lunedì 28 marzo 2016

Maledetta balena

Due anni e mezzo fa Walter Chendi ne aveva pubblicato l'anteprima sul suo sito internet (ne diedi conto qui). Da più di un mese, finalmente, Tunué ha reso realtà il lavoro del fumettista triestino, pubblicando Maledetta balena. Ancora una volta la precisione, la cura, l'attenzione ai dettagli, concreti delle cose e astratti dell'animo umano, caratterizzano il lavoro di Chendi. Non starò qui a farvi una disanima tecnica (è sicuramente più bravo di me Luca Lorenzon a scriverla su Fucine Mute) ma vi dirò soltanto che la storia, o meglio le due storie di cui si compone il fumetto, sono un'emozione continua. Nella prima parte lo stato di attesa sospesa crea quasi un apnea nel lettore, che si scioglie nella seconda parte e nello struggente finale. Giovanni Dardini, anziano e malato sul letto di ospedale tenta una fuga disperata dalla morte verso la libertà, simile a quella provata dal giovane marinaio Giovanni Dardini insieme alla bella Liliana, in fuga dalla nave del mistero, dal ventre della maledetta balena che li aveva tenuti in amorevole ostaggio. Il presente di una camera d'ospedale e il passato di guerra: un protagonista ritratto in due tempi distanti, ma drammaticamente vicini, della propria vita e un gabbiano come trait d'union fra loro.
Maledetta balena è un fumetto che ti fa chiedere perché le case editrici non pubblichino più spesso opere simili. E poi ti rispondi che pochi autori hanno le capacità di creare storie così sublimi e quindi ti dici che, in fondo, è giusto così.

sabato 12 marzo 2016

Voglia di realtà

Dopo non so nemmeno io quanti anni (forse decenni) mi son limitato all'acquisto di un unico albo Bonelli: Julia, l'unico fumetto della casa editrice che, a ben guardare, sia ambientato nel tempo presente e che sia immerso nella realtà vera. Nessun incubo, nessuno zombie, nessun mistero. Realtà cruda, vera. Giancarlo Berardi ci porta ogni mese in un viaggio dentro le nostre nevrosi e dentro i problemi della nostra società. E lo fa quasi sempre con originalità, tatto e realismo, Avventura? Ovviamente c'è sempre il plot giallo che dà struttura alla storia, ma è solo lo scheletro di un corpo in cui la parte interessante è tutto il resto. Julia è quindi il fumetto meno avventuroso (secondo i canoni classici del termine) e più veristico (Berardi è un grande estimatore di Giovanni Verga) della Bonelli. E adesso è l'unico che mi interessi. 

lunedì 29 febbraio 2016

Painted Tex, ma non basta


Painted desert, il terzo volume della collana bonelliana I romanzi a fumetti di Tex è in edicola. Il terzo Tex alla francese, cartonato a colori e in grande formato, purtroppo non convince. Angelo Stano firma disegni e colori della storia scritta da Mauro Boselli. Dopo Mohawk River, la coppia torna ma non graffia allo stesso modo. Il motivo della delusione non risiede né nella storia tanto meno nei disegni o nei colori, perché alla fine i due autori confezionano un volume gradevole. Il punto è che manca qualcosa. Il primo volume della collana, L'eroe e la leggenda, realizzato in toto da Paolo Eleuteri Serpieri, aveva colpito per i disegni (ogni tavola una piccola opera d'arte) e soprattutto per la storia: un episodio del giovane Tex, raccontato da un vecchio Carson ad un cronista, che fa sorgere il dubbio se Tex sia solo una leggenda o una persona realmente esistita. Il secondo volume, Frontera!, scritto da Mauro Boselli vedeva protagonista ancora un giovane Tex questa volta disegnato con una estrema libertà grafica da Mario Alberti in un'interpretazione della tavola che costituiva una vera rivoluzione per i lettori di Tex.
Se quindi libertà grafica e libertà narrativa avevano caratterizzato i primi due volumi de I romanzi a fumetti di Tex, non altrettanto si può dire di Painted desert, dove non c'è traccia né dell'una né dell'altra. Tex, infatti, vive un'avventura che potrebbe benissimo figurare nella serie mensile, perché non getta alcuna luce sul suo passato. I disegni di Stano sono precisi sì, ma molto statici: il grande formato non viene sfruttato per la libertà che potrebbe concedere. Solo i colori sono sontuosi, questo sì, e il grande formato ci aiuta ad apprezzarli in tutta la loro luminosità. Ma è una motivazione piuttosto modesta per giustificare un volume che, dopo le grandi soddisfazioni dei due che lo hanno preceduto, appare alquanto deludente.

