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lunedì 20 febbraio 2017
"Lo scettro di Ottokar" o della volta in cui Tintin fermò Hitler
Ho approfittato dell'interessante iniziativa con la quale La Gazzetta dello Sport sta proponendo settimanalmente in edicola le avventure di Tintin, per affrontare la lettura del personaggio a fumetti che avevo incrociato solo nella mia infanzia, attraverso la sua riduzione in cartoni animati trasmessa dalla RAI negli anni 70 all'interno di Supergulp! Fumetti in TV. Ciascuno dei ventiquattro eleganti volumi cartonati, di cui si compone la nuova collana cronologica delle vicende di Tintin, è curato in collaborazione con Rizzoli Lizard ed è preceduto da un ricchissimo apparato redazionale, finora inedito in Italia. Ne fanno parte diverse rubriche che illustrano il periodo storico nel quale Hergé scrisse la storia, le fonti dell'opera, l'analisi dei dettagli, i segreti della creazione, i personaggi, protagonisti e comparse, e le prime pagine del Petit Vingtième, ovvero il supplemento per ragazzi del quotidiano belga Le Vingtième Siècle, su cui vennero pubblicate a puntate le prime otto avventure di Tintin.
domenica 20 gennaio 2013
Quando la Storia è noir - "I sonnambuli" di Paul Grossman
Willi Kraus ha una grande sfortuna. Nonostante sia un rispettabile e celebre ispettore di polizia, vive nella città sbagliata nel periodo sbagliato. I suoi precedenti successi investigativi che gli hanno permesso di scovare il Kinderfressen, il divoratore di bambini, non bastano. Tantomeno alcun merito può più vantare grazie agli anni spesi a combattere, distinguendosi con valore sul fronte occidentale della Prima Guerra Mondiale. Herr Inspektor-Detektiv Willi Kraus ha la grave colpa di essere ebreo e di vivere a Berlino e questo romanzo di Paul Grossman racconta gli ultimi mesi trascorsi dal poliziotto nella sua città: il periodo terribile che comprende la fine del 1932 e l'inizio del 1933, fino alla presa del potere da parte di Hitler."Cosa diavolo credi di fare, ebreo?" Tutte le teste sul tram si voltarono. Si guardò intorno per vedere a chi fossero rivolte le accuse dell'uomo dal viso affilato con la bombetta nera davanti a lui, poi capì. "Allontana il tuo sporco naso da ebreo dal mio giornale!"Willi era sbalordito. Non pensava quasi mai al suo essere ebreo, tranne in occasione delle festività importanti. Ma i suoi occhi neri e i suoi capelli ricci e scuri lo erano come le insegne luminose del Ku'damm. i tedeschi stavano diventando sempre più sfrontati nei loro sfoghi antisemiti. Ancora qualche mese e avrebbero rimesso in testa agli ebrei i berretti a cono gialli, come nei secoli bui. Bastava solo che quel pazzo lo accusasse di aver cercato di rubargli il portafogli e si sarebbe trovato in guai seri. Se non fosse stato chi era. Estrasse il distintivo della Kripo. Il cambiamento di espressione di quel tipo gli rese quasi tollerabile l'insulto.
Il grande merito dell'opera di Grossman non è tanto aver concepito una trama gialla, seppur convincente e ben strutturata, quanto quello di aver ricostruito l'atmosfera di deriva civile e morale di una società sull'orlo della catastrofe. Lo sfondo storico è così ben restituito che il lettore percepisce perfettamente la tensione crescente dovuta al precipitare degli eventi politici e sociali. Berlino è il teatro di continui scontri fra le SA, le Camicie Brune di Hitler, ovvero il violento corpo paramilitare di cui si era circondato il futuro Führer, e i gruppi di militanti comunisti. Spettatori quasi impassibili di questo crescendo sono i borghesi, gli impiegati e i professionisti, gli imprenditori e i commercianti berlinesi che si voltano dall'altra parte, invocando il pronto intervento della polizia. Minimizzano i pericolosi episodi di crescente intolleranza da parte dei nazisti nei confronti degli ebrei. Sono convinti che il partito di Hitler, e i suoi sotenitori, saranno spazzati via dalle prossime elezioni. Sottovalutano il pericolo e continuano a vivere in una Berlino, i cui marciapiedi sono calcati da masse crescenti di disoccupati che la crisi economica recente ha creato. Anche Der Hinspektor inizialmente non vuole credere a quanto sta succedendo in città, ma episodi come quello del tram lo fanno lentamente ricredere.
