La fatidica domanda: quale senso dare alla propria vita. Shigeji, il giovane protagonista di Chiisakobe, manga di Minetaro Mochizuki, ha creduto di trovare la risposta nella natura. Ha intrapreso un viaggio solitario into the wild, mettendosi fortemente alla prova, osando, rischiando nell'incontro solitario con l'ambiente selvaggio. Apprendiamo queste informazioni dal suo racconto, dai suoi pensieri, perché l'azione del fumetto è incentrata su un tempo successivo, un tempo drammatico per il giovane. Troviamo Shigeji, infatti, in uno dei cantieri edili nei quali la piccola impresa di famiglia, la Daitome, è occupata. Lo vediamo seduto immobile, il volto nascosto dietro una lunga barba e una folta capigliatura, barriere che nascondono all'altro le sue emozioni, fino alle tavole finali del quarto ed ultimo volume, quando vedremo finalmente i lineamenti del suo viso. Ha appena appreso una terribile notizia: i genitori sono morti nell'incendio che ha distrutto una parte rivelante del quartiere di Tokio dove ha sede la Daitome e la casa paterna. Nonostante la propria inesperienza pratica, da ex topo di biblioteca e novello dottore in architettura quale lui è, decide di prendere sulle proprio spalle il compito di dirigere l'azienda familiare. Dirigere significa anche cimentarsi in prima persona nel duro lavoro manuale, cercando di onorare il pensiero del padre, per il quale i valori importanti erano forza di volontà e umanità.
Per rispettare la prima, quindi, si sottopone ad ogni fatica possibile, rifiutando aiuti esterni ma contando solo su di sé e sui pochi fidati collaboratori di cui è composta l'azienda. Si potrebbe pensare qui di trovarsi di fronte al classico spirito di sacrificio della cultura giapponese ma io credo che sia qualcosa di molto più alto, qualcosa di relativo alla ricerca del senso della vita. Che, appunto, pare essere una medaglia di cui una faccia è la forza di volontà, l'altra è l'umanità. Qui si apre la parte più bella del racconto. Shigeji, orfano, trova ad un tratto una nuova famiglia composta tutta da orfani.
Innanzitutto Ritsu, una ventenne che conosce fin dall'infanzia, rimasta anch'essa senza genitori e assunta dal braccio destro di Shigeji per badare alle faccende domestiche. Ritsu è l'altra protagonista del manga, ritratta da Mochizuki in tanti primi piani nei quali traspaiono tutte le emozioni della giovane. Ritsu ha una forte personalità, pur sottovalutando spesso le proprie capacità. Decide autonomamente di ospitare cinque ragazzini dell'orfanotrofio bruciato anch'esso dopo l'incendio. Ecco quindi la famiglia del tutto sui generis che si viene a creare: persone molto diverse fra loro, ma accomunate dalla perdita delle proprie radici e, proprio per questo, rese più forti dalla condivisione del proprio dolore. Condivisione che per alcuni, come Shigeji, non è trasmessa dalle parole bensì dai fatti, dalla sua generosa e sincera ospitalità. Per altri, come i ragazzini, è invece urlata ed espressa dalla loro irrefrenabile e, anche in alcuni casi difficile da gestire, vitalità. E poi ci sono Ritsu e le sue ciglia corrucciate, segno manifesto dei suoi pensieri, del suo continuo rimuginare, rivolto soprattutto verso Shigeji e la bella e attraente Yuko, figlia del viscido direttore della banca che concede i prestiti a Shigeji, e tenera e capace insegnante dei ragazzini. Dentro la testa di Ritsu il confronto con Yuko è perso in partenza: il bagliore di Yuko la getta in un cono d'ombra, rendendola invisibile agli occhi, quasi sempre invisibili, di Shigeji. Questo è quanto pensa Ritsu ed è il rovello che accompagna il lettore fino alla rivelazione svelata nell'epilogo.
