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giovedì 20 giugno 2013

Cartoline da Tunisi

Lo sapevate che il Forum Sociale Mondiale del 2013 si è già svolto? Sì? Beh, io no! Ammetto la mia ignoranza ma non mi pare di aver notato un grande risalto della notizia sui mezzi di informazione di casa nostra. Probabilmente sarò stato distratto, ma immagino che le recenti beghe politiche italiane siano state il tema principale dei giornali nostrani e, nello stesso tempo, il motivo del mio allontanamento dalla loro lettura, causa forte nausea.
Meno male che c'è Internazionale che me lo ricorda in uno dei modi che prediligo: il fumetto.
Infatti, il numero 1005, in edicola fino ad oggi, propone nella consueta rubrica di Graphic Journalism un chiaro e interessante reportage di Othman Selmi, giovane cartoonist e illustratore tunisino, alla sua terza (se non mi son perso qualcosa) apparizione sul settimanale italiano (vedi qui e qui).
L'importanza di tenere sempre alto il dibattito su temi quali la libertà, la giustizia sociale, il rispetto per l'ambiente e l'equa distribuzione delle risorse fra i popoli mi sembra evidente. Il fatto che di questi temi si sia parlato, non senza contraddizioni come dice lo stesso Othman, in un paese che da poco ha scacciato un dittatore per instaurare una democrazia ancora troppo debole è così importante, che il silenzio, o comunque la poca enfasi, dedicata dalla stampa italiana all'evento è imperdonabile.
Quindi lasciamo parlare Othman.


domenica 13 novembre 2011

"Non si deve disegnare Dio"

Disegni di Othman Selmi, da Internazionale 923 dell'11 novembre 2011
La democrazia non significa soltanto libere elezioni ma anche libertà di espressione: una pratica difficile da conquistare e da mantenere viva nel quotidiano. In un paese appena uscito da una lunga dittatura come la Tunisia l'entusiasmo della gente è alle stelle. Tuttavia non mancano problemi e anche la semplice trasmissione di un film alla TV può avere serie conseguenze in termini di rispetto dell'esercizio della libertà di espressione. E' quello che ci racconta Othman Selmi, un giovane illustratore e fumettista tunisino, per l'occasione nelle vesti di graphic journalist sulle pagine della rivista Internazionale in edicola questa settimana.
Come aveva già fatto alcuni mesi fa, spiegandoci efficacemente in solo due tavole in che modo la Rivoluzione dei Gelsomini avesse deposto il vecchio dittatore Ben Ali, anche in quest'occasione Othman Selmi ci fa capire cosa sta succedendo nel suo paese attraverso le reazioni degli islamisti, della politica e della gente comune alla trasmissione in TV del film Persepolis. La partita che si sta giocando fra laici e fanatici religiosi è molto delicata e la posta in palio è proprio la libertà di espressione. Al dubbio dello stesso Othman che si chiede se anche la Tunisia avrà lo stesso destino dell'Iran, risponde una piccola Marjane Satrapi girando la responsabilità del proprio destino al popolo stesso: "Non ne so niente, sta a voi decidere".

Disegni di Othman Selmi, da Internazionale 923 dell'11 novembre 2011

Spero che questa gente uscita da decenni di dittatura sappia darsi delle istituzioni libere, laiche ed indipendenti. Se può essere aiutata in qualche modo, ma senza interferenze e paternalismi, è bene che anche i paesi democratici della sponda europea diano una mano: lo spread che vola è certamente una preoccupazione seria e la tragicommedia che si è conclusa da noi ci fa tirare un sospiro di sollievo, ma basta alzare un po' lo sguardo per accorgersi che anche a pochi chilometri da noi i problemi sono ben più gravi.

lunedì 28 febbraio 2011

Ancora sulla rivoluzione

Disegno di Chappatte
Patrick Chappatte è un figlio del mondo: nato a Karachi nel 1967 da madre libanese e padre svizzero, è cresciuto a Singapore e in Svizzera. Fa il cartoonist e l'illustratore: ha lavorato per il New York Times e Newsweek. Ora disegna per il quotidiano svizzero di lingua francese Le Temps e quello di lingua tedesca Neue Zürcher Zeitung e infine per l'International Herald Tribune. Un biglietto da visita del tutto rispettabile.
Ho conosciuto il suo lavoro grazie al settimanale Internazionale: spesso, nell'ultima pagina (quella riservata alle vignette tratte dai giornali di tutto il mondo) viene proposto uno dei suoi graffianti "editoriali disegnati".
Nel numero 886 di questa settimana, il giornale diretto da Giovanni De Mauro esalta ancor di più il talento del cartoonist svizzero-libanese, allegando, a mo' di inserto composto da 3 grandi pagine, un suo reportage a fumetti.
Il tema della rubrica Graphic Journalism è, ancora una volta, la rivoluzione tunisina: dopo l'efficace reportage della settimana scorsa ad opera di Othman Selmi (di qui ho parlato qui), Chappatte realizza la sua corrispondenza andando di persona nelle città del centro-sud della Tunisia, dove la rivoluzione è iniziata. Lo stile è simile a quello di Joe Sacco: Chappatte fa parlare direttamente i protagonisti, esponenti dell'opposizione e semplici cittadini, che non vedono l'ora di raccontare i loro problemi al mondo dopo 23 anni di silenzio imposto dalle autorità.

