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domenica 16 novembre 2014
Sciopero - Ken Parker
E venne il giorno di Sciopero. Da venerdì 14 novembre è in edicola, libreria e fumetteria il ventinovesimo volume della collana Ken Parker edita da Mondadori, contenente 2 storie pubblicate per la prima volta più di trent'anni fa dalla Cepim di Sergio Bonelli: Il sicario (agosto-settembre 1983) e Sciopero (aprile 1984).
All'epoca non seguivo Ken Parker: ne vedevo la pubblicità in quarta di copertina degli albi di Mister No, Tex e Zagor che leggevo. Ma non ne comprai mai una copia. Dovetti aspettare altri quattordici anni prima di averne in mano una. Ed era Sciopero. E da quel numero, il 58 della serie Cepim, nacque la mia passione per le storie del biondo trapper del Montana. Una storia che non parlava di cow boy o indiani, di praterie o deserti. Ma di lavoro e di lavoratori. Di una fabbrica di Boston. Di proletari e di capitalisti. Di Capitale e di comunismo. Di sfruttamento, di sindacato, di sciopero. E di una spia e della sua presa di coscienza. Di un uomo che scopre un mondo per lui nuovo: un microcosmo, la fabbrica, di persone senza diritti che cominciano ad alzare la testa dalle macchine a vapore per rivendicarli.
Ancora una volta Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo fanno di Ken il testimone di una vicenda umana e sociale che lui affronta con gli strumenti che ha a disposizione. La curiosità di conoscere, l'empatia nei confronti delle persone di cui condivide l'esperienza, la capacità di scegliere. Ken impara a sue spese, dai propri errori, ma poi pensa, capisce e decide. E agisce quindi con coerenza secondo la propria coscienza.
Leggendo queste pagine mi trovai di fronte ad un personaggio diverso da Tex, Zagor e Mister No. Non un eroe, ma un uomo. Come me. E come l'amico che me lo regalò dopo aver vissuto insieme dieci mesi di una esperienza forte. Io obiettore di coscienza, lui operatore presso la struttura psichiatrica in cui prestai servizio. Dieci mesi in cui mi spogliai di tutte le mie sovrastrutture per tirar fuori quello che veramente ero. Un uomo con la curiosità di conoscere, con l'empatia verso le persone di cui condividevo l'esperienza, con i pregi e i difetti, posti, per una volta in modo completo, al servizio di qualcun altro che stava peggio. Io e lui diventammo amici subito, fin dalla primo giorno in cui condivisi il suo turno. E seguirono giorni di lavoro e notti di discussioni davanti ad una o più bottiglie di vino. Politica, utopie, scelte di campo anche drastiche. La sua vita ne era piena.
Mi regalò Sciopero quando ci separammo, a suggello di tutti i nostri discorsi. Ogni volta che leggo una storia di Ken disegnata da Milazzo, penso a lui, all'amico che me lo fece scoprire ed amare.
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mercoledì 1 maggio 2013
venerdì 23 novembre 2012
La coerenza di Ken...Loach
Mi rincuorano sempre
i gesti di coerenza, piccoli o grandi che siano.....
“È con grande dispiacere che mi trovo costretto a rifiutare il premio che mi è stato assegnato dal Torino Film Festival, un premio che sarei stato onorato di ricevere, per me e per tutti coloro che hanno lavorato ai nostri film. I festival hanno l’importante funzione di promuovere la cinematografia europea e mondiale e Torino ha un’eccellente reputazione, avendo contribuito in modo evidente a stimolare l’amore e la passione per il cinema. Tuttavia c’è un grave problema, ossia la questione dell’esternalizzazione dei servizi che vengono svolti dai lavoratori con i salari più bassi. Come sempre, il motivo è il risparmio di denaro e la ditta che ottiene l’appalto riduce di conseguenza i salari e taglia il personale. È una ricetta destinata ad alimentare i conflitti. Il fatto che ciò avvenga in tutta Europa non rende questa pratica accettabile.
A Torino sono stati
esternalizzati alla Cooperativa Rear i servizi di pulizia e sicurezza del Museo Nazionale del Cinema
(MNC). Dopo un taglio degli stipendi i
lavoratori hanno denunciato intimidazioni e maltrattamenti. Diverse persone
sono state licenziate. I lavoratori più malpagati, quelli più vulnerabili,
hanno quindi perso il posto di lavoro per essersi opposti a un taglio salariale.
Ovviamente è difficile per noi districarci tra i dettagli di una disputa che si
svolge in un altro Paese, con pratiche lavorative diverse dalle nostre, ma ciò
non significa che i principi non siano chiari. In questa situazione, l’organizzazione che appalta i servizi non
può chiudere gli occhi, ma deve assumersi la responsabilità delle persone
che lavorano per lei, anche se queste sono impiegate da una ditta esterna. Mi
aspetterei che il Museo, in questo caso, dialogasse con i lavoratori e i loro
sindacati, garantisse la riassunzione dei lavoratori licenziati e ripensasse la
propria politica di esternalizzazione. Non
è giusto che i più poveri debbano pagare il prezzo di una crisi economica di
cui non sono responsabili.
Abbiamo realizzato un film dedicato proprio a questo argomento, “Bread and Roses”. Come potrei non rispondere a una richiesta di solidarietà da parte di lavoratori che sono stati licenziati per essersi battuti per i propri diritti? Accettare il premio e limitarmi a qualche commento critico sarebbe un comportamento debole e ipocrita. Non possiamo dire una cosa sullo schermo e poi tradirla con le nostre azioni. Per questo motivo, seppure con grande tristezza, mi trovo costretto a rifiutare il premio”.
