Visualizzazione post con etichetta Ken Parker Classic. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ken Parker Classic. Mostra tutti i post

domenica 28 febbraio 2016

Ken e Bruce? Anche basta





Ho smesso di acquistare Ken Parker Classic, la ristampa delle avventure di Ken Parker. Non ho acquistato nessun biglietto dei tre concerti che Bruce Springsteen terrà quest'estate in Italia. Perché? Perché mi voglio bene. Perché non voglio più indulgere in abitudini maniacali, in piccole nevrosi che mi allontanano dalla realtà. Ken è tuttora il fumetto che preferisco ma ho già tutto e in duplice copia. Quindi basta. Soldi e tempo per altri fumetti o libri. E Bruce è grande, unico e inimitabile ma l'ho già visto quattro fantastiche volte e il biglietto dei concerti costa uno sproposito. Quindi basta. Soldi e tempo per altra musica. Semplice, chiaro e sano. Potevo anche pensarci prima ma nessuno è perfetto. Figuriamoci io. 

lunedì 1 febbraio 2016

Ken Parker Classic N. 30 - "Casa dolce casa"


È in'edicola il trentesimo numero della collana Ken Parker Classic, la ristampa delle avventure di Lungo Fucile edita da Mondadori. In questo episodio il personaggio creato da Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo fa ritorno a casa dopo otto anni. Uno degli albi capolavoro della serie, per soggetto, sceneggiatura e disegni. Molte ragioni rendono unica questa storia, fra tutte scelgo la delicatezza con cui Berardi racconta l'ingresso di Ken nella sua vecchia casa. L'affettuoso scherzo riservato alla madre, le legna che cascano dalle braccia dell'incredulo padre sono immagini così vere che commuovono, senza retorica. Per non parlare della precedente sosta di Ken presso la tomba del fratello Bill: due tavole mute che ti tolgono il respiro. Nonostante i dialoghi perfetti, in questo albo i disegni di Milazzo parlano da soli, grazie anche allo stile molto cinematografico della sceneggiatura.

domenica 24 gennaio 2016

Ken Parker Classic N. 29 - "Il magnifico pistolero"


È in'edicola il ventinovesimo numero della collana Ken Parker Classic, la ristampa delle avventure di Lungo Fucile edita da Mondadori. In questo episodio il personaggio creato da Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo incontra una leggenda del West: Wild Bill Hickok, il celebre pistolero. Tuttavia il modo nel quale i due si conoscono è del tutto particolare: Wild Bill viaggia in incognito verso Helena e incrocia sulla sua strada Ken e anche un giovane pistolero il cui unico scopo della vita è uccidere Hickok. Ma il magnifico pistolero è quasi cieco e stanco. In un lungo flash back racconta a Lungo Fucile la strada che lo ha condotto a diventare il pistolero più veloce del West. Un fardello di morte e di competizione pesante da sopportare, al quale però Ken non concede la minima compassione. Ottima la sceneggiatura di Alfredo Castelli che porta verso un tragico epilogo, nel quale Ken, come al solito, cerca di fare qualcosa per evitare morti inutili. Invano. Giovanni Cianti è molto bravo a disegnare le scene ricche di persone e denota con grande maestria i paesaggi, soprattutto la prima parte della storia ambientata in mezzo a boschi, colline e prati. Insufficienti invece i volti dei personaggi, che non convincono quasi mai anche a causa di quella tendenza al grottesco che il disegnatore non riesce proprio ad evitare.



domenica 17 gennaio 2016

Ken Parker Classic N. 28 - "Il caso di Oliver Price"


È in'edicola il ventottesimo numero della collana Ken Parker Classic, la ristampa delle avventure di Lungo Fucile edita da Mondadori. In questo episodio il personaggio creato da Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo è testimone dello scontro fra un padre e un figlio, il primo colonnello a Fort Benton in Montana, il secondo fresca recluta assegnata allo stesso presidio ad insaputa del comandante. Il padre vorrebbe il figlio lontano, in una città dell'est a terminare gli studi di legge. Ma Oliver Price vuole dimostrare di poter disporre della propria vita al di là delle intenzioni paterne. Il processo di separazione di Ken dall'esercito muove un nuovo passo. Lo capiamo da tanti piccoli segni: sguardi, silenzi, parole. Ma Berardi esprime le sue convinzioni anche attraverso i dialoghi recitati dai veri protagonisti dell'episodio, i due Price:
"Ed eccoti qua... arruolato come soldato semplice insieme a un mucchio di vaccari che non sanno nè leggere nè scrivere e sono solo poco meno bestie delle bestie che macellano... Tu, mio figlio, in mezzo a un gruppo di disperati il cui massimo divertimento è gettare i petardi a una recluta o portrsi a letto una lavandaia.."
"Vedo che hai molta stima dei tuoi uomini papà!"
"Sono ottimi soldati! E lo sono proprio perché non hanno una cultura, una preparazione personale. E quando suona la carica vanno all'attacco senza pensare se ciò che fanno è giusto o non è giusto..."
Per uccidere non serve pensare, anzi è deleterio.
Buona sceneggiatura di Alfredo Castelli per questa storia che finisce molto amaramente, mentre i disegni sono del bravo Giancarlo Alessandrini.
  

domenica 10 gennaio 2016

Ken Parker Classic N. 27 - "C'era una volta..."


