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domenica 23 marzo 2014

Lukas: nuovi contenuti e nuovi formati in casa Bonelli


Nuovi contenuti e nuovi formati. Sono parole di Davide Bonelli, direttore generale della Sergio Bonelli Editore, estratte dall'editoriale con cui si apre il primo numero di Lukas, la nuova miniserie della casa editrice milanese, che ha esordito in edicola il 21 marzo. I termini usati si riferiscono alla strategia editoriale degli ultimi anni e si adattano perfettamente anche a questa nuova collana ideata da Michele Medda e da Michele Benevento.
Nuovi contenuti perché la "miscela di horror, mistero e azione che qualcuno ha voluto avvicinare al cosiddetto urban fantasy" (per citare di nuovo Davide Bonelli), sono una novità assoluta per la casa editrice di Dylan Dog e Dampyr. In effetti nessun'altra serie Bonelli ha mai associato un tema classico dell'horror come i morti che ritornano in vita ad un'ambientazione cittadina da giungla d'asfalto e ad un protagonista che non ricorda nulla del suo passato ma che ha coscienza del suo stato di ridestato. Lukas si sveglia in una città che non conosce, si sceglie un nome guardando l'insegna di una pizzeria, indossa un guanto ad una mano segnata da una terribile ustione, ha un breve flashback in cui rivede un profilo di una donna.



Segni di un passato che verrà gradatamente svelato lungo il dispiegarsi di questa miniserie che si svilupperà attraverso nuovi formati: due stagioni di dodici numeri ciascuna.
Medda ci fa capire subito che Lukas non è un uomo comune: viene travolto da un auto ma si rialza incolume e, poche pagine dopo, riceve una coltellata all'addome ma guarisce all'istante. L'autore sardo tratteggia molto accuratamente la psicologia di un personaggio smarrito che cerca risposte e che, per trovarle, non teme di affrontare situazioni pericolose e criminali. L'espressione dura del volto e lo sguardo segnato da una vena di tristezza sono il riflesso dell'animo di questo personaggio, reso con assoluto realismo dalle matite di un sontuoso Michele Benevento. Il disegnatore di Putignano è abile tanto nel delineare le fattezze dei vari personaggi di contorno rendendoli con molto dinamismo, quanto nel rappresentare lo sfondo metropolitano delle avventure. E' infatti la città la vera co-protagonista di questo primo albo. Una città cupa e ostile, come sono tante nostre città contemporanee. Un posto dove un cantiere edile non si ferma di fronte ad un grave incidente sul lavoro capitato ad un operaio assunto in nero. Questo accade in Deathropolis, la prima storia di Lukas, e questo accade nella realtà quotidiana.



L'inquietudine con cui ci si ritrova alla conclusione della lettura non nasce certo dalla raffigurazione dei morti viventi che si nutrono di carne umana: Viene invece dalla constatazione di come la vita quotidiana degli abitanti delle moderne metropoli sia segnata da frustrazione, sfruttamento e fragilità. Medda ci parla anche di questo e, come scrive ancora Davide Bonelli nel suo editoriale, "tutto ciò accade senza snaturare l'originale comandamento bonelliano: l'Avventura prima di tutto".
Lukas, quindi, si preannuncia come una collana molto suggestiva. Confido che Medda non deluderà le attese che ha fatto nascere con questo primo albo. D'altronde da uno che ha (co)creato un personaggio come Nathan Never, scrivendone le storie più belle, e che ha ideato Caravan, ovvero la miniserie più originale e fra le meglio riuscite di casa Bonelli, è naturale attendersi dei fumetti che ti appassionano.