Abbiamo realizzato un film dedicato proprio a questo argomento, “Bread and Roses”. Come potrei non rispondere a una richiesta di solidarietà da parte di lavoratori che sono stati licenziati per essersi battuti per i propri diritti? Accettare il premio e limitarmi a qualche commento critico sarebbe un comportamento debole e ipocrita. Non possiamo dire una cosa sullo schermo e poi tradirla con le nostre azioni. Per questo motivo, seppure con grande tristezza, mi trovo costretto a rifiutare il premio”.
Ken Loach
sabato 2 giugno 2012
Vibranti ma sobri
Sul numero odierno del quotidiano La Repubblica, Miguel Gotor, scrittore e storico che stimo, riflette sul significato della Festa della Repubblica in un interessante editoriale, intitolato "Perché il 2 giugno deve essere difeso". Inevitabilmente il pezzo prende le mosse dalle polemiche di questi giorni riguardo l'opportunità di svolgere la consueta parata militare, dato il terremoto che ha colpito di recente l'Emilia. Soldi buttati, risorse utili ad aiutare i terremotati anziché a sfilare a Roma. Questo il senso delle proteste di molti cittadini italiani. Napolitano ha risposto che la sfilata si sarebbe tenuta, ma sobriamente. Gotor da un lato minimizza il problema delle spese e dell'impiego di mezzi, dato che ormai la macchina dei preparativi era già stata avviata, con le relative spese, al momento della scossa di lunedì scorso e che oggi è la Protezione Civile, più che l'esercito, ad intervenire con competenza e organizzazione per aiutare i terremotati. Cita anche il caso del terremoto del Friuli, quando Forlani, allora ministro della Difesa, annullò la manifestazione del 2 giugno per non sviare l'importante supporto e lavoro che i soldati stavano compiendo nelle mie terre. Nel 1976 la Protezione Civile non esisteva (nacque proprio dall'esperienza del terremoto del Friuli) e l'esercito, presente in massa in queste terre di confine, era in effetti l'unico apparato statale in grado di intervenire con mezzi e uomini in situazione d'emergenza.
Fin qui mi trovo abbastanza d'accordo. Dissento in toto, invece, sul secondo punto per cui la parata militare va svolta, secondo Gotor. Lo storico riprende il pensiero di Napolitano, secondo cui
Tutto questo mi fa dire che ogni 2 giugno a Roma dovrebbero sfilare i lavoratori italiani e coloro che, purtroppo numerosi, aspirano ad esserlo. I militari non sarebbero altro che una delle tante categorie di lavoratori che ci sono nel nostro paese; lavoratori che si sacrificano e muoiono, nel silenzio dei media e delle istituzioni, molto più dei loro "colleghi" militari.
Fin qui mi trovo abbastanza d'accordo. Dissento in toto, invece, sul secondo punto per cui la parata militare va svolta, secondo Gotor. Lo storico riprende il pensiero di Napolitano, secondo cui
"è giusto onorare i militari proprio il 2 giugno, poiché in tante recenti missioni hanno sacrificato la loro vita o riportato gravi ferite per garantire a ognuno di noi una maggiore sicurezza interna e internazionale."La retorica delle pseudo-missioni di pace vibra in queste parole. La retorica, che ci sbandiera attraverso i maggiori mezzi di comunicazione di massa e per voce di uomini delle istituzioni, che gli interventi dei nostri corpi militari all'estero sono svolti per il bene dei locali e, in ultima analisi, anche per il nostro. I veri motivi geopolitici ed economici sono di solito taciuti e tutti i soldati che muoiono, ahimè, in seguito a quelle operazioni di guerra (perché di questo si tratta) sono considerati martiri ed eroi. Non mi è mai andata giù questa falsa interpretazione e, per quanto mi dolga per la morte dei militari, così come per quella di qualsiasi altro essere umano, non ho mai accettato il festeggiamento della Festa della Repubblica attraverso una parata militare. Non si tratta di anti-militarismo, come scrive Gotor, ma del frutto di una considerazione molto semplice. La Repubblica Italiana è nata dopo la spaventosa esperienza della Seconda Guerra Mondiale, nella quale il fascismo e la monarchia dei Savoia ci avevano irresponsabilmente spinto. Ne siamo usciti fra le macerie ma con un orgoglio e uno spirito nuovi, nati dalla Resistenza che molti civili e militari italiani avevano condotto. L'Italia si è dotata di una Costituzione repubblicana, è cresciuta e si sviluppata negli anni. A questo hanno contribuito tutte le parti sociali, nessuna esclusa. L'apporto dei militari alla nascita della Repubblica e al suo sviluppo non è superiore a quello di ogni altra categoria, strutturata o meno. Basta leggersi il primo articolo della nostra Carta per capire quale sia il fondamento della nostra Repubblica: il lavoro. E basta leggersi l'undicesimo per ricordarsi che l'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.
Tutto questo mi fa dire che ogni 2 giugno a Roma dovrebbero sfilare i lavoratori italiani e coloro che, purtroppo numerosi, aspirano ad esserlo. I militari non sarebbero altro che una delle tante categorie di lavoratori che ci sono nel nostro paese; lavoratori che si sacrificano e muoiono, nel silenzio dei media e delle istituzioni, molto più dei loro "colleghi" militari.
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giovedì 22 marzo 2012
Corsi e ricorsi della crisi
Si sa che in tempi di crisi i governi approvano misure severe, se non drastiche, per cercare di far fronte all'emergenza, per uscirne al più presto, chiedendo dei sacrifici ai cittadini. Si sa anche però che i governi ne approfittano e, fra le misure spacciate per necessarie, infilano delle riforme (o sarebbe meglio definirle delle regressioni dei diritti) che in tempi normali difficilmente si potrebbero far passare. E' il caso di Mario Monti e della riforma del mercato del lavoro di cui tanto si parla in questi giorni. Ormai abbiamo capito come il super-tecnico banchiere, voluto dall'Europa e da Napolitano, e la sua commovente ministra Elsa Fornero abbiano intenzione di demolire l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Perché di demolizione si tratta. Stabilire che, in caso di licenziamento per motivi economici, il giudice, una volta accertata l'infondatezza della ragione economica, non possa reintegrare nel posto di lavoro colui che vi è stato allontanato, prefigura scenari facilmente intuibili. Molte aziende potrebbero approfittare di questa norma accampando false motivazioni economiche per licenziare delle persone (sì, i lavoratori sono delle persone..) sapendo che alla peggio dovranno loro solo un indennizzo monetario, e non certo più il posto di lavoro.