È in'edicola il ventisettesimo numero della collana Ken Parker Classic, la ristampa delle avventure di Lungo Fucile edita da Mondadori. In questo episodio il personaggio creato da Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo cede la scena ad una simpatica famiglia di artisti girovaghi, giunti in un piccolo paese del Montana per esibirsi. Sono loro i veri protagonisti di questa storia ricca di leggerezza e romanticismo. C'è anche la parte di giallo, che vede Ken accusato ingiustamente di furto da uno sceriffo inetto e pieno di pregiudizi verso i forestieri. Saranno ancora i cinque componenti (papà-mago, moglie, figlio, figlia e nonno cleptomane) di questa strampalata famiglia a tirar fuori il Nostro da prigione, individuando il vero colpevole dopo una serie di indagini condotte in modo corale. Lieto fine per una fiaba (col nonno che trova l'amore presso una vedova del paese) che si rivelerà come tale, visto che a raccontarla è lo stesso Ken di fronte alla scolaresca del forte presso cui è distaccato. Il tocco fiabesco è accentuato dal tratto di Giorgio Trevisan.



giovedì 31 dicembre 2015

Ken Parker Classic N. 26 - "Pellerossa"


È in'edicola il ventiseiesimo numero della collana Ken Parker Classic, la ristampa delle avventure di Lungo Fucile edita da Mondadori. In questo episodio ricco di tensione il personaggio creato da Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo guida, insieme a pochi soldati, uno sparuto convoglio di donne, bambini e malati, in una fuga disperata da uno sguarnito Fort Show. In precedenza, il grosso delle truppe del presidio militare aveva cercato, invano, di sorprendere il villaggio sioux per spazzarlo via. L'astuzia dei pellerossa, prevedendo il proditorio attacco delle giacche blu, aveva però ribaltato la situazione, aggirando il plotone e mettendo così a ferro e fuoco il forte. Prima dell'assalto, il gruppo di Ken tenta la fuga ma la carovana viene raggiunta e sta per soccombere, quando uno degli assedianti, il capo cheyenne Mandan, tragico protagonista del primo episodio della collana, Lungo Fucile, riconosce Ken. Allora il capo indiano aveva rifiutato il fucile che lo scout intendeva donargli come arma di difesa per il proprio figlio dalle future insidie dell'uomo bianco. Il motivo di questo rifiuto era dettato dalla constatazione che le armi non avevano giovato al popolo rosso, causando solo morte e distruzione. Il figlio di Mandan avrebbe quindi dovuto trovare un altro modo per combattere. Il capo cheyenne risparmia la vita ai sopravvissuti e un epilogo più doloroso viene così scongiurato. Ken rinfaccia comunque all'altro le parole non mantenute di allora, ma il dialogo che ne nasce rappresenta una dura lezione per Ken. E' Mandan ad iniziare:
"Ricordi le parole di quel giorno?"
"Le ricordo. Dicevi che non avresti più impugnato le armi."
"Non si può restare a guardare quando il proprio popolo muore."
"A volte l'unico modo che un uomo ha di camminare diritto è quello di cambiare strada!.."
"Tieni, Lungo Fucile. Cambia strada anche tu. Non si può camminare diritto insieme alle giacche blu!"
Porgendo a Ken il suo fucile, Mandan gli ricorda che non si può separare la propria coscienza dai propri atti o da quelli compiuti dall'organizzazione cui volontariamente si appartiene. Nell'ultima vignetta Ken guarda Mandan allontanarsi sul proprio cavallo: è ammutolito, non sa cosa rispondere.
Ottima la sceneggiatura di Maurizio Mantero. Peccato per le prime settanta tavole disegnate da un poco ispirato Carlo Ambrosini, sostituito poi da Ivo Milazzo. Se l'autore grafico dell'intera storia fosse stato Milazzo, questo episodio meriterebbe una posizione fra i primi dieci dell'intera saga di Lungo Fucile.



giovedì 24 dicembre 2015

Ken Parker Classic N. 25 - "Lily e il cacciatore"


È in'edicola il venticinquesimo numero della collana Ken Parker Classic, la ristampa delle avventure di Lungo Fucile edita da Mondadori. In questo episodio capolavoro il personaggio creato da Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo vive una straordinaria amicizia.
Potrà sembrare strano, ma penso non ci sia una storia nella quale Ken Parker riveli tanto di sé come Lily e il cacciatore. La stranezza sta nel fatto che l'interlocutore al quale Ken espone la propria concezione della vita non è in grado di capire le sue parole perché si tratta di Lily, una cagnolina.
"...pur non essendo indispensabile, ognuno di noi ha un ruolo ben preciso in questo mondo...E fin qui niente di nuovo... Solo che molti lo collegano all'idea di Dio, io invece lo sento come un dovere verso la gente, verso l'umanità!
D'altronde, forse anche noi due siamo Dio.. Voglio dire una parte piccolissima di Dio, che unita alle altre di questo mondo e a quelle di altri mondi ancora.."
L'essenza di Ken è racchiusa in queste parole pronunciate ad un animale, che gli ha salvato la vita due volte. La sua religione laica, che si basa unicamente sul riconoscimento della dignità dell'uomo e degli altri esseri viventi e in senso lato della Natura, è espressa ad una cagnolina.
Se vuoi conoscere Ken Parker, devi leggere questa storia eccezionale, nella quale la protagonista è Lily, una cagnetta. Dopo averla libeta dal morso di una sua tagliola, Ken e Lily diventano subito amici, nasce fra loro quel feeling che unisce due esseri viventi che non possono comunicare se non con sguardi, espressioni del viso, inflessioni della voce, gesti e postura del corpo. Lily ricambia subito e con gli interessi il favore, salvando Ken prima dall'assalto di un branco di lupi, e poi, ferito e bloccato in una grotta, portandogli rami d'albero per accendere il fuoco e procacciandogli il cibo.


