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sabato 20 maggio 2017

Il canto di Mario Alberti per Nathan Never



Quando, più di ventitré anni fa, lessi Il canto della balena, mi resi conto di avere per le mani un albo che avrebbe fatto la storia di Nathan Never. Tutt'oggi, infatti, il numero 31 della serie regolare, uscito nel dicembre del 1993, è ricordato come uno degli albi imprescindibili. Per quale motivo? È presto detto: si trattò di un'avventura in cui storia e disegni sono perfettamente in armonia. Antonio Serra e Mario Alberti confezionarono un piccolo gioiello. Diciamo la verità: il soggetto era molto interessante, il tema ecologista ottimamente sviluppato e l'ambientazione suggestiva ma il plus furono i disegni. Mario Alberti, allora esordiente in Bonelli, si presentò col botto: un Nathan simile non si era mai visto. E sì che la collana di fantascienza Bonelli disponeva di ottimi disegnatori: basti pensare a Stefano Casini, Roberto De Angelis e Claudio Castellini. Eppure Mario diede qualcosa in più all'interpretazione dell'Agente Alfa: un tratto veloce, sporco che ben si adattava alle caratteristiche del personaggio e della storia. La conferma del felice connubio fra Serra e Alberti avvenne tre anni dopo con Odissea nel futuro, il secondo Nathan Never Gigante, uno dei più riusciti della collana annuale.

venerdì 4 novembre 2016

Nathan Never al Trieste Science+Fiction Festival


Non poteva mancare Nathan Never all'edizione 2016 del Trieste Science+Fiction Festival. Una mostra festeggia i 25 anni di presenza ininterrotta in edicola del personaggio a fumetti ideato da Antonio Serra, Michele Medda e Bepi Vigna. Quest'ultimo sarà uno dei protagonisti, insieme ai disegnatori Mario Alberti, Sergio Giardo e Romeo Toffanetti e al curatore in Bonelli della testata Glauco Guardigli, dell'incontro di futurologia che si terrà domani, sabato 5 novembre alle ore 12, al Magazzino delle Idee a Trieste.

martedì 20 settembre 2016

Il futuro di Nathan Never


Giugno 1991 - giugno 2016: 25 anni di presenza continua nelle edicole da parte di Nathan Never. Un traguardo importante, festeggiato dalla Sergio Bonelli Editore attraverso un insieme di eventi che hanno visto (e non poteva essere altrimenti) il ritorno sulle scene dei tre creatori del personaggio: Bepi Vigna, Antonio Serra e Michele Medda.
Il primo ha realizzato il progetto più ambizioso e intrigante: rivedere sotto una luce nuova e straniante i fatti drammatici che hanno portato Nathan a diventare un Agente Speciale Alfa. Il risultato è una miniserie, Anno Zero, composta da sei numeri, tuttora in corso, disegnata in toto da Roberto De Angelis. Atmosfere cupe, nel tratto e nella narrazione, accompagnano il lettore in una torbida spirale che sta portando Nathan a mettere in dubbio verità, che tanto lui quanto noi, ritenevamo date e scontate. La sensazione, dopo aver letto quattro albi, è che qualcosa di sconcertante e rivoluzionario stia per accadere nei prossimi due numeri finali. Può succedere veramente di tutto, la suspance creata con maestria da Vigna è veramente alta. Staremo a vedere.




