sabato 30 gennaio 2016

"Lo scultore" di Scott McCloud: un capolavoro sulle domande fondamentali della vita


A quasi un anno dalla sua uscita in Italia per la Bao Publishing ho letto Lo scultore, fumetto scritto e disegnato da Scott McCloud. L'americano che ci ha spiegato cosa sia il fumetto attraverso un saggio a fumetti ha creato una storia che racchiude in sé una forza dirompente, che ho avvertito in ben pochi altri fumetti letti recentemente. Lo scultore ti colpisce per la sua sincerità, per il saper mettere a nudo i sentimenti e le idee del protagonista, David Smith, in un modo realistico e immediato. E per il tema, ovviamente, che ti fa riflettere a lungo, dopo che hai girato l'ultima pagina del volume.



David Smith è un giovane scultore in piena crisi artistica e di vita. Spiantato, senza un soldo e con un solo amico, non sa dove sbattere la testa. Ma in suo aiuto accorre un vecchio zio che, durante una lunga ed animata conversazione in una tavola calda, lo porta a riflettere sulla sua condizione. Alla fine del dialogo David si convince a stringere un patto faustiano con il suo parente, che altri non è se non la Morte. Il giovane riceverà il dono di plasmare qualunque materia con le proprie mani per duecento giorni, trascorsi i quali morirà. Ciò che David non può prevedere è che nell'arco di questo periodo conoscerà una ragazza di cui si innamorerà e questo, ovviamente, cambierà tutto. L'Arte è, per David, sopra ogni cosa, la vita trova senso solo nell'espressione della sua anima attraverso la scultura. Ma non solo l'espressione, anche la conseguente comprensione da parte degli altri. L'accoglienza del pubblico, il giudizio altrui è un forte bisogno che, nonostante il dono, non riesce comunque a soddisfare. E da qui si rafforza una frustrazione logorante, accentuata dal tempo che fugge inesorabile. Anche se non capisci nulla di Arte, ti senti preso da questo vortice e vivi insieme a David il suo dramma, il suo soffocante bisogno di vincere l'Oblio.



Lo spiraglio di luce arriva inaspettatamente con l'ingresso di una ragazza, Meg, nella vita di David. Meg è una donna complicata, con la quale è difficile convivere. Anche lei è animata da una forte tensione interiore, dalla necessità di trovare un'affermazione nella propria vita. Il rapporto fra i due è molto contrastato e dolce allo stesso tempo. David però riesce ad arrivare fino al fondo di questo percorso tortuoso e accidentato che è la loro storia d'amore. E ci riesce condividendo il suo segreto. Meg è il mezzo e il fine attraverso cui l'arte e la vita di David trovano il loro senso.



La risposta di McCloud all'eterna domanda "Cosa lasciamo dopo la nostra morte? Quale è la nostra eredità" ad alcuni è parsa banale e scontata. La ritengo invece l'unica possibile, in quanto vera e concreta, in quanto la sola che connoti la nostra specie, ovvero ciò che ci distingue, senza peraltro renderci superiori, agli altri esseri viventi. Non dico di più perché voglio lasciare intatta ai futuri lettori la gioia e la commozione che nascono dalle ultime tavole.
Aggiungo ancora che le quasi cinquecento pagine della storia sono disegnate con uno stile grafico molto coinvolgente: al bianco e nero di base si aggiungono tante tonalità di blu con le quali McCloud ombreggia, riempie, conferisce tono, spessore e sentimento al disegno. Le anatomie dei personaggi sono semplici ma espressive, mentre la città, gli edifici, le strade e le sculture ardite di David sono l'altro protagonista della storia.



