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domenica 3 aprile 2016

Gallieno Ferri, l'Avventura non è finita


Sui suoi disegni e su quelli di Galep ho imparato a leggere. Le sue copertine di Zagor e Mister No avevano la capacità di catapultarti dentro la Foresta di Darkwood o la Giungla Amazzonica. Per 55 anni Gallieno Ferri ha firmato tutte le copertine degli albi dello Spirito con la Scure pubblicati dalla Sergio Bonelli Editore. Ha creato graficamente Zagor e Mister No, dando forma ai personaggi e alle storie partorite dalla fantasia prima di Guido Nolitta e poi di una serie lunghissima di sceneggiatori. Fra questi Moreno Burattini, l'attuale curatore di Zagor che così descrive Ferri durante un'intervista di qualche anno fa:

"Ferri è l’incarnazione di Zagor. Non conosco nessun disegnatore in grado di fare quel che fa il suo eroe, Ferri sì. Scia, va sott’acqua, fa canoa, esce in windsurf. Poi si siede al tavolo da lavoro e per primo si diverte con ciò che illustra, perché sente la bellezza, la forza, il mistero della natura. Una volta mi ha portato a fare rafting con lui e mi ha detto: «voglio che tu veda com’è davvero un fiume che scorre fra gli alberi, che potenza ha, il silenzio che c’è in certi punti e il rombo che c’è in certi altri, solo così potrai trasmettere queste sensazioni nelle storie che scrivi». Il suo talento è quello di rendere magico e affascinante quel che racconta con matita e pennello. Suscita il sense of wonder in ogni lettore."

Ieri, 2 aprile 2016, Gallieno Ferri se n'è andato all'età di 87 anni. Tutto il mondo del fumetto popolare italiano è in lutto. Io lo ricorderò sempre con affetto, immaginandolo da qualche parte, con la matita in mano, tra la Foresta di Darkwood e la Giungla Amazzonica. L'Avventura non finisce con la sua morte.

domenica 14 dicembre 2014

Quattro nuove short stories per Tex Willer


Dopo la prima prova di un anno fa, ritornano le storie brevi a colori di Tex Willer nell'albo numero 6 della collana Color Tex, intitolato Stelle di latta e altre storie. Si tratta di un albo che vede diversi autori al loro esordio sulle pagine del Ranger, tanto fra i disegnatori quanto fra gli sceneggiatori. Fra i primi balza subito all'occhio la bella copertina del pordenonese Giulio De Vita, che vorremmo vedere più spesso pubblicato in Italia e non solo Oltralpe, dove il suo talento è stato ampiamente riconosciuto da tempo.
Come ho già scritto in un precedente post, a me piacciono le short stories che sono caratterizzate da uno spazio di azione ben preciso, da una durata di tempo limitata, da personaggi appena abbozzati, da una forte tensione e da un non detto che lascia spazio all'intuito del lettore. E le quattro storie del nuovo Color Tex non mi hanno convinto del tutto.



La prima, Stelle di latta, è proposta dalla coppia di autori di Lukas: Michele Medda ai testi e Michele Benevento alle matite, qui con l'aiuto di Oscar Celestini alla colorazione. Mi è parsa una storia molto ricca di avvenimenti e di personaggi con un interessante passato, più adatta a dispiegarsi su un racconto lungo piuttosto che su uno breve. Mi sarebbe piaciuto conoscere di più sul passato comune di Carson e dei suoi due vecchi amici ritrovati. Invece tutto è spiegato un po' sbrigativamente: serviva qui un maggiore approfondimento della storia personale e comune dei tre. Inoltre i fatti della trama si svolgono con un'eccessiva fretta. Un bel soggetto che meritava di essere sviluppato su duecento tavole della serie regolare è stato compresso in trentadue. Peccato. Ottima l'esordio texiano di Benevento che caratterizza i due pards alla perfezione, molto classici nella loro naturalezza, così come gli altri personaggi e le varie scene d'azione. Nonostante la buona colorazione, mi è venuta la curiosità di immaginare come sarebbe stato il mood della storia se fosse stata disegnata in bianco e nero, considerando che i neri di Benevento conferiscono alle storie di Lukas un tono cupamente suggestivo.



