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domenica 5 ottobre 2014

Adam Wild, la freschezza dell'avventura


Giri l'ultima pagina e hai la sensazione di avere appena letto una di quelle storie d'avventura d'altri tempi: quando gli eroi si battevano con ardimento in lontani luoghi esotici e affrontavano a viso aperto nemici spietati. Eroi un po' guasconi, che senza guai non ci sapevano stare. Eroi a cui ribolliva il sangue di fronte ad un'ingiustizia e che non si perdevano in calcoli o riflessioni: passavano subito all'azione. Moschettieri, pirati, esploratori. Ecco: esploratori è la parola giusta! Adam Wild è un esploratore scozzese che vive alla fine dell'Ottocento a Zanzibar, dove la schiavitù è ufficialmente abolita ma il suo commercio è comunque praticato grazie alla connivenza delle autorità corrotte. E allora un eroe d'altri tempi che cosa fa per ottenere giustizia? Va dritto a casa del potente trafficante e lo ammazza con le proprie mani.


Vitalità e freschezza sono le caratteristiche de Gli schiavi di Zanzibarl'albo d'esordio della nuova collana mensile con cui la Sergio Bonelli Editore ritorna alla grande avventura. E chi se non Gianfranco Manfredi poteva confezionare un albo in cui Avventura e Storia si intrecciano così armoniosamente. Dopo il Far West cavalcato da Magico Vento, dopo Roma e l'Abissinia della prima guerra coloniale italiana combattuta da Volto Nascosto e dopo la Cina della Guerra dei Boxer vissuta da Shanghai Devil, il teatro della nuova avventura è l'Africa subequatoriale. Ancora il colonialismo è uno dei temi principali, qui rappresentato in una delle sue più aberranti manifestazioni: lo schiavismo. Ed ecco quindi Adam Wild, un eroe dal fisico prestante e dal sorriso beffardo, che si ribella allo status quo.
Ottima prima per la nuova serie Bonelli: storia con tanto ritmo, personaggi ben caratterizzati (oltre al protagonista, promettono bene il conte Molfetta e la principessa bantù Amina, liberata dal nostro eroe) e un'ambientazione affascinante. Merito certamente anche dei disegni chiari e precisi di Alessandro Nespolino, l'ideatore grafico del personaggio che rappresenta una Zanzibar affascinante ed evocativa.
Adam Wild si presenta come la migliore novità autunnale di casa Bonelli, al di là della tanto sbandierata rivoluzione dylandoghiana e della seconda stagione di una serie di cui sarò volentieri orfano... 


sabato 30 agosto 2014

Aspettando Adam Wild


Appuntamento in edicola il prossimo ottobre con il primo numero di Adam Wild, la nuova serie a fumetti scritta da Gianfranco Manfredi ed edita da Sergio Bonelli Editore. La casa editrice svela sul proprio sito alcuni dettagli dell'albo di esordio intitolato Gli schiavi di Zanzibar e disegnato da Alessandro Nespolino. La copertina molto espressiva di Darko Perovic lascia intendere molto del carattere di questo nuovo personaggio: sfrontato, ribelle e in cerca di avventura. L'Avventura sarà la protagonista di questa nuova serie, nell'alveo della classica tradizione bonelliana, per non dire salgariana: d'altronde la Bonelli non ha forse raccolto l'eredità lasciata da Emilio Salgari, portando l'Avventura dal campo della letteratura a quello dei fumetti?
Ci sono infatti diverse similitudini fra Adam Wild, le cui vicende sono ambientate nell'Africa nera di fine Ottocento, e gli eroi anticolonialisti come Sandokan o Yanez creati da Salgari. Fin dall'anteprima del primo episodio capiamo che Adam si batte contro la schiavitù e il razzismo e questo, a sua volta, ci ricorda gli altri personaggi creati da Gianfranco Manfredi nelle precedenti serie o miniserie bonelliane: Magico Vento, Volto Nascosto e Shangai Devil. Anche qui il colonialismo era un elemento fondamentale del contesto storico entro cui si muovevano i protagonisti: certamente più familiare il mondo nordamericano del Far West in cui agisce lo sciamano bianco dei Siuox (che frequenta comunque anche l'east coast cittadina), poco nota l'Africa coloniale italiana di fine Ottocento in cui cui Ugo Pastore conosce Volto Nascosto, per non parlare della semisconosciuta Cina del tempo dei Boxer, teatro delle avventure di Shangai Devil/Ugo Pastore.
E ora la fantasia di Gianfranco Manfredi ci porta nell'Africa nera di fine Ottocento, a vivere le imprese di un eroe molto diverso dal tormentato Ugo Pastore. Adam è infatti un uomo d'azione, anticonformista e, diremmo oggi, politicamente scorretto. La sua espressione scanzonata e attaccabrighe ricorda Errol Flynn, fonte di ispirazione tanto per le sembianze del personaggio, quanto per il suo carattere e la sua indole.
La serie sarà organizzata in stagioni annuali e vedrà l'esordio in casa Bonelli di nuovi disegnatori, fra i quali parecchi di nazionalità serba (al riguardo segnalo questa interessante intervista).
Personalmente sono molto contento dell'annunciato inizio di Adam Wild: da una parte perché ho sempre apprezzato molto i precedenti lavori a fumetti di Manfredi, dall'altra perché mi sentivo orfano (!!!), nel pur ricco ventaglio di collane proposte attualmente dalla Bonelli, di una serie d'avventura classica, di ambientazione storica e con un protagonista fisso. 

