domenica 12 aprile 2015

Ken Parker, alla fine

Questo è un post emotivo e riguarda Fin dove arriva il mattino, il volume finale della collana Ken Parker, edita da Mondadori. Chi non vuole conoscere nessuna anticipazione sui suoi contenuti, abbandoni qui e ora la lettura.


Questo è un post emotivo. Non si prefigge alcun commento tecnico sulla storia: d'altronde non sono un critico di fumetti e questo blog non ha mai avuto l'ambizione di esserlo. Questo blog è nato come omaggio a Ken Parker, il mio fumetto preferito, ma è stato anche un posto dove mettere nero su bianco le mie impressioni di lettore appassionato di fumetti. E anche questa che sto scrivendo è un'impressione, ma ricca di emozioni, molto più del solito. Il perché è ovvio: l'umana avventura di Ken ha avuto un termine. L'ho atteso per tanti anni, questo epilogo. Ho intervistato anche i due autori, Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo, sperando vanamente e ingenuamente di estorcere qualcosa. E poi finalmente è accaduto. Venerdì sera, 10 aprile, ho atteso che ogni rumore della casa scemasse e ho girato la copertina di Fin dove arriva il mattino. Ogni tavola è stata una sassata emotiva. Rivedere libero Ken mi ha suscitato un grande sollievo. Riconoscere il suo profilo, seppur stanco, sul cavallo e poi il primo piano del suo viso mi ha commosso. E' stato come riabbracciare un vecchio amico, che si sapeva lontano e si dubitava perfino di poter ritrovare. E invece Ken era di nuovo in sella e io a fianco a lui.
E poi si è sviluppata l'ultima avventura di Ken. Una storia durissima, violenta, un pugno nello stomaco. Una storia in cui Ken si mostra in tutta la sua fragilità. Vent'anni di prigione cambiano irrimediabilmente una persona. E nemmeno Ken sfugge a questa regola. Come potrebbe? Ken non è mai stato un invincibile eroe, ma è stato sempre e soltanto un uomo, con tutti i difetti e tutti gli ideali, con tutti gli errori e tutti gli slanci di cui un essere umano è capace. Questo è Ken: non un personaggio di carta, ma una persona vera, viva, reale. Solo una persona reale con i suoi sessant'anni, e non un eroe di carta con la sua eternità, avrebbe potuto sopportare le violenze che i suoi ex compagni di galera, più giovani e numerosi di lui, perpetravano sistematicamente sulle due donne che avevano rapito. Un lettore che non conosce Ken avrebbe perfino potuto pensare ad una sua complicità, si sarebbe domandato "Ma che razza di personaggio è questo Ken? Perché non reagisce subito, salva le donne e uccide tutti i cattivi?". Perché non può, perché non ce la fa, perché deve aspettare il momento propizio per provarci. E quando questo si presenta, non esita a giocarsi il tutto per tutto per tentare di salvarle. E ci riesce: le donne, Olivia la madre e Frances la figlia, sono vive e gli ex galeotti tutti morti. Non li ha uccisi tutti Ken, non avrebbe potuto nelle sue condizioni, una mano gliel'ha data lo sceriffo e la posse che stavano dando loro la caccia.


Ma alla fine capita l'imponderabile. L'imprevedibilità della vita, quell'elemento della nostra esistenza che sa regalare grandi gioie ma anche profondi dolori, ciò che, secondo Sartre, rende possibile la nostra libertà di uomini, ci porta via Ken. Non è immaginabile il dolore prodotto dalle ultime tavole di Fin dove arriva il mattino. E' lo stesso che si prova quando muore un amico, quando rimani solo, quando sai che non lo rivedrai mai più. Perché è così: non rivedremo Ken mai più, in nessuna altra storia, perché Ken è morto. Ma abbiamo avuto il privilegio di essergli a fianco mentre ci lasciava. Dopo tanto dolore nelle tavole precedenti, e nonostante la fine stia ormai per arrivare, Ken ci lascia con grande dignità. Forse è proprio questo aspetto che mi ha commosso di più. La luce dopo tante tenebre, è data ancora una volta dall'ennesimo gesto di umana solidarietà con cui Ken ci saluta. Seduto con la schiena appoggiata alla ruota di un carro, la casacca bianca ormai intrisa del suo sangue, Ken chiede a Olivia di poterle tenere la mano. Avevamo capito, lungo la storia, che fra i due era nato un sentimento e, un po', avevamo sperato in un lieto fine. Ma Ken non ha mai avuto dei finali consolatori, Ken non è nato per confortarci, ma per raccontare la vita, le persone, con tutto il bene e il male che ci sta dentro. L'ultimo Ken che ci si para davanti agli occhi è lì, con una donna al suo fianco, a cui tiene stretta la mano, e di fronte a loro l'alba, le prime luci del mattino. Ken sta per morire ma è sereno. Sa di aver vissuto con pienezza la sua vita, di aver dato tutto quello che poteva dare, di aver cercato, con tutti i propri limiti, di rendere il proprio mondo un po' migliore, di essersi speso per gli altri, di aver gioito con loro e di aver pianto per loro. E quindi può morire in pace, privilegio di pochi.


