giovedì 16 marzo 2017

Svelato il manifesto di "Palmanova The Game Fortress"


Romeo Toffanetti è l'autore del manifesto ufficiale della seconda edizione del festival dedicato alla creatività, al gioco e alla narrazione, denominato Palmanova The Game Fortress, organizzato dall'associazione NovaLudica. La manifestazione avrà un ampio spazio dedicato al fumetto e si terrà nell'affascinante città stellata di Palmanova (UD) dal 30 giugno al 2 luglio 2017. La prima edizione del 2015 ebbe un ampio successo di pubblico e le premesse per ottenere risultati ancora migliori ci sono tutte. Basta avere un po' di pazienza e consultare nei prossimi giorni il sito dell'associazione per conoscere quali saranno gli ospiti, i concerti, gli spettacoli e le mostre che faranno di Palmanova il centro del divertimento del Nord Est. 

lunedì 13 marzo 2017

Da Corto a Topo (Maltese)


Chi ha amato Una ballata del mare salato di Hugo Pratt non può lasciarsi sfuggire l'omaggio che Topolino gli ha dedicato a cinquanta anni dalla sua prima apparizione sulle pagine della rivista Stg. Kirk. Sul numero 3198, tuttora in edicola, del settimanale edito dalla Panini Comics si può leggere la seconda parte di Topo Maltese e una ballata del topo salato, la storia sceneggiata da Bruno Enna per i pennelli di Giorgio Cavazzano. Sono cinquanta anche gli anni che separano l'artista veneziano dalla sua prima esperienza di disegnatore per la Disneynon poteva esserci modo migliore per festeggiare questa importante ricorrenza. La coppia di autori restituisce in toto l'atmosfera della ballata originale di Pratt, accentuando ovviamente la parte umoristica presente nell'opera originale (vedi il dialetto veneziano parlato dai cannibali). Enna è rimasto molto fedele al fumetto prattiano, riproponendo spesso le inquandrature originali ritenute imprescindibili (a partire dala tavola inziale).



Lo scrittore sardo ha anche azzeccato le trasposizioni dei personaggi a cominciare dal protagonista, TopolinoTopo Maltese, avventuroso, scaltro e romantico come Corto, per passare a Gambadilegno - Gambadirasputin, il cui rapporto con Topolino ricorda molto quello di amore e odio fra Corto e Rasputin. Il migliore, secondo me, resta però Pippo - Pippotarao, ritratto in intimo, genuino e fanciullesco contatto con la natura, al punto che Enna gli conferisce la capacità di parlare con gli animali (il pescecane-guida prattiano Mao diventato Bau-Miao o la piovra gigantesca con problemi di ipertensione). Enna ha privolegiato le assonanze caratteriali fra i personaggi della ballata prattiana e quelli disneyani, rispetto alle similitudini fisiche: Topolino è basso di statura e quindi non si può apprezzare appieno la vestibilità della giacca e dei pantaloni di Corto (è forse questo l'unico piccolo difetto dell'intera storia) e Gambadilegno ha una stazza più ingombrante dell'ossuto Rasputin.



Ai pochi che non avessero ancora assaporato le esotiche atmosfere dei mari del sud narrate da Hugo Pratt, Topo Maltese e una ballata del topo salato stuzzicherà sicuramente l'appetito. I molti lettori che invece già conoscono la ballata originale, si divertiranno un mondo con questa  spiritosa e fedele parodia-omaggio a un'opera ed a un personaggio entrati nella storia del fumetto mondiale.

mercoledì 8 marzo 2017

Historica 53: Morte allo zar


Quest'anno ricorre il centenario della Rivoluzione d'Ottobre e immagino già il fiorire di pubblicazioni che ricorderanno l'evento più importante del Novecento. Historica, la pregevole collana a fumetti, edita da Mondadori, che racconta i grandi eventi storici e i suoi protagonisti attraverso dei lussuosi volumi cartonati a colori, ci offre nel numero 53 un antefatto importante all'Ottobre: l'assassinio del Governatore generale di Mosca Sergej Aleksandrovič Romanov, zio dello Zar Nicola II. In regia ritroviamo l'affiatata coppia costituita da Fabien Nury e Thierry Robin, rispettivamente sceneggiatore e disegnatore dell'apprezzatissimo La morte di Stalin.
Il presente volume è un dittico di storie, una speculare dell'altra, dove il protagonista della prima è sullo sfondo della seconda e viceversa. Il Governatore, titolo del primo capitolo, ci propone la vicenda di un morto che cammina, un uomo che ha segnato la sua condanna a morte il 17 settembre 1904, giorno in cui ha causato, inavvertitamente (come sembra suggerirci Nury) o volontariamente (come invece sostengono alcuni storici), una strage di uomini, donne e bambini disperati ed affamati che stavano protestando in massa sotto il suo Palazzo. Da allora, Sergej vaga senza requie fra una famiglia che lo ignora, collaboratori e ospiti che pensano già al suo successore, in attesa dell'inevitabile attentato fatale, avvenuto il 17 febbraio 1905. Nury ci restituisce una personalità complessa e psicologicamente debole, incapace di reagire al proprio destino e inadatta al ruolo che le è toccato in sorte. I disegni grotteschi di Robin esaltano questa condizione di penosa e pesante attesa, amplificando le emozioni sui volti ora beffardi, ora tragici. La narrazione ha un incedere incalzante e la costruzione della tavola offre spunti interessanti, soprattutto nelle scene di massa.




























