domenica 23 febbraio 2014

Kalvin i Hobs


Che si tratta di una lingua slava, lo avete capito. Quale? Ma è chiaro! E' serbo-croato! Come avete fatto a confonderlo con lo sloveno o il ceco!?!? Eddai! Cos'è il serbo-croato? Andate a rileggervi questo mio vecchio post! Se poi volete capire cosa si stanno dicendo Calvin e Hobbes, anzi, scusate, Kalvin i Hobs, non dovete far altro che iscrivervi alla prossima edizione del laboratorio linguistico e culturale di serbo-croato e Balcani, intitolato "Viaggia con parole tue", tenuto dalla preparatissima Federica Moro e organizzato da Bottega Errante. E sì, siete in ritardo per quello attuale che si sta ormai concludendo.
Tra i molti temi interessanti che abbiamo affrontato, in una delle ultime lezioni abbiamo parlato di fumetto e analizzato queste due spassosissime tavole di Bill Watterson. Beccatevi anche la seconda.


Al di là di Kalvin i Hobs e di altri fumetti, Federica è un'appassionata lettrice delle storie dell'Indagatore dell'Incubo. Non poteva quindi mancare una vignetta raffigurante il nostro amato Dylan Dog mentre si esprime in serbo-croato.


Per capire questa non serve aver frequentato il corso....

lunedì 10 febbraio 2014

Saguaro batte Orfani


Quattro sono le nuove serie/miniserie che la Bonelli ci ha proposto negli ultimi 2 anni. Eccole in ordine di apparizione: Saguaro (da giugno 2012), Le Storie (da ottobre 2012), Dragonero (da giugno 2013) e Orfani (da ottobre 2013). Non me ne son perso nemmeno un albo, manco a dirlo. Ma ora basta! Son quasi urtato, anzi togliamo il quasi, dal battage pubblicitario e dal polverone sollevato attorno alla miniserie di Recchioni/Mammuccari. Il protagonismo e la fama di rockstar fumettistica che Recchioni si è creato (insieme, certamente, al culo che si è fatto girando l'Italia in lungo e in largo per promuovere la sua creatura) hanno giovato molto al buon successo di vendite di Orfani. Oltre al fatto fondamentale che si tratta della prima (mini)serie completamente a colori (e che colori!). Ma per me non è sufficiente. Dopo quattro numeri ho visto solo tanta azione, tanti spari, tanti super-uomini (e super-ragazzini): insomma tanta fuffa e poca sostanza. Dicono che arriverà, la sostanza, la speculazione tipica di un racconto fantascientifico. Troppo tardi, secondo me. L'imprinting alla serie è già stato dato. E non mi ha allettato più di tanto, nonostante il buon credito che le avevo dato. Quindi stop.

Ma c'è una cosa che mi fa incazzare ancora di più. Del grande lavoro di Bruno Enna per Saguaro nessuno, o quasi, ne parla. Eppure, mese dopo mese, l'autore sardo macina storie con trame solide e personaggi credibili. Un ottimo poliziesco ambientato nel Sud Ovest americano nei primi Settanta. Un'ambientazione neo-western con la tematica dei nativi americani sempre sullo sfondo e, alcune volte, in primissimo piano. Una continuity che si fa sempre più interessante attorno al personaggio di Thorn Kitcheyan e alla sua cerchia familiare e tribale, ma che non appesantisce affatto la lettura autonoma delle singole storie, connotate da un forte, e spesso amaro, realismo. Un difetto di Saguaro? I disegni non sempre all'altezza. Okay, io preferisco di gran lunga i generi western e poliziesco alla fantascienza, e ciò ha il suo indubbio peso nel mio giudizio. Ma, al di là di questo, quando vedo un ottimo fumetto poco riconosciuto nel suo valore accanto ad uno decisamente sopravvalutato, mi girano. E anche forte!

domenica 26 gennaio 2014

La proprietà: un fumetto per la Giornata della Memoria


Più di sessant'anni separano l'anziana Regina dall'ultima volta in cui vide la natia Varsavia. Si era ripromessa di non farvi più ritorno, lei, giovane ebrea polacca, costretta a scappare in Palestina nel lontano 1939. Ma il riscatto di una vecchia proprietà di famiglia, confiscata prima dai nazisti e poi dal regime comunista, la convince a intraprendere questo lungo viaggio. Regina non è sola sull'aereo che decolla da Israele alla volta della Polonia: la giovane nipote Mica la accompagna in questo ritorno alle origini, che svelerà molto del passato della nonna e della sua famiglia.
In famiglia non dire sempre tutta la verità non è considerato mentire.
Questa sentenza precede la prima tavola dell'intenso racconto a fumetti scritto e disegnato dall'israeliana Rutu Modan e pubblicato lo scorso anno in Italia da Rizzoli-Lizard. E, infatti, famiglia e segreti sono al centro della vicenda che raccorda un presente apparentemente sereno ad un passato tragico attraverso la storia di Regina.