Non c'era altra fine possibile per Ken Parker. Alcuni lettori in rete si stanno già lamentando che non è giusto che Ken dopo vent'anni di prigione muoia così, che era suo diritto, dopo tante sofferenze, poter continuare a vivere, magari vicino al figlio Teddy o all'indimenticabile Pat. Altri accusano Berardi e Milazzo di essere stati irriconoscenti nei loro confronti e nella loro quasi ventennale pazienza, tradita da una fine così tragica del loro eroe. Altri ancora pensano che fino a quando non si vedrà un certificato di morte di Ken, allora si può ancora sperare in una ricomparsa di Lungo Fucile. Cazzate! Grandi, enormi cazzate! Cazzate scritte da chi considera Ken come un classico personaggio d'avventura del fumetto popolare, dimostrando di non averlo per niente capito. Ken non c'entra niente con gli eroi dei fumetti che conosciamo. Ken è andato oltre, anzi, non ci è mai arrivato ad essere un eroe perché lui è, semplicemente, una persona. Che vive, e che poi muore. E Fin dove arriva il mattino è la storia della sua morte. E non rompete le palle con i disegni di Milazzo che son troppo espressionistici e che le mani son troppo grosse e che questo e che quell'altro. I disegni di Milazzo rendono tutta l'intensità e la tragicità della storia. E le due tavole finali sono le più belle che abbia mai disegnato.
Questo è un post emotivo, un post di uno che ha amato tanto Ken Parker, che l'ha considerato come un amico, un compagno di viaggio, una persona con cui confrontarsi. E che adesso lo saluta, per l'ultima volta.
So long, Ken!

40 commenti:

  1. Caro Alessandro, dopo aver letto quest'ultima storia di Ken, ti confesso che sentivo il forte bisogno di una profonda condivisione e ho atteso con particolare trepidazione la pubblicazione del tuo post.
    Mi sono sempre trovato in grande sintonia con le tue riflessioni.
    Mai come stavolta: hai espresso perfettamente il mio stato d'animo e i miei pensieri.
    E hai detto ciò che avrei voluto sentire.
    Se il tuo è un'abbraccio fraterno, seppur commosso e dolente, a Ken e ai suoi autori, io mi unisco a
    voi... Grazie.
    Giuseppe

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    1. Caro Giuseppe, son molto contento di trovarmi in sintonia con le tue emozioni e i tuoi pensieri riguardo alla storia finale di Ken. Ti abbraccio fraternamente anche io.
      Alessandro

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  2. Ciao. Bellissimo post, da cui traspare tutto il tuo amore per il personaggio. KP non è mai stato uno dei miei fumetti preferiti, ma fa parte di quelle tonnellate di albi che da bambino potevo leggere senza comprarli (lunga storia).
    Condivido quasi tutto ciò che provi, ma mi permetto un piccolo distinguo: per me, gli "eroi del fumetto popolare" italiano, (tipico caso la tipologia di eroi impostata dai due Bonelli: Tex padreterno, Mr. No e Zagor umani e "sfigati"), non hanno niente che non va.
    E' vero che KP non è uno di loro, ma nelle tue righe sembra emergere per loro un fastidio (dettato dalla passione) che può indurre all'equivoco: negli anni 70 KP nasce come eroe western "rivoluzionario" sull'onda del nuovo cinema western americano "riflessivo", e non a caso ha la faccia di Redford. E', come dici tu, un eroe UMANO, ma anche Mr. No lo è.
    KP, secondo me, nell'intendimento di Berardi avrebbe potuto/dovuto diventare un fumetto POPOLARE di qualità come negli anni 80 sarà Dylan Dog per Sclavi, non un fumetto studiato a tavolino per essere al di sopra della massa, elitista e "antipopolare", roba valvolinica per capirci. Solo che la tipologia Padreterno/Tex era ancora troppo forte e KP è rimasto un "unicum" nel panorama western invece di diventare, chessò, il Blueberry italiano. E come "unicum", una fine così disperata ci può anche stare, però a mio gusto personale si è forse un po' esagerato con la "sfiga", durante gli anni.
    A me una chiusura "tranquilla" e malinconica anche per un personaggio che ha avuto la sua dose di tragedia come Mr. No non dispiacque affatto, pur non amando alla follia lo stile narrativo di Nolitta.
    Perdona la mia logorrea, KP è un pezzo dei miei anni 70 e mi unisco a voi dicendogli "So long"...

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    1. Ciao,
      non ho mai pensato che gli altri eroi del fumetto popolare italiano come Tex, Mister No o Zagor abbiano qualcosa che non va né provo il minimo fastidio nei loro confronti. Anzi li amo molto e li seguo da decenni. Se questo traspare dalle mie parole, mi dispiace perché significa che non sono stato chiaro. Intendevo solo dire che aspettarsi da Ken delle storie o dei finali consolatori, come accade molto spesso agli altri eroi del fumetto popolare, è una forzatura. Certo, dopo Ken, i nuovi eroi Bonelli sono cambiati: Nathan Never, per dirne uno, non ha avuto una vita facile nemmeno lui, e nelle sue storie c'è spesso molto dolore.
      Ti dirò anche che io aborro il termine popolare, quando lo si usa in contrapposizione a fumetto d'autore, per sottintendere una minore qualità. Io lo uso per indicarne solo la modalità di diffusione: popolare in quanto distribuito in edicola, che è il canale maggiormente utilizzato.
      Rispetto al finale di Ken: la vita spesso è ingiusta, Ken si è beccato una fucilata nello stomaco da parte della ragazza che ha appena salvato. Non ne fa una tragedia nemmeno lui, perché dovremmo farla noi?

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    2. Grazie per la risposta, sei stato chiarissimo. Ciao.

