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mercoledì 8 giugno 2016

Le quindici storie di Ken Parker nel cassetto di Giancarlo Berardi



Nell'edizione appena conclusa di Etna Comics, festival internazionale del fumetto e della cultura pop che si tiene annualmente a Catania, figuravano come ospiti, fra gli altri, Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo. Mi è capitato di guardare su youtube due brevi interviste che la coppia ha concesso separatamente ai tipi di Zagor Tv durante i giorni del festival.
Nella prima, registrata il 4 giugno, Berardi fa un piccolo scoop che lascia a bocca aperta tutti gli appassionati di Lungo Fucile, me compreso. Dichiara di avere nel cassetto almeno una quindicina di storie inedite di Ken Parker. Stupisce il suo "Mai dire mai!" e "Io sono pronto!" lasciando per un attimo senza parole l'incredulo intervistatore. Il suo largo sorriso fa intendere che, se ci fossero le condizioni, sarebbe ben felice di pubblicare queste quindici storie. Ma come? Con quale disegnatore? Il pensiero vola ad Ivo Milazzo, naturalmente.



Ma l'intervista concessa dal maestro di Tortona il giorno successivo gela le aspettative del fiducioso appassionato. Alla domanda precisa se le quindici storie inedite che prendono la polvere nel cassetto di Berardi possano un giorno venire disegnate dallo stesso Milazzo, questi risponde freddamente. L'espressione assunta dal volto, il suo "Non so" che suona come un "No" allontanano ogni speranza di rivedere mai un giorno una nuova storia di Ken Parker firmata dai suoi creatori. Milazzo pare ormai orientato verso altri progetti, guidato dal desiderio di cambiare, stimolo necessario per la sua creatività.

P.S. Gli illusi che, nelle parole di Berardi, hanno voluto intendere che Ken non è davvero morto nell'ultimo episodio Fin dove arriva il mattino si possono mettere il cuore in pace. Le quindici storie si possono riferire tranquillamente a periodi precedenti o avere come protagonisti altri personaggi: vedi Teddy Parker.

domenica 8 marzo 2015

Ken Parker senza speranza



Ancora il carcere. È questo il contesto in cui la continuty dell'umana avventura di Ken Parker si interrompe nel primo dei quattro albi speciali semestrali (pubblicato per la prima volta dalla Sergio Bonelli Editore nel luglio del 1996 e ristampato una settimana fa da Mondadori) con i quali il Nostro si congeda dai suoi lettori. Due dei tre albi successivi, infatti, narrano di avventure che si collocano temporalmente prima de I condannati e uno vede il figlio Teddy come protagonista. Il ritorno al formato bonelliano classico trova Chemako testimone di una delle peggiori situazioni umane in cui sia mai capitato. Dopo la rivolta del carcere di Jackson, di cui è stato uno dei protagonisti, Ken viene trasferito in un penitenziario di massima sicurezza, a Fort Lauderdale, in mezzo alle everglades della Florida. Un ambiente inospitale, in cui la natura è il primo elemento punitivo nei confronti dei prigionieri, ma non il peggiore. Se a Jackson il tentativo (vano) del direttore era stato quello di impostare la detenzione dei carcerati su delle basi rieducative, qui a Fort Lauderdale non c'è nessuna speranza. Il fine è solo la punizione, dura, spietata, violenta, senza redenzione. Un lager, dove i condannati sono sottoposti ad un lavoro massacrante in mezzo alla palude, in balia di secondini che giocano con la loro vita mentre il direttore dedica attenzioni “particolari” ad alcuni detenuti. Un incubo nel quale Ken riesce a mantenere viva, nonostante tutto, la propria umanità, che si manifesta innanzitutto nell'aiuto ad Hamilton, un condannato anziano. Intorno a questo compagno di sventure e alla sua storia si dipana la trama di questo albo che si conclude tragicamente con un inutile tentativo di fuga, in cui lo stesso Ken viene coinvolto contro la propria volontà.



Come al solito, nei soggetti di Giancarlo Berardi, la storia con i suoi sviluppi ben congegnati è funzionale a far emergere lo spessore dei personaggi, con il loro corredo di sentimenti e di idee. Giri l'ultima pagina e ti accorgi che quello che rimane non è la soluzione ingegnosa con cui Ken ha individuato l'assassino di Hamilton, ma sono le emozioni e i volti dei protagonisti, da Hamilton al direttore, dal medico al secondino, dal detenuto in fin di vita a quello suicida. Tanti personaggi, tante facce (splendidamente disegnate da Pasquale Frisenda e Laura Zuccheri), tante storie di tragica umanità, tutte accomunate da uno sguardo che non lascia spazio a nessuna speranza. È un'amarezza indicibile che ti consegna questa storia, una visione dell'uomo e del suo mondo senza possibilità di salvezza. Manca solo un mese all'epilogo inedito delle avventure di Ken, che lo vedranno, già lo sai, finalmente fuori dal carcere: e questo ti rincuora. Ma ti sei portato dentro per quasi vent'anni quest'amarezza. E, da lettore appassionato di un personaggio che, per il suo realismo, buca la carta su cui è disegnato per entrare nella vita, non puoi altro che constatare che è stato un vero peso.

