Dragonero
approda al numero 50 con l'albo intitolato La vendetta, e lo fa in modo che definire spettacolare è
poco. Fin dalla copertina, di Giuseppe
Matteoni, si comprende come sia un numero cruciale per la storia, e
che si concentra sul personaggio principale della saga, Ian. La
spada, Tagliatrice Crudele, che non abbandona mai il nostro scout,
qui esalta ed anticipa quello che troveremo all'interno dell’albo,
spezzando in due l’immagine, da un lato Ian come lo conosciamo,
tuttavia con la ferita della cicatrice ancora fresca, dall'altro un
volto sfigurato, quasi a rappresentare il dissidio interiore del
personaggio, ed un passato che riemerge e fa sentire tutto il suo
peso, sottolineato dagli stessi colori cupi del lato sinistro. Gli
autori decidono inoltre di regalarci un albo a colori, caratteristica
tipica, solitamente, del traguardo del numero 100, ma Dragonero è un
albo di tale successo, che questa decisione non può che essere più
che gradita.
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giovedì 13 luglio 2017
Dragonero festeggia a colori il numero 50
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domenica 9 luglio 2017
The Game Fortress sette giorni dopo
Cosa mi resta dopo una settimana dalla chiusura di Palmanova The Game Fortress?
- Carlo Ambrosini: l'incontro su Napoleone e Jan Dix è stato frequentato da poche persone (ma questo è un tratto comune a tutti gli incontri con i fumettisti: in un festival dedicato al divertimento, tirano di più gli eventi con la gente vestita da Star Wars o quelli in cui si cantano le sigle dei cartoni animati) ma peggio per chi non c'era perché abbiamo parlato di arte, bellezza, coscienza, inconscio, rappresentazione, percezione, immaginazione, creatività, Io, Es e Super Io, Aristotele, Michelangelo, Cezanne, Monet, amore, morte, psiche, guerra. E poi abbiamo continuato a pranzo. L'uomo è intelligente, simpatico e alla mano.
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lunedì 12 giugno 2017
Lilith: la caccia è finita
La fine della caccia, diciottesimo e ultimo albo di Lilith, è in edicola. Luca Enoch ha concluso la sua grande fatica e il suo immenso piacere: questa collana scritta e disegnata interamente da lui ed edita dalla Sergio Bonelli Editore. Se non avete ancora letto quest'ultima avventura e non volete rovinarvi la sorpresa che vi riserverà il finale, terminate qui la lettura di questo post.
domenica 31 maggio 2015
La retorica della guerra
"Le motivazioni per cui gli uomini muovono guerra sono sempre le stesse: territorio e supremazia. Il resto è solo retorica…
Non cercare nobili ideali in questa strage. Qui non ci sono buoni e cattivi"Di questi tempi sono queste le parole che mi vengono in mente. Le pronuncia lo Scuro nell'albo Il fronte di pietra, il terzo della collana semestrale a fumetti Lilith di Luca Enoch, pubblicato a novembre del 2009 per la Sergio Bonelli Editore. La storia è ambientata durante la Prima Guerra Mondiale prima sul fronte carnico e poi carsico e ne fa rivivere tutto l'orrore. Ma sembra che opere come questa non servano a nulla. Una settimana fa, il 24 maggio, si è celebrato l'ingresso in guerra dell'Italia. A Trieste grande schieramento di forze da parte dell'Esercito Italiano in Piazza Unità, a due passi dalla via intitolata a Luigi Cadorna, il macellaio che diresse quello stesso esercito un secolo fa. A Gorizia, il giorno prima, un corteo di Casapound sfilava per le vie cittadine per rivendicare l'italianità di quelle terre. I fascisti del terzo millennio leggono la Storia a loro piacimento, come fecero d'altronde quelli del secondo, accompagnando e accentuando con la violenza il processo di italianizzazione di Trieste e Gorizia imposto dal Regno d'Italia a partire dal 1918.