domenica 28 febbraio 2016

Ken e Bruce? Anche basta





Ho smesso di acquistare Ken Parker Classic, la ristampa delle avventure di Ken Parker. Non ho acquistato nessun biglietto dei tre concerti che Bruce Springsteen terrà quest'estate in Italia. Perché? Perché mi voglio bene. Perché non voglio più indulgere in abitudini maniacali, in piccole nevrosi che mi allontanano dalla realtà. Ken è tuttora il fumetto che preferisco ma ho già tutto e in duplice copia. Quindi basta. Soldi e tempo per altri fumetti o libri. E Bruce è grande, unico e inimitabile ma l'ho già visto quattro fantastiche volte e il biglietto dei concerti costa uno sproposito. Quindi basta. Soldi e tempo per altra musica. Semplice, chiaro e sano. Potevo anche pensarci prima ma nessuno è perfetto. Figuriamoci io. 

sabato 20 febbraio 2016

Harper Lee: il coraggio dell'umanità



"Aver coraggio significa sapere di essere sconfitti prima ancora di cominciare, e cominciare egualmente e arrivare sino in fondo, qualsiasi cosa succeda. È raro vincere, in questi casi, ma qualche volta succede."

Ci ho messo più di venticinque anni per leggere, lo scorso Natale, Il buio oltre la siepe, ovvero il romanzo che si è rivelato essere uno dei libri più belli della mia vita. E non mi spiego il motivo per cui ho atteso tanto da quando, ancora ragazzo, vidi Gregory Peck interpretare Atticus Finch nell'omonimo film e, soprattutto, Mary Badham nei panni della piccola Scout, l'io narrante di questa indimenticabile storia che parla di tolleranza e pregiudizio, di empatia e odio, di coraggio e meschinità, di giustizia e arbitrio. Ma nonostante i temi drammatici, tanto il romanzo quanto il film conservano l'aria lieve dello sguardo di una bambina, che mi ha divertito e commosso con la sua simpatia e innocenza. È questa la chiave che ha aperto il mio cuore, così come quello di milioni di altri lettori.




Ieri, 19 febbraio, è morta all'età di 89 anni, Harper Lee, l'autrice di questa storia

mercoledì 17 febbraio 2016

Italiani a Kobane





















Due italiani a Kobane: Zerocalcare e Karim Franceschi. Non so se si conoscano, ma entrambi hanno scritto due libri su Kobane, la città curda nella regione siriana del Rojava che ha respinto l'assalto dell'Isis.
Zerocalcare (al secolo Michele Rech) ha usato il linguaggio che conosce bene, il fumetto, per comporre un diario del viaggio tra Turchia, Siria e Irak, condotto insieme al Rojava Calling. Ragazzi dei centri sociali, che portano aiuti umanitari alle popolazioni curde.
Dai centri sociali viene anche Karim Franceschi. E anche lui è andato a Kobane per consegnare aiuti umanitari. Solo che poi ha fatto un passo in più. Si è unito ai combattenti e ha difeso la città con il kalashnikov. Preparazione zero. Motivazione tanta. Un ragazzo che, giunto sul posto, ha sentito dentro di sé il bisogno di compiere una scelta chiara e irrevocabile: diventare un partigiano, come fece il padre più di settant'anni prima su altre montagne, contro nemici molto diversi, ma, nello stesso tempo, molto simili.
L'effetto sperato di questi due libri è informare. Far conoscere ad un pubblico anestetizzato la la lotta dei curdi. Una lotta per realizzare una società partecipata, democratica e governata dal basso. Una rivoluzione egualitaria. Che fa paura a tutti: ai fascisti dell'Isis, ai turchi, agli americani e a tutte le pseudo-democrazie occidentali che si fondano su principi ben diversi dalla distribuzione paritaria delle ricchezze, dal rispetto della natura e dall'eguaglianza concreta fra uomo e donna. I curdi del Rojava ci stanno provando ma hanno tutti contro. Quasi tutti: Michele e Karim sono dalla loro parte.

