venerdì 28 marzo 2014
Ken Parker in edicola venerdì 11 aprile
Segnatevi la data! Venerdì 11 aprile uscirà in edicola, libreria e fumetteria il primo numero della nuova collana settimanale di Ken Parker targata Mondadori Comics.
L'intramontabile saga creata da Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo sarà riproposta in volumi di 200 pagine, di formato 21 x 26 cm. Il primo albo al prezzo lancio di 1,90 euro e i successivi a 7,99 euro.
Bellissimo il nuovo logo!
Ulteriori dettagli a questo link!
Da segnalare anche l'intervista a Giancarlo Berardi che Mondadori Comics ha appena realizzato e che propone sul suo sito! Io vi ripresento la mia lunga chiacchierata di un anno fa con l'autore genovese, pubblicata su Fucine Mute!
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domenica 23 marzo 2014
Lukas: nuovi contenuti e nuovi formati in casa Bonelli
Nuovi contenuti e nuovi formati. Sono parole di Davide Bonelli, direttore generale della Sergio Bonelli Editore, estratte dall'editoriale con cui si apre il primo numero di Lukas, la nuova miniserie della casa editrice milanese, che ha esordito in edicola il 21 marzo. I termini usati si riferiscono alla strategia editoriale degli ultimi anni e si adattano perfettamente anche a questa nuova collana ideata da Michele Medda e da Michele Benevento.
Nuovi contenuti perché la "miscela di horror, mistero e azione che qualcuno ha voluto avvicinare al cosiddetto urban fantasy" (per citare di nuovo Davide Bonelli), sono una novità assoluta per la casa editrice di Dylan Dog e Dampyr. In effetti nessun'altra serie Bonelli ha mai associato un tema classico dell'horror come i morti che ritornano in vita ad un'ambientazione cittadina da giungla d'asfalto e ad un protagonista che non ricorda nulla del suo passato ma che ha coscienza del suo stato di ridestato. Lukas si sveglia in una città che non conosce, si sceglie un nome guardando l'insegna di una pizzeria, indossa un guanto ad una mano segnata da una terribile ustione, ha un breve flashback in cui rivede un profilo di una donna.
Segni di un passato che verrà gradatamente svelato lungo il dispiegarsi di questa miniserie che si svilupperà attraverso nuovi formati: due stagioni di dodici numeri ciascuna.
Medda ci fa capire subito che Lukas non è un uomo comune: viene travolto da un auto ma si rialza incolume e, poche pagine dopo, riceve una coltellata all'addome ma guarisce all'istante. L'autore sardo tratteggia molto accuratamente la psicologia di un personaggio smarrito che cerca risposte e che, per trovarle, non teme di affrontare situazioni pericolose e criminali. L'espressione dura del volto e lo sguardo segnato da una vena di tristezza sono il riflesso dell'animo di questo personaggio, reso con assoluto realismo dalle matite di un sontuoso Michele Benevento. Il disegnatore di Putignano è abile tanto nel delineare le fattezze dei vari personaggi di contorno rendendoli con molto dinamismo, quanto nel rappresentare lo sfondo metropolitano delle avventure. E' infatti la città la vera co-protagonista di questo primo albo. Una città cupa e ostile, come sono tante nostre città contemporanee. Un posto dove un cantiere edile non si ferma di fronte ad un grave incidente sul lavoro capitato ad un operaio assunto in nero. Questo accade in Deathropolis, la prima storia di Lukas, e questo accade nella realtà quotidiana.
L'inquietudine con cui ci si ritrova alla conclusione della lettura non nasce certo dalla raffigurazione dei morti viventi che si nutrono di carne umana: Viene invece dalla constatazione di come la vita quotidiana degli abitanti delle moderne metropoli sia segnata da frustrazione, sfruttamento e fragilità. Medda ci parla anche di questo e, come scrive ancora Davide Bonelli nel suo editoriale, "tutto ciò accade senza snaturare l'originale comandamento bonelliano: l'Avventura prima di tutto".