domenica 7 aprile 2013

Il ritorno di Magico Vento


Una locomotiva e i suoi vagoni dilaniati. Fiamme e fumo che li avvolgono. Corpi umani straziati. E un vecchio indiano a cavallo che si muove in questa devastazione. Cavallo Zoppo, l'uomo della medicina dei Lakota, è il primo personaggio che incontriamo nella saga di Magico Vento. Non è né Ned Ellis (il nome da bianco del protagonista della serie), tanto meno il fido compagno Poe, a essere presentato per primo. Bensì un vecchio sciamano in cerca del suo successore, di un uomo che, al di là del colore della pelle, sia in grado di imparare tutto quello che il vecchio Sioux può insegnargli. Una visione di Wakan Tanka ha condotto Cavallo Zoppo presso il luogo del disastro ferroviario e lì, fra i ferri divelti e i crateri provocati dall'esplosione, un uomo ferito, coperto di sangue, si alza a fatica, barcolla e ricade privo di coscienza davanti allo sbalordito sciamano. Ecco gli ultimi passi incerti di Ned , prima di diventare Magico Vento.
Sono di forte impatto le prime tavole di Fort Ghost, la storia scritta da Gianfranco Manfredi e disegnata da Jose Ortiz, con cui la serie di Magico Vento ha inizio. E penso che non sia un caso che il primo personaggio che l'autore ci presenta sia uno sciamano. È questa, infatti, una delle caratteristiche principali dell'affascinante avventura che Manfredi ha creato: un'originale miscela di westernfantastico horror, radicata nella religione e nella mitologia degli indiani d'America, popolata da mostri e creature sovrannaturali. Questo Lato Oscuro del West, e non solo i classici pistoleri, è al centro del racconto: un'innovazione per il mondo dei fumetti. Ma il punto di vista di Manfredi sul mondo delle leggende, delle tradizioni e della cultura dei nativi americani è molto rispettoso: il protagonista è sì uno sciamano, ma pur sempre bianco. Da parte dell'autore sarebbe stato presuntuoso mettersi nei panni di un protagonista nativo a tutti gli effetti: Magico Vento non dimentica di essere stato Ned Ellis, i pantaloni da soldato che indossa glielo ricordano continuamente e lui, d'altronde, non vuole nascondere le sue origini a nessuno.
Ma l'unicità di Magico Vento nel panorama fumettistico è data anche da altri fattori. Da una parte l'attenzione di Manfredi alla Storia è massima: l'Avventura si intreccia sapientemente con la Storia del West. Da incorniciare sono gli albi che costituiscono il ciclo delle Black Hills, nel quale si racconta uno dei luoghi ed eventi mitici del West: la battaglia di Little Big Horn. Il pregio è averla inserita in un contesto più ampio: storico, politico, economico e militare. Il lettore arriva al momento della battaglia con un quadro ben preciso  di tutte le forze in campo e di tutta la dinamica che le ha condotte fino a lì. E poi c'è il racconto dei protagonisti, noti e non, di primo piano e di contorno, tutti tratteggiati con umanità e dignità.


