giovedì 29 settembre 2011

Guido Nolitta dietro le sue storie

Ieri sera ho pensato che il modo migliore per ricordare Sergio Bonelli fosse leggere una storia di Mister No scritta da Guido Nolitta. Così ho attinto alla cospicua serie di arretrati che ho appena acquistato scegliendo un po' a caso fra quelli che non avevo mai letto.
La mano è caduta su "Il dio giaguaro" e "L'artiglio insanguinato". Al di là della trama a sfondo giallo che verte sulla ricerca della vera identità che si nasconde dietro le sembianze del sanguinario dio giaguaro, mi hanno colpito due aspetti. Il primo è il sospetto che Nolitta abbia ideato il mistero del dio giaguaro solo per ambientarlo nello straordinario sito archeologico di San Agustin in Colombia. E' in questo affascinante scenario, ricco di architetture e strutture megalitiche di origine precolombiana, magistralmente reso dai disegni di Franco Bignotti, che lo spirito (o forse l'uomo) dio giaguaro si aggira seminando la morte. Vedere l'entusiasta professor Bishop, che Mister No ha trasportato col suo piper a San Agustin, muoversi fra un megalite e l'altro, rapito dalla loro bellezza, mi ha fatto pensare alle emozioni provate dallo stesso Sergio Bonelli che, magari, in uno dei suoi tanti viaggi in Sud America, visitò proprio questo luogo affascinante.
Il secondo aspetto a colpirmi è stato la pietà che Mister No prova alla fine per la bella americana Blanche che, in combutta col marito, aveva architettato il piano sanguinario. Blanche è stata spietata e, smascherata da Mister No, cerca di lusingarlo con delle moine e con la prospettiva di arricchirsi insieme grazie all'oro scoperto in quella zona. Ma il nostro la rifiuta ricordandole di essersi liberato dalla schiavitù del denaro e additandola come l'esempio del bianco sfruttatore dei poveri campesinos locali. La donna, di fronte alla terribile prospettiva di marcire in prigione, riesce ad approfittanre della distrazione del pilota per assumere un letale veleno. Mister No, disperato per quel gesto, le chiede scusa di essere stato così duro e, stringendola a sé, grida affranto il suo nome mentre la donna muore fra le sue braccia. Anche questo piccolo dettaglio è un segno della profonda umanità di Sergio Bonelli.

lunedì 26 settembre 2011

Tre grazie a Sergio Bonelli


"Chissà, un giorno magari, avremo occasione di stringerci la mano."
Ma purtroppo, così non è stato. Non sono riuscito a stringere la mano di Sergio Bonelli come lui stesso si era augurato nella lettera che mi aveva inviato, rispondendo con simpatia e garbo ad una mia missiva a lui indirizzata.
Dopo molto tempo, all'inizio di quest'anno mi ero convinto a scrivergli, e l'avevo fatto con grande emozione. Era stata una lettera di sinceri ringraziamenti per tutto quello che lui aveva fatto per me, oltre che per milioni di altri lettori.
Erano tre i motivi per cui gli dicevo grazie, e che rinnovo adesso.
Grazie per la serietà, l'onestà e il rispetto per il lettore che emergono da ogni albo uscito dalla sua casa editrice, che mi piaccia o meno.
Grazie perché i suoi "giornalini" hanno costituito la colonna “grafico-letterario-avventurosa” della mia vita. Sono stati sempre con me, ovunque sia andato, in ogni scuola, università, lavoro, donna, viaggio, esperienza con cui ho attraversato la mia esistenza. Ed è stata sempre una lettura interessante, piacevole, spesso emozionante.
Grazie perché i suoi albi sono stati la chiave con cui ho aperto le porte del fumetto, con cui ho scoperto il mondo dei comics.
Oggi è un giorno di profonda tristezza per me.