Ma Mario Monti è solo l'ultimo di una lunga scuola di premier che si sono comportati in questo modo. Mi viene in mente Edouard Daladier, per ben tre volte primo ministro francese negli Anni Trenta. Allora la crisi era ben peggiore e di tutt'altra natura rispetto a oggi. C'era un certo Adolf Hitler che faceva venire i sudori freddi a tutte le cancellerie europee. Il nostro Daladier, tuttavia, prese a pretesto la grave crisi politica del 1938 per ripristinare la settimana lavorativa di 48 ore. Affermò che non si poteva oziare lavorando solo 40 ore settimanali mentre le acciaierie di Hitler giravano al massimo per rendere sempre più potente la macchina bellica teutonica. Si doveva farvi fronte spremendo le energie fisiche nelle fonderie francesi per costruire un numero esorbitante di moderni cannoni. Con i risultati che tutti poi videro nel 1940....
In ogni caso, et voilà: il gioco è fatto! C'è la crisi e io, primo ministro, ti schiaffo una riforma che, guarda caso, anche qui decreta una regressione dei diritti dei lavoratori. Di regressione si tratta perché il governo precedente, quello del celebre Fronte Popolare diretto da Leon Blum, aveva appena portato la settimana lavorativa da 48 a 40 ore.... Da un governo di destra come quello di Daladier ti aspetti comunque una misura del genere. Certo! A meno che.... quel Daladier lì non avesse appena cambiato casacca. E sì. Se si va a sfogliare la composizione del governo di Leon Blum (di sinistra) si trova un certo Edouard Daladier come vicepresidente del consiglio e ministro della Difesa. Voltagabbana? Trasformista? Fate voi.
E qui mi sovviene un'ulteriore similitudine con l'oggi. Fra i sostenitori del governo Monti (perfetto liberista di destra) non c'è forse quel Partito Democratico (di sinistra??) erede di quel Partito Comunista Italiano che fu uno dei maggiori sostenitori dello Statuto dei Lavoratori (articolo 18 compreso)? Bersani, Veltroni e D'Alema se ne son dimenticati? O la loro cultura politica formatasi lungo gli Anni Settanta, come dice Nanni Moretti, a guardare Happy days ha qualche grave lacuna? Vedremo come si comporteranno in Parlamento...
Tornando a quel simpatico di Daladier gli "aneddoti" che lo riguardano non finiscono qui (ma per fortuna le similitudini col presente sì). Lui e il suo omologo inglese Neville Chamberlain si resero infatti protagonisti di uno dei più vergognosi tradimenti che la storia recente ricordi. Provate a pronunciare i loro nomi di fronte ad un cittadino ceco o ad uno slovacco dotati di un minimo di memoria storica e vedrete sicuramente il loro volto rabbuiarsi. Minima reazione d'altronde, se paragonata all'affronto che i due uomini di stato recarono durante gli accordi di Monaco del 1938 all'allora stato cecoslovacco. In soldoni, da garanti dell'integrità territoriale della repubblica slava, Francia ed Inghilterra divennero responsabili del suo smembramento, in favore delle brame di conquista hitleriane. Prima i Sudeti e poi il Protettorato di Boemia e Moravia e lo stato satellite slovacco furono i territori di cui la Germania nazista si impossessò soltanto mostrando i muscoli alla timorosa coppia Daladier-Chamberlain. E pensare che l'inglese, una volta tornato in patria, si vantò pure della sua stolta e ignominiosa impresa. Winston Churchill fu, al solito, quello che fotografò al meglio la situazione presente e futura in un celebre discorso alla Camera dei Comuni, nel quale affermò la sua lapidaria sentenza:
Speriamo che Bersani non scelga il disonore....
Ma Mario Monti è solo l'ultimo di una lunga scuola di premier che si sono comportati in questo modo. Mi viene in mente Edouard Daladier, per ben tre volte primo ministro francese negli Anni Trenta. Allora la crisi era ben peggiore e di tutt'altra natura rispetto a oggi. C'era un certo Adolf Hitler che faceva venire i sudori freddi a tutte le cancellerie europee. Il nostro Daladier, tuttavia, prese a pretesto la grave crisi politica del 1938 per ripristinare la settimana lavorativa di 48 ore. Affermò che non si poteva oziare lavorando solo 40 ore settimanali mentre le acciaierie di Hitler giravano al massimo per rendere sempre più potente la macchina bellica teutonica. Si doveva farvi fronte spremendo le energie fisiche nelle fonderie francesi per costruire un numero esorbitante di moderni cannoni. Con i risultati che tutti poi videro nel 1940....
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| Daladier e Blum nel 1936 |
E qui mi sovviene un'ulteriore similitudine con l'oggi. Fra i sostenitori del governo Monti (perfetto liberista di destra) non c'è forse quel Partito Democratico (di sinistra??) erede di quel Partito Comunista Italiano che fu uno dei maggiori sostenitori dello Statuto dei Lavoratori (articolo 18 compreso)? Bersani, Veltroni e D'Alema se ne son dimenticati? O la loro cultura politica formatasi lungo gli Anni Settanta, come dice Nanni Moretti, a guardare Happy days ha qualche grave lacuna? Vedremo come si comporteranno in Parlamento...
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| Chamberlain, Daladier, Hitler, Mussolini e Ciano a Monaco nel 1938 |
"Potevate scegliere fra il disonore e la guerra. Avete scelto il disonore e avrete la guerra"
Speriamo che Bersani non scelga il disonore....
