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giovedì 2 gennaio 2020

Magico Vento: felice ritorno del 2019

Copertina di Corrado Mastantuono

La Sergio Bonelli Editore ha saggiamente alternato nel corso del 2019 sperimentazioni con nuove miniserie, nuovi personaggi e nuovi formati alla ripresa di personaggi classici, quali Mister No, Napoleone e Magico Vento. Fra i fumetti migliori pubblicati dalla casa editrice milanese figura senz'altro lo sciamano bianco dei Lakota, creato da Gianfranco Manfredi. Quest'ultimo ha deciso di continuare laddove avevamo lasciato il Nostro: ritirato in Messico, dopo aver combattuto, e perso, a fianco del valoroso capo apache Victorio. I quattro nuovi albi si pongono quindi in continuità temporale rispetto alle storie precedenti. Siamo nel 1881 e la Storia incrocia di nuovo il suo corso con la vita di Magico Vento e dell'inseparabile amico giornalista Poe.
Ancora emerge forte il tratto distintivo del personaggio: il sapiente intreccio fra avvenimenti storici della Frontiera, le tradizioni e il mondo soprannaturale dei nativi americani e la vita dei protagonisti. Il tutto cucito secondo delle trame avventurose che tengono il naso del lettore attaccato dalla prima all'ultima pagina. Nove anni son trascorsi dalla conclusione della serie regolare di Magico Vento, ma attendere così tanto le nuove avventure è valsa la pena. Forse non è chiaro a tutti il valore che ha Magico Vento. Credo sia l'unico fumetto western che conduce il lettore dentro la vita quotidiana da un lato, e quella storica dall'altro di un mondo che ha popolato per decenni l'immaginario collettivo di lettori di libri e fumetti e spettatori di film e serie western.
Il mix di realismo e avventura è riuscito anche in questo caso, dove vediamo Magico Vento e Poe agire al fianco di personaggi storici quali il capo apache Geronimo e i fratelli Wyatt e Virgil Earp. Una rivolta indiana, ispirata da Mingus, un pericoloso predicatore bianco, è il collante che lega questi personaggi nei luoghi attorno alla riserva indiana di San Carlos, nel Fort Apache e nella città di Tombstone. Manfredi dà il suo meglio quando svolge l'intreccio delle azioni di guerriglia, degli inseguimenti, dei trabocchetti, degli scontri nei quali il Nostro affianca Geronimo. Nulla è lasciato al caso, tutto è meticolosamente spiegato attraverso il suo semplice svolgersi. E ogni cosa va al suo posto. Il bello, in realtà, è dato da tutti i personaggi apparentemente minori, come il corrotto agente della riserva Bosom, o lo scout apache Chato, o il fanatico collonnello Carr, o le due donne, l'apache Lozen e la papago Chona, che si riveleranno fondamentali figure nell'ultima pagina del quarto albo.


Manfredi spazia dagli ampi paesaggi polverosi percorsi a cavallo da apache e soldati al fuoco che divampa dentro Fort Apache al celebre OK Corral di Tombstone, scena dello scontro fra i fratelli Earp e Doc Holliday da una parte e i cinque cow boys capitanati da Ike Clanton dall'altro. Attraverso questo duello, diventato epico grazie a film e libri, si conclude la caccia di Magico Vento. Mingus viene ucciso e, con lui, la sua pericolosa profezia. Ma non c'è niente di epico nelle gesta disegnate con tratto realistico e preciso da Darko Perovic: la guerra è solo "una sequenza di massacri, spesso a danno di innocenti, una sconfitta per tutti che nessuna epica può sublimare in eroismo", come scrive lo stesso Manfredi nella rubrica "Blizzard Gazette", in apertura del terzo albo.
Il ritorno di Magico Vento racconta di un mondo al tramonto, in cui ci sono stati degli sconfitti, i nativi americani, e dei vincitori, i bianchi. Gli sconfitti, però, hanno perso solo militarmente, la loro resistenza non si è mai fermata: è proseguita attraverso forme diverse lungo tutte le generazioni che si sono siccedute fino ai giorni nostri. E l'ultima pagina dell'ultimo albo mostra come magico Vento e Poe intendano proseguire nella loro lotta al fianco dei nativi.
Quattro albi terminano presto, ma sappiamo che Manfredi e Perovic hanno altre storie in serbo per noi. Le attendiamo con trepidante ansia.

