domenica 9 dicembre 2018

Mister No Revolution


Cosa succede se prendi un personaggio dei fumetti e lo sposti nel tempo, se collochi le sue avventure in un altro contesto storico?  Fai un esperimento interessante, delicato e sfidante. Soprattutto se quel personaggio è un caposaldo della casa editrice in cui lavori e del fumetto italiano in generale. Mister No esordì nelle edicole nel 1975, primo antieroe di casa Bonelli, creatura di Guido Nolitta, nome d'arte di Sergio Bonelli. Per tanti versi simile a lui, per molti altri così diverso. Comunque da lui tanto amato. E così anche dai lettori, che apprezzarono le avventure ambientate nell'Amazzonia degli anni Cinquanta di questo scanzonato amante della buona musica, delle sane bevute e delle belle donne, che si guadagnava da vivere scarrozzando gente di tutti i tipi in tutto il Sud america. Finendo immancabilmente per cacciarsi in un sacco di guai. Lui, che di guai e di esperienze terribili, aveva avuto la nausea, tanto da lasciare il cosiddetto mondo civilizzato occidentale per riparare in un angolo sperduto del mondo, Manaus, città nel cuore dell'Amazzonia, a ridosso di una Frontiera con un vasto territorio in gran parte inesplorato.
Le strade difficili di New York e diversi teatri insanguinati della Seconda Guerra Mondiale costituiscono il contesto dal quale fugge Jerry Drake, conosciuto da tutti come Mister No. Michele Masiero ha spostato la nascita del Nostro venticinque anni più avanti. In questo modo è nella New York del 1967 che vediamo Jerry perdere il lavoro di cameriere in una bettola per aver fatto a pugni in difesa di una ragazza.



Si tratta del primo elemento che contraddistingue il personaggio: di fronte alla richiesta di aiuto da parte di una persona in difficoltà, Jerry non si volta dall'altra parte ma interviene senza pensarci due volte. La storia con la ragazza continua e l'amore (che intuiamo difficile) che ne nasce vien mostrato in diversi flashback dagli splendidi disegni di Matteo Cremona. La narrazione presente è collocata qualche mese più avanti, nel 1968, nei tragici scenari della sporca guerra del Vietnam. Jerry e i suoi commilitoni si muovono nella giungla, vengono attaccati, raggiungono un villaggio devastato già in mano americana, dove è chiaro l'eccesso di violenza commesso dall'esercito.



Un secondo elemento del personaggio emerge in quest'occasione: di fronte alla possibilità di stare zitti o parlare di quanto visto coi propri occhi, Jerry non ha dubbi sul fatto che sceglierà la seconda opzione, infischiandosene delle conseguenze. L'amore della verità, il rispetto della vita altrui, l'insofferenza nei confronti delle ingiustizie, l'antimilitarismo si rivelano in un'unica vignetta. Qui c'è tutto Mister No. C'è tutto il No che compone il suo soprannome.
Mi sembra perfetto che Mister No revolution sia ospitato dall'Audace, l'etichetta che fa rivivere uno dei suoi personaggi storici nello spirito originario della casa editrice milanese. Il lavoro compiuto da Michele Masiero ai testi, Matteo Cremona ai disegni, Luca Saponti e Giovanna Niro alla colorazione ed Emiliano Mammucari alla copertina, fa di questo albo, intitolato Brucia, ragazzo brucia!, un esperimento fresco e originale, dalle prospettive interessanti e capace di attrarre tanto i vecchi lettori, che già hanno conosciuto il Mister No di Nolitta, quanto quelli nuovi: in fondo, aver già amato il Jerry Drake del 1975, non è un prerequisito indispensabile per innamorarsi di quello del 2018.

