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domenica 16 dicembre 2018
Cinzia, o della lotta quotidiana per essere sé stessi
Rat-Man, per me, è sempre stata una lettura molto piacevole e divertente. Me lo prestava con cadenza settimanale un ex-collega e io restavo rigorosamente folgorato dai colpi bassi che Leo Ortolani inseriva nel bel mezzo della narrazione. Definirle freddure sarebbe riduttivo, perché, molto spesso, erano dei veri colpi di genio: spiazzanti, esilaranti e ficcanti. Ma c'era un altro elemento del mondo di Rat-Man che mi aveva folgorato fin dalla sua prima apparizione: Cinzia. Ben più di un personaggio di contorno, la bionda transessuale era passata nel tempo dal ruolo di mera comparsa a quello di imprescindibile co-protagonista. Ortolani ha deciso quindi di dedicarle un libro e una storia tutta per lei, perché se lo meritava, lo esigeva, aveva tutti i requisiti per poter assurgere a protagonista di un romanzo grafico. La Bao Publishing ha dato alle stampe questo volume, elegante quanto lo è Cinzia, svettante in copertina sul tacco dodici e fasciata da una sexy mise leopardata.
Leggibile anche da chi non abbia mai letto Rat-Man, Cinzia è un fumetto che non si dimentica. Leo Ortolani ha creato una storia che ci restituisce Cinzia in tutta la sua umana quotidianità. La vediamo affrontare il pregiudizio dei perbenisti nella difficile ricerca di un posto di lavoro. Patiamo insieme a lei quando si innamora perdutamente di un uomo apparentemente impossibile. Rivediamo noi stessi nello spasmodico sforzo di piacere a tutti i costi, di compiacere gli altri per ricevere una carezza, un riconoscimento, uno sguardo privo di giudizio. Ci affliggiamo e ci riconosciamo quando mente a se stessa, alla sua natura pur di essere amata. Ma la bellezza di questo fumetto è che mai si cade nel dramma; Ortolani ha il dono di alternare sempre momenti pesanti con i suoi classici colpi di genio comico, che hanno la capacità di risollevarti, anzi, di non farti mai cadere nella tristezza. Il talento che ha l'autore è sapere mantenere questo equilibrio fino all'ultima pagina, girata la quale, ti fermi un po' a pensare. E capisci che hai appena letto un fumetto che dell'ironia fa la sua arma vincente; vincente verso tutti i gretti moralismi che avvelenano la nostra vita, che operano costantemente per non farci essere quello che siamo.
Cinzia è tutti noi, una fragile persona coraggiosa, che lotta ogni giorno contro le sue paure per non affogare nella melma del pregiudizio. Che si accetta e, alla fine, si mostra per quello che veramente è: né uomo, né donna, ma solo e solamente Cinzia, nella sua inimitabile unicità. In questo periodo di dilagante ostilità e rifiuto dell'altro, di mancanza di rispetto verso chi non si uniforma alla norma e alla tradizione, Cinzia diventa un fumetto importante e necessario, come afferma Licia Troisi nella prefazione. Ed è così importante perché usa gli strumenti della sincerità, dell'amore e dell'ironia che, a ben vedere, sono le sole capaci di spazzare via la nube tossica del pregiudizio.
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martedì 31 ottobre 2017
Il marito di mio fratello
A volte anche i pregiudizi più consolidati si sgretolano come un muro costruito con la sabbia. Basta una domanda innocente a minarne le fondamenta. Sono sufficienti lo sguardo limpido di una ragazzina, il suo sorriso sincero e la sua vitalità prorompente per provocare uno smottamento inarrestabile. Sembra poco ma per noi adulti, che spesso modelliamo la complessità del mondo con schemi rozzi e generalizzanti, è una rivoluzione. Ed è proprio una rivoluzione quanto accade a casa di Yaichi e di sua figlia Kana, quando irrompe nella loro vita Mike, omaccione irsuto che viene dall'altro capo del mondo, il Canada. Mike è lo zio di Kana, avendo sposato Ryoji, fratello, purtroppo scomparso, di Yaichi. E sì, perché laggiù è legale sposarsi fra persone dello stesso sesso e Kana non lo capisce. Nel senso che non comprende perché in Canada si possa farlo mentre in Giappone sia vietato. Perché?