domenica 25 settembre 2011

Il lato B di Mister No

Questo post sarebbe dovuto essere un omaggio alla figura di Guido Nolitta, ovvero al creatore di Zagor e Mister No. Questo perché uno dei regali che mi son fatto per il mio quarantesimo compleanno riguarda proprio Sergio Bonelli, ovvero colui che realmente si cela dietro lo pseudonimo di Guido Nolitta. Complice la chiusura di NonSoloLibri, la fumetteria di Trieste che ho frequentato con affetto per anni, ho avuto l'occasione di acquistare ad un prezzo molto conveniente un sacco di arretrati di Mister No, Zagor e Tex che mi mancavano. Si tratta di albi per lo più molto vecchi dei quali, appunto, il soggettista e sceneggiatore spesso è Guido Nolitta. Così ho cominciato a sceglierne alcuni per proporne le copertine in un post. Cominciando da albi di Mister No che vanno dal 1975 al 1982 mi son accorto però che, accanto alle splendide copertine di Gallieno Ferri, anche il retro, il lato B appunto o, per meglio dire, la quarta di copertina mostrava immagini e informazioni interessanti.
Partendo dal lancio, nell'aprile del 1982, del "nuovo grande fumetto della Daim Press" ideato da Alfredo Castelli che, alcuni anni dopo, divenne il mio primo grande amore fumettistico: Martin Mystere.






















L'attuale arzillo ottantenne che risponde al nome di Gallieno Ferri, tuttora copertinista (nonché autore dell'albo a colori dei 50 anni) di Zagor, già 35 anni fa sapeva creare delle copertine davvero evocative. Come altro definire le quattro qui di seguito che, sorpresa!!, hanno come lato B la presentazione del fumetto che rivoluzionò nel 1977 il mondo delle nuvole parlanti in italiano: "dalle freddi nevi del Montana giunge fino a noi con le sue avventure...Ken Parker", la creatura di Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo.







Come ha raccontato lo stesso Sergio Bonelli nelle rubriche dei primi numeri di Tex Speciale a colori in corso di pubblicazione dal quotidiano La Repubblica, non tutte le serie proposte in quegli anni conobbero la stessa fortuna di Chemako o del BVZM. Fu questo infatti il triste destino di Judas, il western cinico e amaro dei fratelli Ennio e Vladimiro Missaglia che chiuse dopo 16 numeri.

 
























Fortuna postuma conobbe invece la coraggiosa iniziativa editoriale con la quale Sergio Bonelli portò in edicola una collana di volumi a colori in carta patinata, cartonati e dal formato francese: Un uomo un'avventura. Grandi autori e disegnatori (Pratt, Bonvi, D'Antonio, Micheluzzi, Crepax, Berardi e Milazzo, e molti altri) si alternarono, numero dopo numero, per soddisfare un desiderio, antieconomico ma di alto valore artistico, di Bonelli stesso. Le vendite di allora non furono alte, ma oggi la collana è ricercatissima. A Sergio Bonelli va dato il merito di aver tentato una diffusione capillare attraverso le edicole di un prodotto editoriale che oggi (tempo di snobistiche graphic novel) non si riterrebbe degno di essere distribuito con quella modalità.



























































































































































Nell'ultimo lato B che propongo vediamo tre eroi di carta della Bonelli sommersi dalle lettere che arrivarono in casa editrice, in risposta al referendum conoscitivo ed esplorativo che la Bonelli lanciò nel 1981 per sondare i gusti dei propri lettori. Le domande comparvero in quarta di copertina degli albi di Tex, Zagor e Mister No ed erano le stesse per tutti e 3 i personaggi. Chi rispose ai quesiti, ricevette in regalo un portachiavi del personaggio cui si riferiva il questionario. Le domande di Tex erano le seguenti:
1) Cita i titoli di almeno tre albi di Tex che ti sono particolarmente piaciuti negli ultimi cinque anni
2) Cita i titoli di almeno tre albi di Tex che ti hanno deluso negli ultimi cinque anni
3) Fra i personaggi che appaiono nelle storie di Tex, amici o nemici che siano, quali vorresti vedere spesso?
4) Oltre che di Tex noi siamo gli editori di Zagor, Mister no, Piccolo Ranger, Comandante Mark e Ken Parker. Con l'esclusione di Tex, quali di questi eroi preferisci. Quale non ti interessa? E perchè?
5) Nel caso volessimo iniziare una nuova serie di avventure a fumetti, tu preferiresti il western la fantascienza o il genere poliziesco? O altro?
6) Se in uno dei prossimi albi, oltre al consueto numero di pagine, trovassi delle pagine in più dedicate alla pubblicità saresti ugualmente soddisfatto?
Anche da queste risposte la casa editrice milanese trasse delle conclusioni che portarono alla nascita delle nuove serie degli anni 80: Martin Mystere e Dylan Dog su tutte.