martedì 4 dicembre 2018

Il Tramezzino di Bacilieri



Dopo Fun e More fun, Paolo Bacilieri ci trasporta ancora dentro la città che ama: Milano. E lo fa in grande, all'interno della collana Sudaca dell'editore Canicola. Le tavole, in formato A3, ti avvolgono, ti risucchiano dentro le strade di Milano, ti fanno scorrere davanti ai palazzi di vario stile edificati nella città meneghina alcuni decenni fa. Ti fanno capire come Milano fosse un'avanguardia architettonica. Ma il tutto è leggero, perché l'altra protagonista dell'albo è una storia d'amore fra due studenti universitari: lei è Skilla, greca, di famiglia intellettuale, lui è Daddo, milanese, di famiglia alto borghese. Un amore travolgente, vissuto e consumato all'ombra e dentro i palazzi cittadini, testimoni quasi vivi degli amplessi dei due giovani. Amore intenso ma breve, lei torna ad Atene, sconvolta dall'ignoranza di lui riguardo a Mussolini, lui resta col suo cane. Milano e i palazzi sono sempre lì. Profondità e levità. Intersezione fra architetture di cuori e architetture urbane. È Tramezzino.


lunedì 3 dicembre 2018

La Resistenza di Zero


Son seduto su un cubo e fisso la parete di fronte a me. Lunga, alta. Più lunga che alta. E piena di immagini, di manifesti disegnati, disposti uno di fianco all'altro. Sono tutti di Zerocalcare. Sto alla mostra Scavare fossati, nutrire coccodrilli a lui dedicata 
al Maxxi di Roma. E la parete che ammiro è la cosa più bella. Raccoglie il lavoro meno conosciuto di Michele Rech, quello per cui si è attirato, per esempio, le accuse di venduto ai NoTav da parte di quelli che non lo conoscono bene. Da parte di quelli che hanno letto solo i suoi libri stravenduti ma ignorano le sue origini. Origini di ragazzo che le ha prese dalla Forestale al G8 di Genova, che frequenta i centri sociali e che mette il suo talento a servizio di quello in cui crede.


Concerti, campagne, manifestazioni. Cose che non vengono fuori sulla stampa nazionale, ma che restano confinate ad un circuito locale e alternativo. Ci devi stare per saperlo. Oppure vieni a questa mostra, ti siedi sul cubo e guardi uno ad uno i manifesti. E leggi quello che c'è scritto. E scopri che c'è un mondo, piccolo ma c'è, di gente che ci crede e che resiste. Pagando spesso un prezzo molto alto sulla propria pelle. Sproporzionato e invisibile ai più. Menomale che ci stanno quelli come Zero che cercano di farlo emergere. Menomale che ci sta questa mostra. E il catalogo che ti porti a casa. E che puoi anche comprare in edicola. Menomale che ci sta chi resiste, chi ci prova, chi fa quello che dice e dice quello che pensa. Con tante paure e sbagli anche, perché i supereroi non esistono. Ma almeno parla, dice, disegna. E ti fa riflettere. Se trova terreno fertile dall'altra parte. Se trova una condivisione di valori fondamentali. Non serve essere antagonisti dei centri sociali. Basta avere umanità, credere che tutti abbiamo gli stessi diritti ed essere antifascisti. Il minimo sindacale per vivere in uno stato veramente democratico. Anche se adesso non c'è più nemmeno il minimo.


martedì 18 settembre 2018

Trieste e gli 80 anni delle leggi razziali


Il 18 settembre di 80 anni fa Benito Mussolini proclamò la promulgazione delle leggi razziali durante un discorso tenuto davanti ad una plaudente folla oceanica, raccolta in Piazza Unità d'ItaliaTrieste. Sorvolando sulla miseria che caratterizza le esternazioni dell'attuale amministrazione comunale triestina a proposito di una mostra dedicata a questa ricorrenza organizzata da un liceo cittadino, consiglio a sindaco e assessore alla cultura un'utile e interessante lettura.
Nel 2010, il triestino Walter Chendi scrisse e disegnò un toccante racconto a fumetti ambientato in quei tragici giorni: La porta di Sion. Il protagonista è Jacob, un ragazzo triestino come tanti, che il 18 settembre del 1938 in Piazza Unità d'Italia scopre però di essere diverso dagli altri. Dopo il discorso del Duce molti ebrei, fra cui Jacob, si sentono come se avessero tolto loro le scarpe. Il ragazzo si vede scalzo: la nudità dei suoi piedi sottolinea la sua diversità e il dolore che lo accompagnerà ad ogni passo. Il tradimento di una patria che non lo accetta più e l'amore verso una giovane ebrea polacca lo porterà a seguire il destino di tanti altri ebrei dell'Europa centro-orientale (ben 160 mila) che, negli anni Trenta, fuggirono dalle persecuzioni salpando dal porto di Trieste verso la terra promessa, rappresentata dalla Palestina.