domenica 1 luglio 2018

30 anni di Sergio Bonelli Editore


Sono molti di più di trenta gli anni nei quali la casa editrice di fumetti più famosa d'Italia ha accompagnato le ore e le vite di diverse generazioni. Ma è stato Sergio, il figlio del fondatore Gian Luigi Bonelli, a dare la svolta come editore, oltre che come autore, all'azienda che la madre Tea aveva condotto fuori dai duri anni del Dopoguerra con grande intraprendenza manageriale. Sergio fu prima galoppino, poi segretario e infine autore e direttore. Era normale e utile all'azienda stessa, quindi, cambiare la denominazione dalle anonime Cepim o Daim Press alla chiara e manifesta Sergio Bonelli Editore.
Accadeva nel luglio del 1988. Me lo ricordo. Un mese prima era uscito il primo Texone, Tex il grande!, di Guido Buzzelli. Una novità straordinaria nei propositi, nel formato, nell'autore. Fu la prima pietra su cui nacquero poi tutte le successive creature della casa editrice di Sergio. Non è un caso quindi se proprio in quel mese l'editore annunciava il cambio di nome. Quel Texone è un simbolo della capacità di innovare e di restare fedeli ad un'idea, a dei valori, alla mission, si direbbe oggi. La casa editrice ci ha sorpreso continuamente, proponendoci negli anni una varietà di personaggi, protagonisti di tutti i generi in cui si declina la parola Avventura. Quasi sempre le ciambelle son riuscite col buco, ma anche quando il prodotto non ha avuto il successo sperato, sempre è stato chiaro e sincero l'impegno profuso da coloro che l'hanno realizzato. Nella redazione di via Buonarroti un elemento non è mai mancato, né mancherà nel futuro: il rispetto nei confronti del lettore. E quando c'è questo ingrediente, la ciambella ha sempre il suo perché, anche nelle rare volte in cui il buco non riesce.
Tanti auguri a tutta la redazione. E continuate come sapete, sempre nel nome di Sergio.

domenica 3 aprile 2016

Gallieno Ferri, l'Avventura non è finita


Sui suoi disegni e su quelli di Galep ho imparato a leggere. Le sue copertine di Zagor e Mister No avevano la capacità di catapultarti dentro la Foresta di Darkwood o la Giungla Amazzonica. Per 55 anni Gallieno Ferri ha firmato tutte le copertine degli albi dello Spirito con la Scure pubblicati dalla Sergio Bonelli Editore. Ha creato graficamente Zagor e Mister No, dando forma ai personaggi e alle storie partorite dalla fantasia prima di Guido Nolitta e poi di una serie lunghissima di sceneggiatori. Fra questi Moreno Burattini, l'attuale curatore di Zagor che così descrive Ferri durante un'intervista di qualche anno fa:

"Ferri è l’incarnazione di Zagor. Non conosco nessun disegnatore in grado di fare quel che fa il suo eroe, Ferri sì. Scia, va sott’acqua, fa canoa, esce in windsurf. Poi si siede al tavolo da lavoro e per primo si diverte con ciò che illustra, perché sente la bellezza, la forza, il mistero della natura. Una volta mi ha portato a fare rafting con lui e mi ha detto: «voglio che tu veda com’è davvero un fiume che scorre fra gli alberi, che potenza ha, il silenzio che c’è in certi punti e il rombo che c’è in certi altri, solo così potrai trasmettere queste sensazioni nelle storie che scrivi». Il suo talento è quello di rendere magico e affascinante quel che racconta con matita e pennello. Suscita il sense of wonder in ogni lettore."

Ieri, 2 aprile 2016, Gallieno Ferri se n'è andato all'età di 87 anni. Tutto il mondo del fumetto popolare italiano è in lutto. Io lo ricorderò sempre con affetto, immaginandolo da qualche parte, con la matita in mano, tra la Foresta di Darkwood e la Giungla Amazzonica. L'Avventura non finisce con la sua morte.

sabato 12 marzo 2016

Voglia di realtà

Dopo non so nemmeno io quanti anni (forse decenni) mi son limitato all'acquisto di un unico albo Bonelli: Julia, l'unico fumetto della casa editrice che, a ben guardare, sia ambientato nel tempo presente e che sia immerso nella realtà vera. Nessun incubo, nessuno zombie, nessun mistero. Realtà cruda, vera. Giancarlo Berardi ci porta ogni mese in un viaggio dentro le nostre nevrosi e dentro i problemi della nostra società. E lo fa quasi sempre con originalità, tatto e realismo, Avventura? Ovviamente c'è sempre il plot giallo che dà struttura alla storia, ma è solo lo scheletro di un corpo in cui la parte interessante è tutto il resto. Julia è quindi il fumetto meno avventuroso (secondo i canoni classici del termine) e più veristico (Berardi è un grande estimatore di Giovanni Verga) della Bonelli. E adesso è l'unico che mi interessi. 