Lukas, quindi, si preannuncia come una collana molto suggestiva. Confido che Medda non deluderà le attese che ha fatto nascere con questo primo albo. D'altronde da uno che ha (co)creato un personaggio come Nathan Never, scrivendone le storie più belle, e che ha ideato Caravan, ovvero la miniserie più originale e fra le meglio riuscite di casa Bonelli, è naturale attendersi dei fumetti che ti appassionano.
mercoledì 12 marzo 2014
Ken Parker director's cut
Mondadori Comics ha svelato oggi sul suo blog ulteriori dettagli della nuova edizione delle avventure di Ken Parker. Si tratterà di una collana settimanale che inizierà nella prima metà di aprile. Albi di grande formato che riproporranno due o più episodi delle vicende di Lungo Fucile in rigoroso ordine cronologico. Carta pregiata, alta qualità di stampa, ricchi redazionali.
Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo hanno voluto rivedere i testi e il posizionamento dei baloon di ogni episodio, andando inoltre ad "ottimizzare" i primi episodi, più acerbi dal punto di vista stilistico e narrativo.
Una vera e propria edizione da director's cut, questa della Mondadori, che ha il pregio anche di riproporre, all'interno della collana e non in numeri speciali, gli episodi a colori nella loro versione originale e nella loro precisa collocazione cronologica.
Un'edizione definitiva, quindi. Anche perché, alla fine, ci sarà la storia definitiva, quella che porrà la parola fine alle avventure di Ken. La stiamo aspettando da anni. Questa edizione di alto livello servirà a portarci nel modo giusto a salutare Chemako con serenità e pace nel cuore, e non con la tristezza che aveva contraddistinto la sua ultima uscita di scena.
I dettagli della Mondadori a questo link.
Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo hanno voluto rivedere i testi e il posizionamento dei baloon di ogni episodio, andando inoltre ad "ottimizzare" i primi episodi, più acerbi dal punto di vista stilistico e narrativo.
Una vera e propria edizione da director's cut, questa della Mondadori, che ha il pregio anche di riproporre, all'interno della collana e non in numeri speciali, gli episodi a colori nella loro versione originale e nella loro precisa collocazione cronologica.
Un'edizione definitiva, quindi. Anche perché, alla fine, ci sarà la storia definitiva, quella che porrà la parola fine alle avventure di Ken. La stiamo aspettando da anni. Questa edizione di alto livello servirà a portarci nel modo giusto a salutare Chemako con serenità e pace nel cuore, e non con la tristezza che aveva contraddistinto la sua ultima uscita di scena.
I dettagli della Mondadori a questo link.
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martedì 11 marzo 2014
Ma è proprio necessario lo spin-off samurai de Le Storie?
Le Storie è un'interessante serie della casa editrice Bonelli ideata e fortemente voluta dal suo direttore editoriale Mauro Marcheselli. Ha esordito nelle edicole italiane nel mese di ottobre del 2012 e la sua peculiarità è che non esiste un protagonista fisso. No, perché ogni albo è scritto e disegnato da autori diversi che hanno tirato fuori dal cassetto quella storia che custodivano gelosamente e che, magari, non avevano avuto ancora il coraggio o l'opportunità di presentare. Della genesi di questa serie atipica Marcheselli mi parlò durante questa intervista di un anno fa nella quale si analizzò il passato, il presente ma soprattutto il futuro della casa editrice milanese.
In realtà non è sempre vera questa regola: a distanza di mesi alcuni autori si sono ripetuti ma con soggetti completamente diversi e con risultati sempre di alto livello (penso alle due prove di Paola Barbato, La pazienza del destino disegnata da Giovanni Freghieri e Il Boia di Parigi disegnata da Giampiero Casertano, e a quelle di Alessandro Billotta, Il lato oscuro della luna e Friedrichstrasse disegnate da Matteo Mosca e Nobody disegnata da Pietro Vetrano che rappresentano, per me, l'apice della serie).
Un aspetto della vicenda che mi ha fatto drizzare i capelli in testa è stata una frase di Recchioni rilasciata durante l'intervista:
"La mia idea è quella di scrivere una mia interpretazione del tutto libera di Tex. Con le katane."Ovvero, prendo da Tex soltanto l'aspetto più stereotipato (quello di implacabile e infallibile uccisore di fuorilegge) tralasciando quello più autentico (l'umanità e gli ideali che lo sostanziano e che motivano i suoi gesti violenti) e lo trasferisco nel Giappone feudale, dove, al posto dei funambolici colpi sparati dalle Colt, sostituisco i fendenti delle micidiali katane.
Non vedo, quindi, la necessità di progettare questa nuova miniserie premiando i due albi meno riusciti de Le Storie. Staremo a vedere, comunque.
