domenica 29 novembre 2015

Ken Parker Classic N. 21 - "Il giudizio di Dio"


È in'edicola il ventunesimo numero della collana Ken Parker Classic, la ristampa delle avventure di Lungo Fucile edita da Mondadori. In apertura di questo episodio il personaggio creato da Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo sventa il linciaggio di un giovane soldato, accusato dello stupro e dell'assassinio di una ragazza. Tutti gli abitanti del piccolo villaggio di Lawtown, in Oklahoma, pensano di avere in pugno una comoda e facile verità, mentre solo Ken e il marshall vogliono assicurare al soldato un processo regolare. Nel percorso che porterà Ken a risolvere il caso, si intromette anche un bounty killer, dei pericolosi comanche e, soprattutto, la sua fallibilità. Sui disegni questa volta poco convincenti di Bruno Marraffa, la sceneggiatura scritta a quattro mani da Berardi e Maurizio Mantero, porta il lettore e lo stesso Ken a sospettare del caporale, amico dell'accusato. Ma Ken non è infallibile come Tex, non sa distinguere con certezza assoluta il bene dal male, il colpevole dall'innocente. E per questo ci piace tanto.
"A volte, mi viene la tentazione di scoprirmi infallibile. Ma, per fortuna, poi scopro sempre di essere un idiota qualunque..."  

giovedì 26 novembre 2015

La chiusura di Adam Wild


Gianfranco Manfredi, uno dei più bravi autori della scuderia Bonelli, ha annunciato che Adam Wild, la serie a fumetti che ha ideato e di cui ha scritto tutti gli episodi, chiuderà i battenti con il numero 26 (nel mese corrente è uscito il quattordicesimo albo). Il motivo della fine della collana è rappresentato dalle vendite insufficienti. La notizia, comparsa sul profilo facebook dello stesso autore, ha colto molti di sorpresa, me compreso. Adam Wild è una serie d'avventura di stampo classico, ambientata nell'Africa subequatoriale a fine Ottocento. Il protagonista è un simpatico e sfrontato ribelle, uno che odia lo schiavismo e lo combatte con tutte le proprie forze. Al suo esordio nelle edicole, trovai vitalità e freschezza nell'albo che divorai in pochi minuti. Nelle storie successive si sono alternati diversi disegnatori, molti dei quali davvero bravi e all'esordio per la Bonelli. Ma, alta qualità nelle storie e alta qualità nei disegni non sono bastati. Niente da fare. A meno di inversioni di tendenza nelle vendite, la serie chiuderà. E siamo a due: dopo Saguaro del bravo Bruno Enna, un'altra collana Bonelli che seguivo con interesse è destinata alla fine prematura. Perché? Cosa hanno di sbagliato questi personaggi? Troppo classici? Fuori tempo? Ormai vanno di moda gli effetti speciali a colori con cui nascondere la pochezza della storia (e non mi riferisco a Tex che invece brilla ancor di più a colori)? Sono più di tendenza i motion comics? Non lo so. Dopo che il nuovo corso Bonelli (annunciato attraverso una conferenza stampa che ha regalato la scena a chi l'umiltà non sa dove stia di casa) ha cominciato a dispiegarsi nel corso dell'ultimo anno, mi son sorte alcune perplessità. Rinforzate dall'estinzione di alcuni validi dinosauri. Mi viene il dubbio che dopo la morte di Sergio Bonelli qualcosa sia cambiato. Sembra che si punti di più sullo sbarco nel multimediale che sul sostegno alle serie di carta. O almeno questa è l'impressione che ne ho tratto rispetto a Saguaro e ad Adam Wild, per i quali la promozione è stata davvero inconsistente. Forse dipende anche dall'intraprendenza personale degli autori, dal fatto di sbattersi a girare l'Italia per manifestazioni e librerie e fumetterie (come sta facendo il buon Chiaverotti con Morgan Lost), ma non può dipendere solo da questo: e infatti la Bonelli ha studiato molto bene il lancio di Morgan Lost.