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  3. Ciao Alessandro.
    Ho letto anch'io l'ultimo numero di Ken e aspettavo una tua valutazione che, come sempre, risulta attenta e da cui traspare un immenso amore per il personaggio.
    Personalmente non ho condiviso la scelta di Berardi di riproporre nuovamente l'episodio "Canto di Natale" all'interno di un capitolo finale così tanto atteso. Quel racconto andava già bene come era stato concepito e ritrovarmelo riproposto mi ha lasciato un poco perplesso.Anche la copertina se vogliamo è una interpretazione quasi fedele di quella usata dalla Mondadori per il penultimo volume della serie e quindi poco originale.
    Ho impiegato un poco a metabolizzare il tutto e alla fine credo che, tolti questi peccati di fondo, il duo Berardi/Milazzo ha realizzato un nuovo piccolo capolavoro. Ci potevano essere tanti finali possibili, tanti personaggi da ripresentare ma mai mi sarei aspettato questa scelta. Una storia terribilmente violenta, senza via di scampo dove Ken sacrifica se stesso per difendere una perfetta sconosciuta; come ha sempre fatto anche nel passato. Muore con la coscienza di aver fatto al sua parte e anche se il mondo intorno a lui è tutto sbagliato ha fatto quello che riteneva giusto, senza voltare le spalle, senza scappare; da uomo libero. L'unica luce è quella della nuova alba che sorge dopo di lui e quella del viso di una bambina che tiene tra le braccia.
    I disegni di Milazzo hanno accompagnato magistralmente questa visione del racconto e chi lo critica non ha davvero capito niente; non si può chiedere a un Van Gogh che dipinga come il Caravaggio, due grandissimi autori che però hanno maniere completamente diverse di descrivere la realtà.
    Questo finale mi ha ridato il vecchio Berardi, quello che non raccontava di abbracci con la "nonnina" o di baci tra fidanzati attraverso il monitor di un pc.
    Addio Ken, so long!

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    1. Ciao Gaspare,
      la storia del Canto di Natale è comunque raccontata in modo più ampio e completo: secondo me questo contribuisce a creare il giusto pathos ancora di più.
      D'accordissimo su quanto affermi riguardo a Berardi e Milazzo.
      Ale

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  4. O certificato di morte o non ci credo!
    Scherzi a parte, sono contento che il fatidico ultimo episodio ti sia piaciuto, in giro per la rete ho riscontrato testimonianze di cocente delusione da parte di persone che hanno avuto un rapporto con Ken Parker molto simile al tuo.

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    1. Non ci sarà nessun certificato di morte perché non serve: Ken è morto, fine della storia. Non cerchiamo cose che non esistono.
      I delusi si trovano sempre: ogni finale diverso avrebbe trovato la sua parte di lettori delusi.
      Se ne devono fare una ragione.

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  5. Ciao,
    sono un lettore di KP di seconda generazione. Ovvero l'ho conosciuto, e da allora amato, solo da adolescente con la serie ORO di fine '80.
    Una cosa che a distanza di tempo continua a sorprendermi è l'incredibile coesione e assonanza di sentimenti che si presenta tra noi lettori (io che di solito faccio così fatica a sentirmi integrato in qualsiasi contesto). Ken è una persona e non un fumetto, quasi fossimo tutti vittime, consce e non per questo meno convinte e contente, di una grande allucinazione collettiva. Tutti pensiamo di dovergli davvero qualcosa che ha molto più a che fare con come viviamo piuttosto che con cosa leggiamo.
    Nelle scorse settimane, emozionato, ho trovato la forza per la prima volta in vita mia di fermarmi e scrivere ad una persona che non conosco personalmente, Giancarlo Berardi, per dirgli di quanto io lo stimi e ringrazi per questo lungo regalo. Sono contento di averlo fatto senza aver avuto alcuna cognizione di cosa mi aspettasse a breve. Ora avrebbe avuto tutt'altro senso.

    Trovo tutto quello che dici estremamente condivisibile. Eppure mi struggo. Non riesco a non condannare (e allo stesso tempo ammirare) questa scelta di iperrealismo portato alle estreme conseguenze. Non riesco a non vedere nella devastante rassegnazione e “marginalità” di Ken per tutto quest’ultimo capitolo (e si che ci aveva abituato…) ancora prima che come un suo commiato, come un distacco cercato e quasi desiderato da parte dei suoi autori. Traspare tra le righe della lunga intervista con Berardi e Milazzo che ha accompagnato la serie. E tra l’altro è pienamente condivisibile. Io non posso che ringraziarli per averci accompagnati gradualmente ancora una volta. Forse anche nel migliore dei modi. Mi sembra solo che per una volta questa traiettoria passiva abbia reso Ken molto più fumetto, molto più personaggio nelle mani di qualcun altro (ma chi di noi non lo è in fondo?), di quella persona che io invece continuo e continuerò a pensare lui sia. Gente paziente come siamo sempre stati non ci saremmo comunque permessi di chiedere tanto, anche molto diluito nel tempo e tutt’altro che avvincente. Una vecchiaia stanziale con qualcuno intorno a volergli bene, qualche visita di Teddy con dei nipotini, un sorriso o due ricordando il tanto male ma anche il tanto bene vissuto.
    O forse sono solo ancora troppo toccato per capire a pieno quanto in realtà Giancarlo e Ivo siano stati ancora una volta totalmente onesti con noi. E mi ci vorrà ancora un po’…

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    1. Ciao Paolo,
      considerando Ken come una persona, anche io avrei preferito per lui una vecchiaia serena. Ma la vita (che è imprevedibile, nel bene e nel male) ha scelto diversamente. Bisogna accettarlo. La sua fine è coerente con tutta la sua storia, tanto come persona (spesso le persone muoiono in un modo considerato ingiusto), quanto come personaggio dei fumetti.