sabato 15 agosto 2015

L'Avventura cupa e inquietante di Boselli


È un crescente senso di inquietudine lo stato d'animo che mi ha accompagnato nella lettura de L'abisso, trentacinquesimo albo della collana bonelliana Le Storie, in edicola da pochi giorni. Mauro Boselli ha confezionato una storia di pirati cupa e tetra, dove si odono ben pochi echi di Robert Louis Stevenson, anche se l'incipit potrebbe far credere il contrario. Il giovane Michel Davy, naufrago alla deriva, viene salvato dai marinai della Southern Star, e obbligato, senza possibilità di scelta, a diventare uno di loro: un pirata! Il nervoso capitano Moody comanda una ciurma eterogenea, disegnata dall'ottimo Luca Rossi con un tratto preciso e disturbante, che comunica tutta la corruzione morale dei protagonisti. Capisci subito che c'è qualche cosa che non va in quella nave dove sventola la bandiera nera col teschio, e ti rendi conto che il corso degli eventi porterà ineluttabilmente verso la disfatta. Un senso di morte e di violenza aleggia fin da subito e non tarda infatti a manifestarsi fra la sfortunata ciurma. Stevenson ce lo dimentichiamo presto e cominciamo a percepire qualcosa che ci ricorda H. P. Lovecraft. Prima è solo un presentimento, ma poi l'orrore si manifesta chiaramente, insieme alla follia, alla malattia e allo scoppio della violenza verso se stessi e verso l'esterno. L'elemento classico della ricerca del tesoro non è sufficiente per riportare la storia sui binari canonici dell'avventura piratesca. L'abisso nero dentro cui la ciurma specchia il proprio animo guasto porta alla dissoluzione finale. Il giovane Michel assiste stravolto a questa inesorabile discesa agli inferi, ma il geniale epilogo finale rivelerà una sorprendente verità nascosta.

L'estate avventurosa della Bonelli si è tinta di nero con una storia che si candida ad essere una delle migliori della collana in cui viene pubblicata. Dopo Mohawk River, lo speciale a colori edito un mese fa, Mauro Boselli concede un sontuoso bis, grazie anche alla felice collaborazione con le matite di un ispirato Luca Rossi.

domenica 12 luglio 2015

Mohawk River - Avventura sulle orme di Fenimore Cooper e Pratt


Basta il colpo d'occhio della splendida copertina di Aldo Di Gennaro e pensi subito a Wheeling di Hugo Pratt e a L'ultimo dei Mohicani di James Fenimore Cooper. Poi inizi la lettura di Mohawk River e ti trovi immerso completamente nell'Avventura. Le Storie, la collana mensile della Sergio Bonelli Editore che ogni mese ci propone una storia con ambientazione e protagonisti diversi, quest'anno ha davvero fatto centro con lo speciale a colori, scritto da Mauro Boselli e disegnato da Angelo Stano. Personalmente sono sempre stato affascinato dalle vicende storiche avvenute nel Nord America del Settecento, quando ancora il West non esisteva e Inghilterra e Francia si disputavano quegli sconfinati e inesplorati territori, sfruttando a loro vantaggio le alleanze con le tribù di nativi. Manituana, il romanzo del collettivo Wu Ming, è un'altro rimando cui corre la mia fantasia anche se gli avvenimenti raccontati in Mohawk River sono ben precedenti e risalgono al periodo compreso fra il 1755 e il 1760, quando le grandi potenze europee si scontrarono nella Guerra dei Sette Anni, coinvolgendo in questo confronto anche le proprie colonie d'oltreoceano.



Vendetta, amore e guerra sono i classici ingredienti di questa storia coinvolgente che Boselli ha intessuto sapientemente, caratterizzando con grande accuratezza diversi personaggi, sui quali spicca come un gigante Riley Black, l'immortale (?) cacciatore e guerriero bianco, stimato dai nativi che lo chiamano col nome di Corvo Nero. Dietro la trama si percepisce il grande lavoro di documentazione di Boselli che restituisce con precisione fatti realmente accaduti, contribuendo ad illuminare un periodo sempre troppo poco presente, per i miei gusti, nelle opere di fiction. Il curatore di Tex Willer non esita a mostrare i fatti per quelli che sono, nella loro estrema violenza e crudezza: sgorga abbondante il sangue dalle teste prima spaccate dai tomahawk e poi private del loro scalpo. Ma questa era la realtà con cui si son confrontati i protagonisti di questa storia avventurosa ma anche brutale.
Due sono gli elementi che mi son rimasti impressi. Il primo non è nuovo per un lettore di fumetti ambientati nel Nord America di due o tre secoli fa. Ancora una volta la trama si snoda attorno ai calcoli politici dei conquistatori europei (ottimamente rappresentati dalla spia francese Guichet-Bendd Nera) che non esistano a sfruttare a proprio vantaggio l'appoggio delle tribù native, per poi sacrificarle e tradirle quando la loro funzione cessa di essere utile. Questa volta non sono Cheyenne o Lakota o Apache al centro della vicenda ma nomi meno sentiti perché appartenenti a popolazioni travolte prima delle altre dalla marcia di conquista dei bianchi: Abenaki, Mohawk e Delaware. Al di là dei nomi, però, la storia è sempre tragicamente la stessa.


