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mercoledì 16 agosto 2017

Mugiko, il vero James Bond


Mugiko, cinquantanovesima uscita della collana bonelliana Le Storie, ristabilisce le corrette origini di un filone, prima narrativo e poi cinematografico, che è entrato nella cultura di massa occidentale: la spy-story alla James Bond. Come dichiara in quest'intervista Gianfranco Manfredi, l'autore dell'avventura a fumetti da qualche giorno in edicola, Ian Fleming si ispirò per il protagonista di tanti suoi fortunati romanzi a Richard Sorge, una spia tedesca degli anni venti e trenta che prestò servizio per l'Unione Sovietica. Pare che all'epoca gli agenti segreti sovietici fossero i migliori al mondo e che fossero molto abili nell'intrufolarsi in qualsiasi ambiente del nemico capitalista, oltre che dotati di una grande carisma e fascino. Manfredi rende così giustizia alla figura storica dell'avventurosa spia russa, scippata dalla penna di Fleming.

domenica 6 agosto 2017

La sporca guerra di Troia


Che la guerra sia un affare sporco, lo sappiamo. Anche per chi non l'ha vissuta direttamente, il concetto è chiaro. Da Guernica a Niente di nuovo sul fronte occidentale ad Apocalypse Now, pittura, letteratura e cinema hanno mostrato come la guerra sia disumana e disumanizzante. La guerra di Troia, però, almeno per me, aveva conservato sempre un'aurea mitica ed ideale, merito ovviamente della lettura dell'Iliade di Omero, di cui rimangono impresse nella memoria le gesta degli eroi ed avversari Achille ed Ettore, quasi che a combattersi fra loro non fossero state per dieci anni le truppe dei soldati semplici, ma soltanto queste figure semi-divine. A riportarmi alla realtà, infrangendo quest'immagine ideale e falsa che albergava nella mia mente, è stato Il sangue dei mortali, l'albo di luglio della collana a fumetti Le Storie, scritto da Giancarlo Marzano e disegnato da Tommaso Bianchi.

domenica 16 luglio 2017

Lavennder: una Storia Speciale


Lavennder: il titolo è criptico e la copertina di Aldo Di Gennaro rimanda ad una contrapposizione fra la bella e la bestia in una foresta tropicale (smentita poi dalla lettura). Il quarto albo speciale della collana bonelliana Le Storie spicca sugli scaffali dell'edicola e il fatto che l'autore (di soggetto, sceneggiatura, disegni e colorazione) sia quel Giacomo "Keison" Bevilacqua di A Panda piace e de Il suono del mondo a memoria depone nettamente a favore dell'acquisto. Il giovane autore romano tesse una storia che incolla alla pagina. Il fiato è sospeso fino all'ultima tavola e gli occhi sono incantati dagli splendidi colori. La tavolozza di Bevilacqua è ricca di luce, inebria il lettore con dei toni vividi, perfetti per l'ambientazione da isola tropicale sperduta nell'oceano, meta delle vacanze dei due giovani protagonisti, Aaron e Gwen. La Lavennder Tours, nella persona di Piotr, recapita i due fidanzatini in un paradiso, dove il mare e il cielo sono di un azzurro da cartolina e la natura è rigogliosa e lussureggiante.

giovedì 26 gennaio 2017

Manuele Fior copertinista di Mercurio Loi


Questa volta la Sergio Bonelli Editore sta facendo le cose in grande. È notizia di oggi che il copertinista della nuova serie Mercurio Loi, in partenza a maggio, sarà Manuele Fior. Un fuoriclasse per la casa editrice milanese, uno dei più importanti artisti del fumetto italiano capace di imporsi a livello internazionale quando vinse mel 2011 il premio come miglior fumetto al Festival di Angouleme con la sua opera Cinquemila chilometri al secondo. Alessandro Bilotta, creatore del personaggio, sta ancora saltando dalla gioia per un simile regalo: poter vantare Fior come il copertinista della propria serie è un fatto unico. Credo che la Bonelli questa volta non voglia correre rischi. Sta avviando una serie a tempo indeterminato, fatto ormai raro in via Buonarroti, e non vorrà certo ripetere le brutte esperienze delle due precedenti serie, Saguaro di Bruno Enna e Adam Wild di Gianfranco Manfredi, chiuse dopo la pubblicazione rispettivamente di 35 e 26 albi, a causa delle scarse vendite. Devo dire che il marketing a sostegno di quelle due collane fu davvero carente e che, per Saguaro, uno dei motivi di disaffezione del pubblico fu proprio la bassa qualità dei disegni. Una bella copertina non è certo garanzia di una buona storia e di buoni disegni, ma è evidente che rappresenta la vetrina dell'albo, il modo con il quale il fumetto si presenta al pubblico. E avere un disegno di Manuele Fior che ti fa l'occhiolino dagli scaffali dell'edicola significa partire già con un bel vantaggio.
La Bonelli sta dimostrando coraggio perché sfida il mercato con una serie ambientata in un preciso periodo storico del passato, la Roma papalina dei primi dell'Ottocento, ricca di intrighi e cospirazioni, avente come protagonista un erudito e freddo Sherlock Holmes all'italiana. Mercurio Loi ha già esordito nel ventottesmo albo della serie Le Storie, con una suggestiva storia disegnata da Matteo Mosca, raccogliendo molti consensi di critica e di pubblico. Tali consensi hanno convinto i responabili di via Buonarroti a mettere in cantiere la serie. Meritano tutti i miei applausi, perché non ci si può affidare soltanto alle aride stagioni di Orfani.