La Modan ha il pregio della linearità e della chiarezza, tanto nei disegni quanto nella sceneggiatura. La narrazione si dipana senza orpelli né fronzoli andando dritta al cuore della storia. I personaggi sono descritti con pochi ma efficaci tocchi, lasciando molto alla espressività dei volti, dei gesti e della postura. La Modan ha scritturato degli attori per far loro interpretare lo story board, li ha fotografati mentre recitavano e ne ha riprodotto poi espressioni e gesti nelle tavole. Il risultato è che i personaggi sono vivi e realistici, così come lo è la città di Varsavia, riprodotta fedelmente in molti suoi luoghi, come il Ghetto ma soprattutto il cimitero nel quale si svolge la scena madre del fumetto. Un cenno particolare merita l'ottima scelta dei colori, più tenui quando dipingono il presente, più vividi nel rappresentare i ricordi del passato di Regina.


La Modan riesce a raccontare una storia che più vera non può essere, perché ci parla senza intellettualismi di persone semplici, dei loro sentimenti, delle tensioni che l'amore crea e di come gli avvenimenti di una Storia terribile si mettano di traverso a segnare le sorti di una donna e di un'intera famiglia. La Modan ci parla di una delle più grandi tragedie del secolo scorso attraverso gli occhi di due donne di generazioni diverse, segnate ciascuna dai loro tic e dalle loro credenze. Lo fa con leggerezza facendoci nascere, a volte, anche un sorriso sulle labbra.
Ciò che rimane dopo la lettura è la credibilità dei personaggi e la tenerezza che proviamo nei confronti di Regina, che incarna senza retorica la forza dell'amore al di là del tempo e della Storia. Alla fine, nonostante tutto, l'ebrea Regina, la donna Regina, la mamma Regina ma soprattutto l'innamorata Regina ha vinto mentre i nazisti hanno perso.


lunedì 6 gennaio 2014

Il blu è un colore caldo


Avere il coraggio di vivere i propri sentimenti contro tutto e contro tutti, sfidando i pregiudizi per realizzare sé stessi. Questo è il tema dell'intenso racconto a fumetti Il blu è un colore caldo, di Julie Maroh, pubblicato in Italia lo scorso ottobre da Rizzoli Lizard. Non è un tema originale, ma la giovane autrice francese lo affronta in modo sincero e realistico, narrandoci la storia di Clementine, un'adolescente francese alle prese con i classici problemi che quest'età porta con sé. Crescere, diventare donna, entrare nel mondo degli adulti, conoscere l'amore e i suoi primi struggimenti.
Il liceo è l'ambientazione di questo primo stadio di sviluppo di Clem, raccontato in flash-back una quindicina d'anni dopo, da Emma, la ragazza più grande dai capelli blu che ha sconvolto la vita di Clem. Emma legge il diario della giovane protagonista, facendoci capire subito che Clem non c'è più e che la lettura del diario è una sorta di testamento che la ragazza ha lasciato ad Emma, l'amore della sua vita. Siamo subito avvolti, quindi, da una profonda tristezza, accentuata dai colori sbiaditi e cupi con cui è disegnata la narrazione presente e dalle tonalità di grigio che la Maroh ha usato invece per rappresentare il passato. L'unica calda nota di colore è il blu. Blu è la copertina del diario ricevuto in regalo da Clem per i suoi 15 anni. Blu è la maglietta indossata dal ragazzo di quinta con cui Clem inizialmente esce, senza però provare un vero e sincero trasporto. Blu, soprattutto, sono i capelli e gli occhi di Emma, incrociata per caso in un'affollata piazza, teatro di uno scambio di sguardi che cambierà le vite delle protagoniste.




"Ho chiesto a mia madre di lasciare sulla mia scrivania, per te, ciò che ho di più prezioso: i miei diari. Voglio che sia tu a conservarli: contengono tutti i miei ricordi di adolescente colorati di blu. blu inchiostro blu cielo blu Klein blu ciano blu oltremare. Il blu è diventato un colore caldo. Ti amo, Emma, sei l'amore della mia vita."
Si dipana così la storia di un sentimento nuovo e dapprima negato da Clem: "Le cose non devono funzionare in questo modo: alle ragazze piacciono i ragazzi", si ripete. Ma l'inconscio le rende la vita difficile parlandole, notte dopo notte, attraverso sogni molto espliciti, dai quali Clem si sveglia sempre con maggiore affanno. Prezioso, a questo punto, si rivela l'aiuto di Valentin, l'amico gay, che le fa capire che un sentimento sincero non deve essere represso perché non può fare del male a nessuno. La introduce nell'ambiente gay della città ed è così che, in un bar, Clem rivede Emma. Da allora l'adolescente non potrà fare a meno di seguire ciò che prova, di manifestare quello che è, trovando però la rabbiosa ostilità degli amici e dei genitori.



