martedì 12 marzo 2013

Ugo Pastore ha trovato la pace


Un sospiro di sollievo ha accompagnato la lettura dell'ultima tavola de La sorgente dei fiori di pesco, il diciottesimo e ultimo albo di Shanghai Devil, la miniserie a fumetti scritta da Gianfranco Manfredi e pubblicata dalla Sergio Bonelli Editore. Era ora che Ugo Pastore, il protagonista di questa e della precedente miniserie  Volto Nascosto, trovasse finalmente la pace. Se l'è ampiamente guadagnata sul campo.
Se da una parte mi dispiace che l'affascinante viaggio nella Cina dei Boxer si sia concluso, dall'altra non si può non riconoscere che la fine scritta da Manfredi sia la più giusta per Ugo. Quale altro personaggio Bonelli è stato caratterizzato da un'irrequietezza d'animo quanto il nostro giovane romano? Chi, come lui, avrebbe mai abbandonato una tranquilla e agiata vita borghese per cacciarsi nelle rogne peggiori, prima di una guerra coloniale africana e poi di un'altra ancor più intricata e altrettanto pericolosa in estremo oriente? Chi avrebbe affrontato un sacco di guai con tale coraggio, ma anche con tanta incoscienza, solo per non essere capace di pensare alle conseguenze prima di agire? Non si può non riconoscere ad Ugo che la sua impulsività, la sua indignazione (un sentimento così nobile ma oggi così poco provato) di fronte alle ingiustizie che provoca una reazione così spontanea sia sinonimo di grande empatia verso chi soffre. Ugo non ci pensa mai su due volte: prende e parte in quarta. E per questo gli vogliamo un sacco di bene! Non importa chi abbia davanti a sé: può trattarsi di un imperatore o di un soldato, di un mercante o di un sicario. Il titolo, la carica o il pericolo che costituisce non contano se la persona che ha di fronte si macchia di un'azione che Ugo giudica ingiusta.


E anche in Cina non sono mancati i pericoli. Prima rischia di affogare per portare a casa la bella Meifong. Poi combatte contro tutto e tutti per salvare il padre rapito e, quando scopre il suo barbaro omicidio, attraversa imprudentemente la Cina scossa dalla guerra per cercare di capire il mandante. Poi si butta in una missione apparentemente suicida per difendere una cattedrale e i suoi rifugiati dall'assalto delle truppe imperiali. E infine, stremato, quasi consunto, parte alla ricerca della sorgente dei fiori di pesco per ricongiungersi all'amata Meifong. Sulla sua strada ha incontrato veri amici come Ha Ojie e Risto (avendo trasformato quest'ultimo da nemico meschino in compagno di avventure fedele e leale), ai quali ha insegnato tanto. Si è emancipato dalla maschera. Ha combattuto nemici al di là della bandiera e della divisa che portavano, ma solo per le azioni che compivano. E finalmente si gode il meritato riposo e la necessaria serenità.
Anche a me piacerebbe molto rivedere questo eroe contemporaneo in un altro contesto, su altri teatri storici poco praticati dal fumetto. Ma ha già fatto tanto. Meifong, il suo maestro Ziwen e gli altri ospiti dell'armoniosa sorgente saranno ora i compagni dei suoi giorni futuri. E poi Manfredi sta già lavorando ad un altro personaggio, Adam Wild, un eroe anarchico, dal sorriso sfrontato tipico degli avventurieri che non si vedono al cinema dai tempi di Erroll Flynn (quindi molto diverso dal tormentato Ugo), le cui storie a fumetti saranno ambientate nell'Africa Nera di fine Ottocento. L'unico problema è che dovremo aspettare il 2014. Vorrà dire che nel frattempo mi consolerò rileggendomi tutto d'un fiato Shanghai Devil, dal primo all'ultimo numero....

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