La linea chiara di Mochizuki esalta la precisione dei volti e delle emozioni trasmesse dai personaggi di questa storia il cui soggetto originale di Shugoro Yamamoto era ambientato in epoca edo. Aver spostato il racconto ai giorni nostri ha reso più fresca la narrazione degli sforzi quotidiani che i protagonisti devono compiere per portare avanti le proprie vite, intrecciate in questa famiglia atipica ma molto più reale e sincera di tante famiglie cosiddette tradizionali. La semplicità e immediatezza del racconto ha convinto i giurati del Festival International de la Bande Dessinée d'Angouleme ad assegnare a Chiisakobe il premio quale migliore serie straniera del 2017. La J-Pop la ha pubblicata in Italia in quattro volumi da febbraio ad agosto 2018 e io la ho letta durante queste feste natalizie. Mi son fatto un ottimo regalo.
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lunedì 7 gennaio 2019
martedì 31 ottobre 2017
Il marito di mio fratello
A volte anche i pregiudizi più consolidati si sgretolano come un muro costruito con la sabbia. Basta una domanda innocente a minarne le fondamenta. Sono sufficienti lo sguardo limpido di una ragazzina, il suo sorriso sincero e la sua vitalità prorompente per provocare uno smottamento inarrestabile. Sembra poco ma per noi adulti, che spesso modelliamo la complessità del mondo con schemi rozzi e generalizzanti, è una rivoluzione. Ed è proprio una rivoluzione quanto accade a casa di Yaichi e di sua figlia Kana, quando irrompe nella loro vita Mike, omaccione irsuto che viene dall'altro capo del mondo, il Canada. Mike è lo zio di Kana, avendo sposato Ryoji, fratello, purtroppo scomparso, di Yaichi. E sì, perché laggiù è legale sposarsi fra persone dello stesso sesso e Kana non lo capisce. Nel senso che non comprende perché in Canada si possa farlo mentre in Giappone sia vietato. Perché?
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lunedì 17 aprile 2017
Ikigami o della tirannia della morte
Come si può far apprezzare il senso della vita per legge? Lo spiega Ikigami, manga scritto e disegnato da Motoro Mase, autore anche del pregevole demokratia. Dieci volumi raccontano la storia di venti ragazzi fra i diciotto e i ventiquattro anni, cui il protagonista Kenko Fujimoto consegna appunto l'ikigami, l'annuncio di morte: solo ventiquattro ore separano il destinatario dell'ikigami dalla sua dipartita da questo mondo. Fujimoto, trait d'union di queste storie personali, è un pavido impiegato statale cui tocca il compito di applicare l'ultimo atto della legge di Prosperità nazionale, l'impietosa norma che stabilisce che un giovane a caso su mille, di età compresa fra i diciotto e i ventiquattro anni, debba morire in un giorno prestabilito, ma a lui ignoto fino a ventiquattro ore prima. Il meccanismo attraverso cui si realizza il decesso è l'esplosione di una nanocapsula inoculata nell'organismo della vittima nel momento della vaccinazione eseguita il primo giorno di scuola, all'età di sei anni. Un complicato protocollo fa sì che l'informazione del predestinato venga tenuta segreta fino al giorno precedente alla morte.
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venerdì 3 marzo 2017
demokratia o dei rischi della democrazia diretta
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sabato 11 febbraio 2017
Jiro Taniguchi è lassù, oltre la vetta degli dei
Oggi il mondo del fumetto internazionale piange uno dei suoi massimi maestri. Si è spento all'eta di 69 anni Jiro Taniguchi, autore di opere indimenticabili come La vetta degli dei, L'uomo che cammina, Furari, Ai tempi di papà e molte altre.
Quanti messaggi ci lascia la sensibilità unica e delicata di Taniguchi nei suoi manga? Tantissimi, bisogna leggere le sue storie per apprezzarli. Ne ho scelto uno da Furari che ho sempre trovato risonante dentro di me:
Camminare è il movimento più importante per l’essere umano. Siamo liberi di decidere il ritmo dei nostri passi, e di percepire tutto ciò che vediamo nella sua più intima verità.
martedì 7 febbraio 2017
Manga: il fumetto del Sol Levante
Giovedì 9 febbraio Stella Marega ripercorrerà le tappe storiche, stilistiche e di costume che hanno reso il manga quella forma d'arte attraverso la quale i lettori di tutto il mondo conoscono il Giappone. L'occasione è data da Manga: il fumetto del Sol Levante, secondo dei tre appuntamenti che la Biblioteca del Comune di Mariano del Friuli dedica al fumetto.