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venerdì 6 maggio 2011
Sciopero generale
Una bella giornata di democrazia a Trieste. Tanta gente che condivide l'idea di un'Italia diversa e migliore e che lo esprime in modo civile.
Naturalmente anche noi della Fiom in piazza: la freccia sull'asfalto indica la direzione giusta da seguire (punto di vista del soggetto fotografato.. :-))
Naturalmente anche noi della Fiom in piazza: la freccia sull'asfalto indica la direzione giusta da seguire (punto di vista del soggetto fotografato.. :-))
sabato 15 gennaio 2011
mercoledì 12 gennaio 2011
D'Alema, dì una cosa di sinistra, dì una cosa anche non di sinistra, di civiltà
Da TM News:
Roma, 11 gen. - "Non sto nè con Marchionne, nè con la Fiom, non è questo il compito di un partito". Lo dice Massimo D'Alema a Otto e mezzo replicando al sindaco di Firenze, Matteo Renzi che si è schierato apertamente con l'ad della Fiat. In vista del referendum il presidente del Copasir spiega che "si tratta di una scelta difficile: accettare un accordo che impone sacrifici gravi e discutibili oppure perdere il lavoro, perciò gli operai meritano rispetto e non si bisogna fare loro lezioni su cose fare e dire, soprattutto da parte di chi, come noi, vive condizioni molto più comode". La vicenda Fiat secondo D'Alema "è uno degli aspetti della crisi del paese. Io non sono d'accordo con la Fiom perché un sindacato negozia anche arretramenti concessioni, esuberi, a volte necessari per salvare un'azienda ma non mi convince neanche l'esltazione del caso Fiat come esempio di modernità, caso mai è emblema di arretratezza. In Germani ci sono salari più alti e automobili più competitive. La vicenda Fiat dimostra che l'assenza di una politica che investa sull'innovazione scarica su operai e aziende i costi della competitività internazionale". A chi gli fa notare che Renzi dice di stare con Marchionne, D'Alema risponde: "Io non sto né con la Fiom né con Marchionne, il compito di un partito non è questo ma questa vicenda sollecita la politica a riprendere in mano il problema della competitività perchè se la situazione è arrivata a questo punto è anche perché in questi anni non è stata fatta nessuna politica per sostenere lo sviluppo".
E quale sarebbe il compito di un partito se non esprimersi rispetto ad una questione che concerne i diritti dei lavoratori e le loro condizioni di lavoro? Nulla è cambiato dai tempi di....
Qui invece c'è qualcosa di sinistra ma, soprattutto, di civiltà....
Roma, 11 gen. - "Non sto nè con Marchionne, nè con la Fiom, non è questo il compito di un partito". Lo dice Massimo D'Alema a Otto e mezzo replicando al sindaco di Firenze, Matteo Renzi che si è schierato apertamente con l'ad della Fiat. In vista del referendum il presidente del Copasir spiega che "si tratta di una scelta difficile: accettare un accordo che impone sacrifici gravi e discutibili oppure perdere il lavoro, perciò gli operai meritano rispetto e non si bisogna fare loro lezioni su cose fare e dire, soprattutto da parte di chi, come noi, vive condizioni molto più comode". La vicenda Fiat secondo D'Alema "è uno degli aspetti della crisi del paese. Io non sono d'accordo con la Fiom perché un sindacato negozia anche arretramenti concessioni, esuberi, a volte necessari per salvare un'azienda ma non mi convince neanche l'esltazione del caso Fiat come esempio di modernità, caso mai è emblema di arretratezza. In Germani ci sono salari più alti e automobili più competitive. La vicenda Fiat dimostra che l'assenza di una politica che investa sull'innovazione scarica su operai e aziende i costi della competitività internazionale". A chi gli fa notare che Renzi dice di stare con Marchionne, D'Alema risponde: "Io non sto né con la Fiom né con Marchionne, il compito di un partito non è questo ma questa vicenda sollecita la politica a riprendere in mano il problema della competitività perchè se la situazione è arrivata a questo punto è anche perché in questi anni non è stata fatta nessuna politica per sostenere lo sviluppo".
E quale sarebbe il compito di un partito se non esprimersi rispetto ad una questione che concerne i diritti dei lavoratori e le loro condizioni di lavoro? Nulla è cambiato dai tempi di....
Qui invece c'è qualcosa di sinistra ma, soprattutto, di civiltà....
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venerdì 31 dicembre 2010
Il mio 2010
Oggi è inevitabilmente tempo di bilanci. Mi guardo indietro e vedo in ordine sparso un po' di cose...
La prima, in realtà, non devo neanche sforzarmi troppo di cercarla perché sta proprio davanti agli occhi. E' questo blog, il cui primo post risale a gennaio di quest'anno grazie allo spunto inconsapevole di due miei cari amici appassionati di fumetti, Andrea ed Emiliano, i cui blog mi avevano incuriosito, divertito e stimolato. Quindi mi son detto: "Perché no?". E ho scoperto un nuovo mondo, prima del tutto sconosciuto, quello dei blogger appunto, grazie al quale ho imparato tante cose, ho conosciuto nuove persone ed approfondito tanti temi a me cari.
C'è stato poi in aprile un cambiamento importante per le mie abitudini e non solo. Io e mia moglie siamo diventati vegetariani. Il motivo? Non lo sappiamo con precisione ma, probabilmente, due fattori hanno giocato un ruolo importante. Il primo sono le due micie che vivono con noi dall'anno scorso, Cassie e Juno.
Il secondo è stata la lettura di un libro, dopo il quale non sono stato più lo stesso di prima.
Un altro importante cambiamento delle mie abitudini è stato il trasloco in un appartamento più grande, con una libreria atta a contenere molti (ma non tutti, sigh) dei miei fumetti, e in un posto ancor più di confine.....sul Carso, fuori dalla città, a maggior contatto con la natura
e con un passato non così lontano...
