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mercoledì 12 agosto 2015

Il Tex di Fernando Fusco, per me


Fin da bambino il Tex di Fernando Fusco mi affascinava per il suo volto particolare: gli zigomi molto pronunciati, il naso volitivo e gli occhi quasi invisibili. Ma non solo questo: il suo Tex era un'esplosione di energia e dinamismo, qualità che rendevano ancora più appassionante la lettura delle avventure di Aquila della Notte. E poi, per me, Fusco rimane legato ad una delle storie di Tex che amo di più, Caccia all'uomo, l'esordio di Guido Nolitta sulle pagine del personaggio creato dal padre Gian Luigi. Indimenticabile l'intensa interpretazione da parte di Fusco di Faccia d'angelo, il giovane fuorilegge Andy Wilsonuno dei character texiani più interessanti, il primo che mise in crisi l'infallibilità di Tex instillandogli il seme del dubbio.
Fernando Fusco se n'è andato per sempre qualche giorno fa, all'età di ottantasei anni. Credo che una buona parte dei motivi per cui mi avvicinai a Tex da bambino, è rappresentata dai suoi disegni, che trovavo, insieme a quelli di Giovanni Ticci, energici e freschi. Fusco aveva il dono di conferire la dimensione dell'Avventura senza tempo alle storie che disegnava, ai paesaggi che ritraeva e ai personaggi che rappresentava. Tutte cose che un bambino percepisce istintivamente, senza saperlo.


domenica 29 gennaio 2012

I migliori albi Bonelli del 2011...secondo me! (II)

(segue da qui)
Ovviamente secondo me! E poi nemmeno di ogni serie, visto che non le leggo tutte....Non compro, ad esempio, né Dylan Dog, né Brandon né Dampyr, e non è poco. In ogni caso mi va di parlare di quelli che sono stati gli albi Bonelli del 2011 che mi hanno divertito, coinvolto o fatto riflettere di più.
L'annata di Tex da un lato è stata particolare per le novità editoriali, dall'altro è stata altalenante per la qualità delle storie e dei disegni. Ha esordito una nuova collana a colori annuale, Color Tex, con l'albo "E venne il giorno", scritto da Mauro Boselli e disegnato da Bruno Brindisi. Se la storia quasi gialla e i disegni mi hanno colpito molto favorevolmente, i colori mi hanno lasciato invece alquanto perplesso: troppo freddi al limite del "falso".
L'altra novità è stata la doppia pubblicazione annuale del Texone. In estate ci siamo goduti il capolavoro di Gianfranco Manfredi ai testi e dell'argentino Carlos Gomez alle matite "Verso l'Oregon": una sceneggiatura che intreccia sapientemente due storie avvincenti senza mai squilibrare una ai danni dell'altra; dei disegni molto espressivi che ci hanno regalato un Tex e un Carson come mai li avevamo visti (ne ho già parlato qui e qui).
A novembre è stata poi la volta di "Le iene di Lamont", firmato da Claudio Nizzi ai testi e da un altro maestro argentino Ernesto Garcia Seijas alle matite: una storia abbastanza atipica per Tex, ambientata in una cittadina del Montana, in cui il ranger deve districarsi in una fitta trama di menzogne. Alla fine anche questo Texone mi è piaciuto, anche se non può competere né per la sceneggiatura né per i disegni con quello estivo.
Nella serie regolare ci sono state più ombre che luci: disegni sotto tono e avventure poco interessanti. Fanno eccezione gli albi di luglio/agosto e di novembre/dicembre. Nel primo caso troviamo ancora Gianfranco Manfredi a orchestrare una vicenda ben congegnata che vede due prede molto diverse fra loro cui Tex e Carson stanno dando la caccia. Al solito l'autore marchigiano delinea molto bene il lato umano e psicologico dei protagonisti negativi. Come ho già scritto qui, "Sei divise nella polvere" e "Il pasto degli avvoltoi" ci presentano Tex al massimo della sua classicità, anche grazie ai dinamici disegni di Giovanni Ticci.
Mauro Boselli confeziona finalmente per la fine dell'anno un'avventura avvincente, dopo aver firmato durante i mesi precedenti diverse sceneggiature. La storia, che inizia a metà albo di novembre, si sviluppa in quello di dicembre, "I sabotatori", per concludersi nel primo del 2012, vede Tex e Carson invischiati in una contesa tra due compagnie ferroviarie, confrontandosi con diversi personaggi negativi, ciascuno ben tratteggiato nella sua psicologia. Il plus della storia sono gli spettacolari disegni di Leomacs: dinamici ed espressivi, i migliori dell'anno dopo quelli di Carlos Gomez.
Un'enorme occasione sprecata si è rivelata essere "Caccia infernale", ovvero una tripletta di albi che hanno deluso le aspettative dei lettori che si immaginavano uno di quei kolossal da ricordare a lungo. Gli ingredienti c'erano tutti: per primi i personaggi con il ritorno dello scout Laredo e dell'ex tenente Parkman di Fort Apache, protagonisti di una delle più appassionanti avventure degli ultimi 15 anni, "Sulla pista di Fort Apache", datata dicembre 1998 - febbraio 1999. Tanto allora la vicenda, dai forti sapori classici fordiani, era stata coinvolgente anche grazie alle atmosfere e ambientazioni disegnate magistralmente da Jose Ortiz, quanto oggi l'intreccio appare noioso e prevedibile, affaticato dagli statici disegni del greco Yannis Ginostatis. Mauro Boselli in entrambi i casi mette in campo una ribellione di indiani come perno della vicenda, ma sia questa che le storie e i personaggi di contorno appaiono tanto vitali negli albi di 13 anni fa quanto inconsistenti in quelli del 2011.
"Verso l'Oregon" è quindi la miglior avventura di Tex del 2011, tanto per i testi e la sceneggiatura, quanto per i disegni.