Il finale, già preannunciato nel prologo, è straziante ma del tutto realistico. L'autrice è riuscita a raccontare una storia vera e schietta, senza cadute nel melenso o, peggio, nel patetico. Ci ha parlato della nascita e della tragica fine di una storia d'amore che ha dovuto lottare contro una discriminazione devastante. E' andata al di là del tema omosessuale, pur importante e centrale nel racconto. Il libro non va letto, infatti, come una pura denuncia dei pregiudizi che gay e lesbiche subiscono nelle nostre società occidentali. La Maroh avrebbe potuto raccontarci una storia dove Clem è una francese doc ed Emma un'immigrata o dove la prima è di alta estrazione borghese mentre la seconda di basso rango sociale. Non sarebbe cambiato molto perché, comunque, protagonista sarebbe stato un amore che si accende, si spezza e si ravviva in un mondo soffocato dai pregiudizi. Come scrive Clem rivolgendosi ad Emma:
"Ma tu mi hai già salvata amore mio. Mi hai salvata da un mondo costruito su pregiudizi e su una morale assurda. Mi hai aiutata a realizzarmi pienamente."
La vita di Adèle
Il libro ha vinto il premio Fnac al Festival di Angoulême 2011 ed ha ispirato La vita di Adèle, il film vincitore della Palma d’Oro al Festival di Cannes 2013.

giovedì 2 gennaio 2014

Manuele Fior: fumetto e architettura


Forse non tutti sanno che Manuele Fior, uno dei più importanti fumettisti italiani contemporanei, vincitore ad Angouleme nel 2011 con il coinvolgente libro Cinquemila chilometri al secondo, è un architetto. Ha lavorato infatti per alcuni anni svolgendo questa professione a Berlino prima di dedicarsi completamente al fumetto. Chi se non l'amico Andrea Alberghini, architetto pure lui e studioso dell'immagine della città nel fumetto, poteva realizzare un'interessante intervista al fumettista friulano dove i due conversano liberamente di architettura, di fumetto e del legame che li unisce?
L'intervista è stata inizialmente realizzata per il numero invernale della rivista internazionale di architettura MAS Context: la potete trovare in lingua inglese qui. Fumettologica la propone in italiano a questo link.
A proposito di Fior e di architetti: un terzo architetto, Roberto Franco, anima dell'associazione monfalconese ARTeFUMETTO, incontrerà Manuele Fior presso la libreria LOVAT di Trieste sabato 18 gennaio alle 17:30. Sarà l'occasione per presentare al pubblico locale L'intervista, l'ultimo libro con cui l'autore sta riscuotendo un successo unanime della critica e dei lettori.



martedì 31 dicembre 2013

I miei migliori libri del 2013

Questa lista è una selezione dei libri che ho letto nel corso del 2013. Sono quelli che mi hanno lasciato dentro qualcosa o che semplicemente mi hanno divertito. Non è una classifica ma sono elencati in ordine cronologico di lettura, dall'inizio dell'anno fino alla sua fine.



I sonnambuli, di Paul Grossman. TimeCrime.
Storia e noir, nazisti ed ebrei. Respiri l'atmosfera cupa e violenta della Berlino del 1933. In certi momenti angosciante. Ne ho già scritto qui.



Il caso Rembrandt, di Daniel Silva. Giano Editore.
Dopo aver letto questa spy story capisci che James Bond è un povero pivello se lo paragoni a Gabriel Allon. Un finissimo restauratore di quadri è la copertura del migliore e più celebre agente segreto del Mossad. Nazisti ed ebrei (ovviamente) anche qui.



A chi vuoi bene, di Lisa Gardner. Marcos y Marcos.
Tre donne per questo poliziesco. L'autrice, il detective e la sospettata. E il tema della maternità trattato senza retorica, con crudezza e realismo.



Ubik, di Philip K. Dick. Fanucci Editore.
"Io sono vivo, voi siete morti". Il romanzo si può riassumere in queste parole. Quale è la realtà? Chi è vivo e chi è morto? Assurdo e fantastico.



Jackie Brwon, di Elmore Leonard. Net.
Lo leggo poco prima che Leonard lasci questo mondo. Dialoghi imbattibili. Le immagini del film di Tarantino mi scorrono davanti, ma il romanzo è ancora meglio.



Balkan Circus, di Angelo Floramo. Ediciclo Editore.
I Balcani ma non solo, anche il Caucaso e la Siberia, in questo viaggio ora divertente ora commovente. Ti vien voglia di fare le valigie e partire subito.



Officina Bolivar, di Mauro Daltin. Ediciclo Editore.
Argentina, Bolivia e Perù in treno e in bus. Tanti incontri, tante facce, tante storie. Come sopra, la voglia di partire ti prende dopo poche pagine.