E' stato anche un anno ricco di letture di molti fumetti. E di saluti a collane che ho amato molto: soprattutto ringrazio Gianfranco Manfredi per l'irripetibile Magico Vento
e Michele Medda per l'originale Caravan
Assegno infine il terzo posto a Quaderni ucraini di Igort, un fumetto sulle rimozioni della storia, su una tragedia dimenticata: un documentario grafico di grande impatto.
La prima, in realtà, non devo neanche sforzarmi troppo di cercarla perché sta proprio davanti agli occhi. E' questo blog, il cui primo post risale a gennaio di quest'anno grazie allo spunto inconsapevole di due miei cari amici appassionati di fumetti, Andrea ed Emiliano, i cui blog mi avevano incuriosito, divertito e stimolato. Quindi mi son detto: "Perché no?". E ho scoperto un nuovo mondo, prima del tutto sconosciuto, quello dei blogger appunto, grazie al quale ho imparato tante cose, ho conosciuto nuove persone ed approfondito tanti temi a me cari.
C'è stato poi in aprile un cambiamento importante per le mie abitudini e non solo. Io e mia moglie siamo diventati vegetariani. Il motivo? Non lo sappiamo con precisione ma, probabilmente, due fattori hanno giocato un ruolo importante. Il primo sono le due micie che vivono con noi dall'anno scorso, Cassie e Juno.
| Cassie |
| Juno guardata alle spalle da Tex |
Il secondo è stata la lettura di un libro, dopo il quale non sono stato più lo stesso di prima.
Un altro importante cambiamento delle mie abitudini è stato il trasloco in un appartamento più grande, con una libreria atta a contenere molti (ma non tutti, sigh) dei miei fumetti, e in un posto ancor più di confine.....sul Carso, fuori dalla città, a maggior contatto con la natura
e con un passato non così lontano...
E' stato anche un anno ricco di letture di molti fumetti. E di saluti a collane che ho amato molto: soprattutto ringrazio Gianfranco Manfredi per l'irripetibile Magico Vento
e Michele Medda per l'originale Caravan
Sergio Bonelli ci ha regalato comunque una promettente miniserie dai toni neri: Cassidy di Pasquale Ruju.
Nella mia personalissima classifica dei migliori fumetti del 2010, metto al primo posto La porta di Sion di Walter Chendi
Non ho dubbi: la delicatezza e la profondità con cui l'autore triestino affronta un tema importante come la persecuzione degli ebrei, le leggi razziali, l'antisemitismo attraverso gli occhi di un adolescente che scopre l'amore nello stesso periodo, sono unici in quanto privi di retorica. L'opera è stata fra l'altro insignita a Lucca 2010 del premio Gran Guinigi 2010 per la migliore storia lunga.
La piazza d'onore spetta a Logicomix, opera unica nel suo genere che si presta a molteplici livelli di lettura. A me è piaciuta soprattutto perché parla di passioni.
Il 2010 è stato anche un anno di musica: di concerti vissuti con entusiasmo
di altri persi per il rotto della cuffia
e di altri visti comodamente sul divano
Al cinema non ci son stato molto, mi è rimasto comunque impresso Porco Rosso di Hayao Miyazaki. Lo ricorderò perché è uno straordinario inno alla libertà e per una splendida frase pronunciata da Porco:
Meglio maiale che fascista
Il calcio mi ha riservato solo note tristi. Un signore ha lasciato la mia amata Viola
mentre un altro se n'è andato per sempre
In altri campi le cose non vanno meglio: come ha detto Slavoj Zizek, il potere dello stato è esercitato direttamente da uno spregevole borghese che lo sfrutta apertamente e senza scrupoli per proteggere i suoi interessi
e i diritti del lavoro si stanno progressivamente erodendo
Nonostane tutto guardo con fiducia al 2011 e, nel frattempo, saluto il 2010 alla Ken Parker: So long
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giovedì 30 dicembre 2010
Un fatto di civiltà
Dal sito internet del quotidiano La Repubblica:
"ROMA - Ugl, Fim, Uilm, Fismic e l'associazione dei quadri Fiat e il Lingotto hanno siglato il contratto per l'assunzione dei 4600 dipendenti dello stabilimento di Pomigliano d'Arco. A partire da gennaio 2011 i lavoratori saranno assunti dalla Newco sulla base dell'accordo separato siglato il 15 giugno scorso."
Ovvero nello stabilimento Fiat di Pomigliano (così come a Mirafiori se passerà il referendum tra i lavoratori) non si applicherà più il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro dei metalmeccanici, bensì uno su misura, ritagliato sulle esigenze Fiat.
La domanda è: perchè? La risposta è: perché il CCNL tutela troppo (secondo Fiat) i lavoratori.
In altre parole, una delle tante conquiste civili della nostra Repubblica viene buttata alle ortiche, in nome di una presunta modernità, riformismo, e altre cazzate del genere che servono solo a nascondere la triste verità: il progressivo smantellamento dei diritti dei lavoratori riguarda oggi anche i dipendenti (per lo meno i privati), dopo aver già travolto gli atipici, ovvero quelli che un contratto nazionale non ce l'hanno mai avuto.
Dispiace e ferisce constatare che il tutto stia avvenendo con l'avvallo di una parte dei sindacati.
Dispiace e ferisce constatare che il tutto stia avvenendo con il plauso di parte dell'OGM-PD.
Buon anno!
"ROMA - Ugl, Fim, Uilm, Fismic e l'associazione dei quadri Fiat e il Lingotto hanno siglato il contratto per l'assunzione dei 4600 dipendenti dello stabilimento di Pomigliano d'Arco. A partire da gennaio 2011 i lavoratori saranno assunti dalla Newco sulla base dell'accordo separato siglato il 15 giugno scorso."