Una storia personale di un ragazzo che diventa adulto nel giro di due settimane, lasciandosi alle spalle il bambino che era e la vita spensierata di garzone di macelleria. Jacob ha trovato l'amore e una nuova patria felice di accoglierlo. Non altrettanta fortuna ebbero migliaia di ebrei italiani che vennero privati prima delle scarpe, poi della dignità e infine della vita.
Tutto ebbe inizio il 18 settembre del 1938, a Trieste, in Piazza Unità d'Italia.



domenica 29 luglio 2018

Cortez e il potere del logo


Un fumetto è costruito da tante persone, più di quante un lettore distratto possa immaginare. Fra queste c'è anche il grafico, l'art director, quello che crea il titolo e la sua grafica. O il logo stesso, il marchio con cui quel fumetto ti resta indelebilmente dentro. Quando penso a Mister No, la prima immagine che si affaccia al mio cervello è la sua silhouette e il suo volto disegnati da Ferri. Poi, subito dopo, il logo che campeggia su tutte le copertine degli albi. E così per Martin Mystére o Nathan Never o Dylan Dog o Ken Parker. Scrivo questo per sottolineare l'importanza che ha l'apporto grafico anche solo di un titolo o di un marchio. E scrivo questo soprattutto perché l'autore dei marchi che ho citato qualche riga più in alto se n'è andato.



Luigi Corteggi, in arte Cortez, pittore prestato al fumetto, è scomparso il 26 luglio all'età di 85 anni. Con lui se ne va un mondo di arte che è entrato dentro la psiche di ogni lettore bonelliano e non solo. 23 anni di servizio presso la casa editrice milanese per cui disegnò anche molte copertine de Il Piccolo Ranger e un soggetto e le tavole di un albo di fantascienza uscito nella Collana Rodeo nel 1981. Prima di approdare alla corte di Bonelli, Cortez creò i loghi delle testate di Kriminal, Satanik, Maschera Nera, Gesebel, Eureka ed Alan Ford per l'Editoriale Corno e anche diverse copertine. Insomma, quasi tutti i più importanti fumetti seriali italiani ricevettero l'impronta grafica di questo maestro. Al quale va tutta la mia più grande riconoscenza e un commosso pensiero.


lunedì 9 luglio 2018

Il ritorno dell'Audace


Sono trascorsi quasi ottant'anni da quando Gian Luigi Bonelli rilevò la rivista Audace per girarla come un calzino e farne la casa editrice che oggi conosciamo come Sergio Bonelli Editore. Fu un'innovazione di linguaggio, contenuti e stile. Oggi ritorna quest'etichetta. La Bonelli ne fa un contenitore di collane che si distingueranno appunto per stile, linguaggio e contenuti. Si inizia con Deadwood Dick, western sporco, brutto e cattivo tratto dal romanzo Paradise Sky di Joe R. Lansdale, sceneggiato da Michele Masiero e disegnato da Corrado Mastantuono.
Molta ironia nel racconto in prima persona della storia di un negro (e sì, un negro, mica un nero: al bando il politically correct!), che si arruola nei Buffalo soldiers per sfuggire ad un linciaggio nel Sud liberato (si fa per dire) grazie alla Guerra Civile. Linguaggio diretto, infarcito di gergo volgare. Tette e culi e violenza razzista rappresentata senza filtri. Un crudo realismo stemperato dall'ironia. Ecco cosa mi resta dopo la lettura del primo albo: troppo poco per dare un giudizio compiuto. Certo, ci troviamo di fronte a qualcosa di diverso dal noto albo Bonelli. Avventura sì, ma sporca e impolverata come è la vita. La vita nella quale diciamo parolacce, sogniamo tette e culi come fa Dick, il protagonista negro, e sopportiamo scene di violenza quotidianamente proposte dai media, con l'effetto di anestetizzarci, così come nel West la violenza live anestetizzava le coscienze.




