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domenica 24 gennaio 2021

Gli inciampi della memoria


Me lo sono conservato per diversi mesi per potermelo leggere questa settimana. Si tratta del libro intitolato Le pietre della memoria - Gunter Demnig e le pietre d'inciampo, scritto da Francesca Druetti e Benedetta Rinaldi, edito da People. Lo voglio leggere nella settimana in cui cade il Giorno della Memoria, per poi portarlo dentro di me nei mesi e negli anni a venire. E farne, giorno dopo giorno, base, spunto, stimolo alle mie azioni. Insieme a tutto quello che ho già letto, conosciuto e studiato a riguardo, e a tutto ciò che apprenderò nel futuro. Perché la memoria, come dice Silvia Antonelli nella prefazione, è un atto attraverso il quale un evento del passato viene allacciato e relazionato al presente. L'evento non va celebrato con vuota e formale solennità: va capito, approfondito e studiato, E poi agito nel presente. E l'unica azione possibile, che deriva dalla conoscenza della Shoah, è quella che si inquadra dentro una cornice di chiaro e coerente antifascismo, Il razzismo e la xenofobia che causarono la tragedia di allora, vanno riconosciute nelle diverse forme in cui si manifestano nelle società odierne. E vanno combattute. Cultura e conseguente azione sono gli strumenti che abbiamo: solo così si potrà pensare di ottenere libertà e giustizia per ciascun cittadino del mondo. 

domenica 20 gennaio 2013

Quando la Storia è noir - "I sonnambuli" di Paul Grossman

"Cosa diavolo credi di fare, ebreo?" Tutte le teste sul tram si voltarono. Si guardò intorno per vedere a chi fossero rivolte le accuse dell'uomo dal viso affilato con la bombetta nera davanti a lui, poi capì. "Allontana il tuo sporco naso da ebreo dal mio giornale!"
Willi era sbalordito. Non pensava quasi mai al suo essere ebreo, tranne in occasione delle festività importanti. Ma i suoi occhi neri e i suoi capelli ricci e scuri lo erano come le insegne luminose del Ku'damm. i tedeschi stavano diventando sempre più sfrontati nei loro sfoghi antisemiti. Ancora qualche mese e avrebbero rimesso in testa agli ebrei i berretti a cono gialli, come nei secoli bui. Bastava solo che quel pazzo lo accusasse di aver cercato di rubargli il portafogli e si sarebbe trovato in guai seri. Se non fosse stato chi era. Estrasse il distintivo della Kripo. Il cambiamento di espressione di quel tipo gli rese quasi tollerabile l'insulto.
Willi Kraus ha una grande sfortuna. Nonostante sia un rispettabile e celebre ispettore di polizia, vive nella città sbagliata nel periodo sbagliato. I suoi precedenti successi investigativi che gli hanno permesso di scovare il Kinderfressen, il divoratore di bambini, non bastano. Tantomeno alcun merito può più vantare grazie agli anni spesi a combattere, distinguendosi con valore sul fronte occidentale della Prima Guerra Mondiale. Herr Inspektor-Detektiv Willi Kraus ha la grave colpa di essere ebreo e di vivere a Berlino e questo romanzo di Paul Grossman racconta gli ultimi mesi trascorsi dal poliziotto nella sua città: il periodo terribile che comprende la fine del 1932 e l'inizio del 1933, fino alla presa del potere da parte di Hitler.
Il grande merito dell'opera di Grossman non è tanto aver concepito una trama gialla, seppur convincente e ben strutturata, quanto quello di aver ricostruito l'atmosfera di deriva civile e morale di una società sull'orlo della catastrofe. Lo sfondo storico è così ben restituito che il lettore percepisce perfettamente la tensione crescente dovuta al precipitare degli eventi politici e sociali. Berlino è il teatro di continui scontri fra le SA, le Camicie Brune di Hitler, ovvero il violento corpo paramilitare di cui si era circondato il futuro Führer, e i gruppi di militanti comunisti. Spettatori quasi impassibili di questo crescendo sono i borghesi, gli impiegati e i professionisti, gli imprenditori e i commercianti berlinesi che si voltano dall'altra parte, invocando il pronto intervento della polizia. Minimizzano i pericolosi episodi di crescente intolleranza da parte dei nazisti nei confronti degli ebrei. Sono convinti che il partito di Hitler, e i suoi sotenitori, saranno spazzati via dalle prossime elezioni. Sottovalutano il pericolo e continuano a vivere in una Berlino, i cui marciapiedi sono calcati da masse crescenti di disoccupati che la crisi economica recente ha creato. Anche Der Hinspektor inizialmente non vuole credere a quanto sta succedendo in città, ma episodi come quello del tram lo fanno lentamente ricredere.
D'altra parte Kraus sta proprio indagando su degli strani omicidi di donne giovani e i sospetti cadono su figure importanti del partito nazista. Sta scoprendo un progetto così agghiacciante e incredibile che, una volta smascherato pubblicamente, porterebbe alla rovina di Hitler. La seconda parte del romanzo è incentrata da una parte sulla consapevolezza crescente da parte di Der Inspektor del grave pericolo costituito dalla ormai certa ascesa nazista e dall'altra dal suo convincimento di avere fra le mani la bomba che potrebbe fermare tale ascesa. Sapere che la Storia percorrerà invece la sua strada nera, aumenta la frustrazione del lettore vedendo poi quanto Willi Kraus creda nella sua missione rischiando il tutto per tutto.