Ecco: a uno come Medda, che ha creato Nathan Never (insieme a Vigna e Serra) e Caravan, si affida ad occhi chiusi una nuova serie...
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| Lukas, disegno di Michele Benevento |
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domenica 9 marzo 2014
Ken Parker ritorna ad aprile
Non servono squilli di tromba per annunciare la data del ritorno di Ken Parker.
Mondadori Comics lo fa con lo stile che si addice a Lungo Fucile e ai suoi creatori Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo. Persone, di carta il primo e in carne e ossa i secondi, che badano più alla sostanza che alla forma.
A questo link il trailer che invita tutti gli amici di Ken a sellare i cavalli per il mese di aprile.
Mondadori Comics lo fa con lo stile che si addice a Lungo Fucile e ai suoi creatori Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo. Persone, di carta il primo e in carne e ossa i secondi, che badano più alla sostanza che alla forma.
A questo link il trailer che invita tutti gli amici di Ken a sellare i cavalli per il mese di aprile.
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domenica 2 marzo 2014
Ma quanto fa figo leggere un graphic novel acquistato in libreria anziché un fumetto comprato in edicola
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Si tratta di Valvoline Story, la retrospettiva dedicata al trentennale del progetto Valvoline Motorcomics, inaugurata oggi, primo marzo, a Bologna. Sappiamo della carica sperimentale con cui il gruppo costituito da Igort, Lorenzo Mattotti, Daniele Brolli, Giorgio Carpinteri, Marcello Jori e Jerry Kramsky sferzò il fumetto italiano. Ma non è nemmeno di questo che voglio parlare. Voglio solo sottolineare alcune parti dell'articolo scritto da Valentina Manchia.
A cominciare dal sottotitolo:
"A Bologna negli anni in cui si ripensava il comic book. E nasceva il graphic novel"Poi, poco dopo la metà:
"L'obiettivo (del gruppo) è scardinare i meccanismi del comic book, dell'intrattenimento puro, di consumo e di massa, e trasformarlo dall'interno."Ed infine, la roboante conclusione:
"L'immaginario di Valvoline, in rottura con il fumetto di massa, ha aperto la via a quello che oggi si chiama graphic novel. E che finalmente, come è giusto, trova posto nella narrativa, anche in libreria."Ma che palle! Ancora questa assurda contrapposizione tra fumetto di massa e fumetto d'autore, tra comic book e graphic novel? Ancora il pregiudizio che il primo sia privo di qualità mentre il secondo ne abbia da vendere? Ancora il concetto che il fumetto d'edicola è per la massa mentre in libreria entra solo quello d'elite? Ma basta! Ma parlate italiano e usate la parola fumetto: l'unica che sia onesta e che abbia senso!
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domenica 23 febbraio 2014
Kalvin i Hobs
Che si tratta di una lingua slava, lo avete capito. Quale? Ma è chiaro! E' serbo-croato! Come avete fatto a confonderlo con lo sloveno o il ceco!?!? Eddai! Cos'è il serbo-croato? Andate a rileggervi questo mio vecchio post! Se poi volete capire cosa si stanno dicendo Calvin e Hobbes, anzi, scusate, Kalvin i Hobs, non dovete far altro che iscrivervi alla prossima edizione del laboratorio linguistico e culturale di serbo-croato e Balcani, intitolato "Viaggia con parole tue", tenuto dalla preparatissima Federica Moro e organizzato da Bottega Errante. E sì, siete in ritardo per quello attuale che si sta ormai concludendo.
Tra i molti temi interessanti che abbiamo affrontato, in una delle ultime lezioni abbiamo parlato di fumetto e analizzato queste due spassosissime tavole di Bill Watterson. Beccatevi anche la seconda.
Al di là di Kalvin i Hobs e di altri fumetti, Federica è un'appassionata lettrice delle storie dell'Indagatore dell'Incubo. Non poteva quindi mancare una vignetta raffigurante il nostro amato Dylan Dog mentre si esprime in serbo-croato.