lunedì 15 febbraio 2016

Cambio

Questo blog è nato sei anni fa sull'onda dell'emulazione. Due miei amici avevano dei blog sui quali scrivevano di fumetti e io mi son detto "perché no?". E così ho iniziato l'avventura virtuale, dedicando molti dei miei post a Ken Parker, il mio fumetto preferito. L'anno scorso Ken ha trovato finalmente la sua fine editoriale e, pur non essendo stato l'unico tema dei miei ragionamenti, oggi mi ritrovo a domandarmi: "che fare?". Da aprile ho pensato più di una volta all'eventualità di chiudere il blog. Non l'ho fatto. Ancora. Ma può darsi che lo farò, a meno che non cambi e che non trovi un'altra motivazione. Forse non più i fumetti. Non lo so. Ci sto pensando, ma neanche tanto. La vita è altrove, non su questi bit.

lunedì 1 febbraio 2016

Ken Parker Classic N. 30 - "Casa dolce casa"


È in'edicola il trentesimo numero della collana Ken Parker Classic, la ristampa delle avventure di Lungo Fucile edita da Mondadori. In questo episodio il personaggio creato da Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo fa ritorno a casa dopo otto anni. Uno degli albi capolavoro della serie, per soggetto, sceneggiatura e disegni. Molte ragioni rendono unica questa storia, fra tutte scelgo la delicatezza con cui Berardi racconta l'ingresso di Ken nella sua vecchia casa. L'affettuoso scherzo riservato alla madre, le legna che cascano dalle braccia dell'incredulo padre sono immagini così vere che commuovono, senza retorica. Per non parlare della precedente sosta di Ken presso la tomba del fratello Bill: due tavole mute che ti tolgono il respiro. Nonostante i dialoghi perfetti, in questo albo i disegni di Milazzo parlano da soli, grazie anche allo stile molto cinematografico della sceneggiatura.

sabato 30 gennaio 2016

"Lo scultore" di Scott McCloud: un capolavoro sulle domande fondamentali della vita


A quasi un anno dalla sua uscita in Italia per la Bao Publishing ho letto Lo scultore, fumetto scritto e disegnato da Scott McCloud. L'americano che ci ha spiegato cosa sia il fumetto attraverso un saggio a fumetti ha creato una storia che racchiude in sé una forza dirompente, che ho avvertito in ben pochi altri fumetti letti recentemente. Lo scultore ti colpisce per la sua sincerità, per il saper mettere a nudo i sentimenti e le idee del protagonista, David Smith, in un modo realistico e immediato. E per il tema, ovviamente, che ti fa riflettere a lungo, dopo che hai girato l'ultima pagina del volume.



David Smith è un giovane scultore in piena crisi artistica e di vita. Spiantato, senza un soldo e con un solo amico, non sa dove sbattere la testa. Ma in suo aiuto accorre un vecchio zio che, durante una lunga ed animata conversazione in una tavola calda, lo porta a riflettere sulla sua condizione. Alla fine del dialogo David si convince a stringere un patto faustiano con il suo parente, che altri non è se non la Morte. Il giovane riceverà il dono di plasmare qualunque materia con le proprie mani per duecento giorni, trascorsi i quali morirà. Ciò che David non può prevedere è che nell'arco di questo periodo conoscerà una ragazza di cui si innamorerà e questo, ovviamente, cambierà tutto. L'Arte è, per David, sopra ogni cosa, la vita trova senso solo nell'espressione della sua anima attraverso la scultura. Ma non solo l'espressione, anche la conseguente comprensione da parte degli altri. L'accoglienza del pubblico, il giudizio altrui è un forte bisogno che, nonostante il dono, non riesce comunque a soddisfare. E da qui si rafforza una frustrazione logorante, accentuata dal tempo che fugge inesorabile. Anche se non capisci nulla di Arte, ti senti preso da questo vortice e vivi insieme a David il suo dramma, il suo soffocante bisogno di vincere l'Oblio.