sabato 15 agosto 2015

L'Avventura cupa e inquietante di Boselli


È un crescente senso di inquietudine lo stato d'animo che mi ha accompagnato nella lettura de L'abisso, trentacinquesimo albo della collana bonelliana Le Storie, in edicola da pochi giorni. Mauro Boselli ha confezionato una storia di pirati cupa e tetra, dove si odono ben pochi echi di Robert Louis Stevenson, anche se l'incipit potrebbe far credere il contrario. Il giovane Michel Davy, naufrago alla deriva, viene salvato dai marinai della Southern Star, e obbligato, senza possibilità di scelta, a diventare uno di loro: un pirata! Il nervoso capitano Moody comanda una ciurma eterogenea, disegnata dall'ottimo Luca Rossi con un tratto preciso e disturbante, che comunica tutta la corruzione morale dei protagonisti. Capisci subito che c'è qualche cosa che non va in quella nave dove sventola la bandiera nera col teschio, e ti rendi conto che il corso degli eventi porterà ineluttabilmente verso la disfatta. Un senso di morte e di violenza aleggia fin da subito e non tarda infatti a manifestarsi fra la sfortunata ciurma. Stevenson ce lo dimentichiamo presto e cominciamo a percepire qualcosa che ci ricorda H. P. Lovecraft. Prima è solo un presentimento, ma poi l'orrore si manifesta chiaramente, insieme alla follia, alla malattia e allo scoppio della violenza verso se stessi e verso l'esterno. L'elemento classico della ricerca del tesoro non è sufficiente per riportare la storia sui binari canonici dell'avventura piratesca. L'abisso nero dentro cui la ciurma specchia il proprio animo guasto porta alla dissoluzione finale. Il giovane Michel assiste stravolto a questa inesorabile discesa agli inferi, ma il geniale epilogo finale rivelerà una sorprendente verità nascosta.

L'estate avventurosa della Bonelli si è tinta di nero con una storia che si candida ad essere una delle migliori della collana in cui viene pubblicata. Dopo Mohawk River, lo speciale a colori edito un mese fa, Mauro Boselli concede un sontuoso bis, grazie anche alla felice collaborazione con le matite di un ispirato Luca Rossi.

domenica 12 luglio 2015

Mohawk River - Avventura sulle orme di Fenimore Cooper e Pratt


Basta il colpo d'occhio della splendida copertina di Aldo Di Gennaro e pensi subito a Wheeling di Hugo Pratt e a L'ultimo dei Mohicani di James Fenimore Cooper. Poi inizi la lettura di Mohawk River e ti trovi immerso completamente nell'Avventura. Le Storie, la collana mensile della Sergio Bonelli Editore che ogni mese ci propone una storia con ambientazione e protagonisti diversi, quest'anno ha davvero fatto centro con lo speciale a colori, scritto da Mauro Boselli e disegnato da Angelo Stano. Personalmente sono sempre stato affascinato dalle vicende storiche avvenute nel Nord America del Settecento, quando ancora il West non esisteva e Inghilterra e Francia si disputavano quegli sconfinati e inesplorati territori, sfruttando a loro vantaggio le alleanze con le tribù di nativi. Manituana, il romanzo del collettivo Wu Ming, è un'altro rimando cui corre la mia fantasia anche se gli avvenimenti raccontati in Mohawk River sono ben precedenti e risalgono al periodo compreso fra il 1755 e il 1760, quando le grandi potenze europee si scontrarono nella Guerra dei Sette Anni, coinvolgendo in questo confronto anche le proprie colonie d'oltreoceano.