Per capire questa non serve aver frequentato il corso....
lunedì 10 febbraio 2014
Saguaro batte Orfani
Quattro sono le nuove serie/miniserie che la Bonelli ci ha proposto negli ultimi 2 anni. Eccole in ordine di apparizione: Saguaro (da giugno 2012), Le Storie (da ottobre 2012), Dragonero (da giugno 2013) e Orfani (da ottobre 2013). Non me ne son perso nemmeno un albo, manco a dirlo. Ma ora basta! Son quasi urtato, anzi togliamo il quasi, dal battage pubblicitario e dal polverone sollevato attorno alla miniserie di Recchioni/Mammuccari. Il protagonismo e la fama di rockstar fumettistica che Recchioni si è creato (insieme, certamente, al culo che si è fatto girando l'Italia in lungo e in largo per promuovere la sua creatura) hanno giovato molto al buon successo di vendite di Orfani. Oltre al fatto fondamentale che si tratta della prima (mini)serie completamente a colori (e che colori!). Ma per me non è sufficiente. Dopo quattro numeri ho visto solo tanta azione, tanti spari, tanti super-uomini (e super-ragazzini): insomma tanta fuffa e poca sostanza. Dicono che arriverà, la sostanza, la speculazione tipica di un racconto fantascientifico. Troppo tardi, secondo me. L'imprinting alla serie è già stato dato. E non mi ha allettato più di tanto, nonostante il buon credito che le avevo dato. Quindi stop.
Ma c'è una cosa che mi fa incazzare ancora di più. Del grande lavoro di Bruno Enna per Saguaro nessuno, o quasi, ne parla. Eppure, mese dopo mese, l'autore sardo macina storie con trame solide e personaggi credibili. Un ottimo poliziesco ambientato nel Sud Ovest americano nei primi Settanta. Un'ambientazione neo-western con la tematica dei nativi americani sempre sullo sfondo e, alcune volte, in primissimo piano. Una continuity che si fa sempre più interessante attorno al personaggio di Thorn Kitcheyan e alla sua cerchia familiare e tribale, ma che non appesantisce affatto la lettura autonoma delle singole storie, connotate da un forte, e spesso amaro, realismo. Un difetto di Saguaro? I disegni non sempre all'altezza. Okay, io preferisco di gran lunga i generi western e poliziesco alla fantascienza, e ciò ha il suo indubbio peso nel mio giudizio. Ma, al di là di questo, quando vedo un ottimo fumetto poco riconosciuto nel suo valore accanto ad uno decisamente sopravvalutato, mi girano. E anche forte!
domenica 26 gennaio 2014
La proprietà: un fumetto per la Giornata della Memoria
Più di sessant'anni separano l'anziana Regina dall'ultima volta in cui vide la natia Varsavia. Si era ripromessa di non farvi più ritorno, lei, giovane ebrea polacca, costretta a scappare in Palestina nel lontano 1939. Ma il riscatto di una vecchia proprietà di famiglia, confiscata prima dai nazisti e poi dal regime comunista, la convince a intraprendere questo lungo viaggio. Regina non è sola sull'aereo che decolla da Israele alla volta della Polonia: la giovane nipote Mica la accompagna in questo ritorno alle origini, che svelerà molto del passato della nonna e della sua famiglia.
In famiglia non dire sempre tutta la verità non è considerato mentire.Questa sentenza precede la prima tavola dell'intenso racconto a fumetti scritto e disegnato dall'israeliana Rutu Modan e pubblicato lo scorso anno in Italia da Rizzoli-Lizard. E, infatti, famiglia e segreti sono al centro della vicenda che raccorda un presente apparentemente sereno ad un passato tragico attraverso la storia di Regina.
La Modan ha il pregio della linearità e della chiarezza, tanto nei disegni quanto nella sceneggiatura. La narrazione si dipana senza orpelli né fronzoli andando dritta al cuore della storia. I personaggi sono descritti con pochi ma efficaci tocchi, lasciando molto alla espressività dei volti, dei gesti e della postura. La Modan ha scritturato degli attori per far loro interpretare lo story board, li ha fotografati mentre recitavano e ne ha riprodotto poi espressioni e gesti nelle tavole. Il risultato è che i personaggi sono vivi e realistici, così come lo è la città di Varsavia, riprodotta fedelmente in molti suoi luoghi, come il Ghetto ma soprattutto il cimitero nel quale si svolge la scena madre del fumetto. Un cenno particolare merita l'ottima scelta dei colori, più tenui quando dipingono il presente, più vividi nel rappresentare i ricordi del passato di Regina.