Antonio Serra ha realizzato una trilogia, che ha accompagnato il lettore lungo i mesi estivi nella collana regolare. C'è stata l'ennesima fine del mondo di Nathan come lo avevamo imparato a conoscere dopo la guerra dei mondi. Serra, nella rubrica introduttiva di Alfacom, ci svela che non sceneggerà più storie di Nathan e che questa era la fine che aveva progettato per il personaggio fin dall'inizio dell'avventura in edicola. Certo, nel corso degli anni, l'dea si è ampliata ed evoluta, ma il nocciolo è rimasto quello originale. Devo confessare di essere rimasto piuttosto deluso di questo finale. Omega non mi ha mai convinto come grande nemico di Nathan: il vecchio Arsitotele Skotos lo sopravanza di molte spanne in quanto a figura di malvagio. L'artificio narrativo di swappare i due soli nei due universi paralleli in cui due mondi di Nathan stavano evolvendo mi è parsa banale. Per quanto ne dica Serra nella sua versione, son disposto da lettore a sospendere la mia incredulità di fronte ad un'opera di fantasia ma, in questo caso, lo sforzo che mi viene richiesto è eccessivo. L'escamotage mi è sembrato insipido e l'intervento risolutore dell'Uomo Quantico alquanto ridicolo. La trilogia scritta dal classico Sergio Giardo mi aveva quasi convinto, a metà di essa, ad abbandonare la lettura della serie. Mi son sforzato di continuare, più per onor di firma che per desiderio di capire come sarebbe andata a finire.




Pertanto, anche l'acqusito del successivo albo a colori di settembre è stato un piccolo sforzo, per fortuna, però, più che ripagato. Infatti la storia disegnata da Germano Bonazzi è stata scritta e sceneggiata da Michele Medda, autore che ho sempre seguito e apprezzato e, devo dire, anche questa volta la mia fiducia è stata ampiamente ripagata. Dopo la catastrofe planetaria della trilogia di Serra, si passa ad un'atmosfera molto più intima e riflessiva. Nathan ritorna ad uno dei suoi mood classici, un'indagine alla Marlowe nei bassifondi della città, a contatto con un'umanità reietta ed ai margini. Azione sì, ma soprattutto psicologia, dialoghi e analisi introspettiva. Questo è uno dei generi narrativi, in cui viene coniugato Nathan, che preferisco. Medda è ritornato a casa e, come scrive nella rubrica di Alfacom, l'ha trovata un po' diversa da come l'aveva lasciata. Tanti autori, forse troppi, hanno scritto storie per Nathan. C'è bisogno, secondo me, di più sceneggiature di Medda e, ce lo rivela sempre lui, ce ne saranno, tanto sulla serie regolare, quanto su una futura miniserie di sei numeri. Questa è un'ottima notizia che, insieme alla presenza di Vigna, mi fanno ben sperare per il futuro di Nathan.

lunedì 19 gennaio 2015

Il mercato batte Saguaro


Non ci voleva un mago per prevederlo. Quando ho visto morire Cobra Ray, il nemico numero uno di Saguaro nell'albo di gennaio intitolato Colpo di coda, sul momento non ci ho creduto o, meglio, non ci volevo credere. Ho riletto due volte per essere sicuro che non mi fosse sfuggito qualcosa: in fondo tante volte Cobra Ray era stato dato per morto, ma era sempre ricomparso più pericoloso di prima. Ma questa volta no. Ridotto in sedia a rotelle, si è dato fuoco di fronte a Saguaro. Ed è morto. Se Bruno Enna, creatore e principale sceneggiatore del personaggio, fa morire già al numero 32 della serie il nemico principale del protagonista, allora il lettore non può che considerarlo come un terribile indizio. Unito all'altro grave indizio riguardante i bassi numeri di vendita di cui Saguaro soffre da molto tempo, mi son detto che ormai la fine della serie è certa. Puntuale è giunta pochi giorni fa la notizia ufficiale della Sergio Bonelli Editore, che ha confermato le voci che circolavano da mesi: in soli tre ultimi e definitivi albi Saguaro verrà a capo di tutto. Tutte le interessanti trame che hanno segnato con forza la continuity della serie (dall'infido Clive Waters, creatore dell'unità speciale dell'FBI in cui lavora Thorn Kitcheyan, passando per il ribelle navajo Nastas Begay, ex amico fraterno di Saguaro, fino al vecchio uomo della medicina Howi e i segreti riguardo ai genitori di Thorn) troveranno una conclusione in soli tre albi.
E' un vero peccato. La Bonelli chiude una delle sue serie migliori. Più volte ho avuto modo di elogiare Enna per la sua scrittura dinamica, veloce, agile ma capace di approfondire con cura temi di carattere sociale e psicologie dei personaggi. Perdiamo un ottimo poliziesco ambientato nel Sud Ovest americano negli anni Settanta del secolo scorso, con in primo piano le problematiche legate alla vita e ai diritti dei nativi. Thorn è un navajo, ma è anche un reduce del Vietnam, e da proprio questo passato emerge il suo arci-nemico Cobra Ray. Ma c'è anche un altro passato, familiare e tribale, che incombe su Saguaro e di cui, albo dopo albo, Enna ha saputo dosare gli elementi, in modo da creare la dovuta suspense.
Non mi spiegherò mai perché prima Orfani e ora Ringo (miniserie scritte da Roberto Recchioni) funzionano mentre Saguaro no. Intendo dal punto di vista commerciale, non della qualità di soggetti e sceneggiature. Qualcuno ha detto che Saguaro è nato già vecchio: un eroe Bonelli classico, troppo classico, legato ad uno sfondo, il western, che ha perso molto del suo appeal, almeno presso il pubblico più giovane. Non sono d'accordo. Saguaro è parso essere al suo esordio il classico duro, tutto d'un pezzo, alla Tex Willer. Ma poi, con lo scorrere delle storie, la sua psicologia e il suo mondo si sono dispiegati, lasciando intravedere molte sfumature, e molti dubbi. Tex, al di là dei metodi drastici che li accomunano, è molto lontano da Thorn.