Maggiore unità di tempo e di luogo ha il secondo racconto, Incontro a Tularosa, firmato da Moreno Burattini per i testi e da Giuseppe Camuncoli per i disegni. Un discreto esordio nel mondo di Tex per il curatore e sceneggiatore di Zagor, altro eroe storico della Bonelli. La tensione è subito molto alta. L'azione è concentrata a Tularosa, un misero pueblo del New Mexico, prima all'interno di una modesta cantina (dal nome sinistro El gato negro) poi nella polverosa main street. Qui, al tramonto, i protagonisti trovano il loro appuntamento con la vendetta e con la morte sfidandosi a duello: temi classici del Far West. Se non fosse per il flash back troppo lungo che provoca un calo della tensione dopo poche tavole e per l'inutile scambio di battute nel finale che spiega come è avvenuta la sostituzione fra Tex e uno dei personaggi, il racconto avrebbe mantenuto un ritmo più sostenuto, e sarebbe risultato più godibile. Camuncoli, qui alla sua prima prova con Aquila della Notte, è un bravo disegnatore noto all'estero grazie ai suoi lavori per la Marvel e la DC, ma la sua tendenza in questa storia a rappresentare le teste dei personaggi piuttosto tozze, soprattutto in Tex, non mi piace. Inoltre ho trovato i colori di Beniamino Del Vecchio troppo sparati.



Il curatore di Tex, Mauro Boselli, ci regala una short story in cui dominano temi come il pregiudizio e l'intolleranza verso il diverso. Nel buio è il titolo del racconto disegnato da un ottimo Luca Rossi e nel buio di un bosco si svolge la maggior parte dell'azione. L'atroce assassinio di due coniugi e la scomparsa della loro figlioletta spinge i prevenuti cittadini di Alder's Gulch, un piccolo centro del Colorado, ad accusare il “mostro” del villaggio. Una classica caccia all'uomo con tanto di torce nella notte e urla inneggianti alla forca. Ma Tex, Carson e Tiger riescono ad evitare il linciaggio, ristabilendo la verità dei fatti e facendo giustizia. Bello l'incipit iniziale con il passaggio brusco dalla scena felice in cui i ragazzini giocano a quella drammatica e violenta dell'assassinio. Da lì in avanti la tensione narrativa rimane sempre alta fino al colpo di scena finale. Da sottolineare anche il dettaglio della bambolina di legno trovata nel bosco dalla bambina che tornerà poi anche alla fine. Se proprio volessi trovare una pecca a questa storia direi che il finale ha una caduta nelle vignette conclusive. L'ultima tavola, infatti, prima ti colpisce allo stomaco con la trovata azzeccata del padre che inaspettatamente uccide il figlio assassino, per evitare un'ulteriore delitto. Poi però ti delude quando scopri che il “mostro”, che hai dato per morto tre tavole prima in seguito ad una fucilata ricevuta alla tempia, è vivo e parla con la bambina. Il che permette a Tex di fare una ramanzina, che suona un po' moralista, agli onesti cittadini di Alder's Gulch. Determinanti per la felice creazione dell'atmosfera cupa della storia sono i disegni del dampyriano Rossi all'esordio su Tex (molto riuscite le espressioni con cui ritrae nei volti dei cittadini l'odio, la rabbia, la paura) e i colori di Romina Denti.


Ma la short story più convincente è, non l'avrei mai detto, Randy il fortunato, scritta da Roberto Recchioni e disegnata da Andrea Accardi. La coppia di autori (all'esordio sulle pagine di Aquila della Notte) è già nota ai lettori della serie bonelliana Le Storie per un paio di albi sul mondo dei samurai che, incomprensibilmente per il sottoscritto, avrà l'onore di una miniserie ad hoc. Non riponevo la minima fiducia nella capacità di Recchioni di imbastire una storia di Tex: non credevo che il suo stile narrativo, che punta spesso all'eccesso, ad alzare i toni, ad abusare dell'azione, potesse adattarsi a raccontare un episodio di Tex Willer. In sostanza, non avrei mai pensato che un autore che ogni tanto fa un po' lo sbruffone potesse scrivere un racconto avente come protagonista un personaggio, come Tex, a cui gli sbruffoni vanno di traverso. E invece mi sbagliavo. Recchioni ha saputo rappresentare in modo originale una delle caratteristiche salienti di Tex: la sua capacità di non mollare mai la preda e di seguirla fino in capo al mondo. Il fuorilegge Randy, la preda in questione, è così ossessionato dal Ranger al punto da sognarlo la notte. Tex è un incubo, è un angelo vendicatore a cui Randy sa, in fondo, di non potersi sottrarre. Il racconto scorre con il giusto ritmo, a partire dall'incubo iniziale, attraverso il breve flash back (che, rappresentato in forma di racconto, non abbassa affatto la tensione), fino alla rapina e alla sanguinaria e ineluttabile resa dei conti. Tex appare direttamente in poche vignette ma la sua presenza è costante, in tutte le tavole, attraverso l'ossessione di Randy. Accardi dà il meglio di sé nelle espressioni con cui ritrae il volto dei personaggi, da quella impenetrabile di Tex, a quella ora terrorizzata, ora da spaccone e infine, in punto di morte, liberatoria di Randy. I colori, ancora di Oscar Celestini, non appesantiscono i disegni, anzi li valorizzano.

