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venerdì 3 marzo 2017

demokratia o dei rischi della democrazia diretta



Democrazia è un etimo derivante dal greco antico: démos (popolo) e kratos (potere), quindi potere del popolo. Dalla Atene di Pericle ai giorni nostri questa parola è stata declinata nella realtà in tante forme, più o meno fedeli all'etimo originale. Motoro Mase ne propone una versione particolare, oggi molto in voga: la democrazia diretta. Demokratia è un manga edito in Italia da Planet Manga in cinque volumi, dei quali ho letto il primo. Racconta una storia molto affascinante, in cui i protagonisti sono due giovani studenti di ingegneria, Iguma e Maezawa, e un androide, Mei, al quale la coppia ha dato, si può dire, la vita. Il primo è esperto di robotica, il secondo ha ideato un software rivoluzionario, chiamato demokratia, basato su un algoritmo che consente ad un gruppo di persone di prendere una decisione a maggioranza in modo più efficiente.

domenica 17 aprile 2016

La risma


Se ancora non si fosse capito a quale risma di politici appartengano Matteo Renzi o Giorgio Napolitano, questi ultimi giorni sono stati rivelatori. I due uomini che ricoprono e hanno ricoperto le più alte cariche dello Stato italiano, si sono permessi di invitare gli italiani a disertare il referendum abrogativo che si tiene oggi 17 aprile. In altre parole, due uomini che sono ed erano ai vertici di una Repubblica democratica chiedono a donne e uomini, che di quella Repubblica fanno parte, di rinunciare ad uno strumento di espressione democratica previsto dalla Costituzione democratica di quella stessa Repubblica.
A me sembra scandaloso e inaccettabile. Credo che tutti gli italiani dovrebbero invitare i due uomini politici a dimettersi dalle rispettive cariche (Napolitano è tuttora Presidente Emerito della Repubblica Italiana e senatore a vita). Anche perché la risma di politici alla quale si sono aggiunti con le loro dichiarazioni non è propriamente delle migliori: Craxi nel 1991 e Berlusconi nel 2011 fecero lo stesso, invitando gli italiani ad andare al mare piuttosto che recarsi alle urne referendarie per esprimere il proprio parere rispettivamente sulle preferenze e sul nucleare.


Se chi fa parte delle istituzioni di uno Stato non crede negli strumenti democratici che quello Stato prevede per consentire l'espressione della volontà del popolo, allora lo Stato stesso e le sue istituzioni sono in una profonda crisi. E non serve a nulla riformare lo Stato cambiando la legge elettorale con premi di maggioranza del tutto anti-democratici e trasformando il Senato in una "cameretta" consultiva. Nelle elezioni politiche, votiamo una casta di persone che sceglie al proprio interno chi presentare come candidati, seppur suddivisi in fazioni teoricamente in contrapposizione fra loro. Questa è democrazia apparente. E per di più, le briciole di democrazia diretta, come i referendum, vengono boicottati dai vertici della casta.
Questa è la risma di persone che occupa i vertici di uno Stato dalla bellissima Costituzione e dalla nobile nascita (la guerra partigiana). Ma se persino chi, come Napolitano, pur essendo abbastanza anziano da ricordare di essere nato sotto un regime in cui il voto non contava nulla, ora invita a rinunciare ad una conquista costata tanto sangue, beh, allora, la nostra indignazione non è sufficiente. Non basta lamentarsi a parole e continuare a subire.
Un primo passo concreto, quindi, è andare a votare oggi 17 aprile. Perché altrimenti anche noi dimostreremmo di far parte della stessa risma cui appartengono Renzi, Napolitano, Berlusconi e Craxi. E io non ne voglio assolutamente far parte.

sabato 10 dicembre 2011

Tentacoli sulla democrazia

A distanza di una settimana la rivista Internazionale propone due interessanti cartoline nella rubrica Graphic journalism che hanno qualcosa in comune. Entrambe ci parlano di democrazia e di forze più o meno occulte che la insidiano. Lo stato delle due democrazie oggetto delle cartoline è molto distante l'uno dall'altro. In un caso Golo ci mostra come l'esercito condizioni fortemente la nascente democrazia egiziana. Nell'altro Peter Kuper denuncia l'influenza di una potente lobby economica sulla vita politica e sociale della consolidata democrazia statunitense. Aldilà delle riflessioni di natura etica che inducono nel lettore queste cartoline a fumetti, un punto interessante che le accomuna anche graficamente è la scelta di rappresentare il potere minaccioso attraverso l'immagine di una piovra e dei suoi tentacoli. Certo una metafora non originalissima (noi italiani ne sappiamo qualcosa di Piovra...) ma la resa grafica in entrambi i casi (soprattutto in quello di Kuper) è molto efficace.