Fuori dalla grotta c'è solo neve e freddo e Ken delira in preda alla febbre, sogna la madre che gli racconta una fiaba, canta per sentirsi vivo e Lily improvvisa un balletto alzandosi sulle zampe posteriori. Ken sente avvicinarsi la morte e allora spiega a Lily il suo pensiero laico del significato dell'esistenza.
Giancarlo Berardi sceneggia in modo superlativo una delle storie di Ken più drammatiche e più intense. E solo i disegni di Ivo Milazzo possono rendere viva e poetica questa avventura. Diverse tavole completamente mute e, ovviamente, prive di didascalie raccontano più di mille parole. Milazzo è quasi spietato nel mostrarci come la disperazione trasformi il volto di Ken. Non credo che nelle storie future lo vedremo così sofferente, con un viso così emaciato, la barba lunga e la pelle sporca. Angosciante la sequenza di vignette nella quale gli occhi indemoniati di Ken, devastato dai morsi della fame, si incrociano con quelli innocenti di Lily. L'istinto di sopravvivenza rende Ken furioso e cieco, l'idea di sfamarsi con la carne di Lily gli attraversa la mente obnubilata. Ken prende in mano il coltello, chiama a sé la cagnetta, ma quello scambio ravvicinato di sguardi gli fa cambiare idea all'ultimo istante. Allontana con veemenza Lily fuori dalla grotta e piange disperato per la morte imminente.


Mai in nessun'altra storia Berardi ci mostra Ken attraversare così tanti stati d'animo: dalla spensieratezza iniziale del bivacco attorno al fuoco con i soldati dell'avamposto militare al quale Ken è assegnato, fino alla disperazione della solitudine nella grotta, con tutte le gradazioni intermedie. L'intelligenza e l'stinto di Lily si riveleranno ancora fondamentali per la salvezza di Ken. La scena dello scontro con l'orsa non lascia indenni. Ma non tanto per l'adrenalina che sale quando lo sguardo annebbiato di Ken riesce a dirigere l'unico colpo del suo Kentucky portandolo a segno sul volto dell'orsa ormai a pochi passi da lui. Quanto per il ringhio rabbioso di Lily che allontana dal cucciolo d'orso la mano di Ken ancora grondante del sangue caldo della mamma uccisa. L'uomo riceve una lezione dalla cagnetta, e noi restiamo lì, quasi ci vergogniamo insieme a lui per quello che ha fatto. Milazzo non ce lo risparmia, ritraendo Ken con il volto sporco di sangue e un'espressione contrita che sembra quasi chiedere perdono.
L'epilogo con il ritorno al mondo degli uomini del solo Ken, e non di Lily, rappresenta l'ultima emozione di una storia indimenticabile.  

sabato 5 dicembre 2015

Ken Parker Classic N. 22 - "Il giorno in cui bruciò Chattanooga"


È in'edicola il ventiduesimo numero della collana Ken Parker Classic, la ristampa delle avventure di Lungo Fucile edita da Mondadori. Ho sempre amato molto questa storia in cui il personaggio creato da Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo arriva nella cittadina di Chattanooga nell'Oklahoma, insieme al suo compagno scout indiano Victorio ed a tre soldati, per comprare dei cavalli. Berardi e lo sceneggiatore Maurizio Mantero sono dei provetti direttori d'orchestra che tengono le fila di questa vicenda in cui i protagonisti sono gli abitanti di Chattanooga. Una vera storia corale, in cui Ken e i rapinatori della banca, sono del tutto secondari rispetto alla centralità dei ruoli svolti dai cittadini. Il sindaco, lo sceriffo, le due vicine pettegole, il ricco imprenditore, il direttore della banca e il grigio impiegato e la moglie invadente, la maestra e i bambini della scuola, il dottore, il contadino sul lastrico e la moglie, i pompieri, il fotografo e altri: tutti insieme compongono un mosaico di microstorie che si incastrano perfettamente le une nelle altre. Mantero le fa scivolare una dentro l'altra con grande maestria e armonia, fino al momento dello scoppio e dell'incendio.