L'altro elemento per cui sono rimasto colpito sono stai i disegni e soprattutto i colori. Angelo Stano si è davvero superato regalandoci scene (esaltanti quelle ambientate nei boschi) e personaggi (i nativi in primis) ricchi di dettagli. La colorazione è davvero magistrale e l'unico rimpianto è di non aver potuto apprezzare le tavole dell'artista pugliese in un formato più grande. Sono molto lontane le tristi colorazioni che la Bonelli ci riservava negli anni passati: l'esperienza di Orfani è servita almeno a qualcosa.
Ma quest'estate vede Mauro Boselli come il vero mattatore della collana Le Storie. Oltre a Mohawk River, infatti, l'autore milanese firma la sceneggiatura de L'abisso, l'albo della serie regolare in uscita ad agosto, dove i disegni di Luca Rossi daranno vita ad una pittoresca ciurma di pirati e alla loro straordinaria caccia al tesoro.

domenica 5 ottobre 2014

Adam Wild, la freschezza dell'avventura


Giri l'ultima pagina e hai la sensazione di avere appena letto una di quelle storie d'avventura d'altri tempi: quando gli eroi si battevano con ardimento in lontani luoghi esotici e affrontavano a viso aperto nemici spietati. Eroi un po' guasconi, che senza guai non ci sapevano stare. Eroi a cui ribolliva il sangue di fronte ad un'ingiustizia e che non si perdevano in calcoli o riflessioni: passavano subito all'azione. Moschettieri, pirati, esploratori. Ecco: esploratori è la parola giusta! Adam Wild è un esploratore scozzese che vive alla fine dell'Ottocento a Zanzibar, dove la schiavitù è ufficialmente abolita ma il suo commercio è comunque praticato grazie alla connivenza delle autorità corrotte. E allora un eroe d'altri tempi che cosa fa per ottenere giustizia? Va dritto a casa del potente trafficante e lo ammazza con le proprie mani.


Vitalità e freschezza sono le caratteristiche de Gli schiavi di Zanzibarl'albo d'esordio della nuova collana mensile con cui la Sergio Bonelli Editore ritorna alla grande avventura. E chi se non Gianfranco Manfredi poteva confezionare un albo in cui Avventura e Storia si intrecciano così armoniosamente. Dopo il Far West cavalcato da Magico Vento, dopo Roma e l'Abissinia della prima guerra coloniale italiana combattuta da Volto Nascosto e dopo la Cina della Guerra dei Boxer vissuta da Shanghai Devil, il teatro della nuova avventura è l'Africa subequatoriale. Ancora il colonialismo è uno dei temi principali, qui rappresentato in una delle sue più aberranti manifestazioni: lo schiavismo. Ed ecco quindi Adam Wild, un eroe dal fisico prestante e dal sorriso beffardo, che si ribella allo status quo.
Ottima prima per la nuova serie Bonelli: storia con tanto ritmo, personaggi ben caratterizzati (oltre al protagonista, promettono bene il conte Molfetta e la principessa bantù Amina, liberata dal nostro eroe) e un'ambientazione affascinante. Merito certamente anche dei disegni chiari e precisi di Alessandro Nespolino, l'ideatore grafico del personaggio che rappresenta una Zanzibar affascinante ed evocativa.
Adam Wild si presenta come la migliore novità autunnale di casa Bonelli, al di là della tanto sbandierata rivoluzione dylandoghiana e della seconda stagione di una serie di cui sarò volentieri orfano... 


