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giovedì 14 settembre 2017

Corto Maltese a pordenonelegge



Ieri è iniziata pordenonelegge, la festa del libro con gli autori, che, da diversi anni, anima la città del Friuli Occidentale. Anima è la parola giusta perché il centro cittadino riceve un impulso di energia vitale che percorre ogni vicolo, ogni strada, ogni piazza. Centinaia di persone affollano ciascuno degli innumerevoli incontri con gli autori che si susseguiranno fino a domenica sera. Una ventata d'aria fresca, di idee, di libertà, di divertimento e di cultura che fa bene al cervello e al cuore. Ci vuole dopo quest'estate pesante ed asfittica, piena di miasmi e di pericolose deviazioni da ciò che fino a ieri era considerato civile e umano. A Pordenone per cinque giorni si respira a pieni polmoni. E l'aria che entra arricchisce e tonifica.

lunedì 20 febbraio 2017

"Lo scettro di Ottokar" o della volta in cui Tintin fermò Hitler


Ho approfittato dell'interessante iniziativa con la quale La Gazzetta dello Sport sta proponendo settimanalmente in edicola le avventure di Tintin, per affrontare la lettura del personaggio a fumetti che avevo incrociato solo nella mia infanzia, attraverso la sua riduzione in cartoni animati trasmessa dalla RAI negli anni 70 all'interno di Supergulp! Fumetti in TV. Ciascuno dei ventiquattro eleganti volumi cartonati, di cui si compone la nuova collana cronologica delle vicende di Tintin, è curato in collaborazione con Rizzoli Lizard ed è preceduto da un ricchissimo apparato redazionale, finora inedito in Italia. Ne fanno parte diverse rubriche che illustrano il periodo storico nel quale Hergé scrisse la storia, le fonti dell'opera, l'analisi dei dettagli, i segreti della creazione, i personaggi, protagonisti e comparse, e le prime pagine del Petit Vingtième, ovvero il supplemento per ragazzi del quotidiano belga Le Vingtième Siècle, su cui vennero pubblicate a puntate le prime otto avventure di Tintin.

domenica 26 gennaio 2014

La proprietà: un fumetto per la Giornata della Memoria


Più di sessant'anni separano l'anziana Regina dall'ultima volta in cui vide la natia Varsavia. Si era ripromessa di non farvi più ritorno, lei, giovane ebrea polacca, costretta a scappare in Palestina nel lontano 1939. Ma il riscatto di una vecchia proprietà di famiglia, confiscata prima dai nazisti e poi dal regime comunista, la convince a intraprendere questo lungo viaggio. Regina non è sola sull'aereo che decolla da Israele alla volta della Polonia: la giovane nipote Mica la accompagna in questo ritorno alle origini, che svelerà molto del passato della nonna e della sua famiglia.
In famiglia non dire sempre tutta la verità non è considerato mentire.
Questa sentenza precede la prima tavola dell'intenso racconto a fumetti scritto e disegnato dall'israeliana Rutu Modan e pubblicato lo scorso anno in Italia da Rizzoli-Lizard. E, infatti, famiglia e segreti sono al centro della vicenda che raccorda un presente apparentemente sereno ad un passato tragico attraverso la storia di Regina.


La Modan ha il pregio della linearità e della chiarezza, tanto nei disegni quanto nella sceneggiatura. La narrazione si dipana senza orpelli né fronzoli andando dritta al cuore della storia. I personaggi sono descritti con pochi ma efficaci tocchi, lasciando molto alla espressività dei volti, dei gesti e della postura. La Modan ha scritturato degli attori per far loro interpretare lo story board, li ha fotografati mentre recitavano e ne ha riprodotto poi espressioni e gesti nelle tavole. Il risultato è che i personaggi sono vivi e realistici, così come lo è la città di Varsavia, riprodotta fedelmente in molti suoi luoghi, come il Ghetto ma soprattutto il cimitero nel quale si svolge la scena madre del fumetto. Un cenno particolare merita l'ottima scelta dei colori, più tenui quando dipingono il presente, più vividi nel rappresentare i ricordi del passato di Regina.