D'altra parte il western di Magico Vento è contrappuntato anche dalle avventure vissute nelle città della costa dell'Est: storie ricche di sotterfugi, di spie, di intrighi politici in cui meglio spicca l'azione di Poe, il giornalista che condivide le sorti dell'inseparabile amico. Poe è un uomo che cerca di tenere i piedi per terra quando si imbarca con Ned in avventure più grandi di lui: è l'alter ego razionale di Magico Vento che è più vicino, invece, alla natura misteriosa dell'essere umano.
Per tutto quello che ho scritto, ma anche per molto altro, Magico Vento è una serie che un lettore di fumetti non può lasciarsi sfuggire. Un'occasione per leggerla (o rileggerla) cade propizia in questi giorni. La Panini Comics propone mensilmente la ristampa integrale a colori di tutta la serie. Magico Vento Deluxe è il nome della collana che ha esordito il 21 marzo con il primo albo, Fort Ghost, ritornato nelle edicole dopo quasi sedici anni, tanto è il tempo che separa questa edizione dall'originale della Sergio Bonelli Editore, pubblicata a partire dal mese di luglio del 1997.


La nuova edizione Panini conserva il formato originale Bonelli e anche il tipo di carta è lo stesso. Il colore però è un po' troppo cupo e la tavola, considerando anche i disegni di Ortiz con il suo nero già ben marcato, risulta molto scura. Penso e spero che si prenderanno dei provvedimenti a partire dal secondo numero. Nonostante questo difetto, il risultato è comunque migliore delle ristampe delle avventure di Zagor e Dylan Dog, proposte settimanalmente in edicola dal gruppo editoriale L'Espresso-La Repubblica. In questo caso il formato è sì più grande, ma i colori usati uniti alla carta patinata creano un effetto che, personalmente, trovo artificiale.
Il ritorno di Magico vento era auspicato da parte di molto lettori, che chiedevano a Gianfranco Manfredi di far tornare il suo personaggio con nuove storie. Penso invece che Magico Vento abbia dato il meglio di sé nei suoi 130 albi (più lo speciale) e che sia stato saggio chiudere la serie quando il livello delle storie era ancora alto, senza rischiare di trascinarsi in una stanca riproposizione di avventure già lette. D'altronde Manfredi si è dedicato con successo alla creazione di nuovi personaggi e nuove (mini)serie, e Volto Nascosto e Shanghai Devil sono lì a testimoniarlo.
Pertanto lasciamo lavorare Manfredi sul nuovo Adam Wild, ché il modo migliore per (ri)vivere le avventure di Magico Vento è ora quello di leggere le sue avventure a colori.

martedì 12 marzo 2013

Ugo Pastore ha trovato la pace


Un sospiro di sollievo ha accompagnato la lettura dell'ultima tavola de La sorgente dei fiori di pesco, il diciottesimo e ultimo albo di Shanghai Devil, la miniserie a fumetti scritta da Gianfranco Manfredi e pubblicata dalla Sergio Bonelli Editore. Era ora che Ugo Pastore, il protagonista di questa e della precedente miniserie  Volto Nascosto, trovasse finalmente la pace. Se l'è ampiamente guadagnata sul campo.
Se da una parte mi dispiace che l'affascinante viaggio nella Cina dei Boxer si sia concluso, dall'altra non si può non riconoscere che la fine scritta da Manfredi sia la più giusta per Ugo. Quale altro personaggio Bonelli è stato caratterizzato da un'irrequietezza d'animo quanto il nostro giovane romano? Chi, come lui, avrebbe mai abbandonato una tranquilla e agiata vita borghese per cacciarsi nelle rogne peggiori, prima di una guerra coloniale africana e poi di un'altra ancor più intricata e altrettanto pericolosa in estremo oriente? Chi avrebbe affrontato un sacco di guai con tale coraggio, ma anche con tanta incoscienza, solo per non essere capace di pensare alle conseguenze prima di agire? Non si può non riconoscere ad Ugo che la sua impulsività, la sua indignazione (un sentimento così nobile ma oggi così poco provato) di fronte alle ingiustizie che provoca una reazione così spontanea sia sinonimo di grande empatia verso chi soffre. Ugo non ci pensa mai su due volte: prende e parte in quarta. E per questo gli vogliamo un sacco di bene! Non importa chi abbia davanti a sé: può trattarsi di un imperatore o di un soldato, di un mercante o di un sicario. Il titolo, la carica o il pericolo che costituisce non contano se la persona che ha di fronte si macchia di un'azione che Ugo giudica ingiusta.