Probabilmente mi son fatto prendere dal pessimismo e invece la strategia editoriale della Bonelli è corretta e risulterà vincente. Ma cosa significa vincente? Vendere di più? La qualità si basa sui dati di vendita? Non credo proprio, perché, se fosse così, allora Ken Parker sarebbe uno dei peggiori fumetti mai pubblicati. E invece, nonostante le disavventure editoriali di Chemako, Sergio Bonelli lo rivolle sotto le sue ali, e ricominciò a pubblicarlo con il Magazine. Perché lo fece? Sapeva di rischiare molto, ma era sicuro del valore del personaggio e così gli diede un'altra chance. Lo stesso discorso vale per la collana Un uomo un'avventura. Economicamente non fu una buona operazione editoriale, ma oggi viene ricordata come una delle migliori intuizioni di Sergio Bonelli, e il suo valore è indiscusso. Al proposito, lo stesso Bonelli ebbe a dire:
"Una serie di volumi cartonati che è andata piuttosto male, pur potendo contare su nomi importanti come quelli di Pratt, Battaglia, Toppi, Crepax e Micheluzzi. Probabilmente era troppo in anticipo sui tempi! Comunque, anche se il bilancio economico era decisamente fallimentare, io decisi di mantenerla in vita per alcuni anni: ecco, questo è uno dei lussi che come Editore mi concedo ogni tanto, e che riservo ai fumetti che mi piacciono in modo particolare..." 
Chi mai avrebbe questo coraggio oggi? Ho detto coraggio, non boria o arroganza. Sono due cose diverse. Il primo ce l'ha chi ha una valutazione oggettiva e serena dei propri mezzi, i secondi sono propri invece di chi getta fumo negli occhi per nascondere la propria pochezza. Ma tanto, prima o poi, il fumo svanisce....

domenica 22 novembre 2015

Ken Parker Classic N. 20 - "Storia d'armi e d'imbrogli"


È in'edicola il ventesimo numero della collana Ken Parker Classic, la ristampa delle avventure di Lungo Fucile edita da Mondadori. In questo episodio il personaggio creato da Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo incontra sulla sua strada un abile truffatore trasformista, responsabile di un traffico d'armi, perpetrato ai danni dell'esercito. Berardi crea un personaggio, Gordon, per il quale il lettore tifa, nonostante sia un fuorilegge. Un ladro gentiluomo, pacifico, creativo inserito in una storia ricca di ironia che deve molto della sua leggerezza anche ai disegni di Giorgio Trevisan. Un episodio delizioso, quindi, che dimostra quanto varia, divertente e interessante sia la lettura di questa serie.

martedì 17 novembre 2015

I 70 anni di Eric Clapton celebrati alla Royal Albert Hall


Il 30 marzo di quest'anno Eric Clapton ha compiuto 70 anni e ha voluto celebrare questo traguardo con 7 concerti tenuti nel mese di maggio nel tempio della musica britannica: la Royal Albert Hall. Aveva giurato a se stesso ed ai suoi fan che questi sarebbero stati i suoi ultimi live: troppa fatica, aveva dichiarato, per un vecchietto dover sopportare i disagi e gli stress di un tour. Non a caso Planes, Trains and Eric è il titolo eloquente del docu-concerto che Manolenta pubblicò l'anno scorso alla fine del suo ultimo faticoso tour mondiale. Ma in realtà il Nostro si è già smentito perché è notizia di qualche giorno fa la serie di 5 concerti che Clapton terrà a Tokio il prossimo aprile.
Ma torniamo al maggio di quest'anno e ai 7 concerti alla Royal Albert Hall. Il motivo per parlarne è semplice: da pochi giorni è in commercio Slowhand at 70 - Live at The Royal Albert Hall, il dvd che immortala la serata del 21 maggio. Tanto vale però acquistare la versione deluxe, contenente in più un bonus dvd, con estratti dai precedenti concerti di Clapton alla RAH, 2 cd con l'audio del live del 21 maggio e un libro di 60 pagine con splendide foto scattate durante gli shows.
Sfogliando il sontuoso book si ha la chiara percezione che questo prodotto vuole essere una celebrazione di uno dei più grandi musicisti rock/blues di tutti i tempi. Il teatro scelto per la festa non poteva non essere la Royal Albert Hall, diventata ormai la casa di Clapton. Con quelle di maggio, ammontano a 205 le apparizioni di Slowhand su questo palco a partire dal 7 dicembre 1964, quando si esibì per la prima volta con gli Yardbirds. Sono invece 178 i concerti da solista tenuti da Clapton alla RAH a partire dal 6 gennaio 1987. Numeri ineguagliabili che hanno creato, lungo più di cinque decenni, un legame indissolubile fra il timido chitarrista inglese e la platea della sala da concerti londinese più famosa al mondo. Fu qui, infatti, che Clapton suonò il 26 novembre del 1968 il Farewell Concert, con cui il leggendario gruppo dei Cream, di cui faceva parte insieme a Jack Bruce e a Ginger Baker, si sciolse. E fu sempre in questo teatro di South Kensington che Slowhand suonò per 24 serate nel più lungo residenziale mai tenuto alla RAH, con 4 differenti formazioni musicali alle spalle. E fu ancora su questo palco che i Cream si riunirono per 4 serate nel maggio del 2005.



