domenica 23 luglio 2017

Quella perfettina di Julia


Ho letto tutti d'un fiato, approfittando delle vacanze (già finite...) gli ultimi cinque albi di Julia che, stranamente per me, avevo lasciato indietro. E mi son imbattuto nuovamente in una sua caratteristica che comincia a darmi sui nervi. I dialoghi. Le battute scambiate con il suo interlocutore. Sono brillanti, sempre. Lei sa sempre cosa dire, citando questo o quello. Mai un "Beh, bu, non lo so...". Ho capito: si tratta di un'opera di fantasia. Ma visto che la serie di Giancarlo Berardi ha un carattere dichiaratamente realistico, direi che anche i suoi dialoghi dovrebbero esserlo. Certo, Julia è una donna molto erudita, anzi colta. È una criminologa di fama nazionale (almeno) insegna all'università e collabora con la procura di Garden City. Ha un'intelligenza fuori del comune ed è dotata di una spiccata empatia. Virtù che le consentono di entrare nell'animo delle vittime e dei carnefici e di risolvere brillantemente i casi delittuosi in cui viene chiamata in causa. Certo, è anche una donna con le sue fragilità e le sue debolezze, gli incubi la tormentano continuamente e il suo rapporto con gli uomini ha delle difficoltà irrisolte. Non è quindi una wonder woman. Ma, ma, ma.... Ogni tanto le scappa quell'aria da saputella che assume quando sciorina il suo lessico brillante e le sue battute sì mordaci ma del tutto irrealistiche. Quindi, Berardi, la prego: faccia scendere Julia da quel trono nel quale ogni tanto si innalza. Il suo posto è sempre in mezzo a noi: non ha bisogno di brillare sempre.

giovedì 20 luglio 2017

La scomparsa di Salvatore Oliva


Il 18 luglio è morto Salvatore Oliva, appassionato critico e divulgatore di fumetti. Massimo esperto dell'opera di Hugo Pratt e collaboratore di Fumo di China, Salva ha instancabilmente contribuito a far emergere giovani fumettisti: il mondo dei comics del pordenonese e del Triveneto in generale gli deve molto. Personalmente lo ricordo per la bellissima mostra "Eroi oltre i confini" che realizzò nel 2011 a Pordenone insieme all'amico Andrea Alberghini per celebrare l'opera di Giulio De Vita. 

domenica 16 luglio 2017

Lavennder: una Storia Speciale


Lavennder: il titolo è criptico e la copertina di Aldo Di Gennaro rimanda ad una contrapposizione fra la bella e la bestia in una foresta tropicale (smentita poi dalla lettura). Il quarto albo speciale della collana bonelliana Le Storie spicca sugli scaffali dell'edicola e il fatto che l'autore (di soggetto, sceneggiatura, disegni e colorazione) sia quel Giacomo "Keison" Bevilacqua di A Panda piace e de Il suono del mondo a memoria depone nettamente a favore dell'acquisto. Il giovane autore romano tesse una storia che incolla alla pagina. Il fiato è sospeso fino all'ultima tavola e gli occhi sono incantati dagli splendidi colori. La tavolozza di Bevilacqua è ricca di luce, inebria il lettore con dei toni vividi, perfetti per l'ambientazione da isola tropicale sperduta nell'oceano, meta delle vacanze dei due giovani protagonisti, Aaron e Gwen. La Lavennder Tours, nella persona di Piotr, recapita i due fidanzatini in un paradiso, dove il mare e il cielo sono di un azzurro da cartolina e la natura è rigogliosa e lussureggiante. Nonostante la cornice da sogno, sai fin dall'inizio che un inquietante pericolo incombe. Hai paura di scoprirlo ma, allo stesso tempo, non ne vedi l'ora. Bevilacqua è abile nel dosare la sceneggiatura lungo le 126 pagine, insinuando i primi timori tanto nel lettore quanto in Gwen, la più prudente e sveglia della coppia. Ma si tratta di una falsa pista perché la minaccia reale è tragicamente diversa. Dal survival thriller si vira decisamente verso un genere che ammicca al fantastico / horror. Il finale da brividi è spiazzante e ti dà il senso del messaggio contenuto nel titolo e di diversi dettagli incontrati lungo la storia. Un vero albo speciale.