venerdì 29 gennaio 2016

Hermann e quei pivelli di Angouleme


Alla fine ad Angouleme hanno messo tutti a tacere con una decisione sulla quale nessuno può trovare nulla da ridire. Il Gran Prix del Festival International de la bande dessinée d'Angouleme è stato assegnato al fumettista belga Hermann. D'un tratto le polemiche che hanno caratterizzato il festival di fumetti più importante d'Europa e, forse, del mondo sono state spazzate via. Come si può criticare una simile scelta? Come si può dire che sia immeritato il premio se chi lo ha ricevuto è l'autore di capolavori come Le Torri di Bois-Maury, Comanche, Jeremiah o Sarajevo tango? Onore a Hermann Huppen che, finalmente, all'età di 77 anni riceve un titolo strameritato e che, sicuramente, avrebbe dovuto ricevere qualche decennio fa. E qui ti nasce il sospetto che abbiano scelto lui solo per far dimenticare le burrascose giornate del festival, durante le quali le polemiche sul presunto sessismo degli organizzatori hanno soppiantato il dibattito sui fumetti. In realtà questa scelta ha sottolineato una ulteriore macchia, che resterà indelebile nella storia del festival. Ovvero l'incredibile distrazione che, nel corso degli anni, ha portato i vari organizzatori che si sono susseguiti ad ignorare l'autore belga fino al 2016. Pivelli...
Di una cosa sono certo: Hermann, con la sua classe cristallina e la sua esperienza di vita, vola alto su tutto e dimostra di valere di più del premio che ha appena ritirato. Un po' come Henry Fonda che vinse il suo primo premio Oscar (alla carriera) all'età di 76 anni.


domenica 24 gennaio 2016

Ken Parker Classic N. 29 - "Il magnifico pistolero"


È in'edicola il ventinovesimo numero della collana Ken Parker Classic, la ristampa delle avventure di Lungo Fucile edita da Mondadori. In questo episodio il personaggio creato da Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo incontra una leggenda del West: Wild Bill Hickok, il celebre pistolero. Tuttavia il modo nel quale i due si conoscono è del tutto particolare: Wild Bill viaggia in incognito verso Helena e incrocia sulla sua strada Ken e anche un giovane pistolero il cui unico scopo della vita è uccidere Hickok. Ma il magnifico pistolero è quasi cieco e stanco. In un lungo flash back racconta a Lungo Fucile la strada che lo ha condotto a diventare il pistolero più veloce del West. Un fardello di morte e di competizione pesante da sopportare, al quale però Ken non concede la minima compassione. Ottima la sceneggiatura di Alfredo Castelli che porta verso un tragico epilogo, nel quale Ken, come al solito, cerca di fare qualcosa per evitare morti inutili. Invano. Giovanni Cianti è molto bravo a disegnare le scene ricche di persone e denota con grande maestria i paesaggi, soprattutto la prima parte della storia ambientata in mezzo a boschi, colline e prati. Insufficienti invece i volti dei personaggi, che non convincono quasi mai anche a causa di quella tendenza al grottesco che il disegnatore non riesce proprio ad evitare.



domenica 17 gennaio 2016

Ken Parker Classic N. 28 - "Il caso di Oliver Price"


È in'edicola il ventottesimo numero della collana Ken Parker Classic, la ristampa delle avventure di Lungo Fucile edita da Mondadori. In questo episodio il personaggio creato da Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo è testimone dello scontro fra un padre e un figlio, il primo colonnello a Fort Benton in Montana, il secondo fresca recluta assegnata allo stesso presidio ad insaputa del comandante. Il padre vorrebbe il figlio lontano, in una città dell'est a terminare gli studi di legge. Ma Oliver Price vuole dimostrare di poter disporre della propria vita al di là delle intenzioni paterne. Il processo di separazione di Ken dall'esercito muove un nuovo passo. Lo capiamo da tanti piccoli segni: sguardi, silenzi, parole. Ma Berardi esprime le sue convinzioni anche attraverso i dialoghi recitati dai veri protagonisti dell'episodio, i due Price:
"Ed eccoti qua... arruolato come soldato semplice insieme a un mucchio di vaccari che non sanno nè leggere nè scrivere e sono solo poco meno bestie delle bestie che macellano... Tu, mio figlio, in mezzo a un gruppo di disperati il cui massimo divertimento è gettare i petardi a una recluta o portrsi a letto una lavandaia.."
"Vedo che hai molta stima dei tuoi uomini papà!"
"Sono ottimi soldati! E lo sono proprio perché non hanno una cultura, una preparazione personale. E quando suona la carica vanno all'attacco senza pensare se ciò che fanno è giusto o non è giusto..."
Per uccidere non serve pensare, anzi è deleterio.
Buona sceneggiatura di Alfredo Castelli per questa storia che finisce molto amaramente, mentre i disegni sono del bravo Giancarlo Alessandrini.
  

domenica 10 gennaio 2016

Ken Parker Classic N. 27 - "C'era una volta..."