La Modan riesce a raccontare una storia che più vera non può essere, perché ci parla senza intellettualismi di persone semplici, dei loro sentimenti, delle tensioni che l'amore crea e di come gli avvenimenti di una Storia terribile si mettano di traverso a segnare le sorti di una donna e di un'intera famiglia. La Modan ci parla di una delle più grandi tragedie del secolo scorso attraverso gli occhi di due donne di generazioni diverse, segnate ciascuna dai loro tic e dalle loro credenze. Lo fa con leggerezza facendoci nascere, a volte, anche un sorriso sulle labbra.
Ciò che rimane dopo la lettura è la credibilità dei personaggi e la tenerezza che proviamo nei confronti di Regina, che incarna senza retorica la forza dell'amore al di là del tempo e della Storia. Alla fine, nonostante tutto, l'ebrea Regina, la donna Regina, la mamma Regina ma soprattutto l'innamorata Regina ha vinto mentre i nazisti hanno perso.
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lunedì 6 gennaio 2014
Il blu è un colore caldo
Avere il coraggio di vivere i propri sentimenti contro tutto e contro tutti, sfidando i pregiudizi per realizzare sé stessi. Questo è il tema dell'intenso racconto a fumetti Il blu è un colore caldo, di Julie Maroh, pubblicato in Italia lo scorso ottobre da Rizzoli Lizard. Non è un tema originale, ma la giovane autrice francese lo affronta in modo sincero e realistico, narrandoci la storia di Clementine, un'adolescente francese alle prese con i classici problemi che quest'età porta con sé. Crescere, diventare donna, entrare nel mondo degli adulti, conoscere l'amore e i suoi primi struggimenti.
Il liceo è l'ambientazione di questo primo stadio di sviluppo di Clem, raccontato in flash-back una quindicina d'anni dopo, da Emma, la ragazza più grande dai capelli blu che ha sconvolto la vita di Clem. Emma legge il diario della giovane protagonista, facendoci capire subito che Clem non c'è più e che la lettura del diario è una sorta di testamento che la ragazza ha lasciato ad Emma, l'amore della sua vita. Siamo subito avvolti, quindi, da una profonda tristezza, accentuata dai colori sbiaditi e cupi con cui è disegnata la narrazione presente e dalle tonalità di grigio che la Maroh ha usato invece per rappresentare il passato. L'unica calda nota di colore è il blu. Blu è la copertina del diario ricevuto in regalo da Clem per i suoi 15 anni. Blu è la maglietta indossata dal ragazzo di quinta con cui Clem inizialmente esce, senza però provare un vero e sincero trasporto. Blu, soprattutto, sono i capelli e gli occhi di Emma, incrociata per caso in un'affollata piazza, teatro di uno scambio di sguardi che cambierà le vite delle protagoniste.
"Ho chiesto a mia madre di lasciare sulla mia scrivania, per te, ciò che ho di più prezioso: i miei diari. Voglio che sia tu a conservarli: contengono tutti i miei ricordi di adolescente colorati di blu. blu inchiostro blu cielo blu Klein blu ciano blu oltremare. Il blu è diventato un colore caldo. Ti amo, Emma, sei l'amore della mia vita."Si dipana così la storia di un sentimento nuovo e dapprima negato da Clem: "Le cose non devono funzionare in questo modo: alle ragazze piacciono i ragazzi", si ripete. Ma l'inconscio le rende la vita difficile parlandole, notte dopo notte, attraverso sogni molto espliciti, dai quali Clem si sveglia sempre con maggiore affanno. Prezioso, a questo punto, si rivela l'aiuto di Valentin, l'amico gay, che le fa capire che un sentimento sincero non deve essere represso perché non può fare del male a nessuno. La introduce nell'ambiente gay della città ed è così che, in un bar, Clem rivede Emma. Da allora l'adolescente non potrà fare a meno di seguire ciò che prova, di manifestare quello che è, trovando però la rabbiosa ostilità degli amici e dei genitori.