E poi, Adam Wild, la nuova miniserie di Gianfranco Manfredi, non si è proposta proprio all'insegna della Avventura classica, che più classica non si può? Certo, l'ambientazione e i personaggi son del tutto diversi, ma l'alveo di genere in cui si inserisce è molto più vicino a Saguaro piuttosto che ad Orfani. E mi pare che le vendite del nuovo eroe di Manfredi stiano andando bene.
L'unico difetto, non di poco conto, che riconosco alla serie di Enna è la qualità dei disegni, mediamente bassa, con rare eccezioni. Potrebbe essere che molti lettori l'abbiano abbandonata proprio per questo motivo. Se fosse vero, le responsabilità ricadrebbe sulla Bonelli stessa, che non ha saputo garantire ad Enna un parco disegnatori all'altezza (cosa che invece non sta succedendo per Adam Wild e Lukas di Michele Medda, caratterizzati da ottimi disegni, oltre che da valide storie).

domenica 14 dicembre 2014

Quattro nuove short stories per Tex Willer


Dopo la prima prova di un anno fa, ritornano le storie brevi a colori di Tex Willer nell'albo numero 6 della collana Color Tex, intitolato Stelle di latta e altre storie. Si tratta di un albo che vede diversi autori al loro esordio sulle pagine del Ranger, tanto fra i disegnatori quanto fra gli sceneggiatori. Fra i primi balza subito all'occhio la bella copertina del pordenonese Giulio De Vita, che vorremmo vedere più spesso pubblicato in Italia e non solo Oltralpe, dove il suo talento è stato ampiamente riconosciuto da tempo.
Come ho già scritto in un precedente post, a me piacciono le short stories che sono caratterizzate da uno spazio di azione ben preciso, da una durata di tempo limitata, da personaggi appena abbozzati, da una forte tensione e da un non detto che lascia spazio all'intuito del lettore. E le quattro storie del nuovo Color Tex non mi hanno convinto del tutto.