giovedì 13 luglio 2017

Dragonero festeggia a colori il numero 50


Dragonero approda al numero 50 con l'albo intitolato La vendetta, e lo fa in modo che definire spettacolare è poco. Fin dalla copertina, di Giuseppe Matteoni, si comprende come sia un numero cruciale per la storia, e che si concentra sul personaggio principale della saga, Ian. La spada, Tagliatrice Crudele, che non abbandona mai il nostro scout, qui esalta ed anticipa quello che troveremo all'interno dell’albo, spezzando in due l’immagine, da un lato Ian come lo conosciamo, tuttavia con la ferita della cicatrice ancora fresca, dall'altro un volto sfigurato, quasi a rappresentare il dissidio interiore del personaggio, ed un passato che riemerge e fa sentire tutto il suo peso, sottolineato dagli stessi colori cupi del lato sinistro.
Gli autori decidono inoltre di regalarci un albo a colori, caratteristica tipica, solitamente, del traguardo del numero 100, ma Dragonero è un albo di tale successo, che questa decisione non può che essere più che gradita. È vero che il lettore storico Bonelli è abituato al bianco e nero, ma finora il colore si è sposato in modo assolutamente eccellente con questo fumetto, sia negli speciali e magazine, sia nelle splendide edizioni da libreria che raccolgono (finora) la riedizione del primo romanzo a fumetti e la storia doppia Nelle terre dei Ghoul. Una decisione questa della Bonelli che spesso ha fatto finora discutere, per il fatto che riproporre una storia già edita in un altro formato “costringe” il fan ad un acquisto extra, ma che, tuttavia, non si può che apprezzare, per diversi motivi: in primo luogo, proporre un fumetto, normalmente venduto in edicola, anche nelle librerie può avvicinare altri lettori a questo (fantastico) mondo, in secondo luogo, tale pratica è normale in altri Paesi del mondo (e poi, diciamolo, queste edizioni “libro” sono fantastiche, le pagine patinate danno una sensazione stupenda, dal profumo della carta, alla sensazione al tatto, che probabilmente solo chi, come il sottoscritto, è nato con la “carta” e non con il digitale potrà capire fino in fondo).


Per quanto riguarda il colore, fin dalle prime pagine Giada Marchisio e Paolo Francescutto fanno sfoggio della loro arte. Personalmente ritengo il loro stile particolarmente calzante al fumetto, come ho avuto modo di esternare allo stesso Paolo incontrandolo in occasione della recente manifestazione The Game Fortress svoltasi a Palmanova: i colori, tra l’acquarello ed il pastello, rendono alla perfezione, a mio parere, l’atmosfera fantasy di Dragonero, giustamente diverso dallo stile “lucido” (perdonate i miei termini, sicuramente poco tecnici) di altri fumetti con ambientazioni diverse. I coloristi fanno sfoggio della loro bravura in pagine di impatto, come quelle in cui devono rendere l’ambiente piovoso, le goccioline sugli abiti dei personaggi, o i riflessi in uno specchio o in un vetro. Procedendo con la lettura dell’albo, appare perfetta la scelta di cambiare le tonalità, a sottolineare il fatto che si tratti del passato di Ian, e la drammaticità degli eventi che vengono descritti.
Definitivamente abbandonata la classica griglia bonelliana, sia con riquadri di diverse dimensioni, sia con elementi che li attraversano, creando, di fatto, un unico quadro d’insieme. È qualcosa a cui ormai dovremmo essere abituati, dopo numeri in cui abbiamo visto paesaggi che occupano addirittura due pagine (a riguardo, chi avrà acquistato anche lo splendido speciale, avrà avuto modo di apprezzare particolarmente questo aspetto), e che non può che stupire.