Nota di merito per i disegni di Mastantuono che hanno il duplice effetto di immergere il lettore negli scenari classici del western e, nel contempo, di fargli respirare la polvere sollevata dagli zoccoli del cavallo di Dick.

domenica 1 luglio 2018

30 anni di Sergio Bonelli Editore


Sono molti di più di trenta gli anni nei quali la casa editrice di fumetti più famosa d'Italia ha accompagnato le ore e le vite di diverse generazioni. Ma è stato Sergio, il figlio del fondatore Gian Luigi Bonelli, a dare la svolta come editore, oltre che come autore, all'azienda che la madre Tea aveva condotto fuori dai duri anni del Dopoguerra con grande intraprendenza manageriale. Sergio fu prima galoppino, poi segretario e infine autore e direttore. Era normale e utile all'azienda stessa, quindi, cambiare la denominazione dalle anonime Cepim o Daim Press alla chiara e manifesta Sergio Bonelli Editore.
Accadeva nel luglio del 1988. Me lo ricordo. Un mese prima era uscito il primo Texone, Tex il grande!, di Guido Buzzelli. Una novità straordinaria nei propositi, nel formato, nell'autore. Fu la prima pietra su cui nacquero poi tutte le successive creature della casa editrice di Sergio. Non è un caso quindi se proprio in quel mese l'editore annunciava il cambio di nome. Quel Texone è un simbolo della capacità di innovare e di restare fedeli ad un'idea, a dei valori, alla mission, si direbbe oggi. La casa editrice ci ha sorpreso continuamente, proponendoci negli anni una varietà di personaggi, protagonisti di tutti i generi in cui si declina la parola Avventura. Quasi sempre le ciambelle son riuscite col buco, ma anche quando il prodotto non ha avuto il successo sperato, sempre è stato chiaro e sincero l'impegno profuso da coloro che l'hanno realizzato. Nella redazione di via Buonarroti un elemento non è mai mancato, né mancherà nel futuro: il rispetto nei confronti del lettore. E quando c'è questo ingrediente, la ciambella ha sempre il suo perché, anche nelle rare volte in cui il buco non riesce.
Tanti auguri a tutta la redazione. E continuate come sapete, sempre nel nome di Sergio.

venerdì 29 giugno 2018

Massimo Dall'Oglio vince il Premio intitolato a Giacomo Pueroni




The Game Fortress. Comic &Movie Festival – Palmanova (UD) | 30 giugno -01 luglio 2018

Consegna Premio annuale intitolato a Giacomo Pueroni, “Al miglior disegnatore di fantascienza”. Edizione 2018

Durante il festival The Game Fortress Comic&Movie Festival 2018 di Palmanova, giunto alla terza edizione e dedicato quest’anno al rapporto tra fumetto e cinema, con una particolare sezione dedicata ai fan film, si svolgerà la consegna del premio, assegnato annualmente, dedicato al fumettista goriziano Giacomo Pueroni, scomparso nel 2017 a 53 anni per una forma particolarmente aggressiva di sclerosi laterale amiotrofica.
Il disegnatore, di origine torinese, grande appassionato di fumetto e di fantascienza, si è sempre dedicato professionalmente al disegno di Science Fiction. Da ciò la scelta di dedicare un premio con la dicitura espressa.
Il premio viene assegnato tramite una votazione alla quale partecipano, oltre ad acuni dei collaboratori più vicini all’autore, ai curatori della sezione fumetto del Festival, anche gli amici con cui il disegnatore ha condiviso la passione per il fumetto e la frequentazione delle fiere di settore. Si è inteso con questa scelta garantire che la premiazione favorisse non solo un autore meritevole, ma ancheil ricordo della passione con cui Pueroni amava affrontare il mestiere a cui ha dedicato la propria vita.
Il premio, inaugurato nel 2017 con l’approvazione degli eredi del disegnatore scomparso, è stato assegnato lo scorso anno al disegnatore triestino Mario Alberti.