Ci vediamo alle 20:30 presso la Sala Consiliare. A questo link tutti i dettagli.
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lunedì 12 dicembre 2016
Hokusai, il pazzo per la pittura
Hokusai aggrediva la vita, cercando di assaporarne tutti gli aspetti. Amava le donne, le proprie (ne ebbe diverse) e quelle degli altri. Per lui la donna era una fonte inesauribile di ispirazione, così come la natura. Coglierne l'aspetto intimo e segreto: questo fu la stella polare che lo guidò lungo la realizzazione delle celebri trentasei vedute del monte Fuji, di cui tutti, anche qui in Occidente, conosciamo la grande onda di Kanagawa. Ishinomori alterna capitoli che narrano la vita dell'artista balzando da un'epoca all'altra, muovendosi avanti e indietro nel tempo, amplificando così ancor di più la vitalità dell'uomo. Lo stile classico e senza fronzoli rafforza l'espressività di Hokusai. Ogni tratto del volto è funzionale alla rappresentazione di uno stato d'animo del personaggio. E il tutto viene ottenuto in modo semplice ma efficace, come solo i maestri sanno fare.
domenica 12 giugno 2016
Manga e graphic novel a confronto
Nuvole nere & nuvole bianche è il titolo del terzo ed ultimo appuntamento della rassegna Leggere tra le nuvole, che la Biblioteca di Monfalcone dedica al fumetto. Lunedì 13 giugno alle 18 Stella Marega e Antonio Gherghetta affronteranno rispettivamente il mondo dei manga e quello dei graphic novel.
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sabato 27 ottobre 2012
Ali d'argento
"Se avete intenzione di partecipare alla squadra di attacco speciale, fate un passo avanti!"
Quel passo ha significato "il nostro inizio" e "la nostra fine".
Mi sono commosso più volte durante la lettura di questa storia che racconta i pensieri e i sentimenti dei componenti di una Tokubetsu Kohgeki Tai (abbreviata in Tokko), ovvero di una di quelle squadre di attacco speciale, note da noi come Kamikaze, il nome che una di queste si era dato.
Siamo ormai vicini alla fine della Seconda Guerra Mondiale, il solo Giappone, ridotto allo stremo, resiste inutilmente all'avanzata della marina e dell'esercito americani. L'aviazione e la flotta nipponiche sono quasi distrutte e le autorità militari adottano questa ultima, inutile strategia suicida come arma disperata per colpire le navi nemiche. Giovani aviatori neanche ventenni subiscono questo forte indottrinamento, figlio della cultura giapponese che inculca disciplina, adorazione del divino Imperatore, asservimento e sacrificio del singolo per la patria. Su tutto questo riflette Daisuke, sul suo passo, sul fatto se la sua scelta sia stata libera o condizionata. Un dialogo continuo con la madre lontana accompagna la coscienza del caporale nelle sue ultime ore di vita. Una ricerca di una valida motivazione per questo passo arrovella la testa dell'aviatore.
"Quel passo che mi è sembrato meccanico è stato fatto da una marionetta? No, l'abbiamo fatto perché amiamo il paese e vogliamo proteggere le persone che hanno fiducia in noi"Ci sono molti passi toccanti, come quello in cui Daisuke schiaffeggia un suo superiore, addetto alla preparazione della squadra, quando questi gli dice che non c'è bisogno di morire per un paese come questo, che ha già perso se deve ricorrere ad una tattica così disumana come la squadra di attacco speciale:
"Ho picchiato un mio superiore... Ho picchiato un umo che potrebbe essere mio padre. Però non avrebbe dovuto dire "un paese come questo". Dentro di me ho sostituito la parola "paese" con "madre". No: è giusto dire "il nostro paese", "le nostre madri". Possiamo morire proprio perché sarà fatto nel nome del nostro paese e delle nostre madri"
Più tardi Daisuke si presenta a casa del superiore a porgere le proprie scuse, e scopre che il figlio è morto in una squadra speciale di attacco. Nelle lacrime di quello che potrebbe essere il padre che non ha più, perché morto in guerra, scorge il futuro dolore della propria madre per il suo gesto. Nelle parole del superiore che, nonostante la perdita del figlio, confessa il desiderio, inesaudibile a causa dell'età, di far parte di una squadra di attacco speciale, trova un'ulteriore riprova della giustezza del suo passo.