Tavola di Golo, da Internazionale 926 del 2 dicembre 2011
Tavola di Peter Kuper, da Internazionale 927 dell'8 dicembre 2011

domenica 27 novembre 2011

Democrazia militare

Democrazia militare: ossimoro che descrive bene la tragica situazione che sta vivendo l'Egitto in questi giorni, prevista dal fumettista Golo in queste vignette di un mese fa. D'altronde quando mai i termini militari e democrazia si sono sposati senza spargere sangue innocente? Forse solo in questo caso e comunque per merito di una minoranza di persone che non ragionavano secondo i gradi cuciti sulla divisa, ma secondo la loro coscienza di uomini.

Golo è un fumettista nato in Francia nel 1948: vive a Il Cairo dal 1993. I disegni sono tratti dalla rubrica Graphic journalism di Internazionale 921 del 28 ottobre 2011.

lunedì 28 febbraio 2011

Ancora sulla rivoluzione

Disegno di Chappatte
Patrick Chappatte è un figlio del mondo: nato a Karachi nel 1967 da madre libanese e padre svizzero, è cresciuto a Singapore e in Svizzera. Fa il cartoonist e l'illustratore: ha lavorato per il New York Times e Newsweek. Ora disegna per il quotidiano svizzero di lingua francese Le Temps e quello di lingua tedesca Neue Zürcher Zeitung e infine per l'International Herald Tribune. Un biglietto da visita del tutto rispettabile.
Ho conosciuto il suo lavoro grazie al settimanale Internazionale: spesso, nell'ultima pagina (quella riservata alle vignette tratte dai giornali di tutto il mondo) viene proposto uno dei suoi graffianti "editoriali disegnati".
Nel numero 886 di questa settimana, il giornale diretto da Giovanni De Mauro esalta ancor di più il talento del cartoonist svizzero-libanese, allegando, a mo' di inserto composto da 3 grandi pagine, un suo reportage a fumetti.
Il tema della rubrica Graphic Journalism è, ancora una volta, la rivoluzione tunisina: dopo l'efficace reportage della settimana scorsa ad opera di Othman Selmi (di qui ho parlato qui), Chappatte realizza la sua corrispondenza andando di persona nelle città del centro-sud della Tunisia, dove la rivoluzione è iniziata. Lo stile è simile a quello di Joe Sacco: Chappatte fa parlare direttamente i protagonisti, esponenti dell'opposizione e semplici cittadini, che non vedono l'ora di raccontare i loro problemi al mondo dopo 23 anni di silenzio imposto dalle autorità.

Disegno di Chappatte


La voglia di libertà, di democrazia, di una società giusta e non corrotta emerge chiaramente dalle parole dei giovani, che sono per lo più disoccupati e che hanno cercato spesso fortuna imbarcandosi in una bagnarola alla volta dell'Italia.

Disegno di Chappatte

Curiosando sul sito di Chappatte ho scoperto poi che questo reportage è solo l'ultimo di  una lunga serie: Nairobi, Ossezia, Gaza, Giappone, Libano, Iran sono solo alcuni dei teatri del mondo visitati dal nostro cartoonist.

Disegno di Chappatte

L'intero reportage sulla Tunisia lo potete trovare, in lingua francese, sul sito del quotidiano Le Temps in questa pagina, oppure, naturalmente in italiano, acquistando Internazionale di questa settimana.
Una breve considerazione finale: come mai bisogna andare a cercare i giornali stranieri per trovare un reportage giornalistico a fumetti, mentre i nostrani La Repubblica, Il Corriere della Sera o La Stampa, solo per citare i più diffusi, non sanno nenche cosa sia il termine Graphic Journalism o, se lo sanno, lo ignorano bellamente? Forse non immaginano neppure la potenzialità informativa e di approfondimento (lasciando da parte il valore artistico) che può avere un reportage realizzato attraverso i fumetti. Probabilmente non lo considerano degno di essere pubblicato accanto agli articoli scritti.