sabato 30 agosto 2014

Aspettando Adam Wild


Appuntamento in edicola il prossimo ottobre con il primo numero di Adam Wild, la nuova serie a fumetti scritta da Gianfranco Manfredi ed edita da Sergio Bonelli Editore. La casa editrice svela sul proprio sito alcuni dettagli dell'albo di esordio intitolato Gli schiavi di Zanzibar e disegnato da Alessandro Nespolino. La copertina molto espressiva di Darko Perovic lascia intendere molto del carattere di questo nuovo personaggio: sfrontato, ribelle e in cerca di avventura. L'Avventura sarà la protagonista di questa nuova serie, nell'alveo della classica tradizione bonelliana, per non dire salgariana: d'altronde la Bonelli non ha forse raccolto l'eredità lasciata da Emilio Salgari, portando l'Avventura dal campo della letteratura a quello dei fumetti?
Ci sono infatti diverse similitudini fra Adam Wild, le cui vicende sono ambientate nell'Africa nera di fine Ottocento, e gli eroi anticolonialisti come Sandokan o Yanez creati da Salgari. Fin dall'anteprima del primo episodio capiamo che Adam si batte contro la schiavitù e il razzismo e questo, a sua volta, ci ricorda gli altri personaggi creati da Gianfranco Manfredi nelle precedenti serie o miniserie bonelliane: Magico Vento, Volto Nascosto e Shangai Devil. Anche qui il colonialismo era un elemento fondamentale del contesto storico entro cui si muovevano i protagonisti: certamente più familiare il mondo nordamericano del Far West in cui agisce lo sciamano bianco dei Siuox (che frequenta comunque anche l'east coast cittadina), poco nota l'Africa coloniale italiana di fine Ottocento in cui cui Ugo Pastore conosce Volto Nascosto, per non parlare della semisconosciuta Cina del tempo dei Boxer, teatro delle avventure di Shangai Devil/Ugo Pastore.
E ora la fantasia di Gianfranco Manfredi ci porta nell'Africa nera di fine Ottocento, a vivere le imprese di un eroe molto diverso dal tormentato Ugo Pastore. Adam è infatti un uomo d'azione, anticonformista e, diremmo oggi, politicamente scorretto. La sua espressione scanzonata e attaccabrighe ricorda Errol Flynn, fonte di ispirazione tanto per le sembianze del personaggio, quanto per il suo carattere e la sua indole.
La serie sarà organizzata in stagioni annuali e vedrà l'esordio in casa Bonelli di nuovi disegnatori, fra i quali parecchi di nazionalità serba (al riguardo segnalo questa interessante intervista).
Personalmente sono molto contento dell'annunciato inizio di Adam Wild: da una parte perché ho sempre apprezzato molto i precedenti lavori a fumetti di Manfredi, dall'altra perché mi sentivo orfano (!!!), nel pur ricco ventaglio di collane proposte attualmente dalla Bonelli, di una serie d'avventura classica, di ambientazione storica e con un protagonista fisso. 

domenica 23 marzo 2014

Lukas: nuovi contenuti e nuovi formati in casa Bonelli


Nuovi contenuti e nuovi formati. Sono parole di Davide Bonelli, direttore generale della Sergio Bonelli Editore, estratte dall'editoriale con cui si apre il primo numero di Lukas, la nuova miniserie della casa editrice milanese, che ha esordito in edicola il 21 marzo. I termini usati si riferiscono alla strategia editoriale degli ultimi anni e si adattano perfettamente anche a questa nuova collana ideata da Michele Medda e da Michele Benevento.
Nuovi contenuti perché la "miscela di horror, mistero e azione che qualcuno ha voluto avvicinare al cosiddetto urban fantasy" (per citare di nuovo Davide Bonelli), sono una novità assoluta per la casa editrice di Dylan Dog e Dampyr. In effetti nessun'altra serie Bonelli ha mai associato un tema classico dell'horror come i morti che ritornano in vita ad un'ambientazione cittadina da giungla d'asfalto e ad un protagonista che non ricorda nulla del suo passato ma che ha coscienza del suo stato di ridestato. Lukas si sveglia in una città che non conosce, si sceglie un nome guardando l'insegna di una pizzeria, indossa un guanto ad una mano segnata da una terribile ustione, ha un breve flashback in cui rivede un profilo di una donna.



Segni di un passato che verrà gradatamente svelato lungo il dispiegarsi di questa miniserie che si svilupperà attraverso nuovi formati: due stagioni di dodici numeri ciascuna.
Medda ci fa capire subito che Lukas non è un uomo comune: viene travolto da un auto ma si rialza incolume e, poche pagine dopo, riceve una coltellata all'addome ma guarisce all'istante. L'autore sardo tratteggia molto accuratamente la psicologia di un personaggio smarrito che cerca risposte e che, per trovarle, non teme di affrontare situazioni pericolose e criminali. L'espressione dura del volto e lo sguardo segnato da una vena di tristezza sono il riflesso dell'animo di questo personaggio, reso con assoluto realismo dalle matite di un sontuoso Michele Benevento. Il disegnatore di Putignano è abile tanto nel delineare le fattezze dei vari personaggi di contorno rendendoli con molto dinamismo, quanto nel rappresentare lo sfondo metropolitano delle avventure. E' infatti la città la vera co-protagonista di questo primo albo. Una città cupa e ostile, come sono tante nostre città contemporanee. Un posto dove un cantiere edile non si ferma di fronte ad un grave incidente sul lavoro capitato ad un operaio assunto in nero. Questo accade in Deathropolis, la prima storia di Lukas, e questo accade nella realtà quotidiana.