Un live indimenticabile, quindi, Slowhand at 70 per un vecchietto che spero di poter vedere dal vivo ancora una volta (a questo punto, dopo la news di Tokyo, è lecito sperarci). Del resto, alla fine della sua 205esima esibizione alla Royal Albert Hall, Slowhand si è congedato dal pubblico con queste parole:
"See you down the road somewhere" 
See you, Eric! 

domenica 15 novembre 2015

Ken Parker Classic N. 19 - "Un uomo inutile"


È in'edicola il diciannovesimo numero della collana Ken Parker Classic, la ristampa delle avventure di Lungo Fucile edita da Mondadori. In questo episodio il personaggio creato da Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo incontra sulla sua strada per Fort Sill, Oklahoma, il sergente McCabe che, dopo 40 anni di servizio, svolge il suo ultimo incarico prima della pensione. I Kiowa in guerra, due giovani trafficanti di armi che ingannano Ken, la moglie incinta del comandante del forte sono i personaggi di contorno che permettono a Berardi di mettere in scena il tema di quest'albo: il ruolo di un uomo all'approssimarsi del tramonto della vita. Un albo solo all'apparenza di raccordo: Ken va letto e riletto. E ascoltato.
"Ogni stagione ha i suoi frutti. Quelli dell'autunno non sono grossi, ma dicono che siano tra i più saporiti..."

domenica 8 novembre 2015

L'addio di Mauro Marcheselli alla Sergio Bonelli Editore



La notizia risale al 4 novembre: Mauro Marcheselli ha lasciato l'incarico di direttore editoriale della Sergio Bonelli Editore. Non solo: ha appeso il fumetto al chiodo, per usare una sua espressione. Per me, Marcheselli, con i suoi oltre trent'anni di lavoro in Bonelli, rappresentava una garanzia di continuità con i valori e le scelte del passato della casa editrice milanese.
La prima cosa alla quale ho pensato quando ho appreso, con molta sorpresa, la notizia è stata la risposta che mi diede tre anni fa ad una domanda che gli feci nell'ambito di un'intervista pubblicata su Fucine Mute. Ecco domanda e risposta:
AO: La App di Martin Mystère è il primo passo della casa editrice su Internet, se non mi è sfuggito qualcosa. Il cammino in Rete proseguirà? E se sì, come?
MM: Io sono sulla linea di Bonelli, fosse per me non andrei sul digitale. Ma io sono un dinosauro, mentre i miei colleghi (e soprattutto Davide Bonelli) stanno studiando come sia meglio andare in rete. Purtroppo so che sono loro dalla parte della ragione.
La seconda cosa alla quale ho pensato è stata il recente sbarco della Bonelli nel multimediale, con i motion comics, le serie tv e i film.

Sarà, ma a me i dinosauri son sempre stati molto simpatici.

venerdì 6 novembre 2015

Ken Parker Classic N. 18 - "Santa Fe Express"


È in'edicola il diciottesimo numero della collana Ken Parker Classic, la ristampa delle avventure di Lungo Fucile edita da Mondadori. In questo episodio il personaggio creato da Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo vive un'avventura come scout dell'esercito. Giancarlo Alessandrini firma i disegni di una storia minore, ma è anche in questo tipo di storie che Berardi si distingue come grande narratore. Al di là della trama, che vede il Nostro inseguire una coppi di criminali che hanno rapinato le paghe dell'esercito dopo un classico e sanguinario assalto al treno (il Santa Fe Express, per l'appunto), ciò che rende piacevole la lettura sono i personaggi. Ce ne sono tanti, e alcuni appaiono solo per poche vignette, ma tutti sono delineati con dei dettagli che li contraddistinguono e li rendono vivi, reali, come le persone che si incrociano ogni giorno all'ufficio postale, alla stazione o nei bordelli (!!!). Fra tutti spicca la figura di Emiliano, il soldato messicano che si esprime solo in spagnolo, e che accompagna Ken nella caccia all'uomo, aiutandolo con la sua prontezza e con la sua filosofia. Tono leggero alternato a tono grave, anche nella stessa tavola: la solita miscela di cui Berardi è maestro.