domenica 18 settembre 2011

A piedi scalzi



I piedi scalzi come metafora della diversità e del dolore. Un ragazzo ebreo nella Trieste degli anni '30 che scopre l'amore. Le leggi razziali che si abbattono sulla vita degli ebrei. I viaggi della speranza verso la terra promessa in fuga dall'odio e dalla discriminazione. Una città che è stata La porta di Sion.
Dopo averne a lungo parlato in quest'intervista, Walter Chendi ritorna sul suo racconto a fumetti, in questo video trasmesso recentemente da Rai 2. L'autore triestino descrive i temi e i luoghi della storia di Jacob, mentre sullo sfondo passano le immagini della Trieste di allora e di oggi, del ghetto che fu e di quello che è rimasto, del cimitero ebraico e della sinagoga, della Stazione Marittima da cui partivano i piroscafi per la Palestina e di Piazza Unità, colma di gente, durante la dichiarazione delle leggi razziali da parte di Mussolini.
All'interno della cornice tragica della Storia di quel periodo, viene ritratta una storia personale, con i turbamenti le e passioni di un ragazzo che scopre l'amore.
L'ultima tavola del fumetto è muta: Jacob bacia la ragazza ebrea a bordo della nave, pronta a salpare.
"La nave era immobile. Ma il viaggio aveva avuto inizio." 

venerdì 16 settembre 2011

Uno scherzo perfettamente riuscito, pure troppo...

È proprio vero che, se si vuole credere fortemente ad una cosa, allora si ignora ogni elemento concreto che la smentisce: la cieca volontà è più forte della razionalità. E questo può portare anche a gravi conseguenze in determinati contesti... Il mio caso, per fortuna, è molto più lieve e simpatico. E denota, ancora una volta, come io abbocchi agli scherzi facilmente, oserei dire, come un pollo...
Il caso risale a pochi giorni fa e l’avevo riportato su un post, opportunamente cancellato per la vergogna. Riguarda una busta gialla di formato A4 a me indirizzata e ricevuta in ufficio. Il contenuto era un disegno ritraente Ken Parker che io ho attribuito a Ivo Milazzo, realizzato in realtà da un mio amico. Gli indizi per capire che si trattava di uno scherzo c’erano tutti, ma io non li ho voluti vedere.... L’ho capito solo quando l’Ivo Milazzo vero mi ha scritto via email, rispondendo ad una mia di ringraziamenti, che lui non ne sapeva nulla... così ho fatto anche una bella figura col Maestro...
Comunque, come ho detto, gli indizi oggettivi che avrebbero potuto farmi nascere dei dubbi, c’erano tutti. Innanzitutto, come aveva scovato Ivo Milazzo il nome dell’azienda in cui sono impiegato? Ho verificato che, cercando in Internet il mio nome e associandolo a Trieste (grazie all’intervista che mi ha concesso qualche mese, il Maestro conosceva queste informazioni), si trova in effetti traccia di dove lavoro: linkedin parla chiaro....
Il secondo era l’indirizzo del mittente: Ivo Milazzo, via dell’Omicidio a Washington 5, San Canzian di Chiavari. Io ho pensato che l’avesse scritto con ironia, anche se “Omicidio a Washington” è il numero 4, e non il 5, della prima serie: il Maestro non si sarebbe sbagliato... E poi, San Canzian di Chiavari non esiste.... Esiste Chiavari, dove abita Milazzo, e San Canzian d’Isonzo, un paese in provincia di Gorizia, vicino a Trieste. Ho pensato che il Maestro si fosse divertito a creare una cittadina immaginaria prendendo il nome di un paese a me vicino e il suo... Ingenuo vero? Sì....
E, infine e soprattutto, il disegno....Non mi aveva convinto, a dir la verità, ma siccome il biglietto recitava che si trattava di un rapido schizzo, l’ho preso per buono.... Ancor di più ingenuo.... Quando Milazzo mi ha fatto notare la mano poco milazziana dell’autore dello scherzo mi son sentito un po’ un imbecille. Ma non così imbecille come quando ho ripreso in mano la busta e mi son accorto che il francobollo di posta prioritaria portava il nome dell’ufficio postale di San Canzian d’Isonzo. Ok, era proprio uno scherzo, e ho capito anche chi era stato....Luca Lorenzon, un amico fumettofilo che, nonostante la magra figura che mi ha fatto fare, ringrazio per il pensiero e per aver architettato il diabolico scherzo. Devo dire, fra l’altro, che il suo Ken mi piace proprio....