Il finale, già preannunciato nel prologo, è straziante ma del tutto realistico. L'autrice è riuscita a raccontare una storia vera e schietta, senza cadute nel melenso o, peggio, nel patetico. Ci ha parlato della nascita e della tragica fine di una storia d'amore che ha dovuto lottare contro una discriminazione devastante. E' andata al di là del tema omosessuale, pur importante e centrale nel racconto. Il libro non va letto, infatti, come una pura denuncia dei pregiudizi che gay e lesbiche subiscono nelle nostre società occidentali. La Maroh avrebbe potuto raccontarci una storia dove Clem è una francese doc ed Emma un'immigrata o dove la prima è di alta estrazione borghese mentre la seconda di basso rango sociale. Non sarebbe cambiato molto perché, comunque, protagonista sarebbe stato un amore che si accende, si spezza e si ravviva in un mondo soffocato dai pregiudizi. Come scrive Clem rivolgendosi ad Emma:
"Ma tu mi hai già salvata amore mio. Mi hai salvata da un mondo costruito su pregiudizi e su una morale assurda. Mi hai aiutata a realizzarmi pienamente."
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| La vita di Adèle |
giovedì 2 gennaio 2014
Manuele Fior: fumetto e architettura
Forse non tutti sanno che Manuele Fior, uno dei più importanti fumettisti italiani contemporanei, vincitore ad Angouleme nel 2011 con il coinvolgente libro Cinquemila chilometri al secondo, è un architetto. Ha lavorato infatti per alcuni anni svolgendo questa professione a Berlino prima di dedicarsi completamente al fumetto. Chi se non l'amico Andrea Alberghini, architetto pure lui e studioso dell'immagine della città nel fumetto, poteva realizzare un'interessante intervista al fumettista friulano dove i due conversano liberamente di architettura, di fumetto e del legame che li unisce?
L'intervista è stata inizialmente realizzata per il numero invernale della rivista internazionale di architettura MAS Context: la potete trovare in lingua inglese qui. Fumettologica la propone in italiano a questo link.
A proposito di Fior e di architetti: un terzo architetto, Roberto Franco, anima dell'associazione monfalconese ARTeFUMETTO, incontrerà Manuele Fior presso la libreria LOVAT di Trieste sabato 18 gennaio alle 17:30. Sarà l'occasione per presentare al pubblico locale L'intervista, l'ultimo libro con cui l'autore sta riscuotendo un successo unanime della critica e dei lettori.
martedì 31 dicembre 2013
I miei migliori libri del 2013
Questa lista è una selezione dei libri che ho letto nel corso del 2013. Sono quelli che mi hanno lasciato dentro qualcosa o che semplicemente mi hanno divertito. Non è una classifica ma sono elencati in ordine cronologico di lettura, dall'inizio dell'anno fino alla sua fine.
I sonnambuli, di Paul Grossman. TimeCrime.
Storia e noir, nazisti ed ebrei. Respiri l'atmosfera cupa e violenta della Berlino del 1933. In certi momenti angosciante. Ne ho già scritto qui.
Il caso Rembrandt, di Daniel Silva. Giano Editore.
Dopo aver letto questa spy story capisci che James Bond è un povero pivello se lo paragoni a Gabriel Allon. Un finissimo restauratore di quadri è la copertura del migliore e più celebre agente segreto del Mossad. Nazisti ed ebrei (ovviamente) anche qui.
A chi vuoi bene, di Lisa Gardner. Marcos y Marcos.
Tre donne per questo poliziesco. L'autrice, il detective e la sospettata. E il tema della maternità trattato senza retorica, con crudezza e realismo.
Ubik, di Philip K. Dick. Fanucci Editore.
"Io sono vivo, voi siete morti". Il romanzo si può riassumere in queste parole. Quale è la realtà? Chi è vivo e chi è morto? Assurdo e fantastico.
Jackie Brwon, di Elmore Leonard. Net.
Lo leggo poco prima che Leonard lasci questo mondo. Dialoghi imbattibili. Le immagini del film di Tarantino mi scorrono davanti, ma il romanzo è ancora meglio.
Balkan Circus, di Angelo Floramo. Ediciclo Editore.
I Balcani ma non solo, anche il Caucaso e la Siberia, in questo viaggio ora divertente ora commovente. Ti vien voglia di fare le valigie e partire subito.
Officina Bolivar, di Mauro Daltin. Ediciclo Editore.
Argentina, Bolivia e Perù in treno e in bus. Tanti incontri, tante facce, tante storie. Come sopra, la voglia di partire ti prende dopo poche pagine.
L'uomo di Primrose Lane, di James Renner. Giulio Einaudi Editore.
Sfugge ad ogni definizione questo romanzo. Noir? Non solo. Horror? Un po'. Fantascienza? Anche. E molto altro. Un libro in cui autore e protagonista si confondono. Letteralmente.