Vendetta, amore e guerra sono i classici ingredienti di questa storia coinvolgente che Boselli ha intessuto sapientemente, caratterizzando con grande accuratezza diversi personaggi, sui quali spicca come un gigante Riley Black, l'immortale (?) cacciatore e guerriero bianco, stimato dai nativi che lo chiamano col nome di Corvo Nero. Dietro la trama si percepisce il grande lavoro di documentazione di Boselli che restituisce con precisione fatti realmente accaduti, contribuendo ad illuminare un periodo sempre troppo poco presente, per i miei gusti, nelle opere di fiction. Il curatore di Tex Willer non esita a mostrare i fatti per quelli che sono, nella loro estrema violenza e crudezza: sgorga abbondante il sangue dalle teste prima spaccate dai tomahawk e poi private del loro scalpo. Ma questa era la realtà con cui si son confrontati i protagonisti di questa storia avventurosa ma anche brutale.
Due sono gli elementi che mi son rimasti impressi. Il primo non è nuovo per un lettore di fumetti ambientati nel Nord America di due o tre secoli fa. Ancora una volta la trama si snoda attorno ai calcoli politici dei conquistatori europei (ottimamente rappresentati dalla spia francese Guichet-Bendd Nera) che non esistano a sfruttare a proprio vantaggio l'appoggio delle tribù native, per poi sacrificarle e tradirle quando la loro funzione cessa di essere utile. Questa volta non sono Cheyenne o Lakota o Apache al centro della vicenda ma nomi meno sentiti perché appartenenti a popolazioni travolte prima delle altre dalla marcia di conquista dei bianchi: Abenaki, Mohawk e Delaware. Al di là dei nomi, però, la storia è sempre tragicamente la stessa.


L'altro elemento per cui sono rimasto colpito sono stai i disegni e soprattutto i colori. Angelo Stano si è davvero superato regalandoci scene (esaltanti quelle ambientate nei boschi) e personaggi (i nativi in primis) ricchi di dettagli. La colorazione è davvero magistrale e l'unico rimpianto è di non aver potuto apprezzare le tavole dell'artista pugliese in un formato più grande. Sono molto lontane le tristi colorazioni che la Bonelli ci riservava negli anni passati: l'esperienza di Orfani è servita almeno a qualcosa.
Ma quest'estate vede Mauro Boselli come il vero mattatore della collana Le Storie. Oltre a Mohawk River, infatti, l'autore milanese firma la sceneggiatura de L'abisso, l'albo della serie regolare in uscita ad agosto, dove i disegni di Luca Rossi daranno vita ad una pittoresca ciurma di pirati e alla loro straordinaria caccia al tesoro.

sabato 4 aprile 2015

Coney Island: la prima mini-miniserie targata Bonelli


Inizia sotto i migliori auspici la nuova iniziativa editoriale della Bonelli che sostituisce la collana semestrale dei Romanzi a fumetti. Mi riferisco alle cosiddette mini-miniserie, ovvero a cicli di storie che si svilupperanno su tre o quattro albi mensili. Ogni mini-collana avrà una propria numerazione e si distinguerà da quella successiva per ambientazione, personaggi e periodo storico. Un po' quello che accade con la serie Le Storie, che però si differenzia perché costituisce nel suo insieme un'unica collana e per il fatto che la singola storia copre lo spazio di un solo albo. Nelle mini-miniserie il respiro sarà invece più ampio: si assaporerà il gusto dell'attesa della prossima uscita mensile per scoprire come prosegue la vicenda, sapendo che comunque questa avrà una fine molto vicina nel tempo. Si viene incontro, cioè, ancora una volta a quella categoria di lettori che si scoraggiano di fronte ad una serie di durata indefinita, o perfino davanti ad una miniserie annuale. Per me il format non è un problema: mi basta che una storia funzioni, che la trama sia accattivante, che i personaggi siano solidi e convincenti e che, possibilmente, mi dia anche qualche spunto di riflessione (sì, lo so, non è poco...).
Assolve perfettamente il compito La pupa e lo sbirro, primo episodio su tre di Coney Island, storia scritta da Gianfranco Manfredi e disegnata da Giuseppe Barbati e Bruno Ramella, un trio di artisti con i quali si va sul sicuro, già rodato a lungo sulle pagine dell'indimenticabile Magico Vento. La serie western godette dell'apporto decisivo di validissimi disegnatori, come Ivo Milazzo, Jose OrtizGoran Parlov o Pasquale Frisenda, ma le matite di Barbati e le chine di Ramella costituirono per me il marchio di fabbrica grafico di Magico Vento: quando tuttora penso allo sciamano bianco dei Sioux, lo vedo nell'interpretazione che ne diedero i due.