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  6. Ciao a tutti,
    Da amante di Ken Parker anch'io ho sentito il bisogno, dopo questa ultima storia, di ricercare in rete le opinioni degli altri fan e di condividere la mia, di opinione.
    Non trovo corretto, da parte di alcuni, definire le idee degli altri "cazzate" o dire che non hanno capito nulla. Nessuno di noi, penso, possiede patenti speciali e ovviamente l'unica verità l'hanno in tasca i due Autori che hanno deciso per Ken (e per noi tutti) questo finale narrativamente e graficamente. E, nel rispetto di Giancarlo e Ivo, l'unico finale possibile era questo che loro hanno scelto.
    Dato per assodato quanto sopra ognuno di noi, penso, avrà avuto le sue sensazioni e può esprimere il suo pensiero e il proprio gusto, come tale soggettivo.
    Io non ho vergogna di dire che sono rimasto un po' deluso: dalla storia, dal finale, dal silenzio sui comprimari, dalle ripetizioni nei flash-back e (aimè) deluso anche dai disegni. Sì perché con tutto l'affetto e la stima di fan che per anni ha letto tutto quanto disegnato dal grande Ivo Milazzo, questi disegni non mi fanno impazzire. Non ho trovato lo splendido colore visto nel volume "Impeesa" della Lizard, non ho trovato la precisione del b/n visto ad esempio nel volume "Uomo Faber" ma non ho trovato neancche la sintesi quasi cinematografica viste nelle ultimissime (si fa per dire) storie di Ken disegnate da Milazzo. Al loro posto Milazzo ha adottato una strana mezza tinta dove al posto della sintesi troviamo (volutamente) degli schizzi sfuocati, veloci, quasi approssimativi e imprecisi....Qualcuno ha parlato di espressionismo io dico che non mi hanno fatto impazzire.
    Detto questo, fine. Grazie Mondadori, grazie Giancarlo e Ivo. Addio, Ken........

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    1. Ciao Matteo,
      è una cazzata considerare Ken come un qualsiasi altro personaggio dei fumetti: Ken è un unicum, se non si è capito questo, allora invito chi pretende certificati di morte o una placida vecchiaia in un ranch insieme a Teddy e Pat, a rillegersi tutti gli episodi di Ken.
      Non intendo offendere nessuno, e penso proprio di non farlo, usando il termine "cazzata". D'altronde avevo scritto subito che si trattava di un post emotivo...

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    2. Nessuna offesa infatti - mi riferisco alla mia illusione di una serena vecchiaia.
      Anche io ho scritto sull'onda delle emozioni. E le emozioni spesso generano illusioni con le quali poi fare i conti. Ma più rileggo e ripenso alle scelte fatte in questo caso più le capisco e accetto. So long...

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  7. Avevo 16 anni nel lontano 1977 quando comprai incuriosito il n. 1 di Ken Parker, da allora non l'ho più abbandonato inseguendolo fino a questa ultima grandiosa raccolta.
    Una forte emozione e commozione nel leggere l'ultima avventura di Lungo Fucile nonostante i quasi 54 anni di età, potrei andare avanti per ore a commentare .... ma mi limito ad un grazie a Ivo e Giancarlo, e per quanto riguarda Ken .....so long ! Faber61

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    1. Mi associo al tuo sentito grazie agli autori!
      So long!

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  8. Daniele Castracane14 aprile 2015 20:35

    Buona sera, "Fin dove arriva il mattino" è l'episodio inedito conclusivo della nuova collana di Ken Parker, ma è soprattutto l'epilogo definitivo di Ken Parker stesso, voluto esplicitamente dagli autori, incurandosi dei sentimenti dei tanti appassionati (personalmente ne ho sofferto parecchio!), infatti il finale è una autentica mazzata, di quelle che rimarrà indelebile nella memoria di coloro che lo hanno amato incondizionatamente, ed è proprio per questo che va accettata, proprio per amore verso il nostro ed il rispetto verso gli autori che dal lontano giugno 1977 ci hanno deliziato ed emozionato con le sue umane avventure ed ora hanno detto basta. Tornando a quest'ultimo racconto mi permetto di dire che è tanto freddo quanto profondo, spietato quanto intenso, con un testo sì risicato ma opportunamente essenziale e dei disegni sì sintetizzati ma altamente espressivi (sicuramente la ristampa a colori ne gioverà oltremodo), nonché ho appezzato l'abilità con cui hanno sezionato "Canto di Natale" intrecciandolo nei vari flashback all'interno della storia, in pratica c'è tutta la professionalità evolutasi nel tempo, giustamente riconosciutagli, dei maestri Berardi & Milazzo, grazie infinite! Buone cose, Daniele Castracane

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    1. Ciao Daniele, dici bene: l'intreccio della trama principale con il flashback di "Canto di Natale" funzion aalla grande anche secondo me, segno della professionalità indiscussa degli autori. Son d'accordo anche che la versione a colori sarà uno spettacolo: l'attendo con ansia.
      So long!

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    2. Ciao, ma esistono già date per l'uscita a colori?

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  9. Ciao Alessandro ,

    sinceramente mi sento di condividere quanto hai scritto.
    Lasciamo da parte i vari giudizi sulla qualità dei disegni etc. che sinceramente lasciano il tempo che trovano e soffermiamoci invece su Ken e la sua vita.
    Come hai giustamente detto Ken non è un normale personaggio dei fumetti , ma è una persona viva che è nato , ha vissuto e , come ognuno di noi non può sfuggire al suo inevitabile destino.
    Che sia per un colpo di pistola o altro questo poco importa.
    La sua è stata una vita piena di esperienze che sono il suo vero lascito nei nostro confronti.
    Secondo me infatti la sua eredità si trova proprio radicata nelle ferite che la sua anima conserva e alla fine sono proprio queste che devono mantenere intatto il suo ricordo nella nostra vita di tutti i giorni , per affrontare i nostri piccoli-grandi problemi pensando a cosa avrebbe fatto lui al nostro posto.
    Ken è stato un personaggio epico e se non vi piace o se pensavate che fosse immortale allora tornatevene a leggere Zagor o Tex che beati loro non moriranno mai.
    So long a tutti

    edo

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    1. Concordo, d'altronde Ken è un amico ed è normale domandarsi cosa farebbe un nostro amico al nostro posto nei casi che la vita ci propone. Questa, in effetti, è la sua vera eredità: Ken è un personaggio così vero e realistico che lo consideriamo una persona, e quindi con lui possiamo confrontarci alla pari. Cosa che è impossibile da farsi con Tex, ad esempio: come fai a paragonarti ad un invicibile ed onniscente eroe?