Altrettanto avvincente risulta essere il secondo capitolo del volume, intitolato Il Terrorista. Nury capovolge il punto di vista della narrazione mettendo in scena l'ambiente dei nemici dell'istituzione zarista, una cellula di socialisti rivoluzionari capeggiati dalla figura leggendaria di Georgi. Il suo diario è l'Io narrante: una mente fredda, calcolatrice e cinica, dedita scientificamente al suo scopo finale, l'assassinio del Governatore generale. Non ci sono ostacoli che possono fermare Georgi, né complici troppo deboli, né spie affascinanti della polizia segreta zarista. Georgi si staglia come un eroe sanguinario, schiavo della causa rivoluzionaria, pronto a sacrificare tutto in nome di essa. Ancor più del primo capitolo, la narrazione è qui tambureggiante e quasi da spy-thriller. Georgi è inafferabile e, dopo due tentativi falliti dai componenti della sua cellula, finalmente riesce nel suo intento di eliminare il Governatore. La conclusione della sua vicenda umana si chiude circolarmente, realizzando ciò che l'incipit aveva solo evocato. All'eroe in esilio a Ginevra non viene più commissionata alcuna missione, vuoi per non mettere in pericolo un simbolo intoccabile dell'imminente rivoluzione, vuoi per mancanza di fiducia verso un uomo così scaltro e indipendente. Inevitabile è quindi la noia e, per un uomo che vive nell'azione, la logica e tragica fine

venerdì 3 marzo 2017

demokratia o dei rischi della democrazia diretta



Democrazia è un etimo derivante dal greco antico: démos (popolo) e kratos (potere), quindi potere del popolo. Dalla Atene di Pericle ai giorni nostri questa parola è stata declinata nella realtà in tante forme, più o meno fedeli all'etimo originale. Motoro Mase ne propone una versione particolare, oggi molto in voga: la democrazia diretta. Demokratia è un manga edito in Italia da Planet Manga in cinque volumi, dei quali ho letto il primo. Racconta una storia molto affascinante, in cui i protagonisti sono due giovani studenti di ingegneria, Iguma e Maezawa, e un androide, Mei, al quale la coppia ha dato, si può dire, la vita. Il primo è esperto di robotica, il secondo ha ideato un software rivoluzionario, chiamato demokratia, basato su un algoritmo che consente ad un gruppo di persone di prendere una decisione a maggioranza in modo più efficiente. La maggior efficienza è garantita dal fatto che le persone possono decidere a maggiornaza un'opzione fra cinque possibili, delle quali le prime tre sono quelle derivate dalla scelte più comuni presentate dal gruppo stesso. Le ultime due, però, e qui sta l'uovo di Colombo, sono l'esatto contrario, ovvero le due proposte uniche che provengono da due sole persone del gruppo e, in particolare, le prime che le hanno immesse. In questo modo, fra le opzioni, possono comparire anche quegli eventuali lampi di genio che vengono in mente solo ad una persona. Maezawa ha creato questo algoritmo di voto molto originale ma è Iguma che ha l'idea di applicarlo ad un software da installare in un robot, controllato da un vasto numero di utenti collegati in rete che decidono insieme il suo comportamento. L'ambizione di Iguma è di creare così l'essere umano ideale, definitivo in quanto summa della saggezza del genere umano.



La storia si dipana in modo molto accattivante. Seguiamo i primi passi di Mei nel laboratorio, le prime parole, la scelta del proprio nome e le prime sortite nel mondo esterno. Tutte azioni decise in rete dagli utenti, e monitorate dai due creatori che seguono Mei ovunque vada. La trama si intreccia ovviamente con le storie di alcuni utenti, sconosciuti nella vita reale, ma che si conoscono attraverso i loro avatar nel mondo virtuale creato dal software che controlla Mei. E cominciano a nascere i primi dilemmi di carattere morale, quando Mei, dalle sembianze di una bella ragazza, incrocia la propria strada con un giovane in crisi di lavoro e sul pericoloso crinale di una devastante crisi di nervi. Qui il gioco si fa interessante perché diventa qualcosa di molto più complesso e profondo. La democrazia diretta si esprime a maggioranza sempre scegliendo l'opzione migliore? La più giusta? Quella più eticamente valida? Domande senza tempo che risuonano nel nostro intelletto dai tempi dei filosofi presocratici, se non prima, senza però mai raggiungere una risposta certa e definitiva. Forse demokratia può fornire queste risposte? Lo saprò leggendo i volumi successivi. 

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