martedì 19 ottobre 2010

La logica e le passioni

Ho letto Logicomix alcune settimane fa ma l'ho lasciato sul comodino, non l'ho riposto subito in libreria. Questo perché dovevo farlo riposare, dovevo permettere alla mole di stimoli e informazioni che mi aveva dato di sedimentare dentro di me. Ogni tanto la sera, sbirciandone la copertina, ci rimuginavo sopra finché, ieri, l'ho ripreso in mano e ne ho riletto lunghe parti. Devo dire che è il più appassionante fumetto che abbia letto nel corso del 2010. E questo perché offre diverse chiavi di lettura, una più interessante dell'altra. Si può vedere semplicemente come la biografia del celebre matematico, logico e filosofo inglese Bertrand Russel, di cui si scopre la storia fin dall'infanzia con dei lunghi flash-back raccontati dal filosofo stesso durante una conferenza tenuta in un'università americana nel settembre del 1939. Oppure si può leggere come la storia della logica e della matematica e dei suoi protagonisti lungo la fine dell'800 e i primi decenni del 900. Un altro piano di lettura è la storia di una ricerca della verità, quella condotta strenuamente ed appassionatamente da Bertrand Russel stesso: è una delle chiavi che mi ha più colpito. Questo fumetto parla di logica e di logici, ovvero di una disciplina e dei loro adepti che, superficialmente, potrebbero essere considerati come quanto di più cerebrale e astratto possa esistere. In realtà è un fumetto che ha come protagonista la passione, il sentimento più forte che ti infiamma l'animo e che ti può portare tanto alla più spasmodica esaltazione quanto alla più nera frustazione. E' ciò che accade a Russel ed ai matematici che lo circondano. Russel in particolare è mosso da un sacro fuoco, che lo accompagnerà per decenni e che sarà la sua croce e delizia. Il suo scopo è quello di rifondare la matematica su basi solide e logicamente inattaccabili, in modo che tutte le scienze, che a loro volta poggiano i loro fondamenti sulla matematica, sappiano dare risposte certe ed ineludibili ad ogni domanda che viene dal mondo. Se si guarda bene, questo è un fine estremamente nobile: Russel ha una sconfinata fiducia nella capacità della scienza di aiutare l'uomo e di risolvere i suoi problemi. Come? Consentendo il raggiungimento di una conoscenza certa, fornendo sempre risposte corrette a domande ben poste. Ma per fare questo, ogni scienza ha bisogno di un linguaggio di base ineccepibile e preciso, e questo è la logica che, come diceva Aristotele, "... è un
ragionamento nuovo e necessario". Nuovo perché permette la scoperta di qualcosa che prima era ignoto, necessario perché porta a conclusioni inevitabili. Ai suoi tempi la logica era snobbata tanto dai matematici perchè considerata troppo filosofica quanto dai filosofi perché reputata troppo matematica. Russel fu preso da un incantesimo e si immerse totalmente nello studio di come rifondare esattamente la logica: voleva eliminare tutti gli assiomi, tutte le verità assunte come innate e indimostrabili in quanto ovvie, poichè nella nuova logica tutto avrebbe dovuto essere dimostrato "logicamente". Anche questa è un'idea rivoluzionaria: rifiutare le conoscenze date sempre per scontate sottoponendole alla luce della ragione è una delle battaglie di libertà più importanti che un uomo possa fare per se stesso e per tutti i suoi simili. Russel la intraprese di petto e ne rimase scosso nel profondo. I due autori greci del fumetto, un matematico e un informatico, ci mostrano tutti i traumi umani e familiari che Russel visse sulla propria pelle in seguito a questa sua passione, che fu così esaltante ed opprimente nello stesso tempo, da fargli pensare più volte di essere vicino alla foliia. D'altronde il tema della pazzia accompagna Russel lungo tutta la storia: dall'infanzia quando scopre di avere uno zio schizofrenico, fino all'età adulta quando conosce tutti i più celebri filosofi e matematici del tempo alcuni dei quali soffrivano di seri problemi psichici. Dicevo che la logica fu per Russel la sua croce e la sua delizia: uno dei punti di svolta infatti della sua vita fu la scoperta del paradosso che, da allora, fu chiamato appunto il paradosso di Russel. Un paradosso è una proposizione che, mentre afferma una cosa, ne dimostra anche la sua negazione, e viceversa. Se scovato all'interno di una teoria logica o matematica, allora ne mina uno dei presupposti e la teoria perde la sua pretesa di assolutezza. E' quanto fece Russel nei confronti della teoria degli insiemi di Cantor, che aveva preso come base della sua ricerca.