Quanta ignoranza nasconde tutta questa retorica! I miei bisnonni cominciarono la Prima Guerra Mondiale un anno prima, nel 1914. L'Impero Austroungarico, nel quale erano nati, li aveva arruolati nelle fila del suo esercito e li aveva inviati a combattere in Galizia, contro i Russi. Tornarono tutti, per loro fortuna, qualcuno parecchi anni dopo quando ormai lo si dava per morto, e ritrovarono un nuovo padrone: i talians! Mia nonna, nata anch'essa austroungarica, ha sempre chiamato sua cognata Maria con l'appellativo di "la taliane", perché veniva da Palmanova, cittadina anch'essa friulana, ma appartenente al Regno d'Italia già dal 1866, dopo che l'Italia sconfisse l'Austria nella Terza Guerra d'Indipendenza. Ancora oggi alcuni chiamano la Prima Guerra Mondiale con l'espressione Quarta Guerra d'Indipendenza, perché, secondo loro, si completò il processo di liberazione degli ultimi territori italiani rimasti sotto l'Austria: Trento, Trieste e Gorizia. Ma molti non sanno che da queste parti, Trieste e Gorizia, le genti si son mescolate per secoli. Minoranza e maggioranza linguistica son stati concetti fluidi e anche poco significativi. Ma utilizzati ad arte dai politici per giustificare le guerre. Gorizia, nel 1915, aveva circa 30.000 abitanti, di cui meno di metà italiani (comprendendo in questo gruppo anche i cittadini di madrelingua friulana), 11.000 sloveni, 3.000 di lingua tedesca e 2.000 di altre nazionalità. La sua provincia si estendeva dalla bassa pianura friulano-isontina (italiana) a ovest fino ai colli e ai monti a est, nord-est (sloveni). Ed era così da secoli. Che cosa c'era quindi da liberare? E soprattutto da chi? Chiedetelo agli sloveni finiti sotto il Regno d'Italia dopo la Grande Guerra. Chiedete loro come si videro restringere i propri diritti, la libertà di esprimersi nella propria lingua. Chiedete cosa fecero i fascisti in quelle terre. Le risposte non saranno consolatorie.
In contemporanea al corteo di Casapound del 23 maggio, un corteo multiculturale di antifascisti sfilava attraverso le vie di Gorizia. Spiccava l'assenza di tanti partiti, sindacati e associazioni che si mostrano antifascisti solo durante le manifestazioni delle ricorrenze ufficiali. Lo sdoganamento di Casapound è ormai nei fatti. E la retorica della vittoria e dell'italianità che ha sfruttato in questi giorni gli ha giovato. E tutto questo mi provoca molta tristezza, perché per me essere antifascisti è una cosa naturale, semplice, data. Non c'è niente da spiegare, così come non ti domandi perché respiri: lo fai e basta. Tranquillamente. Mi domando cosa direbbero mio nonno Arturo, Primo Levi, Italo Calvino, Cesare Pavese, Elio Vittorini o Beppe Fenoglio. se, per assurdo, si affacciassero in questo mondo. Niente di buono, credo. Ma forse si potrebbe cogliere l'occasione per invitarli a raccontare ancora le loro storie. Ne abbiamo tanto bisogno.
