martedì 29 ottobre 2013

Ken Parker ha sessant'anni


"È una scelta coerente con la mia produzione. Ken è il mio alter ego, ha sempre avuto la mia età. Attraverso di lui guardavo me stesso, con i miei limiti, le mie utopie. Era una cassa di risonanza di quello che facevo o avrei voluto fare. Non aveva senso riprenderlo quarantenne."
Breve estratto dell'intervista ricca di informazioni sulle nuove storie di Ken Parker, rilasciata da Giancarlo Berardi al quotidiano Il secolo XIX e apparsa nell'edizione odierna. La trovate a questo link.

lunedì 28 ottobre 2013

Boselli e Frisenda: Tex che più classico non si può

 

La sensazione che ho provato dopo aver letto l'ultima pagina dell'albo Trappola a San Antonio è stata quella di avere tra le mani una solida, classica avventura di Tex. Insieme al numero precedente (il 635 della collana regolare), intitolato Il segreto del giudice Bean, la storia scritta da Mauro Boselli e disegnata da Pasquale Frisenda può vantare molti pregi.
Tanta azione e rocamboleschi colpi di scena, piombo a volontà e agguati nella migliore tradizione del western. Ma sarebbero poca cosa, puro manierismo, senza dei buoni personaggi, credibili e ben caratterizzati. La schiera dei cattivi è ben nutrita e differenziata: c'è l'avido e astuto Moon, protagonista in negativo dalla prima all'ultima pagina, c'è il vendicativo Shad fatto fuori dal cinico Pablo Morientes, capo di una banda di desperados, c'è la spia Gaban, melliflua e infida, c'è Joshua, abile nei travestimenti ma pericoloso anche con la pistola. Dall'altra parte della barricata, Tex Willer e Kit Carson ce la mettono tutta per tirare fuori dai guai il loro vecchio amico, il giudice Roy Bean, attorno alla cui figura ruota tutta la trama della storia. Boselli dà il meglio nella rappresentazione di questo personaggio storico entrato nella leggenda del west come la legge a ovest del Pecos.

Il giudice Bean, Danny e Sam disegnati da Sergio Tarquinio

Il bizzarro giudice era già stato protagonista di una vecchia storia di Tex del 1970, sceneggiata da Gian Luigi Bonelli e apparsa fra i numeri 117 e 120 della collana regolare, nella quale un grave malinteso lo aveva portato ad accusare Carson di furto di cavalli condannandolo alla pena, poi sventata da Tex, dell'impiccagione. Ma ancor prima del padre, Sergio Bonelli nei panni di Guido Nolitta, aveva creato nel 1959 una miniserie di cinque episodi intitolata Il giudice Bean su disegni di Sergio Tarquinio. Gli albi, pubblicati nella Collana Cow Boy nel 1963, si caratterizzano per sottili spunti umoristici che scaturiscono dai battibecchi fra l'ex sudista Roy Bean e il nordista brontolone Sam. Quest'ultimo e il nipote Danny sono i protagonisti delle parti più avventurose delle sceneggiature mentre il giudice, che si batte sempre per il rispetto della legge, risolve con sentenze sagge e imparziali intricate situazioni giuridiche.


La scelta di Boselli di riportare in scena un personaggio già affrontato da così illustri sceneggiatori si sarebbe potuta rivelare un boomerang. Invece lo scrittore milanese ci presenta un giudice Bean diverso da quelli del Bonelli padre e figlio, interessante e convincente. Sì perché, se da un lato c'è il forte e spavaldo uomo di frontiera della cittadina texana di Langtry che, asserragliato con un pugno di aiutanti nel suo saloon divenuto tribunale, non teme l'arrivo della folta banda di pericolosi desperados, dall'altro il vecchio giudice mostra i suoi sentimenti più intimi nell'amore per l'attrice inglese Lily Langtry. Pur di salvare la sua inarrivabile icona, prima si reca a San Antonio attirato da una falsa minaccia di rapimento dell'attrice durante la sua tournée teatrale. Poi, una volta caduto nella trappola, si fa torturare senza svelare ai suoi carcerieri il segreto su cui si è sviluppata tutta la trama, ovvero il nascondiglio del bottino di una vecchia rapina del quale Bean si era impossessato dopo averne impiccato il responsabile. Si decide a parlare solo quando la minaccia del rapimento dell'attrice diventa concreta. Boselli gioca molto, fin dall'inizio, anche con l'ambiguità di questo aspetto poco edificante per un giudice (l'essersi appropriato della refurtiva di una rapina), ma lo risolve brillantemente con il colpo di scena finale.