martedì 3 novembre 2015

Alfredo Castelli - 50 anni di storie e mysteri di un grande narratore


L'edizione di Lucca Comics & Games che si è appena conclusa ha celebrato uno dei più prolifici autori di fumetti italiani: Alfredo Castelli. La giuria della manifestazione gli ha assegnato il premio Gran Guinigi riconoscendolo come Maestro del Fumetto, tanto per la sua cinquantennale opera creativa, trasversale ad ogni genere di fumetto, quanto per la sua attività di valorizzazione e diffusione di questo linguaggio.
Da lettore di tante sue storie, che mi divertono e mi riempiono di stimoli da più di trent'anni a questa parte, non posso che essere felice per questo giusto riconoscimento. E ricondivido con molto piacere Il fumettista vulcanico, l'intervista pubblicata tre anni fa su Fucine Mute, nella quale Castelli ripercorse con me molte tappe della sua carriera di fumettista, da Scheletrino al Corriere dei Ragazzi, da Horror a Eureka, da Un fascio di bombe a Martin Mystére.
L'occasione dell'intervista fu l'assegnazione di un altro riconoscimento, il premio speciale Urania, che l'omonima rivista e il Trieste Science Plus Fiction gli tributarono e che Castelli ritirò personalmente nella città giuliana. Nell'edizione 2015 del festival di fantascienza, che calamiterà l'attenzione di appassionati e non dal 3 all'8 novembre, l'autore milanese sarà nuovamente ospite e protagonista di uno degli incontri di futurologia: appuntamento venerdì 6 novembre alle ore 11:15 nella sala conferenze del prestigioso Palazzo Gopcevich. Dario Fontana, il massimo esperto triestino di fumetti (nonché anima dell'indimenticata fumetteria NonSoloLibri) sarà il moderatore dell'incontro che titolo più chiaro non poteva avere: Alfredo Castelli - 50 anni di storie e mysteri di un grande narratore.

domenica 1 novembre 2015

La sedizione e la legge (III) - PPP

Disegno di Davide Toffolo tratto da Pasolini, Edizioni Coconino Press - Fandango

"Il rifiuto è sempre stato un gesto essenziale. I santi, gli eremiti, ma anche gli intellettuali. I pochi che hanno fatto la storia sono quelli che hanno detto di no, mica i cortigiani e gli assistenti dei cardinali. Il rifiuto per funzionare deve essere grande, non piccolo, totale, non su questo o quel punto, "assurdo" non di buon senso. Eichmann, caro mio, aveva una quantità di buon senso. Che cosa gli è mancato? Gli è mancato di dire no su, in cima, al principio, quando quel che faceva era solo ordinaria amministrazione, burocrazia. Magari avrà anche detto agli amici, a me quell’Himmler non mi piace mica tanto. Avrà mormorato, come si mormora nelle case editrici, nei giornali, nel sottogoverno e alla televisione. Oppure si sarà anche ribellato perché questo o quel treno si fermava, una volta al giorno per i bisogni e il pane e acqua dei deportati quando sarebbero state più funzionali o più economiche due fermate. Ma non ha mai inceppato la macchina."

Brano tratto da: Siamo tutti in pericolo. Intervista di Furio Colombo a Pier Paolo Pasolini, del 1 novembre 1975


"Nel ’44-’45 e nel ’68, sia pure parzialmente, il popolo italiano ha saputo cosa vuol dire – magari solo a livello pragmatico – cosa siano autogestione e decentramento, e ha vissuto, con violenza, una pretesa, sia pure indefinita, di democrazia reale. La Resistenza e il Movimento Studentesco sono le due uniche esperienze democratiche-rivoluzionarie del popolo italiano. Intorno c’è silenzio e deserto: il qualunquismo, la degenerazione statalistica, le orrende tradizioni sabaude, borboniche, papaline."


Brano tratto dalla Lettera al Presidente del Consiglio contenuta nella rubrica Il Caos tenuta da Pier Paolo Pasolini sulla rivista Tempo, anno XXX, numero 39, del 21 settembre 1968.

Segue da qui.

venerdì 30 ottobre 2015

Ken Parker Classic N. 17 - "La lunga pista rossa"


È in'edicola il diciassettesimo numero della collana Ken Parker Classic, la ristampa delle avventure di Lungo Fucile edita da Mondadori. In questo episodio il personaggio creato da Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo viene raffigurato nelle prime tavole dai disegni del grande Renzo Calegari e poi da Giorgio Trevisan. Violenza e vendetta tanto dalla parte dei rossi che da quella dei bianchi e, in mezzo, due bambini contesi. La frontiera viene rappresentata in alcuni dei suoi aspetti più crudi e crudeli. Di base resta sempre l'impossibilità di integrazione fra i due popoli e l'amarezza di fondo che ne deriva.
Fugace apparizione in questo episodio di Calegari, amato da tanti lettori per le sue opere, fra le quali spiccano l'indimenticabile Storia del West, serie creata insieme a Gino D'Antonio, e Welcome to Springville, su testi di Giancarlo Berardi.

