Visualizzazione post con etichetta Zerocalcare. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Zerocalcare. Mostra tutti i post

lunedì 21 febbraio 2022

L'empatia di Zero

C'è una nuova storia di Zerocalcare in edicola. La pubblica L'Essenziale, il settimanale, costola di Internazionale, dedicato ai fatti italiani. Si tratta di una storia veramente brutta, tragica, che ti lascia disperato e incazzato allo stesso tempo. E questo per tanti motivi. Per l'esito finale, innanzitutto: la morte di un ragazzo minorenne. Poi per come si è svolta: spari di arma da fuoco, in risposta ad una minaccia costituita da una pistola giocattolo. Per i protagonisti: un ragazzo di una famiglia considerata difficile e un carabiniere in borghese. Per il luogo: un vicolo di Napoli. Per come è stata raccontata sui media: sbrigativamente e con mille pregiudizi.

Zerocalcare si mette lo zaino sulle spalle, prende il treno e va a Napoli, a casa del ragazzo e incontra il padre. E ascolta senza pregiudizi. Le parole del padre raccontano un'altra storia e Zerocalcare fa pesare ogni sillaba che entra nella sua testa. E nel suo cuore. E gli si smuove qualcosa dentro. Riflette e si pone domande. Le stesse che un lettore attento e partecipe di queste 24 pagine di fumetto non può non farsi. Ovvero perché la realtà dei fatti non venga (quasi) mai analizzata con il rispetto e la decenza dovuti alle persone che ne sono protagoniste. Perché non ci si ricordi mai che una vicenda non può essere liquidata con poche righe ma richieda un'analisi degli strati di cui si compone.
Zerocalcare, con la sua empatia e tutti i suoi limiti di essere umano, sta lì a ricordarcelo. Con rispetto e decenza.

giovedì 27 dicembre 2018

Zerocalcare al Sincrotrone


Per chi, come me, ha studiato ingegneria elettronica a Trieste, il Sincrotrone di Basovizza è sempre stato un luogo da guardare con rispetto e adorazione. Lo popolavamo di geniali ricercatori, fisici ed ingegneri, che piegavano le parti più infinitesimali della materia alla realizzazione di complicatissimi esperimenti scientifici. Sognavamo di poter essere un giorno anche noi fra coloro che avrebbero progettato nuovi delicati dispositivi di controllo del flusso di elettroni sparati ad altissima velocità all'interno di questo enorme anello. Mai però mi ero immaginato nelle vesti di un celerino che irrompe dentro l'anellone sdraiato a manganellare gli elettroni più sfaticati, esausti dalla corsa a folle velocità cui sono costretti. Solo una mente brillante e creativa come quella di Zerocalcare avrebbe potuto rendere in modo così divertente l'idea alla base del funzionamento di Elettra.
Educazione subatomica, il racconto a fumetti che è nato dalla visita che l'autore romano ha fatto quest'estate alla struttura scientifica costruita sul Carso triestino, è contenuto in The Light Issuel'ultimo numero di Comics&Science, la rivista bimestrale edita dal Cnr, curata da Roberto Natalini e Andrea Plazzi. La filosofia che sta alla base della pubblicazione è quella di raccontare delle storie a fumetti interessanti e divertenti che stimolino poi il lettore ad approfondire gli argomenti scientifici di alto livello che vi sono trattati. The Light Issue affronta il tema delle fonti di luce avanzata, quali sono appunto l'anello di accumulazione Elettra e il laser a elettroni liberi Fermi, entrambi realizzati nella grande struttura tecnico-scientifica che si trova a Basovizza, in provincia di Trieste.


Zerocalcare cerca di trasmettere al lettore il principio di funzionamento di Elettra attraverso delle metafore molto divertenti e dei colpi di scena esilaranti. Al solito non nasconde tutto il suo senso di inadeguatezza e la paura di non riuscire a trasmettere il significato e il valore di quanto appreso durante la visita. Ma in realtà il racconto raggiunge il suo scopo, ovvero quello di restituire al lettore l'entusiasmo e la meraviglia con cui i ricercatori indagano nella materia su scale microscopiche, grazie alla sorgente di luce pura di cui dispongono. E, soprattutto, trasmette il senso della ricerca scientifica, ovvero quello di ampliare gli orizzonti della conoscenza umana dell'universo, di allargare la finestra con la quale guardiamo il mondo. Questo è il messaggio che viene raccolto alla fine della storia da un'inaspettata uditrice, una possibile scienziata di domani. Zerocalcare accenna anche ai problemi pratici e di budget in cui si devono barcamenare i ricercatori, ma la questione viene posta nel momento sbagliato, quando il Nostro è completamente rapito dai sapori e dagli odori di una prelibata lubjanska.