L'inquietudine con cui ci si ritrova alla conclusione della lettura non nasce certo dalla raffigurazione dei morti viventi che si nutrono di carne umana: Viene invece dalla constatazione di come la vita quotidiana degli abitanti delle moderne metropoli sia segnata da frustrazione, sfruttamento e fragilità. Medda ci parla anche di questo e, come scrive ancora Davide Bonelli nel suo editoriale, "tutto ciò accade senza snaturare l'originale comandamento bonelliano: l'Avventura prima di tutto".
Lukas, quindi, si preannuncia come una collana molto suggestiva. Confido che Medda non deluderà le attese che ha fatto nascere con questo primo albo. D'altronde da uno che ha (co)creato un personaggio come Nathan Never, scrivendone le storie più belle, e che ha ideato Caravan, ovvero la miniserie più originale e fra le meglio riuscite di casa Bonelli, è naturale attendersi dei fumetti che ti appassionano.

domenica 11 novembre 2012

Scug


La stessa freschezza, la voglia di scoperta e di avventura fanciullesca de L'Isola del tesoro di Stevenson. Sono queste le prime sensazioni a caldo che la lettura de Sul pianeta perduto di Antonio Serra e Paolo Bacilieri mi ha trasmesso. Poi verranno tutte le analisi sul testo e i disegni, a mente fredda.... ma per il momento c'è questo...

P.S. Scug, il titolo di lavorazione, mi piace un sacco...anche più del titolo finale...

mercoledì 17 ottobre 2012

Storie d'Avventura

Ottimo esordio per il primo numero de Le Storie, la nuova collana mensile della Sergio Bonelli Editore. Il progetto del direttore editoriale Mauro Marcheselli si è finalmente tramutato in realtà con la prima uscita, intitolata Il boia di Parigi. Paola Barbato ha scritto e sceneggiato una storia molto convincente, che vede come protagonista Charles-Henri Sanson, il boia del Re che diventa boia del Popolo. Uno sguardo molto personale su alcuni aspetti della Rivoluzione, del tutto inedito per chi è abituato al tradizionale racconto che si fa sui libri di questo fondamentale evento storico. L'uomo Sanson, i suoi pensieri, il suo animo, sono descritti con estrema sensibilità e i magistrali disegni di Giampiero Casertano, con dei chiaro-scuri affascinanti, sottolineano e accentuano il pathos della vicenda.
Sono proprio i disegni che fanno insorgere nel lettore il rimpianto di non poterli ammirare in un formato più grande, magari quello in cui erano state pubblicate circa 35 anni fa le storie d'avventura cui questa nuova collana si richiama: Un uomo un'avventura. Nello stesso editoriale presente in seconda di copertina de Il boia di Parigi, si fa riferimento al "sottile ma robusto" filo rosso che collega Le Storie a quella che è stata una delle più importanti iniziative editoriali che Sergio Bonelli realizzò.
L'Avventura è protagonista attraverso la vicenda di un uomo inserita in un ben preciso contesto storico, con la sceneggiatura di capaci e valenti scrittori e i disegni di maestri del calibro di Pratt, Battaglia, Micheluzzi, Toppi, Buzzelli, Milazzo, Manara, CrepaxTacconi, Bonvi e molti altri. Trenta pezzi in tutto, confezionati in albi cartonati grandi, alla francese, a colori e con carta patinata, distribuiti nelle edicole. Questa eccezionale collezione di "graphic novel" ante litteram (che fa impallidire per la cura e la qualità molte attuali "graphic novel" da libreria) è l'antenata della nuova serie bonelliana ora in edicola: gli ingredienti sono gli stessi, cambia solo (?!?!) il formato, ma è giusto e ovvio che sia così. Il motivo infatti della chiusura di Un uomo un'avventura fu proprio economico: gli albi costavano troppo all'editore in rapporto alle entrate.

Sergio Bonelli ha ricordato con queste parole quell'esperienza:
"La collana è stata una concessione, un regalo che mi son fatto perché mi piaceva l'idea di un'iniziativa pensata insieme a certi disegnatori che mi piacevano. Tanto è vero che ho lasciato anche una certa libertà nella gabbia della tavola. Chissà, magari Toppi quella libertà se la sarebbe concessa lo stesso, ma comunque non avevo preteso quel rigore che di solito mi caratterizza. In questo caso volevo gratificare il sottoscritto e quella generazione di grandissimi disegnatori attraverso la nostra comune passione per l'Avventura."
E il regalo, Sergio Bonelli, lo ha fatto a tutti i lettori.
Ma ritornerò ancora su Un uomo un'avventura, per sottolinearne l'importanza, non del tutto capita secondo me, che ha rappresentato per la casa editrice milanese e per il fumetto italiano in generale.