E anche in Cina non sono mancati i pericoli. Prima rischia di affogare per portare a casa la bella Meifong. Poi combatte contro tutto e tutti per salvare il padre rapito e, quando scopre il suo barbaro omicidio, attraversa imprudentemente la Cina scossa dalla guerra per cercare di capire il mandante. Poi si butta in una missione apparentemente suicida per difendere una cattedrale e i suoi rifugiati dall'assalto delle truppe imperiali. E infine, stremato, quasi consunto, parte alla ricerca della sorgente dei fiori di pesco per ricongiungersi all'amata Meifong. Sulla sua strada ha incontrato veri amici come Ha Ojie e Risto (avendo trasformato quest'ultimo da nemico meschino in compagno di avventure fedele e leale), ai quali ha insegnato tanto. Si è emancipato dalla maschera. Ha combattuto nemici al di là della bandiera e della divisa che portavano, ma solo per le azioni che compivano. E finalmente si gode il meritato riposo e la necessaria serenità.
Anche a me piacerebbe molto rivedere questo eroe contemporaneo in un altro contesto, su altri teatri storici poco praticati dal fumetto. Ma ha già fatto tanto. Meifong, il suo maestro Ziwen e gli altri ospiti dell'armoniosa sorgente saranno ora i compagni dei suoi giorni futuri. E poi Manfredi sta già lavorando ad un altro personaggio, Adam Wild, un eroe anarchico, dal sorriso sfrontato tipico degli avventurieri che non si vedono al cinema dai tempi di Erroll Flynn (quindi molto diverso dal tormentato Ugo), le cui storie a fumetti saranno ambientate nell'Africa Nera di fine Ottocento. L'unico problema è che dovremo aspettare il 2014. Vorrà dire che nel frattempo mi consolerò rileggendomi tutto d'un fiato Shanghai Devil, dal primo all'ultimo numero....

giovedì 30 agosto 2012

Shanghai Devil: intervista a Gianfranco Manfredi

"...cercare di raccontare le varie sfumature, i diversi significati dell'assumere una Maschera mi pareva un tema interessante da trattare. Ugo Pastore se lo pone così: fa davvero differenza indossare la maschera oppure no? Ci si può emancipare dalla Maschera?" 
Questo è solo un brevissimo estratto dall'intervista che Gianfranco Manfredi mi ha rilasciato per Fucine Mute e che potete trovare integralmente qui! L'oggetto della conversazione è la mini-serie a fumetti Shanghai Devil, nella quale il giovane Ugo Pastore intreccia la sua vicenda personale con quella storica della rivolta dei Boxer nella Cina del 1900. Ancora una volta Avventura e Storia sono le protagoniste di un fumetto avvincente, giunto a due terzi del suo cammino editoriale. L'autore discute con la consueta passione di vari temi, senza lesinare alcune anticipazioni sui progetti futuri che si prospettano davvero interessanti. A ridosso del primo anniversario della morte, non può mancare poi un ricordo di Sergio Bonelli e del suo contributo al fumetto italiano.