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sabato 20 febbraio 2016
Harper Lee: il coraggio dell'umanità
"Aver coraggio significa sapere di essere sconfitti prima ancora di cominciare, e cominciare egualmente e arrivare sino in fondo, qualsiasi cosa succeda. È raro vincere, in questi casi, ma qualche volta succede."
Ci ho messo più di venticinque anni per leggere, lo scorso Natale, Il buio oltre la siepe, ovvero il romanzo che si è rivelato essere uno dei libri più belli della mia vita. E non mi spiego il motivo per cui ho atteso tanto da quando, ancora ragazzo, vidi Gregory Peck interpretare Atticus Finch nell'omonimo film e, soprattutto, Mary Badham nei panni della piccola Scout, l'io narrante di questa indimenticabile storia che parla di tolleranza e pregiudizio, di empatia e odio, di coraggio e meschinità, di giustizia e arbitrio. Ma nonostante i temi drammatici, tanto il romanzo quanto il film conservano l'aria lieve dello sguardo di una bambina, che mi ha divertito e commosso con la sua simpatia e innocenza. È questa la chiave che ha aperto il mio cuore, così come quello di milioni di altri lettori.
Ieri, 19 febbraio, è morta all'età di 89 anni, Harper Lee, l'autrice di questa storia.
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martedì 31 marzo 2015
Ken Parker: la lunga attesa dopo "Faccia di rame"
Ken in raccoglimento davanti alla tomba di Ishi: è stata questa la tavola decisamente triste con cui Ken si è congedato dai suoi lettori. Un "so long!" amaro, pronunciato anche dai suoi autori, Berardi e Milazzo, in calce all'ultima vignetta. Per più di quindici anni ci siamo portati dentro questa mesta immagine, sapendo che in realtà (o meglio nella finzione, anche se si fa fatica a parlare di fantasia con un personaggio così realistico) Ken ci sta raccontando una storia del suo passato. Lui si trova in carcere, in una condizione apparentemente senza speranza, e la vicenda di Ishi, l'ultimo rappresentante della tribù degli Yana, è collocata al di fuori della continuity.
Rileggendo l'episodio Faccia di Rame, ripubblicato dalla Mondadori come volume numero 47 della collana Ken Parker, ho trovato che Berardi ci regala una storia ricca dei temi che ci hanno fatto amare questa serie. Innanzitutto l'amicizia. Il rapporto che Ken instaura con Duke Shaw, sceriffo della cittadina californiana di Oroville e suo ex commilitone nell'esercito, è di quelli improntati sulla sincerità, rispetto e reciproco sostegno. La stessa cosa succede con la figlia Joan e l'antropologo Hoerner. Poi la sua attitudine connaturata nel contrastare i pregiudizi, mettendoci la faccia ed esponendosi in prima persona. Le scorciatoie mentali con cui si cortocircuita la ragione e si isola l'empatia, hanno portato solo tragici disastri nel corso della Storia. Ad Oroville sta per accadere di nuovo: i civilissimi cittadini vogliono linciare uno scheletrico indiano perché ritenuto capace di vivere solo con il furto, e quindi parassita pericoloso per la società dei bianchi. Qui si innesta un terzo grande tema, uno dei leitmotiv dell'intera serie: lo sterminio dei Nativi americani.
La storia narrata in questo episodio si ispira ad un fatto realmente avvenuto. Il vero Ishi visse fra i bianchi alcune decine di anni più tardi, fra il 1911 e il 1916. Si trattava realmente dell'ultimo rappresentante della sua tribù, spazzata via senza pietà dall'avanzata civilizzatrice dei bianchi. Berardi non ci risparmia le scene decisamente forti in cui si racconta di come, prima la tribù e poi la famiglia di Ishi, sono sterminate dalla cieca violenza dei pionieri, un genocidio mascherato da legittima conquista. Nonostante tutto, Ishi si ambienta nella piccola cittadina, senza portare rancore verso quel mondo che ha distrutto la sua storia. Dimostra un atteggiamento di fiducia e di curiosità verso il prossimo, subendo prima l'ostilità dei paesani (correndo anche il rischio di un secondo linciaggio) e diventando poi un eroe, grazie al salvataggio dei bambini della scuola e della loro maestra durante il tremendo alluvione che devasta la cittadina. Ishi quindi si trasferisce a San Francisco insieme a Joan che convola a nozze con l'antropologo. Qui diventa un'attrazione del locale museo, senza comunque mai perdere la propria dignità ed essendo trattato sempre con rispetto. Ken lo perde di vista e riceve per lettera da Joan le tristi novità riguardanti la sua morte avvenuta dopo alcuni anni a causa della tubercolosi:
"Così, caro Ken, stoico e senza paura, il nostro Ishi ci ha lasciati. Per lui eravamo dei bambini viziati, intelligenti ma poco saggi. Sapevamo molte cose, sì, ma non tutte vere. Lui invece conosceva la natura che è sempre vera. Era buono, coraggioso ed equilibrato; e nonostante gli fosse stato portato via tutto, non c'era rancore nel suo cuore. Aveva l'animo di un bambino e la mente di un filosofo. Dacci presto tue notizie, ti prego. Ti lascio con il saluto preferito di Ishi: "Restate, io vado"."E qui ritorna la tavola finale, nella quale Ken rende omaggio alla memoria di Ishi.
