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domenica 9 dicembre 2018

Mister No Revolution


Cosa succede se prendi un personaggio dei fumetti e lo sposti nel tempo, se collochi le sue avventure in un altro contesto storico?  Fai un esperimento interessante, delicato e sfidante. Soprattutto se quel personaggio è un caposaldo della casa editrice in cui lavori e del fumetto italiano in generale. Mister No esordì nelle edicole nel 1975, primo antieroe di casa Bonelli, creatura di Guido Nolitta, nome d'arte di Sergio Bonelli. Per tanti versi simile a lui, per molti altri così diverso. Comunque da lui tanto amato. E così anche dai lettori, che apprezzarono le avventure ambientate nell'Amazzonia degli anni Cinquanta di questo scanzonato amante della buona musica, delle sane bevute e delle belle donne, che si guadagnava da vivere scarrozzando gente di tutti i tipi in tutto il Sud america. Finendo immancabilmente per cacciarsi in un sacco di guai. Lui, che di guai e di esperienze terribili, aveva avuto la nausea, tanto da lasciare il cosiddetto mondo civilizzato occidentale per riparare in un angolo sperduto del mondo, Manaus, città nel cuore dell'Amazzonia, a ridosso di una Frontiera con un vasto territorio in gran parte inesplorato.
Le strade difficili di New York e diversi teatri insanguinati della Seconda Guerra Mondiale costituiscono il contesto dal quale fugge Jerry Drake, conosciuto da tutti come Mister No. Michele Masiero ha spostato la nascita del Nostro venticinque anni più avanti. In questo modo è nella New York del 1967 che vediamo Jerry perdere il lavoro di cameriere in una bettola per aver fatto a pugni in difesa di una ragazza.



Si tratta del primo elemento che contraddistingue il personaggio: di fronte alla richiesta di aiuto da parte di una persona in difficoltà, Jerry non si volta dall'altra parte ma interviene senza pensarci due volte. La storia con la ragazza continua e l'amore (che intuiamo difficile) che ne nasce vien mostrato in diversi flashback dagli splendidi disegni di Matteo Cremona. La narrazione presente è collocata qualche mese più avanti, nel 1968, nei tragici scenari della sporca guerra del Vietnam. Jerry e i suoi commilitoni si muovono nella giungla, vengono attaccati, raggiungono un villaggio devastato già in mano americana, dove è chiaro l'eccesso di violenza commesso dall'esercito.



Un secondo elemento del personaggio emerge in quest'occasione: di fronte alla possibilità di stare zitti o parlare di quanto visto coi propri occhi, Jerry non ha dubbi sul fatto che sceglierà la seconda opzione, infischiandosene delle conseguenze. L'amore della verità, il rispetto della vita altrui, l'insofferenza nei confronti delle ingiustizie, l'antimilitarismo si rivelano in un'unica vignetta. Qui c'è tutto Mister No. C'è tutto il No che compone il suo soprannome.
Mi sembra perfetto che Mister No revolution sia ospitato dall'Audace, l'etichetta che fa rivivere uno dei suoi personaggi storici nello spirito originario della casa editrice milanese. Il lavoro compiuto da Michele Masiero ai testi, Matteo Cremona ai disegni, Luca Saponti e Giovanna Niro alla colorazione ed Emiliano Mammucari alla copertina, fa di questo albo, intitolato Brucia, ragazzo brucia!, un esperimento fresco e originale, dalle prospettive interessanti e capace di attrarre tanto i vecchi lettori, che già hanno conosciuto il Mister No di Nolitta, quanto quelli nuovi: in fondo, aver già amato il Jerry Drake del 1975, non è un prerequisito indispensabile per innamorarsi di quello del 2018.

sabato 17 settembre 2016

Oklahoma! o della prudenza di Sergio Bonelli


I canoni da rispettare quando si scrive Tex sono un affare molto serio. Ne sanno qualcosa illustri sceneggiatori di fumetti quali Guido Nolitta (ovvero Sergio Bonelli) e Giancarlo Berardi. Il compianto editore e autore milanese scrisse il primo Tex "sbagliato", Caccia all'uomo, una storia pubblicata nel 1976 dove il Ranger è umano perché cade in errore. Una vicenda emozionante e commovente, diventata un classico. Ma sbagliata, perché Tex non può permettersi certi abbagli, come giudicare colpevole un uomo innocente.
Berardi scrisse invece Oklahoma!, storia disegnata da Guglielmo Letteri, in cui Sergio Bonelli intervenne come censore. Nella veste di curatore di Tex, la giudicò troppo distante dai canoni texiani e quindi la dirottò fuori dalla serie regolare. Inconsapevolmente diede così vita nel 1991 al primo numero di quella collana che ancora oggi esce in edicola con il nome di Maxi Tex. Anche Oklahoma! ormai è diventata un classico al punto che la Sergio Bonelli Editore la ripropone in fumetteria e libreria in un'edizione molto curata: un volume cartonato a colori.
Ma quali furono i motivi per cui Bonelli non la volle pubblicare all'interno della serie mensile, come da progetto iniziale? Vediamo cosa ne pensa lo stesso Berardi e l'attuale curatore di Tex, Mauro Boselli, quando ne parlammo nell'ambito di due interviste distintepubblicate su Fucine Mute.




Giancarlo Berardi: Sergio apprezzò molto il mio Oklahoma! – anche se ne censurò qualche pagina – però temeva il giudizio dei lettori texiani, piuttosto conservatori e restii alle innovazioni. Scrisse una premessa all’edizione, in cui usò bellissime parole nei miei confronti, definendomi “principe del fumetto” (il re era suo padre). Per me, si era trattato di una sfida. Ero cresciuto con Tex e rispettavo molto il suo autore. Affrontai il lavoro con grande umiltà, leggendo almeno duecento episodi di Aquila della Notte. Ne diedi una versione il più possibile aderente all’originale, ma, evidentemente, un po’ di “berardite” filtrò tra le righe. L’albo venne ristampato più volte.