D'altra parte Kraus sta proprio indagando su degli strani omicidi di donne giovani e i sospetti cadono su figure importanti del partito nazista. Sta scoprendo un progetto così agghiacciante e incredibile che, una volta smascherato pubblicamente, porterebbe alla rovina di Hitler. La seconda parte del romanzo è incentrata da una parte sulla consapevolezza crescente da parte di Der Inspektor del grave pericolo costituito dalla ormai certa ascesa nazista e dall'altra dal suo convincimento di avere fra le mani la bomba che potrebbe fermare tale ascesa. Sapere che la Storia percorrerà invece la sua strada nera, aumenta la frustrazione del lettore vedendo poi quanto Willi Kraus creda nella sua missione rischiando il tutto per tutto.
Le scene finali dell'incendio del Reichstag e della sconfitta del poliziotto fanno riflettere su come una società convinta di aver subito un torto internazionale per il precedente conflitto mondiale, distratta nei confronti delle violenze che una sua minoranza di cittadini sta cominciando a subire, impaurita dalla crisi economica, venda la propria anima ad un nuovo profeta affabulatore.
Però, a Bulowplatz, fu come se fossero entrati direttamente a bordo del tram sul set di un film di Fritz Lang. Il grande quartiere generale del Partito comunista dall'altro lato della piazza, coperto di giganteschi vessilli con il volto di Lenin, era crcondato da migliaia di nazisti urlanti. "Fuori i rossi! Fuori i rossi!" Alcune persone all'interno, afferrate per i capelli, vennero gettate fuori dalla porta e costrette a passare sotto forche caudine di manganelli minacciosamente branditi mentre si allontanavano barcollando con il capo insanguinato. Si udì uno schianto terribile. Una finestra ai piani superiori venne fracassata e due camicie brune fecero penzolare un uomo urlante dal sesto piano. Il cuore di Willi si fermò. Non potevano. Non l'avrebbero fatto. Ma, come i romani nel Colosseo, la folla rumoreggiava con il pollice verso, e la vitima cadde con un grido terribile, agitando le braccia nel vano tentativo di sottrarsi al suo destino.
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giovedì 22 marzo 2012
Corsi e ricorsi della crisi
Si sa che in tempi di crisi i governi approvano misure severe, se non drastiche, per cercare di far fronte all'emergenza, per uscirne al più presto, chiedendo dei sacrifici ai cittadini. Si sa anche però che i governi ne approfittano e, fra le misure spacciate per necessarie, infilano delle riforme (o sarebbe meglio definirle delle regressioni dei diritti) che in tempi normali difficilmente si potrebbero far passare. E' il caso di Mario Monti e della riforma del mercato del lavoro di cui tanto si parla in questi giorni. Ormai abbiamo capito come il super-tecnico banchiere, voluto dall'Europa e da Napolitano, e la sua commovente ministra Elsa Fornero abbiano intenzione di demolire l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Perché di demolizione si tratta. Stabilire che, in caso di licenziamento per motivi economici, il giudice, una volta accertata l'infondatezza della ragione economica, non possa reintegrare nel posto di lavoro colui che vi è stato allontanato, prefigura scenari facilmente intuibili. Molte aziende potrebbero approfittare di questa norma accampando false motivazioni economiche per licenziare delle persone (sì, i lavoratori sono delle persone..) sapendo che alla peggio dovranno loro solo un indennizzo monetario, e non certo più il posto di lavoro.
Ma Mario Monti è solo l'ultimo di una lunga scuola di premier che si sono comportati in questo modo. Mi viene in mente Edouard Daladier, per ben tre volte primo ministro francese negli Anni Trenta. Allora la crisi era ben peggiore e di tutt'altra natura rispetto a oggi. C'era un certo Adolf Hitler che faceva venire i sudori freddi a tutte le cancellerie europee. Il nostro Daladier, tuttavia, prese a pretesto la grave crisi politica del 1938 per ripristinare la settimana lavorativa di 48 ore. Affermò che non si poteva oziare lavorando solo 40 ore settimanali mentre le acciaierie di Hitler giravano al massimo per rendere sempre più potente la macchina bellica teutonica. Si doveva farvi fronte spremendo le energie fisiche nelle fonderie francesi per costruire un numero esorbitante di moderni cannoni. Con i risultati che tutti poi videro nel 1940....