Come detto sopra, da gennaio 1998 a ottobre 2013 è stata questa l'immagine di Lungo Fucile che ci siamo portati dentro. L'abbiamo sostituita un anno e mezzo fa con le dodici tavole di Canto di Natale, il racconto inedito pubblicato dalla Spazio Corto Maltese, che vede Ken ancora galeotto, ancora in una situazione senza speranza. Non vediamo l'ora di vedere cosa succederà fra poco più di una settimana, quando la Mondadori pubblicherà Fin dove arriva il mattino, l'episodio inedito che porrà la parola fine all'umana avventura di Ken. La copertina e le tavole diffuse in anteprima ce lo mostrano libero, a cavallo, in mezzo alla natura. Finalmente.
sabato 13 settembre 2014
Si alza il vento di Miyazaki al cinema...per quattro giorni
Oggi, finalmente, esce nelle sale cinematografiche italiane Si alza il vento, l'ultimo lungometraggio di animazione di Hayao Miyazaki. Era stato presentato alla Mostra del Cinema di Venezia del 2013! il pubblico italiano ha dovuto attendere, quindi, più di un anno prima di poter assistere all'opera con la quale l'autore giapponese ha deciso di chiudere la sua esperienza con i film di animazione. E ora abbiamo ben quattro, no dico, quattro giorni durante i quali i cinema italiani proietteranno Si alza il vento. E te lo spacciano come un evento esclusivo!! E qui l'unico commento da fare è quello che Zerocalcare ha postato sul suo profilo facebook:
"aaah da paura! è un evento! e io che pensavo che era na distribuzione de merda!"D'altronde si tratta solo dell'ultimo film di uno dei più grandi maestri del cinema internazionalmente riconosciuti, già vincitore di un premio Oscar per La città incantata e prossimo a ricevere l'Oscar alla carriera. A Parigi, dove di animazione e di fumetti capiscono più di noi (ma soprattutto non nutrono dei pregiudizi culturali verso questo mondo, anzi), gli stanno dedicando una mostra con 1300 disegni di layout per capire i segreti creativi all'origine delle opere uscite dallo Studio Ghibli.
Pertanto accorrette numerosi all'evento in esclusiva per soli quattro giorni! Ma state tranquilli: per i cinepanettoni natalizi avrete a disposizione settimane e settimane.
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domenica 2 marzo 2014
Ma quanto fa figo leggere un graphic novel acquistato in libreria anziché un fumetto comprato in edicola
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Si tratta di Valvoline Story, la retrospettiva dedicata al trentennale del progetto Valvoline Motorcomics, inaugurata oggi, primo marzo, a Bologna. Sappiamo della carica sperimentale con cui il gruppo costituito da Igort, Lorenzo Mattotti, Daniele Brolli, Giorgio Carpinteri, Marcello Jori e Jerry Kramsky sferzò il fumetto italiano. Ma non è nemmeno di questo che voglio parlare. Voglio solo sottolineare alcune parti dell'articolo scritto da Valentina Manchia.
A cominciare dal sottotitolo:
"A Bologna negli anni in cui si ripensava il comic book. E nasceva il graphic novel"Poi, poco dopo la metà:
"L'obiettivo (del gruppo) è scardinare i meccanismi del comic book, dell'intrattenimento puro, di consumo e di massa, e trasformarlo dall'interno."Ed infine, la roboante conclusione:
"L'immaginario di Valvoline, in rottura con il fumetto di massa, ha aperto la via a quello che oggi si chiama graphic novel. E che finalmente, come è giusto, trova posto nella narrativa, anche in libreria."Ma che palle! Ancora questa assurda contrapposizione tra fumetto di massa e fumetto d'autore, tra comic book e graphic novel? Ancora il pregiudizio che il primo sia privo di qualità mentre il secondo ne abbia da vendere? Ancora il concetto che il fumetto d'edicola è per la massa mentre in libreria entra solo quello d'elite? Ma basta! Ma parlate italiano e usate la parola fumetto: l'unica che sia onesta e che abbia senso!