Mauro Boselli: Sergio si sentiva abbastanza libero quando si trattava di scrivere le sue storie, perché lui era un autore e quindi si concedeva giustamente delle libertà. Anche io stesso, infatti, nonostante sia il curatore da un anno di Tex e quindi sappia benissimo come lo si dovrebbe scrivere, ogni tanto quando scrivo mi lascio la briglia sciolta per tirar fuori gli effetti buoni. Questo deve fare l’autore, non può reprimersi e tarparsi continuamente, sennò si rischia l’implosione, come è successo in altri casi in passato. Quando invece si trattava di essere curatore (a quell’epoca era Sergio il primo curatore di Tex insieme a Decio Canzio), era molto severo e infatti vide in Oklahoma! di Berardi qualcosa di anomalo, di troppo moderno che io personalmente ora non noto più.
Oklahoma! di Berardi è stata una delle storie che ho giudicato tipiche di un nuovo modo di interpretare Tex pur alla luce del Tex classico, e che mi hanno permesso di scrivere storie come Il passato di Carson e Gli invincibili, mi hanno permesso cioè di liberarmi un po’. Berardi, infatti, ha scritto Oklahoma! rispettando perfettamente il personaggio, rispettando la tradizione e il dialogo, che anzi è molto brillante, ma usando però certi suoi meccanismi, certi suoi cosiddetti siparietti, che siparietti poi non sono, cioè delle sottotrame, degli approfondimenti psicologici, dei passaggi narrativi moderni che rendono questa storia un capolavoro pur trattandosi in fondo di una vicenda semplice e classica, ma epica. All’epoca la prudenza di Sergio l’aveva messa fuori dalla serie regolare, ma qualche anno dopo probabilmente non l’avrebbe fatto, altrimenti non avrebbe accettato la nascita di certe mie storie! Questo, però, permise di creare la collana dei Maxi. Allo stesso modo la storia Tex il grande!, di Buzzelli, che all’epoca lui giudicava anomala, gli permise di creare la collana dei Texoni. Quindi alla fine questi dubbi si son rivelati scelte editoriali vincenti. Però la sua prudenza come editore era superiore al suo coraggio come autore.


Io credo che tanto Caccia all'uomo quanto Oklahoma! siano delle storie in cui gli sceneggiatori hanno rispettato il personaggio introducendo però degli elementi di modernità, hanno osservato la tradizione apportando delle feconde innovazioni. Il tutto ha fatto sì che poi il character di Tex si sia evoluto pur rimanendo fondamentalmente se stesso. In fondo è grazie anche a queste intelligenti sperimentazioni se oggi possiamo godere delle storie alla francese presentate nella collana Romanzi a fumetti di Tex, dove disegnatori del calibro di Paolo Eleuetri Serpieri, Mario Alberti e del prossimo e attesissimo Giulio De Vita hanno prestato il loro talento al grande Aquila della Notte.

domenica 3 aprile 2016

Gallieno Ferri, l'Avventura non è finita


Sui suoi disegni e su quelli di Galep ho imparato a leggere. Le sue copertine di Zagor e Mister No avevano la capacità di catapultarti dentro la Foresta di Darkwood o la Giungla Amazzonica. Per 55 anni Gallieno Ferri ha firmato tutte le copertine degli albi dello Spirito con la Scure pubblicati dalla Sergio Bonelli Editore. Ha creato graficamente Zagor e Mister No, dando forma ai personaggi e alle storie partorite dalla fantasia prima di Guido Nolitta e poi di una serie lunghissima di sceneggiatori. Fra questi Moreno Burattini, l'attuale curatore di Zagor che così descrive Ferri durante un'intervista di qualche anno fa:

"Ferri è l’incarnazione di Zagor. Non conosco nessun disegnatore in grado di fare quel che fa il suo eroe, Ferri sì. Scia, va sott’acqua, fa canoa, esce in windsurf. Poi si siede al tavolo da lavoro e per primo si diverte con ciò che illustra, perché sente la bellezza, la forza, il mistero della natura. Una volta mi ha portato a fare rafting con lui e mi ha detto: «voglio che tu veda com’è davvero un fiume che scorre fra gli alberi, che potenza ha, il silenzio che c’è in certi punti e il rombo che c’è in certi altri, solo così potrai trasmettere queste sensazioni nelle storie che scrivi». Il suo talento è quello di rendere magico e affascinante quel che racconta con matita e pennello. Suscita il sense of wonder in ogni lettore."

Ieri, 2 aprile 2016, Gallieno Ferri se n'è andato all'età di 87 anni. Tutto il mondo del fumetto popolare italiano è in lutto. Io lo ricorderò sempre con affetto, immaginandolo da qualche parte, con la matita in mano, tra la Foresta di Darkwood e la Giungla Amazzonica. L'Avventura non finisce con la sua morte.

domenica 11 ottobre 2015

Il romanzo di Mister No


Inizialmente la formula scelta per celebrare Mister No non mi convinceva tanto: perché un romanzo e non un fumetto inedito? Ma in seguito, addentrandomi nella lettura del secondo Avventura Magazine intitolato Mister No - Come un romanzo, edito il mese scorso dalla Sergio Bonelli Editore, mi son dovuto ricredere. E sì, perché è stato un emozionante tuffo nel passato (quello di Jerry Drake e il mio) ripercorrere la vita di Mister No dalla sua infanzia a New York fino al suo arrivo a Manaus. Attraverso gli undici capitoli scritti egregiamente da Luigi Mignacco ho attraversato continenti, scenari e avventure che hanno reso Jerry Drake il personaggio che diverse generazioni di lettori hanno saputo amare lungo più di trent'anni di pubblicazioni. Probabilmente non c'era modo migliore di celebrare i quarant'anni della nascita dell'anti eroe creato da Guido Nolitta (alias Sergio Bonelli) se non quello di far raccontare in flash-back allo stesso Mister No le vicende che lo hanno condotto nella foresta amazzonica. Letti così di fila tutti gli avvenimenti precedenti all'arrivo a Manuas, si ottiene un quadro molto chiaro del personaggio. Si evidenziano i suoi tratti caratteriali e ideali attraverso le vicende vissute in prima persona.