domenica 25 marzo 2012

L'imbuto rovesciato di Shanghai Devil

Disegno di Corrado Mastantuono 
"...Il mondo cinese è molto complesso da raccontare. Dovevo scegliere per forza una narrazione per gradi, cioè accompagnare il lettore, senza frettolosità, in un mondo estraneo anche al protagonista Ugo Pastore, che ne va alla scoperta piano piano.Riguardo al ritmo, ero consapevole di fare una scelta rischiosa. Oggi si tende a sparare subito tutte le cartucce, con un gran dispiegamento di azione e di effetti speciali, però il risultato è che troppe storie finiscono ad imbuto. Così ho preferito rovesciare l'imbuto: la storia si allarga e diventa sempre più dinamica e spettacolare man mano che si procede verso il finale."
E' questa una delle risposte contenute nell'intervista che Gianfranco Manfredi ha rilasciato a Laura Scarpa, pubblicata sul numero 81 della rivista Scuola di fumetto. Il tema dell'interessante conversazione era ovviamente Shanghai Devil, la miniserie Bonelli giunta ormai ad un terzo della sua vita editoriale, di cui lo scrittore marchigiano è l'autore. L'albo di marzo, il sesto, intitolato Hotel Europe, ha messo ulteriore carne al fuoco di una storia che si sta dipanando in modo avvincente lungo quel collaudato sentiero narrativo che è un abile mix di Avventura e Storia. L'imbuto, come dice Manfredi, si sta allargando, anche se Ugo, in verità, ha già vissuto diverse vicende, ha viaggiato da Shanghai a Pechino, e poi nella profonda campagna cinese per arrivare infine a Tientsin, ha incontrato molti personaggi, tra cui l'Imperatore e le straordinarie donne guerriere chiamate Lanterne Blu (nel bellissimo albo di febbraio). Non è stato con le mani in mano, anzi, si è ficcato nei guai quasi sempre.

Disegno di Corrado Mastantuono
"..nel personaggio di Ugo ho voluto raffigurare un personaggio molto contemporaneo: quello del volontario che, per motivi di conoscenza e di giustizia, entra in contatto con realtà diverse e situazioni di estremo pericolo....Continuiamo a sognare che gli eroi vengano da un misterioso Altrove a salvarci, invece di darci da fare nel nostro piccolo e con i nostri umilissimi limiti. Abbiamo davvero tanto bisogno di maschere? Non è arrivato il momento di togliercele? Ugo, nel corso della storia, si chiederà anche questo."
In effetti una caratteristica del protagonista è proprio la sua umanità, il suo non voler essere un eroe, la sua generosità nel cercare di aiutare chi ne ha bisogno. E' molto contemporaneo in questo aspetto, e atipico per un rampollo di buona famiglia di quel periodo storico che non ha problemi economici e si mette continuamente nei guai per un suo sincero e profondo senso di giustizia.
"..con Ugo ho anche cercato di far vedere che spesso come persone comuni siamo migliori di quanto non riteniamo di essere, per cui, alla fine, della maschera "eroica" potremmo anche farne a meno."
E in effetti Ugo viene anche smascherato nel senso letterale del termine, come a dire che la maschera che si era portato dall'Africa e dietro la quale si nascondeva per portare a termine le sue imprese raddrizza-torti, non è poi così indispensabile.

Disegno di Corrado Mastantuono 
La storia ambientata a Tientsin, e ben disegnata da Darko Perovic, vede una fitta rete di insospettabili spie tramare pro e contro i famigerati Boxer e Ugo, al solito, ne rimane coinvolto. Leggendo l'albo mi son tornate alla memoria le belle avventure di carattere spionistico vissute da Magico Vento e Poe nelle cittadine dell'est nordamericano: Gianfranco Manfredi è maestro nel tessere trame in cui sotterfugi e false verità ingannano il lettore, oltre che il protagonista.
Cosa dovremmo aspettarci quindi da questo imbuto narrativo che si allarga sempre di più? Cosa cambierà ancora nella vita di Ugo? Ce lo dice lo stesso Manfredi:
"Cambierà più di quanto lui stesso non sospetti. Alla fine di "Volto Nascosto", Ugo era molto provato dalle esperienze vissute, però era anche diventato ricco e indipendente. Poteva restarsene a Roma a farsi i fatti propri, invece parte verso l'ignoto e senza sapere cosa lo aspetta. Questa per me è l'avventura. Il finale poi... ha sorpreso anche me. Non avevo mai scritto un finale così"
Ma le sorprese non finiscono qui. In una risposta Manfredi afferma di non pensare ad una terza serie con Ugo come protagonista, bensì ad un personaggio diverso le cui avventure hanno luogo nell'Africa subequatoriale nell'epoca post-Livingstone. E la curiosità sale....

sabato 4 febbraio 2012

I migliori albi Bonelli del 2011...secondo me! (III)