Da quel momento le tante piccole storie si interrompono e tutta la cittadinanza è coinvolta, suo malgrado, nella medesima grande storia: l'incendio che rischia di distruggere il paese, la rapina alla banca e il successivo sequestro dei bambini della scuola e della loro maestra. I piccoli drammi del prima si amplificano nell'unico grande dramma del dopo, in cui emergono viltà e coraggio, meschinità e intraprendenza, grettezza ed onestà. Ken è lì, come al solito, a testimoniare di questa variopinta umanità, a provare a rendersi utile. Ci riuscirà, spendendo parole distensive quando gli animi si infuocano, ed azioni concrete quando le parole non servono più. La tragedia viene alla fine sventata ma la disperazione del contadino sul lastrico, storia nella storia, rischia di causarne un'altra, della quale Ken, uomo che non può tutto vedere e prevedere (come invece farebbe un eroe), è del tutto ignaro. Ho trovato perfetti i disegni di Giancarlo Alessandrini, completamente a suo agio nel rappresentare la vita cittadina e a caratterizzare ciascun personaggio. Mirabile la sequenza di vignette mute e scontornate che descrive gli interminabili secondi successivi alla deflagrazione.
Uno degli albi migliori di tutta la serie.

domenica 29 novembre 2015

Ken Parker Classic N. 21 - "Il giudizio di Dio"


È in'edicola il ventunesimo numero della collana Ken Parker Classic, la ristampa delle avventure di Lungo Fucile edita da Mondadori. In apertura di questo episodio il personaggio creato da Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo sventa il linciaggio di un giovane soldato, accusato dello stupro e dell'assassinio di una ragazza. Tutti gli abitanti del piccolo villaggio di Lawtown, in Oklahoma, pensano di avere in pugno una comoda e facile verità, mentre solo Ken e il marshall vogliono assicurare al soldato un processo regolare. Nel percorso che porterà Ken a risolvere il caso, si intromette anche un bounty killer, dei pericolosi comanche e, soprattutto, la sua fallibilità. Sui disegni questa volta poco convincenti di Bruno Marraffa, la sceneggiatura scritta a quattro mani da Berardi e Maurizio Mantero, porta il lettore e lo stesso Ken a sospettare del caporale, amico dell'accusato. Ma Ken non è infallibile come Tex, non sa distinguere con certezza assoluta il bene dal male, il colpevole dall'innocente. E per questo ci piace tanto.
"A volte, mi viene la tentazione di scoprirmi infallibile. Ma, per fortuna, poi scopro sempre di essere un idiota qualunque..."  

domenica 22 novembre 2015

Ken Parker Classic N. 20 - "Storia d'armi e d'imbrogli"


È in'edicola il ventesimo numero della collana Ken Parker Classic, la ristampa delle avventure di Lungo Fucile edita da Mondadori. In questo episodio il personaggio creato da Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo incontra sulla sua strada un abile truffatore trasformista, responsabile di un traffico d'armi, perpetrato ai danni dell'esercito. Berardi crea un personaggio, Gordon, per il quale il lettore tifa, nonostante sia un fuorilegge. Un ladro gentiluomo, pacifico, creativo inserito in una storia ricca di ironia che deve molto della sua leggerezza anche ai disegni di Giorgio Trevisan. Un episodio delizioso, quindi, che dimostra quanto varia, divertente e interessante sia la lettura di questa serie.

domenica 15 novembre 2015

Ken Parker Classic N. 19 - "Un uomo inutile"


È in'edicola il diciannovesimo numero della collana Ken Parker Classic, la ristampa delle avventure di Lungo Fucile edita da Mondadori. In questo episodio il personaggio creato da Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo incontra sulla sua strada per Fort Sill, Oklahoma, il sergente McCabe che, dopo 40 anni di servizio, svolge il suo ultimo incarico prima della pensione. I Kiowa in guerra, due giovani trafficanti di armi che ingannano Ken, la moglie incinta del comandante del forte sono i personaggi di contorno che permettono a Berardi di mettere in scena il tema di quest'albo: il ruolo di un uomo all'approssimarsi del tramonto della vita. Un albo solo all'apparenza di raccordo: Ken va letto e riletto. E ascoltato.
"Ogni stagione ha i suoi frutti. Quelli dell'autunno non sono grossi, ma dicono che siano tra i più saporiti..."

venerdì 6 novembre 2015

Ken Parker Classic N. 18 - "Santa Fe Express"


È in'edicola il diciottesimo numero della collana Ken Parker Classic, la ristampa delle avventure di Lungo Fucile edita da Mondadori. In questo episodio il personaggio creato da Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo vive un'avventura come scout dell'esercito. Giancarlo Alessandrini firma i disegni di una storia minore, ma è anche in questo tipo di storie che Berardi si distingue come grande narratore. Al di là della trama, che vede il Nostro inseguire una coppi di criminali che hanno rapinato le paghe dell'esercito dopo un classico e sanguinario assalto al treno (il Santa Fe Express, per l'appunto), ciò che rende piacevole la lettura sono i personaggi. Ce ne sono tanti, e alcuni appaiono solo per poche vignette, ma tutti sono delineati con dei dettagli che li contraddistinguono e li rendono vivi, reali, come le persone che si incrociano ogni giorno all'ufficio postale, alla stazione o nei bordelli (!!!). Fra tutti spicca la figura di Emiliano, il soldato messicano che si esprime solo in spagnolo, e che accompagna Ken nella caccia all'uomo, aiutandolo con la sua prontezza e con la sua filosofia. Tono leggero alternato a tono grave, anche nella stessa tavola: la solita miscela di cui Berardi è maestro.

venerdì 30 ottobre 2015

Ken Parker Classic N. 17 - "La lunga pista rossa"