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domenica 9 giugno 2013
Fantasy e Bonelli: una lacuna finalmente colmata grazie a Dragonero
Gli amanti del genere fantasy possono trovare in questi giorni nelle edicole italiane il primo numero di una nuova serie a fumetti: si tratta di Dragonero, il frutto di un lungo lavoro che i due autori, Luca Enoch e Stefano Vietti, hanno finalmente la soddisfazione di vedere concretizzato. Il progetto, la cui gestazione risale perfino al 1995, si è fatto realtà grazie alla caparbietà degli autori nel proporlo a Sergio Bonelli. Così Enoch si è espresso a proposito in quest'intervista:
"Quando Sergio Bonelli arrivò con la proposta per Gea, Stefano Vietti ed io stavamo proprio lavorando alla presentazione di una serie fantasy da proporre in casa editrice e si trattava appunto di Dragonero. Il progetto venne riposto nel cassetto in attesa di tempi migliori e quando, anni dopo, sempre Vietti ed io proponemmo il format dei Romanzi a fumetti, volemmo che la prima uscita fosse il nostro Dragonero. Nel frattempo, però, avevamo creato un mondo e ci dispiaceva che il tutto si esaurisse in una singola uscita, per quanto corposa. Quando l’editore, dopo l’esperienza con le varie miniserie, tornò a rivolgersi verso le serie canoniche, noi cogliemmo l’attimo e rinnovammo gli assalti alla redazione. Alla fine, forse preso per sfinimento, Sergio ci concesse di realizzare la serie. Serie che mi vedrà solo come sceneggiatore e non come disegnatore, almeno fino a quando dovrò realizzare Lilith; quindi ancora per qualche anno."Si sa che Sergio Bonelli non è mai stato un amante del genere fantasy ma, si sa pure che i suoi gusti o preferenze non sono mai stato un limite per la sua casa editrice nell'esplorazione di nuovi territori dell'Avventura. Il figlio Davide, che ha ereditato la direzione della casa editrice dopo la morte del padre, lo riconosce nella presentazione in seconda di copertina del nuovo albo. Nonostante il periodo di crisi (fumettistica e non) che stiamo attraversando, la proposta di una nuova serie mensile "a tempo indeterminato" testimonia della creatività e del coraggio che la Sergio Bonelli Editore dimostra anno dopo anno. Dopo Saguaro e Le Storie nel 2012, Dragonero è infatti la terza nuova serie che l'editore milanese propone nelle edicole e, in autunno, sarà la volta della miniserie a colori Orfani del duo Recchioni - Mammucari.
Credo che Dragonero sarà un successo. Gli ingredienti affinché lo sia ci sono tutti.
Il fantasy, come dice lo stesso Davide Bonelli nella presentazione, è un genere non più di nicchia, ma ormai di grande diffusione e di notevoli successi editoriali e cinematografici. La casa editrice lo ha riconosciuto e, schierando Dragonero a fianco degli eroi di casa Bonelli, spalanca le porte a uno dei pochi ambiti dell'Avventura che ancora non annoverava.
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| Luca Enoch e Stefano Vietti |
"Uscire dai confini nazionali e buttare l’occhio oltre lo steccato fa bene a ogni realtà professionale. Fu un momento galvanizzante; per la prima volta ci si accostava alla grande tavola francese, tutta colorata e con il suo gran numero di vignette, che permetteva anche di creare composizioni grafiche sulla doppia pagina, cosa impossibile nel formato bonelliano. È stato, quindi, un momento di crescita e di grande stimolo creativo. Vedere, inoltre, autori e disegnatori di fumetti trattati al pari degli autori della “letteratura alta” è stato immensamente gratificante."Accanto all'avvincente storia proposta dalla coppia di autori, furono proprio gli scenari affascinanti e l'eccellente colorazione che mi colpirono di quell'avventura editoriale terminata prematuramente.
Enoch è inoltre lo sceneggiatore e il disegnatore di Lilith, la viaggiatrice nel tempo che distorce la Storia con le sue ucronie: una delle proposte più originali e interessanti della Sergio Bonelli Editore.
Non sono un amante del genere fantasy, ma mi sforzo di non chiudermi mai di fronte a nuove proposte quando so che il lavoro che le ha prodotte è serio, e questa è l'ulteriore garanzia che offre la casa editrice milanese. Potrà non piacerti un genere, ma quando acquisti un fumetto uscito dalla redazione di via Buonarroti sai che la sua qualità è assicurata dall'impegno e dalla cura di tutti coloro che hanno lavorato per la sua realizzazione.
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| Vignetta di Giuseppe Matteoni, tratta dal numero 1 di Dragonero "Il sangue del drago" |
Questo primo numero riesce quindi in un'impresa non scontata: attrae l'attenzione di chi è già un appassionato del genere e, magari, conosce Dragonero avendone letto il romanzo a fumetti nel 2007. Convince, d'altra parte, chi, come me, non ama particolarmente il fantasy e non ha letto l'antefatto della storia, spiegando il retroterra con alcuni necessari flash back che non appesantiscono la trama dell'attuale avventura, anzi la valorizzano.