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lunedì 6 gennaio 2014
Il blu è un colore caldo
Avere il coraggio di vivere i propri sentimenti contro tutto e contro tutti, sfidando i pregiudizi per realizzare sé stessi. Questo è il tema dell'intenso racconto a fumetti Il blu è un colore caldo, di Julie Maroh, pubblicato in Italia lo scorso ottobre da Rizzoli Lizard. Non è un tema originale, ma la giovane autrice francese lo affronta in modo sincero e realistico, narrandoci la storia di Clementine, un'adolescente francese alle prese con i classici problemi che quest'età porta con sé. Crescere, diventare donna, entrare nel mondo degli adulti, conoscere l'amore e i suoi primi struggimenti.
Il liceo è l'ambientazione di questo primo stadio di sviluppo di Clem, raccontato in flash-back una quindicina d'anni dopo, da Emma, la ragazza più grande dai capelli blu che ha sconvolto la vita di Clem. Emma legge il diario della giovane protagonista, facendoci capire subito che Clem non c'è più e che la lettura del diario è una sorta di testamento che la ragazza ha lasciato ad Emma, l'amore della sua vita. Siamo subito avvolti, quindi, da una profonda tristezza, accentuata dai colori sbiaditi e cupi con cui è disegnata la narrazione presente e dalle tonalità di grigio che la Maroh ha usato invece per rappresentare il passato. L'unica calda nota di colore è il blu. Blu è la copertina del diario ricevuto in regalo da Clem per i suoi 15 anni. Blu è la maglietta indossata dal ragazzo di quinta con cui Clem inizialmente esce, senza però provare un vero e sincero trasporto. Blu, soprattutto, sono i capelli e gli occhi di Emma, incrociata per caso in un'affollata piazza, teatro di uno scambio di sguardi che cambierà le vite delle protagoniste.
"Ho chiesto a mia madre di lasciare sulla mia scrivania, per te, ciò che ho di più prezioso: i miei diari. Voglio che sia tu a conservarli: contengono tutti i miei ricordi di adolescente colorati di blu. blu inchiostro blu cielo blu Klein blu ciano blu oltremare. Il blu è diventato un colore caldo. Ti amo, Emma, sei l'amore della mia vita."Si dipana così la storia di un sentimento nuovo e dapprima negato da Clem: "Le cose non devono funzionare in questo modo: alle ragazze piacciono i ragazzi", si ripete. Ma l'inconscio le rende la vita difficile parlandole, notte dopo notte, attraverso sogni molto espliciti, dai quali Clem si sveglia sempre con maggiore affanno. Prezioso, a questo punto, si rivela l'aiuto di Valentin, l'amico gay, che le fa capire che un sentimento sincero non deve essere represso perché non può fare del male a nessuno. La introduce nell'ambiente gay della città ed è così che, in un bar, Clem rivede Emma. Da allora l'adolescente non potrà fare a meno di seguire ciò che prova, di manifestare quello che è, trovando però la rabbiosa ostilità degli amici e dei genitori.
Il finale, già preannunciato nel prologo, è straziante ma del tutto realistico. L'autrice è riuscita a raccontare una storia vera e schietta, senza cadute nel melenso o, peggio, nel patetico. Ci ha parlato della nascita e della tragica fine di una storia d'amore che ha dovuto lottare contro una discriminazione devastante. E' andata al di là del tema omosessuale, pur importante e centrale nel racconto. Il libro non va letto, infatti, come una pura denuncia dei pregiudizi che gay e lesbiche subiscono nelle nostre società occidentali. La Maroh avrebbe potuto raccontarci una storia dove Clem è una francese doc ed Emma un'immigrata o dove la prima è di alta estrazione borghese mentre la seconda di basso rango sociale. Non sarebbe cambiato molto perché, comunque, protagonista sarebbe stato un amore che si accende, si spezza e si ravviva in un mondo soffocato dai pregiudizi. Come scrive Clem rivolgendosi ad Emma:
"Ma tu mi hai già salvata amore mio. Mi hai salvata da un mondo costruito su pregiudizi e su una morale assurda. Mi hai aiutata a realizzarmi pienamente."