I sonnambuli, di Paul Grossman. TimeCrime.
Storia e noir, nazisti ed ebrei. Respiri l'atmosfera cupa e violenta della Berlino del 1933. In certi momenti angosciante. Ne ho già scritto qui.
Il caso Rembrandt, di Daniel Silva. Giano Editore.
Dopo aver letto questa spy story capisci che James Bond è un povero pivello se lo paragoni a Gabriel Allon. Un finissimo restauratore di quadri è la copertura del migliore e più celebre agente segreto del Mossad. Nazisti ed ebrei (ovviamente) anche qui.
A chi vuoi bene, di Lisa Gardner. Marcos y Marcos.
Tre donne per questo poliziesco. L'autrice, il detective e la sospettata. E il tema della maternità trattato senza retorica, con crudezza e realismo.
Ubik, di Philip K. Dick. Fanucci Editore.
"Io sono vivo, voi siete morti". Il romanzo si può riassumere in queste parole. Quale è la realtà? Chi è vivo e chi è morto? Assurdo e fantastico.
Jackie Brwon, di Elmore Leonard. Net.
Lo leggo poco prima che Leonard lasci questo mondo. Dialoghi imbattibili. Le immagini del film di Tarantino mi scorrono davanti, ma il romanzo è ancora meglio.
Balkan Circus, di Angelo Floramo. Ediciclo Editore.
I Balcani ma non solo, anche il Caucaso e la Siberia, in questo viaggio ora divertente ora commovente. Ti vien voglia di fare le valigie e partire subito.
Officina Bolivar, di Mauro Daltin. Ediciclo Editore.
Argentina, Bolivia e Perù in treno e in bus. Tanti incontri, tante facce, tante storie. Come sopra, la voglia di partire ti prende dopo poche pagine.
L'uomo di Primrose Lane, di James Renner. Giulio Einaudi Editore.
Sfugge ad ogni definizione questo romanzo. Noir? Non solo. Horror? Un po'. Fantascienza? Anche. E molto altro. Un libro in cui autore e protagonista si confondono. Letteralmente.
lunedì 30 dicembre 2013
Short Tex o compressed Tex?
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| Disegno di Laura Zuccheri |
- Lunghezza: non è una questione di numero di pagine massime o minime, ma è qualcosa di convenzionale
- Tempo: è l'elemento fondamentale che differenzia una short story da un romanzo. Il tempo è delimitato, senza digressioni. Il tutto si risolve in una scena, in uno spaccato. Nel romanzo invece il tempo è diluito, ci sono salti temporali nel passato, ci sono due o più storie che si corrono in parallelo per poi intersecarsi.
- Spazio: è stretto e il tutto si risolve in all'interno di un'unica ambientazione. Nel racconto lungo ci sono più ambientazioni, anche se limitate. Nel romanzo, al contrario, lo spazio è esteso.
- Dettaglio: il racconto breve parte dal dettaglio, il narratore è la macchina da presa che zooma su un dettaglio di una scena. Dettaglio che non è fine a se stesso, ma che evoca un mondo. Si va quindi dal particolare al generale, ma quest'ultimo è solo evocato e non esplicitato. Nel romanzo, invece, i dettagli sono un contorno, non il cuore della storia.
- Personaggi: sono poco delineati, si dice poco di loro, gli si fa compiere delle azioni o dei gesti. Non si sa cosa sia successo prima o cosa succederà dopo. Li si coglie nel mentre di una scena. Nel romanzo hanno un passato e le loro caratteristiche vengono continuamente approfondite. La loro complessità viene molto esplorata.
- Tensione: c'è quasi sempre una grande tensione narrativa. Tutto si risolve e si concentra nel breve, non ci sono pause e il ritmo è sempre alto.
- Non detto: è più frequente rispetto al romanzo dove tutto è più esplicito.
A me pare che queste norme non siano state molto rispettate in tutti e quattro i racconti di cui si compone l'ultimo Color Tex. Ma vediamoli più nel dettaglio.