È in'edicola il ventisettesimo numero della collana Ken Parker Classic, la ristampa delle avventure di Lungo Fucile edita da Mondadori. In questo episodio il personaggio creato da Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo cede la scena ad una simpatica famiglia di artisti girovaghi, giunti in un piccolo paese del Montana per esibirsi. Sono loro i veri protagonisti di questa storia ricca di leggerezza e romanticismo. C'è anche la parte di giallo, che vede Ken accusato ingiustamente di furto da uno sceriffo inetto e pieno di pregiudizi verso i forestieri. Saranno ancora i cinque componenti (papà-mago, moglie, figlio, figlia e nonno cleptomane) di questa strampalata famiglia a tirar fuori il Nostro da prigione, individuando il vero colpevole dopo una serie di indagini condotte in modo corale. Lieto fine per una fiaba (col nonno che trova l'amore presso una vedova del paese) che si rivelerà come tale, visto che a raccontarla è lo stesso Ken di fronte alla scolaresca del forte presso cui è distaccato. Il tocco fiabesco è accentuato dal tratto di Giorgio Trevisan.



martedì 5 gennaio 2016

I 75 anni di Hayao Miyazaki


Oggi Hayao Miyazaki compie 75 anni. Nonostante tanti anni di lavoro ispirato e film d'animazione incantevoli, mi guardo intorno e vedo che in Italia i cinema propongono le sue opere per pochi giorni mentre i Minions e simili te li trovi per settimane a tutte le ore. E non solo al cinema, ma anche nelle pubblicità, in TV, sui giornali.
Evidentemente l'intrattenimento fugace rende molto di più della vera emozione e della trasmissione di messaggi profondi. Dei cittadini/consumatori livellati verso il basso sono più utili e meno pericolosi di persone dotate di sensibilità e di spirito critico.
Tanti auguri Hayao.

venerdì 1 gennaio 2016

Il meglio della Bonelli nel 2015 (secondo me)


Il primo post del 2016 è dedicato alla mia top ten degli albi (o delle storie) pubblicate dalla Sergio Bonelli Editore nel corso del 2015.


1

La migliore storia in assoluto è L'eroe e la leggenda, il primo numero della collana Romanzi a fumetti di Tex. Paolo Eleuteri Serpieri ci regala uno sguardo inedito sulla nascita del mito del Ranger di carta (ma siamo proprio sicuri che sia solo di carta?) più famoso del mondo.

2

Dopo diversi anni Martin Mystère ritorna quello di un tempo, grazie a Vincenzo Beretta e Giancarlo Alessandrini. L'albero filosofico è una delle migliori avventure della più che trentennale storia del Detective dell'Impossibile.

3

Si respira l'Avventura, quella d'altri tempi, ambientata in mari lontani e isole selvagge leggendo Tropical blues, miniserie di tre albi dagli echi prattiani, ma non solo, scritta da Luigi Mignacco e disegnata da Marco Foderà. Una citazione particolare meritano le copertine evocative di Pasquale Frisenda.

4

Saguaro giunge alla fine della pista con l'albo conclusivo della serie, intitolato Oltre l'orizzonte. Integrazione e ribellione dei nativi americani negli Anni Settanta del secolo scorso, narrata splendidamente da Bruno Enna, attraverso la storia personale di uno di loro, il navajo Torn Kitcheyan, soprannominato Saguaro. Un peccato che grida vendetta la chiusura prematura di questa serie.

5

Ancora Tex, grazie ad una storia scritta dal suo curatore, Mauro Boselli, e disegnata "alla francese" da Mario Alberti. Frontera! resterà nella memoria per aver offerto il più classico degli eroi bonelliani con soluzioni grafiche che denotano una libertà mai provata fino ad allora. Il secondo numero della collana Romanzi a fumetti di Tex sperimenta il mito restandogli fedele.

6

Adam Wild è una serie ideata e scritta da Gianfranco Manfredi destinata incredibilmente alla chiusura. Non si capisce bene il motivo, soprattutto se si legge un albo come La terza luna, dove l'esploratore scozzese Adam Wild si batte contro il cuore di tenebra del traffico di schiavi congolose di fine Ottocento. I disegni espressionisti di Antonio Lucchi fanno di questa cupa storia una delle migliori della collana.


7

L'Avventura nel Grande Nord americano è la protagonista dello speciale a colori de Le Storie, intitolato Mohawk River, scritto da Mauro Boselli e disegnato da Angelo Stano. Vendetta, amore e guerra sono gli ingredienti di una storia che ha tra i suoi riferimenti letterari James Fenimore Cooper e Hugo Pratt.