(segue da qui)
Ovviamente secondo me! E poi nemmeno di ogni serie, visto che non le leggo tutte....Non compro, ad esempio, né Dylan Dog, né Brandon né Dampyr, e non è poco. In ogni caso mi va di parlare di quelli che sono stati gli albi Bonelli del 2011 che mi hanno divertito, coinvolto o fatto riflettere di più.
Il 2011 di Nathan Never si è contraddistinto per l'inizio della saga che sta cambiando, ancora una volta, le sorti del pianeta: la tanto attesa guerra dei mondi fra la Terra e Marte. Come ho già scritto qui, è stato proprio l'annuncio di questa storia rivoluzionaria a convincermi a riacquistare gli albi dell'Agente Alpha dopo tanti anni. E devo dire che non ne sono rimasto deluso. I primi albi (a partire da I Pretoriani) hanno inquadrato molto bene la situazione politica e economica dei due pianeti e i rapporti oscuri che legano l'elite che domina su Marte e la società Imperium Enterprise di Atticus Kane, responsabile della ricostruzione della città di Nathan dopo i disastri causati dalla guerra con le Stazioni Orbitanti (che mi sono perso...). Ci sono stati poi un paio di albi centrali in cui, a mio avviso, la storia si è un po' troppo stiracchiata fino poi a esplodere, finalmente, nell'attacco alla Terra. Gli ultimi albi dell'anno sono stati un crescendo culminato (per il 2011) nel migliore: L'Uni-mente. Stefano Vietti confeziona un racconto teso e avvincente. La prima parte descrive molto bene lo stato d'animo dei resistenti, alla vigilia della missione nell'Uni-mente, ovvero l'evolutissimo sistema bio-tecnologico attraverso il quale Aran Darko controlla tutte le armi marziane. Piccoli universi emotivi che si sciolgono poi nello scontro, nell'azione, nell'adrenalina liberata durante la pericolosa missione, resa con maestria dai disegni di Roberto De Angelis. La missione fallisce ma le sorprese continueranno nell'albo successivo, ma questo è già materia per il 2012.....

Nel 2011 si è conclusa una delle migliori mini-serie Bonelli: dopo 18 albi Cassidy ha abbandonato le edicole italiane con molto onore e provocando molto dispiacere nei suoi lettori, io per primo. La chiusura ha coinciso con la pubblicazione dell'albo in cui Pasquale Ruju, l'autore dei testi e delle sceneggiature, ha dato il meglio di se: Nessun futuro. Uno splendido epilogo, in cui l'opprimente senso di morte presente nella serie noir fin dal primo albo, deflagra in un modo inatteso: la gelida falciatrice si porta via Cassidy mentre questi la affronta spavaldo, con il sorriso sulle labbra, cantando a squarciagola e con il pensiero rivolto alla sua amata Dottie. Commovente il saluto di Cassidy nei confronti della moglie, figura che riacquista tutta la sua grande dignità negli albi finali e soprattutto in queste ultime pagine, ottimamente disegnate dalla coppia Paolo Armitano e Davide Furnò.
Amore e morte sono dunque i due temi "immortali" si questo splendido albo conclusivo, secondo me il migliore albo Bonelli di tutto il 2011. Ne avevo anche parlato a suo tempo qui. Pasquale Ruju dimostra di trovarsi a proprio agio nel descrivere atmosfere nere, dopo la mini-serie Demian, ispirata al genere noir poliziesco marsigliese, alla Izzo. Con Cassidy, l'autore sardo fa ancora un passo avanti, calando perfettamente il lettore nei Seventies, grazie alle ambientazioni ispirate al cinema di Peckinpah o quello dell'ispettore Callaghan. Non secondaria l'importanza della colonna sonora che accompagna le avventure di questo indimenticabile antieroe bonelliano.