domenica 9 giugno 2013

Fantasy e Bonelli: una lacuna finalmente colmata grazie a Dragonero


Gli amanti del genere fantasy possono trovare in questi giorni nelle edicole italiane il primo numero di una nuova serie a fumetti: si tratta di Dragonero, il frutto di un lungo lavoro che i due autori, Luca Enoch e Stefano Vietti, hanno finalmente la soddisfazione di vedere concretizzato. Il progetto, la cui gestazione risale perfino al 1995, si è fatto realtà grazie alla caparbietà degli autori nel proporlo a Sergio Bonelli. Così Enoch si è espresso a proposito in quest'intervista:
"Quando Sergio Bonelli arrivò con la proposta per Gea, Stefano Vietti ed io stavamo proprio lavorando alla presentazione di una serie fantasy da proporre in casa editrice e si trattava appunto di Dragonero. Il progetto venne riposto nel cassetto in attesa di tempi migliori e quando, anni dopo, sempre Vietti ed io proponemmo il format dei Romanzi a fumetti, volemmo che la prima uscita fosse il nostro Dragonero. Nel frattempo, però, avevamo creato un mondo e ci dispiaceva che il tutto si esaurisse in una singola uscita, per quanto corposa. Quando l’editore, dopo l’esperienza con le varie miniserie, tornò a rivolgersi verso le serie canoniche, noi cogliemmo l’attimo e rinnovammo gli assalti alla redazione. Alla fine, forse preso per sfinimento, Sergio ci concesse di realizzare la serie. Serie che mi vedrà solo come sceneggiatore e non come disegnatore, almeno fino a quando dovrò realizzare Lilith; quindi ancora per qualche anno."
Si sa che Sergio Bonelli non è mai stato un amante del genere fantasy ma, si sa pure che i suoi gusti o preferenze non sono mai stato un limite per la sua casa editrice nell'esplorazione di nuovi territori dell'Avventura. Il figlio Davide, che ha ereditato la direzione della casa editrice dopo la morte del padre, lo riconosce nella presentazione in seconda di copertina del nuovo albo. Nonostante il periodo di crisi (fumettistica e non) che stiamo attraversando, la proposta di una nuova serie mensile "a tempo indeterminato" testimonia della creatività e del coraggio che la Sergio Bonelli Editore dimostra anno dopo anno. Dopo Saguaro e Le Storie nel 2012, Dragonero è infatti la terza nuova serie che l'editore milanese propone nelle edicole e, in autunno, sarà la volta della miniserie a colori Orfani del duo Recchioni - Mammucari.
Credo che Dragonero sarà un successo. Gli ingredienti affinché lo sia ci sono tutti.
Il fantasy, come dice lo stesso Davide Bonelli nella presentazione, è un genere non più di nicchia, ma ormai di grande diffusione e di notevoli successi editoriali e cinematografici. La casa editrice lo ha riconosciuto e, schierando Dragonero a fianco degli eroi di casa Bonelli, spalanca le porte a uno dei pochi ambiti dell'Avventura che ancora non annoverava.

Luca Enoch e Stefano Vietti
Gli autori sono una garanzia. Se Vietti si è fatto apprezzare scrivendo ottime storie per Nathan Never, personalmente ho conosciuto Luca Enoch proprio attraverso un suo precedente lavoro fantasy, Morgana, scritto a quattro mani con Mario Alberti. Pavesio pubblicò in Italia i quattro volumi cartonati a colori della saga techno-fantasy nata per il mercato francese con Les Humanoides Associates. Rispetto a quest'esperienza, Enoch così si espresse nella stessa intervista sopra citata:
"Uscire dai confini nazionali e buttare l’occhio oltre lo steccato fa bene a ogni realtà professionale. Fu un momento galvanizzante; per la prima volta ci si accostava alla grande tavola francese, tutta colorata e con il suo gran numero di vignette, che permetteva anche di creare composizioni grafiche sulla doppia pagina, cosa impossibile nel formato bonelliano. È stato, quindi, un momento di crescita e di grande stimolo creativo. Vedere, inoltre, autori e disegnatori di fumetti trattati al pari degli autori della “letteratura alta” è stato immensamente gratificante."
Accanto all'avvincente storia proposta dalla coppia di autori, furono proprio gli scenari affascinanti e l'eccellente colorazione che mi colpirono di quell'avventura editoriale terminata prematuramente.
Enoch è inoltre lo sceneggiatore e il disegnatore di Lilith, la viaggiatrice nel tempo che distorce la Storia con le sue ucronie: una delle proposte più originali e interessanti della Sergio Bonelli Editore.
Non sono un amante del genere fantasy, ma mi sforzo di non chiudermi mai di fronte a nuove proposte quando so che il lavoro che le ha prodotte è serio, e questa è l'ulteriore garanzia che offre la casa editrice milanese. Potrà non piacerti un genere, ma quando acquisti un fumetto uscito dalla redazione di via Buonarroti sai che la sua qualità è assicurata dall'impegno e dalla cura di tutti coloro che hanno lavorato per la sua realizzazione.