Venendo ai disegni, il tratto di Francesco Rizzato è perfetto, le espressioni dei volti rendono un Ian particolarmente cupo e riflessivo, e gli altri protagonisti dell’albo assolutamente “vivi”. In definitiva, l’insieme di disegni e colori rendono questo albo sicuramente uno dei migliori, ad oggi, da questo punto di vista, se dovessi assegnarli un voto, sarebbe senza ombra di dubbio un 10 pieno, senza nessuna esitazione, una degna celebrazione di questo importante traguardo raggiunto.
Infine la storia. È veramente difficile darne una recensione evitando qualsiasi spoiler. Sicuramente è un albo che non si può leggere prescindendo dagli eventi anticipati in questi anni, e particolarmente negli ultimi mesi, ormai con la saga delle Regine Nere quasi alle porte (Autumn is coming, parafrasando una nota serie di successo ;) ). Lo stesso Luca Enoch (per chi non lo sapesse, ideatore e sceneggiatore principale della serie, insieme a Stefano Vietti), nell'incontro alla kermesse di Palmanova dei primi di luglio, ha confermato che l’Erondar così come lo conosciamo sta per finire: come un demiurgo ha mostrato un certo piacere nell'anticipare quello che ci aspetta, uno sconvolgimento principalmente politico, ma che coinvolgerà intere città e personaggi che abbiamo amato lungo la saga. L’atmosfera di una guerra in arrivo si respira quasi subito, Stefano Vietti (sceneggiatore di questo albo), tratteggia perfettamente l’ansia di un impero che sa già cosa sta per arrivare, e appronta, con particolare celerità, le difese. Lo stesso Ian, nel suo viaggiare per le terre dell’Erondar, incrocia legioni imperiali in movimento ed attraversa ponti e strade che vengono attentamente ispezionati e rafforzati in vista degli eventi futuri. Vietti fa sfoggio, in questo frangente, della sua profonda cultura e di quanto minuziosamente stia seguendo questa saga: è evidente la passione che muove gli sceneggiatori di Dragonero, e i fan, ovviamente, non possono che gongolare. Tuttavia ciò fa solo da sfondo all'albo che abbiamo tra le mani, così come il racconto della cicatrice di Dragonero è solo un pretesto per approfondire un’altra questione: il protagonista qui è Ian, abbandonati, fin dalle prime pagine, i suoi fidati comprimari Sera e Gmor (se di comprimari vogliamo parlare, dal momento che, albo dopo albo, vengono tratteggiati in maniera sempre più minuziosa e dettagliata, tanto da farne protagonisti della serie, al pari dello scout che ne dà il nome).


L’albo è tutto giocato sul dissidio interiore di Ian, che da un lato vorrebbe una vita “normale”, a fianco della donna che ama e che incontrerà in questo numero in uno dei rari momenti di rilassatezza, d’altro canto è mosso da un senso del dovere che lo porta a scelte difficili, scelte che, come chiarirà l’albo, ha già compiuto in passato e le cui conseguenze si riaffacciano in tutto il loro orrore. Lo stile si fa improvvisamente cupo e drammatico (ad un certo punto, temiamo che sia la fine per uno dei personaggi), mantenendo la tensione lungo tutto l’albo sino all'epilogo, e lasciandoci con il dubbio se sia Tagliatrice Crudele a trascinare Ian, o se ci sia un filo sempre più sottile tra le scelte dello scout e la volontà della sua spada (fino alla domanda finale su chi sia il mostro).
L’albo è un continuo gioco tra presente e flash back, evidenziati, come anticipato, dai cambi di colore delle varie sezioni. La storia e lo stile danno sicuramente un assaggio dello spin off che uscirà a breve (La Banda dei senzanima), dalle tematiche, a detta degli autori, più crude e violente.