Disegno di Renzo Calegari tratto da "Welcome to Springville"

domenica 25 ottobre 2015

Ken Parker a colori - N.1


Dal 20 ottobre si può trovare in libreria, edicola e fumetteria il primo volume della collana Ken Parker a colori, edita da Mondadori. Il personaggio creato da Giancarlo Berardi e da Ivo MIlazzo rivive le proprie avventure sulle pagine di un'edizione di grande prestigio. Si tratta infatti di un volume cartonato, del formato di 21 x 26 cm, composto da carta ad alta grammatura e, ovviamente, caratterizzato da una colorazione di alto livello. Questa prima uscita racchiude le tre prime storie pubblicate dalla Cepim di Sergio Bonelli nel lontano 1977: Lungo Fucile, Mine Town e I gentiluomini.
L'opera segue altre due collane che la Mondadori ha dedicato al biondo trapper. La prima. denominata semplicemente Ken Parker, ha riproposto in 50 volumi settimanali brossurati tutte le avventure di Chemako in ordine cronologico fino all'ultimo episodio inedito, Fin dove arriva il mattino, che ha segnato la conclusione della storia di Ken. Redazionali e interviste ai due creatori del personaggio hanno arricchito questa collana che presentava più storie in un singolo volume, e che si è conclusa in aprile di quest'anno. A luglio è poi iniziata Ken Parker Classic, serie settimanale brossurata che ristampa le avventure di Ken in albi singoli, così come venne pubblicata originariamente.
Mondadori presenta Ken Parker a colori come collana trimestrale di cui sono stati già preparati i primi tre volumi, che coprono le prime nove storie di Lungo Fucile. Se in origine l'opera era stata pensata come selezione a colori delle migliori storie del Nostro, ora pare che l'editore e i due autori stiano pensando ad una ristampa integrale. L'investimento è alto e si potrà concretizzare nella sue interezza se la risposta dei lettori sarà all'altezza delle aspettative. In teoria, quindi, potremmo leggere tutte le avventure di Ken a colori.
Un vero appassionato di Ken Parker dovrebbe essere felice di tutte queste pubblicazioni che fanno rivivere la sua storia, soprattutto se pensa ai lunghi anni nei quali Ken è stato assente dagli scaffali di edicole, fumetterie e librerie. Ne dovrebbe essere felice per se stesso, ma soprattutto perché, a distanza di quasi quarant'anni dalla sua nascita, il personaggio creato da Berardi e Milazzo può essere scoperto e amato da nuovi lettori. Invece, a dar retta ai commenti apparsi su web da parte di parecchi vecchi lettori di Ken, non è così. La fine di Ken non è andata giù a tanti. L'episodio conclusivo è stato considerato una chiusura indegna della storia di Ken. Un modo facile e veloce escogitato dai due autori per levarsi di torno un personaggio che volevano ormai lasciarsi definitivamente alle spalle. Addirittura alcuni lettori di vecchia data hanno interpretato la morte di Ken come un tradimento nei loro confronti, una pugnalata inferta dai due autori ad un pubblico che per tanti anni aveva atteso pazientemente un seguito alle vicende di Ken. Ma ad essere tradito, secondo questi lettori, è stato anche lo stesso Ken, uscito finalmente dopo vent'anni da prigione per finire poi ucciso in un modo così insensato. Ma non finisce qua. La mania del complotto ha scatenato le dietrologie. Berardi e Milazzo hanno liquidato Ken in quattro e quattro otto per poi godersi i soldi di tutte queste ristampe. Tradimento all'ennesima potenza: Ken, figlio del '68, trasformato in merce dalla berlusconiana Mondadori, con la connivenza dei due autori venduti.


Quale è l'errore di fondo di tutte queste elucubrazioni? Mettere se stessi al centro di tutto, pretendendo che una creatura artistica non sia figlia della libertà assoluta dei suoi autori. Ken è uscito dalla testa e dalla matita di Berardi e Milazzo per andare per il mondo. Noi lettori abbiamo condiviso le sue storie, gioendo e addolorandoci insieme a lui. Abbiamo percorso la sua strada standogli a fianco. Ken, quindi, è entrato nelle nostre vite, cambiandocele un po'. Probabilmente è stato più vero e reale lui, personaggio di carta, di tante persone in carne ed ossa che incrociamo lungo la nostra esistenza. E adesso cosa facciamo? Ci dimentichiamo di tutta questa verità e di tutto questo realismo e accusiamo i due autori di averci rubato Ken, di averlo sfruttato e svenduto al miglior offerente? Ma chi siamo noi per accampare diritti su che fine doveva o non doveva fare Ken? Decidiamo noi forse della sorte delle persone che incontriamo per via? Oh, certo, potremmo avere dei desideri su come si accasa Tizio, su dove trascorre la pensione Caio o su quando (il più tardi possibile) morirà Sempronio. Ma sono solo pensieri, aspettative, sogni. La realtà è diversa e non la decidiamo noi. Non ne abbiamo il diritto.
Infine, se penso a tutti coloro che, a fronte delle tre ristampe ravvicinate di Mondadori, accusano Berardi e Milazzo di aver approfittato di Ken solo per guadagnarci sopra, mi vengono i brividi. Credevo, un po' ingenuamente, lo confesso, che i lettori di Ken fossero diversi dagli altri, che fossero delle persone che ragionano senza preconcetti e dietrologie e che sanno porsi nei panni altrui. Evidentemente mi sbagliavo.

