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giovedì 2 gennaio 2020

Magico Vento: felice ritorno del 2019

Copertina di Corrado Mastantuono

La Sergio Bonelli Editore ha saggiamente alternato nel corso del 2019 sperimentazioni con nuove miniserie, nuovi personaggi e nuovi formati alla ripresa di personaggi classici, quali Mister No, Napoleone e Magico Vento. Fra i fumetti migliori pubblicati dalla casa editrice milanese figura senz'altro lo sciamano bianco dei Lakota, creato da Gianfranco Manfredi. Quest'ultimo ha deciso di continuare laddove avevamo lasciato il Nostro: ritirato in Messico, dopo aver combattuto, e perso, a fianco del valoroso capo apache Victorio. I quattro nuovi albi si pongono quindi in continuità temporale rispetto alle storie precedenti. Siamo nel 1881 e la Storia incrocia di nuovo il suo corso con la vita di Magico Vento e dell'inseparabile amico giornalista Poe.
Ancora emerge forte il tratto distintivo del personaggio: il sapiente intreccio fra avvenimenti storici della Frontiera, le tradizioni e il mondo soprannaturale dei nativi americani e la vita dei protagonisti. Il tutto cucito secondo delle trame avventurose che tengono il naso del lettore attaccato dalla prima all'ultima pagina. Nove anni son trascorsi dalla conclusione della serie regolare di Magico Vento, ma attendere così tanto le nuove avventure è valsa la pena. Forse non è chiaro a tutti il valore che ha Magico Vento. Credo sia l'unico fumetto western che conduce il lettore dentro la vita quotidiana da un lato, e quella storica dall'altro di un mondo che ha popolato per decenni l'immaginario collettivo di lettori di libri e fumetti e spettatori di film e serie western.
Il mix di realismo e avventura è riuscito anche in questo caso, dove vediamo Magico Vento e Poe agire al fianco di personaggi storici quali il capo apache Geronimo e i fratelli Wyatt e Virgil Earp. Una rivolta indiana, ispirata da Mingus, un pericoloso predicatore bianco, è il collante che lega questi personaggi nei luoghi attorno alla riserva indiana di San Carlos, nel Fort Apache e nella città di Tombstone. Manfredi dà il suo meglio quando svolge l'intreccio delle azioni di guerriglia, degli inseguimenti, dei trabocchetti, degli scontri nei quali il Nostro affianca Geronimo. Nulla è lasciato al caso, tutto è meticolosamente spiegato attraverso il suo semplice svolgersi. E ogni cosa va al suo posto. Il bello, in realtà, è dato da tutti i personaggi apparentemente minori, come il corrotto agente della riserva Bosom, o lo scout apache Chato, o il fanatico collonnello Carr, o le due donne, l'apache Lozen e la papago Chona, che si riveleranno fondamentali figure nell'ultima pagina del quarto albo.


Manfredi spazia dagli ampi paesaggi polverosi percorsi a cavallo da apache e soldati al fuoco che divampa dentro Fort Apache al celebre OK Corral di Tombstone, scena dello scontro fra i fratelli Earp e Doc Holliday da una parte e i cinque cow boys capitanati da Ike Clanton dall'altro. Attraverso questo duello, diventato epico grazie a film e libri, si conclude la caccia di Magico Vento. Mingus viene ucciso e, con lui, la sua pericolosa profezia. Ma non c'è niente di epico nelle gesta disegnate con tratto realistico e preciso da Darko Perovic: la guerra è solo "una sequenza di massacri, spesso a danno di innocenti, una sconfitta per tutti che nessuna epica può sublimare in eroismo", come scrive lo stesso Manfredi nella rubrica "Blizzard Gazette", in apertura del terzo albo.
Il ritorno di Magico Vento racconta di un mondo al tramonto, in cui ci sono stati degli sconfitti, i nativi americani, e dei vincitori, i bianchi. Gli sconfitti, però, hanno perso solo militarmente, la loro resistenza non si è mai fermata: è proseguita attraverso forme diverse lungo tutte le generazioni che si sono siccedute fino ai giorni nostri. E l'ultima pagina dell'ultimo albo mostra come magico Vento e Poe intendano proseguire nella loro lotta al fianco dei nativi.
Quattro albi terminano presto, ma sappiamo che Manfredi e Perovic hanno altre storie in serbo per noi. Le attendiamo con trepidante ansia.