Lo spiraglio di luce arriva inaspettatamente con l'ingresso di una ragazza, Meg, nella vita di David. Meg è una donna complicata, con la quale è difficile convivere. Anche lei è animata da una forte tensione interiore, dalla necessità di trovare un'affermazione nella propria vita. Il rapporto fra i due è molto contrastato e dolce allo stesso tempo. David però riesce ad arrivare fino al fondo di questo percorso tortuoso e accidentato che è la loro storia d'amore. E ci riesce condividendo il suo segreto. Meg è il mezzo e il fine attraverso cui l'arte e la vita di David trovano il loro senso.



La risposta di McCloud all'eterna domanda "Cosa lasciamo dopo la nostra morte? Quale è la nostra eredità" ad alcuni è parsa banale e scontata. La ritengo invece l'unica possibile, in quanto vera e concreta, in quanto la sola che connoti la nostra specie, ovvero ciò che ci distingue, senza peraltro renderci superiori, agli altri esseri viventi. Non dico di più perché voglio lasciare intatta ai futuri lettori la gioia e la commozione che nascono dalle ultime tavole.
Aggiungo ancora che le quasi cinquecento pagine della storia sono disegnate con uno stile grafico molto coinvolgente: al bianco e nero di base si aggiungono tante tonalità di blu con le quali McCloud ombreggia, riempie, conferisce tono, spessore e sentimento al disegno. Le anatomie dei personaggi sono semplici ma espressive, mentre la città, gli edifici, le strade e le sculture ardite di David sono l'altro protagonista della storia.



venerdì 29 gennaio 2016

Hermann e quei pivelli di Angouleme


Alla fine ad Angouleme hanno messo tutti a tacere con una decisione sulla quale nessuno può trovare nulla da ridire. Il Gran Prix del Festival International de la bande dessinée d'Angouleme è stato assegnato al fumettista belga Hermann. D'un tratto le polemiche che hanno caratterizzato il festival di fumetti più importante d'Europa e, forse, del mondo sono state spazzate via. Come si può criticare una simile scelta? Come si può dire che sia immeritato il premio se chi lo ha ricevuto è l'autore di capolavori come Le Torri di Bois-Maury, Comanche, Jeremiah o Sarajevo tango? Onore a Hermann Huppen che, finalmente, all'età di 77 anni riceve un titolo strameritato e che, sicuramente, avrebbe dovuto ricevere qualche decennio fa. E qui ti nasce il sospetto che abbiano scelto lui solo per far dimenticare le burrascose giornate del festival, durante le quali le polemiche sul presunto sessismo degli organizzatori hanno soppiantato il dibattito sui fumetti. In realtà questa scelta ha sottolineato una ulteriore macchia, che resterà indelebile nella storia del festival. Ovvero l'incredibile distrazione che, nel corso degli anni, ha portato i vari organizzatori che si sono susseguiti ad ignorare l'autore belga fino al 2016. Pivelli...
Di una cosa sono certo: Hermann, con la sua classe cristallina e la sua esperienza di vita, vola alto su tutto e dimostra di valere di più del premio che ha appena ritirato. Un po' come Henry Fonda che vinse il suo primo premio Oscar (alla carriera) all'età di 76 anni.


domenica 24 gennaio 2016

Ken Parker Classic N. 29 - "Il magnifico pistolero"


È in'edicola il ventinovesimo numero della collana Ken Parker Classic, la ristampa delle avventure di Lungo Fucile edita da Mondadori. In questo episodio il personaggio creato da Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo incontra una leggenda del West: Wild Bill Hickok, il celebre pistolero. Tuttavia il modo nel quale i due si conoscono è del tutto particolare: Wild Bill viaggia in incognito verso Helena e incrocia sulla sua strada Ken e anche un giovane pistolero il cui unico scopo della vita è uccidere Hickok. Ma il magnifico pistolero è quasi cieco e stanco. In un lungo flash back racconta a Lungo Fucile la strada che lo ha condotto a diventare il pistolero più veloce del West. Un fardello di morte e di competizione pesante da sopportare, al quale però Ken non concede la minima compassione. Ottima la sceneggiatura di Alfredo Castelli che porta verso un tragico epilogo, nel quale Ken, come al solito, cerca di fare qualcosa per evitare morti inutili. Invano. Giovanni Cianti è molto bravo a disegnare le scene ricche di persone e denota con grande maestria i paesaggi, soprattutto la prima parte della storia ambientata in mezzo a boschi, colline e prati. Insufficienti invece i volti dei personaggi, che non convincono quasi mai anche a causa di quella tendenza al grottesco che il disegnatore non riesce proprio ad evitare.