lunedì 7 aprile 2014

Dark Zagor


Lo aveva appreso direttamente da loro in quest'occasione, l'anno scorso durante un incontro organizzato a Trieste nell'ambito della mostra L'Audace Bobelli - L'Avventura del fumetto italiano. Moreno Burattini ed Emanuele Barison promettevano scintille in un numero speciale di Zagor a cui i due autori stavano lavorando. A più di un anno di distanza possiamo dire che le promesse sono state mantenute. Lo scrittore toscano ha confezionato per il disegnatore pordenonese una storia a lui congeniale: un'avventura dalle tinte horror, intitolata Risvegli (in edicola dal 26 marzo come ventiseiesimo albo speciale), che permette a Barison di sfoderare tutto il talento di cui è capace.
Barison voleva una storia che facesse rizzare i capelli in testa a Cico dalla paura. Burattini ha fatto di più: di fronte a cadaveri che improvvisamente riprendono vita, il pancione messicano ha perso letteralmente i sensi, tale è stato lo spavento procurato da questi inauditi risvegli. Burattini ambienta una storia classica di morti che riprendono misteriosamente vita in un piccolo paese il cui nome già evoca atmosfere grigie e piovose: Cloudy Hill. E la pioggia scaricata copiosamente da nubi pesanti accompagna lo spettacolare ingresso in scena di uno Zagor strepitoso. Atletico, muscolare, scultoreo e, nello stesso tempo, agile e dinamico come non mai. La prima vignetta in cui compare, vede Zagor che si staglia nella notte come una presenza ultraterrena, sopra una roccia bagnata dalla pioggia battente. Lo Spirito con la Scure sembra un angelo vendicatore che si cala senza pietà sui due fuorilegge cui sta dando la caccia. Le scene di lotta notturna sotto la pioggia sono vorticose ma chiarissime, i rapidi movimenti dei protagonisti resi fluidamente. L'energia che sprizza Zagor è incontenibile. Il tocco in più è l'atmosfera dark che Barison regala alle scene. E non solo perché siamo durante la notte. Tutto l'albo è contraddistinto da una prevalenza di neri che è essenziale a rendere il pathos della storia.


A partire dalle pagine iniziali che portano il lettore dentro un cimitero durante un temporale notturno per assistere all'orrido risveglio di un defunto: prima una mano esce dalla terra davanti ad una croce e poi tutto il corpo emerge rivelando un volto torvo segnato da due occhi assassini. Nessuna parola viene proferita, gli unici rumori sono il forte scrosciare della pioggia e il basso rimbombo del tuono che segue il crepitio del fulmine. Poche tavole e Barison ci ha già fatto capire l'atmosfera della storia. E così sarà lungo tutta la vicenda che si snoda attraverso diversi risvegli, atroci assassinii e la razionalità e l'intuito di Zagor, per non parlare della sua forza e coraggio, che permettono di risolvere il mistero. Le scene di combattimento con i risvegliati, quella nelle acque del fiume o nel capanno sul lago preceduta dallo scontro con un enorme e aggressivo cinghiale, regalano uno Zagor in piena forma, agile e scattante e spesso ritratto in posizioni che esaltano la sua prestanza fisica. Il gioco di chiari e scuri rende ancora più dinamiche e realistiche le scene. La tensione rimane sempre alta fino al colpo di scena finale, merito dell'ottima sceneggiatura di Moreno Burattini.