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| La vita di Adèle |
lunedì 22 ottobre 2012
La mia estate in noir (IV)
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Non c'è niente da fare: è il libraio migliore che abbia mai incontrato. E' quello che ogni estate mi consiglia autori che altrimenti non scoprirei mai. Sono scrittori noir, o per lo meno girano attorno a questa etichetta. Dei perfetti sconosciuti per me, ma non per lui che se li legge tutti. E poi me li suggerisce.L'avvoltoio è un titolo che non rende giustizia all'originale. L'autentico Crooked Letter, Crooked Letter è infatti una parte della filastrocca con cui si insegna ai bambini a scrivere la parola Mississippi:
M, I, crooked letter, crooked letter, I, crooked letter, crooked letter,I, humpback, humpback, IOvvero: M, I, lettera storta, lettera storta, I, lettera storta, lettera storta, gobba, gobba, I.
Chiaro quindi che i tipi della Piemme abbiano dovuto optare per un titolo diverso, anche se forse troppo convenzionale, perdendo così il riferimento a due importanti elementi con i quali l'autore, Tom Franklin, imbastisce la sua storia: il Mississippi e i ragazzini. Lo stato del sud fa infatti da sfondo alla vicenda, con tutti i suoi pregiudizi razziali che ancora sopravvivono nei piccoli centri di una campagna desolata, dove la parola speranza non si riesce più nemmeno a pronunciare. I ragazzini invece sono i due amici protagonisti dei flashback con cui Franklin racconta il passato negli anni settanta di due uomini che oggi conducono due vite parallele, che soltanto si sfiorano.
Larry è un bianco che vive solo e fa il meccanico nel piccolo villaggio di Chabot, ignorato da tutti i compaesani perché pregiudizialmente accusato dell'omicidio di una ragazzina avvenuto venti anni prima. Un mostro, quindi, che non si riuscì a spedire in galera solo per mancanza di prove. Larry, introverso, deriso a scuola, considerato un po' strano anche dal cinico papà, si isolava nel suo mondo fantastico popolato dai personaggi dei libri di Stephen King. L'unico suo amico era Silas, un ragazzino nero, senza papà e con la mamma che faceva i salti mortali per arrivare a fine mese. L'amicizia era vissuta nei boschi, di nascosto dagli sguardi dei grandi che non accettavano che un nero frequentasse un bianco. Nonostante i pregiudizi, però, a Silas la vita girava meglio che a Larry: aitante, sportivo, giovane promessa di baseball, abbandonò il paese per la grande città in cerca di fortuna, mentre Larry finì a rilevare l'officina del padre dopo la sua morte.
Dopo molti anni Silas è tornato in paese, senza aver sfondato nella grande città, e fa il poliziotto in una noiosa routine popolata da contravvenzioni, dove il pericolo maggiore è costituito dallo stanare i serpenti a sonagli dalle cassette delle poste. Silas, come tutti, non rivolge la parola a Larry e lo evita. Fino a quando un omicidio di una ragazza, la figlia dell'unico grande imprenditore locale, non lo spinge ad indagare su un caso che per tutti è già chiuso e il cui verdetto è: Larry è il colpevole.
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| Tom Franklin |
Del romanzo colpiscono soprattutto due elementi. Franklin è abilissimo nel descrivere lo sfondo di intolleranza e di desolazione che innerva la vicenda, facendoci quasi percepire gli odori stantii e vedere come in una fotografia le immagini squallide dei luoghi. D'altra parte riesce a rendere in modo autentico e credibile il processo di consapevolezza che porta Silas a rinnovarsi come uomo e come amico.
Molti critici hanno paragonato il romanzo di Tom Franklin a Il buio oltre la siepe di Harper Lee: in effetti entrambe le opere descrivono con la stessa intensità l'amicizia e l'intolleranza, due estremi fra cui l'uomo oscilla da sempre.