Se Educazione subatomica aggancia il lettore facendo intuire l'importanza e il fascino del lavoro svolto al Sincrotrone, sono poi i ricchi redazionali dei ricercatori dell'Istituto di Struttura della Materia del CNR e del Centro di Ricerca di Elettra ad approfondire i temi scientifici. Andrea Lausi e Roberto Visentini ci spiegano con semplicità e precisione i principi di fisica quantistica che stanno alla base del funzionamento dell'anello di accumulazione e del laser e la loro importanza per la ricerca e l'industria. Oltre ad una divertente intervista a Zerocalcare, Mattea Carmen Castrovilli affronta la doppia natura onda-particella della luce, e Daniele Catone ci parla della stressante ma gratificante vita del ricercatore. Infine Gabriele Bianchi di OrgoglioNerd.it ci racconta in un bellissimo articolo l'intrinseca imperfezione del metodo scientifico, nella sua ricerca asintotica, esperimento dopo esperimento, della verità.
Impreziosiscono la rivista le due divertenti tavole a fumetti di Davide La Rosa intitolate Alberi subatomici e pentole quantiche, le vignette umoristiche di Walter Leoni e l'improbabile edicola scientifica di Lercio.it.

lunedì 3 dicembre 2018

La Resistenza di Zero


Son seduto su un cubo e fisso la parete di fronte a me. Lunga, alta. Più lunga che alta. E piena di immagini, di manifesti disegnati, disposti uno di fianco all'altro. Sono tutti di Zerocalcare. Sto alla mostra Scavare fossati, nutrire coccodrilli a lui dedicata 
al Maxxi di Roma. E la parete che ammiro è la cosa più bella. Raccoglie il lavoro meno conosciuto di Michele Rech, quello per cui si è attirato, per esempio, le accuse di venduto ai NoTav da parte di quelli che non lo conoscono bene. Da parte di quelli che hanno letto solo i suoi libri stravenduti ma ignorano le sue origini. Origini di ragazzo che le ha prese dalla Forestale al G8 di Genova, che frequenta i centri sociali e che mette il suo talento a servizio di quello in cui crede.


Concerti, campagne, manifestazioni. Cose che non vengono fuori sulla stampa nazionale, ma che restano confinate ad un circuito locale e alternativo. Ci devi stare per saperlo. Oppure vieni a questa mostra, ti siedi sul cubo e guardi uno ad uno i manifesti. E leggi quello che c'è scritto. E scopri che c'è un mondo, piccolo ma c'è, di gente che ci crede e che resiste. Pagando spesso un prezzo molto alto sulla propria pelle. Sproporzionato e invisibile ai più. Menomale che ci stanno quelli come Zero che cercano di farlo emergere. Menomale che ci sta questa mostra. E il catalogo che ti porti a casa. E che puoi anche comprare in edicola. Menomale che ci sta chi resiste, chi ci prova, chi fa quello che dice e dice quello che pensa. Con tante paure e sbagli anche, perché i supereroi non esistono. Ma almeno parla, dice, disegna. E ti fa riflettere. Se trova terreno fertile dall'altra parte. Se trova una condivisione di valori fondamentali. Non serve essere antagonisti dei centri sociali. Basta avere umanità, credere che tutti abbiamo gli stessi diritti ed essere antifascisti. Il minimo sindacale per vivere in uno stato veramente democratico. Anche se adesso non c'è più nemmeno il minimo.