8

Coney Island è un'intrigante gangster story spalmata su tre albi, scritta da Gianfranco Manfredi e disegnata dalla coppia Giuseppe Barbati - Bruno Ramella. La classica pupa e il classico sbirro intrecciano i loro destini con un misterioso illusionista che porta un tocco di paranormale nei pericolosi quartieri della New York degli Anni Venti del secolo scorso.


9

Il quarantennale di Mister No viene festeggiato con un romanzo, la storia della vita di Jerry Drake scritta da Luigi Mignacco e pubblicata nell'Avventura Magazine intitolato Mister No - Come un romanzo. Attendiamo tutti nel 2016 il fumetto inedito dell'indimenticabile anti-eroe creato da Guido Nolitta.


10

Morgan Lost è l'ultimo nato della casa editrice milanese. Claudio Chiaverotti ci regala le avventure di un cacciatore di taglie che si muove in una società distopica e allucinata. L'uomo dell'ultima notte segna l'ottimo esordio di una serie che si distingue anche per il suo notevole impatto grafico, evidenziato dalle copertine di Fabrizio De Tommaso e, in questo albo, dai superlativi disegni in doppia tinta di Michele Rubini.

giovedì 31 dicembre 2015

Ken Parker Classic N. 26 - "Pellerossa"


È in'edicola il ventiseiesimo numero della collana Ken Parker Classic, la ristampa delle avventure di Lungo Fucile edita da Mondadori. In questo episodio ricco di tensione il personaggio creato da Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo guida, insieme a pochi soldati, uno sparuto convoglio di donne, bambini e malati, in una fuga disperata da uno sguarnito Fort Show. In precedenza, il grosso delle truppe del presidio militare aveva cercato, invano, di sorprendere il villaggio sioux per spazzarlo via. L'astuzia dei pellerossa, prevedendo il proditorio attacco delle giacche blu, aveva però ribaltato la situazione, aggirando il plotone e mettendo così a ferro e fuoco il forte. Prima dell'assalto, il gruppo di Ken tenta la fuga ma la carovana viene raggiunta e sta per soccombere, quando uno degli assedianti, il capo cheyenne Mandan, tragico protagonista del primo episodio della collana, Lungo Fucile, riconosce Ken. Allora il capo indiano aveva rifiutato il fucile che lo scout intendeva donargli come arma di difesa per il proprio figlio dalle future insidie dell'uomo bianco. Il motivo di questo rifiuto era dettato dalla constatazione che le armi non avevano giovato al popolo rosso, causando solo morte e distruzione. Il figlio di Mandan avrebbe quindi dovuto trovare un altro modo per combattere. Il capo cheyenne risparmia la vita ai sopravvissuti e un epilogo più doloroso viene così scongiurato. Ken rinfaccia comunque all'altro le parole non mantenute di allora, ma il dialogo che ne nasce rappresenta una dura lezione per Ken. E' Mandan ad iniziare:
"Ricordi le parole di quel giorno?"
"Le ricordo. Dicevi che non avresti più impugnato le armi."
"Non si può restare a guardare quando il proprio popolo muore."
"A volte l'unico modo che un uomo ha di camminare diritto è quello di cambiare strada!.."
"Tieni, Lungo Fucile. Cambia strada anche tu. Non si può camminare diritto insieme alle giacche blu!"
Porgendo a Ken il suo fucile, Mandan gli ricorda che non si può separare la propria coscienza dai propri atti o da quelli compiuti dall'organizzazione cui volontariamente si appartiene. Nell'ultima vignetta Ken guarda Mandan allontanarsi sul proprio cavallo: è ammutolito, non sa cosa rispondere.
Ottima la sceneggiatura di Maurizio Mantero. Peccato per le prime settanta tavole disegnate da un poco ispirato Carlo Ambrosini, sostituito poi da Ivo Milazzo. Se l'autore grafico dell'intera storia fosse stato Milazzo, questo episodio meriterebbe una posizione fra i primi dieci dell'intera saga di Lungo Fucile.



giovedì 24 dicembre 2015

Ken Parker Classic N. 25 - "Lily e il cacciatore"