L'uomo di Primrose Lane, di James Renner. Giulio Einaudi Editore.
Sfugge ad ogni definizione questo romanzo. Noir? Non solo. Horror? Un po'. Fantascienza? Anche. E molto altro. Un libro in cui autore e protagonista si confondono. Letteralmente.

lunedì 30 dicembre 2013

Short Tex o compressed Tex?

Disegno di Laura Zuccheri
Il Color Tex 4 uscito nelle edicole italiane il 20 novembre si caratterizza per una novità assolutamente unica. Per la prima volta nella storia del Ranger, infatti, la Bonelli pubblica un albo contenente quattro racconti brevi. Non era mai successo prima d'ora, se non con alcune storie edite fuori serie su altre riviste. L'esperimento è interessante e anche azzardato perché non è scontato che un'avventura di Tex, che si dispiega abitualmente su almeno 2 albi di 114 pagine, funzioni anche in sole 32 tavole. Sì, perché la short story è un genere ben codificato con le sue regole che sono, più o meno, queste:
  1. Lunghezza: non è una questione di numero di pagine massime o minime, ma è qualcosa di convenzionale
  2. Tempo: è l'elemento fondamentale che differenzia una short story da un romanzo. Il tempo è delimitato, senza digressioni. Il tutto si risolve in una scena, in uno spaccato. Nel romanzo invece il tempo è diluito, ci sono salti temporali nel passato, ci sono due o più storie che si corrono in parallelo per poi intersecarsi.
  3. Spazio: è stretto e il tutto si risolve in all'interno di un'unica ambientazione. Nel racconto lungo ci sono più ambientazioni, anche se limitate. Nel romanzo, al contrario, lo spazio è esteso.
  4. Dettaglio: il racconto breve parte dal dettaglio, il narratore è la macchina da presa che zooma su un dettaglio di una scena. Dettaglio che non è fine a se stesso, ma che evoca un mondo. Si va quindi dal particolare al generale, ma quest'ultimo è solo evocato e non esplicitato. Nel romanzo, invece, i dettagli sono un contorno, non il cuore della storia.
  5. Personaggi: sono poco delineati, si dice poco di loro, gli si fa compiere delle azioni o dei gesti. Non si sa cosa sia successo prima o cosa succederà dopo. Li si coglie nel mentre di una scena. Nel romanzo hanno un passato e le loro caratteristiche vengono continuamente approfondite. La loro complessità viene molto esplorata.
  6. Tensione: c'è quasi sempre una grande tensione narrativa. Tutto si risolve e si concentra nel breve, non ci sono pause e il ritmo è sempre alto.
  7. Non detto: è più frequente rispetto al romanzo dove tutto è più esplicito.
A me pare che queste norme non siano state molto rispettate in tutti e quattro i racconti di cui si compone l'ultimo Color Tex. Ma vediamoli più nel dettaglio.

Tavola di Giampiero Casertano
Il primo, intitolato L'uomo sbagliato, è firmato da Tito Faraci per i testi, Giampiero Casertano per i disegni e Oscar Celestini per la colorazione. Tex deve scoprire chi, fra i cinque passeggeri molto eterogenei di una diligenza, sia il sicario che si prepara ad uccidere un senatore durante un comizio nella città in cui la diligenza è diretta. A parte la breve parentesi a bordo del mezzo di trasporto, l'azione si svolge in un tempo limitato e in diverse ambientazioni della cittadina: l'hotel, il saloon, l'ufficio dello sceriffo e l'epilogo sul tetto di un edificio che domina la main street. C'è un flashback superfluo che spiega come Tex ha saputo del sicario: non serve, aggiunge informazioni che potevano anche essere ignorate dal lettore e, soprattutto, fa scendere la tensione. Dei cinque possibili killer, gli unici su cui cadono i sospetti sono il pianista e, soprattutto, il prete. Visto che il musicista svela quasi subito nel saloon lo scopo del suo viaggio, la tensione crolla. E il romantico colpo di scena finale aggiunge ben poco ad una storia scialba.

Tavola di Sandro Scascitelli
Il secondo racconto, Un covo di belve, è molto più intrigante. Pasquale Ruju confeziona una buona storia e i disegni di Sandro Scascitelli uniti alla colorazione di Overdrive Studio le conferiscono un'atmosfera molto realistica e cupa. Anche in questo caso, però, si cade nell'errore di voler spiegare ogni cosa, ricorrendo a continui flashback che raccontano perché Tex sia sulle tracce del rapinatore Murray e di come lo siano anche i superstiti della sua banda. Fatti che in una storia lunga costituirebbero il corretto prologo, ma che qui appesantiscono la lettura che invece non vede l'ora di filare via dritta verso il sorprendete finale.