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  10. Ok è morto. Lo ha fatto a suo modo. Non mi addentro in giudizi tecnici o, peggio, filosofico-esistenziali, dico solo che questa storia è una lama di ghiaccio che mi si è conficcata dentro. Ken mi mancherà. Pensiamoci bene: nell'ultima tavola ha gli occhi aperti, e chi siamo noi (ma chi è anche Berardi, mi viene da dire) per sbirciare (spiare?) negli ultimi pensieri di Ken? Perchè mai qualcuno di noi dovrebbe avere il diritto di sapere (o pretendere di sapere) a chi ha pensato in quegli ultimi istanti? A Teddy? A Pat? A Dash? A Fanny? Il segreto di quel momento è di Ken. Tutti quanti glielo dovevamo. So long!

    Achille

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    1. Hai ragione Achille: nessuno di noi ha il diritto di entrare nell'animo di ken. Nell'ora della sua morte dobbiamo solo stargli vicino in silenzio.

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  11. Ciao a tutti,
    condivido la quasi totalità del pensiero di Alessandro nel senso che quest'ultima storia è secondo me molto ben riuscita con l'alternarsi di flash-back e vicende vissute. I flas back, in particolare, sono stati particolarmente utili per chi come me non ha riletto tutta la collana e l'ultima storia letta di Ken Parker risaliva ad alcuni anni fa. I disegni forse non rappresentano l'apice di Milazzo ma sono tutt'altro che da buttar via, a mio modo di vedere sono sempre bellissimi e si adattano alla perfezione alla storia. Una cosa che non condivido riguarda la fine di Ken. Secondo me è chiaro, nell'intenzione dei due autori, di lasciare al lettore di decidere se Ken è effettivamente morto oppure no, perchè in effetti entrambe le situazioni sono possibili. Se Berardi e Milazzo avessero voluto toglierci ogni dubbio, non avrebbero lasciato Ken ad occhi aperti guardare verso l'infinito e terminare la storia con una bellissima alba ma avrebbero utilizzato un'immagine forte e cruda come quella della morte di Lyle a pag 81 o di Frances a pag 134, decisione effettivamente dura da prendere,o avrebbero potuto riempire completamente di nero l'ultima vignetta, oppure rimpicciolire sempre più le ultime immagini come a significare gli occhi che si chiudono (tutte tecniche già viste in passato).
    Se l'intenzione dei due autori è quella da me immaginata, la trovo veramente la migliore possibile.
    Le uniche mie obiezioni riguardano la conclusione della storia: Ken avrebbe dovuto capire che la giovane Frances si era alla fine molto legata sentimentalmente a Ralph e quindi avrebbe forse potuto fermarlo senza ucciderlo, ma questa scena ovviamente era necessaria per giustificare la reazione di Frances e quindi lo sparo, la cosa che però reputo più assurda è la reazione della madre che senza pensarci due volte uccide la figlia all'istante. Ma vi pare possibile? Di cosa aveva paura, che ammazzasse anche lei? Per quanto potesse essersi legata a Ken, a mio parere nessuna madre ammazzerebbe in quel modo la propria figlia, nemmeno se la odiasse, al limite avrebbe potuto mettersi tra lei e ken per salvarlo da ulteriori spari.... inoltre tale scena è del tutto ininfluente....
    Questa considerazione è scaturita quando ho letto nel tuo resoconto che "le donne sono vive e gli ex galeotti tutti morti", mentre purtroppo non è così...
    Va bè sono dettagli, comunque resta ugualmente una storia bellissima, degna conclusione di tutta la saga, e solo questo importa: grazie!
    So long
    Enrico
    Enrico

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  12. Premetto che altrove in rete, recentemente, avevo detto , per celia anzichenò, che consideravo l'ultima avventura del signor Parker il suo viaggio nella Terra degli Eroi dove tra i vari Orson e Rita aveva potuto persino incontare i suoi due papà. Ho una teoria bislacca secondo la quale nel momento in cui un testo ha deciso che io debba leggerlo, questo busserà alla mia porta, quindi ho atteso.
    Il primo segnale è stato qualche giorno fa il notare che la mia copia di Jimmy & Juanita si stava sfaldando ( è un albo originale ) mentre la ristampa di Omicidio a Central Park poteva ancora percorrere parecchie miglia prima di riposare, come nella poesia. I due albi di Raider sono saltati fuori mentre cercavo altro. Ieri sono uscito a caccia di figurine x Crepascolino e sono arrivato Fin Dove Arriva il Mattino. Il volumetto era alto in una vetrinetta sopra mattoncini colorati ripieni di Kriminal ed Agente Segreto X-9: non potevo lasciarlo lì da solo. A casa ho letto tutto quello che era da leggere nel mio salotto Bat-Cave mentre Crepascolino recitava gli slugfests delle tartaninjas a velocità warp mentre le immagini scorrevano sullo schermo accompagnate da un sonoro da Apocalisse e dalla cucina arrivavano le risate del tea party di Crepascola. La condizione ideale x isolarsi, no kidding.
    Per quello che può valere, mi è piaciuto tanto ed era tanto che non leggevo un fumetto che mi piacesse tanto. Ho apprezzato l'arte di Milazzo che ho immaginato estrarre la matita ed il pennello e colpire la carta come il Tex di una volta faceva con i ceffi che Galep piazzava davanti alla sua colt , senza ripensamenti anche se è verosimile abbia fatto dei bozzetti. Ho pensato ai commenti del suo pard mister B. proprio nella Terra degli Eroi sul fatto che il disegno di Ivo è frutto di scrematura, di sottrazione ed all'amore del cartoonist x Toth. Bravo.
    Oggi + che mai un fumetto rischia di diventare un fenomeno multimediale la cui comprensione richiede, per esempio, la lettura dei contenuti speciali che l'autore sviluppa in un social network. Non è il caso di KP, ma leggere quanto dice Berardi rispondendo ad un lettore, prima di addentare la storia, e riflettere sul Berardi vecchio che si commuove x quello giovane idealista, ma con le naturali rigidità del fusto verde che ora lo sceneggiatore ha superato mi ha fatto pensare che la morte di Ken, tanto schivo da confessare di esser cambiato in gattabuia quando è evidente che è rimasto lo stesso difensore dei deboli contro tutti e tutto, chiama a correità tutti coloro che negli ultimi 40 anni non hanno permesso al mondo di assomigliare di più ad una alba radiosa come la potrebbe apprezzare Ken. E' il Berardi Govane , forse inconsciamente, che punta il dito contro le persone e le circostanze che ci hanno portato a questa realtà dove sono tollerati soprusi e celebrati i potenti se vincitori, ma è il Berardi Vecchio ( e Saggio ) che accompagna il suo bimbo Ken nell'ultimo viaggio mano nella mano dell'ultima persona che ha cercato di aiutare e per cui ha nutrito un sentimento di amore e gratitudine.