lunedì 9 luglio 2018

Il ritorno dell'Audace


Sono trascorsi quasi ottant'anni da quando Gian Luigi Bonelli rilevò la rivista Audace per girarla come un calzino e farne la casa editrice che oggi conosciamo come Sergio Bonelli Editore. Fu un'innovazione di linguaggio, contenuti e stile. Oggi ritorna quest'etichetta. La Bonelli ne fa un contenitore di collane che si distingueranno appunto per stile, linguaggio e contenuti. Si inizia con Deadwood Dick, western sporco, brutto e cattivo tratto dal romanzo Paradise Sky di Joe R. Lansdale, sceneggiato da Michele Masiero e disegnato da Corrado Mastantuono.
Molta ironia nel racconto in prima persona della storia di un negro (e sì, un negro, mica un nero: al bando il politically correct!), che si arruola nei Buffalo soldiers per sfuggire ad un linciaggio nel Sud liberato (si fa per dire) grazie alla Guerra Civile. Linguaggio diretto, infarcito di gergo volgare. Tette e culi e violenza razzista rappresentata senza filtri. Un crudo realismo stemperato dall'ironia. Ecco cosa mi resta dopo la lettura del primo albo: troppo poco per dare un giudizio compiuto. Certo, ci troviamo di fronte a qualcosa di diverso dal noto albo Bonelli. Avventura sì, ma sporca e impolverata come è la vita. La vita nella quale diciamo parolacce, sogniamo tette e culi come fa Dick, il protagonista negro, e sopportiamo scene di violenza quotidianamente proposte dai media, con l'effetto di anestetizzarci, così come nel West la violenza live anestetizzava le coscienze.




Nota di merito per i disegni di Mastantuono che hanno il duplice effetto di immergere il lettore negli scenari classici del western e, nel contempo, di fargli respirare la polvere sollevata dagli zoccoli del cavallo di Dick.

sabato 4 aprile 2015

Coney Island: la prima mini-miniserie targata Bonelli


Inizia sotto i migliori auspici la nuova iniziativa editoriale della Bonelli che sostituisce la collana semestrale dei Romanzi a fumetti. Mi riferisco alle cosiddette mini-miniserie, ovvero a cicli di storie che si svilupperanno su tre o quattro albi mensili. Ogni mini-collana avrà una propria numerazione e si distinguerà da quella successiva per ambientazione, personaggi e periodo storico. Un po' quello che accade con la serie Le Storie, che però si differenzia perché costituisce nel suo insieme un'unica collana e per il fatto che la singola storia copre lo spazio di un solo albo. Nelle mini-miniserie il respiro sarà invece più ampio: si assaporerà il gusto dell'attesa della prossima uscita mensile per scoprire come prosegue la vicenda, sapendo che comunque questa avrà una fine molto vicina nel tempo. Si viene incontro, cioè, ancora una volta a quella categoria di lettori che si scoraggiano di fronte ad una serie di durata indefinita, o perfino davanti ad una miniserie annuale. Per me il format non è un problema: mi basta che una storia funzioni, che la trama sia accattivante, che i personaggi siano solidi e convincenti e che, possibilmente, mi dia anche qualche spunto di riflessione (sì, lo so, non è poco...).
Assolve perfettamente il compito La pupa e lo sbirro, primo episodio su tre di Coney Island, storia scritta da Gianfranco Manfredi e disegnata da Giuseppe Barbati e Bruno Ramella, un trio di artisti con i quali si va sul sicuro, già rodato a lungo sulle pagine dell'indimenticabile Magico Vento. La serie western godette dell'apporto decisivo di validissimi disegnatori, come Ivo Milazzo, Jose OrtizGoran Parlov o Pasquale Frisenda, ma le matite di Barbati e le chine di Ramella costituirono per me il marchio di fabbrica grafico di Magico Vento: quando tuttora penso allo sciamano bianco dei Sioux, lo vedo nell'interpretazione che ne diedero i due.