È proprio la vita vera che ci parla e ci mostra come la violenza abbia sempre inseguito Jerry, prima sulle strade di New York insanguinate dalla lotta fra clan mafiosi e poi sui teatri di guerra di mezzo mondo. Pacifico, Italia, Ardenne: sono questi gli scenari in cui il soldato Jerry Drake affronta l'orrore della guerra, cercando di mantenere sempre viva la propria umanità e credendo sempre nel valore dell'amicizia, anche quando questo comporta gravi conseguenze per lui stesso. Insofferente verso l'insensata disciplina militare, Mister No dice sempre quello che pensa e fa quello che dice. Cerca, in altre parole, di praticare la coerenza, una virtù che è sempre meno diffusa presso gli uomini. Anche negli avvenimenti vissuti nel dopoguerra, al ritorno a casa in una nazione che guarda di traverso i reduci, Jerry si scontra con la violenza di criminali e uomini di stato. Sembra una lotta impari e crudele: Mister No non riesce a vivere in pace e con serenità se non per brevi periodi. Ma c'è anche un altro aspetto che risalta dal racconto della vita di Mister No, ed è un aspetto solare, di un uomo che, nonostante tutto, ama la vita e ama divertirsi. Le donne, il jazz, le bevute con gli amici costituiscono la parte spensierata della vita di Jerry. I suoi lettori lo amano anche per questo, per il suo lato scanzonato, per la sua capacità di stare insieme agli altri. È il compagno di bagordi che tutti vorremmo avere. Di più, è l'amico che tutti vorremmo avere.
Prima dicevo che la lettura del romanzo di Mignacco è stato anche un tuffo nel mio passato. È stato inevitabile, infatti, non ripensare ai bei momenti che ho trascorso leggendo le avventure di Mister No, anche grazie alle pagine a fumetti (colorate per l'occasione) tratte dagli albi originali e inserite lungo gli undici capitoli del magazine. Mister No è stato il primo personaggio della Bonelli di cui ho cominciato da ragazzino a raccogliere gli albi, richiedendone anche alcuni arretrati. A posteriori direi che, pur nelle straordinarie imprese che solo un personaggio dei fumetti può vivere, il fascino che lungo gli anni ha saputo esercitare su di me sia dovuto al suo realismo e al sentirlo a me vicino. Ci si immedesima più facilmente, infatti, in un uomo che crede nei propri ideali, che cerca faticosamente di mantenerli come rotta della propria vita, pur sbagliando e riprovando. Mister No ha pagato sempre in prima persona le proprie scelte, spesso scomode. Io gli ho voluto e gli voglio bene anche per questo.



L'omaggio a Mister No è stato impreziosito dalle illustrazioni di Aldo Di Gennaro che, unitamente al colore ingiallito della carta, contribuiscono a creare un'aurea nostalgica di romanzo d'avventura d'altri tempi. Al tributo all'anti-eroe creato da Guido Nolitta non potevano mancare Michele Masiero e Roberto Diso, autori della cornice a fumetti iniziale e finale che racchiude il racconto in flash-back.
Ora, dopo questo volume celebrativo, tutti i lettori di Mister No, vecchi e nuovi (e, mi auguro, che dopo questa pubblicazione ce ne saranno molti di nuovi), hanno solo un desiderio. Leggere una storia inedita a fumetti di Mister No. In Bonelli ci stanno lavorando.  

sabato 26 settembre 2015

L'indimenticabile Sergio Bonelli

Il modo migliore per ricordare Sergio Bonelli a quattro anni di distanza dalla sua morte è guardare questa video-gallery confezionata ad hoc dalla redazione della Sergio Bonelli Editore. Una carrellata che ripercorre alcune fra le sue indimenticabili storie, scritte nei panni di Guido Nolitta, e che testimonia il suo sconfinato amore per i fumetti.


mercoledì 12 agosto 2015

Il Tex di Fernando Fusco, per me


Fin da bambino il Tex di Fernando Fusco mi affascinava per il suo volto particolare: gli zigomi molto pronunciati, il naso volitivo e gli occhi quasi invisibili. Ma non solo questo: il suo Tex era un'esplosione di energia e dinamismo, qualità che rendevano ancora più appassionante la lettura delle avventure di Aquila della Notte. E poi, per me, Fusco rimane legato ad una delle storie di Tex che amo di più, Caccia all'uomo, l'esordio di Guido Nolitta sulle pagine del personaggio creato dal padre Gian Luigi. Indimenticabile l'intensa interpretazione da parte di Fusco di Faccia d'angelo, il giovane fuorilegge Andy Wilsonuno dei character texiani più interessanti, il primo che mise in crisi l'infallibilità di Tex instillandogli il seme del dubbio.
Fernando Fusco se n'è andato per sempre qualche giorno fa, all'età di ottantasei anni. Credo che una buona parte dei motivi per cui mi avvicinai a Tex da bambino, è rappresentata dai suoi disegni, che trovavo, insieme a quelli di Giovanni Ticci, energici e freschi. Fusco aveva il dono di conferire la dimensione dell'Avventura senza tempo alle storie che disegnava, ai paesaggi che ritraeva e ai personaggi che rappresentava. Tutte cose che un bambino percepisce istintivamente, senza saperlo.


venerdì 5 giugno 2015

I quarant'anni di Mister No


Quarant'anni e non sentirli. Tanti ne sono passati da quando il personaggio creato da Guido Nolitta (alias Sergio Bonelli) esordì nelle edicole italiane nel giugno del 1975. Fu una piccola rivoluzione per la casa editrice milanese, perché per la prima volta lo scenario su cui si muoveva il protagonista non era il West dell'Ottocento bensì la giungla amazzonica e, in generale, il Sud america degli anni Cinquanta del Novecento. In realtà anche la fitta selva brasiliana era una Frontiera, così come lo era stato il selvaggio West degli Stati Uniti, con tanto di nativi che arretravano e soccombevano di fronte all'avanzata dell'uomo bianco. Scenario e tempi diversi, ma stessi gravi problemi. La differenza stava però nel personaggio protagonista. Jerry Drake era completamente diverso dai suoi predecessori Tex e Zagor, a partire proprio dal suo soprannome. Da una parte scanzonato e amante del divertimento, dall'altro incapace di sopportare ogni tipo di ipocrisia e ingiustizia. Un bastian contrario di professione che non si tirava indietro di fronte ad un sopruso così come non si faceva scappare una bella ragazza. Molti lo hanno definito il primo anti-eroe di casa Bonelli, predecessore, in questo, di quel Ken Parker, così tanto amato dal sottoscritto, che arrivò due anni dopo. I due hanno in comune la pratica del dubbio, ovvero l'abilità (perché di questo si tratta, in fondo) di mettere in discussione le proprie idee di fronte ad un punto di vista diverso.