C'è una completa identificazione fra il paese e la madre, fra il paese e la ragazza che ha lavato i vestiti e le lenzuola nella piccola caserma che ha ospitato la squadra, fra il paese e il meccanico che ha preparato meticolosamente l'aereo.
"Non compiamo il nostro gesto solo perché amiamo questo paese...ma anche perché da questo paese siamo amati."
La lettura di questa storia ha eliminato ogni pregiudizio che avevo sui kamikaze, mi ha lasciato dentro tanto rispetto per il coraggio e la forza di tutti i Daisuke che si son sacrificati per gli altri, e tanta tristezza per l'insensatezza e la crudeltà della guerra.
Ali d'argento è stato originariamente pubblicato sulla rivista settimanale Shonen Champion dal N. 21 al N. 29 del 1997, e raccolto in volume nel settembre dello stesso anno.
In Italia è stato pubblicato da Planet Manga nel dicembre 1998.
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giovedì 2 agosto 2012
Il ritorno degli spazzini dello spazio
Planet Manga ripubblica Planetes in versione deluxe, il capolavoro a fumetti di Makoto Yukimura. Oggi ho acquistato il primo dei 3 volumi nei quali si snoda la storia originariamente suddivisa nei 4 tankobon della precedente edizione del 2003 e di quella originale giapponese. Come avevo scritto qui, il mio collega Marco mi prestò alcuni mesi fa i suoi volumi, conservati molto gelosamente, permettendomi di scoprire una storia indimenticabile. Ecco quindi che non ho potuto esimermi dall'accaparrarmi quest'edizione, dal formato più grande e dalla traduzione più attenta e fedele all'originale.
Le storie personali dei quattro giovani spazzini dello spazio catturano per l'accurata ed intima descrizione degli stati d'animo, dei pensieri e delle emozioni. La dimensione anti-eroistica in cui sono inquadrate le vicende del gruppo di amici si collega perfettamente con quella ambientale, calata in uno spazio cosmico connotato come la frontiera del West americano dell'Ottocento: ti affascina, ti sfida, permea in modo totalizzante il tuo quotidiano.
Fra tante scene di ilarità con cui spesso Yukimura spezza la tensione emotiva di alcune tavole, sono stato subito conquistato dalla prima personalità sviluppata dall'autore: quella del taciturno Yuri. La sua è una storia d'amore e di dolore narrata con delicatezza e poesia. Poche parole e molto spazio lasciato ai disegni, ai gesti, alle emozioni dipinte sul volto del giovane russo. Lo spazio si mostra qui nella sua immensità affascinante e pericolosa. La dimensione temporale viene rallentata nei gesti di Yuri amplificando così la tensione emotiva della narrazione. La mano che si protende per afferrare la bussola nel cosmo è un attimo che sembra eterno. La bussola non è solo un detrito spaziale ma è una piccola parte di una vita che non c'è più: il suo recupero è un gesto d'amore eterno.
E' per questa capacità straordinaria di raccontare le storie intime e personali dei protagonisti che il manga di Yukimura diventa una perla che non si può fare a meno di ammirare.
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venerdì 24 febbraio 2012
Planetes
Ho appena concluso la lettura di uno dei manga più belli che mi sia capitato fra le mani. Capitato è la parola giusta, perché ho ricevuto i 4 volumi, di cui si compone l'opera, per sbaglio in ufficio. Immaginate la mia sorpresa per il regalo inaspettato: durata comunque poco perché mi son accorto quasi subito che erano diretti in realtà ad un mio collega. In ogni caso li ho avuti in prestito poco dopo e mi son deliziato con le avventure dei quattro astronauti protagonisti. Si tratta di un manga che attrae per due aspetti. Da una parte rappresenta in modo molto realistico e tecnologicamente documentato il mondo spaziale: astronavi, basi, equipaggiamento sono descritti accuratamente e senza appesantire la lettura.