Ovvero nello stabilimento Fiat di Pomigliano (così come a Mirafiori se passerà il referendum tra i lavoratori) non si applicherà più il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro dei metalmeccanici, bensì uno su misura, ritagliato sulle esigenze Fiat.
La domanda è: perchè? La risposta è: perché il CCNL tutela troppo (secondo Fiat) i lavoratori.
In altre parole, una delle tante conquiste civili della nostra Repubblica viene buttata alle ortiche, in nome di una presunta modernità, riformismo, e altre cazzate del genere che servono solo a nascondere la triste verità: il progressivo smantellamento dei diritti dei lavoratori riguarda oggi anche i dipendenti (per lo meno i privati), dopo aver già travolto gli atipici, ovvero quelli che un contratto nazionale non ce l'hanno mai avuto.
Dispiace e ferisce constatare che il tutto stia avvenendo con l'avvallo di una parte dei sindacati.
Dispiace e ferisce constatare che il tutto stia avvenendo con il plauso di parte dell'OGM-PD.
Buon anno!
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sabato 18 dicembre 2010
La generazione rubata
"Adesso tutti cercano di darci etichette, ma noi siamo lontani dai partiti, anche dalla sinistra, chiediamo soltanto di poterci costruire vite dignitose, di avere accesso al lavoro, e la risposta del Governo è stata quella di riempirci di botte, mentre tremavo dal freddo, scalza, nel seminterrato buio dove ci avevano rinchiusi, ho pensato che quel luogo assomigliava alla cella del ministero dell'Amore come nel romanzo 1984 di George Orwell..."
Sono le parole di Alice, venitreennne studentessa universitaria fuori sede di Scienze Politiche a Roma. Era stata fermata dalla polizia e trattenuta insieme ad altri 22 manifestanti: quelli del 14 dicembre, il giorno in cui mentre in Parlamento si consumava un altro squallido atto di questa tremenda legislatura, nelle strade romane si stava svolgendo un'imponente manifestazione studentesca (ma non solo) di protesta.
Continua Alice, nell'intervista pubblicata oggi dal quotidiano La Repubblica:
"Rivedo quele scene in continuazione, ero ben stretta nei cordoni di testa del corteo, non ho tirato pietre, nulla, semplicemente avanzavo mentre la polizia caricava, e così mi hanno presa, trascinata via, picchiata con il manganello sulla testa e sulle spalle, buttata in un cellulare con le manette ai polsi"
Si son spese molte parole in questi ultimi giorni, su giornali e tv, per commentare quanto accaduto, spesso proponendo facili generalizzazioni, per liquidare la faccenda come un orribile episodio di violenza, senza così doversi fare troppe domande e darsi risposte scomode. Penso che la testimonianza di Alice sia invece molto semplice e chiara: dei ragazzi manifestano perché si sentono rubare non solo il futuro ma anche il presente. Il presente perché l'università sarà presto colpita dalla riforma Gelmini, il futuro perché nel mondo del lavoro incontreranno precarietà e flessibilità, senza ammortizzatori sociali sufficienti. Qual'è la risposta dello Stato? Nessun ascolto, ma solo botte da orbi!
"Ci tenevano lì, al gelo, tutti insieme in una cella vuota, senza bere, nè mangiare, nè poter andare al bagno. Chi chiedeva un po' d'acqua o si lamentava per le ferite aperte veniva aggredito, deriso, minacciato. Ci avevano detto: ricordatevi di Bolzaneto, ricordatevi di Genova. Per 14 ore nel centro di identificazione di Tor Cervara abbiamo subito ogni tipo di angheria e di terrorismo psicologico, con la consapevolezza che laggiù, in quella specie di carcere, lontani da tutto e da tutti, ci sarebbe potuta succedere qualunque cosa"
E poi si finisce in questo buco nero, in cui lo Stato mostra la sua anima più scura, dove la legalità viene sospesa e si rimane vittime dell'arbitrio. Ma perché succedono ancora queste cose? Perché alcuni devono cadere ancora in situazioni che evocano le tragedie successe a Genova durante il G8 del 2001?
Come dice Alice, non è una questione nè di destra, nè di sinistra: la richiesta avanzata da questa generazione di essere trattati con dignità è al di sopra di ogni etichetta. Questo mi ha fatto pensare all'altro giorno, quando, durante il buffet di Natale organizzato dall'azienda in cui lavoro, un mio collega quasi mio coetaneo (40 lui, 39 io), commentando quanto è successo a Roma, osservava quanto segue. La nostra generazione, di non molti anni più vecchia, non ha dovuto lottare come questa: siamo stati gli ultimi a laurearci con un'università ancora dignitosa prima della riforma dei 3 anni +2, siamo entrati nel mondo del lavoro quando i contratti precari erano appena stati varati e non si erano quindi ancora diffusi, abbiamo trovato subito un posto di lavoro a tempo indeterminato potendo anche scegliere fra più offerte. Insomma, non abbiamo lottato per niente. Certo, era una generalizzazione anche questa: si riferiva a una ben ristretta fascia di persone, lui è un fisico convertito all'informatica, io un ingegnere: delle figure per cui il lavoro non era dificile da trovare, però ci sono delle verità nelle parole del mio collega, visto che oggi anche un ingegnere neolaureato stenta a trovare un posto decente e, se lo trova, il contratto è sicuramente precario. Quello che mi ha fatto tristezza, in realtà, è che, essendo capitati in un momento in cui tutto era pronto e preparato dalla generazione precedente (lo statuto dei lavoratori è stato varato un anno prima che nascessi), non ci siamo resi conto che non tutto è dovuto e forse non l'abbiamo nemmeno saputo apprezzare. La mia ironica ma triste risposta al collega è stata che ci incazzeremo dopo esserci accorti che le nostre pensioni saranno una miseria, ma allora non avremo la forza di lottare, costretti a convivere col pannolone o sulla sedia a rotelle.
