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martedì 14 febbraio 2017

Le riviste di fumetto d'autore anni 80: fu vera gloria?


A Luca Lorenzon l'ardua risposta. Ci vediamo giovedì 16 febbraio, sempre presso la Sala Consiliare del Comune di Mariano del Friuli con il terzo ed ultimo appuntamento del ciclo di incontri che la Biblioteca Comunale ha dedicato al fumetto. Dopo il western e il manga, sarà di scena un modello editoriale che conobbe una breve ma intensa stagione nel panorama fumettistico italiano: le riviste d'autore.

martedì 7 febbraio 2017

Manga: il fumetto del Sol Levante


Giovedì 9 febbraio Stella Marega ripercorrerà le tappe storiche, stilistiche e di costume che hanno reso il manga quella forma d'arte attraverso la quale i lettori di tutto il mondo conoscono il Giappone. L'occasione è data da Manga: il fumetto del Sol Levante, secondo dei tre appuntamenti che la Biblioteca del Comune di Mariano del Friuli dedica al fumetto.
Ci vediamo alle 20:30 presso la Sala Consiliare. A questo link tutti i dettagli.

martedì 31 gennaio 2017

Strisce western all'italiana


La Biblioteca del Comune di Mariano del Friuli ha organizzato un ciclo di incontri dedicati al fumetto italiano e internazionale. Nel primo appuntamento presenterò tre personaggi del fumetto western all'italiana, Tex, Ken Parker e Magico Vento, analizzando le loro peculiarità, ciò che li unisce e ciò che li differenzia. Ci vediamo nella Sala Consiliare, giovedì 2 febbraio alle 20:30.
Nei due giovedì successivi sarà di scena il manga, a cura di Stella Marega, e le riviste d'autore a fumetti degli Anni 80, a cura di Luca Lorenzon, ma avremo modo di parlarne più diffusamente nei prossimi giorni.

martedì 19 marzo 2013

Bonelli (ancora) in biblioteca


Dopo la serata alla Biblioteca di Monfalcone dedicata al fumetto popolare Bonelli, ritorno sul tema in un prossimo incontro. Questa volta gioco in casa, visto che affronterò la storia della casa editrice a fumetti più importante d'Italia presso la Sala Consiliare del Comune di Mariano del Friuli, il piccolo centro della provincia di Gorizia in cui sono cresciuto e dove la mia passione per il fumetto è nata e si è sviluppata.
Sarà quindi un piacere del tutto particolare quello che proverò parlando dei protagonisti di carta e in carne ossa di casa Bonelli.
Di seguito la presentazione ufficiale.


La Sergio Bonelli Editore è la più importante casa editrice di fumetti in Italia. Ha attraversato la storia culturale e di costume del nostro Paese a partire dalla seconda guerra mondiale, quando il patriarca Gian Luigi Bonelli ha rilevato i diritti della rivista a fumetti Audace.
Sotto la guida, prima della moglie Tea e poi del figlio Sergio, la casa editrice ha raccolto l'eredità italiana di un genere, l'Avventura, il cui ultimo rappresentante era stato Emilio Salgari. Tex, Zagor, Dylan Dog sono solo alcuni dei personaggi di carta creati da questa grande fucina culturale: Sergio Bonelli, infatti, ha  offerto al suo pubblico una rosa sempre più articolata e originale di pubblicazioni di qualità.
Il rispetto per il gusto del lettore è stata la stella polare che ha guidato il suo lavoro di editore, traghettando una bottega artigianale di fumetto in una grande fabbrica di sogni, senza però mai trasformarsi in un'industria, perché ha saputo mantenere quella passione, impegno e cura che sono stati il fondamento della qualità delle sue testate.


mercoledì 11 luglio 2012

11 luglio 1982: tutti a casa di Dino


L'arbitro afferra con le mani il pallone e, con un triplice fischio, dichiara la fine della partita. Ci alziamo tutti, esultanti, usciamo dalle case e, mentre il nostro compaesano solleva la Coppa, ci dirigiamo, seguendo un rito spontaneo, a casa di Anna e Mario. E lì inizia la vera festa.