È in'edicola il venticinquesimo numero della collana Ken Parker Classic, la ristampa delle avventure di Lungo Fucile edita da Mondadori. In questo episodio capolavoro il personaggio creato da Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo vive una straordinaria amicizia.
Potrà sembrare strano, ma penso non ci sia una storia nella quale Ken Parker riveli tanto di sé come Lily e il cacciatore. La stranezza sta nel fatto che l'interlocutore al quale Ken espone la propria concezione della vita non è in grado di capire le sue parole perché si tratta di Lily, una cagnolina.
"...pur non essendo indispensabile, ognuno di noi ha un ruolo ben preciso in questo mondo...E fin qui niente di nuovo... Solo che molti lo collegano all'idea di Dio, io invece lo sento come un dovere verso la gente, verso l'umanità!
D'altronde, forse anche noi due siamo Dio.. Voglio dire una parte piccolissima di Dio, che unita alle altre di questo mondo e a quelle di altri mondi ancora.."
L'essenza di Ken è racchiusa in queste parole pronunciate ad un animale, che gli ha salvato la vita due volte. La sua religione laica, che si basa unicamente sul riconoscimento della dignità dell'uomo e degli altri esseri viventi e in senso lato della Natura, è espressa ad una cagnolina.
Se vuoi conoscere Ken Parker, devi leggere questa storia eccezionale, nella quale la protagonista è Lily, una cagnetta. Dopo averla libeta dal morso di una sua tagliola, Ken e Lily diventano subito amici, nasce fra loro quel feeling che unisce due esseri viventi che non possono comunicare se non con sguardi, espressioni del viso, inflessioni della voce, gesti e postura del corpo. Lily ricambia subito e con gli interessi il favore, salvando Ken prima dall'assalto di un branco di lupi, e poi, ferito e bloccato in una grotta, portandogli rami d'albero per accendere il fuoco e procacciandogli il cibo.


Fuori dalla grotta c'è solo neve e freddo e Ken delira in preda alla febbre, sogna la madre che gli racconta una fiaba, canta per sentirsi vivo e Lily improvvisa un balletto alzandosi sulle zampe posteriori. Ken sente avvicinarsi la morte e allora spiega a Lily il suo pensiero laico del significato dell'esistenza.
Giancarlo Berardi sceneggia in modo superlativo una delle storie di Ken più drammatiche e più intense. E solo i disegni di Ivo Milazzo possono rendere viva e poetica questa avventura. Diverse tavole completamente mute e, ovviamente, prive di didascalie raccontano più di mille parole. Milazzo è quasi spietato nel mostrarci come la disperazione trasformi il volto di Ken. Non credo che nelle storie future lo vedremo così sofferente, con un viso così emaciato, la barba lunga e la pelle sporca. Angosciante la sequenza di vignette nella quale gli occhi indemoniati di Ken, devastato dai morsi della fame, si incrociano con quelli innocenti di Lily. L'istinto di sopravvivenza rende Ken furioso e cieco, l'idea di sfamarsi con la carne di Lily gli attraversa la mente obnubilata. Ken prende in mano il coltello, chiama a sé la cagnetta, ma quello scambio ravvicinato di sguardi gli fa cambiare idea all'ultimo istante. Allontana con veemenza Lily fuori dalla grotta e piange disperato per la morte imminente.


Mai in nessun'altra storia Berardi ci mostra Ken attraversare così tanti stati d'animo: dalla spensieratezza iniziale del bivacco attorno al fuoco con i soldati dell'avamposto militare al quale Ken è assegnato, fino alla disperazione della solitudine nella grotta, con tutte le gradazioni intermedie. L'intelligenza e l'stinto di Lily si riveleranno ancora fondamentali per la salvezza di Ken. La scena dello scontro con l'orsa non lascia indenni. Ma non tanto per l'adrenalina che sale quando lo sguardo annebbiato di Ken riesce a dirigere l'unico colpo del suo Kentucky portandolo a segno sul volto dell'orsa ormai a pochi passi da lui. Quanto per il ringhio rabbioso di Lily che allontana dal cucciolo d'orso la mano di Ken ancora grondante del sangue caldo della mamma uccisa. L'uomo riceve una lezione dalla cagnetta, e noi restiamo lì, quasi ci vergogniamo insieme a lui per quello che ha fatto. Milazzo non ce lo risparmia, ritraendo Ken con il volto sporco di sangue e un'espressione contrita che sembra quasi chiedere perdono.
L'epilogo con il ritorno al mondo degli uomini del solo Ken, e non di Lily, rappresenta l'ultima emozione di una storia indimenticabile.  

domenica 20 dicembre 2015

Ken Parker Classic N. 24 - "Lassù nel Montana"