Con la realizzazione di Risvegli, Barison ha coronato un sogno che nutriva fin da bambino, quando si innamorò dello Spirito con la Scure ed elesse Zagor a suo eroe preferito, cominciando a pensare di voler diventare un disegnatore di fumetti. Ha solo un grande rammarico, ovvero che Sergio Bonelli non abbia potuto leggere questa storia. La collana ideata da Guido Nolitta e oggi curata con tutti i crismi da Moreno Burattini (attento sacerdote della nolittianità) ha fatto un grande affare arruolando nel proprio staff di disegnatori già di alto livello uno del calibro internazionale di Emanuele Barison. Sappiamo già che l'artista pordenonese è al lavoro su una nuova storia dell'amato Spirito con la Scure. Ha promesso che ne vedremo delle belle e sono certo che, anche questa volta, manterrà la parola.


domenica 10 febbraio 2013

Gli Audaci incontri con gli autori Bonelli: Zagor e l'infinita avventura

Disegno di Emanuele Barison
Venerdì 8 febbraio si è svolto a Trieste il terzo appuntamento della serie di incontri con gli autori bonelliani, nell'ambito della mostra L'Audace Bonelli - L'Avventura del fumetto italiano, ospitata presso il Salone degli Incanti della città giuliana e curata da Napoli Comicon e da La Cappella Underground. Protagonisti dell'allegra serata l'incontenibile Moreno Burattini, curatore e sceneggiatore di Zagor, e il poliedrico disegnatore e regista Emanuele Barison, new entry nello staff di artisti dello Spirito con la Scure. Il moderatore Dario Fontana, come al solito preparatissimo, e tutto il pubblico sono stati travolti dal fiume di parole e di immagini con cui Moreno Burattini ha reso la serata indimenticabile per ogni zagoriano e per ogni appassionato dei fumetti Bonelli.

Moreno Burattini mostra una foto di Sergio Bonelli in canoa sul Rio delle Amazzoni 
Lo sceneggiatore toscano ha ricordato innanzitutto il percorso che lo ha portato fino alla redazione di via Buonarroti, permettendogli di realizzare così il sogno che nutriva fin da ragazzino, ovvero quello di scrivere le storie dello Spirito con la Scure, prendendo il posto del suo mito, l'amato Guido Nolitta. Ricordare subito Sergio Bonelli con una serie di immagini commentate dallo stesso Burattini è stato il modo migliore per iniziare l'incontro, sottolineando tanto le sue doti tecniche di scrittore ed editore, quanto e soprattutto quelle umane che, ad esempio, lo portavano a cercare sempre il contatto con il lettore anche durante le occasioni pubbliche ufficiali alla presenza di autorità e altri addetti ai lavori.
Il pordenonese Barison ha parlato della sua passione precoce per Zagor e del suo carattere che lo ha portato a cercare una professione che gli desse libertà di cambiare e affrontare sempre nuove sfide. La tendenza al cambiamento è dimostrata dai vari passaggi che la sua carriera di fumettista ha conosciuto: Disney, Diabolik, il successo nel mercato francese, un primo approccio con Sergio Bonelli per un Texone mai realizzato, e finalmente l'incontro con Zagor e Moreno Burattini.

Barison mentre mi disegna Zagor
Burattini mentre mi disegna un simpatico Cico


















La griglia bonelliana in quanto elemento di chiarezza narrativa e segno distintivo dei fumetti Bonelli, la foresta di Darkwood, l'attualissima figura di Zagor come mediatore fra le culture, la nolittianità, un'anteprima delle tavole di Barison (che saranno pubblicate in un futuro speciale e che si possono ammirare sul blog di Francois Corteggiani qui e qui), l'unicità dell'eroe Zagor, la storia della nascita del formato Bonelli, l'inossidabile Gallieno Ferri e molto altro sono stati gli ingredienti di un incontro perfettamente riuscito, conclusosi con l'immancabile appendice dei disegni e delle dediche dei due ospiti per il loro pubblico.