Disegno di Chappatte


La voglia di libertà, di democrazia, di una società giusta e non corrotta emerge chiaramente dalle parole dei giovani, che sono per lo più disoccupati e che hanno cercato spesso fortuna imbarcandosi in una bagnarola alla volta dell'Italia.

Disegno di Chappatte

Curiosando sul sito di Chappatte ho scoperto poi che questo reportage è solo l'ultimo di  una lunga serie: Nairobi, Ossezia, Gaza, Giappone, Libano, Iran sono solo alcuni dei teatri del mondo visitati dal nostro cartoonist.

Disegno di Chappatte

L'intero reportage sulla Tunisia lo potete trovare, in lingua francese, sul sito del quotidiano Le Temps in questa pagina, oppure, naturalmente in italiano, acquistando Internazionale di questa settimana.
Una breve considerazione finale: come mai bisogna andare a cercare i giornali stranieri per trovare un reportage giornalistico a fumetti, mentre i nostrani La Repubblica, Il Corriere della Sera o La Stampa, solo per citare i più diffusi, non sanno nenche cosa sia il termine Graphic Journalism o, se lo sanno, lo ignorano bellamente? Forse non immaginano neppure la potenzialità informativa e di approfondimento (lasciando da parte il valore artistico) che può avere un reportage realizzato attraverso i fumetti. Probabilmente non lo considerano degno di essere pubblicato accanto agli articoli scritti.

sabato 19 febbraio 2011

Due tavole per una rivoluzione

Due tavole a fumetti possono descrivere efficacemente una rivoluzione? Sì, se a farlo è Othman Selmi, giovane illustratore e fumettista tunisino, i cui disegni sono pubblicati questa settimana dalla rivista Internazionale, nella sempre interessante rubrica Graphic journalism. La rivoluzione raccontata attraverso il linguaggio delle nuvole parlanti è quella che ha trasformato il paese dell'autore nell'ultimo mese, aldilà di ogni previsione degli occidentali, contagiando poi il vicino Egitto e, in queste ore, la Libia e il Bahrein.
Personalmente, ho capito molto di più di ciò che è accaduto nel paese nordafricano dal reportage di Othman Selmi, che non da molti quotidiani e telegiornali di casa nostra.
Ecco le due tavole del fumettista, dominate da caldi colori che virano dal rosso della bandiera tunisina.

Disegni di Othman Selmi, da Internazionale 885 del 18 febbraio 2011
Disegni di Othman Selmi, da Internazionale 885 del 18 febbraio 2011

La copertina dell'attuale numero di Internazionale è dedicata alle due rivoluzioni che hanno cambato la storia di Tunisia ed Egitto. All'interno ci sono, oltre all'articolo grafico di Othman Selmi, interessanti scritti di Olivier Roy, Ahmed Rashid, Amira Hass e Slavoj Žižek.


Di questi fatti, ispirati da un anelito laico alla libertà e alla giustizia, il filosofo sloveno scrive su The Guardian, nell'articolo riportato sulla rivista:

"... Quando un regime autoritario si avvicina alla crisi finale, la sua dissoluzione, di regola, segue due fasi. Prima del vero e proprio crollo, si verifica una misteriosa rottura: tutt'a un tratto la gente si rende conto che il gioco è finito, semplicemente non ha più paura. Non solo il regime perde ogni legittimità, ma il suo stesso esercizio del potere è percepito come un'impotente reazione di panico. In una scena tipica dei cartoni animati, un personaggio raggiunge un precipizio ma contnua a camminare, come se avesse ancora la terra sotto i piedi. Comincia a cadere slo quando abbassa gli occhi e vede l'abisso. Quando perde la sua autorità. è come se il regime fosse sopra il precipizio: per farlo cadere, bisogna solo ricordargli di guardare in basso ...."

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