Rende molto tristi sapere di avere fra le mani l'ultima fatica di Barbati, prematuramente scomparso pochi mesi fa. Ci lascia un'opera nella quale ancora una volta, grazie anche al lavoro di Ramella, la resa grafica dei personaggi e delle scene di insieme, soprattutto quelle più corali, si fondono perfettamente con la storia, ne danno spessore e sostanza. Merito certamente anche del soggetto e della sceneggiatura, ovvero di Gianfranco Manfredi. L'ambientazione, personalmente, non è fra le mie preferite: la New York dei primi Anni Venti e le gangster stories non mi hanno mai particolarmente attratto. Ma qui sono stato colpito fin dalla prima tavola dalla presentazione di uno dei protagonisti, lo sbirro Jack Sloane che, per far cantare i delinquenti, non esita ad usare le maniere forti. La psicologia del detective è tratteggiata con rapidi tocchi e dopo poche tavole abbiamo già capito di che tipo si tratta: brusco, duro ed onesto. Uno che la confusione dello sfolgorante luna park di Coney Island non l'avrebbe nemmeno sfiorata, se a chiederglielo non fosse stata la pupa Brenda Young, una ragazza di provincia, una farfalla attratta dalle luci della Grande Mela, ma finita in un giro più grande di lei.
I destini dei due protagonisti si sono lambiti a lungo nel bar dove lo sbirro si rilassa alla fine del turno e la pupa lavora come cameriera, fino a quando un insperato invito di Brenda porta i due ad immergersi nel caos di Coney Island. Spettacolari le tavole nelle quali  Barbati e Ramella rappresentano la folla che riempie il luna park e le sue attrazioni. Il tema dei gangster e della mafia c'è ed è certo fondamentale, ma Manfredi inserisce altri spunti che rendono la storia molto accattivante. Innanzitutto documenta, attraverso la figura di Brenda, un fenomeno sociale che si stava sviluppando in quegli anni, ovvero la figura di donna emancipata, libera ed indipendente, fatto del tutto nuovo e inimmaginabile fino a pochi anni prima. E poi arricchisce la trama con dei personaggi interessanti, come il mago illusionista Mister Frolic e il motociclista acrobatico Speedy, che introducono nella storia degli elementi legati al paranormale e al mistero, tali che l'attesa del secondo albo, Al Capone ringrazia, è già altissima.
Ciliegina sulla torta: l'evocativo disegno di copertina di Corrado Mastantuono.

martedì 11 marzo 2014

Ma è proprio necessario lo spin-off samurai de Le Storie?


Le Storie è un'interessante serie della casa editrice Bonelli ideata e fortemente voluta dal suo direttore editoriale Mauro Marcheselli. Ha esordito nelle edicole italiane nel mese di ottobre del 2012 e la sua peculiarità è che non esiste un protagonista fisso. No, perché ogni albo è scritto e disegnato da autori diversi che hanno tirato fuori dal cassetto quella storia che custodivano gelosamente e che, magari, non avevano avuto ancora il coraggio o l'opportunità di presentare. Della genesi di questa serie atipica Marcheselli mi parlò durante questa intervista di un anno fa nella quale si analizzò il passato, il presente ma soprattutto il futuro della casa editrice milanese.




Il fatto di non proporre un protagonista costante poteva costituire il punto debole della serie ma io trovo, invece, che la sua forza risieda proprio in questo: ogni mese sai che non c'è il vincolo storico e geografico che ha delimitato l'avventura del mese precedente; ogni mese sai che c'è uno sceneggiatore e un disegnatore che ti stupiscono con la loro creatività unica e irripetibile.
In realtà non è sempre vera questa regola: a distanza di mesi alcuni autori si sono ripetuti ma con soggetti completamente diversi e con risultati sempre di alto livello (penso alle due prove di Paola Barbato, La pazienza del destino disegnata da Giovanni Freghieri e Il Boia di Parigi disegnata da Giampiero Casertano, e a quelle di Alessandro Billotta, Il lato oscuro della luna e Friedrichstrasse disegnate da Matteo Mosca e Nobody disegnata da Pietro Vetrano che rappresentano, per me, l'apice della serie).




Eccezione a questa eccezione alla regola è costituita dalla coppia Andrea Accardi ai disegni e Roberto Recchioni ai testi con le due storie di samurai (La redenzione del samurai e I fiori del massacro) aventi in comune un personaggio. Ho appreso con molto stupore da quest'intervista pubblicata su Fumettologica che i due albi avranno un seguito, non all'interno de Le Storie, ma addirittura in una nuova miniserie Bonelli organizzata (alla Orfani) su dodici albi. Scrivo "con molto stupore" perché le due avventure con i samurai mi hanno profondamente deluso. Non per i disegni di Accardi, che sono stupendi, ma per la pochezza delle storie scritte da Recchioni. Luoghi comuni, cose già viste e già lette, tanta azione, molta forma e poca sostanza. Non è il genere di fumetto che mi piace. Ma non solo di fumetto: di romanzo, di cinema, di serie televisiva.