Mini-serie che si conclude corrisponde, in casa Bonelli, a mini-serie che inizia la sua avventura editoriale. Cassidy cede il testimone alla tanto attesa Shanghai Devil di Gianfranco Manfredi. Molto attesa per diversi motivi. Il primo è perché è il seguito di un'altra mini-serie di successo dell'autore marchigiano, ovvero Volto Nascosto. Ritroviamo infatti Ugo Pastore, uno dei protagonisti di quelle avventure che si svolgevano a fine Ottocento fra l'Italia e le sue colonie dell'Africa Orientale. Già allora Manfredi ci presentò uno scenario e un contesto storico poco frequentato dai fumetti: il colonialismo. Ora, di nuovo, questo tema è affrontato ambientando le vicende di Ugo e della sua maschera in un paese e in un periodo molto ignorati dai fumetti occidentali, ovvero la Cina della rivolta dei Boxer. Manfredi è maestro nell'immergere la dimensione dell'Avventura nella realtà della Storia. Lo aveva già fatto appunto con Volto nascosto e, con ancora più fascino, secondo me, con la serie Magico Vento, della cui conclusione non smetterò mai di lamentarmi abbastanza. Il numero 1 di Shanghai Devil, Il trafficante d'oppio, è il migliore dei tre albi pubblicati nel 2011, proprio perché coniuga perfettamente Storia e Avventura in sole 94 pagine dove, come ho già scritto qui, delinea le basi economiche e culturali della vicenda, presentando una coralità di personaggi di contorno molto interessanti. I disegni di Massimo Rotundo rendono al meglio nella rappresentazione di costumi, vie, palazzi e altri luoghi della città di Shanghai. L'avventura di Ugo in terra cinese è appena iniziata ma già si dimostrano interessanti anche le due storie successive ambientate rispettivamente alla corte imperiale di Pechino e nelle campagne alluvionate. Nel 2012 assisteremo al pieno sviluppo della trama di Manfredi.

Mi trovo finalmente a scrivere su questo blog di una mini-serie che amo molto: Lilith di Luca Enoch. La cadenza semestrale non aiuta a parlarne assiduamente, ma è un mio problema. I due numeri usciti nel 2011 sono stati di buon livello e la Cina, di cui ho appena parlato sopra, è stata il teatro della prima avventura di giugno: Il re delle scimmie. Il fatto storico è del tutto diverso ma anch'esso poco noto: la strage compiuta nel 1937 dalle truppe giapponesi di occupazione nella capitale Nanchino. Lilith affronta spesso gli orrori e le guerre che l'uomo ha causato nella sua lunga storia ma la violenza di questa vicenda è al limite del genocidio. L'autore milanese non risparmia il lettore dal mostrargli le scene di brutalità gratuita cui si abbandonarono i soldati del Sol Levante, con la totale complicità dei comandi militari di alto grado. Enoch condivide con Manfredi l'abilità nell'infarcire l'Avventura di Storia, ma qui la seconda prevale troppo sulla prima, lasciando Lilith troppo sullo sfondo, senza approfondire bene le sue emozioni, la sua evoluzione come personaggio lungo la serie.
Cosa che invece non accade con l'albo di dicembre La signora dei giochi. Questo sì che è un mirabile esempio di equilibrio fra le due dimensioni. La Roma imperiale di Commodo viene rappresentata con pregevole cura, anche grafica (dallo stesso Enoch, autore anche dei disegni), e l'ambientazione di corte e soprattutto quella circense sono molto vive. Lilith diventa gladiatrice e affronta l'orrore degli spettacoli che hanno luogo nel Colosseo stupendosi del divertimento del pubblico. C'è una maggiore analisi della psicologia del personaggio, che si fa sempre più domande sul senso e la giustizia della sua crono-missione. Splendida la scena in cui Lilith strappa il Triacanto dal petto del gladiatore e lo mostra alla folla osannante: una piccola vendetta da parte della giovane cronoagente, che sfoga tutto il peso dell'orrore che deve affrontare ogni volta proprio con uno scampolo di quell'umanità che dovrebbe salvare.

martedì 11 ottobre 2011

Shanghai Devil: Storia e Avventura

Si può in 94 tavole di fumetti delineare lo sfondo storico e culturale in modo chiaro e interessante, senza apparire didascalici e noiosi? E si può nello stesso numero di tavole presentare una serie di personaggi di contorno credibili e suggestivi? E si può, infine, introdurre l'Avventura in un crescendo che sfocia nel botto finale o meglio, visto il contesto, nel "fuoco d'artificio" delle ultime pagine? La risposta è sì se a tessere la trama della storia è uno sceneggiatore dell'esperienza di Gianfranco Manfredi.
Ho appena letto (e riletto per apprezzarlo con maggiore calma) "Il trafficante d'oppio", il primo numero di Shanghai Devil, la nuova mini-serie Bonelli appena uscita in edicola. L'attesa di parecchi mesi è stata ripagata da una lettura scorrevolissima, sapiente mix di Storia e Avventura: un equilibrio tessuto pagina dopo pagina. Davvero suggestiva l'ambientazione nella Shanghai di fine Ottocento, interessanti le informazioni sul contesto storico distribuite con continuità lungo la storia attraverso le parole dei vari personaggi di contorno, uno più azzeccato dell'altro, dal maestro Ziwen all'amico attore Ha Ojie, dalla prostituta Meifong al commerciante James Burke, dal brigante Likang al padre di Ugo.
Bravo Massimo Rotundo a disegnare volti ed espressioni, ma soprattutto i costumi, le architetture, gli sfondi anche maestosi come il porto, le vie cittadine, gli interni del teatro e della casa di Madame Niang, la fabbrica di oppio e la festa delle barche drago.