Vignetta di Giuseppe Matteoni, tratta dal numero 1 di Dragonero "Il sangue del drago"
E fra questi va assolutamente menzionato Giuseppe Matteoni, il copertinista di Dragonero e l'autore degli splendidi disegni del primo numero intitolato Il sangue del drago. Avevo conosciuto l'autore romano su Volto Nascosto ma non ricordavo che il suo tratto fosse così preciso nei dettagli e, nello stesso tempo, capace di molto dinamismo. Si entra infatti nel vivo dell'azione fin dalle prime tavole con un inseguimento mozzafiato sui tetti della città di Baijadan. I quattro protagonisti del primo albo, Ian Aranill (detto Dragonero), l'orco Gmor, la sorella Myrva e l'elfa Sera sono caratterizzati molto precisamente, anche nelle espressioni dei volti: Gmor, in particolare, riscuote subito la simpatia del lettore. E Matteoni si trova a proprio agio anche nelle scene ambientate nella natura, mai confuse nonostante gli innumerevoli dettagli.
Questo primo numero riesce quindi in un'impresa non scontata: attrae l'attenzione di chi è già un appassionato del genere e, magari, conosce Dragonero avendone letto il romanzo a fumetti nel 2007. Convince, d'altra parte, chi, come me, non ama particolarmente il fantasy e non ha letto l'antefatto della storia, spiegando il retroterra con alcuni necessari flash back che non appesantiscono la trama dell'attuale avventura, anzi la valorizzano.
Infine, a contorno dell'avventura editoriale, c'è un blog, online già da tempo, che funge da diario di viaggio e una pagina facebook con cui entrare in contatto con gli autori.
Buon viaggio quindi a Dragonero.

sabato 1 dicembre 2012

Il più bel regalo per Sergio Bonelli

"Questa mostra sarebbe il più bel regalo di compleanno per mio padre che, se fosse ancora in vita, domani compirebbe 80 anni"
Sono queste le parole con cui un emozionato Davide Bonelli ha inaugurato oggi a Trieste la mostra "L'Audace Bonelli - L'Avventura del fumetto italiano", la grande esposizione che celebra la storia della grande casa editrice milanese. Dopo i brevi interventi di Roberto Cosolini, sindaco di Trieste, di Mauro Marcheselli, direttore editoriale della Sergio Bonelli Editore, e di Claudio Curcio, direttore del Napoli COMICON che ha curato questa mostra insieme al Trieste Science+Fiction Festival, sono state le parole del giovane Bonelli a toccare il pubblico, sollecitando un applauso spontaneo che, nel pensiero e nel cuore di ciascuno di noi, era rivolto alla figura del compianto Sergio. Sciolta l'emozione, abbiamo avuto accesso ai duemila metri quadri di cui si compone il sontuoso Salone degli Incanti (fino a pochi anni fa la pescheria di Trieste), cornice splendida per le oltre duecento tavole originali che accompagnano il visitatore lungo la storia più che settantennale della casa editrice, dai tempi de L'Audace pubblicato durante la Seconda Guerra Mondiale fino ai giorni nostri. Un'avventura che ha attraversato la storia italiana e quella personale di intere generazioni di italiani.
Per un bonelliano come me è inutile sottolineare l'entusiasmo e l'emozione di avere nella mia città per ben tre mesi una mostra dedicata ai personaggi e agli autori che amo di più. La serata è stata particolarmente interessante per la presenza di alcuni professionisti di casa Bonelli. Ho avuto la possibilità di parlare amabilmente, oltre che con Davide Bonelli e Mauro Marcheselli, anche con Luca Enoch e Giacomo Pueroni. Non potevano mancare ovviamente i disegnatori triestini al cui lavoro l'esposizione dà un particolare rilievo: Mario Alberti, Alessandro Pastrovicchio e il simpaticissimo Franco Devescovi. Per festeggiare i 30 anni di Martin Mystère spicca un'intera sezione della mostra a lui dedicata, ricca di molte tavole (ma non solo) firmate dai diversi disegnatori che il Detective dell'Impossibile può vantare (Devescovi in primis, oltre ad Alessandrini ovviamente).
Di seguito alcune mie foto, della cui scarsa qualità, non disponendo minimamente della dote del buon fotografo, chiedo umilmente venia.

Il sindaco Roberto Cosolini, Claudio Curcio del Comicon e Mauro Marcheselli della SBE

Claudio Curcio a sinistra, Mauro Marcheselli al microfono e, sulla destra un po' coperto, Davide Bonelli

La navata sinistra e parte di quella centrale del Salone degli Incanti

La navata destra e parte di quella centrale del Salone degli Incanti

Statuina di Ken Parker

Grande poster pendente di Ken Parker

Albi a striscia di Tex (tra cui il numero 1 Il totem misterioso in alto a destra)

Grande poster pendente di Tex

All'ingresso del Salone degli Incanti, lato destro

La macchina da scrivere di Gian Luigi Bonelli

Sceneggiatura e storyboard di Alfredo Castelli

Sceneggiatura e storyboard di Guido Nolitta

Sceneggiatura di Gian Luigi Bonelli

Sceneggiatura e storyboard di Guido Nolitta

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