Le scene finali dell'incendio del Reichstag e della sconfitta del poliziotto fanno riflettere su come una società convinta di aver subito un torto internazionale per il precedente conflitto mondiale, distratta nei confronti delle violenze che una sua minoranza di cittadini sta cominciando a subire, impaurita dalla crisi economica, venda la propria anima ad un nuovo profeta affabulatore.

Però, a Bulowplatz, fu come se fossero entrati direttamente a bordo del tram sul set di un film di Fritz Lang. Il grande quartiere generale del Partito comunista dall'altro lato della piazza, coperto di giganteschi vessilli con il volto di Lenin, era crcondato da migliaia di nazisti urlanti. "Fuori i rossi! Fuori i rossi!" Alcune persone all'interno, afferrate per i capelli, vennero gettate fuori dalla porta e costrette a passare sotto forche caudine di manganelli minacciosamente branditi mentre si allontanavano barcollando con il capo insanguinato. Si udì uno schianto terribile. Una finestra ai piani superiori venne fracassata e due camicie brune fecero penzolare un uomo urlante dal sesto piano. Il cuore di Willi si fermò. Non potevano. Non l'avrebbero fatto. Ma, come i romani nel Colosseo, la folla rumoreggiava con il pollice verso, e la vitima cadde con un grido terribile, agitando le braccia nel vano tentativo di sottrarsi al suo destino.

lunedì 18 aprile 2011

Schegge di Liberazione


Questo bel disegno di Makkox è la copertina del nuovo volume di Schegge di Liberazione, libro di carta ma anche ebook in uscita il 25 aprile, giorno della Festa della Liberazione. Di cosa si tratta? Me l'ha spiegato il mio amico Emanuele, che vedrà inserito nell'edizione 2011 un suo racconto dedicato alla Resistenza. E insieme al suo, tanti altri, in un omaggio collaborativo e gratuito ai valori che stanno alla base di questa ricorrenza. Gli autori non sono personaggi famosi, nè scrittori affermati, ma gente comune che vuole dare il proprio contributo in termini di racconti, saggi, poesie, disegni o foto aventi come tema la Resistenza storica e/o quella quotidiana.
L'iniziativa è sicuramente interessante e utile: il patrimonio della Resistenza va infatti coltivato, protetto e diffuso, visti i tempi di revisionismo imperante che stiamo vivendo. E un modo corretto di farlo è proprio quello di raccogliere testimonianze sparse in tutto il paese che, magari, andrebbero perse se non ci fossero iniziative simili. Peccato non averlo saputo prima, perché qualche testimonianza familiare (per il momento, appunto, solo orale) l'avrei raccontata anche io.
La presentazione del libro avverrà il 25 aprile all'ex Campo di Concentramento di Fossoli: quello, per intenderci, da cui Primo Levi e molti altri detenuti ebrei e politici partirono alla volta di Auschwitz. E' un'ottima occasione per ascoltare la lettura di alcuni pezzi tratti dal nuovo libro e da quello precedente del 2010, scaricabile qui. Quale miglior modo per trascorrere questa giornata?