La Modan riesce a raccontare una storia che più vera non può essere, perché ci parla senza intellettualismi di persone semplici, dei loro sentimenti, delle tensioni che l'amore crea e di come gli avvenimenti di una Storia terribile si mettano di traverso a segnare le sorti di una donna e di un'intera famiglia. La Modan ci parla di una delle più grandi tragedie del secolo scorso attraverso gli occhi di due donne di generazioni diverse, segnate ciascuna dai loro tic e dalle loro credenze. Lo fa con leggerezza facendoci nascere, a volte, anche un sorriso sulle labbra.
Ciò che rimane dopo la lettura è la credibilità dei personaggi e la tenerezza che proviamo nei confronti di Regina, che incarna senza retorica la forza dell'amore al di là del tempo e della Storia. Alla fine, nonostante tutto, l'ebrea Regina, la donna Regina, la mamma Regina ma soprattutto l'innamorata Regina ha vinto mentre i nazisti hanno perso.


lunedì 6 gennaio 2014

Il blu è un colore caldo


Avere il coraggio di vivere i propri sentimenti contro tutto e contro tutti, sfidando i pregiudizi per realizzare sé stessi. Questo è il tema dell'intenso racconto a fumetti Il blu è un colore caldo, di Julie Maroh, pubblicato in Italia lo scorso ottobre da Rizzoli Lizard. Non è un tema originale, ma la giovane autrice francese lo affronta in modo sincero e realistico, narrandoci la storia di Clementine, un'adolescente francese alle prese con i classici problemi che quest'età porta con sé. Crescere, diventare donna, entrare nel mondo degli adulti, conoscere l'amore e i suoi primi struggimenti.
Il liceo è l'ambientazione di questo primo stadio di sviluppo di Clem, raccontato in flash-back una quindicina d'anni dopo, da Emma, la ragazza più grande dai capelli blu che ha sconvolto la vita di Clem. Emma legge il diario della giovane protagonista, facendoci capire subito che Clem non c'è più e che la lettura del diario è una sorta di testamento che la ragazza ha lasciato ad Emma, l'amore della sua vita. Siamo subito avvolti, quindi, da una profonda tristezza, accentuata dai colori sbiaditi e cupi con cui è disegnata la narrazione presente e dalle tonalità di grigio che la Maroh ha usato invece per rappresentare il passato. L'unica calda nota di colore è il blu. Blu è la copertina del diario ricevuto in regalo da Clem per i suoi 15 anni. Blu è la maglietta indossata dal ragazzo di quinta con cui Clem inizialmente esce, senza però provare un vero e sincero trasporto. Blu, soprattutto, sono i capelli e gli occhi di Emma, incrociata per caso in un'affollata piazza, teatro di uno scambio di sguardi che cambierà le vite delle protagoniste.




"Ho chiesto a mia madre di lasciare sulla mia scrivania, per te, ciò che ho di più prezioso: i miei diari. Voglio che sia tu a conservarli: contengono tutti i miei ricordi di adolescente colorati di blu. blu inchiostro blu cielo blu Klein blu ciano blu oltremare. Il blu è diventato un colore caldo. Ti amo, Emma, sei l'amore della mia vita."
Si dipana così la storia di un sentimento nuovo e dapprima negato da Clem: "Le cose non devono funzionare in questo modo: alle ragazze piacciono i ragazzi", si ripete. Ma l'inconscio le rende la vita difficile parlandole, notte dopo notte, attraverso sogni molto espliciti, dai quali Clem si sveglia sempre con maggiore affanno. Prezioso, a questo punto, si rivela l'aiuto di Valentin, l'amico gay, che le fa capire che un sentimento sincero non deve essere represso perché non può fare del male a nessuno. La introduce nell'ambiente gay della città ed è così che, in un bar, Clem rivede Emma. Da allora l'adolescente non potrà fare a meno di seguire ciò che prova, di manifestare quello che è, trovando però la rabbiosa ostilità degli amici e dei genitori.



Il finale, già preannunciato nel prologo, è straziante ma del tutto realistico. L'autrice è riuscita a raccontare una storia vera e schietta, senza cadute nel melenso o, peggio, nel patetico. Ci ha parlato della nascita e della tragica fine di una storia d'amore che ha dovuto lottare contro una discriminazione devastante. E' andata al di là del tema omosessuale, pur importante e centrale nel racconto. Il libro non va letto, infatti, come una pura denuncia dei pregiudizi che gay e lesbiche subiscono nelle nostre società occidentali. La Maroh avrebbe potuto raccontarci una storia dove Clem è una francese doc ed Emma un'immigrata o dove la prima è di alta estrazione borghese mentre la seconda di basso rango sociale. Non sarebbe cambiato molto perché, comunque, protagonista sarebbe stato un amore che si accende, si spezza e si ravviva in un mondo soffocato dai pregiudizi. Come scrive Clem rivolgendosi ad Emma:
"Ma tu mi hai già salvata amore mio. Mi hai salvata da un mondo costruito su pregiudizi e su una morale assurda. Mi hai aiutata a realizzarmi pienamente."
La vita di Adèle
Il libro ha vinto il premio Fnac al Festival di Angoulême 2011 ed ha ispirato La vita di Adèle, il film vincitore della Palma d’Oro al Festival di Cannes 2013.