È in'edicola il diciassettesimo numero della collana Ken Parker Classic, la ristampa delle avventure di Lungo Fucile edita da Mondadori. In questo episodio il personaggio creato da Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo viene raffigurato nelle prime tavole dai disegni del grande Renzo Calegari e poi da Giorgio Trevisan. Violenza e vendetta tanto dalla parte dei rossi che da quella dei bianchi e, in mezzo, due bambini contesi. La frontiera viene rappresentata in alcuni dei suoi aspetti più crudi e crudeli. Di base resta sempre l'impossibilità di integrazione fra i due popoli e l'amarezza di fondo che ne deriva.
Fugace apparizione in questo episodio di Calegari, amato da tanti lettori per le sue opere, fra le quali spiccano l'indimenticabile Storia del West, serie creata insieme a Gino D'Antonio, e Welcome to Springville, su testi di Giancarlo Berardi.

Disegno di Renzo Calegari tratto da "Welcome to Springville"

domenica 25 ottobre 2015

Ken Parker a colori - N.1


Dal 20 ottobre si può trovare in libreria, edicola e fumetteria il primo volume della collana Ken Parker a colori, edita da Mondadori. Il personaggio creato da Giancarlo Berardi e da Ivo MIlazzo rivive le proprie avventure sulle pagine di un'edizione di grande prestigio. Si tratta infatti di un volume cartonato, del formato di 21 x 26 cm, composto da carta ad alta grammatura e, ovviamente, caratterizzato da una colorazione di alto livello. Questa prima uscita racchiude le tre prime storie pubblicate dalla Cepim di Sergio Bonelli nel lontano 1977: Lungo Fucile, Mine Town e I gentiluomini.
L'opera segue altre due collane che la Mondadori ha dedicato al biondo trapper. La prima. denominata semplicemente Ken Parker, ha riproposto in 50 volumi settimanali brossurati tutte le avventure di Chemako in ordine cronologico fino all'ultimo episodio inedito, Fin dove arriva il mattino, che ha segnato la conclusione della storia di Ken. Redazionali e interviste ai due creatori del personaggio hanno arricchito questa collana che presentava più storie in un singolo volume, e che si è conclusa in aprile di quest'anno. A luglio è poi iniziata Ken Parker Classic, serie settimanale brossurata che ristampa le avventure di Ken in albi singoli, così come venne pubblicata originariamente.
Mondadori presenta Ken Parker a colori come collana trimestrale di cui sono stati già preparati i primi tre volumi, che coprono le prime nove storie di Lungo Fucile. Se in origine l'opera era stata pensata come selezione a colori delle migliori storie del Nostro, ora pare che l'editore e i due autori stiano pensando ad una ristampa integrale. L'investimento è alto e si potrà concretizzare nella sue interezza se la risposta dei lettori sarà all'altezza delle aspettative. In teoria, quindi, potremmo leggere tutte le avventure di Ken a colori.
Un vero appassionato di Ken Parker dovrebbe essere felice di tutte queste pubblicazioni che fanno rivivere la sua storia, soprattutto se pensa ai lunghi anni nei quali Ken è stato assente dagli scaffali di edicole, fumetterie e librerie. Ne dovrebbe essere felice per se stesso, ma soprattutto perché, a distanza di quasi quarant'anni dalla sua nascita, il personaggio creato da Berardi e Milazzo può essere scoperto e amato da nuovi lettori. Invece, a dar retta ai commenti apparsi su web da parte di parecchi vecchi lettori di Ken, non è così. La fine di Ken non è andata giù a tanti. L'episodio conclusivo è stato considerato una chiusura indegna della storia di Ken. Un modo facile e veloce escogitato dai due autori per levarsi di torno un personaggio che volevano ormai lasciarsi definitivamente alle spalle. Addirittura alcuni lettori di vecchia data hanno interpretato la morte di Ken come un tradimento nei loro confronti, una pugnalata inferta dai due autori ad un pubblico che per tanti anni aveva atteso pazientemente un seguito alle vicende di Ken. Ma ad essere tradito, secondo questi lettori, è stato anche lo stesso Ken, uscito finalmente dopo vent'anni da prigione per finire poi ucciso in un modo così insensato. Ma non finisce qua. La mania del complotto ha scatenato le dietrologie. Berardi e Milazzo hanno liquidato Ken in quattro e quattro otto per poi godersi i soldi di tutte queste ristampe. Tradimento all'ennesima potenza: Ken, figlio del '68, trasformato in merce dalla berlusconiana Mondadori, con la connivenza dei due autori venduti.