Rende molto tristi sapere di avere fra le mani l'ultima fatica di Barbati, prematuramente scomparso pochi mesi fa. Ci lascia un'opera nella quale ancora una volta, grazie anche al lavoro di Ramella, la resa grafica dei personaggi e delle scene di insieme, soprattutto quelle più corali, si fondono perfettamente con la storia, ne danno spessore e sostanza. Merito certamente anche del soggetto e della sceneggiatura, ovvero di Gianfranco Manfredi. L'ambientazione, personalmente, non è fra le mie preferite: la New York dei primi Anni Venti e le gangster stories non mi hanno mai particolarmente attratto. Ma qui sono stato colpito fin dalla prima tavola dalla presentazione di uno dei protagonisti, lo sbirro Jack Sloane che, per far cantare i delinquenti, non esita ad usare le maniere forti. La psicologia del detective è tratteggiata con rapidi tocchi e dopo poche tavole abbiamo già capito di che tipo si tratta: brusco, duro ed onesto. Uno che la confusione dello sfolgorante luna park di Coney Island non l'avrebbe nemmeno sfiorata, se a chiederglielo non fosse stata la pupa Brenda Young, una ragazza di provincia, una farfalla attratta dalle luci della Grande Mela, ma finita in un giro più grande di lei.
I destini dei due protagonisti si sono lambiti a lungo nel bar dove lo sbirro si rilassa alla fine del turno e la pupa lavora come cameriera, fino a quando un insperato invito di Brenda porta i due ad immergersi nel caos di Coney Island. Spettacolari le tavole nelle quali  Barbati e Ramella rappresentano la folla che riempie il luna park e le sue attrazioni. Il tema dei gangster e della mafia c'è ed è certo fondamentale, ma Manfredi inserisce altri spunti che rendono la storia molto accattivante. Innanzitutto documenta, attraverso la figura di Brenda, un fenomeno sociale che si stava sviluppando in quegli anni, ovvero la figura di donna emancipata, libera ed indipendente, fatto del tutto nuovo e inimmaginabile fino a pochi anni prima. E poi arricchisce la trama con dei personaggi interessanti, come il mago illusionista Mister Frolic e il motociclista acrobatico Speedy, che introducono nella storia degli elementi legati al paranormale e al mistero, tali che l'attesa del secondo albo, Al Capone ringrazia, è già altissima.
Ciliegina sulla torta: l'evocativo disegno di copertina di Corrado Mastantuono.