Venerdì 15 giugno, durante la presentazione alla stampa del Festival, è stato annunciato dagli organizzatori il vincitore dell’Edizione 2018 del premio, assegnato al disegnatore cagliaritano Massimo Dall’Oglio.
La scelta ha avuto la seguente motivazione.
Per aver affrontato il tema della fantascienza con originalità, dimostrando una ricerca linguistica in continuo sviluppo, capace di ottenere apprezzamenti internazionali importanti; e per aver saputo approfondire in contesti autoriali diversi un segno ormai divenuto riconoscibile, che ha saputo rileggere, innovandoli, gli stilemi grafici del fumetto giapponese, finalizzandoli ad uno storytelling di stampo cinematografico di alto livello”.

L’autore informato del premio sarà ospite del Festival, dal 30 giugno al 01 luglio.
Il premio verrà a lui ufficialmente consegnato sabato 30 giugno 2018, alle ore 16.00, all’interno di un incontro a cui parteciperanno oltre a Massimo Dall’Oglio anche Bepi Vigna, co creatore di Nathan Never e Matteo De Longis, illustratore e fumettista, che ha realizzato tra l’altro il manifesto dell’edizione 2018 del Festival.

Saranno presenti a Palmanova, nelle giornate del festival, oltre agli autori già menzionati anche Francesco Cattani, Andrea “Casty” Castellan, Lorenzo Pastrovicchio, Giada Perissinotto, Romeo Toffanetti, Davide La Rosa, Marco Triolo, Angela Vianello. La casa editrice Tunuè terrà una portfolio review, mentre in collaborazione con il Treviso Comic Book Festival sarà allestita un’ampia area dedicata all’autoproduzione.

Per informazioni sugli orari definitivi e il programma dedicato al fumetto:



Massimo Dall'Oglio
Disegnatore, nato a San Gavino Monreale (CA) il 22 marzo 1973. Dopo la maturità scientifica, frequenta per tre anni la facoltà di ingegneria fino a quando comincia a dedicarsi a tempo pieno allo studio del fumetto.
Nel 1997 vince a Prato il “Pierlambicchi d’oro" come miglior giovane autore, ma è solo nel 2006 che avviene il suo esordio professionale con la pubblicazione della serie in quattro volumi di "Underskin", scritta da Andrea Iovinelli e pubblicata in Francia da Les Humanoides Associés e, in seguito, in Italia da Edizioni BD.
Dal 2008 lavora con diversi editori italiani: disegna due albi di "Jonathan Steele" per Star Comics, su testi di Federico Memola; due numeri di "John Doe" per Eura e Aurea Editoriale; per Edizioni BD pubblica "L’era Dei Titani" (testi di Adriano Barone); collabora con Panini Comics per la realizzazione delle due mini serie in quattro volumi delle "Cronache del Mondo Emerso" (ispirate ai romanzi fantasy di Licia Troisi), la prima su testi di Roberto Recchioni e la seconda di Iovinelli. Nel 2010 è finalista con la storia "Hermes", sempre scritta da Iovinelli, al “Morning International Manga Competition” della casa editrice giapponese Kodansha. Nel 2013 disegna per Capcom/Glénat il prequel a fumetti di "Lost Planet (La prima colonia)", in occasione dell’uscita internazionale del terzo capitolo del videogame omonimo. Contestualmente, collabora come illustratore e fumettista con DeAgostini e Wired Italia.
Attualmente collabora con Sergio Bonelli Editore, per cui ha realizzato parte del quarto numero della serie Orfani, per poi dedicarsi alle nuove storie di Agenzia Alfa. Recentemente ha disegnato il Numero 0 di Generazioni, mini serie correlata a Nathan Never.
Con Adriano Barone, sotto lo pseudonimo di Hagane Ishi, Dall’Oglio viene premiato nel 2017 per due volte al concorso internazionale Silent Manga Audition,  organizzato dalla casa editrice giapponese Coamix, con le storie mute Like that old Italian wine e Colosseum. Nel 2018 si aggiudica una Masterclass in Giappone con la divisione SMAC del Publisher del sol levante Coamix per cui ora realizza manga per il mercato giapponese e internazionale.