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  13. Anche io ho trovato la storia perfettamente in linea col personaggio, la conclusone della saga perfettamente nello stile narrativo di Berardi ed i disegni nel perfetto stile di Milazzo. Quindi, tutto perfetto, nel suo doloroso epilogo.

    Sorrido, pensando a chi immaginava/auspicava l’abbraccio con Tebha/Teddy o le lacrime sulle tombe dei genitori.

    Ken non è mai stato né un buon padre, né un buon figlio. E’ doloroso ammetterlo, ma è cosi. La bellezza del personaggio è proprio quella: è pieno di pregi, ma anche di difetti. Per otto anni ha abbandonato i genitori, dopo la morte del fratello, e la frase della mamma in “casa dolce casa” (vado a memoria) “cosi è come avessimo perso due figli, non uno”, rende benissimo l’idea. Poi, il figlio (figlio ?) abbandonato per altrettanto tempo (da “Chemako” a “Boston”). Sono eventi pluriennali e dolorosi della vita di Ken che rendono perfettamente l’idea dei limiti umani della sua persona (persona, non personaggio).

    Non sono solo d’accordo con la tua interpretazione di Ken che aspetta il momento giusto per liberare le donne.

    Io l’ho vista così: Ken è uscito dal carcere, anziano, provato nel fisico e nella mente e rassegnato alla “sopravvivenza”, più che alla “vita”. Sa che i genitori sono morti ed il figlio è cresciuto e sistemato (magari è avvocato nello studio legale del marito di Belle, magari è pure sposato e magari Ken è puro nonno). Ha avuto tutte le notizie in carcere, ovviamente. Sa che deve andare a visitare i suoi cari, ma non ha fretta, così come non ha mai avuto fretta di tornare a casa (dolce casa), né di andare a Boston. Soprattutto teme l’impatto “sentimentale” che un incontro di questo tipo potrebbe avere nei confronti di se stesso (sensi di colpa) e degli altri (vergogna). E quindi, per lui, non rappresenta una priorità. Lo sarebbe per qualsiasi eroe, lui è umano, come noi. Lo avrebbe fatto, prima o poi, se il destino (Berardi) non avesse deciso altrettanto. Prima o poi …

    Ma non in quel momento. Non ha fretta. Non ho difficoltà ad immaginarlo, una volta graziato e fuori dal carcere (era ormai rassegnato all’ergastolo), anziano e malandato, con mille pensieri in testa, diviso tra la voglia di sole e aria (libertà) ed il pensiero di dover fare ciò che per una vita non ha saputo (e voluto) fare. Pur di sbarcare il lunario si aggrega a dei farabutti avanzi di galera (né più né meno di quello che è lui). Lo fa per bisogno, non perché spera di liberare le due donne o per chi sa quale motivo recondito. Non è una storia di Ken, è la storia di Ken. La realtà è quella di un uomo che lascia correre gli eventi e segue la corrente. Si unisce alla banda di fuorilegge solo per mettere un po’ di refurtiva in tasca. Fa il palo alla rapina perché lo vuole fare. Ha bisogno di soldi. Non immagina certo che finisca in strage, la rapina. Una volta che ciò succede, non può certo pensare di divincolarsi. Sa benissimo che la giustizia lo perseguiterebbe di nuovo. Gli eventi che ne conseguono, sino all’epilogo, sono naturali. Non spara contro lo sceriffo ed i suoi aiutanti perché sa che sarebbe ingiusto. Accetterebbe la morte nello scontro a fuoco, ma ciò non accade. Quando scopre che sono rimasti vivi solo in tre … solo in quel preciso momento pensa ed attua la vendetta per i soprusi subiti dalla due donne. Ciò che ne consegue sono solo eventi fortuiti che fanno parte della vita. I personaggi di fantasia ne sono immuni. Le persone no. Doveva capitare, prima o poi, che qualcosa andasse “troppo” male. Capiterà anche a noi, prima o poi. A Tex no. A Zagor no. A noi e a Ken si.

    Per finire, l’unica nota stonata (proprio non la capisco) è la madre che spara alla figlia. Da padre, lo ritengo un gesto inconcepibile, persino nell’evolversi incredibile degli eventi che hanno trascinato la povera madre. Sempre che … madre e figlia … padre e figlio … non sia questo un modo (tragico) in cui Berardi ha voluto esprimere l’assurdità di ciò che lui ha fatto, volontariamente. Lui (padre) con Ken (figlio).