domenica 30 giugno 2013

Il diverso respiro delle storie di Tex

Tex - vignetta di Corrado Mastantuono
Recentemente, per varie ragioni, ho lasciato un po' indietro la lettura degli albi mensili Bonelli. Non è un male in sé perché puoi recuperare infilando una serie di numeri contigui che ti consentono di apprezzare meglio le storie. E quello che mi è successo leggendo di seguito le ultime due avventure del Ranger di carta più famoso al mondo. La prima storia di Tex è stata scritta da Tito Faraci e disegnata da Corrado Mastantuono, la seconda vede il ritorno dopo molto tempo di Claudio Nizzi ai testi e di Lucio Filippucci alle matite. Due storie di due albi ciascuna che più diverse l'una dall'altra non potrebbero essere. Che cosa le differenzia? Il respiro e lo spessore dei personaggi.
La prima (L'inseguimento - 629 e Lotta senza respiro - 630) è un godibilissimo intreccio in cui Tex e Tiger Jack inseguono il rapinatore di banche Vince Stanton per arrivare al capo della banda Mitch Fraser. In realtà i soggetti in gioco sono molti di più e gli inseguitori si alternano e si scambiano continuamente. I colpi di scena non mancano e la lettura fila veloce fino all'ironica conclusione. Molto si deve ai magistrali disegni di Mastantuono: i volti espressivi e tirati dei fuorilegge, le scene d'azione rese con un dinamismo e un realismo eccellenti (l'unico difetto: il volto di Tex, a volte troppo duro, quasi cattivo). Giri la quarta di copertina del secondo albo con la coscienza di esserti divertito. Ma cosa ti resta? Ben poco. Quali personaggi ti rimangono dentro? Nessuno. Non c'è spessore, né nei fuorilegge, né negli apache (la cui presenza è troppo fugace), né nel gruppo di cowboys inseguitori. Ti rendo conto che la storia è stata solo uno sfoggio di virtuosismo western. Piccolo cabotaggio, insomma.


Mitch Fraser - vignetta di Corrado Mastantuono
Di tutt'altra pasta l'avventura successiva (L'oro dei monti San Juan - 631 e I volontari di Hermann - 632): un classico, già letto molte volte ma che non stanca mai se viene svolto con attenzione e disinvoltura. D'altronde da un maestro come Claudio Nizzi, il decano degli sceneggiatori di Tex, è lecito aspettarsi una storia di alto livello, di ampio respiro appunto. Niente di nuovo, come detto: la tribù di Utes del capo Hierba Buena vede sconvolta la propria vita dai piani criminosi della solita accolita di affaristi e politicanti (il ring) che, in nome del profitto, vuole sbarazzarsi degli scomodi indiani di turno, alla faccia degli accordi presi a Washington. L'oro della riserva Utes fa gola al banchiere Blackwood, al governatore Mortimer, all'avvocato Nesbitt e al pennivendolo Nolan. Il piano è semplice: addossare agli innocenti Utes la responsabilità di attacchi compiuti ai danni di minatori, sollevare una campagna di stampa ad hoc, spedire un corpo paramilitare di volontari per cacciare gli indiani dalla loro riserva mettendo militari e governo centrale di fronte al fatto compiuto. Ovviamente Tex e Carson si metteranno di traverso riuscendo a ribaltare le sorti della spedizione del colonnello in pensione Hermann e dei suoi volontari grazie alle tattiche di guerriglia di cui il Ranger è ormai maestro.


Gli Utes nella neve - vignetta di Lucio Filippucci
Anche se i disegni di Filippucci (che preferisco su Martin Mystère) non rendono sempre bene il volto di Tex e se l'epilogo della storia è un po' troppo frettoloso, quando chiudi l'albo sei conscio di aver letto una storia che più texiana non poteva essere. E non solo per la trama e la sceneggiatura con alcune vere chicche (come lo scontro fra gli Utes, capitanati da Tex, e i volontari, diretti da un iroso Hermann, sugli scenari imbiancati dei monti San Juan, ottimamente resi, questi sì, da Filippucci), ma soprattutto per i personaggi che ti rimangono dentro a lungo grazie alle efficaci caratterizzazioni psicologiche. Su tutti spiccano Hermann, Hierba Buena e Mortimer. La penultima tavola, che vede i quattro componenti del ring sfilare ammanettati lungo le vie di Denver alla volta della prigione dello sceriffo, sono da antologia. Non si può fare a meno di ricordare le parole di Gian Luigi Bonelli:
"So cosa vogliono i miei lettori: il trionfo del bene. La carogna presa a cazzotti. La gente odia il militare arrogante, il pezzo grosso, il banchiere. Odia il potere. E anche io odio il potere o, come si dice oggi, il palazzo."
Il ring finisce in prigione - tavola di Lucio Filuppucci

Questo è Tex. Non solo, ovviamente, ma non è certamente quello di Faraci che spende due albi interi per eliminare una banda di fuorilegge priva del minimo spessore.