Alice conclude così la sua intervista:
"Mia madre si è spaventata, è naturale, però sa che la nostra protesta è giusta. Ma lo sanno in Parlamento che fatica è poter studiare, mai un cinema, un ristorante, al supermercato cerchiamo i cibi meno costosi, comprare libri è un'impresa. Vogliono schiacciarci? Noi reagiremo, è tutto il movimento che si ribella. E io avevo un nonno partigiano, come potrei smettere di manifestare?"
Queste belle tavole di Milazzo scritte da Berardi sono tratte dall'albo "Sciopero", il numero 58 della prima serie di Ken Parker. Mutatis mutandis, c'è un filo rosso che lega la scena in cui si trova coinvolto Ken e quanto è successo realmente tante altre volte nelle piazze italiane e di mezzo mondo, compresa quella romana del 14 dicembre scorso: si tratta di un filo tessuto con le parole dignità e diritti.
Sono le parole di Alice, venitreennne studentessa universitaria fuori sede di Scienze Politiche a Roma. Era stata fermata dalla polizia e trattenuta insieme ad altri 22 manifestanti: quelli del 14 dicembre, il giorno in cui mentre in Parlamento si consumava un altro squallido atto di questa tremenda legislatura, nelle strade romane si stava svolgendo un'imponente manifestazione studentesca (ma non solo) di protesta.
Continua Alice, nell'intervista pubblicata oggi dal quotidiano La Repubblica:
"Rivedo quele scene in continuazione, ero ben stretta nei cordoni di testa del corteo, non ho tirato pietre, nulla, semplicemente avanzavo mentre la polizia caricava, e così mi hanno presa, trascinata via, picchiata con il manganello sulla testa e sulle spalle, buttata in un cellulare con le manette ai polsi"
Si son spese molte parole in questi ultimi giorni, su giornali e tv, per commentare quanto accaduto, spesso proponendo facili generalizzazioni, per liquidare la faccenda come un orribile episodio di violenza, senza così doversi fare troppe domande e darsi risposte scomode. Penso che la testimonianza di Alice sia invece molto semplice e chiara: dei ragazzi manifestano perché si sentono rubare non solo il futuro ma anche il presente. Il presente perché l'università sarà presto colpita dalla riforma Gelmini, il futuro perché nel mondo del lavoro incontreranno precarietà e flessibilità, senza ammortizzatori sociali sufficienti. Qual'è la risposta dello Stato? Nessun ascolto, ma solo botte da orbi!
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E poi si finisce in questo buco nero, in cui lo Stato mostra la sua anima più scura, dove la legalità viene sospesa e si rimane vittime dell'arbitrio. Ma perché succedono ancora queste cose? Perché alcuni devono cadere ancora in situazioni che evocano le tragedie successe a Genova durante il G8 del 2001?
Come dice Alice, non è una questione nè di destra, nè di sinistra: la richiesta avanzata da questa generazione di essere trattati con dignità è al di sopra di ogni etichetta. Questo mi ha fatto pensare all'altro giorno, quando, durante il buffet di Natale organizzato dall'azienda in cui lavoro, un mio collega quasi mio coetaneo (40 lui, 39 io), commentando quanto è successo a Roma, osservava quanto segue. La nostra generazione, di non molti anni più vecchia, non ha dovuto lottare come questa: siamo stati gli ultimi a laurearci con un'università ancora dignitosa prima della riforma dei 3 anni +2, siamo entrati nel mondo del lavoro quando i contratti precari erano appena stati varati e non si erano quindi ancora diffusi, abbiamo trovato subito un posto di lavoro a tempo indeterminato potendo anche scegliere fra più offerte. Insomma, non abbiamo lottato per niente. Certo, era una generalizzazione anche questa: si riferiva a una ben ristretta fascia di persone, lui è un fisico convertito all'informatica, io un ingegnere: delle figure per cui il lavoro non era dificile da trovare, però ci sono delle verità nelle parole del mio collega, visto che oggi anche un ingegnere neolaureato stenta a trovare un posto decente e, se lo trova, il contratto è sicuramente precario. Quello che mi ha fatto tristezza, in realtà, è che, essendo capitati in un momento in cui tutto era pronto e preparato dalla generazione precedente (lo statuto dei lavoratori è stato varato un anno prima che nascessi), non ci siamo resi conto che non tutto è dovuto e forse non l'abbiamo nemmeno saputo apprezzare. La mia ironica ma triste risposta al collega è stata che ci incazzeremo dopo esserci accorti che le nostre pensioni saranno una miseria, ma allora non avremo la forza di lottare, costretti a convivere col pannolone o sulla sedia a rotelle.
Alice conclude così la sua intervista:
"Mia madre si è spaventata, è naturale, però sa che la nostra protesta è giusta. Ma lo sanno in Parlamento che fatica è poter studiare, mai un cinema, un ristorante, al supermercato cerchiamo i cibi meno costosi, comprare libri è un'impresa. Vogliono schiacciarci? Noi reagiremo, è tutto il movimento che si ribella. E io avevo un nonno partigiano, come potrei smettere di manifestare?"
Queste belle tavole di Milazzo scritte da Berardi sono tratte dall'albo "Sciopero", il numero 58 della prima serie di Ken Parker. Mutatis mutandis, c'è un filo rosso che lega la scena in cui si trova coinvolto Ken e quanto è successo realmente tante altre volte nelle piazze italiane e di mezzo mondo, compresa quella romana del 14 dicembre scorso: si tratta di un filo tessuto con le parole dignità e diritti.