    So long.

    PS. Giugno 1977, c’ero. Aprile 2015, ci sono.

    Alessandro.

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    1. Tra le tante, questa mi è sembrata tra le interpretazioni più convincenti in tutte le sue componenti.
      Grazie Alessandro
      So long
      Paolo

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    2. A me questa interpretazione invece non convince. Ken arriva sul luogo del delitto, trova un solo cadavere (nella foto invece ci sono ritratte tre persone) e segue le tracce sapendo che troverà le due donne e poi aspetta il momento per liberarle....alla fine dice che prima non poteva, erano troppi per lui.

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    3. Quindi? Qual'è esattamente la tua interpretazione? Ha mentito per fare bella figura? Del tipo...se non fossero intervenuti lo sceriffo e la sua posse li avrei sistemati io con una mano dietro la schiena...

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    4. son d'accordo con Gaspare. Ken Parker ha mentito? Ma quando? Bella figura? Ma quale? Ken ha seguito le tracce perche aveva visto che mancavano i corpi delle due donne e quando ha raggiunto i colpevoli, accortosi che non poteva sopraffarli e liberare le donne, ha atteso il momento propizio per intervenire. Ken non è Tex: non poteva fare altrimenti.

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    5. Spiego meglio la mia interpretazione. Non è che lui non voglia aiutare le donne ... è ovvio che l'abbia pensato, quando ha trovato la foto, ha toccato gli escrementi dei cavalli (per avere nozione del tempo trascorso) e quindi quando si è messo sulle loro tracce. Però, quando ha visto con chi aveva a che fare, ha subìto gli eventi (compresi i maltrattamenti alle donne) e si è infine reso partecipe del tentativo di rapina. Inoltre, arrivato al paese, poteva svincolarsi dalla banda e segnalare la presenza delle donne allo sceriffo, salvandole e salvandosi. Invece ha scelto la via più facile, da disilluso e sfiduciato quale è parso. Compresa la complicità alla rapina (ribadisco rapina, non strage).
      Certo è che se stiamo qui a disquisire, vuol dire che Berardi ha lavorato bene ... anche in questo amaro epilogo.

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  14. Non è Tex e non è Zagor. Attenzione perchè tra poco ci ritrorevemo come gli amici al Roxy bar a dire che Ken Parker " ha i capelli biondi però / non è Francesca ".
    The Last Ken Parker Story non poteva non generare i pareri + diversi. Ecco perchè, nel fumettoverso dei miei amati picchiatelli in costume, l'ultima storia di Superman ( Alan Moore /Curt Swan ) o di Batman (Neil Gaiman/ Andy Kubert ) non è mai davvero l'ultima e capita nel momento di uno stop and go quando ci si siede di nuovo al tavolo da gioco con un mazzo intonso di carte.
    Questo non succederà con il nostro Lungo Fucile, a prescindere dal fatto che lo abbiamo salutato mentre i suoi occhi erano ancora aperti. So long, Ken.

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  15. Tutte le interpretazioni ed i commenti che ho letto sin ora sono apprezzabili e condivisibili.
    Dico però la mia: dopo tanti anni che gli appassionati pressavano Berardi & MIlazzo per avere un finale della storia di Ken i due forse hanno pensato di togliersi una volta per tutte di torno il "problema". Sono malizioso: fra tutte le soluzioni possibili (Ken poteva anche essere graziato dopo un mese... ) ne hanno scelta una che impedirà in futuro qualsiasi sequel. E secondo me hanno anche "tirato a fare in fretta". Con la scelta di inserire in flash back le tavole del Canto di Natale i nostri Due si sono risparmiati del lavoro che era già fatto. Ai lettori la poesia, agli autori il vil denaro.
    Un lettore MOLTO deluso.

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    1. La tua delusione è ben motivata.
      Io ho apprezzato l'ultima storia di Ken Parker sia dal punto di vista della sceneggiatura che da quella dei disegni, in particolar modo il finale che lascia massima libertà di interpretazione.
      Ciò non toglie però una delusione generale che avevo colto già più di un anno fa quando uscì la notizia della ristampa integrale da parte della Mondadori alla quale sarebbe seguita UNA sola storia inedita conclusiva della serie. I vecchi lettori che già possedevano tutto e che si sono sciroppati l'ennesima ristampa (pur di qualità) per un totale di 400 euro e che attendevano il ritorno di Ken da quasi vent'anni si sarebbero meritati ben di più di una striminzita storia conclusiva oltretrutto, come dici tu, ricca di tavole già uscite in precedenza. Il pensiero che abbiano voluto togliersi in fretta il problema è fondato, dall'idea che mi ero fatto dei due autori avrei pensato a qualche storia in più a coronamento della bella edizione Mondadori, cosa che avrebbe permesso di accontentare i tanti lettori che avrebbero ancora voluto vedere Ken tra i suoi luoghi/amici/parenti più cari oppure anche no, ma qualche storia in più, cavolo....!!
      Non voglio però pensare a una decisione presa solo valutando il lato economico, il mio personale pensiero è che tra i due autori non ci sia più una grande intesa e che quindi questa breve storia conclusiva sia il massimo che poteva saltare fuori.
      Giancarlo e Ivo sarebbero comunque dovuti partire dal fatto che Ken non apparteneva più unicamente a loro, ma anche a noi lettori col quale avevamo instaurato un rapporto umano di profonda amicizia, e quindi sforzarsi un pò di più nel venirci incontro.
      Comunque è andata così, la storia conclusiva, seppur breve, rimane ben riuscita ma nello stesso tempo rimane anche una sensazione di delusione profonda.
      Effettivamente per Ken non c'era più spazio in questa società malata, dovremo cercare altrove qualche spiraglio di luce in questo mondo dominato dalla corruzione e dall'ingiustizia sociale!
      So long
      Enrico

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    2. Caro lettore deluso, secondo me stai facendo della dietrologia. Se gli autori avessero voluto guadagnarci di più, avrebbero fatto esattamente il contrario, ovvero avrebbero tirato in lungo il più possibile le avventure di Ken, contando su di noi, fedeli appassionati e acquirenti di qualsiasi cosa riguardi Ken, figuriamoci degli episodi inediti...
      E di nuovo: Ken non ha nessun debito con noi, Ken vive di vita propria e muore, così come moriamo noi tutti, nei modi più ingiusti e improvvisi... Tutto qui...