Il primo, intitolato L'uomo sbagliato, è firmato da Tito Faraci per i testi, Giampiero Casertano per i disegni e Oscar Celestini per la colorazione. Tex deve scoprire chi, fra i cinque passeggeri molto eterogenei di una diligenza, sia il sicario che si prepara ad uccidere un senatore durante un comizio nella città in cui la diligenza è diretta. A parte la breve parentesi a bordo del mezzo di trasporto, l'azione si svolge in un tempo limitato e in diverse ambientazioni della cittadina: l'hotel, il saloon, l'ufficio dello sceriffo e l'epilogo sul tetto di un edificio che domina la main street. C'è un flashback superfluo che spiega come Tex ha saputo del sicario: non serve, aggiunge informazioni che potevano anche essere ignorate dal lettore e, soprattutto, fa scendere la tensione. Dei cinque possibili killer, gli unici su cui cadono i sospetti sono il pianista e, soprattutto, il prete. Visto che il musicista svela quasi subito nel saloon lo scopo del suo viaggio, la tensione crolla. E il romantico colpo di scena finale aggiunge ben poco ad una storia scialba.
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| Tavola di Giampiero Casertano |
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| Tavola di Sandro Scascitelli |
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| Tavola di Stefano Biglia |
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| Tavola di Nicola Genzianella |
L'esperimento short Tex ha funzionato poco, secondo me: è da rivedere in molti punti, soprattutto nella regola bonelliana di spiegare sempre tutto che, in questi casi, non andrebbe applicata, pena la trasformazione di una short story in una compressed long story con l'inevitabile calo di tensione narrativa.
Punto a favore dell'albo (ma indipendente dalla formula interna di short o long story) è la splendida copertina di Laura Zuccheri che regala a Tex un'espressione e una postura che sono più eloquenti di mille vignette.
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domenica 1 dicembre 2013
In empatia con Alan Ford
"Non hai mai letto Alan Ford?"Lei sgrana gli occhi al punto da farli diventare grandi quanto le lenti tonde che separano il mio viso dal suo. Due grandi fari cerchiati dal verde della montatura mi inchiodano alla sedia del bar. Dissimulando maldestramente disinvoltura, sorseggio un po' della mia birra rossa e rispondo:
"Beh, no. Non mi è mai capitato..."
"Allora devi leggerlo assolutamente! Vedrai che ti piacerà!"Ed è così che la mia amica mi rifornisce di una sostanziosa quantità di albi di Alan Ford.
E io mi perdo nelle (dis)avventure di questo improvvisato agente segreto e dei suoi scalcinati compagni, usciti dalla prolifica immaginazione di Max Bunker e dalle preziose mani di Magnus.
Scopro un mondo popolato da incredibili personaggi, in cui si mostra con stile grottesco la faccia assurda della realtà mescolando cinismo e ironia, paradosso e tragicommedia.
E io finisco coll'immedesimarmi un questo improbabile agente segreto, tanto imbranato quanto simpatico, tanto disorganizzato quanto ingenuo. Ed entro in una tale empatia con Alan Ford che, mentre sto leggendo Il dente cariato, secondo episodio della collana, il mio dente del giudizio ricomincia a dolermi, così come accade al protagonista. Mi devo rivolgere al mio dentista, sperando di non incappare in quello barbuto della storia che pone la seguente terrificante domanda ad Alan:
"Hai qualche preferenza o ne piglio uno a caso?"
No, non me la fa questa domanda. E tanto meno estrae due denti, come capita allo sfortunato agente segreto. La mia piccola operazione fila liscia ma provo un po' di disappunto quando vedo che il professionale dottore non mi applica il dente d'oro col microfilm che invece Alan ha la fortuna di vedersi impiantato.
Ah, quale meravigliosa avventura avrei potuto vivere! Invece, esco dallo studio un po' mesto e ancora leggermente dolorante nonostante l'anestesia. Mi guardo comunque a destra e a sinistra per evitare un possibile agguato dei tre loschi figuri che cercano di sottrarre il dente ad Alan. Non c'è nessuno in giro. Mi avvio verso l'auto e la mia contrarietà raggiunge l'apice: mi rendo conto tristemente che la bella Margot non sbuca fuori all'improvviso stringendomi fra le sue calde braccia e confondendomi con le parole:
"Baciami, Alan... Fammi sentire se hai sangue nelle vene..."La risposta di Alan potrebbe essere tranquillamente farina del mio sacco:
"Eh?.. Credo di sì, sono anche stato donatore di sangue!"
Non mi resta che consolarmi andando al più presto a farmi una birra con la mia amica, sperando che nel bar non ci sia nessun Superciuk pronto a stenderci con la sua celebre fiatata alcoolica!
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