L'aspetto più interessante è comunque la delicata introspezione psicologica con cui Makoto Yukimura entra nell'animo dei 4 giovani raccoglitori di detriti spaziali (space debris). Tanto più è grande e smisurato lo spazio da esplorare, tanto più insondabile e misterioso è l'animo dell'uomo. Hachimaki desidera con tutto se stesso partecipare alla prima missione che porterà degli uomini su Giove, ma la sua smisurata ambizione è fredda e senza sentimento. Solo dopo un tormentato percorso interiore e grazie all'amore di Ai, capirà cosa è veramente importante nella sua vita. Fee d'altra parte ritrova il rapporto con il figlioletto raccoglitore di cani randagi sulla Terra, ritrovando quella sensibilità che, intuisce, è una virtù che quasi tutti perdono crescendo. Yuri, il quarto astronauta, trova la pace con se stesso e con il cosmo dopo aver risolto dentro di sé il suo rapporto con la moglie morta anni prima.
Alla fine Hachimaki, al quale spetta l'onore di rivolgere il primo discorso ufficiale da Giove in diretta spaziale, stupisce tutti esprimendo con parole prive di retorica tutto il suo amore per il precedente lavoro di raccoglitore di debris e per i suoi tre compagni, annunciando loro che tornerà presto a lavorare insieme.
Non vedo l'ora di guardare l'anime che so essere non una mera trasposizione del manga, bensì una sua rielaborazione pur senza perdere lo spirito originale.
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venerdì 1 ottobre 2010
Quant'è difficile fare la mangaka in un mondo di maschi....
Sul quotidiano La Repubblica del 29 settembre compare una bella intervista a Riyoko Ikeda, l'autrice del manga Le Rose di Versailles, da cui è stato tratto il celeberrimo anime noto in Italia come Lady Oscar.
Riyoko si trova nel nostro paese in quanto è ospite d'onore della rassegna internazionale di fumetto Romics che si sta svolgendo a Roma in questi giorni. Nell'intervista ha dichiarato che all'epoca (il manga è del 1972) venne pagata un terzo dei suoi colleghi uomini, in quanto si supponeva che fosse l'uomo a dover mantenere la donna e non viceversa. Riyoko ha tenuto duro e dalla sua testa è uscito un fumetto che ha incantato generazioni di lettori, non ultimo io.
Devo dire la verità: ai tempi della sua uscita sugli schermi italiani la snobbai altamente, considerandola roba da femminucce. Stava parlando la mia parte maschilista....
Mi son ricreduto molto tardi, appena due anni fa quando, su sollecitazione di mia moglie, grande fan di Oscar, ho scaricato la serie e me la son vista tutta d'un fiato. Splendida! Il passo successivo è stato l'acquisto del manga appena riedito in Italia dai tipi della d/visual.
Mi son ricreduto molto tardi, appena due anni fa quando, su sollecitazione di mia moglie, grande fan di Oscar, ho scaricato la serie e me la son vista tutta d'un fiato. Splendida! Il passo successivo è stato l'acquisto del manga appena riedito in Italia dai tipi della d/visual.
Ci sono tanti aspetti che mi hanno colpito della storia, ma forse il principale lo dice la stessa Ryoko nell'intervista che in parte trovate online qui:
"Io credo che Lady Oscar rappresenti la libertà: quella di essere una donna dall'animo più maschile, oppure un uomo dall'animo più femminile".
C'è molta verità in questa affermazione, soprattutto per noi maschietti: il riconoscimento dell'esistenza della nostra parte psicologica femminile e la sua integrazione sono spesso un tabù. Ma soprattutto sono la fonte del maschilismo più bieco e retrivo che tanta ingiustizia produce nei confronti delle donne.
Ma guarda quante cose ci sono dentro un banale cartone animato....
Ma guarda quante cose ci sono dentro un banale cartone animato....
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