La prima, Stelle di latta, è proposta dalla coppia di autori di LukasMichele Medda ai testi e Michele Benevento alle matite, qui con l'aiuto di Oscar Celestini alla colorazione. Mi è parsa una storia molto ricca di avvenimenti e di personaggi con un interessante passato, più adatta a dispiegarsi su un racconto lungo piuttosto che su uno breve. Mi sarebbe piaciuto conoscere di più sul passato comune di Carson e dei suoi due vecchi amici ritrovati. Invece tutto è spiegato un po' sbrigativamente: serviva qui un maggiore approfondimento della storia personale e comune dei tre. Inoltre i fatti della trama si svolgono con un'eccessiva fretta. Un bel soggetto che meritava di essere sviluppato su duecento tavole della serie regolare è stato compresso in trentadue. Peccato. Ottima l'esordio texiano di Benevento che caratterizza i due pards alla perfezione, molto classici nella loro naturalezza, così come gli altri personaggi e le varie scene d'azione. Nonostante la buona colorazione, mi è venuta la curiosità di immaginare come sarebbe stato il mood della storia se fosse stata disegnata in bianco e nero, considerando che i neri di Benevento conferiscono alle storie di Lukas un tono cupamente suggestivo.



Maggiore unità di tempo e di luogo ha il secondo racconto, Incontro a Tularosa, firmato da Moreno Burattini per i testi e da Giuseppe Camuncoli per i disegni. Un discreto esordio nel mondo di Tex per il curatore e sceneggiatore di Zagor, altro eroe storico della Bonelli. La tensione è subito molto alta. L'azione è concentrata a Tularosa, un misero pueblo del New Mexico, prima all'interno di una modesta cantina (dal nome sinistro El gato negro) poi nella polverosa main street. Qui, al tramonto, i protagonisti trovano il loro appuntamento con la vendetta e con la morte sfidandosi a duello: temi classici del Far West. Se non fosse per il flash back troppo lungo che provoca un calo della tensione dopo poche tavole e per l'inutile scambio di battute nel finale che spiega come è avvenuta la sostituzione fra Tex e uno dei personaggi, il racconto avrebbe mantenuto un ritmo più sostenuto, e sarebbe risultato più godibile. Camuncoli, qui alla sua prima prova con Aquila della Notte, è un bravo disegnatore noto all'estero grazie ai suoi lavori per la Marvel e la DC, ma la sua tendenza in questa storia a rappresentare le teste dei personaggi piuttosto tozze, soprattutto in Tex, non mi piace. Inoltre ho trovato i colori di Beniamino Del Vecchio troppo sparati.



Il curatore di Tex, Mauro Boselli, ci regala una short story in cui dominano temi come il pregiudizio e l'intolleranza verso il diverso. Nel buio è il titolo del racconto disegnato da un ottimo Luca Rossi e nel buio di un bosco si svolge la maggior parte dell'azione. L'atroce assassinio di due coniugi e la scomparsa della loro figlioletta spinge i prevenuti cittadini di Alder's Gulch, un piccolo centro del Colorado, ad accusare il “mostro” del villaggio. Una classica caccia all'uomo con tanto di torce nella notte e urla inneggianti alla forca. Ma Tex, Carson e Tiger riescono ad evitare il linciaggio, ristabilendo la verità dei fatti e facendo giustizia. Bello l'incipit iniziale con il passaggio brusco dalla scena felice in cui i ragazzini giocano a quella drammatica e violenta dell'assassinio. Da lì in avanti la tensione narrativa rimane sempre alta fino al colpo di scena finale. Da sottolineare anche il dettaglio della bambolina di legno trovata nel bosco dalla bambina che tornerà poi anche alla fine. Se proprio volessi trovare una pecca a questa storia direi che il finale ha una caduta nelle vignette conclusive. L'ultima tavola, infatti, prima ti colpisce allo stomaco con la trovata azzeccata del padre che inaspettatamente uccide il figlio assassino, per evitare un'ulteriore delitto. Poi però ti delude quando scopri che il “mostro”, che hai dato per morto tre tavole prima in seguito ad una fucilata ricevuta alla tempia, è vivo e parla con la bambina. Il che permette a Tex di fare una ramanzina, che suona un po' moralista, agli onesti cittadini di Alder's Gulch. Determinanti per la felice creazione dell'atmosfera cupa della storia sono i disegni del dampyriano Rossi all'esordio su Tex (molto riuscite le espressioni con cui ritrae nei volti dei cittadini l'odio, la rabbia, la paura) e i colori di Romina Denti.