venerdì 23 ottobre 2015

La sedizione e la legge (II)



"Sarei presente in quest'aula anche se non fossi io lo scrittore incriminato per istigazione. Aldilà del mio trascurabile caso personale, considero l'imputazione contestata un esperimento, il tentativo di mettere a tacere le parole contrarie. Perciò considero quest'aula un avamposto affacciato sul presente immediato del nostro paese. Svolgo l'attività di scrittore e mi ritengo parte lesa di ogni volontà di censura.
 Sono incriminato per un articolo del codice penale che risale al 1930 e a quel periodo della storia d'Italia. Considero quell'articolo superato dalla successiva stesura della Costituzione della Repubblica. Sono in quest'aula per sapere se quel testo è in vigore e prevalente o se il capo di accusa avrà potere di sospendere e invalidare l'articolo 21 della Costituzione.Ho impedito ai miei difensori di presentare istanza di incostituzionalità del capo di accusa. Se accolta, avrebbe fermato questo processo, trasferito gli atti nelle stanze di una Corte Costituzionale sovraccarica di lavoro, che si sarebbe pronunciata nell'arco di anni. Se accolta, l'istanza avrebbe scavalcato quest'aula e questo tempo prezioso. 
Ciò che è costituzionale credo che si decida e si difenda in posti pubblici come questo, come anche in un commissariato, in un'aula scolastica, in una prigione, in un ospedale, su un posto di lavoro, alle frontiere attraversate dai richiedenti asilo. Ciò che è costituzionale si misura al pianoterra della società.Inapplicabile al mio caso le attenuanti generiche,se quello che ho detto è reato, l’ho ripetuto e continuerò a ripeterlo.Sono incriminato per avere usato il verbo sabotare. Lo considero nobile e democratico. Nobile perché pronunciato e praticato da valorose figure come Gandhi e Mandela, con enormi risultati politici. Democratico perché appartiene fin dall'origine al movimento operaio e alle sue lotte. Per esempio uno sciopero sabota la produzione. Difendo l'uso legittimo del verbo sabotare nel suo significato più efficace e ampio. Sono disposto a subire condanna penale per il suo impiego, ma non a farmi censurare o ridurre la lingua italiana. 
"A questo servivano le cesoie" : a cosa? A sabotare un'opera colossale quanto nociva con delle cesoie? Non risultano altri insidiosi articoli di ferramenta agli atti della mia conversazione telefonica. Allora si incrimina il sostegno verbale a un'azione simbolica? Non voglio sconfinare nel campo di competenza dei miei difensori.
Concludo confermando la mia convinzione che la linea di sedicente alta velocità in Val di Susa va ostacolata, impedita, intralciata, dunque sabotata per la legittima difesa della salute, del suolo, dell'aria, dell'acqua di una comunità minacciata.
 La mia parola contraria sussiste e aspetto di sapere se costituisce reato".

Erri De Luca, 19 ottobre 2015: dichiarazione spontanea resa al processo che si è celebrato presso il tribunale di Torino e che lo vedeva accusato di istigazione a delinquere, in seguito a delle interviste in cui lo scrittore dichiarava che "la Tav Torino - Lione va sabotata". Erri De Luca è stato assolto poche ore dopo perché il fatto non sussiste.

Segue da qui.

giovedì 22 ottobre 2015

Ken Parker Classic N. 16 - "Butch l'implacabile"