Questo disegno NON è di Ivo Milazzo, ma di Luca Lorenzon!!!!

sabato 10 settembre 2011

Gli indignados de noantri

Il veterinario che cura le mie micie è di origine israeliana: è molto competente nel suo mestiere e, fatto che non guasta, è anche dotato di una qualità che scarseggia oggigiorno, la schiettezza. Negli ultmi giorni, parlando del più e del meno, mi ha fatto notare come gli italiani sopportino sempre tutto, non si ribellino mai. Abbiamo convenuto che è un fatto culturale, e che una delle possibili cause è data dai secoli e secoli di sottomissione a potenze straniere. Ma, al di là di questo, mi ha fatto notare come invece il popolo israeliano sia molto più critico nei confronti de potere politico e come, soprattutto, la critica si traduca in azione.
Il riferimento è agli indignados, ovvero al movimento spontaneo di popolo che ha portato in piazza il 3 settembre scorso ben 400.000 israeliani in tutto il paese (300.000 nella sola Tel Aviv) per chiedere al governo Netanyahu maggiore giustizia sociale e per protestare contro il caro vita. Era la sesta volta, nel corso di questa estate, che la gente scendeva in piazza. Da tener presente che dietro agli indignados non c'è nessun sindacato e che la popolazione dello Stato di Israele ammonta complessivamente a poco più di 7.500.000 persone.

Indignados a Tel Aviv

E gli indignados de noantri? Il governo e il parlamento italiani stanno varando una manovra iniqua i cui costi ricadranno soprattutto sui lavoratori dipendenti e i pensionati, e l'unica manifestazione di protesta è stata lo sciopero generale indetto dalla Cgil il 6 settembre scorso. Quante persone si sono mosse? Alcune centinaia di migliaia, forse, su un totale di quasi 60 milioni di italiani. E questo sarebbe il risultato del moto di indignazione che serpeggia nel Belpaese? Uno sciopero dalla modesta riuscita, i cui partecipanti sono dati soprattutto dagli iscritti al sindacato della Cgil? Il risultato è stata una manifestazione che ormai ha assunto la forma di una vecchia routine consolidata: il governo di Berlusconi annuncia e realizza politiche che attaccano le fascie sociali più deboli, i giornali di centro-sinistra lo criticano, il PD balbetta, l'IDV fa la voce inutilmente grossa, Cisl e Uil non fanno nulla e la Cgil indice uno sciopero generale che non ha nessun effetto. Le cause? La nostra scarsa capacità di indignarsi spontaneamente, senza che ce lo indichi qualcuno, e la conseguente difficoltà nel tradurla in azione. In questa materia, dovremmo imparare dal popolo israeliano.

La vignetta in alto è di Jeff Danziger, un cartoonist americano

martedì 6 settembre 2011

Sta arrivando Shanghai Devil

Questa è la suggestiva copertina disegnata da Corrado Mastantuono per il primo numero di Shanghai Devil, in edicola il prossimo 8 ottobre. La nuova mini-serie di Gianfranco Manfredi viene presentata da Sergio Bonelli nel suo Giornale online.
Ritroveremo finalmente Ugo Pastore, uno dei protagonisti di Volto Nascosto, in uno scenario completamente diverso da Roma e l'Africa coloniale italiana di fine Ottocento: la Cina della Rivolta dei Boxer.
La scelta di un contesto storico così poco approfondito da noi occidentali, come teatro delle nuove avventure di Ugo Pastore, è spiegata dallo stesso Manfredi nelle parole che seguono, tratte dall'intervista che mi rilasciò qualche mese fa.