domenica 17 gennaio 2016

Ken Parker Classic N. 28 - "Il caso di Oliver Price"


È in'edicola il ventottesimo numero della collana Ken Parker Classic, la ristampa delle avventure di Lungo Fucile edita da Mondadori. In questo episodio il personaggio creato da Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo è testimone dello scontro fra un padre e un figlio, il primo colonnello a Fort Benton in Montana, il secondo fresca recluta assegnata allo stesso presidio ad insaputa del comandante. Il padre vorrebbe il figlio lontano, in una città dell'est a terminare gli studi di legge. Ma Oliver Price vuole dimostrare di poter disporre della propria vita al di là delle intenzioni paterne. Il processo di separazione di Ken dall'esercito muove un nuovo passo. Lo capiamo da tanti piccoli segni: sguardi, silenzi, parole. Ma Berardi esprime le sue convinzioni anche attraverso i dialoghi recitati dai veri protagonisti dell'episodio, i due Price:
"Ed eccoti qua... arruolato come soldato semplice insieme a un mucchio di vaccari che non sanno nè leggere nè scrivere e sono solo poco meno bestie delle bestie che macellano... Tu, mio figlio, in mezzo a un gruppo di disperati il cui massimo divertimento è gettare i petardi a una recluta o portrsi a letto una lavandaia.."
"Vedo che hai molta stima dei tuoi uomini papà!"
"Sono ottimi soldati! E lo sono proprio perché non hanno una cultura, una preparazione personale. E quando suona la carica vanno all'attacco senza pensare se ciò che fanno è giusto o non è giusto..."
Per uccidere non serve pensare, anzi è deleterio.
Buona sceneggiatura di Alfredo Castelli per questa storia che finisce molto amaramente, mentre i disegni sono del bravo Giancarlo Alessandrini.
  

domenica 10 gennaio 2016

Ken Parker Classic N. 27 - "C'era una volta..."


È in'edicola il ventisettesimo numero della collana Ken Parker Classic, la ristampa delle avventure di Lungo Fucile edita da Mondadori. In questo episodio il personaggio creato da Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo cede la scena ad una simpatica famiglia di artisti girovaghi, giunti in un piccolo paese del Montana per esibirsi. Sono loro i veri protagonisti di questa storia ricca di leggerezza e romanticismo. C'è anche la parte di giallo, che vede Ken accusato ingiustamente di furto da uno sceriffo inetto e pieno di pregiudizi verso i forestieri. Saranno ancora i cinque componenti (papà-mago, moglie, figlio, figlia e nonno cleptomane) di questa strampalata famiglia a tirar fuori il Nostro da prigione, individuando il vero colpevole dopo una serie di indagini condotte in modo corale. Lieto fine per una fiaba (col nonno che trova l'amore presso una vedova del paese) che si rivelerà come tale, visto che a raccontarla è lo stesso Ken di fronte alla scolaresca del forte presso cui è distaccato. Il tocco fiabesco è accentuato dal tratto di Giorgio Trevisan.



martedì 5 gennaio 2016

I 75 anni di Hayao Miyazaki


Oggi Hayao Miyazaki compie 75 anni. Nonostante tanti anni di lavoro ispirato e film d'animazione incantevoli, mi guardo intorno e vedo che in Italia i cinema propongono le sue opere per pochi giorni mentre i Minions e simili te li trovi per settimane a tutte le ore. E non solo al cinema, ma anche nelle pubblicità, in TV, sui giornali.
Evidentemente l'intrattenimento fugace rende molto di più della vera emozione e della trasmissione di messaggi profondi. Dei cittadini/consumatori livellati verso il basso sono più utili e meno pericolosi di persone dotate di sensibilità e di spirito critico.
Tanti auguri Hayao.

venerdì 1 gennaio 2016

Il meglio della Bonelli nel 2015 (secondo me)


Il primo post del 2016 è dedicato alla mia top ten degli albi (o delle storie) pubblicate dalla Sergio Bonelli Editore nel corso del 2015.