Giacomo Pueroni
Nato a Torino nel 1964, dopo essersi diplomato presso l'Istituto d'Arte di Gorizia, inizia a lavorare nel campo della grafica pubblicitaria e nel frattempo disegna strisce umoristiche pubblicate su riviste dedicate al fandom, Inside Star Trek e Shadows on the moon. Le strisce sono caratterizzate da un tono volutamente parodistico e sono basate su serie fantascientifiche esistenti.
Nel 1996 Pueroni entra a far parte dello staff di disegnatori di Zona X della casa editrice Sergio Bonelli Editore, testata per la quale disegna la storia Cleopatra 2000, ambientata nell'universo narrativo di Legione stellare. Nel 1999 passa alla squadra di disegnatori di Jonathan Steele, sempre per la Sergio Bonelli Editore. Il suo esordio avviene sulle pagine del numero 3, "Sfida nella città sommersa", storia disegnata assieme a Teresa Marzia La sua prima storia come disegnatore completo è il sesto numero della serie, intitolato Il prigioniero. Pueroni continuerà la collaborazione con il team del personaggio, proposto in una nuova serie pubblicata dalla Star Comics a partire dal 2004, a seguito della chiusura della testata da parte della Sergio Bonelli Editore.
La collaborazione con Federico Memola, autore in Zona X e creatore di Jonathan Steele, continua nel 2006, con la realizzazione del volume Harry Moon pubblicato da 001 Edizioni, personaggio che sarà ripreso nel 2010 in una serie pubblicata da Planeta De Agostini (il primo numero sarà disegnato da Pueroni).
Oltre al lavoro per la Sergio Bonelli Editore, dal 2005 insieme a Miriam Blasich e Luca Vergerio, con i quali crea il Gruppo Fumatti, realizza la serie di fantascienza Anjce, editata da prima da ARTe FUMETTO e quindi autoprodotta.
Dal 2009 realizza illustrazioni per la rivista Robot, pubblicata da Delos Book. Una delle illustrazioni per Robot gli varrà il Premio Italia. Nel 2012 realizza, insieme a Guido Masala, una storia per la testata Nathan Never della Sergio Bonelli Editore. Nel 2014 disegna il numero 9 della serie Dragonero ideata da Luca Enoch e Stefano Vietti.Ha inoltre pubblicato storie brevi per altre case editrici, come Edizioni Arcadia e Coniglio Editore.
Dal 2016 Pueroni ha iniziato a raccontare sul suo blog la propria esperienza con la SLA. Molte sono state le iniziative per supportarlo, come la pubblicazione editoriale in digitale, da parte della Sergio Bonelli Editore, di alcune storie di Jonathan Steele e Nathan Never da lui disegnate.
Giacomo Pueroni è morto all'ospedale di Gorizia il 18 febbraio 2017 all'età di 53 anni, a causa di complicazioni dovute alla malattia.

lunedì 14 maggio 2018

Un atomo di verità


"Datemi un milione di voti e toglietemi un atomo di verità e io sarò perdente"