L'aspetto romantico si intreccia bene in una storia così violenta e ricca di tradimenti, morti ammazzati e sparatorie. Il finale è rocambolesco e la tensione, portata alle stelle con le tavole di pagina 110 e 111 in cui scopriamo finalmente il volto dell'attrice, si scioglie nella tavola successiva con un colpo da maestro di sceneggiatura.
Ma una storia a fumetti di Tex, per quanto ben congegnata nella trama e ricca di ottimi personaggi, non si potrebbe definire un classico se anche i disegni non fossero all'altezza. La sensazione che ho provato soffermandomi sulla parte grafica di quest'avventura è quella di essere di fronte ad un Tex tipico, esemplare; in altre parole, è come se avessi letto decine di altre storie di Aquila della Notte disegnate da Frisenda. Eppure l'autore milanese è un esordiente assoluto sulla collana regolare di Tex! D'altra parte, però, può vantare nel suo curriculum la firma di un Texone, e scusate se è poco! Si tratta di Patagonia, albo speciale scritto da Boselli stesso e molto apprezzato dal pubblico e dalla critica (di cui i protagonisti parlano rispettivamente in due interviste qui e qui). Evidentemente questa importante esperienza unita al suo indubitabile talento e alle sue precedenti prove nel fumetto western di Ken Parker e Magico Vento hanno fatto sì che il suo Tex appaia come un classico. Infatti quando il ranger compare in una vignetta, è su di lui che va l'attenzione del lettore: Tex è sempre nel focus con tutta la sua fisicità e con i profili del volto delineati precisamente. Tex comunica col proprio corpo, con i movimenti veloci e agili e con l'espressività del volto. In realtà tutti i personaggi sono disegnati con cura e in modo da differenziarli bene l'uno dall'altro: soprattutto i cattivi si distinguono fra di loro attraverso le emozioni che i loro sguardi e le loro espressioni lasciano trasparire. Si potrebbe dire che i tratti caratteriali con cui Boselli ha voluto connotare ciascuno di loro siano stati resi graficamente da Frisenda attraverso i volti e le movenze.


Un altro pregio della tecnica di Frisenda è la capacità di realizzare scene complesse di scontri e sparatorie (e in questa coppia di albi ce ne sono molte) senza perdere in chiarezza e dinamismo. Il lettore ha davanti a sé molti dettagli ma il quadro generale rimane nitido. In questo Frisenda è aiutato dalla sua abilità nel giocare con il chiaroscuro. Molte delle scene più movimentate, infatti, sono notturne e qui le tenebre illuminate dalla luce lunare o dal sole albeggiante o dai lampi degli spari sono una puro divertimento per gli occhi.
Ecco come si scrive e si disegna un'avventura di Tex!