mercoledì 17 febbraio 2016

Italiani a Kobane





















Due italiani a Kobane: Zerocalcare e Karim Franceschi. Non so se si conoscano, ma entrambi hanno scritto due libri su Kobane, la città curda nella regione siriana del Rojava che ha respinto l'assalto dell'Isis.
Zerocalcare (al secolo Michele Rech) ha usato il linguaggio che conosce bene, il fumetto, per comporre un diario del viaggio tra Turchia, Siria e Irak, condotto insieme al Rojava Calling. Ragazzi dei centri sociali, che portano aiuti umanitari alle popolazioni curde.
Dai centri sociali viene anche Karim Franceschi. E anche lui è andato a Kobane per consegnare aiuti umanitari. Solo che poi ha fatto un passo in più. Si è unito ai combattenti e ha difeso la città con il kalashnikov. Preparazione zero. Motivazione tanta. Un ragazzo che, giunto sul posto, ha sentito dentro di sé il bisogno di compiere una scelta chiara e irrevocabile: diventare un partigiano, come fece il padre più di settant'anni prima su altre montagne, contro nemici molto diversi, ma, nello stesso tempo, molto simili.
L'effetto sperato di questi due libri è informare. Far conoscere ad un pubblico anestetizzato la la lotta dei curdi. Una lotta per realizzare una società partecipata, democratica e governata dal basso. Una rivoluzione egualitaria. Che fa paura a tutti: ai fascisti dell'Isis, ai turchi, agli americani e a tutte le pseudo-democrazie occidentali che si fondano su principi ben diversi dalla distribuzione paritaria delle ricchezze, dal rispetto della natura e dall'eguaglianza concreta fra uomo e donna. I curdi del Rojava ci stanno provando ma hanno tutti contro. Quasi tutti: Michele e Karim sono dalla loro parte.

lunedì 12 ottobre 2015

Zerocalcare e il potere di una foto


La foto di un antico ponte romano potrebbe essere stata scattata in Italia o in Spagna, in Francia o in Grecia, in Egitto o in Palestina. Ma i Romani si spinsero anche più a Oriente, in Siria, per la precisione nell'attuale Rojava, la regione curda di Kobane. Anche lì, sulla strada che porta a Kobane da Qamishlo c'è un ponte romano. Della foto che lo ritrae e della donna che l'ha scattata Zerocalcare ci racconta la storia in Ferro & piume, il reportage giornalistico a fumetti pubblicato da Internazionale il 2 ottobre. Dopo le 42 tavole del primo servizio di graphic journalism che l'autore romano disegnò e scrisse sempre per la stessa rivista lo scorso gennaio, è ancora la guerra fra l'Isis e i curdi ad essere l'oggetto del suo racconto, vissuto in prima persona.



Questa volta Michele Rech ci riferisce di un particolare incontro vissuto nel giugno di quest'anno lungo la strada che portava lui e i suoi compagni della Staffetta Romana per Kobane nella città capoluogo del Rojava, a lungo contesa fra Isis e curdi. Zerocalcare fa quello che il giornalista dovrebbe fare: andare sul teatro di guerra e parlare con i protagonisti. Ma lo fa senza il cappello del giornalista, bensì con quello di un uomo che cerca di capirci qualcosa in un conflitto che i giornalisti di professione spiegano in modo parziale e di parte. Parla con i resistenti curdi per i quali sta facendo quel viaggio. Incontra Nasrin, una donna, la comandante delle unità di protezione delle donne del Rojava, le YPJ. Una donna che gli presenta tanti volti: quello pietoso del comandante militare che sa consolare i parenti dei suoi combattenti. Quello granitico della resistente politica che ti spiega il gioco sporco e stragista che la Turchia di Erdogan sta giocando sulla pelle dei curdi e dei sostenitori turchi dei curdi. E infine quello sereno di una donna che per un pomeriggio torna a vestire i panni civili da reporter di prima della guerra: imbraccia la macchina fotografica invece del fucile e scatta una bella foto ricordo ad un gruppo di ragazzi italiani su un ponte romano del Rojava, Kurdistan siriano. Il senso della resistenza di quella donna sta tutto in quel gesto: scattare una foto e lottare per poterlo ritornare a fare anche nel futuro, dopo che la guerra si sarà conclusa e i curdi avranno ottenuto la possibilità di vivere in pace, in una società democratica, in fratellanza con le altre etnie. È questo l'obiettivo dei resistenti curdi: una società egualitaria che si fonda su un nuovo patto sociale.



Ed è per questo che sono osteggiati da tutti: dai turchi in primis, ma anche da tutto il mondo occidentale che vede nel loro scopo un pericolo per la stabilità dei loro interessi. Non si spiegherebbe altrimenti il disinteresse, lo scarso appoggio o perfino l'ostilità che hanno ricevuto per la loro lotta democratica dalle potenze occidentali democratiche. Non si spiegherebbe altrimenti la scarsa informazione sulla loro battaglia, sulla loro vita e sulla loro organizzazione statale. Il comandante Nasrim era già stata in Italia qualche mese prima, ma aveva potuto raccontare la propria esperienza di resistenza solo nei circuiti associazionistici e politici di un certo tipo. La grande stampa e i mass media l'hanno ignorata. D'altro canto presentare una donna musulmana che distrugge in un solo istante tutti i pregiudizi che i mass media sono riusciti faticosamente a costruire attorno alla figura del musulmano, è pericoloso. Molto più semplice e comodo lasciarla ospite dei circuiti di informazione alternativi, che ben pochi seguono, e continuare a bombardare il cervello dei lettori/telespettatori con i soliti luoghi comuni sull'Islam. Semplificare male è la parola d'ordine, anziché spiegare la complessità. Quindi dobbiamo ringraziare Internazionale e Zerocalcare per il secondo reportage di graphic journalism sul Rojava, sulla resistenza curda e sul potere di una foto.