Un aspetto della vicenda che mi ha fatto drizzare i capelli in testa è stata una frase di Recchioni rilasciata durante l'intervista:
"La mia idea è quella di scrivere una mia interpretazione del tutto libera di Tex. Con le katane."
Ovvero, prendo da Tex soltanto l'aspetto più stereotipato (quello di implacabile e infallibile uccisore di fuorilegge) tralasciando quello più autentico (l'umanità e gli ideali che lo sostanziano e che motivano i suoi gesti violenti) e lo trasferisco nel Giappone feudale, dove, al posto dei funambolici colpi sparati dalle Colt, sostituisco i fendenti delle micidiali katane.
Non vedo, quindi, la necessità di progettare questa nuova miniserie premiando i due albi meno riusciti de Le Storie. Staremo a vedere, comunque.
Non vedo l'ora, invece, di leggere il primo albo di Lukas, la nuova miniserie Bonelli ideata da Michele Medda e da Michele Benevento, che sarà disponibile in edicola fra pochi giorni, il 21 marzo. Fumettologica propone a questo link un'interessante intervista all'autore che svela alcuni retroscena del nuovo personaggio e delle sue storie di creature straordinarie in un mondo ordinario.
Ecco: a uno come Medda, che ha creato Nathan Never (insieme a Vigna e Serra) e Caravan, si affida ad occhi chiusi una nuova serie...


Lukas, disegno di Michele Benevento

lunedì 10 febbraio 2014

Saguaro batte Orfani


Quattro sono le nuove serie/miniserie che la Bonelli ci ha proposto negli ultimi 2 anni. Eccole in ordine di apparizione: Saguaro (da giugno 2012), Le Storie (da ottobre 2012), Dragonero (da giugno 2013) e Orfani (da ottobre 2013). Non me ne son perso nemmeno un albo, manco a dirlo. Ma ora basta! Son quasi urtato, anzi togliamo il quasi, dal battage pubblicitario e dal polverone sollevato attorno alla miniserie di Recchioni/Mammuccari. Il protagonismo e la fama di rockstar fumettistica che Recchioni si è creato (insieme, certamente, al culo che si è fatto girando l'Italia in lungo e in largo per promuovere la sua creatura) hanno giovato molto al buon successo di vendite di Orfani. Oltre al fatto fondamentale che si tratta della prima (mini)serie completamente a colori (e che colori!). Ma per me non è sufficiente. Dopo quattro numeri ho visto solo tanta azione, tanti spari, tanti super-uomini (e super-ragazzini): insomma tanta fuffa e poca sostanza. Dicono che arriverà, la sostanza, la speculazione tipica di un racconto fantascientifico. Troppo tardi, secondo me. L'imprinting alla serie è già stato dato. E non mi ha allettato più di tanto, nonostante il buon credito che le avevo dato. Quindi stop.

Ma c'è una cosa che mi fa incazzare ancora di più. Del grande lavoro di Bruno Enna per Saguaro nessuno, o quasi, ne parla. Eppure, mese dopo mese, l'autore sardo macina storie con trame solide e personaggi credibili. Un ottimo poliziesco ambientato nel Sud Ovest americano nei primi Settanta. Un'ambientazione neo-western con la tematica dei nativi americani sempre sullo sfondo e, alcune volte, in primissimo piano. Una continuity che si fa sempre più interessante attorno al personaggio di Thorn Kitcheyan e alla sua cerchia familiare e tribale, ma che non appesantisce affatto la lettura autonoma delle singole storie, connotate da un forte, e spesso amaro, realismo. Un difetto di Saguaro? I disegni non sempre all'altezza. Okay, io preferisco di gran lunga i generi western e poliziesco alla fantascienza, e ciò ha il suo indubbio peso nel mio giudizio. Ma, al di là di questo, quando vedo un ottimo fumetto poco riconosciuto nel suo valore accanto ad uno decisamente sopravvalutato, mi girano. E anche forte!