Tavola di Stefano Biglia
Gianfranco Manfredi scrive la migliore delle quattro storie presentate: tesa quasi sempre dall'inizio alla fine e con personaggi tratteggiati con poche ma significative pennellate. Stefano Biglia disegna un Tex perfetto, da arruolare subito fra i disegnatori ufficiali del Ranger! La colorazione fredda di Oscar Celestini si addice a questa storia ambientata in un innevato paese del Nebraska, dove Tex incontra una sua vecchia conoscenza, il cacciatore di taglie Scott Wannabe, giunto nello sperduto villaggio per rintracciare l'ultimo componente della banda Dillon. L'epilogo finale è un classico ma freschissimo esempio di come si dovrebbe scrivere Tex, facendo risaltare alcune delle sue qualità, come l'acutezza d'ingegno e il senso umano di giustizia che è superiore a quello che dice la fredda legge. Difetti? Un flashback che racconta l'episodio in cui Tex e Scott si conobbero: inutile perché non aggiunge nulla. E la spiegazione finale di Tex al superstite della banda: non serve perché sappiamo che il nostro Ranger ha un intuito superiore e lo aveva appena dimostrato nei fatti, le parole sono superflue.

Tavola di Nicola Genzianella
Dell'ultimo racconto, scritto da Mauro Boselli, rimane alla fine della lettura un po' di perplessità. L' ambientazione è affascinante (La valle sacra del titolo) fra rocce, canyon e grotte disegnate alla perfezione da Nicola Genzianella e colorate altrettanto bene dall'Overdrive Studio. Il tema è interessante: da una parte la ricerca da parte di vili criminali di un tesoro nascosto nella valle e custodito da un vecchio sciamano il cui antico passato da predone incrociò il fucile di Tex, dall'altra la vendetta del Grande Spirito che si abbatte sugli impuri di cuore. Ci sta pure il breve flashback con cui Tex rievoca il suo incontro con il predone, visto che aggiunge una informazione essenziale al racconto. Ma qualcosa non torna. Sarà perché il Ranger si fa beccare in un agguato nel canyon come l'ultimo dei polli, rimettendoci quasi la pelle? Sarà perché il volto che il pur bravo Genzianella ha dato a Tex non è affatto convincente? Sarà perché comunque nella resa dei conti finale Tex è troppo dipendente dall'aiuto ricevuto da non svelo chi? Sarà perché, quindi, il protagonista di questa storia potrebbe essere un cowboy qualsiasi e non il Ranger che noi tutti conosciamo?
L'esperimento short Tex ha funzionato poco, secondo me: è da rivedere in molti punti, soprattutto nella regola bonelliana di spiegare sempre tutto che, in questi casi, non andrebbe applicata, pena la trasformazione di una short story in una compressed long story con l'inevitabile calo di tensione narrativa.


Punto a favore dell'albo (ma indipendente dalla formula interna di short o long story) è la splendida copertina di Laura Zuccheri che regala a Tex un'espressione e una postura che sono più eloquenti di mille vignette.

domenica 1 dicembre 2013

In empatia con Alan Ford

"Non hai mai letto Alan Ford?"
Lei sgrana gli occhi al punto da farli diventare grandi quanto le lenti tonde che separano il mio viso dal suo. Due grandi fari cerchiati dal verde della montatura mi inchiodano alla sedia del bar. Dissimulando maldestramente disinvoltura, sorseggio un po' della mia birra rossa e rispondo:
"Beh, no. Non mi è mai capitato..."
"Allora devi leggerlo assolutamente! Vedrai che ti piacerà!"
Ed è così che la mia amica mi rifornisce di una sostanziosa quantità di albi di Alan Ford.
E io mi perdo nelle (dis)avventure di questo improvvisato agente segreto e dei suoi scalcinati compagni, usciti dalla prolifica immaginazione di Max Bunker e dalle preziose mani di Magnus.
Scopro un mondo popolato da incredibili personaggi, in cui si mostra con stile grottesco la faccia assurda della realtà mescolando cinismo e ironia, paradosso e tragicommedia.
E io finisco coll'immedesimarmi un questo improbabile agente segreto, tanto imbranato quanto simpatico, tanto disorganizzato quanto ingenuo. Ed entro in una tale empatia con Alan Ford che, mentre sto leggendo Il dente cariato, secondo episodio della collana, il mio dente del giudizio ricomincia a dolermi, così come accade al protagonista. Mi devo rivolgere al mio dentista, sperando di non incappare in quello barbuto della storia che pone la seguente terrificante domanda ad Alan:
"Hai qualche preferenza o ne piglio uno a caso?"