In ogni caso, et voilà: il gioco è fatto! C'è la crisi e io, primo ministro, ti schiaffo una riforma che, guarda caso, anche qui decreta una regressione dei diritti dei lavoratori. Di regressione si tratta perché il governo precedente, quello del celebre Fronte Popolare diretto da Leon Blum, aveva appena portato la settimana lavorativa da 48 a 40 ore.... Da un governo di destra come quello di Daladier ti aspetti comunque una misura del genere. Certo! A meno che.... quel Daladier lì non avesse appena cambiato casacca. E sì. Se si va a sfogliare la composizione del governo di Leon Blum (di sinistra) si trova un certo Edouard Daladier come vicepresidente del consiglio e ministro della Difesa. Voltagabbana? Trasformista? Fate voi.
E qui mi sovviene un'ulteriore similitudine con l'oggi. Fra i sostenitori del governo Monti (perfetto liberista di destra) non c'è forse quel Partito Democratico (di sinistra??) erede di quel Partito Comunista Italiano che fu uno dei maggiori sostenitori dello Statuto dei Lavoratori (articolo 18 compreso)? Bersani, Veltroni e D'Alema se ne son dimenticati? O la loro cultura politica formatasi lungo gli Anni Settanta, come dice Nanni Moretti, a guardare Happy days ha qualche grave lacuna? Vedremo come si comporteranno in Parlamento...
Tornando a quel simpatico di Daladier gli "aneddoti" che lo riguardano non finiscono qui (ma per fortuna le similitudini col presente sì). Lui e il suo omologo inglese Neville Chamberlain si resero infatti protagonisti di uno dei più vergognosi tradimenti che la storia recente ricordi. Provate a pronunciare i loro nomi di fronte ad un cittadino ceco o ad uno slovacco dotati di un minimo di memoria storica e vedrete sicuramente il loro volto rabbuiarsi. Minima reazione d'altronde, se paragonata all'affronto che i due uomini di stato recarono durante gli accordi di Monaco del 1938 all'allora stato cecoslovacco. In soldoni, da garanti dell'integrità territoriale della repubblica slava, Francia ed Inghilterra divennero responsabili del suo smembramento, in favore delle brame di conquista hitleriane. Prima i Sudeti e poi il Protettorato di Boemia e Moravia e lo stato satellite slovacco furono i territori di cui la Germania nazista si impossessò soltanto mostrando i muscoli alla timorosa coppia Daladier-Chamberlain. E pensare che l'inglese, una volta tornato in patria, si vantò pure della sua stolta e ignominiosa impresa. Winston Churchill fu, al solito, quello che fotografò al meglio la situazione presente e futura in un celebre discorso alla Camera dei Comuni, nel quale affermò la sua lapidaria sentenza:
Speriamo che Bersani non scelga il disonore....
Ma Mario Monti è solo l'ultimo di una lunga scuola di premier che si sono comportati in questo modo. Mi viene in mente Edouard Daladier, per ben tre volte primo ministro francese negli Anni Trenta. Allora la crisi era ben peggiore e di tutt'altra natura rispetto a oggi. C'era un certo Adolf Hitler che faceva venire i sudori freddi a tutte le cancellerie europee. Il nostro Daladier, tuttavia, prese a pretesto la grave crisi politica del 1938 per ripristinare la settimana lavorativa di 48 ore. Affermò che non si poteva oziare lavorando solo 40 ore settimanali mentre le acciaierie di Hitler giravano al massimo per rendere sempre più potente la macchina bellica teutonica. Si doveva farvi fronte spremendo le energie fisiche nelle fonderie francesi per costruire un numero esorbitante di moderni cannoni. Con i risultati che tutti poi videro nel 1940....
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| Daladier e Blum nel 1936 |
E qui mi sovviene un'ulteriore similitudine con l'oggi. Fra i sostenitori del governo Monti (perfetto liberista di destra) non c'è forse quel Partito Democratico (di sinistra??) erede di quel Partito Comunista Italiano che fu uno dei maggiori sostenitori dello Statuto dei Lavoratori (articolo 18 compreso)? Bersani, Veltroni e D'Alema se ne son dimenticati? O la loro cultura politica formatasi lungo gli Anni Settanta, come dice Nanni Moretti, a guardare Happy days ha qualche grave lacuna? Vedremo come si comporteranno in Parlamento...
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| Chamberlain, Daladier, Hitler, Mussolini e Ciano a Monaco nel 1938 |
"Potevate scegliere fra il disonore e la guerra. Avete scelto il disonore e avrete la guerra"
Speriamo che Bersani non scelga il disonore....
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