Quale è l'errore di fondo di tutte queste elucubrazioni? Mettere se stessi al centro di tutto, pretendendo che una creatura artistica non sia figlia della libertà assoluta dei suoi autori. Ken è uscito dalla testa e dalla matita di Berardi e Milazzo per andare per il mondo. Noi lettori abbiamo condiviso le sue storie, gioendo e addolorandoci insieme a lui. Abbiamo percorso la sua strada standogli a fianco. Ken, quindi, è entrato nelle nostre vite, cambiandocele un po'. Probabilmente è stato più vero e reale lui, personaggio di carta, di tante persone in carne ed ossa che incrociamo lungo la nostra esistenza. E adesso cosa facciamo? Ci dimentichiamo di tutta questa verità e di tutto questo realismo e accusiamo i due autori di averci rubato Ken, di averlo sfruttato e svenduto al miglior offerente? Ma chi siamo noi per accampare diritti su che fine doveva o non doveva fare Ken? Decidiamo noi forse della sorte delle persone che incontriamo per via? Oh, certo, potremmo avere dei desideri su come si accasa Tizio, su dove trascorre la pensione Caio o su quando (il più tardi possibile) morirà Sempronio. Ma sono solo pensieri, aspettative, sogni. La realtà è diversa e non la decidiamo noi. Non ne abbiamo il diritto.
Infine, se penso a tutti coloro che, a fronte delle tre ristampe ravvicinate di Mondadori, accusano Berardi e Milazzo di aver approfittato di Ken solo per guadagnarci sopra, mi vengono i brividi. Credevo, un po' ingenuamente, lo confesso, che i lettori di Ken fossero diversi dagli altri, che fossero delle persone che ragionano senza preconcetti e dietrologie e che sanno porsi nei panni altrui. Evidentemente mi sbagliavo.

giovedì 22 ottobre 2015

Ken Parker Classic N. 16 - "Butch l'implacabile"


È in'edicola il sedicesimo numero della collana Ken Parker Classic, la ristampa delle avventure di Lungo Fucile edita da Mondadori. In questo episodio il personaggio creato da Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo viene incarnato dai disegni del compianto Bruno MarraffaGià nei due episodi ambientati nei ghiacci dell'Alaska settentrionale (Le terre bianche e Il popolo degli uomini) Marraffa era riuscito nel difficile tentativo di proiettare letteralmente il lettore nelle tempeste di neve, di farlo remare in una canoa durante la caccia al tricheco o di inserirlo in un igloo di un villaggio inuit. La precisione con cui il paesaggio e l'ambiente sono stati riprodotti non è l'unico pregio. Ancor più coinvolgente è la fisicità con cui i corpi vengono ritratti: anatomicamente sono perfetti. Basti guardare i comanche protagonisti de Butch l'implacabile, l'episodio che finora esalta di più le doti e lo stile di Marraffa. La loro spietatezza non dipende solo dalla violenza oggettiva degli atti che compiono ma è figlia anche della carnalità con cui sono rappresentati i loro corpi.
Durissimo questo albo, pieno di brutale violenza, fisica e verbale. Butch, cacciatore di scalpi, è una figura riprovevole, contro la quale Ken si scaglia rabbiosamente. Lo vediamo agire spietatamente mentre assassina a sangue freddo un piccolo gruppo di indiani, senza riguardo per vecchi, donne, bambini o malati. E dopo il massacro assistiamo al macabro atto dello scalpo. Berardi non ci risparmia da scene forti. E Marraffa le rappresenta con estremo realismo. Come ho scritto sopra, il grande formato amplifica ancor di più la resa dei disegni e quindi le emozioni che suscitano. Più di una volta, dopo alcune sequenze di vignette, son rimasto colpito dalla violenza trasmessa. E dalla figura di Butch. Un'altra piccola perla uscita dalla fantasia di Berardi e raffigurata perfettamente dall'espressione dura e tagliente creata da Marraffa.



Butch è spregevole, certo, ma anche chi è cattivo e implacabile può avere argomenti interessanti.
"Mi sorprende sempre l'ipocrisia dei moralisti! Credete davvero di avere la coscienza pulita tutti voi!?.. Ci siamo dentro tutti...a cominciare dai politici che non hanno mai rispettato un trattato.. fino ai coloni che invadono le terre degli indiani, e all'esercito che li massacra a mucchi, e all'opinione pubblica che acconsente in silenzio...Per quei musi di rame non c'è speranza! Sono destinati a scomparire fino all'ultimo! E non per volontà di pochi singoli, ma di un'intera nazione!"
La proprietà, il denaro e il potere governano il mondo e, secondo Butch, sono il motore dello sterminio dei nativi. Analisi lucida e realista, non c'è che dire, anche se espressa da un assassino. La sua risposta però quale è? Come reagisce a tutto questo Butch? Visto che gli indiani sono destinati comunque a morire, tanto vale trarne vantaggio. La crudeltà che accompagna i suoi gesti è per lui trascurabile. Interessante a questo proposito il confronto fra Ken e Butch sulle rispettive esperienze di vita con gli indiani.
"Ho imparato a conoscerli, ad apprezzare la loro intelligenza, il loro coraggio, la loro giustizia! Sono un popolo con una civiltà e una spiritualità elevatissime!"
afferma Ken, a cui Butch replica:
"Balle! Io sono stato dieci anni con i comanche e non ne ho visto traccia! L'unica cosa che hanno di umano è l'aspetto ma dentro sono bestie! E come tali li uccido!"
E più tardi, riferendosi ad un guerriero comanche che sta per affrontare in una sfida corpo a corpo:
"Avevo otto anni quando suo padre mi prese con sé dopo aver massacrato la mia famiglia...Finché ne ebbi diciotto, mi trattò come uno schiavo. Poi una notte lo uccisi e fuggii col suo scalpo!"
Ecco, quindi che scopriamo un aspetto importante del passato di Butch, che ci aiuta certamente a capire un po' di più la possibile motivazione delle sue azioni: la vendetta, una vendetta ingiustificabile perché rivolta indiscriminatamente verso tutti gli altri indiani. Comprendiamo ma non giustifichiamo e non accettiamo. Ma il personaggio è splendido.