Un rapido schizzo di Zagor di Barison

La simpatica caricatura di Cico di Burattini

lunedì 7 gennaio 2013

Grazie a Decio

Ad un lettore distratto degli albi Bonelli forse il nome di Decio Canzio non dice nulla. Uno un po' più attento ricorderà di averlo letto in seconda di copertina di tutte le testate Bonelli di qualche anno fa sotto la dicitura Direttore generale, ma magari non avrà riflettuto su come il lavoro che questo ruolo richiedeva si traducesse sulle pagine dell'albo che aveva fra le mani. Un appassionato lettore de Il Piccolo Ranger avrà goduto invece della seconda vita che Decio Canzio seppe infondere al personaggio, in qualità di autore e sceneggiatore delle storie. Molti altri furono i soggetti e le sceneggiature che il nostro firmò in casa Bonelli. Personalmente ricordo il volume inaugurale della collana, di cui fu anche il curatore, Un uomo un'avventura: quello splendido primo albo disegnato nientemeno che da Sergio Toppi. Saverio Ceri e Francesco Manetti riportano con completezza sul loro blog Dime Web la sua attività come autore.
Ma è per il suo lavoro prima di redattore e poi di direttore editoriale (carica che ricoprì dagli anni Ottanta fino al 2006) che noi lettori dovremmo ringraziarlo. Lo spiega bene Moreno Burattini sul suo blog e Matteo Stefanelli ci fa capire qui, attraverso le parole dello stesso Canzio, quale rapporto di amicizia, oltre che di lavoro, lo abbia legato per più di 40 anni a Sergio Bonelli.
D'altra parte, Mauro Marcheselli, che ricopre oggi il ruolo che fu di Canzio, lo ricorda così in un'intervista che mi ha appena concesso e che pubblicherò fra poco su Fucine Mute:

"Due giorni fa ci ha lasciato (spero lassù si sia riunito con i suoi amici Sergio e Hugo), e vorrei ricordare un uomo che mi ha insegnato praticamente tutto quello che so di questo mestiere (quando sono arrivato ero una capra) e per il quale avevo un affetto e una stima enormi. Una persona riservata e coltissima senza la quale la qualità degli albi Bonelli sarebbe stata molto più bassa."
Ecco il motivo per cui, come lettore, ringrazio Decio Canzio: curando con rigore e dedizione gli albi Bonelli ha contribuito a regalarmi delle ore magnifiche, trascorse divertendomi con intelligenza mentre leggevo delle storie di qualità.

martedì 17 gennaio 2012

I migliori albi Bonelli del 2011...secondo me! (I)

Ovviamente secondo me! E poi nemmeno di ogni serie, visto che non le leggo tutte....Non compro, ad esempio, né Dylan Dog, né Brandon né Dampyr, e non è poco. In ogni caso mi va di parlare di quelli che sono stati gli albi Bonelli del 2011 che mi hanno divertito, coinvolto o fatto riflettere di più.

Comincio da Julia, un po' perché esce per prima nel mese, un po' perché è uno dei miei fumetti preferiti (forse la serie Bonelli attualmente preferita). Devo dire che i primi 8 numeri scritti da Giancarlo Berardi sono stati tutti di livello pregevolissimo, con 2 eccellenze. La prima è l'albo intitolato "Le lancette del destino", sceneggiato insieme a Lorenzo Calza e disegnato da Claudio Piccoli, straordinario numero 149, uscito in febbraio, sul tema del disagio presente nella nostra vita quotidiana e su come possa essere facile varcare quel labile confine che porta a compiere azioni criminali (ne ho già parlato qui). Il secondo fiore all'occhiello dell'anno è "Oltre il confine", sceneggiato insieme a Maurizio Mantero e disegnato da Antonio Marinetti, numero 155 pubblicato in agosto (qui un mio commento) sul quanto mai attuale tema dell'immigrazione illegale e del suo sfruttamento, mostrato nel suo crudo realismo e con la consueta attenzione nei confronti della psicologia dei personaggi di cui Berardi è maestro.
Ma molto interessanti anche gli albi "Dasvidania, miss Kendall", in cui la mafia russa è la spietata protagonista, "Dietro le quinte", ambientato nel mondo del cinema, e "L'occasione", storia di come un uomo normale possa cadere facile preda di un'inaspettata ma illegale e pericolosa fortuna, subendone poi tutte le gravi conseguenze. Da settembre invece la serie ha subito una lieve flessione di qualità, pur restando la media annuale comunque  molto elevata.