No, non me la fa questa domanda. E tanto meno estrae due denti, come capita allo sfortunato agente segreto. La mia piccola operazione fila liscia ma provo un po' di disappunto quando vedo che il professionale dottore non mi applica il dente d'oro col microfilm che invece Alan ha la fortuna di vedersi impiantato.
Ah, quale meravigliosa avventura avrei potuto vivere! Invece, esco dallo studio un po' mesto e ancora leggermente dolorante nonostante l'anestesia. Mi guardo comunque a destra e a sinistra per evitare un possibile agguato dei tre loschi figuri che cercano di sottrarre il dente ad Alan. Non c'è nessuno in giro. Mi avvio verso l'auto e la mia contrarietà raggiunge l'apice: mi rendo conto tristemente che la bella Margot non sbuca fuori all'improvviso stringendomi fra le sue calde braccia e confondendomi con le parole:
"Baciami, Alan... Fammi sentire se hai sangue nelle vene..."
La risposta di Alan potrebbe essere tranquillamente farina del mio sacco:
"Eh?.. Credo di sì, sono anche stato donatore di sangue!"


Non mi resta che consolarmi andando al più presto a farmi una birra con la mia amica, sperando che nel bar non ci sia nessun Superciuk pronto a stenderci con la sua celebre fiatata alcoolica!

domenica 24 novembre 2013

Dampyrizzato!

Disegno di Enea Riboldi
Non sono mai stato un appassionato di horror: non ho quasi mai visto un film, né letto un libro appartenenti al genere... E i fumetti? Beh, del mio tormentato rapporto con Dylan Dog ho già scritto qui. E di Dampyr non ho mai letto neppure una storia fino a qualche mese fa. Poi qualcosa è cambiato. Da un paio di mesi leggo le avventure dell'Investigatore dell'Incubo e da una decina seguo regolarmente le storie di Harlan Draka. Lo stimolo per acquistare gli albi del dampyr mi è venuto da un paio di amici che me lo hanno caldamente consigliato come uno dei migliori prodotti di casa Bonelli. Convinto anche dal fatto che il co-creatore del personaggio, il curatore della serie e l'autore principale è Mauro Boselli, mi son deciso ad impegnare parte delle mie finanze anche in questa collana.
Disegni di Paolo Bacilieri
 Così mi son reso conto che Dampyr non è un qualsiasi fumetto di genere ma un viaggio pieno di interessanti sorprese horror nelle tradizioni, nella storia e nella cultura di varie parti del mondo. Per dirla con le parole che Boselli ha usato nella recente intervista che mi ha rilasciato:
"...ho inserito in Dampyr tutto quell’archivio mentale horror, storico e folkloristico che non potevo, se non marginalmente, mettere nelle storie di Tex e di Zagor. Oltretutto, come mio personaggio, Dampyr mi permette una totale libertà, e quindi posso spaziare ovunque attraverso le mie preferenze, che sono vaste, nella letteratura e nel cinema, nell’immaginario, nella storia e appunto nella cultura popolare....Quindi Dampyr mi concede di avere maggior libertà narrativa e tematica."
La varietà di argomenti affrontati con scrupoloso approfondimento documentaristico e la capacità di costruirci attorno una storia interessante hanno fatto di Dampyr una delle letture mensili che vivo con maggior attenzione e divertimento.
E tutto questo nonostante le ultime storie soffrano di continui riferimenti alla continuity che solo un lettore di lungo corso può cogliere e che lo stesso Boselli ha sottolineato nell'intervista:
"Al punto in cui siamo, la serie ha una contnuity talmente stretta e complicata che io mi ci diverto a perdermi, però temo che i lettori non si raccapezzino più."
Disegni di Paolo Bacilieri
L'ultimo dubbio sulla serie è stato definitivamente spazzato via dall'avventura proposta nello Speciale numero 9, uscito il 22 ottobre e intitolato Gli studenti della scuola nera. Il motivo? Il connubio ideale tra la storia affascinante intrisa delle tradizioni nere della lontana Islanda, scritta da Mauro Boselli, e i disegni surreali e incantatori di Paolo Bacilieri. L'artista veronese è riuscito a rendere perfettamente la dimensione fantastica e leggendaria della vicenda grazie alle sue ammalianti tavole che trasportano il lettore indietro nel tempo fino al Seicento. E' in questo periodo, infatti, che Egil-Unamano e la strega Gudrun, alter ego rispettivamente di Harlan e della contemporanea Gudrun amica del dampyr, vivono le avventure nella fredda isola avvolta dalla neve e dai ghiacci, accompagnati dal mago Loftur l'Incantatore. L'espediente narrativo di far svolgere i fatti del passato nei sogni comuni di Harlan e Gudrun accrescono il carattere di leggenda e mito della prima parte della storia. Se Bacilieri è abile qui a trasmettere graficamente il freddo che i protagonisti, reali e onirici, sentono sulla loro pelle, è altrettanto bravo nella seconda parte dell'albo a calare il lettore nella torrida Svarta Skola, nelle cui aule, sprofondate fra gli abissi infernali, mostruosi professori insegnano la magia nera. Passato e presente, realtà e leggenda si mescolano continuamente accompagnando il lettore all'incredibile conclusione della storia.
Disegni di Paolo Bacilieri
E adesso non mi resta altro che recuperare la complessa continuity di Dampyr iniziando la lettura delle sue avventure a partire dal primo albo (Boselli è stato così gentile da farmi recapitare a casa i primi 66 numeri).