Forse è questa la vera novità per un personaggio Bonelli, privo, fino ad allora, di ogni incertezza o esitazione, sempre pronto e sicuro di sé nel sapere cosa fare di fronte ai casi della vita. Mister No non è così. Certo, non tentenna quando deve intervenire in difesa del più debole: si butta a capofitto senza preoccuparsi delle conseguenze negative verso se stesso. Ma gli manca la capacità (quasi soprannaturale, direi) di sapere sempre quello che è giusto fare. Ogni tanto anche lui, come noi, si prende delle belle cantonate, e poi ne paga le conseguenze. Un personaggio più umano, quindi, più vicino a noi, con il quale possiamo immedesimarci più facilmente. A questo aspetto, credo sia dovuto il suo successo. E al fatto che dietro alle sue avventure troviamo sempre la presenza di Sergio Bonelli e della sua sconfinata passione per i luoghi visitati lungo i suoi viaggi. Mister No è genuino perché è creatura diretta e spontanea dell'uomo Sergio Bonelli e di quello che ha vissuto in Sud America e in Africa (affascinanti le storie di Mister No ambientate nel Continente Nero).
Mister No è quindi un personaggio ancora moderno, che non stonerebbe affatto vicino agli altri presenti oggi nelle edicole, anzi, alcuni li sotterrerebbe. Si è parlato di un suo ritorno con un albo speciale a colori il prossimo settembre: me lo auguro con tutto il cuore.

PS: Per me, il volto di Mister No è quello del suo creatore grafico Gallieno Ferri. Poi vengono Franco Bignotti e Bruno Marraffa, mentre non ho mai amato il Jerry Drake disegnato da Roberto Diso.

lunedì 7 aprile 2014

Dark Zagor


Lo aveva appreso direttamente da loro in quest'occasione, l'anno scorso durante un incontro organizzato a Trieste nell'ambito della mostra L'Audace Bobelli - L'Avventura del fumetto italiano. Moreno Burattini ed Emanuele Barison promettevano scintille in un numero speciale di Zagor a cui i due autori stavano lavorando. A più di un anno di distanza possiamo dire che le promesse sono state mantenute. Lo scrittore toscano ha confezionato per il disegnatore pordenonese una storia a lui congeniale: un'avventura dalle tinte horror, intitolata Risvegli (in edicola dal 26 marzo come ventiseiesimo albo speciale), che permette a Barison di sfoderare tutto il talento di cui è capace.
Barison voleva una storia che facesse rizzare i capelli in testa a Cico dalla paura. Burattini ha fatto di più: di fronte a cadaveri che improvvisamente riprendono vita, il pancione messicano ha perso letteralmente i sensi, tale è stato lo spavento procurato da questi inauditi risvegli. Burattini ambienta una storia classica di morti che riprendono misteriosamente vita in un piccolo paese il cui nome già evoca atmosfere grigie e piovose: Cloudy Hill. E la pioggia scaricata copiosamente da nubi pesanti accompagna lo spettacolare ingresso in scena di uno Zagor strepitoso. Atletico, muscolare, scultoreo e, nello stesso tempo, agile e dinamico come non mai. La prima vignetta in cui compare, vede Zagor che si staglia nella notte come una presenza ultraterrena, sopra una roccia bagnata dalla pioggia battente. Lo Spirito con la Scure sembra un angelo vendicatore che si cala senza pietà sui due fuorilegge cui sta dando la caccia. Le scene di lotta notturna sotto la pioggia sono vorticose ma chiarissime, i rapidi movimenti dei protagonisti resi fluidamente. L'energia che sprizza Zagor è incontenibile. Il tocco in più è l'atmosfera dark che Barison regala alle scene. E non solo perché siamo durante la notte. Tutto l'albo è contraddistinto da una prevalenza di neri che è essenziale a rendere il pathos della storia.


A partire dalle pagine iniziali che portano il lettore dentro un cimitero durante un temporale notturno per assistere all'orrido risveglio di un defunto: prima una mano esce dalla terra davanti ad una croce e poi tutto il corpo emerge rivelando un volto torvo segnato da due occhi assassini. Nessuna parola viene proferita, gli unici rumori sono il forte scrosciare della pioggia e il basso rimbombo del tuono che segue il crepitio del fulmine. Poche tavole e Barison ci ha già fatto capire l'atmosfera della storia. E così sarà lungo tutta la vicenda che si snoda attraverso diversi risvegli, atroci assassinii e la razionalità e l'intuito di Zagor, per non parlare della sua forza e coraggio, che permettono di risolvere il mistero. Le scene di combattimento con i risvegliati, quella nelle acque del fiume o nel capanno sul lago preceduta dallo scontro con un enorme e aggressivo cinghiale, regalano uno Zagor in piena forma, agile e scattante e spesso ritratto in posizioni che esaltano la sua prestanza fisica. Il gioco di chiari e scuri rende ancora più dinamiche e realistiche le scene. La tensione rimane sempre alta fino al colpo di scena finale, merito dell'ottima sceneggiatura di Moreno Burattini.