Infine, a contorno dell'avventura editoriale, c'è un blog, online già da tempo, che funge da diario di viaggio e una pagina facebook con cui entrare in contatto con gli autori.
Buon viaggio quindi a Dragonero.
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Volto Nascosto
lunedì 11 febbraio 2013
Intervista a Luca Enoch
"Di questo gruppo mi ha colpito la determinazione che sconfina nella ferocia, il rigore che si corrompe nel fanatismo, l’emarginazione in cui il gruppo si trovò da subito all’interno della comunità ebraica in Palestina e tra gli stessi movimenti sionisti clandestini e, infine, la determinazione con cui essi seguirono la loro utopia fino alla fine, anche quando era ormai chiaro che essa era stata sorpassata dalla Storia."Sono parole di Luca Enoch e si riferiscono ai protagonisti de La Banda Stern, il racconto a fumetti presentato allo scorso Lucca Comics & Games, scritto dallo stesso autore milanese e disegnato da Claudio Stassi. Di crepe nella Storia, di Lilith e delle sue ucronie, dell'imminente Dragonero e di molto altro, ho parlato con Luca nell'intervista che potete trovare integralmente qui, su Fucine Mute.
sabato 1 dicembre 2012
Il più bel regalo per Sergio Bonelli
"Questa mostra sarebbe il più bel regalo di compleanno per mio padre che, se fosse ancora in vita, domani compirebbe 80 anni"Sono queste le parole con cui un emozionato Davide Bonelli ha inaugurato oggi a Trieste la mostra "L'Audace Bonelli - L'Avventura del fumetto italiano", la grande esposizione che celebra la storia della grande casa editrice milanese. Dopo i brevi interventi di Roberto Cosolini, sindaco di Trieste, di Mauro Marcheselli, direttore editoriale della Sergio Bonelli Editore, e di Claudio Curcio, direttore del Napoli COMICON che ha curato questa mostra insieme al Trieste Science+Fiction Festival, sono state le parole del giovane Bonelli a toccare il pubblico, sollecitando un applauso spontaneo che, nel pensiero e nel cuore di ciascuno di noi, era rivolto alla figura del compianto Sergio. Sciolta l'emozione, abbiamo avuto accesso ai duemila metri quadri di cui si compone il sontuoso Salone degli Incanti (fino a pochi anni fa la pescheria di Trieste), cornice splendida per le oltre duecento tavole originali che accompagnano il visitatore lungo la storia più che settantennale della casa editrice, dai tempi de L'Audace pubblicato durante la Seconda Guerra Mondiale fino ai giorni nostri. Un'avventura che ha attraversato la storia italiana e quella personale di intere generazioni di italiani.
Per un bonelliano come me è inutile sottolineare l'entusiasmo e l'emozione di avere nella mia città per ben tre mesi una mostra dedicata ai personaggi e agli autori che amo di più. La serata è stata particolarmente interessante per la presenza di alcuni professionisti di casa Bonelli. Ho avuto la possibilità di parlare amabilmente, oltre che con Davide Bonelli e Mauro Marcheselli, anche con Luca Enoch e Giacomo Pueroni. Non potevano mancare ovviamente i disegnatori triestini al cui lavoro l'esposizione dà un particolare rilievo: Mario Alberti, Alessandro Pastrovicchio e il simpaticissimo Franco Devescovi. Per festeggiare i 30 anni di Martin Mystère spicca un'intera sezione della mostra a lui dedicata, ricca di molte tavole (ma non solo) firmate dai diversi disegnatori che il Detective dell'Impossibile può vantare (Devescovi in primis, oltre ad Alessandrini ovviamente).