Un atomo di verità. Aldo Moro e la fine della politica in Italia, il saggio scritto da Marco Damilano per Feltrinelli, è un libro da leggere. Era dai tempi di Promemoria di Corrado Stajano che un saggio non mi appassionava tanto nella sua lettura, quasi fosse un romanzo. Dico che è da leggere perché mi ha aperto gli occhi sulla persona Aldo Moro, sulle sue qualità umane, su quelle di professore, sulla sua alta visione della politica. Un uomo che, al pari di Pasolini, sapeva leggere i tempi meglio di chiunque altro, intuendo le inquietudini che animavano i giovani e che la Democrazia Cristiana, il suo partito, non era capace né di vedere, né, tanto meno, di interpretare. Fu per questo che, in anticipo sui tempi, cercò di avvicinare all'area di governo il PCI di Berlinguer, che riteneva più adatto nella lettura di quella parte di società nella quale si agitavano i maggiori fermenti. Un uomo che criticava il trentennale potere del suo partito, definendolo non salutare per una democrazia che invece vive dell'alternanza dei governi e muore lentamente nel monolitico potere di un unico colore. Un uomo che per questo era odiato dall'estrema sinistra e dall'estrema destra, ma che invece era amatissimo dai suoi studenti della facoltà di legge, cui dedicava tempo, cura e ascolto. Un uomo che era conscio del potere che aveva ma che, da credente, sapeva del limite del suo essere uomo.
L'autore visse da bambino il clima di guerra durante i 55 giorni del sequestro di Moro. La mattina del suo rapimento e dell'assassinio dei cinque componenti della scorta, Damilano passò in via Fani a Roma venti minuti prima, a bordo del pulmino che lo conduceva alla scuola elementare. Fu un avvenimento che lo segnò emotivamente, così come ha segnato emotivamente anche quei giorni lugubri e grigi della mia infanzia, indelebilmente impressi nella mia memoria. A quarant'anni dal ritrovamento del suo cadavere in via Caetani, la lezione politica e umana che lascia Aldo Moro fa impallidire la maggior parte dei politici odierni e getta nello sconforto quei cittadini italiani che si rendono conto dell'abissale distanza che separa gli attuali inquilini dei palazzi del potere dalla figura di Aldo Moro. Per fortuna di quei pochi cittadini italiani di cui sopra, esistono ancora sparuti politici come il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che onorano la memoria di Aldo Moro nei loro atti e nelle parole. Di seguito uno stralcio del discorso con cui il 9 maggio scorso il Presidente ha ricordato lo statista assassinato dalle BR, definendolo "un tenace costruttore di dei tempi nuovi nella stagione dell'imbarbarimento della vita politica e civile"



venerdì 3 novembre 2017

Il West di Renzo Calegari


Ci sono alcuni disegnatori di fumetti, pochi a dir la verità, per i quali i testi, dialoghi o didascalie che siano, sono superflui. Le loro vignette, le loro tavole parlano da sole, raccontano, narrano per immagini. Renzo Calegari era uno di questi. Oggi si è spento il disegnatore italiano di fumetti che più di tutti gli altri rappresentava il West. E non solo perché il suo nome è legato per sempre, insieme a quello di Gino D'Antonio, a quell'impareggiabile serie a fumetti che risponde al nome di Storia del West. Fu su queste tavole che, ancora ragazzino, scoprii il suo tratto, i suoi neri intensi, le sue ombre che rappresentavano l'essenza del West.

martedì 31 ottobre 2017

Il marito di mio fratello


A volte anche i pregiudizi più consolidati si sgretolano come un muro costruito con la sabbia. Basta una domanda innocente a minarne le fondamenta. Sono sufficienti lo sguardo limpido di una ragazzina, il suo sorriso sincero e la sua vitalità prorompente per provocare uno smottamento inarrestabile. Sembra poco ma per noi adulti, che spesso modelliamo la complessità del mondo con schemi rozzi e generalizzanti, è una rivoluzione. Ed è proprio una rivoluzione quanto accade a casa di Yaichi e di sua figlia Kana, quando irrompe nella loro vita Mike, omaccione irsuto che viene dall'altro capo del mondo, il Canada. Mike è lo zio di Kana, avendo sposato Ryoji, fratello, purtroppo scomparso, di Yaichi. E sì, perché laggiù è legale sposarsi fra persone dello stesso sesso e Kana non lo capisce. Nel senso che non comprende perché in Canada si possa farlo mentre in Giappone sia vietato. Perché? 