Butch usa la violenza solo per il proprio tornaconto personale, perché con la violenza è stato allevato e perché, quindi, è l'unico linguaggio che conosce. Di fronte a Butch c'è Ken, un uomo con le sue debolezze e con i suoi ideali, uno che magari fa la stessa analisi di Butch riguardo alle cause dello sterminio degli indiani, ma che si vi si oppone con tutto se stesso, nel suo piccolo, con tutti i suoi limiti, e sapendo che non riuscirà a fermare il processo inarrestabile. Ma c'è un ideale dentro Ken, un ideale molto semplice e spontaneo: il rispetto della dignità umana. Basterebbe questo. Basterebbe assumere comportamenti coerenti nei confronti di questo ideale per avere anche il rispetto di se stessi. Cosa più difficile a farsi che a dirsi. Molto più facile farsi trascinare da bassi istinti, adducendo sbagliate motivazioni personali, inserendole in una più vasta giustificazione "ideologica" come fa Butch. Ken invece ci prova, sbagliando più di una volta come facciamo tutti, ma ci prova. E' questa, in fondo, la differenza fra Ken e Butch.

giovedì 15 ottobre 2015

Ken Parker Classic N. 15 - "Uomini, bestie ed eroi"


È in'edicola il quindicesimo numero della collana Ken Parker Classic, la ristampa delle avventure di Lungo Fucile edita da Mondadori. Quarta ed ultima tappa dell'indimenticabile amicizia fra il personaggio creato da Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo e la giovane Pat O'Shane. Lasciare l'incontenibile Pat è molto doloroso anche per noi lettori, non solo per Ken. Perché ci siamo divertiti un sacco e ci siamo commossi con questa ragazza dai capelli rossi e con il viso punteggiato da lentiggini, impertinente e spiritosa, emotiva e simpatica, istintiva e coraggiosa, ancora bambina per certi aspetti e già donna per altri. Ma non poteva andare diversamente: Pat ha realizzato il sogno di stabilirsi in un ranch acquistato con i propri risparmi, dove sarà aiutata da due onesti lavoratori e da un giovane che le vuole bene. E Ken la ha accompagnata in questa impresa mettendoci, come al solito, tutto se stesso.
"Chiuso in un ranch mi sentirei come in prigione"
obbietta Ken a Pat che non vorrebbe lasciarlo andare via. E aggiunge:
"Ora non hai più bisogno di me. Hai messo le ali, ed è giusto che voli libera, senza pesi..."
C'è tutto Ken Parker in queste due frasi. E quello che Ken lascia nel cuore degli altri, Pat lo grida con tutto il fiato che ha in corpo mentre due lacrimoni le rigano le guance:
"Ti porterò nel cuore, Ken! Per tutta la vita!"
L'albo è celebre anche per la parte iniziale ambientata nel saloon nel quale Ken entra per cercare cowboys da ingaggiare per condurre una mandria da Doge City fino al ranch di Pat. La ricerca diventa il pretesto per far sfilare davanti al lettore e agli occhi increduli e divertiti di Ken una serie di personaggi dei fumetti e dei loro autori.


L'omaggio è a metà fra l'affettuoso e il parodistico. Ci sono anche gli stessi Berardi e Milazzo con cui Ken dialoga. Personalmente l'ho sempre considerata una trovata molto simpatica ma non quel colpo di genio che tanti lettori hanno voluto vedere. Ciò che rende memorabile questo albo non è certo il siparietto metafumettistico iniziale, bensì il commiato fra Ken e Pat. 

venerdì 9 ottobre 2015

Ken Parker Classic N. 14 - "Ranchero!"


È in'edicola il quattordicesimo numero della collana Ken Parker Classic, la ristampa delle avventure di Lungo Fucile edita da Mondadori. Terza tappa della straordinaria amicizia fra il personaggio creato da Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo e la giovane Pat O'Shane, in una storia disegnata da Giancarlo Alessandrini che ci parla di boxe e del mondo degli incontri clandestini che le ruota attorno. Una vicenda che prelude già alla fine del rapporto fra Ken e Pat, visto che la giovane riesce nell'intento di conquistare il ranch dei suoi sogni, ovvero un posto stabile dove fermarsi. Dubitiamo che l'errabondo Ken vorrà fare altrettanto. Ma questo tema sarà materia dell'albo successivo. Nel presente il biondo trapper diventa perfino boxeur pur di volgere a proprio favore una truffa ordita ai danni suoi e della sua giovane amica, cimentandosi sul ring con un temibile avversario. Pat si dimostra più furba del coraggioso Ken che, nella tavola finale, appare pesto, dolorante e un po' filosofo. Ancora molta ironia e molto affetto fra i due protagonisti ma c'è spazio anche per farci capire meglio un aspetto del carattere e degli ideali di Ken, un uomo che cerca sempre giustizia e non vendetta.

venerdì 2 ottobre 2015

Ken Parker Classic N. 13 - "La città calda"