Tornando a Il boia di Parigi, c'è un aspetto della storia che mi preme evidenziare. Alcuni lettori sui forum in rete hanno rimarcato come non si aspettassero di leggere una rappresentazione della Rivoluzione Francese così reazionaria. Mi pare un giudizio esagerato: Robespierre e Saint Just sono ritratti, in effetti, come cinici e spietati nei confronti dei nobili che salgono patibolo; il popolo esulta alla vista del sangue colante dalla testa mozzata. Ma questo cosa significa? Non lo sappiamo dai libri di storia che la Rivoluzione si trasformò, ad un certo punto, nel Terrore? E non è noto che la folla sfoga i peggiori istinti quando ha di fronte a sé il singolo che, un tempo forte e prepotente, ora si mostra debole e vulnerabile? Sanson fa il boia e queste sono le persone con cui si è confrontato. La Barbato lo rappresenta in modo credibile, plausibile ed onesto. Non ci sono in ballo le sorti della Rivoluzione in questa storia, ma unicamente la vicenda umana della persona.
Ritroveremo fra un mese una nuova copertina di Aldo Di Gennaro a impreziosire il secondo albo, firmato dalla coppia Recchioni - Accardi, che ci porterà nel Giappone dei samurai.

giovedì 11 ottobre 2012

Ricordando Sergio Bonelli: l'avventuriero invisibile


256 pagine tutte a colori compongono questo affettuoso omaggio che la redazione della Sergio Bonelli Editore ha voluto dedicare all'autore, l'editore, il viaggiatore, il sognatore che è stato Sergio Bonelli.
Un anno dopo la sua scomparsa, l'Almanacco dell'Avventura 2013 racconta l'uomo attraverso i libri, i fumetti, i film, la musica e soprattutto i viaggi. Dalle testimonianze e dai resoconti delle sue esperienze di viaggiatore emerge la figura dell'avventuriero invisibile. Di questo ho scritto qui, su Fucine Mute.

sabato 9 giugno 2012

Saguaro non punge

Disegno di Davide Furnò
Dal primo numero di una nuova serie a fumetti di avventura ci si aspetta sempre troppo. La curiosità per Saguaro, la nuova serie Bonelli uscita nelle edicole a fine maggio era tanta. Dopo tante mini la casa editrice milanese presenta coraggiosamente una serie di durata indefinita in un periodo non certo propizio al fumetto.
Il luogo della storia è la riserva Navajo dell'Arizona, il tempo i primi anni Settanta, il protagonista Thorn Kitcheyan, chiamato Saguaro, navajo reduce della sporca guerra del Vietnam. Un duro alla Tex Willer, uno che ne ha viste tante, troppe nell'Estremo Oriente. Uno che non sopporta le ingiustizie e, fin dalla prima avventura, si mette nei guai per raddrizzare i torti. Un classico personaggio Bonelli, tutto d'un pezzo, almeno apparentemente. Ma forse è troppo presto per parlare di questo strano mix di western anni Settanta e crime story, combinazione di Cassidy e Tex Willer.
Bruno Enna, l'ideatore di Saguaro e autore delle storie, non ha rivelato tanto nella prima vicenda, disegnata da Fabio Valdambrini. Non si percepiscono ancora le caratteristiche degli anni in cui è ambientata la storia, a differenza di Cassidy (reduce anche lui) nel cui fumetto la cultura, la musica e le ambientazioni dei Seventies entravano in scena, fin da subito, come co-protagonisti. Saguaro potrebbe essere, invece, un reduce senza tempo di una delle innumerevoli guerre (sporche) che gli Stati Uniti hanno condotto negli ultimi decenni: dalla Corea al Vietnam, dall'Iraq primo e secondo atto all'Afghanistan, da Panama alla Somalia.
Ma è troppo presto per esprimere un giudizio: bisogna vedere come si dipaneranno le vicende di questo nuovo personaggio, taciturno e coriaceo come il cactus da cui prende il soprannome, di confine fra la cultura dei nativi americani e quella dei bianchi. E' proprio questo aspetto, il confine fra le due culture, la loro convivenza e gli attriti inevitabili che rende potenzialmente interessante questa nuova serie. Dipenderà tutto da come Enna lo svolgerà. Per il momento ha presentato molto bene alcuni personaggi di contorno: Howi, il vecchio uomo della medicina, Kay la giovane poliziotta mezzosangue, Art, l'avvocato pellerossa.
Saguaro quindi non punge... ma probabilmente è solo questione di tempo.