venerdì 25 ottobre 2013

Ken Parker continua con Mondadodi


Svelato il nome dell'editore che riproporrà le avventure di Ken Parker: si tratta di Mondadori. Ne ha dato notizia in anteprima Fumettologica, il nuovo ricco webmagazine di informazione e approfondimento fumettistico curato da Matteo Stefanelli e soci.
Qui e qui si racconta di come le dodici tavole inedite che costituiscono il portfolio, edito da Spazio Corto Maltese e presentato in anteprima a Lucca Comics & Games il prossimo 31 ottobre, non sono altro che la prima parte di un'avventura che verrà terminata da Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo e pubblicata da Mondadori, appunto. Nel frattempo, nel 2014 l'editore milanese riproporrà tutta la saga di Lungo Fucile in prestigiosi volumi distribuiti in edicola, fumetteria e libreria. Il primo indizio della conclusione della storia di Chemako ha finalmente trovato, dopo tre anni, un riscontro reale e definitivo.
La vera chicca presentata da Fumettologica è costituita dall'anteprima di due delle dodici tavole di cui si compone il portfolio: le potete ammirare qui. Mi fa piacere ritrovare un Ken che, anche se smunto e affaticato, non la manda a dire quando dei valori come la lealtà e la solidarietà (così importanti in un universo particolare come quello carcerario) vengono calpestati dal furbetto di turno.

domenica 20 ottobre 2013

E ora qualcosa di completamente diverso: Orfani


Dopo tanta attesa da parte dei lettori e tanto battage pubblicitario da parte della Sergio Bonelli Editore (non ricordo un simile spiegamento di uomini e mezzi per il lancio di una serie) è uscito Orfani, la collana mensile a fumetti di ambientazione sci-fi scritta da Roberto Recchioni e disegnata da Emiliano Mammuccari, che si svilupperà in stagioni di dodici numeri (ne sono state progettate due e la terza è in programma, ma la sua realizzazione dipenderà dalle vendite della prima). Perché tanta attesa? Perché, a suo modo, è una serie rivoluzionaria per la Bonelli, essendo la prima interamente progettata a colori. Certo, ci sono i Color Tex e Color Zagor e il Dylan Dog Color Fest, ma sono pubblicazioni annuali (o semestrali, come sta diventando il Color Tex) e, soprattutto, il colore è il classico in quadricomia usato anche per celebrare i numeri centenari delle varie serie. Orfani, invece, ha usato una tecnologia completamente diversa: i colori sono più vividi e realistici, e il risultato è strepitoso. Ne giova la stessa narrazione, di cui il colore diventa parte essenziale. La storia è tesa, il ritmo è alto e le inquadrature delle scene di combattimento (che coprono una buona parte delle pagine) sono mozzafiato.


Azione, azione, e ancora azione per un'avventura di fantascienza bellica che serve a presentare i protagonisti della serie. Abbiamo capito che sono dei ragazzini sopravvissuti ad un attacco devastante portato alla Terra da parte di una forza aliena. Rimasti orfani, vengono sottoposti ad un addestramento particolare grazie al quale entrano a far parte di una sorta di squadra speciale di combattimento. Nella seconda parte dell'albo, spostata temporalmente in avanti di qualche anno rispetto alla prima, li vediamo risolvere positivamente e con disinvoltura un attacco terrestre al pianeta alieno che stava mettendosi male. Sono dei duri, e parlano da duri.
Il target dichiarato della serie è quella schiera di giovani cresciuti a videogame e che ha un "cattivo" rapporto con i fumetti di carta classici, ovvero il bianco e nero alla Tex ma anche quello alla Dylan Dog. Non si può restare indietro e la Bonelli, senza abbandonare il suo classico bianco e nero, cerca nuovi lettori. E fa bene. E tanto di cappello ancora alla sua capacità di innovarsi senza tradire i valori della sua tradizione, ossia produrre storie d'avventura curate con la massima qualità e col massimo rispetto verso il lettore. Poi una serie può piacere o meno, ma l'impegno che c'è dietro è indiscutibile. Detto questo, la fantascienza bellica da una parte e il colore dall'altra non sono rispettivamente nè il mio genere nè il mio modo di fruire il fumetto preferiti. Tuttavia apprezzo il lavoro nei testi e nei disegni di Orfani e penso che la curosità di andare a vedere come andrà a finire mi porterà ad acquistare anche gli albi successivi.


Citazioni, ispirazioni, rimandi alla base di questo primo numero, li spiega Recchioni sul suo blog.

domenica 13 ottobre 2013

Il manifesto di Mario Alberti per il Trieste Science+Fiction


Ma quanto è evocativo il manifesto che Mario Alberti ha realizzato per l'edizione 2013 del festival Trieste Science+Fiction?