domenica 9 giugno 2013

Fantasy e Bonelli: una lacuna finalmente colmata grazie a Dragonero


Gli amanti del genere fantasy possono trovare in questi giorni nelle edicole italiane il primo numero di una nuova serie a fumetti: si tratta di Dragonero, il frutto di un lungo lavoro che i due autori, Luca Enoch e Stefano Vietti, hanno finalmente la soddisfazione di vedere concretizzato. Il progetto, la cui gestazione risale perfino al 1995, si è fatto realtà grazie alla caparbietà degli autori nel proporlo a Sergio Bonelli. Così Enoch si è espresso a proposito in quest'intervista:
"Quando Sergio Bonelli arrivò con la proposta per Gea, Stefano Vietti ed io stavamo proprio lavorando alla presentazione di una serie fantasy da proporre in casa editrice e si trattava appunto di Dragonero. Il progetto venne riposto nel cassetto in attesa di tempi migliori e quando, anni dopo, sempre Vietti ed io proponemmo il format dei Romanzi a fumetti, volemmo che la prima uscita fosse il nostro Dragonero. Nel frattempo, però, avevamo creato un mondo e ci dispiaceva che il tutto si esaurisse in una singola uscita, per quanto corposa. Quando l’editore, dopo l’esperienza con le varie miniserie, tornò a rivolgersi verso le serie canoniche, noi cogliemmo l’attimo e rinnovammo gli assalti alla redazione. Alla fine, forse preso per sfinimento, Sergio ci concesse di realizzare la serie. Serie che mi vedrà solo come sceneggiatore e non come disegnatore, almeno fino a quando dovrò realizzare Lilith; quindi ancora per qualche anno."
Si sa che Sergio Bonelli non è mai stato un amante del genere fantasy ma, si sa pure che i suoi gusti o preferenze non sono mai stato un limite per la sua casa editrice nell'esplorazione di nuovi territori dell'Avventura. Il figlio Davide, che ha ereditato la direzione della casa editrice dopo la morte del padre, lo riconosce nella presentazione in seconda di copertina del nuovo albo. Nonostante il periodo di crisi (fumettistica e non) che stiamo attraversando, la proposta di una nuova serie mensile "a tempo indeterminato" testimonia della creatività e del coraggio che la Sergio Bonelli Editore dimostra anno dopo anno. Dopo Saguaro e Le Storie nel 2012, Dragonero è infatti la terza nuova serie che l'editore milanese propone nelle edicole e, in autunno, sarà la volta della miniserie a colori Orfani del duo Recchioni - Mammucari.
Credo che Dragonero sarà un successo. Gli ingredienti affinché lo sia ci sono tutti.
Il fantasy, come dice lo stesso Davide Bonelli nella presentazione, è un genere non più di nicchia, ma ormai di grande diffusione e di notevoli successi editoriali e cinematografici. La casa editrice lo ha riconosciuto e, schierando Dragonero a fianco degli eroi di casa Bonelli, spalanca le porte a uno dei pochi ambiti dell'Avventura che ancora non annoverava.

Luca Enoch e Stefano Vietti
Gli autori sono una garanzia. Se Vietti si è fatto apprezzare scrivendo ottime storie per Nathan Never, personalmente ho conosciuto Luca Enoch proprio attraverso un suo precedente lavoro fantasy, Morgana, scritto a quattro mani con Mario Alberti. Pavesio pubblicò in Italia i quattro volumi cartonati a colori della saga techno-fantasy nata per il mercato francese con Les Humanoides Associates. Rispetto a quest'esperienza, Enoch così si espresse nella stessa intervista sopra citata:
"Uscire dai confini nazionali e buttare l’occhio oltre lo steccato fa bene a ogni realtà professionale. Fu un momento galvanizzante; per la prima volta ci si accostava alla grande tavola francese, tutta colorata e con il suo gran numero di vignette, che permetteva anche di creare composizioni grafiche sulla doppia pagina, cosa impossibile nel formato bonelliano. È stato, quindi, un momento di crescita e di grande stimolo creativo. Vedere, inoltre, autori e disegnatori di fumetti trattati al pari degli autori della “letteratura alta” è stato immensamente gratificante."
Accanto all'avvincente storia proposta dalla coppia di autori, furono proprio gli scenari affascinanti e l'eccellente colorazione che mi colpirono di quell'avventura editoriale terminata prematuramente.
Enoch è inoltre lo sceneggiatore e il disegnatore di Lilith, la viaggiatrice nel tempo che distorce la Storia con le sue ucronie: una delle proposte più originali e interessanti della Sergio Bonelli Editore.
Non sono un amante del genere fantasy, ma mi sforzo di non chiudermi mai di fronte a nuove proposte quando so che il lavoro che le ha prodotte è serio, e questa è l'ulteriore garanzia che offre la casa editrice milanese. Potrà non piacerti un genere, ma quando acquisti un fumetto uscito dalla redazione di via Buonarroti sai che la sua qualità è assicurata dall'impegno e dalla cura di tutti coloro che hanno lavorato per la sua realizzazione.