Il 2011 è stato l'anno di Zagor: ha festeggiato i suoi primi 50 anni e la sua casa editrice lo ha fatto in grande stile. Dapprima pubblicando l'albo a colori di giugno "Lo scrigno di Manito" a firma Burattini/Ferri e poi finalmente lo Zagorone "Il castello nel cielo" di Burattini/Torricelli. Moreno Burattini ci ha donato un gustoso 2011, ricco di storie appassionanti, prologo alla trasferta in Sud America che lo Spirito con la Scure inizierà a febbraio 2012. Già con la coppia di albi "A volte ritornano" e "La progenie del male", rispettivamente usciti ad aprile e maggio, il curatore della serie ci aveva regalato una vicenda, disegnata da Massimo Pesce, in cui un presente spaventoso e un passato dimenticato da Zagor si intrecciavano in una caverna che celava un orrido segreto.
Ma è la storia fiume che si dipana da luglio fino a novembre a costituire il gioiello dell'annata zagoriana. Mauro Boselli orchestra una vasta serie di personaggi già noti in una trama ricca di colpi di scena e azione, miscelando con equilibrio magia e Atlantide, la base di Altrove e i negromanti di Kush, tuareg e morti che camminano.
Una storia fantastica, un lungo inseguimento che vede come epilogo un duello mozzafiato sull'oceano, in cui rivediamo il nemico, professor Richter, reso in tutta la sua diabolica essenza dai disegni di Michele Rubini, il coraggioso cacciatore di mostri Andrew Cain alla ricerca della sposa rapita, la principessa Marada, ma soprattutto assistiamo al tradimento inaspettato dell'archeologo Dexter Green. L'ormai ex-amico di Zagor fugge verso Panama, creando così la causa che conduce lo Spirito con la Scure dapprima a New Orleans, dove sta  vivendo una pericolosa avventura con il popolo dei Bayun nelle intricate paludi della Louisiana.
Sono quindi "Il dio della polvere" e "Duello sull'oceano", a firma Boselli/Rubini, i migliori albi di Zagor del 2011 (sempre secondo me!).

Continua qui

lunedì 12 dicembre 2011

Intervista a Moreno Burattini

"Mi reputo molto fortunato (nonostante altre disgrazie) per aver potuto coronare un mio sogno di ragazzo, quello di lavorare nel mondo della carta stampata e di scrivere storie. Tutto si è svolto come se uno sceneggiatore avesse scritto per me un copione pianificando gli accadimenti, e ringrazio l’anonimo autore della commedia della mia vita."
Queste sono alcune parole estratte dall'intervista che Moreno Burattini mi ha concesso molto cortesemente e che potete trovare integralmente qui, su Fucine Mute. Il curatore e sceneggiatore di Zagor ripercorre la sua carriera professionale soffermandosi principalmente su due grandi temi, strettamente legati fra loro. Da una parte il personaggio e il mondo dello Spirito con la Scure che, da più di vent'anni, occupa la maggior parte del suo tempo, dopo aver rappresentato da ragazzo l'eroe a fumetti preferito. Dall'altra il rapporto che lo ha legato per tutti questi anni a Sergio Bonelli, creatore ed editore dello stesso Zagor, ma che ha rappresentato, anche nei panni di Guido Nolitta, molto di più che un semplice datore di lavoro. Di questo e altro Moreno Burattini parla nel corso della nostra conversazione, avvenuta alla fine di questo anno, il 2011, che da una parte gli appassionati di fumetto ricorderanno per il cinquantesimo anniversario della nascita di Zagor, dall'altra per la scomparsa di Sergio Bonelli.

lunedì 21 novembre 2011

My name is Graziano

Graziano Romani è un rocker di razza. Personalmente lo avevo scoperto sulle pagine di Buscadero, ovvero una delle poche riviste italiane di musica che parla di quel rock, blues, country e jazz che difficilmente ascolti sui media più diffusi. E se lo ascolti perché il Boss lo passano in tutte le radio (poco, ma lo passano), del Boss, sul Busca, ti scrivono storia, commenti e approfondimenti che ti lasciano dentro qualcosa. Che cosa? Innanzitutto la curiosità di riascoltare quelle canzoni del Boss che hai già fatto suonare migliaia di volte, perché, dopo la lettura del Busca, lo fai con un orecchio nuovo. Oppure la curiosità di scoprire un nuovo musicista che fino a quel momento ignoravi. Così è accaduto con Graziano Romani qualche anno fa. Scoprire poi che il cantatutore emiliano è un appassionato conoscitore di fumetti raddoppia il gusto di ascoltarlo: soprattutto se le canzoni che fai girare sul piatto sono dedicate a Tex e al suo mondo.
E sì: è una settimana che ho acquistato My name is Tex, il cd con libro allegato di cui Graziano Romani è autore ed esecutore delle canzoni (ma non solo...), ed è da una settimana che non passa giorno senza che i suoi brani mi accompagnino in ufficio (lavoro al pc e per isolarmi dal resto del mondo, un paio di cuffie con della buona musica sono fondamentali), in macchina e, soprattutto, a casa durante la lettura di Tex.