martedì 17 luglio 2012

Lo Sconosciuto e Guccini


I buoni consigli di lettura o di ascolto si apprezzano a distanza di anni. Quando te ne stai davanti alla tua libreria e ti accorgi che la fila delle opere di un autore occupano uno spazio considerevole dei tuoi scaffali, allora ringrazi la persona che te l'ha fatto conoscere, e te stesso per aver ascoltato il suo suggerimento. Mi è capitato di recente di soffermarmi su due artisti che sono ben rappresentati nella mia libreria e sui due Paoli che me li hanno fatti scoprire. Del primo Paolo, ho già scritto qui: è lui che mi ha trasmesso la passione per Francesco Guccini quando eravamo ragazzini. All'altro Paolo, invece, devo la scoperta di Magnus e del suo celebre personaggio Lo Sconosciuto. I due Paoli non si conoscono fra loro, sono io che li collego idealmente dopo aver letto sul quotidiano La Repubblica del 10 luglio scorso un'intervista di Luca Raffaelli a Francesco Guccini.

Magnus nel 1973
L'occasione dell'articolo è rappresentata dalla pubblicazione integrale delle avventure di The Unknow per i tipi della Rizzoli-Lizard. Sono rimasto felicemente sorpreso di apprendere che il cantautore di Pavana collaborò in modo del tutto amichevole alla creazione dell'antieroe.
Guccini rivela di essere stato amico di serate di Roberto Raviola nelle osterie bolognesi e confessa che, ascoltata l'idea di Magnus di un nuovo protagonista di avventure a fumetti:

Cominciammo a stabilire i tratti di questo personaggio, come dovevano essere costruite le sue avventure, per esempio il fatto che ogni tanto doveva esserci un flashback di situazioni di guerra che aveva vissuto, cui aveva partecipato come legionario. Lo Sconosciuto è un deracinée, uno sradicato, però ancora in gamba, vivace, anche capace di gesti generosi. Però non un personaggio buono, anzi. Anche un po' stronzo. Ma erano solo i primi abbozzi. Poi Roberto ha continuato per conto suo.

A proposito della mancanza della n finale nel nome The Unknow, aggiune:

Era un'idea sua. Divertente, peraltro. Voleva lasciare questo nome così: un nome sbagliato per un personaggio fuori dagli schemi, appartato e ribelle. Penso che rispecchiasse la personalità dell'autore.”

Francesco Guccini negli anni Settanta

Quando ascolti o leggi un'intervista a Guccini, così come quando assisti ai suoi intermezzi parlati fra una canzone e l'altra durante i suoi concerti, non puoi fare a meno di apprezzare lo stile e la signorilità dell'uomo. E nell'intervista di Luca Raffaelli questa regola non viene meno, allorché alla domanda un po' maliziosa

Ma si è arrabbiato perché non le ha fatto più sapere nulla

il cantautore risponde così:

No, perché era solo un gioco iniziato per caso. Non c'era nessun impegno da parte di nessuno dei due. Anche se avevo già sceneggiato una storia per un disegnatore di Verona, Francesco Rubino, poi avevo lavorato tanto con Bonvi, per cui era chiaro che mi piaceva lavorare nel fumetto. Ma senza mai pensare che diventasse una professione.

La consapevolezza che una parte della paternità della creazione de Lo Sconosciuto va attribuita anche a Francesco Guccini avrà due conseguenze, anzi tre: la prima è che rileggerò le sue avventure contenute in questa nuova edizione con ancora maggiore entusiasmo di quanto feci la prima volta che lessi gli albi prestatimi da Paolo secondo, e quelle successive sugli albi che comprai.
La seconda è che avvicinerò nella mia libreria la fila dei cd di Guccini alle opere di Magnus.
La terza è che farò conoscere Paolo primo e Paolo secondo: vedi mai che vengano fuori altri preziosi consigli di ascolto e di lettura.

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