"L'insieme degli insiemi che non contengono se stessi, contiene se stesso? Se sì, allora no. Se no, allora sì."
Ecco le parole che sconvolsero la storia della logica e dei suoi protagonisti nei primi anni del 900 : Russel divenne famoso per aver smontato la più promettente teoria matematica di quegli anni e nulla fu come prima, uno spartiacque venne segnato indelebilmente e molte menti vacillarono sotto questo colpo. Russel stesso ne fu prima esaltato e poi profondamente turbato. La sua scoperta segnò la sua vita per sempre: mai riuscì a raggiungere la completezza di una teoria che fosse autosufficiente logicamente, semplicemente perché non esiste. Due furono gli uomini che abbatterono ogni speranza: un matematico e un filosofo. Il primo, Goedel, che si basò molto sugli studi di Russel, dimostrò incofutabilmente con il suo teorema di incompletezza che non tutte le asserzioni matematiche sono dimostrabili, ovvero che esistono domande senza risposta. Il secondo, Wittgenstein, propose una visione del mondo in cui contano solo i fatti e dove la logica, essendo un linguaggio, può essere solo una rappresentazione, una mappa del mondo reale e, in quanto mappa, non ne costituisce il senso ultimo. La vera vita, secondo il pensatore tedesco, sta proprio in ciò che la logica non coglie e non potrbbe mai cogliere per sua natura: i fatti.
Russel più volte usa la parola fallimento lungo il suo racconto alla platea americana, per descrivere la sua vita di ricerca.  Ma in realtà, ciò che traspare e che costituisce un'ulteriore chiave di lettura del libro, è l'importanza del viaggio e non della sua meta. La vita di Russel è appunto un lungo viaggio, proposto agli studenti americani, per far capire come un uomo cambi e modifichi le proprie convinzioni pur rimanendo fedele sempre ad un ideale, ovvero quello della ricerca. La conclusione cui giunge un uomo che ha voluto cercare un metodo perfetto per risolvere i problemi della logica e della vita umana è che non esiste una via regale per raggiungere la verità: ciascun uomo ha una propria via per raggiungerla. Le orecchie incredule degli uditori della conferenza di Russel ascoltano questi concetti: essi, convinti non interventisti, avevano sfidato il filosofo inglese a convincerli della fondatezza logica dell'eventuale intervento americano della seconda guerra mondiale. Questo è un ulteriore tema del libro: la responsabilità personale e la libertà individuale, il libero arbitrio e il senso di giustizia, il concetto che di fronte al male costituito in europa da due regimi totalitari e demolitori della libertà quali il nazismo e lo stalinismo, anche il pacifista Russel inivta a non assumere irresponsabilmente e a prescindere una posizione come il non interventismo. La realtà è molto più sfaccettata e sfumata di come la vedono i monocordi isolazionisti americani; questo dice Russel e questo invita a fare: a pensare ciascuno con la propia testa e farlo più volte mettendo in dubbio le proprie convinzioni. Ogni risposta sarà valida e ogni individuo avrà la propria, valida e degna di essere considerata alla pari di ogni altra. Russel ammonisce perfino che anche la logica, se fossilizzata in teorie troppo rigide e perfette, può diventare pericolosa. Il viaggio è compiuto.
Gli autori ci hanno condotto fino alla conclusione discutendo animatamente fra di loro e rivolgendosi direttamente al lettore durante degli intermezzi ambientati nello studio di Atene in cui il fumetto viene creato. Sotto questo aspetto siamo di fronte ad un meta-fumetto, un fumetto che si auto-referenzia proprio come gli insiemi degli insiemi del paradosso di Russel. Lo spirito matematico degli autori ci ha messo lo zampino.... Ma è anche molto interessante vedere come attraverso il dialogo socratico tra gli autori e i disegnatori venga sceneggiata la storia di Russel; anche questa è un'altra chiave di lettura: possiamo assistere alla creazione di un fumetto mentre lo stiamo leggendo.
Un'ultima considerazione: il fumetto, come si dice alla fine, è un misto di realtà e invenzione. In ogni caso, durante i miei studi di ingegneria, avrei affrontato con molto più piacere tutta la mole di teoremi di analisi matematica, se avessi saputo che dietro gli  austeri e freddi nomi dei loro ideatori si nascondevano tanto sfrenate passioni.