Di seguito alcune mie foto, della cui scarsa qualità, non disponendo minimamente della dote del buon fotografo, chiedo umilmente venia.
| Il sindaco Roberto Cosolini, Claudio Curcio del Comicon e Mauro Marcheselli della SBE |
| Claudio Curcio a sinistra, Mauro Marcheselli al microfono e, sulla destra un po' coperto, Davide Bonelli |
| La navata sinistra e parte di quella centrale del Salone degli Incanti |
| La navata destra e parte di quella centrale del Salone degli Incanti |
| Statuina di Ken Parker |
| Grande poster pendente di Ken Parker |
| Albi a striscia di Tex (tra cui il numero 1 Il totem misterioso in alto a destra) |
| Grande poster pendente di Tex |
| All'ingresso del Salone degli Incanti, lato destro |
| La macchina da scrivere di Gian Luigi Bonelli |
| Sceneggiatura e storyboard di Alfredo Castelli |
| Sceneggiatura e storyboard di Guido Nolitta |
| Sceneggiatura di Gian Luigi Bonelli |
| Sceneggiatura e storyboard di Guido Nolitta |
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sabato 4 febbraio 2012
I migliori albi Bonelli del 2011...secondo me! (III)
(segue da qui)
Ovviamente secondo me! E poi nemmeno di ogni serie, visto che non le leggo tutte....Non compro, ad esempio, né Dylan Dog, né Brandon né Dampyr, e non è poco. In ogni caso mi va di parlare di quelli che sono stati gli albi Bonelli del 2011 che mi hanno divertito, coinvolto o fatto riflettere di più.Il 2011 di Nathan Never si è contraddistinto per l'inizio della saga che sta cambiando, ancora una volta, le sorti del pianeta: la tanto attesa guerra dei mondi fra la Terra e Marte. Come ho già scritto qui, è stato proprio l'annuncio di questa storia rivoluzionaria a convincermi a riacquistare gli albi dell'Agente Alpha dopo tanti anni. E devo dire che non ne sono rimasto deluso. I primi albi (a partire da I Pretoriani) hanno inquadrato molto bene la situazione politica e economica dei due pianeti e i rapporti oscuri che legano l'elite che domina su Marte e la società Imperium Enterprise di Atticus Kane, responsabile della ricostruzione della città di Nathan dopo i disastri causati dalla guerra con le Stazioni Orbitanti (che mi sono perso...). Ci sono stati poi un paio di albi centrali in cui, a mio avviso, la storia si è un po' troppo stiracchiata fino poi a esplodere, finalmente, nell'attacco alla Terra. Gli ultimi albi dell'anno sono stati un crescendo culminato (per il 2011) nel migliore: L'Uni-mente. Stefano Vietti confeziona un racconto teso e avvincente. La prima parte descrive molto bene lo stato d'animo dei resistenti, alla vigilia della missione nell'Uni-mente, ovvero l'evolutissimo sistema bio-tecnologico attraverso il quale Aran Darko controlla tutte le armi marziane. Piccoli universi emotivi che si sciolgono poi nello scontro, nell'azione, nell'adrenalina liberata durante la pericolosa missione, resa con maestria dai disegni di Roberto De Angelis. La missione fallisce ma le sorprese continueranno nell'albo successivo, ma questo è già materia per il 2012.....
Nel 2011 si è conclusa una delle migliori mini-serie Bonelli: dopo 18 albi Cassidy ha abbandonato le edicole italiane con molto onore e provocando molto dispiacere nei suoi lettori, io per primo. La chiusura ha coinciso con la pubblicazione dell'albo in cui Pasquale Ruju, l'autore dei testi e delle sceneggiature, ha dato il meglio di se: Nessun futuro. Uno splendido epilogo, in cui l'opprimente senso di morte presente nella serie noir fin dal primo albo, deflagra in un modo inatteso: la gelida falciatrice si porta via Cassidy mentre questi la affronta spavaldo, con il sorriso sulle labbra, cantando a squarciagola e con il pensiero rivolto alla sua amata Dottie. Commovente il saluto di Cassidy nei confronti della moglie, figura che riacquista tutta la sua grande dignità negli albi finali e soprattutto in queste ultime pagine, ottimamente disegnate dalla coppia Paolo Armitano e Davide Furnò.