È in'edicola il tredicesimo numero della collana Ken Parker Classic, la ristampa delle avventure di Lungo Fucile edita da Mondadori. Continua la straordinaria amicizia fra il personaggio creato da Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo e la giovane Pat O'Shane, in una crime story disegnata da Giorgio Trevisan. Una storia corale, ricca di protagonisti fra i quali spicca Pat e il suo rapporto con Ken, in un alternarsi di momenti ora comici, ora affettuosi.
I due giungono a Rapid City per cercare la madre della ragazza ma vengono coinvolti, loro malgrado, nella rapina che un folto numero di malviventi sta organizzando. Fra questi una donna che, durante una lunga notte passata da sola in compagnia di Pat, instaura un rapporto di intima confidenza con l'adolescente, fino a farla (e a farci) dubitare della sua vera identità. Inutile dire che il racconto del modo in cui si sviluppa questo legame fra le due donne è magistrale.

mercoledì 23 settembre 2015

Ken Parker Classic N. 12 - "La ballata di Pat O'Shane"


È in'edicola il dodicesimo numero della collana Ken Parker Classic, la ristampa delle avventure di Lungo Fucile edita da Mondadori. Dopo Chemako, colui che non ricordaGiancarlo Berardi e Ivo Milazzo confezionano il secondo capolavoro della serie. Dopo quella con l'inuit Nanuk, troviamo ancora una grande storia di amicizia che si protrarrà nell'arco di ben quattro albi, facendoci conoscere l'indimenticabile Pat O'Shane, uno dei personaggi più vitali mai concepiti dalla fantasia di Berardi.
È la giovane vagabonda dai capelli rossi la vera protagonista dell'albo, mentre Ken è il testimone delle vicende ora molto tristi, ora perfino comiche della sfrontata adolescente. D'altronde questa è una caratteristica della vita di Ken: la sua empatia e la sua curiosità lo mettono continuamente alla ricerca dell'altro, al suo ascolto, a mettersi nei panni altrui. Lo ha detto lo stesso Berardi:
"I personaggi come Pat sono i veri protagonisti della saga. E cambiano sempre di numero in numero con rare eccezioni. Ken è una figura a latere, un testimone, il fulcro attorno al quale si raduna una commedia umana lunga ottantotto episodi."
Il rapporto con le persone è basato sulla fiducia, sulla lealtà e sul rispetto. Ken non esita a rimboccarsi le maniche se l'altro ha bisogno e lo merita. Con questa attitudine Ken è anche molto vulnerabile, e infatti ne prende tante (fisicamente e psicologicamente), ma, nello stesso tempo, riesce a fare degli incontri straordinari. Già Nanuk, l'inuit simpatico e un po' filosofo, abile pescatore e compagno fedele in pericolosissime avventure nei freddi ghiacci dell'Alaska settentrionale, aveva incrociato il destino di Ken lungo tre storie indimenticabili, nelle quali era nata una vera amicizia fra i due che Berardi aveva tratteggiato con molta sensibilità.


Pat si spinge oltre: instaura con il Nostro un rapporto particolare nato da una terribile tragedia, l'assassinio del fratello maggiore che la lascia sola al mondo. Incontra Ken in una cittadina dell'Alaska meridionale in un frangente per lui molto delicato. Scambiato per un delinquente e frettolosamente condannato alla pena capitale, Ken viene aiutato ad evadere di prigione dopo che Pat si era spacciata per sua figlia. Nasce così il legame fra i due, nel quale Lungo Fucile è un po' amico, un po' fratello maggiore, un po' padre e anche un po' fidanzato.
L'importanza di questo albo è duplice. Da una parte, nella sceneggiatura, Berardi abbandona definitivamente le didascalie sostituendole con il testo e lo spartito di una canzone, la ballata di Pat O'Shane appunto, scritta e musicata da lui stesso, che fa da coro alle avventure narrate nell'albo. Dall'altro, nei disegni, Ivo Milazzo ha raggiunto quella maturità nel tratto che non abbandonerà più nelle pagine di Ken: tutti i personaggi recitano con grande naturalezza ed espressività.

venerdì 18 settembre 2015

Ken Parker Classic N. 11 - "Il popolo degli uomini"


È in'edicola l'undicesimo numero della collana Ken Parker Classic, la ristampa delle avventure di Lungo Fucile edita da Mondadori. Il personaggio ideato da Giancarlo Berardi e da Ivo Milazzo è protagonista di un'estate divertente trascorsa in un villaggio inuit nel nord dell'Alaska. Si rafforza la splendida amicizia con Nanuk, conosciuto nella baleniera salpata da San Francisco e scampato insieme a Ken nel naufragio successivo. Berardi ci regala una storia dai toni comici e, nello stesso tempo, documentaristici. Impariamo molto della vita, cultura e filosofia di un popolo molto lontano dall'uomo bianco. Kablunak (appunto uomo bianco) è il soprannome che Chemako riceve dagli abitanti di questo villaggio, fra i quali si integra benissimo, assistendo a storie d'amore, con tanto di fuga degli amanti. Il finale dell'albo, egregiamente disegnato dal compianto Bruno Marraffa, è amaro e tragico, quando si entra in contatto con la cultura dei bianchi. Da questo drammatico evento nascerà una delle storie più belle dell'intera saga di Ken Parker. Ma questo sarà materia del prossimo albo.


LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...