lunedì 5 dicembre 2011

Dottore vola in cielo a fare un tacco da Dio

Ieri, in occasione di Fiorentina - Roma, i tifosi della curva Fiesole hanno voluto ricordare con queste parole il Dottore, Socrates, il capitano della Seleção dei primi anni Ottanta, che militò una stagione nella Fiorentina. Era il 1984 quando il dinoccolato centrocampista brasiliano arrivò sulle sponde dell'Arno e io festeggiai alla grande. Ricordo benissimo quanto fossi fiero che un calciatore così bravo, elegante e efficace, un fuoriclasse insomma, giocasse nella mia amata Viola. Ne avevamo bisogno. Il grande ma iellato Giancarlo Antognoni (che si fa abbracciare dal brasiliano in questa foto) era infortunato: a centrocampo avevamo bisogno di un faro. Ma così non fu... Socrates giocò un pallido campionato con poche, anche se belle, reti. Il suo tocco magico si potè ammirare solo a sprazzi. Fu un vero peccato, ci rimasi molto male. Il Dottore passava le serate a tirar tardi, a bere birra e a discutere di politica. Probabilmente questo era il suo grande interesse: in fondo lui è stato un extraterrestre nel mondo del calcio, e non solo tecnicamente parlando.
Un grande che ci fece correre i brividi lungo la schiena quando pareggiò la rete di Rossi trafiggendo l'incolpevole Dino Zoff. Il portiere azzurro, appresa la notizia della morte di Socrates, ha dichiarato: "Da capitano a capitano, a Socrates dico che rimarrà nella storia. Ricordo quel gol dell'1-1 nell'82. Quando si subisce una rete si pensa sempre di chi è la colpa ma gol così li fanno solo i campioni". E Socrates lo era, e io da ragazzino me ne gloriavo davanti ai miei amici e compagni di scuola che erano tutti juventini, visto che il nostro paese, Mariano del Friuli, ha dato i natali proprio al Dino nazionale. Si può solo immaginare il coraggio che un ragazzino, unico tifoso viola fra i suoi coetanei, ha dimostrato, completamente circondato da gobbi. E quindi uno come Socrates mi serviva proprio.... Pura linfa vitale....
Come il grande Antognoni, il giocatore per cui diventai un tifoso viola: ricorderò sempre il 22 novemnre del 1981. quando rimasi sgomento di fronte alle immagini televisive che mostravano il terribile incidente in cui il numero 10 cadde esanime dopo un violentissimo scontro col portiere genoano Martina. La disperazione degli altri giocatori fu ancora più agghiacciante... e così cominciai a seguire le vicende di quel giocatore, prima in ospedale, poi con la lenta ripresa e il rientro fino alla conquista del titolo mondiale nell'estate successiva. Proprio quella che lo vide giocare contro Socrates, e segnare una rete ingiustamente annullata dall'arbitro (sarebbe stata il 4 a 2). Ma mi tolsi la soddisfazione di vederlo dal vivo: fu la prima volta che andai allo stadio, insieme a mio padre, a vedere un Udinese - Fiorentina, finita con un 2 a 2. Ricordo l'emozione di entrare allo stadio, colmo di gente, vedere la curva viola festante, i giocatori e soprattutto Antognoni.
A un ragazzino bastava poco per emozionarsi, anche solo due braccia levate al cielo....





venerdì 24 dicembre 2010

Il ragazzo, il portiere e l'uomo con la pipa

Il mio amico Emiliano ha ricordato con un bel post una giornata particolare ed un uomo speciale che se n'è andato pochi giorni fa, Enzo Bearzot. La giornata particolare era il 5 luglio del 1982, quando la nazionale italiana di calcio battè ai mondiali di Spagna nientepopodimenoche il blasonato Brasile di Zico, Falcao, Socrates e Junior. Una giornata indimenticabile anche per un ragazzino di 11 anni, quale ero io. Ricordo il pomeriggio assolato, tutta la famiglia seduta sul divano in soggiorno incollati davanti alla tv a balzare in piedi ad ogni tiro in porta, ad ogni dribbling, ad ogni calcio d'angolo.
Per noi, che abitavamo in un piccolo paese di 1300 anime chiamato Mariano del Friuli, c'era una motivazione in più: il capitano della nazionale era il mitico Dino Zoff, nostro compaesano e della stessa generazione dei miei genitori. Lascio immaginare l'orgoglio di potersi definire suo compaesano che faceva sfoderare a tutti i ragazzi del paese un sorriso a 32 denti.... e non solo ai ragazzi....Lui conosceva tutti a Mariano e tutti lo conoscevano. La motivazione in più non era comunque solo questa: altri due friulani appartenevano a quel gruppo favoloso: Fulvio Collovati e l'allenatore, Enzo Bearzot.
Mio padre sottolineava sempre questo fatto: diceva che noi friulani, uomini di poche parole, ci facciamo valere con i fatti, badiamo al sodo senza tanti fronzoli, siamo seri e determinati, e questo vale anche nel calcio. Certo, magari era un po' una generalizzazione, comunque nel caso dell'avventura spagnola è stato propio così. Bearzot seppe far gruppo, difendendolo dalle critiche esterne, infondendo fiducia nelle capacità dei giocatori fino a farle emergere. Come? Lo ha detto oggi lo stesso Dino Zoff che ha partecipato ai funerali del suo vecchio commissario tecnico:
"Quando si hanno dei principi come li aveva lui diventa facile compattare un gruppo, lui era un esempio per tutti".
Ovvero, la coerenza fra quello che si dice e quello che che si fa: una dote sempre più rara.
Ma torniamo a quel luglio di 28 anni fa, quando io ragazzino assisto, insieme a milioni di italiani, alla finale Italia - Germania e vedo vincere la nostra squadra. Vedo Bearzot portato a spalle dai suoi giocatori festanti, vedo Dino sollevare la Coppa del Mondo. Allora accade quasi un rito spontaneo. Tutti gli abitanti di Mariano si riversano per le strade e si dirigono verso la casa dei genitori di Dino Zoff.
Mario e Anna vivono infatti sempre a Mariano, sono due contadini ormai di una certa età, accolgono un po' imbarazzati ma felici la gente che si raccoglie attorno alla loro casa. Sono rimasti le persone semplici che sono sempre stati, così come loro figlio e lo stesso Bearzot. Il successo di Dino non li ha fatti diventare superbi, non si vantano, anzi, quasi si schermiscono. Arriva anche la banda musicale del paese, direttamente in corriera dall'Austria dove era "in trasferta" a suonare. La festa è ancora più grande! E' un entusiasmo forte e sincero, ma nello stesso tempo non sguaiato. E' schietto, è la felicità di vedere un figlio del proprio paese arrivato a trionfi mondiali con la serietà del proprio lavoro, anche se si tratta di un lavoro molto particolare e ben retribuito.
I miei occhi registrano delle immagini che non dimenticherò mai, ma una surclassa tutte le altre: Mario e Anna Zoff sulla porta di casa, lui col cappello di contadino in testa, lo stesso che portava mio nonno Arturo, che sorridono, salutano e stringono le mani dei marianesi con un pudore quasi fanciullesco. Hanno la stessa faccia buona e sorridente di Enzo Bearzot e di Sandro Pertini.

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