Ma la short story più convincente è, non l'avrei mai detto, Randy il fortunato, scritta da Roberto Recchioni e disegnata da Andrea Accardi. La coppia di autori (all'esordio sulle pagine di Aquila della Notte) è già nota ai lettori della serie bonelliana Le Storie per un paio di albi sul mondo dei samurai che, incomprensibilmente per il sottoscritto, avrà l'onore di una miniserie ad hoc. Non riponevo la minima fiducia nella capacità di Recchioni di imbastire una storia di Tex: non credevo che il suo stile narrativo, che punta spesso all'eccesso, ad alzare i toni, ad abusare dell'azione, potesse adattarsi a raccontare un episodio di Tex Willer. In sostanza, non avrei mai pensato che un autore che ogni tanto fa un po' lo sbruffone potesse scrivere un racconto avente come protagonista un personaggio, come Tex, a cui gli sbruffoni vanno di traverso. E invece mi sbagliavo. Recchioni ha saputo rappresentare in modo originale una delle caratteristiche salienti di Tex: la sua capacità di non mollare mai la preda e di seguirla fino in capo al mondo. Il fuorilegge Randy, la preda in questione, è così ossessionato dal Ranger al punto da sognarlo la notte. Tex è un incubo, è un angelo vendicatore a cui Randy sa, in fondo, di non potersi sottrarre. Il racconto scorre con il giusto ritmo, a partire dall'incubo iniziale, attraverso il breve flash back (che, rappresentato in forma di racconto, non abbassa affatto la tensione), fino alla rapina e alla sanguinaria e ineluttabile resa dei conti. Tex appare direttamente in poche vignette ma la sua presenza è costante, in tutte le tavole, attraverso l'ossessione di Randy. Accardi dà il meglio di sé nelle espressioni con cui ritrae il volto dei personaggi, da quella impenetrabile di Tex, a quella ora terrorizzata, ora da spaccone e infine, in punto di morte, liberatoria di Randy. I colori, ancora di Oscar Celestini, non appesantiscono i disegni, anzi li valorizzano.

domenica 23 marzo 2014

Lukas: nuovi contenuti e nuovi formati in casa Bonelli


Nuovi contenuti e nuovi formati. Sono parole di Davide Bonelli, direttore generale della Sergio Bonelli Editore, estratte dall'editoriale con cui si apre il primo numero di Lukas, la nuova miniserie della casa editrice milanese, che ha esordito in edicola il 21 marzo. I termini usati si riferiscono alla strategia editoriale degli ultimi anni e si adattano perfettamente anche a questa nuova collana ideata da Michele Medda e da Michele Benevento.
Nuovi contenuti perché la "miscela di horror, mistero e azione che qualcuno ha voluto avvicinare al cosiddetto urban fantasy" (per citare di nuovo Davide Bonelli), sono una novità assoluta per la casa editrice di Dylan Dog e Dampyr. In effetti nessun'altra serie Bonelli ha mai associato un tema classico dell'horror come i morti che ritornano in vita ad un'ambientazione cittadina da giungla d'asfalto e ad un protagonista che non ricorda nulla del suo passato ma che ha coscienza del suo stato di ridestato. Lukas si sveglia in una città che non conosce, si sceglie un nome guardando l'insegna di una pizzeria, indossa un guanto ad una mano segnata da una terribile ustione, ha un breve flashback in cui rivede un profilo di una donna.