Nel 2012 si festeggia un importante anniversario in casa Bonelli: il trentennale di Martin Mystere, terza testata più longeva dopo Tex e Zagor. Ma vediamo come si è concluso l'anno appena trascorso per il Detective dell'Impossibile. E' stato un buon 2011, non eccelso ma con diverse storie valide. Su tutte brilla "Longitudine zero", pubblicato in ottobre. Alfredo Castelli costruisce una storia che attrae l'attenzione del lettore dalla prima all'ultima pagina, nonostante, o meglio grazie, ad uno degli ormai celeberrimi "spiegoni" con cui Martin racconta, o ascolta, una vicenda mysteriosa. In questo caso è l'indisponente dottor Ziegler a catturare l'interesse del Detective dell'Impossibile, coinvolgendolo in un'avventura in cui si mescolano spedizioni scientifiche in Antartide, segreti nazisti, fisica relativistica esposta con grande padronanza e semplicità, paranormale e horror. All'estremo godimento dell'intreccio danno un importante contributo i disegni espressionisti del friulano Giulio Camagni, all'esordio mysteriano. I suoi azzeccati chiaroscuri, il tratto sempre originale e la capacità di rendere con grande realismo una vasta gamma di espressioni facciali e posture mi fanno sperare di rivederlo presto all'opera su una prossima avventura.
Mi ha divertito molto lo speciale estivo "I dolori del giovane Martin", una simpatica storia scritta da Carlo Recagno e disegnata da Rodolfo Torti, nella quale vediamo i due giovani amici, studenti di Harward, Martin Mystere e Chris Tower, alle prese con un pericoloso mystero. La parti più accattivanti riguardano le scene in cui si mostra un Martin un po' imbranato e secchione e un Chris donnaiolo, e il finale inquietante con gli Uomini in Nero e il loro rapporto con il padre di Martin.
Interessante si è rivelato anche l'omaggio all'unità d'Italia contenuto nell'albo "La donna che cambiò la storia d'Italia", quattordicesimo numero della collana annuale "Storie da Altrove". Un'avventura scritta da Castelli e Recagno e disegnata da Sergio Giardo, con perfetti riferimenti e incastri storici risorgimentali in cui vediamo muoversi i protagonisti del tempo, da Giuseppe Verdi a Giuseppe Garibaldi, da Napoleone III al Conte di Cavour.
Ho apprezzato infine anche la storia dell'Almanacco del Mistero 2012 (uscito in dicembre 2011) intitolata "L'ombra di Fantomas", nella quale Castelli, coadiuvato dalle ottime matite di Dante Spada, realizza un succoso intreccio attorno alla figura di Fantomas e a quella dei suoi autori Pierre Souvestre e Marcel Allain. Nel 2011 si è celebrato il centenario della nascita letteraria del genio del crimine e Alfredo Castelli, affascinato dal personaggio e dalla sua vicenda editoriale, ha pubblicato anche un volume di 240 pagine a lui interamente dedicato: Fantomas - Un secolo di terrore.
Come ha sottolineato Franco Devescovi in quest'intervista, con Martin Mystere (e Alfredo Castelli) non smetti mai di imparare divertendoti (o di divertirti imparando). Sottoscrivo.

