, gli attrezzi e i costumi con cui si realizzano i fumetti più venduti.

Ai tre vien voglia di realizzare una storia tutta loro, ma dove trovare l'ispirazione? L'anziano, che ricorda molto bene qualcuno che ha fatto la storia de Il Manifesto (e non solo), suggerisce di cercare dentro una grossa pila di vecchi giornali. Il motivo è semplice ed è lo stesso custode a spiegarlo.



Disegni di Vincenzo Sirianni

Nella sua nuova vita in questo mondo dei fumetti dove "raddrizzare i torti è più semplice", il vecchietto dà una mano aggiungendo "l'amore per le cause perse...un po' di sana incazzatura e" quando può "qualche lieto fine. Tutta roba che nei fumetti fa la differenza".
I tre, prima restii, si convicono.

Disegni di Vincenzo Sirianni

Il senso delle parole di Voglino è reso ancor meglio in questo fumetto, che al'inizio ti fa sorridere con i personaggi di Rex e Parsons e poi ti commuove con la figura del custode.
Se queste sono le premesse, la futura rivista promette davvero bene.

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