"L’idea era di riprodurre una locandina classica per un film che però non esiste, libero sfogo alla fantasia! La mia e, spero, quella di chi guarda il poster e può immaginare la “sua” storia."
Appuntamento quindi a Trieste dal 30 ottobre al 3 novembre con "il" festival della fantascienza italiano!
Quest'anno, tra l'altro, si festeggia il 50esimo anniversario del Festival Internazionale del Film di fantascienza del quale l'attuale Trieste Science+Fiction ha raccolto l'eredità a partire dal 2000. La sua prima edizione, infatti, si svolse a Trieste nel 1963 e, nell’arco di vent’anni fino al 1982, ha ospitato nel capoluogo del Friuli Venezia Giulia grandi personalità come Forrest J Ackerman, Arthur C. Clarke, Roger Corman, Umberto Eco, Riccardo Freda, Frederik Pohl, Bertrand Tavernier.

venerdì 11 ottobre 2013

Intervista a Mauro Boselli


"...per riuscire a scrivere Tex senza sbagliare, visto che lui non sbaglia, bisogna immedesimarsi molto in questo personaggio dotato di qualità più che umane. Per me, devo dire, è stato abbastanza facile, perché ero praticamente a scuola dall'alter ego umano di Tex, ossia Gian Luigi Bonelli, dunque so benissimo cosa Tex pensa e fa in una determinata situazione."
Il resto dell'intervista che Mauro Boselli mi ha concesso, la trovate qui su Fucine Mute.
Buona lettura!

lunedì 7 ottobre 2013

Canto di Natale


Via ComicsBlog apprendo che Canto di Natale è il titolo della storia inedita di Ken Parker, che gli autori Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo presenteranno in anteprima al Lucca Comics & Games 2013 fra meno di un mese. Un altro tassello si aggiunge.
Splendido il disegno di Milazzo!

domenica 29 settembre 2013

Dio, quanto tempo!


"Sarà un portfolio di circa 27 x 38 centimetri, con custodia in cartone e un costo che si aggira sui 100 euro, 10 euro più, 10 euro meno. La storia, 12 pagine a colori, disegni in acquerello, in carta pregiata, sarà preceduta da un frontespizio firmato e numerato dagli autori. Il tutto realizzato da Ivo Milazzo, su testi di Giancarlo Berardi. E questa nuova storia di riprenderà esattamente da dove si era conclusa la saga, col nostro eroe che si trovava in carcere, ma probabilmente ne uscirà fuori.."
Sono le parole di Mattia Sparagna, titolare della Spazio Corto Maltese, che ho tratto dal sito postcardcult. Ancora Sparagna:

"Berardi e Milazzo saranno presenti al nostro stand sin da giovedì 31 ottobre, così come ci sarà il portfolio, tirato in mille copie (ma ne porteremo a Lucca circa la metà), e presentato in una conferenza con data e luogo ancora da fissare con l'organizzazione di Lucca"

mercoledì 25 settembre 2013

Maledetta balena: l'anteprima


Sogno, ricordo, realtà e fantasia. Sono ingredienti che Walter Chendi ama usare nei suoi racconti a fumetti. Li ritroviamo, dosati con la solita maestria, nelle prime quindici tavole del nuovo nato, Maledetta balena, disponibili in anteprima sul sito dell'autore triestino.
C'è un gabbiano, un dottore, un marinaio di nome Giovanni e la guerra. E ci sarà molto altro, di certo una donna.