martedì 13 marzo 2012

Sweet Salgari di Paolo Bacilieri

"...Perché Salgari infatti fu il primo nel nostro paese a dedicarsi con impegno totale alla letteratura di Avventura, dando vita ad una sterminata schiera di personaggi e storie affascinanti. Ma, a dispetto di tanta prolificità e successo presso il pubblico, per lo più giovane, di fine Ottocento e inizio Novecento, i nobili nomi della letteratura ufficiale lo confinarono sempre ai margini, in un limbo senza dignità artistica. C’è una stretta analogia tra questa distanza forzosa e ingiusta fra letteratura nobile e la “fiction” e quella che oggi tanti pongono tra arte e fumetto, considerando il secondo alla stregua di mero banale intrattenimento. Opere come Sweet Salgari sono la dimostrazione concreta che quella distanza non esiste...."
È questo uno stralcio delle mie impressioni che trovate per intero qui, su Fucine Mute, sul fumetto Sweet Salgari di Paolo Bacilieri.

domenica 12 dicembre 2010

Castelli e il Salgari perduto


Fin dalla più tenera età, io avevo una passione bizzarra, incomprensibile, cioè quella di farmi marinaio, di avere un giorno una nave da comandare.....scorrere gli ampi mari in cerca di avventure, di burrasche, di vere emozioni”.


Sono parole che probabilmente non divennero mai realtà per colui che le pronunciò, ovvero Emilio Salgari, visto che l'unico viaggio in mare che egli compì, fu quello vissuto, non si sa se come turista o marinaio, nell'Adriatico lungo le coste dalmate. Eppure dalla penna dell'autore veronese uscirono pagine e pagine di storie avventurose ambientate nei posti più disparati del mondo, dalla Malesia al West, dalla Siberia al Sud Africa. E' proprio in questa terra lontana che Alfredo Castelli fa rivivere nell'Almanacco del Mistero 2011 l'avventura smarrita di Salgari, quel libro perduto dal titolo Il leone del Transvaal, realmente scritto e compensato dall'editore torinese Bemporad ma mai da questi pubblicato, che narra della guerra anglo-boera di fine 800 - inizio 900.

Salgari visto da Paolo Bacilieri
E' un omaggio che l'autore di Martin Mystere tributa al padre della letteratura italiana d'avventura, in occasione del centenario della sua morte che ricorrerà nel 2011. Non è l'unico autore di comics a ricordare il celebre scrittore: anche Paolo Bacilieri, infatti, si sta cimentando in una biografia a fumetti, dal titolo Sweet Salgari, dell'autore di Sandokan, e questo legame fumetto-Salgari non è casuale. Mi spiego meglio: la fantasia e prolificità di Salgari fu tale da oscurare qualsiasi altro autore di genere venuto dopo di lui. Alcuni affermano che il vuoto della letteratura d'avventura in Italia fu colmato proprio dai fumetti, contribuendo da un lato al grande successo delle nuvole parlanti soprattutto fra un pubblico giovane, dall'altro però al confinamento culturale del fumetto ad un unico, seppur affascinante, genere e ad una limitata e ben precisa categoria di lettori.
Per l'occasione Castelli sceneggia una storia plausibile e molto accattivante immaginando una possibile trama del libro perduto, a partire da trascrizioni di pagine inedite aventi come protagonista proprio il Leone del Transvaal, e contenute in documenti originali di Salgari appartenenti ad un esperto francese di letteratura popolare, amico di Castelli stesso. Le pagine salgariane sono autentiche ma potrebbero essere delle brutte copie di brevi scene del romanzo. In ogni caso il Buon Vecchio Zio Alfy le ha sceneggiate fedelmente, costruendoci attorno una storia avvincente con gli stessi personaggi e negli stessi luoghi, in cui si parteggia subito per i coraggiosi partigiani boeri attaccati dai crudeli soldati inglesi.
Il bello dell'idea di Castelli è intrecciare la trama del romanzo con la storia personale e spesso difficile di Salgari, raccontata da un'esperta studiosa torinese a Martin Mystere che, per l'occasione, si fa da parte e interpreta il ruolo di puro spettatore. Così facendo, è come se uno dei tanti eroi di carta, e con lui il suo autore, testimoniassero il rispetto e la gratitudine per l'opera straordinaria e la vita culminata con l'estremo gesto, di un uomo che ha fatto viaggiare i propri lettori, me compreso, in quella terra immaginaria che si chiama Avventura.


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