domenica 3 novembre 2013

Chemako e Lungo Fucile


La nascita di Lungo Fucile, un nuovo blog dedicato a Ken Parker, non può che essere salutata con entusiasmo dal blog Chemako. Daniele Giambi, l'autore del nuovo nato, è un grande appassionato di Ken e un fanatico collezionista di tutto quanto concerne il nostro amato personaggio di carta. E il sottotitolo del neonato blog recita infatti: Il blog per il collezionista di Ken Parker. 
Più precisamente l'intento di Daniele è il seguente:
"Un blog interamente dedicato a Ken Parker.Un blog aperto a tutti, sia ai collezionisti "incalliti" che come me da tanti anni amano e seguono Ken, sia ai fan/lettori dell'ultima ora che affascinati dalla profondità, semplicità e positività del personaggio, considerano ormai Ken molto più di un semplice fumetto. E sia, chiaramente, ai nuovi lettori di KP che vogliono saperne un pò di più, dopo  essersi incuriositi dalla lettura dei numerosi commenti trovati in rete.Un blog ove si parlerà di curiosità legate al collezionismo kenparkeriano ma anche delle magnifiche storie raccontate con sapienza da Giancarlo Berardi e illustrate con maestria da Ivo Milazzo. Si parlerà dell'Associazione Amici di Ken Parker, dei personaggi a fumetti che hanno accompagnato Ken nella sue avventure, delle collane inedite come delle ristampe e/o raccolte, di litografie, mostre dedicate a Ken o ai suoi autori, ecc...insomma di Ken Parker a 360°."
Daniele non poteva scegliere momento più opportuno per far nascere il suo blog, vista la coincidenza con il ritorno di Ken Parker in una pubblicazione inedita (della cui presentazione Daniele è stato testimone diretto a Lucca Comics & Games 2013).
In bocca al  lupo e so long, Daniele!

martedì 29 ottobre 2013

Ken Parker ha sessant'anni


"È una scelta coerente con la mia produzione. Ken è il mio alter ego, ha sempre avuto la mia età. Attraverso di lui guardavo me stesso, con i miei limiti, le mie utopie. Era una cassa di risonanza di quello che facevo o avrei voluto fare. Non aveva senso riprenderlo quarantenne."
Breve estratto dell'intervista ricca di informazioni sulle nuove storie di Ken Parker, rilasciata da Giancarlo Berardi al quotidiano Il secolo XIX e apparsa nell'edizione odierna. La trovate a questo link.

lunedì 28 ottobre 2013

Boselli e Frisenda: Tex che più classico non si può

 

La sensazione che ho provato dopo aver letto l'ultima pagina dell'albo Trappola a San Antonio è stata quella di avere tra le mani una solida, classica avventura di Tex. Insieme al numero precedente (il 635 della collana regolare), intitolato Il segreto del giudice Bean, la storia scritta da Mauro Boselli e disegnata da Pasquale Frisenda può vantare molti pregi.
Tanta azione e rocamboleschi colpi di scena, piombo a volontà e agguati nella migliore tradizione del western. Ma sarebbero poca cosa, puro manierismo, senza dei buoni personaggi, credibili e ben caratterizzati. La schiera dei cattivi è ben nutrita e differenziata: c'è l'avido e astuto Moon, protagonista in negativo dalla prima all'ultima pagina, c'è il vendicativo Shad fatto fuori dal cinico Pablo Morientes, capo di una banda di desperados, c'è la spia Gaban, melliflua e infida, c'è Joshua, abile nei travestimenti ma pericoloso anche con la pistola. Dall'altra parte della barricata, Tex Willer e Kit Carson ce la mettono tutta per tirare fuori dai guai il loro vecchio amico, il giudice Roy Bean, attorno alla cui figura ruota tutta la trama della storia. Boselli dà il meglio nella rappresentazione di questo personaggio storico entrato nella leggenda del west come la legge a ovest del Pecos.