Segni di un passato che verrà gradatamente svelato lungo il dispiegarsi di questa miniserie che si svilupperà attraverso nuovi formati: due stagioni di dodici numeri ciascuna.
Medda ci fa capire subito che Lukas non è un uomo comune: viene travolto da un auto ma si rialza incolume e, poche pagine dopo, riceve una coltellata all'addome ma guarisce all'istante. L'autore sardo tratteggia molto accuratamente la psicologia di un personaggio smarrito che cerca risposte e che, per trovarle, non teme di affrontare situazioni pericolose e criminali. L'espressione dura del volto e lo sguardo segnato da una vena di tristezza sono il riflesso dell'animo di questo personaggio, reso con assoluto realismo dalle matite di un sontuoso Michele Benevento. Il disegnatore di Putignano è abile tanto nel delineare le fattezze dei vari personaggi di contorno rendendoli con molto dinamismo, quanto nel rappresentare lo sfondo metropolitano delle avventure. E' infatti la città la vera co-protagonista di questo primo albo. Una città cupa e ostile, come sono tante nostre città contemporanee. Un posto dove un cantiere edile non si ferma di fronte ad un grave incidente sul lavoro capitato ad un operaio assunto in nero. Questo accade in Deathropolis, la prima storia di Lukas, e questo accade nella realtà quotidiana.



L'inquietudine con cui ci si ritrova alla conclusione della lettura non nasce certo dalla raffigurazione dei morti viventi che si nutrono di carne umana: Viene invece dalla constatazione di come la vita quotidiana degli abitanti delle moderne metropoli sia segnata da frustrazione, sfruttamento e fragilità. Medda ci parla anche di questo e, come scrive ancora Davide Bonelli nel suo editoriale, "tutto ciò accade senza snaturare l'originale comandamento bonelliano: l'Avventura prima di tutto".
Lukas, quindi, si preannuncia come una collana molto suggestiva. Confido che Medda non deluderà le attese che ha fatto nascere con questo primo albo. D'altronde da uno che ha (co)creato un personaggio come Nathan Never, scrivendone le storie più belle, e che ha ideato Caravan, ovvero la miniserie più originale e fra le meglio riuscite di casa Bonelli, è naturale attendersi dei fumetti che ti appassionano.

martedì 11 marzo 2014

Ma è proprio necessario lo spin-off samurai de Le Storie?


Le Storie è un'interessante serie della casa editrice Bonelli ideata e fortemente voluta dal suo direttore editoriale Mauro Marcheselli. Ha esordito nelle edicole italiane nel mese di ottobre del 2012 e la sua peculiarità è che non esiste un protagonista fisso. No, perché ogni albo è scritto e disegnato da autori diversi che hanno tirato fuori dal cassetto quella storia che custodivano gelosamente e che, magari, non avevano avuto ancora il coraggio o l'opportunità di presentare. Della genesi di questa serie atipica Marcheselli mi parlò durante questa intervista di un anno fa nella quale si analizzò il passato, il presente ma soprattutto il futuro della casa editrice milanese.




Il fatto di non proporre un protagonista costante poteva costituire il punto debole della serie ma io trovo, invece, che la sua forza risieda proprio in questo: ogni mese sai che non c'è il vincolo storico e geografico che ha delimitato l'avventura del mese precedente; ogni mese sai che c'è uno sceneggiatore e un disegnatore che ti stupiscono con la loro creatività unica e irripetibile.
In realtà non è sempre vera questa regola: a distanza di mesi alcuni autori si sono ripetuti ma con soggetti completamente diversi e con risultati sempre di alto livello (penso alle due prove di Paola Barbato, La pazienza del destino disegnata da Giovanni Freghieri e Il Boia di Parigi disegnata da Giampiero Casertano, e a quelle di Alessandro Billotta, Il lato oscuro della luna e Friedrichstrasse disegnate da Matteo Mosca e Nobody disegnata da Pietro Vetrano che rappresentano, per me, l'apice della serie).