martedì 21 dicembre 2010

Il futuro a colori di Ken Parker

Disegno di Ivo Milazzo tratto dalla copetina di "Avventure in acquarello", Parker Editore, 1993

"L'affetto dei lettori di Lungo Fucile è costante e apparentemente imperituro. Non passa mostra, conferenza o semplice incontro in cui qualcuno non mi chieda notizie del nostro scout. Per non parlare delle lettere. E tutti vorrebbero rivederlo in sella, ventre a terra, nelle Grandi Praterie. Me compreso, devo dire. Ken è un mio figlio, un fratello - persino un padre. E' sangue del mio sangue, e sarei felice di rimetterlo in scena. Scrivere alcune storie per terminare la saga, però, mi sembrerebbe riduttivo. Nelle mie intenzioni e in quelle di Ivo Milazzo, l'autore grafico del personaggio, si è fatto strada un progetto che prevede la revisione totale di tutte le storie, la loro colorazione e la conseguente ristampa. Insomma, un'edizione rivista e corretta a cui far seguire gli episodi rimasti in sospeso. Il problema, in questi tempi di congiuntura, è trovare un editore disposto a un investimento così cospicuo. D'altronde, negli ultimi quindici anni, Ken è diventato un character di culto, che merita rispetto e attenzioni particolari. A cominciare dai suoi autori.
So long."

Ivo Milazzo, prima e quarta di copertina de "La collera di Naika", numero 52 della prima serie

 Sono parole di Giancarlo Berardi, tratte dall'ultima rubrica Il Diario di Julia, ovvero il prezioso angolo della posta con cui si apre ogni albo mensile di Julia, l'intensa e affascinante serie mensile che narra le avventure dell'omonima criminologa, la cui umanità ricorda spesso il nostro Ken. Nell'albo 147 di dicembre, Berardi risponde alla domanda di un lettore di Julia, ma ancor prima di Ken Parker, che propone l'idea di creare una miniserie Bonelli con la conclusione della storia di Lungo Fucile: "L'impegno economico dell'editore sarebbe limitato nel tempo e comunque una serie di Ken non resterebbe a prender polvere in edicola, perché lo zoccolo duro è ancora numeroso e presente" afferma lo speranzoso lettore. E devo dire che, mentre leggevo queste parole, non potevo far altro che sottoscrivere pienamente la proposta, anche perché le motivazioni addotte dall'"amico" di Ken erano più che convincenti.


Ivo Milazzo, prima e quarta di copertina de "I pionieri", numero 53 della prima serie

Sbalorditiva è stata invece la risposta di Berardi: non mi sarei mai aspettato che nella testa sua e di Milazzo fosse balenata l'idea di un progetto di così ampio respiro, al cui paragone, la proposta del lettore impallidisce. Certo, noi, "zoccolo duro" di Ken, di primo acchito ci accontenteremmo di qualsiasi formato editoriale, pur di sapere come andrà a finire la saga di Lungo Fucile. Ma, a pensarci bene, è solo un progetto così "monumentale" che può rendere giustizia all'indimenticato personaggio creato dalla coppia Berardi - Milazzo. O così, o niente. Preferisco restare nel dubbio per sempre, anche se lasciare Ken a marcire in un carcere è molto doloroso....

Ivo Milazzo, prima di copertina de "Prossima fermata: Stockton", numero 51 della prima serie

 La risposta di Berardi però dà una speranza: pur nella manifesta incertezza della realizzazione del progetto, i due autori ci stanno pensando su seriamente e il riferimento alla ricerca di un editore che sarebbe disposto ad un investimento importante, sembra quasi un'esca gettata in modo evidente nel mare della stampa italiana. Perché sbilanciarsi così proprio adesso e pubblicamente in un albo venduto in edivola? Come dice lo stesso Berardi, le richieste di far rivivere Ken gli sono giunte per lettera o di persona costantemente e copiosamente. Perché parlare proprio ora? C'è già qualcosa che bolle in pentola? Mi piacerebbe, e mi rendo conto che sto fantasticando. Ma Lungo Fucile mi manca. Ho perso un amico e un compagno di viaggio, lasciandolo per giunta in una brutta situazione. Spero proprio di rivederlo presto, nel frattempo mi consolo rileggendo la sua vecchia storia.
So long.

Milazzo, Ken e Berardi in un'illustrazione di Milazzo


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