Vignetta di Giuseppe Matteoni, tratta dal numero 1 di Dragonero "Il sangue del drago"
E fra questi va assolutamente menzionato Giuseppe Matteoni, il copertinista di Dragonero e l'autore degli splendidi disegni del primo numero intitolato Il sangue del drago. Avevo conosciuto l'autore romano su Volto Nascosto ma non ricordavo che il suo tratto fosse così preciso nei dettagli e, nello stesso tempo, capace di molto dinamismo. Si entra infatti nel vivo dell'azione fin dalle prime tavole con un inseguimento mozzafiato sui tetti della città di Baijadan. I quattro protagonisti del primo albo, Ian Aranill (detto Dragonero), l'orco Gmor, la sorella Myrva e l'elfa Sera sono caratterizzati molto precisamente, anche nelle espressioni dei volti: Gmor, in particolare, riscuote subito la simpatia del lettore. E Matteoni si trova a proprio agio anche nelle scene ambientate nella natura, mai confuse nonostante gli innumerevoli dettagli.
Questo primo numero riesce quindi in un'impresa non scontata: attrae l'attenzione di chi è già un appassionato del genere e, magari, conosce Dragonero avendone letto il romanzo a fumetti nel 2007. Convince, d'altra parte, chi, come me, non ama particolarmente il fantasy e non ha letto l'antefatto della storia, spiegando il retroterra con alcuni necessari flash back che non appesantiscono la trama dell'attuale avventura, anzi la valorizzano.
Infine, a contorno dell'avventura editoriale, c'è un blog, online già da tempo, che funge da diario di viaggio e una pagina facebook con cui entrare in contatto con gli autori.
Buon viaggio quindi a Dragonero.

martedì 13 novembre 2012

Bonelli in bibiloteca

Ieri si è svolto nella Biblioteca Comunale di Monfalcone uno degli incontri del ciclo La cultura del fumetto. Il titolo era Fumetto popolare e fumetterie e i relatori erano due.
Dario Fontana, fondatore della storica (ahimè) ex-fumetteria NonSoloLibri di Trieste, ha svolto un interessante intervento sulla storia, il presente e il futuro delle librerie specializzate in fumetti. Capire dalle sue parole che le fumetterie stanno irrimediabilmente cambiando in qualcosa che lascia sempre più spazio a gadget, giochi e altre diavolerie che il  fumetto appena lo sfiorano, mi ha lasciato un po' con l'amaro in bocca. Soprattutto se penso a quello che era la sua fumetteria...
Al sottoscritto è toccato il compito e il piacere di parlare di fumetto popolare. Data la vastità dell'argomento ho optato per una parte precisa di questo universo, quella che amo di più e conosco meglio: il mondo Bonelli. Nei limiti di tempo (sempre troppo poco) concessi, ho cercato di restituire al pubblico l'importanza che la famiglia ritratta da Ferdinando Tacconi nel disegno qui a fianco ha rappresentato per tante generazioni di italiani. La cavalcata è stata lunga, a partire dalle storie di Gian Luigi Bonelli pubblicate sul L'Audace negli anni Trenta fino alle serie di Saguaro e de Le Storie di oggi, mostrando come l'eroe bonelliano sia evoluto nel tempo e coi tempi, rimanendo comunque sempre fedele a certe caratteristiche che lo rendono riconoscibile fra tutti.
Spero di aver trasmesso il messaggio principale, ovvero, per dirla con le parole di Sergio Bonelli:
"la passione, l’impegno e la fatica che quotidianamente dedichiamo a quei “giornalini” che molti lettori “consumano” con simpatia ma con una superficialità che, in certi casi, umilia un poco la nostra cura talvolta maniacale"
Citando queste parole tratte da una lettera con cui l'autore ed editore rispose ad una mia missiva, ho voluto sottolineare quello che è stato l'intento di una vita: far riconoscere al fumetto la dignità che gli spetta. Ho concluso così il mio intervento, non senza un' po' di emozione, ben celata alle persone presenti (almeno spero..) visto che era la prima volta che parlavo in pubblico di una mia grande passione. Mi auguro di averla comunicata.
Ringrazio Stefano e Michela della Bibiloteca  e Roberto di ARTeFUMETTO per aver organizzato l'incontro.
Lunedì prossimo, 19 novembre alle 18, il prossimo incontro intitolato Editoria e fumetto, con Giovanni Mattioli.

martedì 23 ottobre 2012

La madre di tutte le avventure


“Una nuova collana di storie uniche, originali, avventurose, tutte a fumetti...” 

























Con queste parole Sergio Bonelli presentava nel 1976 la collana Un uomo un'avventura. Sono perfette oggi per introdurre la nuova serie bonelliana Le Storie, che ha esordito brillantemente nelle edicole italiane con l'albo Il boia di Parigi, scritto da Paola Barbato e disegnato da Giampiero Casertano.
La Rivoluzione Francese passerà il testimone al Giappone del periodo Edo e poi all'India coloniale di metà Ottocento: sono questi i primi tre contesti storici che fanno da sfondo alle avventure di personaggi ogni mese diversi. E' la stessa formula che contraddistinse Un uomo un'avventura.

Le Storie sono figlie di quella lontana esperienza editoriale, affascinante e coraggiosa per quei tempi, fortemente voluta da Sergio Bonelli.
Sul rapporto che lega le due collane e sulle conseguenze positive che Un uomo un'avventura ha avuto per tutto il fumetto bonelliano (e non), ho scritto un articolo che potete leggere qui, su Fucine Mute.