Continua qui

domenica 7 agosto 2011

Il politicamente corretto ha ucciso il western

John Wayne e James Stewart in "L'uomo che uccise Liberty Valance"
È quanto afferma lo scrittore e intellettuale spagnolo Javier Marias in un articolo apparso sabato 6 agosto sulle pagine della cultura del quotidiano LaRepubblica. L'autore de "Il tuo volto domani" si presenta come un grande appassionato e conoscitore del genere western lamentandone però un suo declino quasi inarrestabile. La causa? Il politicamente corretto, che si è insinuato negli ultimi decenni nella cultura e società occidentali, ha provocato il rifiuto di sentimenti dell'uomo che erano alla base dei film e delle opere western. Odio, vendetta, ambizione, ostinazione infinita nel dare la caccia al nemico per ucciderlo, desiderio di giustizia. Sono questi i sentimenti ad essere, secondo Marias, connaturati all'uomo (e alla donna) e che il genere western metteva in scena nelle sue opere classiche (di cui Marias fa una pregevole antologia). Sentimenti di cui ora la società sembra vergognarsi: è inamissibile che un uomo possa essere meno rispettoso della legge e meno obbediente, ma più complesso e più profondo, ovvero più umano.
Van Heflin e Glenn Ford in "Quel treno per Yuma"
Questo è, in sintesi, il pensiero originale e interessante di Marias, commentato in un articolo a parte, da un'intervista di Luca Raffaelli a Sergio Bonelli, in quanto editore dell'eroe western che, al contrario delle opere cinematografiche, non conosce crisi, ovvero Tex Willer. Il patron del fumetto italiano si trova d'accordo “per buoni due terzi” con l'intellettuale spagnolo, attribuendo però la crisi del genere tanto amato ad un “prosciugamento” del filone, ad un progressivo allontanamento del pubblico dovuto alla stanchezza di vedere riproposti “quei paesaggi e quei costumi”. Ma perché allora il ranger più famoso dei fumetti è ancora in auge, domanda Raffaelli. Perché, risponde Bonelli, “rappresenta la giustizia, la certezza, perché ce l'ha coi potenti e difende i deboli”. E perché “dichiarò vendetta sulla tomba di Lilyth, la sua moglie indiana”. Insomma, pare che Tex, a differenza dei protagonisti dei moderni film western, abbia il coraggio di incarnare ancora sentimenti politicamente scorretti....
A mio parere, il desiderio di giustizia e la certezza che il cattivo di turno subirà la legittima punizione per mano del ranger è il motivo per cui Tex gode ancora di seguito e popolarità, anche se solo presso un pubblico non più giovane (fra cui, ormai 40enne mi iscrivo anch'io). Inconsciamente il lettore vede placata una sua angoscia (ovvero che i più furbi e disonesti la fanno franca nel mondo reale) quando Tex spedisce il prepotente di turno a spalare carbone nelle miniere di Messer Belzebù. Se lo fa poi attraverso una sceneggiatura elegante e ben calibrata come nell'albo di agosto appena uscito (“Il pasto degli avvoltoi”, con i testi di Gianfranco Manfredi e i disegni di Giovanni Ticci, seguito de “Sei divise nella polvere” di cui avevo parlato qui) dà ancora più soddisfazione:



Pardo, bandito sanguinario: “Nessuno può battermi! Io sono il numero uno!
Tex: “Ti sbagli Pardo! Tu sei solo l'ultimo a morire
Pardo: “Questo è da vedersi!
Tex fulmina il desperado che, morente, esclama: “Chi... diavolo...sei... tu?
Tex, con la stella da ranger che brilla sul petto: “Sono la tua cattiva stella!