Questa “Maledetta balena” mi soddisfa più di qualsiasi altra balena precedente. Mi ritrovo a desiderare il momento di andar avanti con la prossima pagina, col prossimo problema, con la prossima inquadratura. Non so perché oggi accada questo. Non oso e non posso dire che questa storia sia talmente buona che anch’io ne aspetto la soluzione. Non oso neanche pensarlo. Poi i lettori saranno quelli, ormai li conosco quasi tutti per nome e cognome, e per quegli altri, che non la leggeranno mai, mi dispiace…non dipende da me.
Queste parole di Walter, rubate da un post dell'anno scorso sul suo sito, rivelano la passione quasi smaniosa che ha accompagnato l'autore nello scrivere e nel disegnare questa storia. Per come lo conosco, per la sua precisione e cura nei dettagli, per la sua nitida linea chiara, per la sua capacità di affrontare qualsiasi tema con delicatezza e profondità ma senza retorica, Maledetta balena non tradirà le attese. E quando si potrà godere del racconto anche sfogliando le pagine del libro sul quale verrà stampato, sarà un bel momento.

mercoledì 18 settembre 2013

Quando agli ebrei italiani furono tolte le scarpe


Il 18 settembre di 75 anni fa Benito Mussolini proclamò l'emanazione delle leggi razziali durante un discorso tenuto davanti ad una plaudente folla oceanica, raccolta in Piazza Unità d'Italia a Trieste. Per l'allestimento dell'imponente palco dal quale il Duce parlò, fu spostata di lato la fontana dei quattro continenti. Solo pochi anni fa la fontana venne rimessa nella sua posizione centrale originale. E, accanto a questa fontana, oggi, a 75 anni di distanza, il sindaco Roberto Cosolini scopre una targa d'acciaio che ricorda quel tragico giorno, macchia incancellabile del regime fascista e della monarchia italiana: 
"Nel pavimento in arenaria di piazza Unità inseriremo una targa di acciaio, e non di bronzo, una lastra che vuole essere un filo della memoria con quella lastra, sempre in acciaio, del forno crematorio della Risiera di San Sabba."
Queste sono alcune parole pronunciate dal primo cittadino nel suo intervento tenuto durante la cerimonia commemorativa del 75esimo anniversario, avvenuta lunedì 16 settembre nella sala del Consiglio Comunale. Fra i vari interventi, particolarmente utile per capire la genesi e la portata di questo fatto storico, è stata la lectio magistralis tenuta da Michele Sarfatti del Centro di documentazione ebraica contemporanea di Milano,  (il testo è integralmente disponibile qui).



Nel 2010, il triestino Walter Chendi scrisse e disegnò un toccante racconto a fumetti ambientato in quei tragici giorni: La porta di Sion. Il protagonista è Jacob, un ragazzo triestino come tanti, che il 18 settembre del 1938 in Piazza Unità d'Italia scopre però di essere diverso dagli altri. Dopo il discorso del Duce molti ebrei, fra cui Jacob, si sentono come se avessero tolto loro le scarpe. Il ragazzo si vede scalzo: la nudità dei suoi piedi sottolinea la sua diversità e il dolore che lo accompagnerà ad ogni passo. Il tradimento di una patria che non lo accetta più e l'amore verso una giovane ebrea polacca lo porterà a seguire il destino di tanti altri ebrei dell'Europa centro-orientale (ben 160 mila) che, negli anni Trenta, fuggirono dalle persecuzioni salpando dal porto di Trieste verso la terra promessa, rappresentata dalla Palestina.


Una storia personale di un ragazzo che diventa adulto nel giro di due settimane, lasciandosi alle spalle il bambino che era e la vita spensierata di garzone di macelleria. Jacob ha trovato l'amore e una nuova patria felice di accoglierlo. Non altrettanta fortuna ebbero migliaia di ebrei italiani che vennero privati prima delle scarpe, poi della dignità e infine della vita.
Tutto ebbe inizio il 18 settembre del 1938, a Trieste, in Piazza Unità d'Italia.