domenica 18 gennaio 2015

Zerocalcare a Kobane


Ancora Kobane. Dopo una settimana la rivista Internazionale ripropone all'attenzione dei suoi lettori la città curda della regione siriana del Rojava. Lo fa usando lo stesso linguaggio di sette giorni fa, il fumetto. Ma se nel numero precedente Isik ci aveva spedito una cartolina da Kobane composta da due tavole, ora Zerocalcare ci regala un reportage di quarantadue pagine, frutto della sua esperienza vissuta nel Rojava insieme alla Staffetta Romana per Kobane, ovvero gente dei centri sociali che si reca sul posto per fornire un supporto umanitario e per portare a casa un'informazione corretta.
Il graphic journalism che ci offre Zerocalcare è unico, perché il resoconto dei fatti è intriso delle forti emozioni vissute. A Mehser, un villaggio turco a pochi chilometri dal confine su cui si affaccia Kobane, Zerocalcare entra in contatto con una realtà che i grandi media non raccontano. Uomini e donne organizzati in una struttura sociale partecipata, democratica e governata dal basso, dalla gente che si autogestisce in tutti gli aspetti della vita quotidiana. Vita che di ordinario e normale ha ormai ben poco, visto che la guerra contro l'Isis è ormai la quotidianità. Zerocalcare mi piace perché si mostra sempre come è, senza filtri, con tutte le sue paure, con il suo senso di inadeguatezza di fronte alla forza e determinazione dimostrata dai curdi, soprattutto dalle donne. Ma c'è anche tutta la sua curiosità di capire, la sua volontà di aiutare, la sua partecipazione offerta attraverso gli strumenti che ha a disposizione, c'è tutto il suo cuore lì a Kobane. Zerocalcare ti fa sorridere, ti fa capire, ti fa commuovere. Fa parlare le persone che incontra e le parole sono come pietre. Mi hanno colpito in particolare quelle pronunciate da Newroz Kobane, una delle ragazze responsabili del campo profughi:
"Noi siamo musulmane. A noi nessuno può venirci a dare lezioni di Islam. Sono quelli dell'Isis a non essere musulmani. Noi rispettiamo tutti. Noi seppelliamo i morti. Anche i loro. Loro tagliano teste, mani, piedi. Uccidono bambini. Sono bestie senza coscienza. Che religione ha gente così?"

Basterebbero queste parole per far tacere tutti gli attuali sciacalli che soffiano sul fuoco di quello che è successo a Parigi, cercando di demonizzare una religione e tutti i suoi fedeli. Bisognerebbe portarli nel Rojava a verificare sul posto come invece dei musulmani (e non solo) stanno realizzando una rivoluzione in cui tutti sono eguali, le ricchezze sono distribuite, la natura è rispettata e diverse religioni ed etnie convivono pacificamente. O almeno cercano di farlo. Perché dall'altra parte c'è l'Isis che distrugge ogni cosa con la violenza. Di qua i resistenti curdi mal tollerati da tutti, la Turchia in primis, e di là i combattenti dell'Isis, bombardati con sospetta imprecisione dagli americani. Ma gli sciacalli, e i benpensanti che li seguono, si tengono ben lontani da posti come questo. E temo che non leggano nemmeno questo reportage di Zerocalcare. Perché basterebbe la lettura di un breve racconto a fumetti, proposto da un giornale, per cominciare a porsi delle domande. In fondo ha ragione il direttore di Internazionale Giovanni De Mauro che scrive nell'editoriale:
"I giornali servono a informarsi e a farsi un'opinione, ma contribuiscono anche a definire l'identità di chi li legge."
Leggere, informarsi e cercare di capire è un esercizio di libertà: aiuta a rendersi autonomi dagli altri, dalle opinioni altrui che, a volte, sono superficiali o interessate. O entrambe le cose insieme.  

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...