Il concept album dedicato al ranger a fumetti più famoso del mondo è l'ideale colonna sonora per la lettura delle sue avventure. I brani originali di Romani, così come i traditional proposti, hanno la capacità di calarti nelle atmosfere polverose del deserto dell'Arizona, di farti cavalcare insieme a Tex e ai suoi pards. Ma i four brave riders non sono gli unici protagonisti delle ballate dal ritmo country del rocker: trovano spazio anche i suoi nemici, da Mephisto a El Muerto, ai quali sono dedicate due canzoni. Per non parlare dello struggente brano in cui Tex canta la perduta Lilyth. O del pezzo dal sapore molto intimista, intitolato Quien sabe hombre?, in cui l'autore immagina di incontrare Tex e di mettersi a parlare con lui della vita e del destino. Dopo il disco del 2009 Zagor King of Darkwood dedicato allo Spirito con la Scure e al suo mondo imperniato sulla fantastica foresta di Darkwood, Graziano Romani ci regala un altro concept album dall'animo rock. E non c'è solo il cd. Allegato al disco infatti ho trovato un libretto con dei piccoli saggi di approfondimento sulle canzoni e i suoi personaggi, sul west a fumetti e sulla musica del west ad opera di Mauro Boselli, Moreno Burattini, Luca Boschi e Graziano Romani: senza dimenticare la sentita introduzione di Sergio Bonelli. Tre brevi fumetti a colori disegnati da Giovanni Ticci, di cui uno inedito, impreziosiscono il libro.


Ed è proprio l'inedito di due tavole che mi ha fatto chiudere il volume con un sorriso sulle labbra da cui spuntava un pizzico di commozione. La storia sceneggiata da Graziano Romani stesso vede realizzarsi quasi un incontro tra Aquila della Notte e lo Spirito con la Scure: dico quasi perché il tramite fra i due è in realtà un Guitar Jim ormai invecchiato, che siede presso un solitario bivacco notturno nel deserto e offre a Tex una tazza di caffè caldo. Il cantastorie vagabondo non perde occasione per intonare, accompagnato dalla sua inseparabile chitarra, una ballata dedicata a Zagor, stimolando la curiosità di Tex su un personaggio che, come lui, ha un nome indiano. Ma Carson lo sta aspettando e Tex deve scappare via, non prima però di sentire dalla voce di Jim che un giorno ci sarà una canzone dedicata anche a lui.
In effetti la profezia di Guitar Jim si è avverata, e lo dobbiamo a Graziano Romani.

lunedì 6 giugno 2011

Il segreto di Zagor


Forse Moreno Burattini, curatore e sceneggiatore di Zagor, ha capito tutto.... Ha risposto alla domanda che mi sto facendo da un po' di giorni: "Perché Zagor, nonostante i suoi 50 anni sul groppone, continua a piacermi? Qual'è il suo segreto?"
Burattini lo svela sul sito della Sergio Bonelli Editore, citando Robert Louis Stevenson:

"Non è mai esistito un bambino che non abbia cercato oro, non sia stato pirata o capitano di soldati o bandito di montagna; che non abbia mai fatto battaglie, non sia naufragato e non sia stato fatto prigioniero, e non abbia bagnato di sangue le sue piccole mani, o che bravamente non si sia ritirato da una battaglia perduta e che infine, con manifesto orgoglio, non abbia protetto l'innocenza e la bellezza"

Zagor rinnova ad ogni lettura i giochi avventurosi che facevo da bambino, quando disseminavo trabocchetti nella mia foresta di Darkwood, quando nascondevo tesori sotto la terra della prateria dietro casa mia, quando sparavo ai pellerossa dal fortino della mia cameretta. Tiene vivo una parte di me che spero non muoia mai: la fantasia e la voglia di sognare, di cercare sempre un nuovo tesoro.
Tanti auguri, Zagor!

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