1

La migliore storia in assoluto è L'eroe e la leggenda, il primo numero della collana Romanzi a fumetti di Tex. Paolo Eleuteri Serpieri ci regala uno sguardo inedito sulla nascita del mito del Ranger di carta (ma siamo proprio sicuri che sia solo di carta?) più famoso del mondo.

2

Dopo diversi anni Martin Mystère ritorna quello di un tempo, grazie a Vincenzo Beretta e Giancarlo Alessandrini. L'albero filosofico è una delle migliori avventure della più che trentennale storia del Detective dell'Impossibile.

3

Si respira l'Avventura, quella d'altri tempi, ambientata in mari lontani e isole selvagge leggendo Tropical blues, miniserie di tre albi dagli echi prattiani, ma non solo, scritta da Luigi Mignacco e disegnata da Marco Foderà. Una citazione particolare meritano le copertine evocative di Pasquale Frisenda.

4

Saguaro giunge alla fine della pista con l'albo conclusivo della serie, intitolato Oltre l'orizzonte. Integrazione e ribellione dei nativi americani negli Anni Settanta del secolo scorso, narrata splendidamente da Bruno Enna, attraverso la storia personale di uno di loro, il navajo Torn Kitcheyan, soprannominato Saguaro. Un peccato che grida vendetta la chiusura prematura di questa serie.

5

Ancora Tex, grazie ad una storia scritta dal suo curatore, Mauro Boselli, e disegnata "alla francese" da Mario Alberti. Frontera! resterà nella memoria per aver offerto il più classico degli eroi bonelliani con soluzioni grafiche che denotano una libertà mai provata fino ad allora. Il secondo numero della collana Romanzi a fumetti di Tex sperimenta il mito restandogli fedele.

6

Adam Wild è una serie ideata e scritta da Gianfranco Manfredi destinata incredibilmente alla chiusura. Non si capisce bene il motivo, soprattutto se si legge un albo come La terza luna, dove l'esploratore scozzese Adam Wild si batte contro il cuore di tenebra del traffico di schiavi congolose di fine Ottocento. I disegni espressionisti di Antonio Lucchi fanno di questa cupa storia una delle migliori della collana.


7

L'Avventura nel Grande Nord americano è la protagonista dello speciale a colori de Le Storie, intitolato Mohawk River, scritto da Mauro Boselli e disegnato da Angelo Stano. Vendetta, amore e guerra sono gli ingredienti di una storia che ha tra i suoi riferimenti letterari James Fenimore Cooper e Hugo Pratt.


8

Coney Island è un'intrigante gangster story spalmata su tre albi, scritta da Gianfranco Manfredi e disegnata dalla coppia Giuseppe Barbati - Bruno Ramella. La classica pupa e il classico sbirro intrecciano i loro destini con un misterioso illusionista che porta un tocco di paranormale nei pericolosi quartieri della New York degli Anni Venti del secolo scorso.


9

Il quarantennale di Mister No viene festeggiato con un romanzo, la storia della vita di Jerry Drake scritta da Luigi Mignacco e pubblicata nell'Avventura Magazine intitolato Mister No - Come un romanzo. Attendiamo tutti nel 2016 il fumetto inedito dell'indimenticabile anti-eroe creato da Guido Nolitta.


10

Morgan Lost è l'ultimo nato della casa editrice milanese. Claudio Chiaverotti ci regala le avventure di un cacciatore di taglie che si muove in una società distopica e allucinata. L'uomo dell'ultima notte segna l'ottimo esordio di una serie che si distingue anche per il suo notevole impatto grafico, evidenziato dalle copertine di Fabrizio De Tommaso e, in questo albo, dai superlativi disegni in doppia tinta di Michele Rubini.

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