sabato 14 settembre 2013

Lo Spirito e il Diavolo


Il lungo viaggio in Sud America di Zagor sta riservando continue e piacevoli sorprese. Una delle più interessanti è stata quella ambientata da Mauro Boselli nel Sertão, la regione semidesertica del nord est brasiliano, teatro dell'incontro fra il nostro eroe e i leggendari Cangaceiros, i ribelli fuorilegge che si opposero nel XIX secolo allo strapotere dei latifondisti locali. L'autore milanese affronta con realismo un tema storico molto complesso, già protagonista di una delle più belle avventure di Mister No, scritta da Guido Nolitta.
La tentazione di scivolare nella retorica del romantico fuorilegge alla Robin Hood che ruba ai ricchi per dare ai poveri potrebbe essere molto forte, ma Mauro Boselli se ne tiene ben lontano. Ne è prova l'atteggiamento molto pragmatico tenuto dallo Spirito con la Scure nei confronti del Diavolo Nero, nome di battaglia di Lucas da Feira, il capo di una banda di Cangaceiros che infesta la regione attraversata da Zagor, Cico e gli amici Lobo e Kismeth. L'incontro fra i due avviene nel numero 574 intitolato La riscossa dei Cangaceiros, uscito nelle edicole a maggio 2013 e mostra la reazione di Zagor di fronte ad una nuova situazione, ovvero quella di una banda di uomini, anche molto violenti, perseguita dalla legge.



Ci sono due tavole, a proposito, disegnate da Paolo Bisi, nelle quali, secondo me, il giustiziere di Darkwood impara qualcosa di nuovo. Impara che in certi luoghi c'è una distanza profonda e costante fra la legge e la giustizia. Impara che, nonostante a Darkwood e dintorni non manchino ladri, assassini, razzisti e ogni altro genere di pericolosi criminali contro cui egli si scaglia coraggiosamente, la legge è (almeno formalmente) dalla sua parte. Non sempre viene applicata bene e i soprusi nei confronti dei deboli, specialmente se hanno la pelle rossa, sono all'ordine del giorno. Tuttavia le situazioni che Zagor si trova a fronteggiare nel Nord America sono ben diverse da quelle che il Diavolo Nero vive nel Sertão. Quasi commuove l'ingenuità del Cangaceiro quando chiede a che cosa serva lo Spirito con la Scure, se la legge a casa sua è giusta e i soldati la difendono. Zagor scopre che in Brasile la legge difende gli interessi dei ricchi ed opprime il popolo: da spirito libero e solitario quale lui è, afferma che al posto del Diavolo Nero continuerebbe ad agire da solo contro questa legge ma, sotto questo aspetto, la risposta di Lucas de Feira è ben più realista. Di fronte ad un esercito organizzato l'unica possibilità di resistere è quella di costituire un vero e proprio contro-esercito: dei resistenti organizzati militarmente.



Guerra o guerriglia sono i termini da usare per definire il violento scontro storico che avvenne in questa regione, e nel quale Zagor si trova invischiato. Dalla perplessità iniziale l'eroe di Darkwood passa ad un intervento convinto a fianco del Diavolo Nero contro i soldati dello spietato coronel Moreira, il fazendero che vuole imporre il proprio potere nella regione. Tuttavia Zagor si distingue anche in questa occasione per la sua capacità di saper giudicare gli uomini al di là della divisa che indossano. Riesce infatti a far alleare solo per una notte il Diavolo Nero con l'onesto capitano Pereira, il militare che osteggia i metodi brutali di Moreira ma che considera comunque fuorilegge i Cangaceiros. Una volta eliminato il crudele coronel e i suoi sadici paramilitari, Pereira e de Feira ritornano ad essere nemici sì, ma leali. Le abilità di mediazione che spesso Zagor usa a Darkwood per far convivere uomini bianchi e uomini rossi limando gli attriti ed evidenziando le affinità, sono state utili in quest'occasione per avvicinare e far conoscere due uomini che stanno dalla parte opposta di una barricata terribilmente delicata.