martedì 8 febbraio 2011

La Grande Menzogna è dura a morire

C'è un testimone ideale che si scambiano reciprocamente Il Complotto di Will Eisner e Il Cimitero di Praga di Umberto Eco. Il secondo si potrebbe vedere come il prequel del primo, essendo I Protocolli dei Savi di Sion il punto di unione fra le due opere. Appena ho conluso la lettura dell'appassionante romanzo storico dello scrittore piemontese, son corso a cercare sugli scaffali della mia libreria il fumetto dell'autore americano e ho scoperto (fatto di cui mi ero completamente dimenticato) che l'introduzione all'edizione italiana per l'Einaudi del 2005 è stata scritta proprio dal celebre filosofo-semilogo italiano.
L'interesse di Eco per il tema è evidente: nell'introduzone al fumetto egli cita alcuni dei personaggi storici realmente eistiti con cui poi il protagonista del romanzo, la spia e falsario antisemita Simone Simonini, interagirà. Sono autori di testi romanzeschi dai quali, nella finzione di Eco, Simonini estrarrà frammenti e si ispirerà per produrre un documento che poi cederà a colui che, storicamente, si è accertato essere l'autore dei Protocoli, il falsario e spia russa Mathieu Golovinskj. Nell'introduzione viene involontariamente citato anche il titolo del futuro romanzo, quel cimitero di Praga che, nell'opera di uno scrittore tedesco, viene definita come la sede dell'incontro fra i rabbini capi delle varie comunità europee della diaspora ebraica, durante il quale venne elaborato il diabolico piano di conquista del potere mondiale.

Nella finzione del libro di Eco, il romaziere tedesco ruba l'idea a Simonini, il quale l'aveva presa a sua volta da un romanzo di Eugene Sue, L'ebreo errante, che tuttavia vedeva il cimitero praghese come teatro di una cospirazione gesuitica. Il romanzo di Eco può essere visto quindi come la storia della costruzione di un falso, di uno dei più tragici e densi di nefaste conseguenze che la storia dell'umanità abbia conosciuto, redatto a partire da fonti diverse ed estranee al mondo ebraico, nato dall'odio antisemita e diretto ad alimentarlo ancor di più.
Scrive Eco, sotto le spoglie del narratore, alla fne del suo romanzo, a proposito del protagonista: "...Simone Simonini, benché effetto di un collage, per cui gli sono state attribuite cose fatte in realtà da persone diverse, è in qualche modo esistito. Anzi, a dirla tutta, egli è ancora tra noi."
Will Eisner si sofferma inizialmente su Golovinskj e sul suo lavoro nella polizia segreta zarista per screditare gli ebrei, e poi sul successo che i Protocolli conobbero nel corso del Novecento, essendo pubblicati in tutto il mondo e ispirando piccoli e grandi gruppi di antisemiti, compreso il nazismo hitleriano. Nella parte finale del fumetto vediamo lo stesso Eisner che, mentre sta realizzando il suo libro fra il 1993 e 2002, rimane stupefatto per la pubblicazione che i Protocolli continuano ad avere in giro per il mondo, nonostante la più volte dimostrata falsità, e per il meccanismo psicologico irrazionale che spinge le persone a crederci.

Will Eisner svolge delle ricerche per il suo fumetto

La prefazione, scritta dallo stesso Will Eisner si apre e si chiude con questi due capoversi che esprimono molto chiaramente il coinvolgimento totale che catturò l'autore nel compimento della sua opera.

"Con Il Complotto per la prima volta non ho usato il fumetto per raccontare una storia inventata. Stavolta ho tentato di impiegare questo potente mezzo di comunicazione per affrontare un tema che ha un'importanza fondamentale nella mia vita...."

"...Per tutta la mia carriera ho sempre raccontato storie usando l'arte del fumetto. Ora che quest'arte è universalmente accettata anche nell'ambito della letteratua popolare, si presenta l'opportunità di contrastare questa propaganda con un linguggio più accessibile. La mia speranza è che questo lavoro possa contribuire a distruggere questo inganno terrificante".

A poca distanza di tempo dal Giorno della Memoria, ricordare quest'opera a fumetti mi sembra ancor più necessario, perché, come conclude Eco la sua introduzione a Il Complotto, "...malgrado questo coraggioso e non comic ma tragic book di Will Eisner, la storia non sia ancora finita. Però vale la pena continuare a raccontarla, per opporsi alla Grande Menzogna e all'odio che essa continua a incoraggiare."

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