Eccezione a questa eccezione alla regola è costituita dalla coppia Andrea Accardi ai disegni e Roberto Recchioni ai testi con le due storie di samurai (La redenzione del samurai e I fiori del massacro) aventi in comune un personaggio. Ho appreso con molto stupore da quest'intervista pubblicata su Fumettologica che i due albi avranno un seguito, non all'interno de Le Storie, ma addirittura in una nuova miniserie Bonelli organizzata (alla Orfani) su dodici albi. Scrivo "con molto stupore" perché le due avventure con i samurai mi hanno profondamente deluso. Non per i disegni di Accardi, che sono stupendi, ma per la pochezza delle storie scritte da Recchioni. Luoghi comuni, cose già viste e già lette, tanta azione, molta forma e poca sostanza. Non è il genere di fumetto che mi piace. Ma non solo di fumetto: di romanzo, di cinema, di serie televisiva.



Un aspetto della vicenda che mi ha fatto drizzare i capelli in testa è stata una frase di Recchioni rilasciata durante l'intervista:
"La mia idea è quella di scrivere una mia interpretazione del tutto libera di Tex. Con le katane."
Ovvero, prendo da Tex soltanto l'aspetto più stereotipato (quello di implacabile e infallibile uccisore di fuorilegge) tralasciando quello più autentico (l'umanità e gli ideali che lo sostanziano e che motivano i suoi gesti violenti) e lo trasferisco nel Giappone feudale, dove, al posto dei funambolici colpi sparati dalle Colt, sostituisco i fendenti delle micidiali katane.
Non vedo, quindi, la necessità di progettare questa nuova miniserie premiando i due albi meno riusciti de Le Storie. Staremo a vedere, comunque.
Non vedo l'ora, invece, di leggere il primo albo di Lukas, la nuova miniserie Bonelli ideata da Michele Medda e da Michele Benevento, che sarà disponibile in edicola fra pochi giorni, il 21 marzo. Fumettologica propone a questo link un'interessante intervista all'autore che svela alcuni retroscena del nuovo personaggio e delle sue storie di creature straordinarie in un mondo ordinario.
Ecco: a uno come Medda, che ha creato Nathan Never (insieme a Vigna e Serra) e Caravan, si affida ad occhi chiusi una nuova serie...


Lukas, disegno di Michele Benevento

mercoledì 25 maggio 2011

Nathan Never: a volte ritorna

Sono stato anche io un Nathanneveriano: dalla sua nascita avvenuta nel giugno 1991, l'ho seguito per nove anni esatti, fino al maggio 2000. Da "Agente speciale Alfa" a "Dalle ceneri" ho seguito le avventure di questo personaggio nato dalla felice alchimia prodotta dalla banda dei sardi: Medda, Serra e Vigna. Pur non essendo un appassionato di fatascienza, mi innamorai delle vicende dell'agente Alfa, perché trovavo che il personaggio venisse analizzato nella sua profondità di uomo, al di là delle sue avventure di "eroe" (che comunque apprezzavo molto).



Ricordo ancor oggi bellissime storie, come "La zona proibita" (dove troneggiava l'imponenete figura di Arstotele Skotos), "Gli occhi di uno sconosciuto" (un'indagine gialla sulla solitudine), "Demoni" (il demone e l'angelo dentro ciascuno di noi), "Vampyrus" (una storia sul vampirismo trattato in modo originale), "Cuore di tenebra" (uno dei più belli, il titolo è già evocativo della storia...), "Io, robot" (temi asimoviani, diritti dei robot, ora mi fa tanto pensare al recente Pluto di Naoki Urasawa), "Il canto della balena" (storia ecologista con l'esordio del bravo disegnatore triestino Mario Alberti: una splendida rivoluzione nella rappresentazione grafica di Nathan) e il secondo gigante "Odissea nel futuro" (i tecnodroidi, il Nautilus e il Nemo/Nathan del futuro, sempre per le matite di Alberti).



Poi, piano piano, la qualità conobbe un calo inevitabile e, dopo la distruzione dell'Agenzia Alfa, smisi di acquistarlo. Ora però, sedotto dal battage pubblicitario perorante l'inizio della saga della Guerra dei mondi (mi son sempre piaciute le saghe....), mi son fatto "abbindolare", e ho acquistato i due ultimi numeri: "I Pretoriani" e "Il tempio delle Telepati".