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  16. Buongiorno a tutti.
    Prima di tutto, sono contento di trovarmi tra così tanti... amici: non ci conosciamo, ma ci conosciamo!
    C'ero nel 1977, quel fatidico numero 1 è ancora accanto a me, e ci sono oggi, come voi tutti.
    Non sono rimasto deluso né contento, perché non sapevo cosa aspettarmi e questa fine poteva essere una delle tante ipotesi possibili.
    Quindi non posso chiamare delusione quella perplessità provata alla fine della lettura, rinforzata dal tratto molto espressionistico dei disegni.
    La sensazione suggeriva: "Ma se ne sono voluti liberare?"
    Cioè come due divorziati che, lasciate in sospeso vecchie questioni per anni, alla fine si ritrovano solo per il compromesso risolutivo.
    Cioè: abbiamo detto tutto, continuate a chiedercelo, non ne avevamo tanta voglia ma allora ve lo diamo, così non ci pensiamo più e ognuno per la sua strada.
    È un modo come un altro di chiudere, molto umano e reale, per restare in linea con il pensiero della maggior parte dei lettori qui sopra.
    Così mi spiego questa puntata finale, e sono anche d'accordo nel fatto che il caro vecchio Ken abbia detto tutto quello che aveva in serbo e che, nel suo privilegiato rapporto con i lettori, possa essere stato giusto ucciderlo, perché lui non ha mai guardato alle tirature.
    In un mondo basato esclusivamente sul tornaconto, è bello vedere che c'è chi lavora anche per altro.
    Ma come ogni decisione presa solleva dubbi sulla fattibilità dell'alternativa abbandonata, mi chiedo: ma era proprio necessario? Non si poteva lasciarlo andare per la sua strada, e noi per la nostra, così da poterlo immaginare, ogni tanto, da qualche parte?
    Finale consolatorio? No, direi aperto: come il pensiero per quella ragazza che ci ha lasciato tanti anni fa, e che, per quanto possiamo sperare, non tornerà più.

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    1. Ciao Francesco,
      grazie per il tuo intervento. Riguardo al finale, tu scrivi: "Non si poteva lasciarlo andare per la sua strada, e noi per la nostra, così da poterlo immaginare, ogni tanto, da qualche parte?". Hai ragione, si sarebbe potuto. Ma quanti poi avrebbero ancora sperato in un suo ritorno? Non si sarebbe mai messa la parola definitiva fine. La sua morte, invece, non lascia spazio a dubbi (anche se qualcuno non ci crede fino a che non vedrà il suo certificato di morte, ma qui siamo nel territorio del vaneggiamento).
      Alessandro

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  17. Ciao a tutti, come molti che hanno scritto sono anche io un lettore anziano di Ken. Non della prima ora perchè quando uscì il primo numero ero troppo piccolo. Ma qualche anno più tardi me lo fece scoprire un amico, prestandomi alcuni numeri leggendari (a memoria ricordo Omicidio a Washington, Chemako, Lily e il cacciatore, Sciopero), e io poi sono riuscito a ricostruire pazietemente tutta la serie oro, regalandomi però il numero 1originale.
    Dopo questa presentazione kenparkeriana, su Fin dove arriva il mattino, capisco che molti siano rimasti delusi, perchè credo che sia la natura umana a farci sperare che il finale del cammino sia sempre positivo per quelli coloro che amiamo.
    Ma più leggevo l'albo (che mi arrivato con mesi di ritardo, dato che Mondadori comics ha un servizio di vendita online disastroso) più mi rendevo conto che la storia era coerente con la vita degli ultimi venti anni di Ken..
    Non potevamo pensare che tutti questi anni di prigione fossero passati come se nulla fosse per Ken e tutta la storia è coerente con le cicatrici che gli sono rimaste addosso e con la debolezza e il pessimismo che ne ha guadagnato.
    Sul finale ho un solo commento: leggendoo mi sono sentito come quando è morto mio nonno, anche lui come il nonno di Alessandro, reduce da quella che era la grande guerra, dato che era uno dei ragazzi del '99. Può sembrare strano, ma Ken ha incarnato per me tutti i principi che il nonno mi aveva insegnato. L'integrità, la disponibilità nei confronti degli altri, la curiosità per chi ci circonda, il rispetto per le culture diverse.
    E purtroppo, leggendo le interviste di Berardi, temevo che questa fosse la probabile fine di Ken: Giancarlo ha sempre detto che voleva trovare una fine letteraria e una morte sulle rime di una poesia, mi sembra proprio quello che il creatore di Ken voleva raggiungere.
    Ma la tristezza resta, così come la voglia che le avventure di Ken non finissero mai.
    Però è bello sapere, leggendo quello che scrive Alessandro in questo blog e i commenti precedenti, che ci sono molti che ameranno Ken per sempre. E che ne sentiranno la mancanza.
    Max

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    1. Caro Max, concordo con te su tutto! Una sola precisazione: mio nonno Arturo partecipò alla seconda guerra mondiale e non alla prima.

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