Con la realizzazione di Risvegli, Barison ha coronato un sogno che nutriva fin da bambino, quando si innamorò dello Spirito con la Scure ed elesse Zagor a suo eroe preferito, cominciando a pensare di voler diventare un disegnatore di fumetti. Ha solo un grande rammarico, ovvero che Sergio Bonelli non abbia potuto leggere questa storia. La collana ideata da Guido Nolitta e oggi curata con tutti i crismi da Moreno Burattini (attento sacerdote della nolittianità) ha fatto un grande affare arruolando nel proprio staff di disegnatori già di alto livello uno del calibro internazionale di Emanuele Barison. Sappiamo già che l'artista pordenonese è al lavoro su una nuova storia dell'amato Spirito con la Scure. Ha promesso che ne vedremo delle belle e sono certo che, anche questa volta, manterrà la parola.


lunedì 28 ottobre 2013

Boselli e Frisenda: Tex che più classico non si può

 

La sensazione che ho provato dopo aver letto l'ultima pagina dell'albo Trappola a San Antonio è stata quella di avere tra le mani una solida, classica avventura di Tex. Insieme al numero precedente (il 635 della collana regolare), intitolato Il segreto del giudice Bean, la storia scritta da Mauro Boselli e disegnata da Pasquale Frisenda può vantare molti pregi.
Tanta azione e rocamboleschi colpi di scena, piombo a volontà e agguati nella migliore tradizione del western. Ma sarebbero poca cosa, puro manierismo, senza dei buoni personaggi, credibili e ben caratterizzati. La schiera dei cattivi è ben nutrita e differenziata: c'è l'avido e astuto Moon, protagonista in negativo dalla prima all'ultima pagina, c'è il vendicativo Shad fatto fuori dal cinico Pablo Morientes, capo di una banda di desperados, c'è la spia Gaban, melliflua e infida, c'è Joshua, abile nei travestimenti ma pericoloso anche con la pistola. Dall'altra parte della barricata, Tex Willer e Kit Carson ce la mettono tutta per tirare fuori dai guai il loro vecchio amico, il giudice Roy Bean, attorno alla cui figura ruota tutta la trama della storia. Boselli dà il meglio nella rappresentazione di questo personaggio storico entrato nella leggenda del west come la legge a ovest del Pecos.

Il giudice Bean, Danny e Sam disegnati da Sergio Tarquinio

Il bizzarro giudice era già stato protagonista di una vecchia storia di Tex del 1970, sceneggiata da Gian Luigi Bonelli e apparsa fra i numeri 117 e 120 della collana regolare, nella quale un grave malinteso lo aveva portato ad accusare Carson di furto di cavalli condannandolo alla pena, poi sventata da Tex, dell'impiccagione. Ma ancor prima del padre, Sergio Bonelli nei panni di Guido Nolitta, aveva creato nel 1959 una miniserie di cinque episodi intitolata Il giudice Bean su disegni di Sergio Tarquinio. Gli albi, pubblicati nella Collana Cow Boy nel 1963, si caratterizzano per sottili spunti umoristici che scaturiscono dai battibecchi fra l'ex sudista Roy Bean e il nordista brontolone Sam. Quest'ultimo e il nipote Danny sono i protagonisti delle parti più avventurose delle sceneggiature mentre il giudice, che si batte sempre per il rispetto della legge, risolve con sentenze sagge e imparziali intricate situazioni giuridiche.


La scelta di Boselli di riportare in scena un personaggio già affrontato da così illustri sceneggiatori si sarebbe potuta rivelare un boomerang. Invece lo scrittore milanese ci presenta un giudice Bean diverso da quelli del Bonelli padre e figlio, interessante e convincente. Sì perché, se da un lato c'è il forte e spavaldo uomo di frontiera della cittadina texana di Langtry che, asserragliato con un pugno di aiutanti nel suo saloon divenuto tribunale, non teme l'arrivo della folta banda di pericolosi desperados, dall'altro il vecchio giudice mostra i suoi sentimenti più intimi nell'amore per l'attrice inglese Lily Langtry. Pur di salvare la sua inarrivabile icona, prima si reca a San Antonio attirato da una falsa minaccia di rapimento dell'attrice durante la sua tournée teatrale. Poi, una volta caduto nella trappola, si fa torturare senza svelare ai suoi carcerieri il segreto su cui si è sviluppata tutta la trama, ovvero il nascondiglio del bottino di una vecchia rapina del quale Bean si era impossessato dopo averne impiccato il responsabile. Si decide a parlare solo quando la minaccia del rapimento dell'attrice diventa concreta. Boselli gioca molto, fin dall'inizio, anche con l'ambiguità di questo aspetto poco edificante per un giudice (l'essersi appropriato della refurtiva di una rapina), ma lo risolve brillantemente con il colpo di scena finale.


L'aspetto romantico si intreccia bene in una storia così violenta e ricca di tradimenti, morti ammazzati e sparatorie. Il finale è rocambolesco e la tensione, portata alle stelle con le tavole di pagina 110 e 111 in cui scopriamo finalmente il volto dell'attrice, si scioglie nella tavola successiva con un colpo da maestro di sceneggiatura.
Ma una storia a fumetti di Tex, per quanto ben congegnata nella trama e ricca di ottimi personaggi, non si potrebbe definire un classico se anche i disegni non fossero all'altezza. La sensazione che ho provato soffermandomi sulla parte grafica di quest'avventura è quella di essere di fronte ad un Tex tipico, esemplare; in altre parole, è come se avessi letto decine di altre storie di Aquila della Notte disegnate da Frisenda. Eppure l'autore milanese è un esordiente assoluto sulla collana regolare di Tex! D'altra parte, però, può vantare nel suo curriculum la firma di un Texone, e scusate se è poco! Si tratta di Patagonia, albo speciale scritto da Boselli stesso e molto apprezzato dal pubblico e dalla critica (di cui i protagonisti parlano rispettivamente in due interviste qui e qui). Evidentemente questa importante esperienza unita al suo indubitabile talento e alle sue precedenti prove nel fumetto western di Ken Parker e Magico Vento hanno fatto sì che il suo Tex appaia come un classico. Infatti quando il ranger compare in una vignetta, è su di lui che va l'attenzione del lettore: Tex è sempre nel focus con tutta la sua fisicità e con i profili del volto delineati precisamente. Tex comunica col proprio corpo, con i movimenti veloci e agili e con l'espressività del volto. In realtà tutti i personaggi sono disegnati con cura e in modo da differenziarli bene l'uno dall'altro: soprattutto i cattivi si distinguono fra di loro attraverso le emozioni che i loro sguardi e le loro espressioni lasciano trasparire. Si potrebbe dire che i tratti caratteriali con cui Boselli ha voluto connotare ciascuno di loro siano stati resi graficamente da Frisenda attraverso i volti e le movenze.