Il giudice Bean, Danny e Sam disegnati da Sergio Tarquinio

Il bizzarro giudice era già stato protagonista di una vecchia storia di Tex del 1970, sceneggiata da Gian Luigi Bonelli e apparsa fra i numeri 117 e 120 della collana regolare, nella quale un grave malinteso lo aveva portato ad accusare Carson di furto di cavalli condannandolo alla pena, poi sventata da Tex, dell'impiccagione. Ma ancor prima del padre, Sergio Bonelli nei panni di Guido Nolitta, aveva creato nel 1959 una miniserie di cinque episodi intitolata Il giudice Bean su disegni di Sergio Tarquinio. Gli albi, pubblicati nella Collana Cow Boy nel 1963, si caratterizzano per sottili spunti umoristici che scaturiscono dai battibecchi fra l'ex sudista Roy Bean e il nordista brontolone Sam. Quest'ultimo e il nipote Danny sono i protagonisti delle parti più avventurose delle sceneggiature mentre il giudice, che si batte sempre per il rispetto della legge, risolve con sentenze sagge e imparziali intricate situazioni giuridiche.


La scelta di Boselli di riportare in scena un personaggio già affrontato da così illustri sceneggiatori si sarebbe potuta rivelare un boomerang. Invece lo scrittore milanese ci presenta un giudice Bean diverso da quelli del Bonelli padre e figlio, interessante e convincente. Sì perché, se da un lato c'è il forte e spavaldo uomo di frontiera della cittadina texana di Langtry che, asserragliato con un pugno di aiutanti nel suo saloon divenuto tribunale, non teme l'arrivo della folta banda di pericolosi desperados, dall'altro il vecchio giudice mostra i suoi sentimenti più intimi nell'amore per l'attrice inglese Lily Langtry. Pur di salvare la sua inarrivabile icona, prima si reca a San Antonio attirato da una falsa minaccia di rapimento dell'attrice durante la sua tournée teatrale. Poi, una volta caduto nella trappola, si fa torturare senza svelare ai suoi carcerieri il segreto su cui si è sviluppata tutta la trama, ovvero il nascondiglio del bottino di una vecchia rapina del quale Bean si era impossessato dopo averne impiccato il responsabile. Si decide a parlare solo quando la minaccia del rapimento dell'attrice diventa concreta. Boselli gioca molto, fin dall'inizio, anche con l'ambiguità di questo aspetto poco edificante per un giudice (l'essersi appropriato della refurtiva di una rapina), ma lo risolve brillantemente con il colpo di scena finale.


L'aspetto romantico si intreccia bene in una storia così violenta e ricca di tradimenti, morti ammazzati e sparatorie. Il finale è rocambolesco e la tensione, portata alle stelle con le tavole di pagina 110 e 111 in cui scopriamo finalmente il volto dell'attrice, si scioglie nella tavola successiva con un colpo da maestro di sceneggiatura.
Ma una storia a fumetti di Tex, per quanto ben congegnata nella trama e ricca di ottimi personaggi, non si potrebbe definire un classico se anche i disegni non fossero all'altezza. La sensazione che ho provato soffermandomi sulla parte grafica di quest'avventura è quella di essere di fronte ad un Tex tipico, esemplare; in altre parole, è come se avessi letto decine di altre storie di Aquila della Notte disegnate da Frisenda. Eppure l'autore milanese è un esordiente assoluto sulla collana regolare di Tex! D'altra parte, però, può vantare nel suo curriculum la firma di un Texone, e scusate se è poco! Si tratta di Patagonia, albo speciale scritto da Boselli stesso e molto apprezzato dal pubblico e dalla critica (di cui i protagonisti parlano rispettivamente in due interviste qui e qui). Evidentemente questa importante esperienza unita al suo indubitabile talento e alle sue precedenti prove nel fumetto western di Ken Parker e Magico Vento hanno fatto sì che il suo Tex appaia come un classico. Infatti quando il ranger compare in una vignetta, è su di lui che va l'attenzione del lettore: Tex è sempre nel focus con tutta la sua fisicità e con i profili del volto delineati precisamente. Tex comunica col proprio corpo, con i movimenti veloci e agili e con l'espressività del volto. In realtà tutti i personaggi sono disegnati con cura e in modo da differenziarli bene l'uno dall'altro: soprattutto i cattivi si distinguono fra di loro attraverso le emozioni che i loro sguardi e le loro espressioni lasciano trasparire. Si potrebbe dire che i tratti caratteriali con cui Boselli ha voluto connotare ciascuno di loro siano stati resi graficamente da Frisenda attraverso i volti e le movenze.


Un altro pregio della tecnica di Frisenda è la capacità di realizzare scene complesse di scontri e sparatorie (e in questa coppia di albi ce ne sono molte) senza perdere in chiarezza e dinamismo. Il lettore ha davanti a sé molti dettagli ma il quadro generale rimane nitido. In questo Frisenda è aiutato dalla sua abilità nel giocare con il chiaroscuro. Molte delle scene più movimentate, infatti, sono notturne e qui le tenebre illuminate dalla luce lunare o dal sole albeggiante o dai lampi degli spari sono una puro divertimento per gli occhi.
Ecco come si scrive e si disegna un'avventura di Tex!

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