domenica 25 marzo 2012

L'imbuto rovesciato di Shanghai Devil

Disegno di Corrado Mastantuono 
"...Il mondo cinese è molto complesso da raccontare. Dovevo scegliere per forza una narrazione per gradi, cioè accompagnare il lettore, senza frettolosità, in un mondo estraneo anche al protagonista Ugo Pastore, che ne va alla scoperta piano piano.Riguardo al ritmo, ero consapevole di fare una scelta rischiosa. Oggi si tende a sparare subito tutte le cartucce, con un gran dispiegamento di azione e di effetti speciali, però il risultato è che troppe storie finiscono ad imbuto. Così ho preferito rovesciare l'imbuto: la storia si allarga e diventa sempre più dinamica e spettacolare man mano che si procede verso il finale."
E' questa una delle risposte contenute nell'intervista che Gianfranco Manfredi ha rilasciato a Laura Scarpa, pubblicata sul numero 81 della rivista Scuola di fumetto. Il tema dell'interessante conversazione era ovviamente Shanghai Devil, la miniserie Bonelli giunta ormai ad un terzo della sua vita editoriale, di cui lo scrittore marchigiano è l'autore. L'albo di marzo, il sesto, intitolato Hotel Europe, ha messo ulteriore carne al fuoco di una storia che si sta dipanando in modo avvincente lungo quel collaudato sentiero narrativo che è un abile mix di Avventura e Storia. L'imbuto, come dice Manfredi, si sta allargando, anche se Ugo, in verità, ha già vissuto diverse vicende, ha viaggiato da Shanghai a Pechino, e poi nella profonda campagna cinese per arrivare infine a Tientsin, ha incontrato molti personaggi, tra cui l'Imperatore e le straordinarie donne guerriere chiamate Lanterne Blu (nel bellissimo albo di febbraio). Non è stato con le mani in mano, anzi, si è ficcato nei guai quasi sempre.

Disegno di Corrado Mastantuono
"..nel personaggio di Ugo ho voluto raffigurare un personaggio molto contemporaneo: quello del volontario che, per motivi di conoscenza e di giustizia, entra in contatto con realtà diverse e situazioni di estremo pericolo....Continuiamo a sognare che gli eroi vengano da un misterioso Altrove a salvarci, invece di darci da fare nel nostro piccolo e con i nostri umilissimi limiti. Abbiamo davvero tanto bisogno di maschere? Non è arrivato il momento di togliercele? Ugo, nel corso della storia, si chiederà anche questo."
In effetti una caratteristica del protagonista è proprio la sua umanità, il suo non voler essere un eroe, la sua generosità nel cercare di aiutare chi ne ha bisogno. E' molto contemporaneo in questo aspetto, e atipico per un rampollo di buona famiglia di quel periodo storico che non ha problemi economici e si mette continuamente nei guai per un suo sincero e profondo senso di giustizia.
"..con Ugo ho anche cercato di far vedere che spesso come persone comuni siamo migliori di quanto non riteniamo di essere, per cui, alla fine, della maschera "eroica" potremmo anche farne a meno."
E in effetti Ugo viene anche smascherato nel senso letterale del termine, come a dire che la maschera che si era portato dall'Africa e dietro la quale si nascondeva per portare a termine le sue imprese raddrizza-torti, non è poi così indispensabile.