È in'edicola il ventiquattresimo numero della collana Ken Parker Classic, la ristampa delle avventure di Lungo Fucile edita da Mondadori. In questo episodio di raccordo il personaggio creato da Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo vive una classica avventura di Tex Willer. Una vedova allevatrice sta per soccombere di fronte ai soprusi del ricco prepotente che si è già accaparrato tutti i pascoli della zona. Brenda Taylor è l'unica a resistere a Basehart, dopo che questi le ha ucciso il marito simulando un incidente. Ma per fortuna interviene l'eroico Ken, che la salva dagli impicci dimostrando sangue freddo, astuzia e coraggio. Salva l'episodio la buona sceneggiatura di Maurizio Mantero e i disegni: nella prima parte dell'implacabile Bruno Marraffa e nella seconda del texiano Vincenzo Monti.

l'eroico Ken disegnato da Bruno Marraffa

sabato 12 dicembre 2015

Ken Parker Classic N. 23 - "La regina del Missouri"


È in'edicola il ventitreesimo numero della collana Ken Parker Classic, la ristampa delle avventure di Lungo Fucile edita da Mondadori. In questo episodio poco riuscito il personaggio creato da Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo vive un'avventura fluviale piuttosto movimentata a bordo di un battello che lo deve portare lungo il Missouri fino a Fort Benton. Il nostro si trova in mezzo alle dispute violente di due ex soci e di una ragazza, in cui la causa del contendere è una presunta concessione per una miniera d'oro. Non basta: una banda di rapinatori assalta nella notte il battello causando una carneficina. I disegni di Giovanni Cianti contribuiscono ad aumentare il caos, non rivelandosi affatto adatti a rappresentare una vicenda così movimentata. Ken stesso è spesso irriconoscibile, per non parlare degli altri personaggi. Si salva solo il gruppo di neri che spalano il carbone in sala macchine, grazie alle considerazioni sul proprio stato e alla loro scelta di intervenire ad un certo punto nella disputa fra bianchi che si sta svolgendo ai piani superiori (con tanto di sorpresa finale amara). E si salva, nei disegni, solo l'omaggio che Cianti fa a tanti attori del cinema western, attribuendone i volti e le posture a diversi personaggi. Fra gli altri compaiono Lee Van Cleef, Giuliano GemmaHenry Fonda, John Wayne, Ward Bond, Gary Cooper, Kirk Douglas, Burt Lancaster.


martedì 8 dicembre 2015

La guerra dei maghi - 2. Londra


Dopo il primo volume ambientato a Berlino, esce in edicola, sempre per l'Editoriale Aurea, il secondo episodio de La guerra dei maghi, intitolato Londra, già pubblicato in Francia nel 2013 per Delcourt. Continua l'avventura di Bob e Charly, i due ex detective di Scotland Yard creati dall'immaginazione del compianto Carlos Trillo e protagonisti di una storia avvincente scritta da Roberto Dl Prà e disegnata da Domingo Mandrafina. L'azione si sposta dalla cupa Berlino alla grigia capitale britannica e vede la burrascosa coppia di vecchi amici combattere ancora contro i nazisti che vogliono impadronirsi di un oggetto magico. Lo scontro tra le forze del bene e quelle del male avviene su tutti i piani possibili e quella dell'occulto è una partita che è tutta da giocare e su cui si baseranno le sorti dell'imminente guerra. Il pericolo è tale che lo stesso Churchill interviene in prima persona per constatare lo stato di salute sempre più precario della maga Lili, amica ed ex amante di Bob e Charly e cruciale pedina schierata a fianco del fronte anti tedesco. Assistiamo così alle indagini dei due protagonisti che devono contrastare pericolosi infiltrati nazisti dentro la stessa Scotland Yard. Ancora una volta la differenza la fanno i disegni e i colori di Mandrafina, che dipinge ogni vignetta con il suo tratto altamente espressivo. Le vie di Londra, gli interni, i volti e la fisicità dei corpi rappresentate da "Cacho" rendono estremamente vivida e spettacolare ogni tavola.