Mi piace studiare, mi è sempre piaciuto. Facevo il ricercatore da giovane e continuo a farlo per conto mio. ... Non mi diverte raccontare cose che già so. Amo raccontare cose che non so, naturalmente andandomi a documentare prima e in corso d’opera....
Disegni di Massimo Rotundo
Anche questo è stato un tema che ho scelto proprio perché non ne sapevo niente. E mi sembrava assurdo non sapere niente del rapporto tra Cina e resto del mondo, in un’epoca come le nostra, segnata da questo rapporto. Studiando quel periodo della storia cinese ho scoperto ad esempio che certe cose che avevo letto da giovane su Mao e sul suo pensiero, erano colossali fesserie, perché non capivano le radici di quel pensiero nella storia cinese. Ho anche scoperto che i film di kung fu avevano un significato politico che noi non riuscivamo nemmeno a sospettare. Non erano soltanto film di cazzotti. I boxer si chiamavano così perché il loro simbolo era il pugno chiuso e i guerrieri scelti venivano dalle scuole di arti marziali. Rivendicare le tradizioni del kung fu e del combattimento a mani nude, è sempre stata per i cinesi una rivendicazione legata alla lotta per l’indipendenza. E non è stato un caso se questi film, in Cina, sono nati a Hong Kong, che è sempre stata fiera della sua indipendenza, ma che in quegli anni, anche se più orientata all’Occidente che alla Cina maoista, rivendicava con questi film la sua piena appartenenza alla cultura cinese e in particolare a una Cina ribelle tanto nei confronti dell’Impero centralizzato a Pechino, quanto dell’invasività occidentale. Così alla fine le stesse cose che avevo visto e conosciuto ho potuto riconsiderarle sotto una luce diversa.
Disegni di Massimo Rotundo
Aspettiamoci anche dei disegni che sottolineino il taglio epico delle avventure, così come è avvenuto per Volto Nascosto:

In Volto Nascosto e anche nel prossimo Shanghai Devil, paesaggio e ambienti sono protagonisti tanto quanto i personaggi. Non è una mia mania. È il racconto epico a prescrivere questo. Come si fa a raccontare Lawrence d’Arabia se si stringe sempre sui primi piani? Guardate i film cinesi di John Woo, per dirne uno. Cosa diventerebbero togliendo le sontuose scenografie, i paesaggi, le scene di massa, i costumi, stringendo tutto sui primi piani?

domenica 4 settembre 2011

Il Martin Mystere di Franco Devescovi, un tremendo perfezionista

Franco Devescovi
"Non sono mai stato un patito del fumetto, credo che se io avessi fatto l'ingegnere (magari l'avessi fatto....) o l'avvocato oppure lo spazzino, qualsiasi lavoro avessi fatto, per mia natura avrei cercato di dare il meglio, l'avrei fatto al massimo delle mie possibilità. Per cui io, nel fumetto, sono un perfezionista tremendo."

Questo è solo un breve stralcio dell'intervista che Franco Devescovi mi ha rilasciato giovedì scorso e che verrà pubblicata prossimamente su Fucine Mute. Il disegnatore più che ventennale di Martin Mystere (ma non solo) mi ha accolto a casa sua a Trieste con la cortesia e affabilità che lo contraddistinguono, raccontandomi diversi aneddoti della sua carriera di fumettista. Abbiamo parlato della sua passione per il disegno nutrita fin da bambino, del suo incontro casuale col mondo del fumetto, e di come, al contrario di ogni previsione giovanile, le nuvole parlanti siano diventate il suo mestiere, condotto, come dichiara lo stesso Devescovi nelle righe sopra riportate, con estremo impegno e cura per ogni dettaglio.
Cura e impegno che si possono ammirare nelle tavole di Martin Mystere che vedete qui sotto: un regalo che mi son concesso per i miei 40 anni.
La prima appartiene all'albo numero 129 scritto da Carlo Recagno, intitolato "Aria di Baker Street". Fu pubblicata nel dicembre del 1992 e la ricordo ancor oggi come una delle più belle storie di Martin, ambientata in una Londra ritratta magistralmente da Devescovi, e riguardante un inedito manoscritto di un'avventura di Sherlock Holmes.


La seconda, molto dinamica, si riferisce alla storia scritta da Stefano Vietti e pubblicata nell'agosto del 2010 col titolo "Il carcere degli esseri impossibili".


Fra le decine e decine di tavole che ho potuto ammirare, son stato preso da un totale imbarazzo nella scelta. Poi ho optato per queste due, perché sono molto distanti temporalmente e quindi si può osservare l'evoluzione dello stile di Devescovi nel rappresentare il Detective dell'Impossibile: più "alessandriniano" il Martin di Londra, più personale quello che lotta con Java contro il mostro. A me piacciono entrambi, e a voi?
Con tutto il rispetto e la stima per il lavoro di Giancarlo Alessandrini, penso che ormai Franco Devescovi, dopo 20 anni di onorato servizio, possa benissimo disegnare anche le copertine degli albi di Martin Mystere. Se lo merita. Quasi quasi scrivo una lettera a Sergio Bonelli....
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