Disegno di Corrado Mastantuono 
La storia ambientata a Tientsin, e ben disegnata da Darko Perovic, vede una fitta rete di insospettabili spie tramare pro e contro i famigerati Boxer e Ugo, al solito, ne rimane coinvolto. Leggendo l'albo mi son tornate alla memoria le belle avventure di carattere spionistico vissute da Magico Vento e Poe nelle cittadine dell'est nordamericano: Gianfranco Manfredi è maestro nel tessere trame in cui sotterfugi e false verità ingannano il lettore, oltre che il protagonista.
Cosa dovremmo aspettarci quindi da questo imbuto narrativo che si allarga sempre di più? Cosa cambierà ancora nella vita di Ugo? Ce lo dice lo stesso Manfredi:
"Cambierà più di quanto lui stesso non sospetti. Alla fine di "Volto Nascosto", Ugo era molto provato dalle esperienze vissute, però era anche diventato ricco e indipendente. Poteva restarsene a Roma a farsi i fatti propri, invece parte verso l'ignoto e senza sapere cosa lo aspetta. Questa per me è l'avventura. Il finale poi... ha sorpreso anche me. Non avevo mai scritto un finale così"
Ma le sorprese non finiscono qui. In una risposta Manfredi afferma di non pensare ad una terza serie con Ugo come protagonista, bensì ad un personaggio diverso le cui avventure hanno luogo nell'Africa subequatoriale nell'epoca post-Livingstone. E la curiosità sale....

martedì 6 settembre 2011

Sta arrivando Shanghai Devil

Questa è la suggestiva copertina disegnata da Corrado Mastantuono per il primo numero di Shanghai Devil, in edicola il prossimo 8 ottobre. La nuova mini-serie di Gianfranco Manfredi viene presentata da Sergio Bonelli nel suo Giornale online.
Ritroveremo finalmente Ugo Pastore, uno dei protagonisti di Volto Nascosto, in uno scenario completamente diverso da Roma e l'Africa coloniale italiana di fine Ottocento: la Cina della Rivolta dei Boxer.
La scelta di un contesto storico così poco approfondito da noi occidentali, come teatro delle nuove avventure di Ugo Pastore, è spiegata dallo stesso Manfredi nelle parole che seguono, tratte dall'intervista che mi rilasciò qualche mese fa.


Mi piace studiare, mi è sempre piaciuto. Facevo il ricercatore da giovane e continuo a farlo per conto mio. ... Non mi diverte raccontare cose che già so. Amo raccontare cose che non so, naturalmente andandomi a documentare prima e in corso d’opera....
Disegni di Massimo Rotundo
Anche questo è stato un tema che ho scelto proprio perché non ne sapevo niente. E mi sembrava assurdo non sapere niente del rapporto tra Cina e resto del mondo, in un’epoca come le nostra, segnata da questo rapporto. Studiando quel periodo della storia cinese ho scoperto ad esempio che certe cose che avevo letto da giovane su Mao e sul suo pensiero, erano colossali fesserie, perché non capivano le radici di quel pensiero nella storia cinese. Ho anche scoperto che i film di kung fu avevano un significato politico che noi non riuscivamo nemmeno a sospettare. Non erano soltanto film di cazzotti. I boxer si chiamavano così perché il loro simbolo era il pugno chiuso e i guerrieri scelti venivano dalle scuole di arti marziali. Rivendicare le tradizioni del kung fu e del combattimento a mani nude, è sempre stata per i cinesi una rivendicazione legata alla lotta per l’indipendenza. E non è stato un caso se questi film, in Cina, sono nati a Hong Kong, che è sempre stata fiera della sua indipendenza, ma che in quegli anni, anche se più orientata all’Occidente che alla Cina maoista, rivendicava con questi film la sua piena appartenenza alla cultura cinese e in particolare a una Cina ribelle tanto nei confronti dell’Impero centralizzato a Pechino, quanto dell’invasività occidentale. Così alla fine le stesse cose che avevo visto e conosciuto ho potuto riconsiderarle sotto una luce diversa.
Disegni di Massimo Rotundo
Aspettiamoci anche dei disegni che sottolineino il taglio epico delle avventure, così come è avvenuto per Volto Nascosto:

In Volto Nascosto e anche nel prossimo Shanghai Devil, paesaggio e ambienti sono protagonisti tanto quanto i personaggi. Non è una mia mania. È il racconto epico a prescrivere questo. Come si fa a raccontare Lawrence d’Arabia se si stringe sempre sui primi piani? Guardate i film cinesi di John Woo, per dirne uno. Cosa diventerebbero togliendo le sontuose scenografie, i paesaggi, le scene di massa, i costumi, stringendo tutto sui primi piani?