"La magia è nata insieme all'uomo e morirà con l'uomo. Così come ci sono uomini buoni e uomini cattivi, esiste una magia al servizio del bene e una al servizio del male. È l'eterna lotta degli uomini che alimenta l'immaginazione degli autori in tutte le epoche."
Parola di Roberto Dal Prà

lunedì 7 dicembre 2015

La copertina di Manuele Fior per Linus


Dopo gli attentati di Parigi si sono spese tante parole, spesso a sproposito, colme di retorica e di odio. Sbigottimento, paura, rabbia sono le emozioni più comuni che si sono alternate nei giorni successivi. Poche volte ho letto o ascoltato sui media parole figlie di razionalità ed empatia. Poi è arrivata un'immagine che, con il potere che le è intrinseco, sa comunicare molto più di tanti articoli. L'ha disegnata Manuele Fior, fumettista italiano che vive a Parigi, e l'ha pubblicata sul proprio numero di dicembre la storica rivista Linus.
Nella conversazione fra Giovanni Robertini, direttore del mensile, e lo stesso artista, riportata a pagina quattro, Fior rivela come il suo intento fosse quello di "rimanere con il cuore vicino ai ragazzi ammazzati", sullo sfondo del "macigno" rappresentato dalla militarizzazione della città. Nell'icona di Robert Doisneau io ho anche visto, però, la resistenza di coloro che rimangono, dei ragazzi che sanno levarsi sopra questo stato di emergenza che rischia di soffocare le nostre libertà.
Da un'immagine disegnata i commentatori di professione, ma in fondo tutti noi, possono trarre una lezione, intuendo la maniera attraverso la quale ci si può porre di fronte ad eventi tragici come questo: "con razionalità, senza reazioni di pancia, con un po' di compassione se possibile", per dirla ancora con le parole di Fior. 

sabato 5 dicembre 2015

Ken Parker Classic N. 22 - "Il giorno in cui bruciò Chattanooga"


È in'edicola il ventiduesimo numero della collana Ken Parker Classic, la ristampa delle avventure di Lungo Fucile edita da Mondadori. Ho sempre amato molto questa storia in cui il personaggio creato da Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo arriva nella cittadina di Chattanooga nell'Oklahoma, insieme al suo compagno scout indiano Victorio ed a tre soldati, per comprare dei cavalli. Berardi e lo sceneggiatore Maurizio Mantero sono dei provetti direttori d'orchestra che tengono le fila di questa vicenda in cui i protagonisti sono gli abitanti di Chattanooga. Una vera storia corale, in cui Ken e i rapinatori della banca, sono del tutto secondari rispetto alla centralità dei ruoli svolti dai cittadini. Il sindaco, lo sceriffo, le due vicine pettegole, il ricco imprenditore, il direttore della banca e il grigio impiegato e la moglie invadente, la maestra e i bambini della scuola, il dottore, il contadino sul lastrico e la moglie, i pompieri, il fotografo e altri: tutti insieme compongono un mosaico di microstorie che si incastrano perfettamente le une nelle altre. Mantero le fa scivolare una dentro l'altra con grande maestria e armonia, fino al momento dello scoppio e dell'incendio.



Da quel momento le tante piccole storie si interrompono e tutta la cittadinanza è coinvolta, suo malgrado, nella medesima grande storia: l'incendio che rischia di distruggere il paese, la rapina alla banca e il successivo sequestro dei bambini della scuola e della loro maestra. I piccoli drammi del prima si amplificano nell'unico grande dramma del dopo, in cui emergono viltà e coraggio, meschinità e intraprendenza, grettezza ed onestà. Ken è lì, come al solito, a testimoniare di questa variopinta umanità, a provare a rendersi utile. Ci riuscirà, spendendo parole distensive quando gli animi si infuocano, ed azioni concrete quando le parole non servono più. La tragedia viene alla fine sventata ma la disperazione del contadino sul lastrico, storia nella storia, rischia di causarne un'altra, della quale Ken, uomo che non può tutto vedere e prevedere (come invece farebbe un eroe), è del tutto ignaro. Ho trovato perfetti i disegni di Giancarlo Alessandrini, completamente a suo agio nel rappresentare la vita cittadina e a caratterizzare ciascun personaggio. Mirabile la sequenza di vignette mute e scontornate che descrive gli interminabili secondi successivi alla deflagrazione.
Uno degli albi migliori di tutta la serie.

mercoledì 2 dicembre 2015

Il compleanno di Sergio Bonelli


Oggi, 2 dicembre 2015, Sergio Bonelli compirebbe 83 anni, se fosse ancora in vita. Ma ci ha lasciati più di quattro anni fa e la Sergio Bonelli Editore lo ricorda con questo breve articolo sul proprio sito web. Tre anni fa, invece, lo ricordava così.
Tanti auguri Sergio.

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