domenica 28 maggio 2017

Mercurio Loi e le sue storie


Sono un lettore appassionato di Sherlock Holmes (le sue deduzioni sono la prova di come la fantasia sia una caratteristica della logica). Fin da ragazzino ho nutrito una profonda simpatia per la Carboneria (ammiravo il loro coraggio di pochi contro tutti). Il periodo storico del Risorgimento è sempre stato uno dei miei preferiti (istanze come libertà e giustizia finalmente cominciarono ad essere perseguite in modo organizzato e concreto anche nella nostro Paese). Ho apprezzato molto i film di Luigi Magni ambientati nella Roma papalina (precisi nella ricostruzione storica e con protagonisti ricchi di umanità). Sono un lettore di fumetti (Bonelli) fin da quando non sapevo ancora leggere (la mia scuola sono stati Tex, Zagor e Mister No).
Mi pare che gli ingredienti ci siano tutti per candidare Mercurio Loi, la nuova collana a fumetti scritta da Alessandro Bilotta ed edita dalla Sergio Bonelli Editore, come una fra quelle che seguirò con maggiore attenzione. L'esordio nelle edicole è avvenuto il 25 maggio con l'albo intitolato Roma dei pazzi, che ci (ri)presenta il mondo del professor Mercurio Loi. Si tratta di un universo urbano, la Roma papalina del 1826 e di un universo umano, popolato da una serie di personaggi molto ben caratterizzati. A parte il protagonista, uomo dall'intelligenza sopraffina che avevamo già conosciuto nel numero 28 della collana Le Storie, troviamo il suo impetuoso assistente (nonché studente) Ottone, affiliato alla Carboneria, l'ansioso maggiordomo Ercole, il muto colonello Belforte, che con le sue intime riflessioni fa da contrappunto alle parole di Mercurio, il saggio barbiere Adelchi, il mentore cui Mercurio si rivolge per guarire le sue profonde ferite, il nemico giurato Tarcisio, suo ex assistente che, per sfidare Mercurio sul piano dell'intelligenza, è disposto a lasciare dietro di sè una sanguinosa scia di cadaveri, il giudice dal buffo aspetto che condanna Tarcisio alla pena capitale, gli affiliati a Sciarada, la setta segreta cui appartiene lo stesso Mercurio, gli innocenti compagni di cella di Tarcisio.

La definerei quindi una storia corale, composta di molte voci (o pensieri), ricca di spunti promettenti, in cui la voce di fondo è comunque la Città Eterna, vera protagonista con le sue piazze e le sue strade attraverso le quali Mercurio si lascia condurre dal proprio istinto e dalla propria curiosità. Ogni angolo può riservare una sorpresa, alla luce del giorno o a quella della notte battezzata dalla cannonata del coprifuoco. Merito anche dei disegni di Matteo Mosca e dei colori di Francesca Piscitelli, che definiscono molto bene, con un tratto classico adatto all'ambientazione storica, tanto i volti e le movenze dei personaggi quanto e soprattutto lo sfondo urbano. La ciliegina sulla torta è rappresentata dalla copertina disegnata da Manuele Fior.

Mercurio Loi promette molto bene: Billotta non imbastisce un racconto dove i fatti della Storia soverchiano i personaggi ma l'affascinante ambientazione storica è lo sfondo sul quale si muovono i protagonisti e le loro storie e drammi personali. La collana sarà un'occasione, quindi, per parlarci di temi sui quali l'uomo si dibatte da sempre, come il Male di cui l'episodio d'esordio ci offre già un sinistro aspetto.

6 commenti:

  1. Bello l'albo delle Storie dedicato a questo personaggio, avessero proposto nuovi capitoli dedicati a lui all'interno di quella collana (rispettandone quindi il bianco e nero, l'autore e non da ultimo il copertinista), mi avrebbe fatto piacere leggere qualche altra avventura di questo particolare detective...
    Invece manca tutto: diventa una serie, quindi non so quante storie Bilotta saprà gestire prima di doversi alternare, come tradizione vuole (se non ti chiami Chiaverotti), ad autori apocrifi (già immagino Mignacco che si sfrega le mani nella prospettiva di poter avere un nuovo personaggio altrui da appiattire); è a colori, scelta che significa scostarsi dalla tradizione (e prima ancora regola prevista per gli albi n° 100 e multipli...) della casa editrice, producendo qualcosa che non mi invoglia all'assaggio; da ultimo, la copertina la trovo orrenda, con quei volti che sembrano delle maschere di cartone, quella colorazione che vuol sembrare ricca di sfumature ma che dal vivo è di una piattezza rara...

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    1. Vedo che in questo caso i nostri giudizi divergono completamente! Ah, de gustibus...

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    2. Sto leggendo vari commenti in giro: è un albo che sta dividendo... Penso piaccia a chi prende di buon grado certe scelte che si discostano dalla tradizione editoriale "all'italiana", o che cerca fondamentalmente una buona storia cui la rappresentazione grafica faccia da corredo.

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    3. Non ho capito quale sarebbe la tradizione editoriale all'italiana. L'uso del bianco nero anziché del colore?
      E perché la rappresentazione grafica fa da corredo?

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    4. Credo che senza la Bonelli il fumetto avventuroso in Italia avrebbe avuto ben poca storia... Come saprai, sin da quando si chiamava Audace, pubblicava in bianco e nero, il colore è arrivato occasionalmente per celebrare i numeri centenari (tranne per Brendon, ferita aperta...). Al di fuori della Bonelli, altri fumetti seriali come Diabolik o Alan Ford sono stati concepiti in bianco e nero... Bisogna guardare al fumetto puramente orientato a un pubblico molto giovane per trovare storie a colori (Topolino, edizioni Bianconi/Metro...), ma si tratta di un altro tipo di fumetti: il fumetto avventuroso italiano, orientato a un pubblico "maturo", nasce in bianco e nero. Ne è la riprova il fatto che quasi sempre gli albi Bonelli vengono colorati da persone o staff diversi dal disegnatore della storia, perché i migliori disegnatori adatti a storie bonelliane non sono portati per il disegno a colori.

      Un albo a colori colorato da terzi toglie arte al disegno, lo pone in secondo piano rispetto alla storia, perché una tavola destinata a essere colorata è meno ricca di dettagli, profondità, dove ci sarebbe voluto un tratteggio certosino si rimpiazza con una tinta sfumata al computer e via. Per me (ma non credo di essere un caso unico) il fumetto è storia e disegni, sennò tanto vale che mi legga un libro di narrativa.

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    5. Credo tu ti stia sbagliando. I primi fumetti d'avventura in Italia, pubblicati negli anni Trenta, erano a colori. Mi riferisco a Jumbo, Topolino, lo stesso Audace, l'Avventuroso, il Vittorioso.
      Non puoi generalizzare dicendo che il colore toglie arte al disegno: dipende da come si colora. E Mercurio Loi è ben colorato, secondo me.

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