E chiudi l'albo con l'animo più sereno.

sabato 9 luglio 2011

Sei divise nella polvere

L'estate di Tex Willer è decisamente all'insegna di Gianfranco Manfredi. Dopo infatti il Texone di giugno (di cui ho parlato qui e qui) lo scrittore marchigiano firma soggetto e sceneggiatura della storia pubblicata sugli albi mensili di luglio e agosto. Mi son veramente divertito a leggere la prima parte di quest'avventura, "Sei divise nella polvere", che vede il ranger più famoso del fumetto dare la caccia, insieme all'inseparabile Carson, ad una banda di rapinatori alquanto insolita. Dopo il killer dalla psiche molto debole, inseguito fino in Oregon dai due pards nel Texone, ecco un'altra raffigurazione del personaggio negativo molto particolare. Se là l'assassino disegnato magistralmente da Carlos Gomez ispirava pietà, qui la banda di soldati capitanata dal tenente Bigelow disegnata da Giovanni Ticci ispira quasi simpatia. E non solo al lettore: ad un certo punto Tex infatti cede alle punzecchiature di Carson, confessandogli che, se non ci fosse scappato il morto nel corso della rapina alla banca che ha visto i militari protagonisti, li avrebbe volentieri lasciati andare. Perché? Lo spiega lo stesso Tex in questo scambio di battute cameratesche tra i due vecchi amici:


Le preoccupazioni del ranger sono infatti rivolte alla ben più pericolosa banda di desperados di Pardo, le cui scorribande sanguinose incrociano la strada dei due pards. Pardo sì che è rappresentato come un classico cattivo: senza scrupoli, feroce e assassino. La differenza con Bigelow salta subito all'occhio.
Manfredi interpreta di nuovo Tex nel solco della tradizione più classica: eroe tutto d'un pezzo, senza debolezze, così come deve essere. Eppure è sempre un grande piacere riconoscere nella sceneggiatura i tratti più salienti di questo personaggio, soprattutto se inseriti nel punto giusto della storia. Come quando risponde alla domanda del maggiore Newman "Da quanti anni servite la legge?" nel modo seguente:


O quando non si fa scrupoli ad sbeffeggiare un'autorità militare, incarnata sempre dal maggiore Newman, vigliacca e schiava dell'alcol (sottolineata in questo dal disegno di Ticci):


Il Tex che dà lezioni su cosa sia la legge ad arroganti suoi rappresentanti è un altro classico:


Ma la battuta più bella e piena di significato viena fatta pronunciare da Manfredi al vecchio Carson:


In un certo senso è molto liberatoria: sembra quasi che Kit si sfoghi, dicendoselo più a se stesso che al meschino cittadino "onesto". E' una grande espressione di libertà.
Con Manfredi quindi, la tradizione texiana c'è tutta, ma qua e là ci sono alcune chicche che la rendono unica fra i vari autori del ranger.
Di classico poi nella storia ci sono anche i disegni, perché ormai Ticci è un classico, e con questa storia un desiderio di Manfredi si è avverato, come dice lui stesso nel seguente estratto da questa intervista:

"Nel caso di Ticci, mi portavo dentro il desiderio di scrivere una storia per lui da moltissimo tempo, perché tra i disegnatori del Ranger ritengo sia quello che ha saputo negli anni mettere meglio in luce gli elementi dinamici del racconto. Dopodiché, il giudizio sarà ovviamente dei lettori."

Ultima annotazione: nella vignetta seguente Carson saluta il meschino uomo "onesto" in un modo che mi ricorda qualcuno....

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