Desta infine una certa commozione leggere in seconda di copertina la presentazione della mini-serie da parte di Sergio Bonelli, soprattutto le ultime righe quando, da primo lettore, comunica tutto il piacere e la sorpresa vissuti nella lettura e la felicità di condividerle finalmente con noi.

martedì 6 settembre 2011

Sta arrivando Shanghai Devil

Questa è la suggestiva copertina disegnata da Corrado Mastantuono per il primo numero di Shanghai Devil, in edicola il prossimo 8 ottobre. La nuova mini-serie di Gianfranco Manfredi viene presentata da Sergio Bonelli nel suo Giornale online.
Ritroveremo finalmente Ugo Pastore, uno dei protagonisti di Volto Nascosto, in uno scenario completamente diverso da Roma e l'Africa coloniale italiana di fine Ottocento: la Cina della Rivolta dei Boxer.
La scelta di un contesto storico così poco approfondito da noi occidentali, come teatro delle nuove avventure di Ugo Pastore, è spiegata dallo stesso Manfredi nelle parole che seguono, tratte dall'intervista che mi rilasciò qualche mese fa.


Mi piace studiare, mi è sempre piaciuto. Facevo il ricercatore da giovane e continuo a farlo per conto mio. ... Non mi diverte raccontare cose che già so. Amo raccontare cose che non so, naturalmente andandomi a documentare prima e in corso d’opera....
Disegni di Massimo Rotundo
Anche questo è stato un tema che ho scelto proprio perché non ne sapevo niente. E mi sembrava assurdo non sapere niente del rapporto tra Cina e resto del mondo, in un’epoca come le nostra, segnata da questo rapporto. Studiando quel periodo della storia cinese ho scoperto ad esempio che certe cose che avevo letto da giovane su Mao e sul suo pensiero, erano colossali fesserie, perché non capivano le radici di quel pensiero nella storia cinese. Ho anche scoperto che i film di kung fu avevano un significato politico che noi non riuscivamo nemmeno a sospettare. Non erano soltanto film di cazzotti. I boxer si chiamavano così perché il loro simbolo era il pugno chiuso e i guerrieri scelti venivano dalle scuole di arti marziali. Rivendicare le tradizioni del kung fu e del combattimento a mani nude, è sempre stata per i cinesi una rivendicazione legata alla lotta per l’indipendenza. E non è stato un caso se questi film, in Cina, sono nati a Hong Kong, che è sempre stata fiera della sua indipendenza, ma che in quegli anni, anche se più orientata all’Occidente che alla Cina maoista, rivendicava con questi film la sua piena appartenenza alla cultura cinese e in particolare a una Cina ribelle tanto nei confronti dell’Impero centralizzato a Pechino, quanto dell’invasività occidentale. Così alla fine le stesse cose che avevo visto e conosciuto ho potuto riconsiderarle sotto una luce diversa.
Disegni di Massimo Rotundo
Aspettiamoci anche dei disegni che sottolineino il taglio epico delle avventure, così come è avvenuto per Volto Nascosto:

In Volto Nascosto e anche nel prossimo Shanghai Devil, paesaggio e ambienti sono protagonisti tanto quanto i personaggi. Non è una mia mania. È il racconto epico a prescrivere questo. Come si fa a raccontare Lawrence d’Arabia se si stringe sempre sui primi piani? Guardate i film cinesi di John Woo, per dirne uno. Cosa diventerebbero togliendo le sontuose scenografie, i paesaggi, le scene di massa, i costumi, stringendo tutto sui primi piani?

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