Mi preme sottolineare come le piccole storie inserite finora in coda ad alcuni albi doppi qui risultino tutt'altro che superflue: alcuni le hanno criticate come inutili divagazioni, per il sottoscritto, invece, (finora) apparivano un apprezzabile contorno alle definizione di un mondo fantasy veramente vasto, mentre ora appare chiaro come non siano solo questo, ma diventino anche spin off cruciali ai fini della storia.
Concludendo, non posso che sottolineare come questa serie stia mantenendo un livello assolutamente d’eccellenza, alternando numeri più rilassati (fino ad intermezzi assolutamente esilaranti, dove è evidente lo spirito di Enoch), a numeri più cupi e tragici, facendo di questo personaggio uno dei più riusciti, a mio parere, in casa Bonelli, e dando lustro ad un genere di cui si sentiva la mancanza, forse vicino ad un Nathan Never per quanto riguarda la fantascienza bonelliana, anche se sono diversi gli eventi che hanno portato i due personaggi a diventare quello che sono. È assolutamente da sottolineare come un tale fumetto sia in grado di appassionare sia un amante del genere fantasy, sia una persona che normalmente non lo segue (ne ho un rappresentante al mio fianco, portata ai fumetti, e appassionata a QUESTI fumetti). Non possiamo che augurarci lunga vita a Dragonero, ed attendere, con un po’ di impazienza, la saga che ci terrà incollati per ben 12 numeri.


Recensione a cura dell'amico Fabrizio Tofful, grande appassionato dei generi fantasy e fantascienza.  

domenica 9 luglio 2017

The Game Fortress sette giorni dopo


Cosa mi resta dopo una settimana dalla chiusura di Palmanova The Game Fortress?
  1. Carlo Ambrosini: l'incontro su Napoleone e Jan Dix è stato frequentato da poche persone (ma questo è un tratto comune a tutti gli incontri con i fumettisti: in un festival dedicato al divertimento, tirano di più gli eventi con la gente vestita da Star Wars o quelli in cui si cantano le sigle dei cartoni animati) ma peggio per chi non c'era perché abbiamo parlato di arte, bellezza, coscienza, inconscio, rappresentazione, percezione, immaginazione, creatività, Io, Es e Super Io, Aristotele, Michelangelo, Cezanne, Monet, amore, morte, psiche, guerra. E poi abbiamo continuato a pranzo. L'uomo è intelligente, simpatico e alla mano.
  2. Gianfranco Manfredi: nei due incontri sul suo ultimo romanzo Splendore a Shanghai e sul western a fumetti di Magico Vento e Tex si è rivelato un fiume inarrestabile di parole, idee e stimoli. All'uomo piace raccontare, gli è connaturato e gli viene da dio, sia quando scrive un romanzo o un fumetto, sia quando sviluppa un discorso, tanto durante un incontro col pubblico, quanto a cena in ristorante. E tutto quel discorso sul '77 poi...
  3. Pasquale Frisenda: nell'incontro insieme a Manfredi su Magico Vento e Tex e poi a pranzo insieme si rivela per quello che presumevo fosse, ovvero una persona seria, un professionista serio, un disegnatore scrupoloso. Poche parole ma buone: quello che serve. Bravo e umile: qualità che ad altri fumettisti della sua generazione difettano.
  4. L'incontro su Dragonero: attorno al suo creatore Luca Enoch si era schierata la nutrita pattuglia di collaboratori tutti provenienti dal FVG: i disegnatori Luca Malisan, Fabio Babich e Mario Alberti e il capo-colorista Paolo Gomets Francescutto. Un bell'excursus sul passato, il presente e soprattutto il futuro di uno dei personaggi Bonelli che sta riscontrando maggior successo.
  5. L'incontro informale con Enoch su Lilith caratterizzato dall'amichevole incursione del vice-presidente regionale Sergio Bolzonello, appassionato e accanito lettore di fumetti Bonelli, cui ho fatto credere di possedere meno albi Bonelli di lui (non volevo rubargli la scena....).
  6. L'espressione emozionata di Alberti quando ha ricevuto il Premio "Giacomo Pueroni" come migliore disegnatore di fantascienza.
  7. Il bel lavoro di equipe con Roberto Franco e Luca Lorenzon.
  8. Il blog in cui io e Luca abbiamo raccolto preliminarmente le interviste a diversi ospiti del festival.
  9. L'atmosfera di festa, la cornice cittadina e gli amici incontrati durante il festival.
  10. A parte la dedica di Manfredi sul suo nuovo romanzo, non mi resterà nessun fumetto e nessun disegno: ero così concentrato sugli incontri che non mi son concesso nemmeno la libertà né di farmi un giro fra gli stand, né di fare la fila per chiedere un disegno agli autori, né di frequentare una loro masterclass. Ma va bene così.

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