Un altro pregio della tecnica di Frisenda è la capacità di realizzare scene complesse di scontri e sparatorie (e in questa coppia di albi ce ne sono molte) senza perdere in chiarezza e dinamismo. Il lettore ha davanti a sé molti dettagli ma il quadro generale rimane nitido. In questo Frisenda è aiutato dalla sua abilità nel giocare con il chiaroscuro. Molte delle scene più movimentate, infatti, sono notturne e qui le tenebre illuminate dalla luce lunare o dal sole albeggiante o dai lampi degli spari sono una puro divertimento per gli occhi.
Ecco come si scrive e si disegna un'avventura di Tex!

sabato 14 settembre 2013

Lo Spirito e il Diavolo


Il lungo viaggio in Sud America di Zagor sta riservando continue e piacevoli sorprese. Una delle più interessanti è stata quella ambientata da Mauro Boselli nel Sertão, la regione semidesertica del nord est brasiliano, teatro dell'incontro fra il nostro eroe e i leggendari Cangaceiros, i ribelli fuorilegge che si opposero nel XIX secolo allo strapotere dei latifondisti locali. L'autore milanese affronta con realismo un tema storico molto complesso, già protagonista di una delle più belle avventure di Mister No, scritta da Guido Nolitta.
La tentazione di scivolare nella retorica del romantico fuorilegge alla Robin Hood che ruba ai ricchi per dare ai poveri potrebbe essere molto forte, ma Mauro Boselli se ne tiene ben lontano. Ne è prova l'atteggiamento molto pragmatico tenuto dallo Spirito con la Scure nei confronti del Diavolo Nero, nome di battaglia di Lucas da Feira, il capo di una banda di Cangaceiros che infesta la regione attraversata da Zagor, Cico e gli amici Lobo e Kismeth. L'incontro fra i due avviene nel numero 574 intitolato La riscossa dei Cangaceiros, uscito nelle edicole a maggio 2013 e mostra la reazione di Zagor di fronte ad una nuova situazione, ovvero quella di una banda di uomini, anche molto violenti, perseguita dalla legge.



Ci sono due tavole, a proposito, disegnate da Paolo Bisi, nelle quali, secondo me, il giustiziere di Darkwood impara qualcosa di nuovo. Impara che in certi luoghi c'è una distanza profonda e costante fra la legge e la giustizia. Impara che, nonostante a Darkwood e dintorni non manchino ladri, assassini, razzisti e ogni altro genere di pericolosi criminali contro cui egli si scaglia coraggiosamente, la legge è (almeno formalmente) dalla sua parte. Non sempre viene applicata bene e i soprusi nei confronti dei deboli, specialmente se hanno la pelle rossa, sono all'ordine del giorno. Tuttavia le situazioni che Zagor si trova a fronteggiare nel Nord America sono ben diverse da quelle che il Diavolo Nero vive nel Sertão. Quasi commuove l'ingenuità del Cangaceiro quando chiede a che cosa serva lo Spirito con la Scure, se la legge a casa sua è giusta e i soldati la difendono. Zagor scopre che in Brasile la legge difende gli interessi dei ricchi ed opprime il popolo: da spirito libero e solitario quale lui è, afferma che al posto del Diavolo Nero continuerebbe ad agire da solo contro questa legge ma, sotto questo aspetto, la risposta di Lucas de Feira è ben più realista. Di fronte ad un esercito organizzato l'unica possibilità di resistere è quella di costituire un vero e proprio contro-esercito: dei resistenti organizzati militarmente.



Guerra o guerriglia sono i termini da usare per definire il violento scontro storico che avvenne in questa regione, e nel quale Zagor si trova invischiato. Dalla perplessità iniziale l'eroe di Darkwood passa ad un intervento convinto a fianco del Diavolo Nero contro i soldati dello spietato coronel Moreira, il fazendero che vuole imporre il proprio potere nella regione. Tuttavia Zagor si distingue anche in questa occasione per la sua capacità di saper giudicare gli uomini al di là della divisa che indossano. Riesce infatti a far alleare solo per una notte il Diavolo Nero con l'onesto capitano Pereira, il militare che osteggia i metodi brutali di Moreira ma che considera comunque fuorilegge i Cangaceiros. Una volta eliminato il crudele coronel e i suoi sadici paramilitari, Pereira e de Feira ritornano ad essere nemici sì, ma leali. Le abilità di mediazione che spesso Zagor usa a Darkwood per far convivere uomini bianchi e uomini rossi limando gli attriti ed evidenziando le affinità, sono state utili in quest'occasione per avvicinare e far conoscere due uomini che stanno dalla parte opposta di una barricata terribilmente delicata.

domenica 10 febbraio 2013

Gli Audaci incontri con gli autori Bonelli: Zagor e l'infinita avventura

Disegno di Emanuele Barison
Venerdì 8 febbraio si è svolto a Trieste il terzo appuntamento della serie di incontri con gli autori bonelliani, nell'ambito della mostra L'Audace Bonelli - L'Avventura del fumetto italiano, ospitata presso il Salone degli Incanti della città giuliana e curata da Napoli Comicon e da La Cappella Underground. Protagonisti dell'allegra serata l'incontenibile Moreno Burattini, curatore e sceneggiatore di Zagor, e il poliedrico disegnatore e regista Emanuele Barison, new entry nello staff di artisti dello Spirito con la Scure. Il moderatore Dario Fontana, come al solito preparatissimo, e tutto il pubblico sono stati travolti dal fiume di parole e di immagini con cui Moreno Burattini ha reso la serata indimenticabile per ogni zagoriano e per ogni appassionato dei fumetti Bonelli.