Amore e morte sono dunque i due temi "immortali" si questo splendido albo conclusivo, secondo me il migliore albo Bonelli di tutto il 2011. Ne avevo anche parlato a suo tempo qui. Pasquale Ruju dimostra di trovarsi a proprio agio nel descrivere atmosfere nere, dopo la mini-serie Demian, ispirata al genere noir poliziesco marsigliese, alla Izzo. Con Cassidy, l'autore sardo fa ancora un passo avanti, calando perfettamente il lettore nei Seventies, grazie alle ambientazioni ispirate al cinema di Peckinpah o quello dell'ispettore Callaghan. Non secondaria l'importanza della colonna sonora che accompagna le avventure di questo indimenticabile antieroe bonelliano.
Mini-serie che si conclude corrisponde, in casa Bonelli, a mini-serie che inizia la sua avventura editoriale. Cassidy cede il testimone alla tanto attesa Shanghai Devil di Gianfranco Manfredi. Molto attesa per diversi motivi. Il primo è perché è il seguito di un'altra mini-serie di successo dell'autore marchigiano, ovvero Volto Nascosto. Ritroviamo infatti Ugo Pastore, uno dei protagonisti di quelle avventure che si svolgevano a fine Ottocento fra l'Italia e le sue colonie dell'Africa Orientale. Già allora Manfredi ci presentò uno scenario e un contesto storico poco frequentato dai fumetti: il colonialismo. Ora, di nuovo, questo tema è affrontato ambientando le vicende di Ugo e della sua maschera in un paese e in un periodo molto ignorati dai fumetti occidentali, ovvero la Cina della rivolta dei Boxer. Manfredi è maestro nell'immergere la dimensione dell'Avventura nella realtà della Storia. Lo aveva già fatto appunto con Volto nascosto e, con ancora più fascino, secondo me, con la serie Magico Vento, della cui conclusione non smetterò mai di lamentarmi abbastanza. Il numero 1 di Shanghai Devil, Il trafficante d'oppio, è il migliore dei tre albi pubblicati nel 2011, proprio perché coniuga perfettamente Storia e Avventura in sole 94 pagine dove, come ho già scritto qui, delinea le basi economiche e culturali della vicenda, presentando una coralità di personaggi di contorno molto interessanti. I disegni di Massimo Rotundo rendono al meglio nella rappresentazione di costumi, vie, palazzi e altri luoghi della città di Shanghai. L'avventura di Ugo in terra cinese è appena iniziata ma già si dimostrano interessanti anche le due storie successive ambientate rispettivamente alla corte imperiale di Pechino e nelle campagne alluvionate. Nel 2012 assisteremo al pieno sviluppo della trama di Manfredi.
Mi trovo finalmente a scrivere su questo blog di una mini-serie che amo molto: Lilith di Luca Enoch. La cadenza semestrale non aiuta a parlarne assiduamente, ma è un mio problema. I due numeri usciti nel 2011 sono stati di buon livello e la Cina, di cui ho appena parlato sopra, è stata il teatro della prima avventura di giugno: Il re delle scimmie. Il fatto storico è del tutto diverso ma anch'esso poco noto: la strage compiuta nel 1937 dalle truppe giapponesi di occupazione nella capitale Nanchino. Lilith affronta spesso gli orrori e le guerre che l'uomo ha causato nella sua lunga storia ma la violenza di questa vicenda è al limite del genocidio. L'autore milanese non risparmia il lettore dal mostrargli le scene di brutalità gratuita cui si abbandonarono i soldati del Sol Levante, con la totale complicità dei comandi militari di alto grado. Enoch condivide con Manfredi l'abilità nell'infarcire l'Avventura di Storia, ma qui la seconda prevale troppo sulla prima, lasciando Lilith troppo sullo sfondo, senza approfondire bene le sue emozioni, la sua evoluzione come personaggio lungo la serie.