Se ho ritrovato il novello (per me) Salomon Darver a capo della rifondata Agenzia Alfa, quante altre cose son cambiate invece!!! C'è stata una guerra tra la Terra e la Confederazione delle stazioni orbitanti (un'altra saga che però mi son perso: qui la pubblicità non è stata così efficace o io son stato molto più distratto), e la stazione orbitante Urania è caduta sulla Terra, proprio su parte della città in cui vive Nathan. Devo dire che questi due albi introduttivi mi sono piaciuti: gettano le basi politico/economiche della imminente guerra fra la Terra e Marte in modo chiaro e interessante (con molti spunti all'attualità....). I Pretoriani e le Telepati sono dei personaggi nuovi per me, veramente intriganti.


Cos'altro dire? Dopo Zagor, l'effetto pecorella smarrita ha colpito ancora? Staremo a vedere....

sabato 15 maggio 2010

Bonelli: miniserie che vieni, miniserie che vai


In questi giorni nelle edicole italiane due miniserie Bonelli si passano simbolicamente il testimone. Caravan chiude dopo 12 numeri e Cassidy inizia il suo viaggio di 18 mesi. Ho atteso spasmodicamente, come non mi capitava ormai da tempo per un giornalino Bonelli, l'uscita di questi 2 albi. Da una parte non vedevo l'ora di sapere come Michele Medda avrebbe concluso la storia itinerante di Caravan, della famiglia Donati, ormai ridotta ai soli figli Davide ed Ellen, e di tutta la cittadinanza di Nest Point. Dall'altra mi allettava molto il personaggio nero di Raymond Cassidy, un rapinatore con una propria etica che si muove negli anni 70, creato da Pasquale Ruju.


Le attese non sono state tradite. Caravan si è rivelata secondo me, con il suo finale in parte aperto, la migliore miniserie Bonelli fin qui pubblicata. Ne esce il ritratto di una società in decadenza, incapace di lottare per affermare i propri diritti e difendere la propria dignità. I militari non fanno una bella figura, dipinti come strumento di una politica che usa i cittadini per i propri esperimenti. Non fanno bella figura nemmeno i cittadini di Nest Point, ridotti a pecore spaventate, aldilà di pochi individui che cercano di farsi rispettare.



Gli ultimi numeri poi sono stati un crescendo di emozioni e di fatti tragici che non mi aspettavo in una serie Bonelli e che mi hanno molto colpito. Ci sono anche alcuni difetti, come le troppe divagazioni rappresentate dal raccontare le storie di alcuni personaggi: ma non intaccano la bellezza della serie. Quindi complimenti a Medda che, tra l'altro, ha tenuto un blog molto interessante durante tutta la pubblicazione e che spero continui ancora a lungo.
Cassidy si è presentato molto bene: una rapina finita male, il protagonista ferito quasi a morte che fugge sulla sua auto nella notte in cui Elvis muore. Un vecchio Bluesman di colore che suona l'armonica e predice a Cassidy che sopravviverà e avrà 18 mesi di tempo per mettere le cose a posto. Ruju crea subito un'atmosfera nera e di suspense, tratteggia l'etica del nostro che chiede, inascoltato, ai suoi complici della rapina inutili spargimenti di sangue. La musica anni 70 è molto presente e pare di poterla sentire come colonna sonora della storia.


Insomma ci sono tutte le più buone premesse perché Cassidy scalzi il trono a Caravan nella mia personale classifica delle miniserie Bonelli. Dopo Demian, Ruju torna a personaggi neri e spero che il seguito della storia non tradisca le premesse, come invece, secondo me, accadde con Demian che abbandonai infatti dopo pochi numeri.
Chssà se, prima o poi, Bonelli sfornerà una serie ambientata nell classica epoca noir, ovvero l'America anni 30 - 40, con un protagonista alla Humphrey Bogart immerso in atmosfere chandleriane?

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