lunedì 9 agosto 2010

Zagor e Alexis de Tocqueville


Attraverso il suo divertente ed interessante blog, Moreno Burattini mi ha consigliato di leggere il Maxi Zagor attualmente in vendita nelle edicole, dal titolo "L'uomo nel mirino".
Erano passati più di 20 anni da quando avevo acquistato il mio ultimo albo di Zagor: la scelta di non proseguire dipese allora da motivi economici. In quel periodo infatti ero uno squattrinato studente universitario e, fra tutti i fumetti che leggevo, dovetti fare delle scelte, ahimè dolorose, escludendo alcuni albi bonelliani, tra cui lo Spirito con la scure. E' da un po' che non sono più studente ( ahimè aggiungo...) e avrei potuto quindi ripermettermi Zagor, ma si sa... ci vuole un'occasione. E questa è arrivata, come dicevo, per mezzo del blog del curatore e sceneggiatore di Zagor stesso.
Devo dire che dopo 20 anni ho ritrovato il signore di Darkwood come l'avevo lasciato: un eroe senza macchia e senza paura, che non si abbassa a compromessi, che non si tira indietro di fronte alle angherie (come afferma lui stesso nella storia). Direi che ho trovato anche qualcosa in più, che non mi aspettavo e che mi ha fatto piacere, ovvero la citazione di un incontro avvenuto in una storia precedente fra lo spirito con la scure e niente popodimeno che Alexis de Tocqueville.


Gli attuali avversari infatti sono gli stessi seguaci della Loggia della Corona, con cui Zagor ebbe a che fare in passato. Il loro obiettivo era restaurare in Europa, a partire dalla Francia, la monarchia assoluta venuta meno dopo la Rivoluzione Francese. Nel precedente scontro il signore di Darkwood eliminò il capo della Loggia, Alphonse D'Artois, duca di Berry e il tesoro, donato ad un suo avo dal re Luigi XVI. Fu aiutato in quest'avventura proprio da Tocqueville che, salutando l'America, disse a Zagor che avrebbe raccontato come nel nuovo continente i cittadini si governano senza nobili o re, attraverso un sistema statale chiamato democrazia. Si allude qui all'opera più importante del filosofo francese: La democrazia in America, primo studio approfondito del nuovo sistema di governo, ancora oggi analizzato e oggetto di ricerche.
Certo un sistema imperfetto, e Zagor lo sa bene. Per difenderlo, tuttavia, fa di tutto per sconfiggere il figlio del duca di Berry, che vuole uccidere il presidente degli Stati Uniti d'America Andrew Jackson e destabilizzare così la giovane democrazia.


Mi piace quando un protagonista di fantasia di un fumetto si incontra con personaggi storici, perché viene data una certa veridicità al protagonista stesso e alle sue avventure: l'incontro contribuisce a renderlo reale, quasi vivo. Se poi il presidente (ex generale) non ci fa una bella figura, gongolo ancora di più. Infatti lo stesso uomo politico ricorda un fatto precedente quando Zagor, invitato alla Casa Bianca, aggredì il padrone di casa perché si era reso responsabile della deportazione dei Cherokee (storia raccontata in un altro Maxi “La lunga marcia”). Il presidente continua poi nella sua parte “andreottiana” quando, pur di imbrigliare lo spirito con la scure gli offre un posto al dipartimento degli affari indiani, sdegnosamente rifiutato dal nostro eroe che impartisce al politico di Washington una lezione su che cosa significa essere leale ai propri principi, senza scendere a vili compromessi.


Un po' troppo didascalico forse? Beh, Zagor è un eroe alla vecchia maniera, senza se e senza ma, si direbbe oggi, e ci piace così. Osservo che sentir parlare di democrazia, lealtà ai principi e lotta all'ingiustizia in un “semplice” fumetto da edicola è un fatto rilevante: vederlo poi sceneggiato in una storia ben strutturata e intrigante è anche piacevole. Non serve mica un graphic novel da libreria per ottenere un simile risultato!

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