Cosa che invece non accade con l'albo di dicembre La signora dei giochi. Questo sì che è un mirabile esempio di equilibrio fra le due dimensioni. La Roma imperiale di Commodo viene rappresentata con pregevole cura, anche grafica (dallo stesso Enoch, autore anche dei disegni), e l'ambientazione di corte e soprattutto quella circense sono molto vive. Lilith diventa gladiatrice e affronta l'orrore degli spettacoli che hanno luogo nel Colosseo stupendosi del divertimento del pubblico. C'è una maggiore analisi della psicologia del personaggio, che si fa sempre più domande sul senso e la giustizia della sua crono-missione. Splendida la scena in cui Lilith strappa il Triacanto dal petto del gladiatore e lo mostra alla folla osannante: una piccola vendetta da parte della giovane cronoagente, che sfoga tutto il peso dell'orrore che deve affrontare ogni volta proprio con uno scampolo di quell'umanità che dovrebbe salvare.
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domenica 13 marzo 2011
Piombo rovente e manici di scopa
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| Copertina di Alias del 12 marzo 2011 |
Un'anticipazione quasi integrale della dichiarazione di intenti pubblicata su Alias era stata postata dallo stesso Voglino sul suo blog. Ora si aggiungono i nomi del cast di cartoonist che prenderanno parte a questo progetto: fra gli altri, troviamo Andrea Mutti, Stefano Casini, Luca Enoch, Michele Petrucci, Roberto Recchioni, Diego Cajelli, e Tito Faraci. Peccato che dobbiamo aspettare così tanto prima di scoprire questa nuova rivista che si preannuncia "di grande formato, con uno spazio vitale di oltre 100 pagine e la speranza di andare oltre etichette recenti e già stantie per fare quello che il fumetto ha sempre fatto meravigliosamente e con semplicità: raccontare avventure (nere, gialle, storiche, grottesche, fantascientifiche, di guerra…), facili da leggere ma non da dimenticare. Proprio come il quotidiano comunista fa da 40 anni."
Per il momento ci gustiamo questo succoso antipasto, ovvero "Piombo rovente e manici di scopa", la storia ottimamente disegnata che, in poche pagine, lancia tanti messaggi. Si presenta inizialmente come una parodia spaghetti western del ranger a fumetti più famoso d'Italia, accompagnato dal suo fedele pard.
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| Disegni di Vincenzo Sirianni |
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| Disegni di Vincenzo Sirianni |
Rex e Kidd Parsons mettono a tacere da par loro gli avanzi da galera con cui hanno a che fare ma, colpo di scena, vediamo che in realtà i personaggi non sono reali (sempre se ha un senso dire questo) ma sono interpretati da attori, interrotti improvvisamente durante la loro recitazione da un collerico regista (che ricorda qualcuno....) su un set che ricorda Cinecittà (o dovremmo dire Fumettocittà....).
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| Disegni di Vincenzo Sirianni |
Secondo colpo di scena: dopo che il cast e il bizzoso regista lasciano deserto il set del fumetto per andare a consolarsi con una buona cena, arrivano tre giovani, nascosti dentro il bidone delle pulizie spinto da un anziano custode. Questi mostra loro i teatri di scena, i camerini, gli attrezzi e i costumi con cui si realizzano i fumetti più venduti.
Ai tre vien voglia di realizzare una storia tutta loro, ma dove trovare l'ispirazione? L'anziano, che ricorda molto bene qualcuno che ha fatto la storia de Il Manifesto (e non solo), suggerisce di cercare dentro una grossa pila di vecchi giornali. Il motivo è semplice ed è lo stesso custode a spiegarlo.
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| Disegni di Vincenzo Sirianni |
Nella sua nuova vita in questo mondo dei fumetti dove "raddrizzare i torti è più semplice", il vecchietto dà una mano aggiungendo "l'amore per le cause perse...un po' di sana incazzatura e" quando può "qualche lieto fine. Tutta roba che nei fumetti fa la differenza".
I tre, prima restii, si convicono.
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| Disegni di Vincenzo Sirianni |
Il senso delle parole di Voglino è reso ancor meglio in questo fumetto, che al'inizio ti fa sorridere con i personaggi di Rex e Parsons e poi ti commuove con la figura del custode.
Se queste sono le premesse, la futura rivista promette davvero bene.
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