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domenica 5 dicembre 2010
Mutazione genetica
E' notizia di venerdì 3 dicembre: il confronto tra Fiat e sindacati per stabilire il futuro dello stabilimento di Mirafiori è saltato. “Non ci sono le condizioni per raggiungere un accordo” ha dichiarato il capo delegazione dell'industria torinese. Le condizioni sono l'accettazione da parte dei sindacati della scelta di Fiat di creare una newco, ovvero una nuova compagnia in cui assumere tutti i lavoratori di Mirafiori: questa newco non aderirà a Federmeccanica e quindi non le si applicherà il contratto nazionale dei metalmeccanici.
Il punto centrale è proprio questo: il contratto nazionale. Fiat, così come è successo quest'estate nel suo stabilimento di Pomigliano, non vuole più sottostare alle norme regolanti i rapporti di lavoro contenute nel contratto nazionale, ma vuole stabilirne di proprie, da applicare nello stabilimento torinese.
Penso non sfuggano ai più le conseguenze pericolose di questa strategia. Il contratto nazionale si fonda su due principi: uno di giustizia e uno di solidarietà. Il primo stabilisce che due lavoratori che compiono la stessa mansione devono essere pagati allo stesso modo, a prescindere dall'azienda e dalla città in cui prestano la loro opera. Il secondo, ancor più importante e comunque strettamente legato al primo, garantisce che un lavoratore di una piccola azienda privo di qualsiasi forza contrattuale, possa godere dei benefici del contratto nazionale, ottenuti grazie alle vertenze e alle lotte di quei lavoratori che, appartenendo a aziende più grandi e sindacalizzate, hanno invece una maggiore forza contrattuale. In altre parole, il più debole viene difeso, nell'applicazione dei propri diritti, proprio grazie all'esistenza del contratto nazionale.
Dobbiamo quindi considerare il contratto nazionale come una conquista di civiltà e, come tale, dovrebbe essere ormai iscritto nel DNA di qualsiasi forza politica e sindacale che si richiama ai valori della sinistra, proprio perché fra questi valori compare, ai primi posti, la difesa del più debole.
Spiace osservare invece che così non è per il maggior partito all'opposizione in Italia, ovvero il Partito Democratico. Qualche settimana fa il segretario Pierluigi Bersani fu ospite della trasmissione di Rai3 Vieni via con me per elencare i valori della sinistra, ovvero dell'area politica cui il PD dichiara di appartenere. Ricordo bene uno dei primi punti dell'elenco del segretario: la difesa del più debole. La coerenza fa parole e azioni è però un altro affare. Leggo infatti sul quotidiano La Repubblica di sabato 4 dicembre un'intervista ad uno dei candidati del PD per la carica di futuro leader della coalizione di centro-sinistra, il sindaco di Torino Sergio Chiamparino, che si esprime proprio sulla rottura delle trattative per Mirafiori tra Fiat e sindacati avvenuta il giorno precedente. L'esponente PD afferma:
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| Chiamparino visto da Mannelli |
“Sono convinto che ci debba essere da entrambe le parti uno sforzo per riprendere la trattativa e portarla a compimento facendo prevalere il senso di responsabilità. Non conosco i dettagli della proposta, ma non mi scandalizzerebbe né un contratto solo per il settore auto né per singoli stabilimenti a seconda delle caratteristiche. Non si tratta di un tabù.”
Faccio notare che, per tenere conto delle caratteristiche dei singoli stabilimenti, esistono i contratti aziendali, che “si costruiscono” sopra il contratto nazionale e che sono ampiamente applicati in tutti gli stabilimenti Fiat. A parte questa personale osservazione, dalle parole di Chiamparino risulta evidente la volontà di non contraddire Sergio Marchionne, considerato da molti nel PD come un moderno innovatore del sistema di organizzazione lavorativa, quasi come un salvatore delle sorti dell'automobile italiana. Accanto ai suoi indiscutibili meriti, va valutata però attentamente la sua azione di questi ultimi mesi. Non ha molto senso fare dei paragoni con i suoi successi americani. Là la Chrysler è stata salvata grazie a forti interventi pubblici e ad accordi sindacali che prevedono anche la riduzione della paga per i giovani assunti a parità di lavoro e la rinuncia al diritto di sciopero. Questi due elementi non possono essere applicati in Italia proprio per l'esistenza del contratto nazionale e perché lo sciopero è un diritto garantito dalla Costituzione italiana. Ecco perché Marchionne vuole aggirare il contratto nazionale: per scriversi a proprio comodo un contratto ad hoc, insieme possibilmente ad un sindacato che guardi solo al particolare stabilimento e non al generale, alla faccia della solidarietà e dell'egualitarismo.
Un partito che si definisce di sinistra, come fa il PD, non può acconsentire ad una tale operazione, pena la sua trasformazione in un organismo geneticamente modificato. Il cammino compiuto dai lavoratori nella storia è stato molto lungo e spesso tragico per raggiungere le conquiste attuali. Prima di buttare a mare tutto quanto, tutta una storia politica lunga più di un secolo, il PD dovrebbe pensarci due volte.
martedì 7 settembre 2010
Cosa direbbe Ken Parker?

Sono allibito dalla copertina con cui il settimanale Panorama si presenta in edicola questa settimana. Uno sciopero, diritto sancito dall'articolo 40 della Costituzione, e di recente posto sotto attacco (vedi caso dell'accordo Fiat a Pomigliano), viene definito sabotaggio. Il giornale berlusconiano se ne infischia della sentenza della magistratura (che novità!!) che ha decretato il reintegro (negato poi nella pratica dalla Fiat) sul luogo di lavoro dei tre operai della Fiat di Melfi, licenziati con la supposta motivazione, appunto, di sabotaggio.
E' veramente triste constatare come un giornale abbia un'idea preconcetta della verità e a questa subordini tutto. Anche la dignità di tre persone sbattute in copertina e definite bugiarde. Non è un linciaggio mediatico questo? E l'onestà intellettuale dove abita?
Consiglio al direttore di Panorama la lettura dell'albo Sciopero di Ken Parker: forse imparerà qualcosa, soprattutto a confrontarsi con la propria coscienza....
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