giovedì 17 marzo 2011

150°: la Storia d'Italia attraverso le storie


Segnalo un'interessante iniziativa delle Edi­zioni San Paolo che festeggia l'unità d'Italia senza retorica, raccontando a fumetti le storie di persone comuni e non quella dei grandi condottieri.
Molti autori nella rosa, tra cui Ivo Milazzo e Fran­ce­sco Arti­bani che coordinano il lavoro racchiuso in due volumi di Carlo Ambro­sini, Gior­gio Cavaz­zano, Pasquale Fri­senda, Cor­rado Mastan­tuono, Marco Niz­zoli, Ser­gio Toppi, Ser­gio Tis­selli e Renzo Cale­gari. Si trova in edicola allegato a Il Giornalino o a Famiglia Cristiana.
Trovate tutto qui e qui.

martedì 25 gennaio 2011

Lungo fucile visto da Corrado Mastantuono


Una delle cose belle di facebook è che puoi entrare facilmente in contatto con molte persone. Per qualcuno questo fatto può rappresentare una disgrazia, ma non per me, che sono un estroverso. Nell'ultimo periodo così son andato in cerca dei disegnatori/autori di fumetti che amo, in modo da scambiare con loro qualche impressione o parere sui fumetti da loro (o da altri) realizzati. Altro aspetto interessante è che, spesso, costoro allegano al loro profilo dei disegni che magari non troveresti tanto facilmente.
Un disegnatore di cui apprezzo molto il lavoro, soprattutto per la fisicità che attribuisce ai personaggi che ritrae, è Corrado Mastantuono. Personalmente ho scoperto il suo tratto leggendo Magico Vento, di cui ha realizzato alcune storie e tutte le copertine a partire dal numero 76. Recentemente poi ha dato una intensissima interpretazione di Tex (senza scordare il Texone del 2007 e un'altra bella storia, Missouri, del 2009) nella storia pubblicata fra novembre e dicembre 2010, I Giustizieri di Vegas: un Tex dallo sguardo così penetrante era tempo che non lo vedevo....

Tex n. 601, I giustizieri di Vegas

Ovviamente la sua biografia lavorativa è molto più vasta: partendo da "L'Eternauta" con la Comic Art alla Disney, dalla Sergio Bonelli a Les Humanoides Associés, Corrado è sicuramente uno degli autori più dinamici ed eclettici del fumetto contemporaneo.
Una bella sorpresa è stata quella di trovare sul suo profilo di facebook un disegno raffigurante l'amato Ken Parker (che riporto qui sopra). Gli ho scritto chiedendone l'origine e il motivo (sperando magari in una sorpresa ancora più gradita....) e la risposta è stata che il disegno nasce circa un anno fa senza alcun motivo particolare, ma solo dall'amore che Corrado ha per il personaggio della coppia Berardi/Milazzo fin dai suoi esordi. Ha aggiunto anche che secondo lui difficilmente il Nostro vedrà compiersi il suo destino in un seguito editoriale della saga, ma io spero tanto che si sbagli e, nel caso, a giudicare anche dalla splendida prova che ritrae Ken, penso che Corrado figurerebbe benissimo nello staff di disegnatori di Lungo fucile.
Lasciando da parte un momento le speranze, voglio concludere questo post allegando diverse copertine di Magico Vento realizzate da Corrado Mastantuono. Sono le più belle, secondo il mio parere, anche se è stato molto difficile selezionarne alcune a scapito di altre. Magico Vento mi manca anche perché in edicola non vedrò più svettare fra gli albi Bonelli delle copertine così intense: i corpi disegnati da Corrado sono così vivi che ti sembra di sentire il sangue pulsare nelle vene.






















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