giovedì 14 settembre 2017

Corto Maltese a pordenonelegge



Ieri è iniziata pordenonelegge, la festa del libro con gli autori, che, da diversi anni, anima la città del Friuli Occidentale. Anima è la parola giusta perché il centro cittadino riceve un impulso di energia vitale che percorre ogni vicolo, ogni strada, ogni piazza. Centinaia di persone affollano ciascuno degli innumerevoli incontri con gli autori che si susseguiranno fino a domenica sera. Una ventata d'aria fresca, di idee, di libertà, di divertimento e di cultura che fa bene al cervello e al cuore. Ci vuole dopo quest'estate pesante ed asfittica, piena di miasmi e di pericolose deviazioni da ciò che fino a ieri era considerato civile e umano. A Pordenone per cinque giorni si respira a pieni polmoni. E l'aria che entra arricchisce e tonifica.

mercoledì 13 settembre 2017

Storia del West, 50 anni dopo


Il 1967 fu un anno importante per il fumetto italiano. A luglio cominciò l'avventura di Corto Maltese con la sua ballata del mare salato sulle pagine della rivista Sgt. Kirk. Un mese prima Sergio Bonelli pubblicò nella Collana Rodeo il primo numero della serie di cui, a posteriori, andava più fiero: Storia del West. Ma perché è così importante la serie scritta da Gino D'Antonio e disegnata insieme a Renzo Calegari, Renato Polese e Sergio Tarquinio?

domenica 27 agosto 2017

Napoleone e le radici del terrorismo


La vendetta è un demone che tormenta, obnubila la mente, priva di empatia e fa commettere degli atti terribili. Anche se una redenzione esiste. È questo il tema di un vecchio albo di Napoleone che sto rileggendo, Il Demone di Sabbia, molto attuale, visti i tragici eventi terroristici che stanno costellando la vita di noi occidentali e, soprattutto, di asiatici e africani. Sì, perché la narrazione tossica che si sta sviluppando sempre di più presso la civiltà occidentale è quella di essere sotto attacco, di essere in guerra contro un mondo che vuole minare le basi e i valori su cui fondiamo le nostre democrazie. L'assioma di partenza è che una scheggia impazzita figlia di una cultura diversa dalla nostra (ma della quale è emanazione diretta e, per alcuni, si identifica con essa) vuole distruggerci. Ci si dimentica che il terrorismo causa molte più vittime in Asia e in Africa ma, si sa, un attentato che causa cento morti a Baghdad fa meno notizia di uno che ne causa dieci a Barcellona. Eppur si tratta sempre di persone. Così come sono persone, e non diavoli, coloro che, covando l'odio figlio della vendetta, seminano la morte. Può non piacerci, ma è così. E c'è anche un motivo per cui queste persone si comportano in questo modo. Un motivo che non si può giustificare, ma che si può comprendere.

mercoledì 16 agosto 2017

Mugiko, il vero James Bond


Mugiko, cinquantanovesima uscita della collana bonelliana Le Storie, ristabilisce le corrette origini di un filone, prima narrativo e poi cinematografico, che è entrato nella cultura di massa occidentale: la spy-story alla James Bond. Come dichiara in quest'intervista Gianfranco Manfredi, l'autore dell'avventura a fumetti da qualche giorno in edicola, Ian Fleming si ispirò per il protagonista di tanti suoi fortunati romanzi a Richard Sorge, una spia tedesca degli anni venti e trenta che prestò servizio per l'Unione Sovietica. Pare che all'epoca gli agenti segreti sovietici fossero i migliori al mondo e che fossero molto abili nell'intrufolarsi in qualsiasi ambiente del nemico capitalista, oltre che dotati di una grande carisma e fascino. Manfredi rende così giustizia alla figura storica dell'avventurosa spia russa, scippata dalla penna di Fleming.

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