Moreno Burattini mostra una foto di Sergio Bonelli in canoa sul Rio delle Amazzoni 
Lo sceneggiatore toscano ha ricordato innanzitutto il percorso che lo ha portato fino alla redazione di via Buonarroti, permettendogli di realizzare così il sogno che nutriva fin da ragazzino, ovvero quello di scrivere le storie dello Spirito con la Scure, prendendo il posto del suo mito, l'amato Guido Nolitta. Ricordare subito Sergio Bonelli con una serie di immagini commentate dallo stesso Burattini è stato il modo migliore per iniziare l'incontro, sottolineando tanto le sue doti tecniche di scrittore ed editore, quanto e soprattutto quelle umane che, ad esempio, lo portavano a cercare sempre il contatto con il lettore anche durante le occasioni pubbliche ufficiali alla presenza di autorità e altri addetti ai lavori.
Il pordenonese Barison ha parlato della sua passione precoce per Zagor e del suo carattere che lo ha portato a cercare una professione che gli desse libertà di cambiare e affrontare sempre nuove sfide. La tendenza al cambiamento è dimostrata dai vari passaggi che la sua carriera di fumettista ha conosciuto: Disney, Diabolik, il successo nel mercato francese, un primo approccio con Sergio Bonelli per un Texone mai realizzato, e finalmente l'incontro con Zagor e Moreno Burattini.

Barison mentre mi disegna Zagor
Burattini mentre mi disegna un simpatico Cico


















La griglia bonelliana in quanto elemento di chiarezza narrativa e segno distintivo dei fumetti Bonelli, la foresta di Darkwood, l'attualissima figura di Zagor come mediatore fra le culture, la nolittianità, un'anteprima delle tavole di Barison (che saranno pubblicate in un futuro speciale e che si possono ammirare sul blog di Francois Corteggiani qui e qui), l'unicità dell'eroe Zagor, la storia della nascita del formato Bonelli, l'inossidabile Gallieno Ferri e molto altro sono stati gli ingredienti di un incontro perfettamente riuscito, conclusosi con l'immancabile appendice dei disegni e delle dediche dei due ospiti per il loro pubblico.

Un rapido schizzo di Zagor di Barison

La simpatica caricatura di Cico di Burattini

domenica 3 febbraio 2013

Low bridge, everybody down - Zagor sull'Erie Canal

"In sella a un mulo a tirare un barcone / colmo di pietre oppur di carbone. Un ponte basso adesso si appresta / chinate tutti e in fretta la testa"
Questo è il verso cantato da Benny Pitt, l'irlandese suonatore di banjo che allieta la navigazione sull'Erie Canal di Zagor, Cico e alcuni protagonisti de I sabotatori, la storia che Ade Capone ha scritto per il diciannovesimo Maxi Zagor uscito nelle edicole a fine gennaio. Cico non prende alla lettera il suggerimento cantato, tanto meno interpreta correttamente il movimento dell'irlandese, finendo per dare una sonora zuccata contro la volta del ponte sotto il quale l'imbarcazione si sta infilando. Inevitabilmente, in quanto fan del Boss, non ho potuto fare a meno di pensare alla canzone Erie Canal, inserita da Bruce Springsteen nel suo disco del 2006 We shall overcome: The Seeger Sessions, l'album con cui il songwriter del New Jersey ha omaggiato una delle leggende della musica folk statunitense, Pete Seeger, eseguendo brani scritti dal vecchio autore folk o canzoni tradizionali da lui rese famose, come appunto Erie Canal. Non può trattarsi, in ogni caso, dello stesso brano eseguito nel fumetto da Benny, in quanto la storia di Zagor è ambientata all'inizio dell'Ottocento, durante i lavori di costruzione del lungo canale che collega tuttora il fiume Hudson con il lago Erie. La canzone interpretata da Seeger e poi da Springsteen fu composta nel 1905 da Thomas S. Allen ma anche qui troviamo un mulo, di nome Sal, che trascina una chiatta, e l'invito rivolto ai naviganti ad abbassare la testa all'approssimarsi di un ponte basso sul canale ("low bridge, everybody down"). Il tono del brano è piuttosto malinconico in quanto i primi del Novecento corrisposero al periodo nel quale i muli furono mandati in pensione a vantaggio delle chiatte spinte dal motore a vapore prima e dal diesel poi.



Non so se Ade Capone si sia intenzionalmente ispirato a questa canzone del 1905 ma, se lo ha fatto come immagino, è un'altro dettaglio che contribuisce a rendere molto piacevole questa storia zagoriana. Come già ci aveva abituato in precedenti numeri di Maxi Zagor, l'autore piacentino mescola abilmente la Storia e la Fantasia, dimostrando un gran lavoro di documentazione. Mentre nella serie regolare, ormai da più di un anno, Zagor e Cico sono impegnati in una trasferta latino-americana con ambientazioni più attinenti alla sfera fantastica (se non fantascientifica e magica) dell'universo zagoriano, sui Maxi e sul Gigante la nolittianità si declina nella sua forma western (o per meglio dire eastern) con storie ambientate a Darkwood o dintorni e con i classici elementi quali le tribù di nativi, i fuorilegge, e magari, come in questo caso, riferimenti a fatti storici ben precisi. Questi ultimi, infatti, abbondano nella storia in questione e ne sono le fondamenta.

Disegno di Gaetano e Gaspare Cassaro
Oltre all'ambientazione all'interno del grande cantiere del canale, mostrato nella sua imponenza e attraverso i suoi protagonisti (tecnici, operai liberi e forzati come i galeotti, guardie, politici, avventurieri e uomini d'affari), decisiva, ai fini della narrazione, risulta essere la rievocazione delle avvincenti esplorazioni svolte nei primi anni del Seicento da Henry Hudson, la cui morte misteriosa diventa il perno attorno a cui gira la storia di Ade Capone. La vicenda del celebre navigatore si lega alle sorti delle tribù di nativi che abitano la zona interessata agli scavi del canale. Zagor dovrà usare tutta la sua autorevolezza di mediatore fra i valori e gli interessi del popolo rosso e di quello bianco (altro tipico elemento della nolittianità) per risolvere in modo per nulla scontato la drammatica situazione creata da fuorilegge e affaristi senza scrupoli.
Da ricordare lo scambio di battute fra il vecchio pellerossa, custode del sacro villaggio scavato nella roccia che dice:
"I visi pallidi stanno occupando le nostre terre parlando di pacifica convivenza, ma non esitano a trattarci come selvaggi da depredare e sterminare!"
e Zagor, suo prigioniero, che risponde:

"Se mi conosci, sai che lotto da sempre proprio per impedire tutto ciò!"
Nonostante il successo dello Spirito con la Scure nella presente storia (come in tante altre), non può che destare amarezza sapere che il vecchio saggio ha predetto il futuro.

giovedì 11 ottobre 2012

Ricordando Sergio Bonelli: l'avventuriero invisibile


256 pagine tutte a colori compongono questo affettuoso omaggio che la redazione della Sergio Bonelli Editore ha voluto dedicare all'autore, l'editore, il viaggiatore, il sognatore che è stato Sergio Bonelli.
Un anno dopo la sua scomparsa, l'Almanacco dell'Avventura 2013 racconta l'uomo attraverso i libri, i fumetti, i film, la musica e soprattutto i viaggi. Dalle testimonianze e dai resoconti delle sue esperienze di viaggiatore emerge la figura dell'avventuriero invisibile. Di questo ho scritto qui, su Fucine Mute.

martedì 2 ottobre 2012

Ricordando Sergio Bonelli: il Tex di Guido Nolitta

Ad un anno di distanza dalla morte di Sergio Bonelli mi è venuto spontaneo leggere delle sue vecchie storie a fumetti e approfondire la sua figura attraverso la lettura di alcuni testi. La pubblicazione recentissima, da parte della Rizzoli Lizard, del primo volume degli Archivi Bonelli, dedicato a Guido Nolitta, mi ha sollecitato a riprendere in mano "El Muerto", l'affascinante storia di una vendetta di cui Tex è l'oggetto. Sto parlando di un albo storico, il 190 dell'agosto 1976, seguito da "La collina degli stivali", nel quale ha luogo il drammatico epilogo della vicenda (i disegni sono di Galep).
La storia è importante nell'evoluzione della figura del personaggio Tex Willer, in quanto rappresenta un eroe diverso da quello di Gian Luigi Bonelli, cui fino ad allora i lettori erano abituati. In verità, la prima sceneggiatura del Ranger firmata da Guido Nolitta fu "Caccia all'uomo", disegnata magistralmente da Fernando Fusco e pubblicata nel gennaio dello stesso anno. Qui troviamo un Tex completamente diverso da quello del padre. Infatti il Tex di Gian Luigi capisce se chi gli sta davanti è buono o cattivo dal solo sguardo: ha un sesto senso infallibile che gli permette di discernere il Bene dal Male. Il Ranger di Guido Nolitta invece dimostra un lato più umano, tanto che in "Caccia all'uomo" prende un abbaglio considerando Andy Wilson, il ragazzo ricercato dall'amico sceriffo Tom Kenyon, un fuorilegge. Lo insegue, lo cattura attraverso mille difficoltà ma, strada facendo, si riempie di dubbi, arrivando a convincersi che sul giovane penda una falsa accusa. Questo ripensamento tardivo, tuttavia, non è sufficiente a salvare la vita ad Andy che, giunto con un Tex malconcio ad Agua Fria, viene arrestato dal crudele sceriffo, frettolosamente processato e impiccato dallo spietato giudice Maddox. Una volta ripresosi, Tex elimina i due violenti rappresentanti di una legge del tutto personale ma ormai la frittata è fatta.
Il sesto senso di Tex ha fallito e le conseguenze, sono state pesanti. Inoltre, cosa mai successa prima, il dubbio, questa forma del pensiero così sconosciuta, ha attraversato la mente di Tex. So che all'epoca ci furono diverse discussioni fra i lettori se tale impostazione di Tex fosse corretta, accettabile o comunque coerente con le linee guida del personaggio. Secondo me, la figura dell'eroe ne giovò. Resta il fatto che la maggiore umanità di Tex introdotta da Guido Nolitta è un fattore di cui oggi gli attuali sceneggiatori (Boselli, Faraci, Manfredi e Ruju) devono tener conto, cercando di mediarlo con la figura invincibile e quasi onnisciente del Tex del padre Gian Luigi.
La coppia di albi in cui si narra di Paco Ordonez, alias El Muerto, si caratterizzano poi per una tensione via via crescente: il fuorilegge e la sua banda massacrano di botte Tiger Jack e feriscono Kit Willer al solo scopo di incattivire Tex, che viene sfidato ad un duello mortale con El Muerto sulla collina degli stivali. L'adrenalina raggiunge il massimo nella scena finale naturalmente, anche se un deciso pugno nello stomaco sono le tavole precedenti nelle quali uno spietato Tiger Jack manda all'altro mondo il disarmato Faccia Tagliata, il navajo rinnegato appartenente alla banda di Paco Ordonez, augurandogli meritatamente di "precipitare nell'inferno dei bianchi".
Ma che cosa differenzia, in questa storia, il Tex nolittiano da quello del padre? Il motivo dell'odio di El Muerto nei confronti del Ranger. Il fuorilegge, infatti, ha questo soprannome perché il suo viso è stato orrendamente sfigurato in un incendio, involontariamente provocato dal Ranger, quando questi si era presentato nel covo della banda dei fratelli Ordonez per arrestarli. I due fratelli di Paco assaggiarono fatalmente il fuoco caldo della colt di Tex che rischiò di morire fra le fiamme, sviluppatesi, nel frattempo, fino a distruggere completamente il covo dei tre banditi. Le urla di Paco furono sentite da Tex ma questi non riuscì a fare nulla, salvato in extremis dall'intervento di altri uomini. Ancora, anche se in modo meno marcato che in "Caccia all'uomo", un atto di Tex (l'incendio provocato) ha delle conseguenze nel futuro non volute ma drammatiche (il ferimento di Tiger Jack e di Kit e il difficile duello finale nel quale, a parte la ovvia morte di Ordonez, Tex si rimedia una ferita alla spalla).
Tex resta sempre un eroe invincibile, ma qualcosa di più umano si è insinuato dentro di lui in quel lontano 1976 e da allora non l'ha più abbandonato. E questo grazie a Sergio Bonelli/Guido Noliita.

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