domenica 8 settembre 2013

Una mattina mi son svegliato

Settanta anni fa, l'8 settembre del 1943, i destini di molte persone in Italia cambiarono all'improvviso. La guerra li faceva mutare di continuo, certo, ma l'Armistizio segnò una svolta radicale: l'Italia spezzata in due, l'occupazione tedesca, la Repubblica di Salò, la nascita del movimento resistenziale. Sullo sfondo la storia personale di tanti uomini e donne che in quei giorni presero decisioni importanti, o le subirono. Con conseguenze spesso tragiche, se non fatali.
Andrea Ventura, disegnatore e artista di fama internazionale e Mimmo Franzinellistorico del fascismo e dell'Italia repubblicana, raccontano cinque vicende di altrettanti protagonisti, loro malgrado, di quegli eventi. Cinque storie molto diverse fra loro ma emblematiche di come alcuni fatti storici producano nelle persone comuni reazioni differenti, se non opposte, ma tutte caratterizzate dalla ricerca della propria e, spesso, anche dell'altrui salvezza.
Una mattina mi son svegliato ci parla di Lotte Frölich, ebrea uccisa nella strage dell'Hotel Meina sul Lago Maggiore, di Primo Levi, partigiano e deportato, salvato e testimone dei sommersi, di Franco Passarella, giovane partigiano ucciso da altri partigiani perché ingiustamente sospettato di essere una spia, di Giorgio Albertazzi, ufficiale della Repubblica di Salò e protagonista di operazioni di repressione antipartigiana, di Nuto Revelli, alpino reduce dalla campagna di Russia e partigiano.


I precisi e asciutti testi di Franzinelli fanno da didascalia agli intensi disegni di Ventura che restituiscono con grande vividezza momenti decisivi delle vite dei cinque. La lettura è fluida e scorre veloce, le immagini immortalano sguardi, pose, espressioni, luoghi come solo le istantanee dei grandi fotografi sanno fare.


Un modo diverso di raccontare l'8 settembre, sia nei contenuti che nella forma. Un ottimo libro pubblicato da Utet e regalatomi da un'ottima amica.

domenica 25 agosto 2013

I 100 anni di Boris Pahor, scrittore triestino di lingua slovena


Immaginate che all'improvviso il Governo vi vieti di parlare la vostra lingua madre. Ve lo proibisce: non potete più esprimervi nel vostro idioma con nessuno, né con i familiari, né con gli amici, tanto meno con gli estranei e negli uffici pubblici. La vostra lingua non esiste più, a scuola i maestri parlano solo nell'unica lingua ufficiale che lo Stato consenta. E se sgarrate, rischiate grosso: qualche bastonata, come minimo. Scenario improbabile e lontano da noi? Per niente! E' accaduto a Trieste e nelle zone limitrofe del Carso durante il Ventennio fascista, quando si cercò in ogni modo di eliminare la presenza slovena in uno sforzo violento di italianizzazione. Boris Pahor, scrittore triestino di lingua slovena, ha vissuto sulla propria pelle quest'esperienza che non è stata nemmeno la peggiore della sua lunga vita, giunta il 26 agosto del 2013 al traguardo dei 100 anni.


Qui è proibito parlare è il titolo del romanzo in cui Pahor descrive la campagna di pulizia etnica messa in atto dal governo fascista nei confronti del mondo sloveno nell'estremo nord-est dell'Italia. Da bambino aveva assistito nel 1920 all'incendio del Narodni Dom, la sede principale della comunità slovena, situata in pieno centro a Trieste. Fu il primo atto terroristico compiuto in Italia dal nascente movimento fascista. E non fu un caso se si abbattè con inaudita violenza in una città appena sottratta all'Impero Asburgico con tanta retorica nazionalista e sulla pelle di centinaia di migliaia di soldati. Le complesse sfumature culturali che la città giuliana presentava costituivano solo un dettaglio insignificante per il governo del Regno d'Italia, il cui stupido processo di italianizzazione attuato dai governi del primo dopoguerra fu violentemente estremizzato da quello fascista.
Pahor ricorda tuttora che solo una banale semplificazione vede Trieste come città di cultura italiana e il Carso alle sue spalle come territorio di cultura slovena. Lo stesso Pahor, e tante persone come lui, sono stati e sono oggi cittadini triestini di cultura slovena, nati e cresciuti in città, ma la generalizzazione citata sopra resiste ancora. Ed è anche a causa di questa generalizzazione se parlare di bilinguismo per Trieste è visto come fumo negli occhi da tanti.
Eppure Pahor, per i diritti dei cittadini italiani di cultura slovena, ha combattuto anche con le armi, diventando partigiano durante il secondo conflitto mondiale e pagandone le conseguenze attraverso l'arresto e la detenzione in un campo di concentramento nazista sui Vosgi.