Sempre su Fucine Mute, segnalo questa recensione di Annamaria Martinolli che analizza la figura di Charles-Henri Sanson, il boia di Parigi, nell'umano ritratto che Paola Barbato ha restituito ai lettori.

mercoledì 17 ottobre 2012

Storie d'Avventura

Ottimo esordio per il primo numero de Le Storie, la nuova collana mensile della Sergio Bonelli Editore. Il progetto del direttore editoriale Mauro Marcheselli si è finalmente tramutato in realtà con la prima uscita, intitolata Il boia di Parigi. Paola Barbato ha scritto e sceneggiato una storia molto convincente, che vede come protagonista Charles-Henri Sanson, il boia del Re che diventa boia del Popolo. Uno sguardo molto personale su alcuni aspetti della Rivoluzione, del tutto inedito per chi è abituato al tradizionale racconto che si fa sui libri di questo fondamentale evento storico. L'uomo Sanson, i suoi pensieri, il suo animo, sono descritti con estrema sensibilità e i magistrali disegni di Giampiero Casertano, con dei chiaro-scuri affascinanti, sottolineano e accentuano il pathos della vicenda.
Sono proprio i disegni che fanno insorgere nel lettore il rimpianto di non poterli ammirare in un formato più grande, magari quello in cui erano state pubblicate circa 35 anni fa le storie d'avventura cui questa nuova collana si richiama: Un uomo un'avventura. Nello stesso editoriale presente in seconda di copertina de Il boia di Parigi, si fa riferimento al "sottile ma robusto" filo rosso che collega Le Storie a quella che è stata una delle più importanti iniziative editoriali che Sergio Bonelli realizzò.
L'Avventura è protagonista attraverso la vicenda di un uomo inserita in un ben preciso contesto storico, con la sceneggiatura di capaci e valenti scrittori e i disegni di maestri del calibro di Pratt, Battaglia, Micheluzzi, Toppi, Buzzelli, Milazzo, Manara, CrepaxTacconi, Bonvi e molti altri. Trenta pezzi in tutto, confezionati in albi cartonati grandi, alla francese, a colori e con carta patinata, distribuiti nelle edicole. Questa eccezionale collezione di "graphic novel" ante litteram (che fa impallidire per la cura e la qualità molte attuali "graphic novel" da libreria) è l'antenata della nuova serie bonelliana ora in edicola: gli ingredienti sono gli stessi, cambia solo (?!?!) il formato, ma è giusto e ovvio che sia così. Il motivo infatti della chiusura di Un uomo un'avventura fu proprio economico: gli albi costavano troppo all'editore in rapporto alle entrate.

Sergio Bonelli ha ricordato con queste parole quell'esperienza:
"La collana è stata una concessione, un regalo che mi son fatto perché mi piaceva l'idea di un'iniziativa pensata insieme a certi disegnatori che mi piacevano. Tanto è vero che ho lasciato anche una certa libertà nella gabbia della tavola. Chissà, magari Toppi quella libertà se la sarebbe concessa lo stesso, ma comunque non avevo preteso quel rigore che di solito mi caratterizza. In questo caso volevo gratificare il sottoscritto e quella generazione di grandissimi disegnatori attraverso la nostra comune passione per l'Avventura."
E il regalo, Sergio Bonelli, lo ha fatto a tutti i lettori.
Ma ritornerò ancora su Un uomo un'avventura, per sottolinearne l'importanza, non del tutto capita secondo me, che ha rappresentato per la casa editrice milanese e per il fumetto italiano in generale.

Tornando a Il boia di Parigi, c'è un aspetto della storia che mi preme evidenziare. Alcuni lettori sui forum in rete hanno rimarcato come non si aspettassero di leggere una rappresentazione della Rivoluzione Francese così reazionaria. Mi pare un giudizio esagerato: Robespierre e Saint Just sono ritratti, in effetti, come cinici e spietati nei confronti dei nobili che salgono patibolo; il popolo esulta alla vista del sangue colante dalla testa mozzata. Ma questo cosa significa? Non lo sappiamo dai libri di storia che la Rivoluzione si trasformò, ad un certo punto, nel Terrore? E non è noto che la folla sfoga i peggiori istinti quando ha di fronte a sé il singolo che, un tempo forte e prepotente, ora si mostra debole e vulnerabile? Sanson fa il boia e queste sono le persone con cui si è confrontato. La Barbato lo rappresenta in modo credibile, plausibile ed onesto. Non ci sono in ballo le sorti della Rivoluzione in questa storia, ma unicamente la vicenda umana della persona.
Ritroveremo fra un mese una nuova copertina di Aldo Di Gennaro a impreziosire il secondo albo, firmato dalla coppia Recchioni - Accardi, che ci porterà nel Giappone dei samurai.

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