È in'edicola il sedicesimo numero della collana Ken Parker Classic, la ristampa delle avventure di Lungo Fucile edita da Mondadori. In questo episodio il personaggio creato da Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo viene incarnato dai disegni del compianto Bruno MarraffaGià nei due episodi ambientati nei ghiacci dell'Alaska settentrionale (Le terre bianche e Il popolo degli uomini) Marraffa era riuscito nel difficile tentativo di proiettare letteralmente il lettore nelle tempeste di neve, di farlo remare in una canoa durante la caccia al tricheco o di inserirlo in un igloo di un villaggio inuit. La precisione con cui il paesaggio e l'ambiente sono stati riprodotti non è l'unico pregio. Ancor più coinvolgente è la fisicità con cui i corpi vengono ritratti: anatomicamente sono perfetti. Basti guardare i comanche protagonisti de Butch l'implacabile, l'episodio che finora esalta di più le doti e lo stile di Marraffa. La loro spietatezza non dipende solo dalla violenza oggettiva degli atti che compiono ma è figlia anche della carnalità con cui sono rappresentati i loro corpi.
Durissimo questo albo, pieno di brutale violenza, fisica e verbale. Butch, cacciatore di scalpi, è una figura riprovevole, contro la quale Ken si scaglia rabbiosamente. Lo vediamo agire spietatamente mentre assassina a sangue freddo un piccolo gruppo di indiani, senza riguardo per vecchi, donne, bambini o malati. E dopo il massacro assistiamo al macabro atto dello scalpo. Berardi non ci risparmia da scene forti. E Marraffa le rappresenta con estremo realismo. Come ho scritto sopra, il grande formato amplifica ancor di più la resa dei disegni e quindi le emozioni che suscitano. Più di una volta, dopo alcune sequenze di vignette, son rimasto colpito dalla violenza trasmessa. E dalla figura di Butch. Un'altra piccola perla uscita dalla fantasia di Berardi e raffigurata perfettamente dall'espressione dura e tagliente creata da Marraffa.



Butch è spregevole, certo, ma anche chi è cattivo e implacabile può avere argomenti interessanti.
"Mi sorprende sempre l'ipocrisia dei moralisti! Credete davvero di avere la coscienza pulita tutti voi!?.. Ci siamo dentro tutti...a cominciare dai politici che non hanno mai rispettato un trattato.. fino ai coloni che invadono le terre degli indiani, e all'esercito che li massacra a mucchi, e all'opinione pubblica che acconsente in silenzio...Per quei musi di rame non c'è speranza! Sono destinati a scomparire fino all'ultimo! E non per volontà di pochi singoli, ma di un'intera nazione!"
La proprietà, il denaro e il potere governano il mondo e, secondo Butch, sono il motore dello sterminio dei nativi. Analisi lucida e realista, non c'è che dire, anche se espressa da un assassino. La sua risposta però quale è? Come reagisce a tutto questo Butch? Visto che gli indiani sono destinati comunque a morire, tanto vale trarne vantaggio. La crudeltà che accompagna i suoi gesti è per lui trascurabile. Interessante a questo proposito il confronto fra Ken e Butch sulle rispettive esperienze di vita con gli indiani.
"Ho imparato a conoscerli, ad apprezzare la loro intelligenza, il loro coraggio, la loro giustizia! Sono un popolo con una civiltà e una spiritualità elevatissime!"
afferma Ken, a cui Butch replica:
"Balle! Io sono stato dieci anni con i comanche e non ne ho visto traccia! L'unica cosa che hanno di umano è l'aspetto ma dentro sono bestie! E come tali li uccido!"
E più tardi, riferendosi ad un guerriero comanche che sta per affrontare in una sfida corpo a corpo:
"Avevo otto anni quando suo padre mi prese con sé dopo aver massacrato la mia famiglia...Finché ne ebbi diciotto, mi trattò come uno schiavo. Poi una notte lo uccisi e fuggii col suo scalpo!"
Ecco, quindi che scopriamo un aspetto importante del passato di Butch, che ci aiuta certamente a capire un po' di più la possibile motivazione delle sue azioni: la vendetta, una vendetta ingiustificabile perché rivolta indiscriminatamente verso tutti gli altri indiani. Comprendiamo ma non giustifichiamo e non accettiamo. Ma il personaggio è splendido.



Butch usa la violenza solo per il proprio tornaconto personale, perché con la violenza è stato allevato e perché, quindi, è l'unico linguaggio che conosce. Di fronte a Butch c'è Ken, un uomo con le sue debolezze e con i suoi ideali, uno che magari fa la stessa analisi di Butch riguardo alle cause dello sterminio degli indiani, ma che si vi si oppone con tutto se stesso, nel suo piccolo, con tutti i suoi limiti, e sapendo che non riuscirà a fermare il processo inarrestabile. Ma c'è un ideale dentro Ken, un ideale molto semplice e spontaneo: il rispetto della dignità umana. Basterebbe questo. Basterebbe assumere comportamenti coerenti nei confronti di questo ideale per avere anche il rispetto di se stessi. Cosa più difficile a farsi che a dirsi. Molto più facile farsi trascinare da bassi istinti, adducendo sbagliate motivazioni personali, inserendole in una più vasta giustificazione "ideologica" come fa Butch. Ken invece ci prova, sbagliando più di una volta come facciamo tutti, ma ci prova. E' questa, in fondo, la differenza fra Ken e Butch.

domenica 18 ottobre 2015

Tex alla francese: intervista a Mario Alberti


"Tex deve essere sempre il punto focale di tutto, anche se se ne vede solo la tesa del cappello. Difficile anche perché recita usando sfumature minime ed è facile eccedere…tutto deve contribuire a mostrare uno che non ha dubbi, non ha esitazioni, non ha paura e vola alto su tutto con un mezzo sorriso."