Sì, Boris Pahor, come Primo Levi, è un salvato, uno che ha fatto ritorno a casa dall'orrore del lager, convivendo con il senso di colpa per esserne sopravvissuto. Il racconto di questa devastante esperienza rivive in Necropoli, il libro che nel 2008 ha portato alla ribalta del pubblico e della critica italiana il nome e il personaggio di Boris Pahor. C'è solo un particolare da sottolineare: il ritardo. Il libro è stato scritto nel 1967 e venne pubblicato, nel silenzio generale, da una piccola casa editrice del monfalconese appena nel 1997. Ma le grandi case editrici si accorsero di questo piccolo (di statura) ometto solo quando nel 2007 gli venne insignita l'onorificenza più presigiosa che il governo francese tributa: la Legion d'onore. Da queste parti, allora, si son detti che evidentemente quel piccolo triestino che parla sloveno doveva avere, evidentemente, qualcosa di speciale. E si scoprì che l'ometto in questione aveva scritto parecchi altri romanzi (ovviamente in sloveno) e che aveva ricevuto nel 1992 anche la maggiore onorificenza di carattere culturale che venga riconosciuta nella vicina Repubblica di Slovenia: il premio Preseren. Necropoli, pubblicato da Fazi Editore, divenne così un caso letterario a distanza di più di quarant'anni dalla sua scrittura...
Claudio Magris ha scritto su Il Piccolo del 25 agosto che l'eredità culturale italiana di Trieste sarebbe mutilata senza l'apporto di quella slovena, e viceversa. Un'affermazione tanto banale quanto vera al punto però da doverla sottolineare e ripetere, perché ancora c'è qualcuno che non la accetta. Per fortuna ci sono persone come Boris Pahor che ne sono un esempio vivente, da 100 anni.

giovedì 15 agosto 2013

La festa continua


I rumors degli ultimi giorni erano fondati: il Wrecking Ball Tour non terminerà nel 2013 con le date settembrine del Sud America. No! Dopo 129 concerti nei quali sono state eseguite ben 223 canzoni diverse (!!!!), Bruce Springsteen e la E Street Band continueranno anche nel 2014 il viaggio iniziato ad Atlanta il 18 marzo del 2012, quando uno dei tour più entusiasmanti della storia del Boss ha avuto inizio.
Sono state infatti annunciate ufficialmente sette nuove date in Australia e in Nuova Zelanda per il prossimo febbraio e marzo. Inutile dire che la speranza che il tour prosegua negli Stati Uniti in primavera e, soprattutto, in Europa durante l'estate è molto alta.
In ogni caso, la festa continua (per ora solo agli antipodi) anche nel 2014.

lunedì 12 agosto 2013

Ken Parker inedito a Lucca 2013


La notizia della chicca era già trapelata al recente Torino Comics e quindi non è una novità. Ma io l'ho saputo solo oggi direttamente da Ivo Milazzo e, dopo il post precedente, non posso far altro che contribuire a diffonderla.
Sappiamo che Ivo Milazzo e Giancarlo Berardi saranno presenti al prossimo Lucca Comics & Games per presentare qualcosa di nuovo su Ken Parker. Al momento, di certo, c'è una cartella, in tiratura limitata e firmata dagli autori, contenente una nuova storia a colori di Ken della lunghezza di 12 pagine e in formato originale. Promotore dell'iniziativa è lo Spazio Corto Maltese di Roma.
La speranza degli autori, e di tutti noi lettori, è che questa chicca possa essere solo il prologo di una nuova serie di racconti che riprendano le vicende di Lungo Fucile. Ma per realizzare questo ulteriore passo urge un editore importante.
Io continuo a crederci...

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