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venerdì 12 ottobre 2012
La mia estate in noir (III)
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Non c'è niente da fare: è il libraio migliore che abbia mai incontrato. E' quello che ogni estate mi consiglia autori che altrimenti non scoprirei mai. Sono scrittori noir, o per lo meno girano attorno a questa etichetta. Dei perfetti sconosciuti per me, ma non per lui che se li legge tutti. E poi me li suggerisce.Lisa Gardner è un'autrice poco nota in Italia, un vero peccato cui Marcos y Marcos ha cercato di rimediare pubblicando un suo libro del 2009, "The Neighbor". Ottima scelta da parte di questa piccola casa editrice che riesce spesso a scovare piccoli gioielli. "La vicina" è uno di questi. Perché? Beh, non tanto per la trama gialla, il caso da risolvere, che comunque è ben congegnato: una giovane insegnante, Sandy, scompare all'improvviso lasciando soli la piccola figlia Ree, il marito freddo e distante Jason e il gatto rosso Mister Smith. E' proprio il comportamento dell'uomo, troppo impassibile, a insospettire il sergente di polizia incaricato di risolvere il mistero, la bella D.D. Warren. Pare che questo sia il terzo libro in cui compare il sergente, che però non è la vera protagonista del romanzo. Rimane in disparte, concedendo la scena ai drammi psicologici delle vittime e dei sospetti. Fra questi non c'è solo il marito ma anche un giovane ed aitante vicino di casa, che ha la grave colpa di aver fatto l'amore a 19 anni con una minorenne consenziente. Questa storia nella storia è la prima stoccata della Gardner alla società, alle istituzioni e ai pregiudizi. Aidan, questo il nome dello sfortunato vicino, è paragonato ai peggiori maniaci sessuali: ha subito in carcere l'onta dell'abuso, ha un lavoro da meccanico che conserva su un precario equilibrio, segue un rigido programma di riabilitazione, vive con la paura di perdere quel poco di normalità che ha conquistato, fugge ogni ragazzina che incontra anche solo per caso, si colpevolizza per i sogni erotici che fa. Tutto questo precario castello psicologico-sociale crolla inesorabilmente alla notizia della scomparsa della sua vicina Sandy. Aidan quindi, indiziato solo perché pregiudicato, è la prima vittima. Ma di vittime ce ne sono altre. Sia Sandy che Jason hanno un passato familiare da incubo. Dei continui flashback raccontati in prima persona da Sandy contribuiscono a far conoscere la sua triste storia e a spiegare così il suo presente Questi toccanti squarci sul passato di Sandy si intrecciano con i pensieri e i sentimenti presenti di Jason, alla disperata ricerca di una spiegazione possibile della scomparsa della moglie. Inconfessati segreti sono alla base della soluzione, il passato dei coniugi (raccontato poco per volta quello di Sandy, svelato alla fine quello di Jason) è la chiave che apre la porta della verità e che rende liberi. L'immagine dell'istituzione famiglia offerta dalla Gardner sembra ad un certo punto essere così nera da lasciare senza speranza chi crede che essa sia un fondamento della nostra società. Il finale per fortuna apre all'ottimismo, ma i dubbi, anche molto forti, permangono nel lettore.
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domenica 5 febbraio 2012
Pinguini di carta...al rogo
Quale è il modo migliore per evitare che un pregiudizio si tramandi nel tempo fra le generazioni? Spezzare il ciclo: spiegare ai bambini come stanno in realtà le cose, senza il velo che le offusca, le distorce e le piega ad una interpretazione di comodo. Crescendo, quei bambini diventeranno degli uomini e delle donne che sapranno giudicare con mente aperta i fatti. E' questo l'obiettivo della casa editrice Lo stampatello, in riferimento ad un ben preciso pregiudizio, così come è ben spiegato sul loro sito web:
Lo stampatello nasce per colmare un vuoto nell'editoria infantile, quello rappresentato dalle famiglie in cui i genitori sono due donne o due uomini che si amano. Sono sempre di più i figli di coppie omosessuali in Italia ed è fondamentale per ogni bambino specchiarsi nei racconti e nei libri illustrati.
Parlami in stampatello è il motto della casa editrice. L'idea è quella di proporre temi anche complessi con un linguaggio semplice, chiaro e diretto, per l'appunto in stampatello.
| Family Day 2007 |
Tanti sono gli aggettivi che accompagnano la parola famiglia, ognuno di noi vi troverà quello che più gli somiglia: tradizionale, allargata, monogenitoriale, adottiva, ricomposta, omogenitoriale. Ciascuno di questi aggettivi non fa che restringere il campo di osservazione su una sola delle innumerevoli varianti, tutte contenute nella parola famiglia, a tutti noi cara perché parola d'amore, parola da cui veniamo e a cui tendiamo, parola che racconta cosa abbiamo preso e cosa lasceremo al mondo, di inestimabile e caro.
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