Il resto della mia intervista a Mario Alberti sul suo Frontera! (di cui Mauro Boselli è autore dei testi) è disponibile a questo link su Fucine Mute.

Il debutto di Morgan Lost


Il primo che mi viene a dire che la Bonelli non sperimenta, lo prendo a calci nel sedere. Dopo il Tex alla francese della coppia Boselli - Alberti, ecco un'altra novità assoluta per la casa editrice milanese. Mi riferisco a Morgan Lost, la nuova serie mensile ideata da Claudio Chiaverotti, all'esordio nelle edicole a partire da sabato 17 ottobre con l'albo intitolato L'uomo dell'ultima notte. Cosa ha di nuovo? Lo si percepisce già dalla copertina di Fabrizio De Tommaso: ha una struttura e una grafica completamente diverse dalle tradizionali Bonelli. E poi la colorazione delle tavole: una mezza tinta grigia con dei particolari rossi in ogni vignetta. Il risultato è unico, molto più innovativo dei colori di Orfani. E si presta perfettamente a dipingere lo sfondo urbano in cui sono ambientate le vicende del protagonista. La città, New Heliopolis, è inquietante, trasmette un senso di profondo disagio, c'è molta oscurità, i profili dei palazzi incutono ansia. Mi ha trasmesso, in altre parole, le stesse opprimenti sensazioni di Sin City. Le caratteristiche urbane si addicono alla realtà distopica nel quale Chiaverotti fa muovere i propri personaggi: ovvero gli Anni Cinquanta di una non ben precisata era dove la burocrazia ha preso il controllo su tutto, dove si lavora quattordici ore al giorno e dove non c'è mai stata la Seconda Guerra Mondiale perché Marlene Dietrich ha ucciso Adolf Hitler nel '37.
Ma, soprattutto, in questa città tetra campeggiano dei mega schermi sui quali vengono proiettate le news riguardanti le gesta efferate di sanguinari serial killer, osannati dai cittadini come delle rock star. E qui entra in scena Morgan Lost e la sua professione: cacciatore professionista di taglie, con tanto di patente rilasciata dalle autorità. Morgan Lost colpisce subito per il tatuaggio che contorna il suo sguardo gelido, triste regalo di un macabro rituale compiuto sei anni prima da due seguaci di Seth, il dio egizio della violenza. Lisbeth, la fidanzata, viene torturata e uccisa mentre Morgan è salvato in extremis dall'intervento di una squadra di polizia, capitanata dall'allora tenente, oggi capitano Regina. Da quel tragico evento, Morgan, prima tranquillo proprietario di un cinema, diventa un implacabile cacciatore di taglie. E Chiaverotti ce lo mostra subito nello svolgimento delle sue funzioni mentre arresta un serial killer, dimostrando, da bravo detective vecchia maniera, una raffinata capacità di deduzione logica. Ma il vero antagonista di questo primo albo è un'altra serial killer, ben più pericolosa e dal modus operandi che rivela dei sinistri collegamenti con l'assassino della fidanzata di Morgan Lost. Non solo: la longa manus dello stato intralcia pesantemente l'indagine del nostro protagonista.



Un albo a tinte forti, quindi, tanto dal punto di vista psicologico (l'animo tormentato di Morgan Lost, così come quello dei suoi antagonisti, sarà un vaso di Pandora da scoperchiare e conoscere storia dopo storia), quanto per le scene forti, ricche di schizzi di sangue e di violenza. Il mix di azione intervallata a flash-back e a brevi fughe oniriche concorre a rendere scorrevole la lettura. Michele Rubini fa un lavoro egregio ai disegni, diventando parte fondamentale per la buona riuscita dell'albo nel suo complesso. Non sono mai stato un cultore del genere horror né di quello distopico, ma Morgan Lost si presenta davvero bene sia per lo stile narrativo che per i disegni, offrendo molti spunti e facendo venire voglia di continuare con l'acquisto del prossimo albo. Cosa peraltro necessaria, visto che l'ultima pagina si chiude con un perentorio "fine primo tempo". 

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